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Sono 40 gli indagati dell’inchiesta Why Not, avocata nei mesi scorsi dalla Procura generale di Catanzaro dal pm Luigi De Magistris. L’indagine riguarda presunti illeciti che sarebbero stati commessi nell’utilizzo di finanziamenti pubblici.
Tra gli indagati ci sono il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ed il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, in relazione ai loro presunti rapporti con l’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria e personaggio centrale dell’inchiesta.
La Procura generale sta stringendo i tempi per arrivare al più presto ad una definizione delle presunte condotte delittuose emerse dall’indagine. Per ricostruire il percorso seguito dai finanziamenti che sarebbero stati utilizzati illecitamente sono state affidate una serie di perizie contabili. Si sta provvedendo, inoltre, ad un esame approfondito del voluminoso fascicolo processuale, contenuto in decine di faldoni. Per il lavoro di segreteria collegato all’esame del fascicolo è stata applicata alla Procura generale un’impiegata della Procura della Repubblica che in passato, tra l’altro, ha collaborato col pm De Magistris. In Procura generale, inoltre, stanno lavorando a fianco dei magistrati i carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro che conducevano le indagini di polizia giudiziaria anche col precedente titolare dell’inchiesta.
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L’inchiesta Why not prosegue e riserva molte novità. Lo racconta Panorama nel numero in edicola da venerdì 14 dicembre. Il pool di magistrati applicati al fascicolo, coordinati dal procuratore generale di Catanzaro, Vincenzo Iannelli, sta facendo acquisire centinaia di documenti contabili e procedurali presso la Regione Calabria, cosa che sino a oggi non era stata fatta. Sono stati ordinati accertamenti anche su due società che potrebbero essere riconducibili, secondo fonti investigative, ad ambienti politici: la Core soluzioni informatiche di Bologna e la Almaviva Sud, costola dell’Almaviva, presieduta da Alberto Tripi, molto vicino al premier Romano Prodi (indagato nell’inchiesta per abuso d’ufficio).
Il pm Pierpaolo Bruni, secondo quanto racconta Panorama, nel frattempo ha ascoltato due volte la testimone chiave, l’imprenditrice Caterina Merante, che ha confermato tutte le accuse, comprese quelle contro gli uomini considerati vicini a Prodi.
Nel fascicolo sono raccolti anche biglietti da visita e lettere con raccomandazioni per alcune assunzioni indirizzate al principale indagato, l’imprenditore Antonio Saladino. I documenti, che Panorama pubblica in esclusiva, sarebbero stati scritti a mano dal presidente della Regione Agazio Loiero (all’epoca dei fatti ministro degli Affari regionali) e dal diessino Nicola Adamo, quando era assessore ai Lavori pubblici.
Il pool indaga sui vecchi reati contestati da De Magistris (nessuna posizione è stata archiviata), ma non sono escluse nuove ipotesi di reato come la turbativa d’asta e il voto di scambio. Con il nuovo corso sono stati sostituti anche i consulenti di De Magistris, al loro posto sono stati incaricati gli esperti dello studio Perotti di Torino.
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Un verbale lungo 43 pagine destinato a far discutere. L’11 ottobre Giuseppe Tursi Prato, 53 anni, ex politico condannato per concorso in associazione mafiosa e corruzione, è stato ascoltato a Catanzaro, su sua richiesta, come “persona informata sui fatti” dal pm Luigi De Magistris. A cui ha consegnato anche un memoriale di sette pagine scritte al computer e ha parlato di agenzie di lavoro interinale, voto di scambio, Compagnia delle Opere, rapporti tra politica, imprenditori e magistratura. Il 22 ottobre avrebbe dovuto essere risentito, ma l’incontro è stato annullato dopo che il fascicolo dell’indagine “Why not” è stato tolto al pm dal procuratore generale Dolcino Favi (su cui nel 1989 il vicepremier Francesco Rutelli aveva presentato alla Camera un’interrogazione parlamentare molto dura, qui in .pdf, come ha segnalato un lettore di Panorama.it). Che cosa ha detto il testimone? Nel ricostruire la presunta rete di rapporti dell’imprenditore Antonio Saladino, il principale indagato dell’inchiesta, ha chiamato in causa numerosi politici: il presidente del consiglio Romano Prodi, il ministro della Giustizia Clemente Mastella, il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, i consiglieri regionali Pino Gentile e Franco Morelli. Per De Magistris sono accuse da verificare con attenzione, per altri le parole di un collaboratore poco affidabile (come rivela Panorama da domani in edicola).
Ma ecco che cosa ha detto Tursi Prato a De Magistris: IL VERBALE INTEGRALE DELL’INTERROGATORIO in .pdf
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Questa mattina il fascicolo dell’inchiesta Why not sul presunto comitato d’affari di San Marino ha lasciato la stanza del pm Luigi De Magistris ed è stato trasferito in quello del procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, che ha avocato a sé l’indagine dopo l’uscita della notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella e altri politici di primo piano di diversi schieramenti. La decisione di Favi ha disorientato le migliaia di calabresi che avevano manifestato a favore di De Magistris, ma soprattutto ha spiazzato le persone che stavano collaborando all’inchiesta. Per esempio il cosiddetto nuovo super testimone.

Luigi De Magistris
Oggi alle 15 avrebbe dovuto essere ascoltato da De Magistris, ma l’incontro è stato annullato. Nei giorni scorsi le sue parole erano state messe a verbale altre due volte. Ma chi è questo Mister X? Si chiama Giuseppe Tursi Prato, 54 anni, e a fine estate ha chiesto di essere ascoltato dal carcere di Vibo Valentia, dove si trova per una condanna definitiva a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (articolo 416 ter, voto di scambio) e a 3 per corruzione. Prato è un ex consigliere regionale calabrese del Partito socialdemocratico (nelle cui liste si è candidato anche alle elezioni per il Senato del 2006) ed ex presidente della Asl di Cosenza. Ad accusarlo è stato l’ex boss cosentino Francesco Pino a cui avrebbe chiesto voti per l’elezione dell’ex sindaco Giacomo Mancini.
Al pm De Magistris, Prato ha raccontato di aver assistito a una telefonata tra il principale indagato dell’inchiesta Why not, Antonio Saladino (un imprenditore vicino alla Compagnia delle opere accusato di truffa ai danni dell’Unione europea) e il futuro premier Romano Prodi, qualche mese prima delle elezioni del 2006. In questa chiamata Saladino si sarebbe offerto di raccogliere voti per l’allora candidato Prodi.

Antonio Saladino
Ovviamente, visto il curriculum del testimone, le sue parole andranno attentamente valutate. Il suo avvocato, Pasquale Latino, è demoralizzato: «Noi credevamo molto nella volontà di De Magistris di combattere il malaffare in Calabria. Per questo il mio assistito aveva chiesto di essere ascoltato. Ora sarà tutto più difficile. Anche perché chi come Prato vuole collaborare con la giustizia non saprà più a chi rivolgersi».
Intanto sul caso De Magistris si è scatenato il circo mediatico: dopo la puntata di ieri sera di Report, Porta a porta e Matrix hanno preso contatto con magistrato che, però, preferisce evitare interviste televisive. Giovedì invece la squadra di Anno zero dovrebbe scendere a Catanzaro per una puntata speciale in diretta dalla città calabrese.
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Alcune conversazioni di un anno fa del ministro della Giustizia Clemente Mastella, intercettato mentre parla con una delle persone successivamente indagate dalla procura di Catanzaro, sono finite nell’inchiesta del pubblico ministero Luigi De Magistris. Le chiamate dell’allora segretario dell’Udeur sono contenute nella relazione dell’ex vicequestore Gioacchino Genchi, consulente tecnico del pm calabrese, titolare dell’inchiesta sulla cosiddetta loggia di San Marino e sulle presunte truffe ai danni dell’Unione Europea.
La consulenza di Genchi rischia di rinfocolare lo scontro in atto da qualche settimana tra De Magistris e Mastella. Tutto ha inizio il 17 luglio, quattro giorni dopo che Panorama ha pubblicato sul suo sito web la notizia dell’iscrizione del presidente del Consiglio Romano Prodi nel registro degli indagati da parte dei magistrati di Catanzaro con l’accusa di abuso di ufficio. Quel giorno tre ispettori del ministero della Giustizia bussano alla porta della procura calabrese. Il capo degli ispettori, Federico De Siervo, ha in mano poche pagine firmate dal ministro Mastella. Oggetto dell’ispezione: la fuga di notizie su Romano Prodi e sul manager romano Luigi Bisignani. Ma gli ispettori ministeriali hanno l’incarico di occuparsi anche di una terza vicenda: la revoca di un’inchiesta da parte del procuratore capo Mariano Lombardi al sostituto De Magistris.
Nei corridoi della procura di Catanzaro serpeggiano sospetti e qualche veleno: c’è chi dice che l’iniziativa del ministro rappresenti un chiaro conflitto di interessi, considerati i contenuti della consulenza di Genchi che contiene l’analisi dei tabulati delle persone indagate e ne ricostruisce la rete di amicizie. Un network in cui entra pure Mastella. L’ex vicequestore Genchi definisce infatti nella sua relazione «rapporti intensissimi» quelli tra il guardasigilli e Luigi Bisignani, il cui ufficio di piazza Mignanelli 3, a Roma, è stato perquisito per ordine di De Magistris.
Non basta. Nella relazione vengono sottolineati anche i contatti tra l’attuale ministro e l’imprenditore Antonio Saladino, personaggio chiave dell’inchiesta, accusato di associazione per delinquere, truffa aggravata e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Un legame che sarebbe di lunga data, se si deve prestar fede agli appunti e alle agende che la procura ha sequestrato nelle scorse settimane allo stesso Saladino (in alcune pagine l’uomo mostra interesse per l’appalto di informatizzazione del ministero della Giustizia).
Il consulente Genchi ha anche analizzato alcune telefonate tra Mastella, non ancora ministro, e Saladino, che non hanno alcun rilievo penale, ma che testimoniano per i magistrati la confidenza tra i due. Per esempio, quella trascritta dai carabinieri del nucleo operativo di Lamezia Terme il 16 marzo 2006 tra Mastella e Saladino, in cui i due si chiamano in modo confidenziale “Tonì” e “Cleme’”. Saladino vuole presentare al ministro “un grande costruttore, una cosa molto seria”. Mastella si offre di dargli udienza 45 minuti dopo. A Saladino manca il tempo per organizzare l’incontro, però insiste sul fatto che si tratta di una persona serissima: “Amico anche di un generale (Paolo Poletti, della Guardia di finanza, indagato pure lui, ndr) che siamo stati insieme, ti ricordi?… Un amico mio e suo pure… Capito?”.
Spiegando le ragioni della sua decisione di inviare gli ispettori a Catanzaro il ministro Mastella nei giorni scorsi al Messaggero ha spiegato che: “In realtà rispetto a Catanzaro e a questo sostituto in particolare io ho pile di richieste di interventi da parte di parlamentari dell’opposizione”. Poi ha sottolineato che gli ispettori in Calabria c’erano già: “Possono solo proseguire la loro azione magari estendendola, ma lo ripeto sono stati inviati a Catanzaro da ben prima di questo caso specifico”.
Intanto gli investigatori continuano a indagare sulle presunte truffe legate ai fondi comunitari destinati alla Calabria. Finanziamenti che avrebbero arricchito politici e imprenditori, in particolare una dozzina di società riferibili a Saladino, personaggio vicino alla cattolica Compagnia delle opere. Seguendo i suoi movimenti gli inquirenti sono arrivati all’entourage di Prodi e in particolare al deputato Sandro Gozi (ex assistente politico del Professore ai tempi della presidenza della Commissione europea) e a Piero Scarpellini (”Il consulente del premier”, come lo definisce l’accusa), classe 1950, originario di Cesena.
Le ultime indagini degli inquirenti e di Genchi si stanno concentrando proprio su di lui e su una serie di schede telefoniche anonime della Repubblica di San Marino. Sim card non intestate che sarebbero state utilizzate da Scarpellini per i suoi affari. Molti dei quali sull’asse che dal Monte Titano porta nel Maghreb, dove il consulente (insieme con il figlio Alessandro) ha ottime entrature e nei mesi scorsi ha collaborato a curare le visite ufficiali del premier.
Al centro dell’attenzione è finita anche l’azienda sammarinese Pragmata, di cui Scarpellini è dipendente, una società di consulenze nata negli anni 90 da una costola della Nomisma, il pensatoio fondato dal Professore a Bologna. Per De Magistris e Genchi Pragmata è la risposta a molte domande.
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Oltre Prodi, ecco chi sono gli uomini che hanno un ruolo chiave nell’inchiesta del pm Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino. Imprenditori, politici, finanzieri. Tutti tirati in ballo in quella che il magistrato definisce “la pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali” e spiega: “Le indagini preliminari hanno evidenziato comuni colleganze affaristiche tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti”.
Luigi Bisignani. Ex giornalista, scrittore di spy story di successo, ex capo ufficio stampa ad alto livello, Bisignani, classe 1953, è Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle.
In passato le cronache le ha scritte e le ha anche animate. Come giornalista comincia giovanissimo all’Ansa, è stato tra il ‘76 e il ‘79 capo dell’ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati, nel governo Andreotti, poi nel ‘92 diventa direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi. Nell’ ‘81 viene citato tra gli affiliati alla P2, circostanza sempre smentita, e nel ‘93 viene arrestato nell’ambito delle inchieste su Tangentopoli ed Enimont con l’accusa di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Verrà condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi. Nel 2002 arriva anche la radiazione dall’Ordine dei giornalisti.
Lorenzo Cesa. Nato vicino a Roma nel 1951, dall’ottobre del 2005 è segretario nazionale dell’Udc. In precedenza, dal 2004, era stato parlamentare europeo. Cesa è entrato giovanissimo in Azione cattolica ed è diventato dirigente del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Nel 2001, quando era consigliere comunale a Roma, è stato condannato in primo grado per corruzione, nell’ambito di una vicenda in cui è coinvolto anche il ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. La condanna viene annullata in Appello per incompatibilità del giudice, poi il reato si prescrive.
Il segretario dell’Udc ha commentato così le accuse che gli rivolge la procura di Catanzaro: “Sono amareggiato. Se avessi anche un minimo dubbio sulla correttezza del mio operato professionale, non sarei al mio posto un secondo di più. Avete di fronte una persona con le mani pulite”. Un pentito di mafia, Francesco Campanella, ha dichiarato agli inquirenti che la Global Media, società di comunicazioni fondata da Cesa e ancora riconducibile a lui attraverso la moglie e il figlio, veniva utilizzata per lucrare sui fondi europei a favore del partito.
La Global Media si è occupata dell’organizzazione, oltre che dei congessi Udc, anche degli Internazionali di tennis e dello Smau alla Fiera di Milano e ha avuto molte committenze pubbliche. Per una partecipazione della società nella Digitaleco (gruppo Sipro di Di Gangi) Cesa è inoltre finito nel dicembre 2006 nel mirino dell’Olaf, l’Ufficio antifrode europeo.
Walter Cretella Lombardo. Attualmente il generale di divisione, Cretella Lombardo è capo di stato maggiore dell’Ispettorato per gli istituti di istruzione e comandante della scuola ufficiali della Guardia di finanza di Ostia. Nato a Colosimi (Cosenza), è amico sia dell’ex direttore del Sismi Pollari, sia del generale Speciale. Ma tra le sue amicizie ci sono anche quella con Cesare Geronzi e Giancarlo Elia Valori, vicino di casa del generale a Trastevere. In passato è stato a capo del II Reparto della Fiamme gialle, l’intelligence della Guardia di finanza.
Decorato con una medaglia al valor civile per aver salvato quattro persone dall’annegamento, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Sono invidiato perché sono un uomo buono. Se dovesse essere il popolo a decidere, io riceverei un plebiscito per il mio modo di essere italiano: franco e generoso”.
Sandro Gozi. “Uomo di Prodi”: così può essere definito in sintesi Sandro Gozi, ex funzionario della Commissione Europea all’epoca della presidenza del Professore e oggi deputato dall’Ulivo. Nato in provincia di Forlì nel ‘68, è membro della commissione Affari costituzionali (in sostituzione del premier) e di quella sulle Politiche dell’Ue nonché presidente del Comitato Schengen, Europol e Immigrazione.
Gozi è docente di politiche e istituzioni europee all’Institut d’Etude Politiques di Parigi e all’Università di Lecce e ha pubblicato diversi saggi su questi argomenti. A Bruxelles è stato assistente politico di Prodi, che l’ha poi lasciato lì come consigliere del suo successore Barroso. Ma è anche uno sportivo, nel 2002 è stato campione italiano di squash.
Tra i fondatori del Partito democratico europeo, di cui è vicesegretario, nella sua attività ha sempre dedicato particolare attenzione alla promozione del volontariato a livello continentale. È membro dell’associazione culturale Input insieme a Filippo Andreatta, Enrico Letta e Lucio Caracciolo e tra i fondatori del Laboratorio Democratico Europeo, associazione politico-culturale di cui è presidente.
Pietro Macrì. Di Vibo Valentia, 43 anni, imprenditore. A Vibo, dopo aver lavorato tra Londra, Oslo e Milano, torna nel 1999 per fondare la Met, azienda che fornisce sistemi informativi integrati (5,5 milioni di euro di fatturato nel 2004 e un trend di crescita del 300 per cento). Orgoglioso di aver creato posti di lavoro nella sua terra, in un’intervista a Class del 2004 dichiara: “Qui c’erano le condizioni adatte per insediarsi: alta disoccupazione ma anche alta scolarità. Abbiamo formato decine di giovani, a nostre spese, non potevamo aspettare i tempi della finanza agevolata”. Met ha fornito piattaforme Erp ad aziende della sanità, come l’Istituto Tumori di Milano e il Policlinico Gemelli di Roma. Presso l’azienda di Macrì è stato ospitato uno dei tre portali del World Chamber network, la Camera di commercio mondiale (gli altri due sono in Canada e in Asia). “Questa terra deve puntare su turismo e nuove tecnologie, altro che sull’industria pesante”, commentò Macrì.
Giancarlo Pittelli. È senatore di Forza Italia e avvocato penalista, nato a Catanzaro, ha 53 anni. Coordina il partito di Silvio Berlusconi in Calabria. L’incarico gli è stato affidato nonostante nel 2005 fosse alla sua prima nomina in Parlamento, grazie anche ai buoni rapporti con Bondi e Cicchitto. La sua amicizia col procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi sarebbe all’origine dello scontro di quest’ultimo col sostituto De Magistris.
Nella scorsa legislatura Pittelli è stato autore di una proposta di modifica del Codice di procedura penale che fece molto discutere. A Palazzo Madama è membro delle commissioni Giustizia e di quella sul ciclo dei rifiuti. Come legale titolare di uno studio molto affermato in Calabria, assiste alcuni tra gli indagati delle inchieste di Catanzaro. In passato è stato anche presidente dell’aeroporto di Lamezia Terme, anche se ha paura dell’aereo e viaggia sempre in treno.
Antonio Saladino. Ex presidente della Compagna delle opere della Calabria, ha 53 anni ed è imprenditore nel settore del lavoro interinale. Antonio Saladino, o “Tonino”, è partito dalle caramelle. Nel 1989, accantonata la laurea in veterinaria, il “non-feroce Saladino” (la definizione è de Il Foglio di Ferrara) fa incontrare i lombardi della Icam con alcuni lavoratori calabresi e fonda la Silagum, una fabbrica di dolciumi che esporta in 25 Paesi e nel 2004 ha fatturato 4 milioni di euro. I disoccupati cominciano a fare la fila fuori dalla sua porta del quartier generale di Lamezia Terme.
Da qui l’idea di creare la Need&partners, entrando nel mercato del lavoro interinale. La sua formula l’ha spiegata a Class in un’intervista del 2004: “Abbiamo ribaltato l’andazzo abituale del Sud. Prima si presentava un progetto qualunque, pur di incassare i finanziamenti, e poi, forse, si preparavano i giovani. Noi invece creiamo le professionalità, individuiamo i bisogni reali, infine presentiamo il progetto”. Se c’è un bisogno, insomma, Saladino ha gli uomini per soddisfarlo.
Piero Scarpellini. È consulente dell’ufficio del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio per i Paesi africani, ha 57 anni. Secondo il pm De Magistris, “insieme al figlio Alessandro rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi”. Palazzo Chigi precisa che si tratta di un consulente non pagato, ma nel settembre scorso un articolo de L’Espresso ha sottolineato che “gira su auto della Presidenza del Consiglio” e che suo figlio “svolge la funzione di portaborse di Prodi”. Il suo ruolo sarebbe stato decisivo nei buoni rapporti tra Italia e Libia ma anche, secondo un’inchiesta pubblicata sul numero 25 di Panorama (giugno 2000), di quelli tra l’attuale premier e il governo di San Marino.
Piero Scarpellini è dipendente dal 1995 di Pragmata, società di consulenza sammarinese fondata da alcuni ex soci di Nomisma.
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L’inchiesta del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino sta prendendo la strada di Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio. L’ultimo atto è l’iscrizione sul registro degli indagati, con l’accusa di associazione per delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, del deputato dell’Ulivo Sandro Gozi, 39 anni, ex “assistente politico” (così si autodefinisce nel curriculum) di Romano Prodi all’Unione Europea e oggi membro (”in sostituzione del presidente del Consiglio Prodi” precisa il sito della Camera dei deputati) nella commissione Affari costituzionali.
Nei giorni scorsi il pm aveva ordinato una ventina di perquisizioni e aveva iscritto sul registro degli indagati altri due imprenditori considerati vicini al premier: il romagnolo Piero Scarpellini, 57 anni, e il calabrese Pietro Macrì, 43 anni. Nelle ultime ore De Magistris ha inviato un altro avviso di garanzia destinato a fare rumore: l’indagato è infatti Luigi Bisignani, 53 anni, ex giornalista, una condanna per Tangentopoli, consulente di molte aziende e, dal 2000, procuratore dell’Ilte (industria libraria tipografica). Ma soprattutto tessitore di relazioni in campo politico e finanziario.
La loggia di San Marino
Il magistrato calabrese ritiene che anche Gozi e Bisignani facciano parte di quel “comitato d’affari”, trasversale ai partiti e con base nel paradiso fiscale di San Marino, che grazie ad amicizie altolocate (anche all’interno della Guardia di finanza e della magistratura) e un reticolo di società costituite ad hoc sarebbe riuscito a drenare centinaia di milioni di euro di finanziamenti pubblici (in particolare dell’Unione Europea), indirizzandoli nelle casse dei partiti e nelle tasche dei politici e dei loro amici.
Il comitato sarebbe, con coloriture massoniche (la maggior parte degli indagati è anche accusata di aver violato la legge sulle associazioni segrete), una lobby nazionale che controllerebbe con la sua rete di contatti parte del sistema politico ed economico del Paese.
“Non andiamo a caccia di grembiulini, quello è solo folclore, anche se qualcuno lo abbiamo trovato” si lascia scappare uno degli investigatori. Che sanno di non agire in solitudine: infatti quella che è già stata soprannominata, in modo suggestivo, “nuova P3″ affiora in controluce in altre inchieste delle procure italiane, in particolare quelle milanesi sulle deviazioni dei servizi segreti e su fabbriche e botteghe di dossier illegali.
Per provare le sue ipotesi investigative, De Magistris, 40 anni, erede di una famiglia di magistrati (il bisnonno era regio procuratore a Napoli), sta utilizzando con zelo intercettazioni (poche), perquisizioni (abbastanza), tabulati (molti), ma soprattutto l’analisi dei flussi finanziari.
Gli ultimi accertamenti (sono ancora in corso) riguardano per esempio i movimenti di Bisignani e gli affari che ruotano intorno al suo ufficio di piazza Mignanelli 3 a Roma.
Il cellulare presidenziale
Tutto inizia con la scoperta nella memory card di uno degli indagati di un numero di telefono registrato come “Romano Prodi cellulare”. Gli inquirenti fanno una verifica e scoprono che quell’utenza era originariamente intestata all’azienda Delta impianti srl di Cornate d’Adda (Milano); nel 2005 diventa un numero dell’”Ulivo-i Democratici”; infine, nel 2007, passa sotto la presidenza del Consiglio. Oggi a quel telefono (32074…), come ha verificato Panorama, risponde una signora che assicura che quel numero è attualmente utilizzato da Prodi.
Ma che cosa c’entra la Delta impianti con il premier? È un rebus un po’ opaco. Per il magistrato la Delta srl è collegabile, attraverso alcuni passaggi societari, alla Delta spa di Bologna, holding finanziaria che ha tra i suoi azionisti una banca di San Marino. La stessa che ha una partecipazione nella Nomisma, il laboratorio di idee fondato dal Professore.
In ogni caso l’analisi dei tabulati del numero “Romano Prodi cellulare” ha permesso di ricostruire la rete di contatti (30 mila in due anni, dal 2005 al 2007). Un traffico diretto soprattutto verso Bruxelles e i telefoni portatili di molti degli indagati nell’inchiesta di Catanzaro: in particolare Gozi, Piero Scarpellini e il figlio Alessandro, gli imprenditori Francesco De Grano, Antonio Saladino e Franco Bonferroni. Praticamente la compagnia su cui sta lavorando De Magistris.
In attesa di essere interrogati gli indagati spiegano ai giornali i loro rapporti con Prodi. Saladino, 53 anni, imprenditore nel settore del lavoro interinale, legato all’imprenditoria cattolica della Compagnia delle opere, dichiara a Panorama: “Con Prodi c’era solo un’amicizia personale”. L’ex veterinario nega i rapporti di affari, non i consigli: “Per esempio, in un incontro milanese gli ho spiegato gli aspetti positivi della legge Biagi”. E la loggia di San Marino di cui ha scritto in un’email? “Uno scherzo, una battuta”.
Piero Scarpellini, dipendente della sammarinese Pragmata (costituita da molti ex uomini della Nomisma), si definisce consulente per le questioni africane del premier e ammette gli incontri con alcuni degli indagati. “Soprattutto attraverso l’attività del Laboratorio democratico europeo” dice. Un gruppo di giovani ulivisti presieduto da Gozi, molto attivo tra Roma e San Marino, dove il deputato è protagonista di incontri e iniziative.
Cavolini e peperoncino
Ma chi è Sandro Gozi? Originario di Sogliano sul Rubicone (Forlì-Cesena) è un ex funzionario dell’Unione Europea, un tecnocrate riservato, poco noto al pubblico. Campione di squash ed esperto di “sfoglia emiliano-romagnola” (ha cofirmato una proposta di legge per valorizzarla), è un predestinato della politica: dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna, studi diplomatici e corsi di perfezionamento in giro per l’Europa, dalla London school of economics alla Scuola nazionale d’amministrazione di Parigi (Ena), al master di politica internazionale a Bruxelles. Dove, qualche anno dopo, diventa membro del gabinetto di Prodi all’Unione Europea e consigliere dell’attuale commissario José Maria Barroso, sino all’elezione alla Camera nel 2006.
In Parlamento, oltre a sostituire Prodi nella I commissione, fa parte di quella per le politiche dell’Unione Europea. Secondo De Magistris, sarebbe Gozi uno degli uomini chiave di questo “comitato di San Marino” pronto a fare affari tra Bruxelles e la Calabria.
Un altro protagonista dell’inchiesta (è indagato per associazione per delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi) è Pietro Macrì, vibonese, 43 anni, dirigente di una società di informatica. Durante gli studi a Bologna entra in contatto con l’entourage di Prodi e nel suo ufficio campeggia una foto che lo ritrae insieme con il Professore. Secondo due testimoni dell’accusa, Macrì ai collaboratori “consigliava di mandare i soldi a San Marino”.
Ma i problemi per lui non sono finiti. A Lamezia Terme una decina di ex dipendenti della Met sviluppo, di cui Macrì è stato amministratore delegato, hanno presentato un esposto parlando di “operazioni finanziarie ed economiche poco chiare” del gruppo.
Alberto Burrone, ex dirigente della Met Sviluppo, è uno dei promotori dell’azione e a Panorama dice: “Prendevamo ricchi finanziamenti per lavori di poco conto che, spesso, venivano sovraffatturati”. I settori d’intervento erano diversissimi. “Faccio un esempio: noi che siamo specializzati in contabilità in ambito sanitario ci siamo occupati anche di immigrazione clandestina e sicurezza”.
Per un certo periodo la Met sviluppo ha ricevuto una mole di commesse che i dirigenti non riuscivano a spiegarsi: “Quando mi hanno chiesto di preparare un sistema per monitorare il rischio tsunami a Stromboli, mi sono messo a ridere”.
La Met sviluppo ha gestito pure il sito internet della Camera di commercio di Parigi: “Era un lavoro impegnativo, apparentemente senza ritorni per l’azienda, ma giustificava una serie di viaggi a San Marino, dove era stato progettato un sito fotocopia di quello parigino da attivare in caso di attacco hacker”.
A quali società e a quali personaggi legati alla repubblica del Monte Titano facevano riferimento gli uomini della Met sviluppo? “Ricordo la Pragmata (quella di Scarpellini, ndr) e a Bruxelles Macrì diceva che era “raggiungibile” Gozi” conclude Burrone. Di nuovo San Marino, di nuovo Bruxelles.
Calabria euromiliardaria
Gli affari tra l’Italia e il Belgio (con snodo sul Monte Titano) sono il leitmotiv dell’inchiesta calabrese. In cui è finito pure l’Osservatorio del Mediterraneo fondato nel 2004 dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini. L’ex capo della sua segreteria al ministero degli Esteri, Fabio Schettini, è indagato da tempo, mentre a febbraio è stato ascoltato come testimone un membro del cda dell’osservatorio, l’ambasciatore a riposo Achille Vinci Giacchi. In procura ha parlato dei finanziatori della fondazione. Un argomento che interessa molto a De Magistris.
Cinquantamila euro li avrebbe versati personalmente Schettini. Altrettanti arrivarono dalla Finmeccanica, 30 mila dall’Enel. L’osservatorio partecipò con un proprio stand al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, “per far conoscere i suoi scopi”. Una kermesse a cui hanno preso parte anche i vertici del Laboratorio democratico europeo di Gozi e gli uomini della Compagnia delle opere sotto inchiesta a Catanzaro. Per il pm quell’affollamento, a pochi chilometri da San Marino, sarebbe più che una coincidenza.
Perché uomini così influenti avrebbero dovuto scendere in Calabria per fare affari? Secondo la procura, la risposta è semplice: la regione è considerata dall’Unione Europea un “obiettivo 1″, ovvero una di quelle aree depresse a cui vengono destinati aiuti particolari. Questo significa che, per esempio, il Programma operativo regionale (Por) dovrà distribuire sul territorio oltre 8 miliardi di euro di fondi strutturali europei per il periodo 2007-2013.
Per gestire questo fiume di soldi l’estate scorsa Francesco De Grano, cognato di Macrì e fratello di Maria Angela (è indagata pure lei), è stato nominato responsabile dei finanziamenti Por. Per gli inquirenti di Catanzaro il suo nome avrebbe messo d’accordo Ds, Margherita e il presidente della regione Agazio Loiero, promotore del Partito democratico meridionale e socio fondatore del Pd di Prodi.
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La procura di Catanzaro indaga da mesi su una presunta loggia massonica coperta di San Marino e su un giro di truffe collegate a sostanziosi finanziamenti pubblici. L’inchiesta del pm Luigi De Magistris posa sulle dichiarazioni di una “gola profonda” che ha accusato molti personaggi influenti dell’imprenditoria meridionale. La signora, con le sue accuse, però, ha colpito anche lungo il Rubicone: Piero Scarpellini da Rimini (anche se è nato a Cesena), classe 1950 e laurea in lettere. Un indagato come gli altri se il suo nome non fosse collegato da anni a quello di Romano Prodi.
Signor Scarpellini, il magistrato l’ha iscritta nel registro degli indagati per l’appartenenza a una specie di P2 sanmarinese e l’ha bollata come “consulente di Prodi”. Un collegamento scomodo per il premier…
Io lavoro a San Marino e, da molti anni, ho un rapporto a livello personale con il presidente Prodi. Capisco il vostro interesse e i vostri sillogismi: la Repubblica del Monte Titano è una zona chiacchierata; Scarpellini lavora là ed è legato al presidente; conclusione: Scarpellini e Prodi fanno un giochetto poco chiaro. Voi fate il vostro mestiere…
Ma è vero che lei è un consulente di Prodi?
Negli ultimi anni sono diventato il consulente per le questioni africane.
Ha organizzato le trasferte in Libia del premier e di un altro suo vecchio conoscente, il ministro Giulio Santagata…
Lo ripeto: seguo le questioni africane, questo è il mio lavoro.
Gratuitamente…
E se uno fosse anche pagato? Comunque lo faccio gratuitamente, visto che ho già un mio stipendio…
Chi glielo paga?
La Pragmata (l’Istituto per lo sviluppo delle relazioni internazionali con sede a San Marino ideato da ex uomini di Nomisma, il centro studi fondato da Prodi ndr). Vuol sapere quanto prendo? Ottantasette mila euro lordi: è tutto dichiarato visto che devo pagare le tasse anche in Italia.
Uno stipendio più che dignitoso.
Per la miseria! Uno stipendio medio direi…
Sotto il Monte Titano ordirebbe le sue trame una loggia massonica occulta. E lei ne farebbe parte.
Che cosa si aspetta che le risponda? Ha mai sentito una persona accusata di qualcosa ammettere tranquillamente la propria colpevolezza? Io le dico che c’è una grossa inchiesta in una procura del Sud in cui, secondo quanto mi risulta, un paio di persone hanno fatto il mio nome e il giudice ha ritenuto di mandarmi un avviso di garanzia…
Ma lei di massoneria, logge e cose di questo tipo non ha mai sentito parlare?
Ho scoperto dai giornali che a San Marino c’è una loggia massonica regolare… Non sapevo neanche questo, pensi quanto sono esperto! E di logge segrete non me ne risultano…
Ma lei faceva affari con alcune delle persone indagate a Catanzaro?
No, no, no, assolutamente. Quelle che conosco appartengono alla Compagnia delle opere, a Comunione e liberazione, sino a prova contraria gente per bene. A Rimini c’è il loro Meeting annuale e in quelle occasioni ho incontrato due dei principali indagati: Antonio Saladino e Francesco De Grano. C’era questo appuntamento e ci siamo incontrati, anche perché io e altri seguiamo un gruppo di giovani impegnati politicamente. Li definirei rapporti di tipo “sociale”.
Di quale gruppo di giovani sta parlando?
Quelli del Laboratorio democratico europeo (il presidente dell’Associazione è l’onorevole Sandro Gozi, citato ma non come indagato, nelle carte dell’inchiesta catanzarese, ndr) che organizza incontri culturali in varie parti d’Italia.
Dove ha sede?
A Roma e ha molti iscritti.
È una sua iniziativa?
No, è un’idea di molte persone… Ma lasciamo perdere…
Il pm scrive che “lei sembra avere una passione per gli affari tra l’Italia e il nord Africa. Pare essere esperto di investimenti pubblici in Africa”. Quindi aggiunge che lei è membro del consiglio direttivo della Teresy’s foundation di San marino, che annovera nomi di influenti personaggi stranieri.
È una fondazione senza fini di lucro e ha un comitato scientifico di altissimo livello formato da ex funzionati in pensione delle istituzioni europee. Assistiamo a titolo gratuito i governi africani nelle loro negoziazioni con la banca mondiale, l’Unione europea e istituzioni di questo tipo…
Ovviamente anche questo gratis. Ritorniamo all’inchiesta: qual è la sua prossima mossa?
Che devo fare? Dire che il magistrato si è sbagliato? Se ha ritenuto opportuno mandarmi l’avviso di garanzia ne prendo atto e adesso aspetto che mi chiami…