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Una pattuglia della Polizia stradale controlla lil traffico sull'autostrada A14 nei pressi di Bologna
Traffico intenso con un test per le norme previste dal nuovo codice della strada, maltempo al centro-nord e anche tanta gente, soprattutto anziani, che resterà in città . Si presenta così, da previsioni, il ferragosto 2010, con gli esiti del peggioramento delle condizioni meteo che si sono fatto sentire tra mercoledì e giovedì soprattutto in Lombardia.
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- Tags: 30°, allerta, anziani, bambini, caldo, città , meteo, perugia, Protezione-civile, rischio, Roma, temperature
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Allerta caldo in Italia: è maggio ma sembra luglio. Il sistema nazionale di sorveglianza, previsione e allarme del dipartimento della Protezione Civile informa che tra domani e dopodomani a Roma e Perugia, già a livello 2 in questi giorni, scatterà l’allerta 3, con temperature massime sopra i 30 gradi. Il livello 3 prevede “condizioni meteorologiche a rischio (che persistono per tre o più giorni consecutivi) e la necessità di attuare interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio (anziani e bambini)”.
Occhio quindi alla canicola di questi giorni. Oltre a essere il primo caldo della stagione, “e quindi il più fastidioso”, rischia di mettere a dura prova il nostro organismo, “in particolar modo quello di bimbi, anziani e malati cronici”.
Secondo gli esperti, infatti, vi sono alcune categorie di popolazione più a rischio di altre: per via di condizioni fisiche generalmente più compromesse e che non consentono di rispondere adeguatamente ai cambiamenti di temperatura nel caso degli anziani, e per una minor superficie corporea e autosufficienza nel caso dei bambini. Ecco alcuni consigli medici che è bene tener presente in questi giorni.
Il vero problema, spiega Roberto Bernabei, geriatra del Policlinico Gemelli di Roma, “c’è quando si verificano cose strane. Se l’anziano non si ricorda più un numero di telefono, la via di casa o ha un improvviso comportamento anomalo, bisogna stare molto attenti, perchè si tratta dei primi segnali sottili della disidratazione. Condizione più comune in questi soggetti che hanno un senso della sete ridotto”.
Tra le altre raccomandazioni mediche, vi è quella di evitare l’esposizione all’aria aperta tra le 12 e le 18, nelle aree verdi, e di bere almeno due litri d’acqua al giorno, moderando il consumo di bibite gassate o con caffeina. Chi è iperteso o cardiopatico, deve evitare il brusco passaggio dalla posizione orizzontale a quella verticale, alzarsi dal letto gradualmente, e controllare più frequentemente la pressione arteriosa.
L’altra categoria a forte rischio in questi giorni è rappresentata dai bambini più piccoli, nei primi anni di vita. È bene, affermano i pediatri, stare molto attenti al sole, proteggendo la cute dei piccoli con protezioni solari con fattore alto. Inoltre, non bisogna dimenticare che con il caldo non si perde solo acqua, ma anche sali, soprattutto potassio e sodio: il che significa, sottolineano gli esperti, che bisogna reintegrarli entrambi. Si possono usare o bibite con sali o un buon brodo vegetale casalingo. Astenia e voglia di non muoversi sono i primi segnali che devono mettere in allarme i genitori, oltre ai colpi di calore, caratterizzati da malessere generale, nausea, vertigini e marcato aumento della temperatura in 10-15 minuti.

Il nostro è un paese per vecchi ma non sappiamo come occuparci di loro. Fra vent’anni un italiano su tre avrà più di 65 anni ma le famiglie di questi anziani avranno sempre meno tempo e voglia di prendersi cura di un papà non autosufficiente, di una nonna cardiopatica, di una zia affetta da demenza senile. Ma è e sarà un problema che ci riguarderà tutti ed è per questo che, tutti d’accordo, innalziamo il monumento alla badante, la soluzione italica al problema. Dal giro di vite del governo contro l’immigrazione clandestina, la badante (anche se non proprio a posto col permesso di soggiorno) resta un po’ fuori, anzi ci sono ministri (da Mara Carfagna a Maurizio Sacconi) che ne tessono pubblicamente le lodi.
E così todas badantes, verrebbe da dire: da dicembre 2007 a maggio 2008 sono arrivate quasi 800mila domande di regolarizzazione. Ma la metà di queste sono state presentate da extracomunitari. E viene il sospetto: ricongiungimenti familiari o immigrazione col trucco? L’orientamento del governo è quello di vagliare con attenzione le richieste e autorizzare tra i 170mila e i 200mila arrivi, perlopiù badanti.
Là dove il welfare centrale non prevede la gestione del pianeta anziani, là dove l’iniziativa di molti enti locali è minacciata dal crescente esaurimento dei fondi, ecco la donnina (o il donnone) ucraina o romena che per meno di mille euro al mese, pagati peraltro dal privato, risolve gli aspetti pratici e spesso anche affettivi che figli e nipoti non sono in grado di affrontare.
In Italia oggi lavorano come assistenti familiari circa 750 mila persone (quasi tutte donne) iscritte all’Inps. Ma ce ne sarebbero quasi 900 mila irregolari. “La badante rappresenta una grande fonte di risparmio per lo Stato” dice Pietro Soldini, responsabile dell’immigrazione della Cgil. “Quanto costerebbe infatti il ricovero in una struttura convenzionata per lungodegenti? Forse la sanità pubblica spenderebbe in un giorno quello che il privato paga in un mese ed è per questo che una delle prime cose da fare sarebbe rendere detraibile dal 740 lo stipendio della badante”. Carlo Pieri, presidente dell’Adoc, ha calcolato che l’apporto delle badanti, regolari e non, costituisce per lo Stato un risparmio di 45 miliardi di euro all’anno.
Identikit delle badanti. Ma chi sono e da dove vengono questi 2 milioni di angeli del Terzo millennio? La frantumazione del blocco comunista ha favorito l’esodo di donne russe, ucraine, moldave, bulgare e romene verso l’Italia. Il 60,3 per cento delle badanti viene da lì (il 16 per cento dall’Asia, il 14,5 dal Centro e Sud America, il 9,4 dall’Africa, secondo una ricerca commissionata all’Iref dalle Acli). Molte di queste donne hanno anche un curriculum scolastico di tutto rispetto che va dal diploma superiore a una o perfino due lauree. “Hanno una scolarizzazione esemplare, il triplo dei laureati rispetto all’Italia” dice Soldini. Il 38 per cento è tra i 30 e i 40 anni e il 27,7 è tra i 40 e i 50.
Quasi sempre arrivano in Italia con il visto turistico, su indicazione di un’amica, e iniziano a lavorare presso una famiglia. Siccome sono brave ed eccezionali lavoratrici (soprattutto le ucraine), le famiglie iniziano a ritenerle indispensabili e dopo averle tenute un po’ in clandestinità , fanno domanda per regolarizzarle. Se tutto va bene, con il permesso di soggiorno arriva l’aumento di stipendio (sui 700-800 euro al mese) e l’iscrizione all’Inps, quasi sempre con un numero di ore dichiarate inferiori alla realtà . Ma il vero salto che la maggior parte delle badanti sanno garantire è quello del legame con l’assistito. Al di là delle storie piccanti della avvenente ragazza dell’Est che sposa il vecchietto per impossessarsi dei suoi beni, molto spesso la badante rappresenta per l’anziano l’unica vera fonte di compagnia e di affetto. Vecchietti abituati a interminabili pomeriggi davanti alla tv o con lo sguardo fisso oltre la finestra trovano negli stimoli di una voce dedicata un bene prezioso. Per loro è una salvezza e per le famiglie un ottimo sistema per dedicarsi alla vita di tutti i giorni senza troppi rimorsi.
Viva le badanti, dunque. Ma, a fronte di tanta utilità , si fa poco o niente per agevolare loro e i datori di lavoro. “Non esiste un elenco delle badanti, non esiste una categoria riconosciuta. Sono tutte inserite nel mucchio dei cosiddetti ‘collaboratori domestici’” dice Francesco Di Maggio, direttore dei Flussi migratori dell’Inps. “E questo favorisce di fatto una grande evasione. Oltre alla detraibilità dei contributi versati si dovrebbe istituire un albo delle badanti che devono avere cognizioni di psicologia, di infermieristica, di geriatria”. “Abbiamo registrato per le badanti il fenomeno dell’immigrazione pendolare: vengono, stanno un po’ e poi tornano al loro paese con qualche soldo da parte” dice Guglielmo Loy, responsabile della Uil per l’immigrazione. Anche la ricerca Iref-Acli: “Il welfare fatto in casa” evidenzia che 3 badanti su 4 non vogliono rimanere a lungo nel nostro Paese e quindi sono disponibili a lavorare in nero o ad accettare contributi irrisori per una pensione che non verrà mai corrisposta.
A volte però l’angelo si ribella ai soprusi e si rivolge al sindacato. Dice ancora Soldini: “Abbiamo un sacco di vertenze in corso, anche cose delicate, tra famiglie di gente iscritta alla Cgil. Si parla di violenze private e sessuali, documenti trattenuti e stipendi da fame per lavorare 24 ore su 24 senza riposi né ferie”. Per questo i sindacati, le associazioni che fanno capo al mondo cattolico, gli enti locali chiedono al governo misure per incentivare il cittadino a regolarizzare davvero la badante. Prima tra tutte la defiscalizzazione della spesa.
Poi l’istituzione presso i comuni di un albo riconosciuto al quale le badanti si iscrivono dopo un corso di formazione finanziato con la riconversione di istituti un po’ desueti come quello dell’accompagno. Ancora: un elenco di “supplenti” a disposizione degli enti locali per consentire le ferie e i permessi alle lavoratrici regolarmente assunte. “La badante è diventata a tutti gli effetti una colonna del nuovo welfare e come tale va riconosciuta” dice Franco Pittau della Caritas di Roma.
Ci sono realtà che già si muovono autonomamente. A Ferrara, per esempio, c’è l’associazione badanti Nadiya (che in russo significa speranza) che mette in contatto lavoratrici dell’Est europeo con famiglie che hanno bisogno di qualcuno che faccia assistenza agli anziani. Il presidente di Nadiya, che lavora a stretto contatto con lo Sportello immigrati della Cisl, è Roberto Marchetti, ex dirigente dell’Eridania, che ha conosciuto la crisi aziendale fino al licenziamento e la cassa integrazione per due anni. Ora è segretario dell’Istituto diocesano, amministra i beni della chiesa di Ferrara ma nel tempo libero si dedica volontariamente alle assistenti familiari: “Abbiamo in città 5.200 badanti di cui solo 2.800 in regola. Abbiamo istituito una sorta di albo professionale, vagliamo i curricula delle donne e poi le mettiamo in contatto con le famiglie che si rivolgono a noi. Solo per le badanti, in provincia c’è una evasione di 8 milioni di euro l’anno tra Inps e Irpef”.
Esperienza analoga a Sesto San Giovanni dove lo Sportello assistenza familiare (realizzato in partnership con il comune di Brescia, l’Irs Istituto di ricerca sociale di Milano, la Cgil e la Caritas) ha messo in contatto un migliaio di badanti con le famiglie bisognose e ha anche finanziato tre corsi di formazione.
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Si allarga l’emergenza povertà in Italia, un Paese con tali squilibri sociali da ricordare il Sudamerica. Impietosa l’analisi contenuta nel Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan: “l’emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone”, quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà , ma altrettanti che “si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.
Il rapporto denuncia le “profonde disuguaglianze” nel nostro Paese, dove “il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale” mentre “il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”. L’Italia, quindi, si avvia a una situazione di sperequazione sociale che ricorda quella di alcuni paesi dell’America Latina.
Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas si è chiesto: “Assistiamo in questi giorni a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perchè non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà ?”. In Italia - dice il rapporto - sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se non autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli. Avere più figli o i nonni in casa aumenta cioè il rischio di povertà , mentre in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa. Secondo i dati Istat, citati nel Rapporto Caritas-Zancan il 13% degli italiani è povero, in quanto vive con meno di 500-600 euro al mese. Il 48,9% delle famiglie povere vive al Sud. Altro punto dolente evidenziato dal rapporto la posizione rispetto agli altri Paesi Ue.
“Insieme alla Grecia e all’Ungheria” si legge nella not “siamo in Europa l’unico Paese non dotato di misure basilari di intervento” contro la povertà . “Paesi come l’Inghilterra” ha ricordato monsignor Nozza “destinano alla lotta all’esclusione sociale l’1,7 per cento del Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello 0,9%”. Gli altri paesi, ha aggiunto, hanno varato “un piano che l’Italia non ha e non ha mai avuto”.
Fin qui la denuncia. Quanto alle soluzioni, il Rapporto Caritas propone: l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire in servizi pubblici essenziali; tutelare anziani e portatori di handicap, che costituiscono una “emergenza” per molte famiglie italiane; nella crisi degli alloggi intervenire con sostegni agli affitti, garanzie ai proprietari e edilizia pubblica.
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Anno 2007: incremento record. Mai così tanti extracomunitari sono entrati nel nostro paese. Al 1 gennaio di quest’anno, secondo un’indagine annuale dell’Istat, i cittadini stranieri residenti in Italia sono 3.432.651 (corrispondente al 5,8% della popolazione complessiva) e, rispetto a un anno prima, sono aumentati di 493.729 unità (+16,8%).
Si tratta, sottolinea l’istituto di statistica, “dell’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese, da imputare al forte aumento degli immigrati”. Circa 457mila residenti con cittadinanza straniera - secondo lo studio - sono nati in Italia, 64.049 solo nel 2007. Costituiscono il 13,3% del totale dei residenti e rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita: al censimento del 2001 erano circa 160mila. E sono una “seconda generazione”, perché non sono immigrati; la cittadinanza straniera, infatti, è dovuta unicamente al fatto di essere figli di immigrati.
Un andamento in salita ma del tutto in linea con i grandi paesi europei come Francia e Regno Unito. L’incremento registrato in Italia è analogo a quello spagnolo anche se in questo paese gli stranieri sono l’11,3%. Con questi numeri in crescendo, i dati dell’Istat confermano anche l’aumento della popolazione italiana (da 59.131.287 a 59.619.290), proprio grazie alla presenza di stranieri: il saldo naturale della popolazione straniera (+60.379) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo di quella italiana (-67.247). I nati da genitori stranieri sono stati 64.049 nel 2007 (+10,9%), pari all’11,4% del totale dei nati. Gli immigrati sono più presenti al Nord; in queste regioni risiede il 62,5%, al centro il 25%, mentre al sud il 12,5%.
Nel 2007, sono aumentati gli stranieri diventati italiani attraverso l’acquisizione della cittadinanza. Si stima (dati del ministero dell’interno) che siano stati 261 mila (la maggior parte avviene a seguito di matrimoni). Un numero importante - osserva l’Istat - visto che, ad esempio, in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 mila cittadinanze.
In cima alla lista delle comunità più popolose svettano i romeni. In un solo anno (2006-2007), i romeni in Italia sono passati da 342.200 unità a 625.278 (+82,7%), scalzando così il primato dell’Albania (da 375.947 a 401.949) che al momento si colloca al secondo posto. È la novità che sottolinea l’Istat nel rapporto sulla presenza di stranieri residenti in Italia riferita al 2007.
Al terzo posto, c’è il Marocco con 365.908 unità (erano 343.228). I primi cinque paesi della graduatoria, Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina, rappresentano circa la metà di tutti gli immigrati residenti, con 1.682.000 unità , pari al 49% del totale.
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Temperature africane, città roventi, sole che non dà tregua: la morsa del caldo (guarda LA GALLERY) che da giorni assedia l’Italia non accenna ad allentarsi. Da Aosta a Napoli e passando per l’Alto Adige (dove si sono registrati livelli di ozono nell’aria superiori alla media) le temperature massime hanno superato abbondantemente i 30-35 gradi sfiorando, in alcuni casi, i 40. E tra mercoledì e giovedì saranno 11 le città colpite dalle ondate di calore: Bolzano, Brescia, Verona, Milano, Torino, Firenze, Perugia, Rieti, Civitavecchia (dove è prevista per giovedì la temperatura record di 39 gradi), Roma e Latina. Una situazione che secondo gli i meteorologi si protrarrà almeno fino all’inizio di luglio.
La buona notizia, stando alle parole dell’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti, è che non dovrebbero verificarsi black out a causa del caldo opprimente. “I rischi di blackout” dice Conti “possono soltanto dipendere da incendi, temporali o fulmini che cadono sulle linee di trasmissione o di distribuzione, ma non possono certo capitare per mancanza di capacità produttiva. Anche perché abbiamo margini di riserva molto ampi e in grado di fornire energia a tutti gli italiani”.
Rischi o no, i dati contenuti nei bollettini del Sistema di sorveglianza del Dipartimento della Protezione Civile dicono che saranno ben 11 su 26 le città che raggiungeranno il “livello 3″ di allarme, quello che indica appunto “la presenza di ondate di calore con condizioni meteorologiche a rischio che persistono per tre o più giorni consecutivi” e contro le quali “è necessario adottare interventi di protezione mirati alla popolazione a rischio”. Ma la situazione non è migliore nel resto dell’Italia: delle 26 città monitorare dal sistema, anche Bologna, Frosinone, Genova, Reggio Calabria e Trieste sono a rischio ondate di calore e raggiungeranno nelle prossime ore il “livello 2″ di allerta. Quello che indica temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono comunque avere effetti negativi sulla salute delle popolazioni a rischio, bambini, anziani e soggetti con patologie cardiovascolari.
E mentre diverse regioni hanno già allertato gli ospedali affinché si attrezzino a fronteggiare una eventuale emergenza, sono proprio gli anziani e i bambini i soggetti su cui ci concentra la maggiore attenzione rinnovando loro i consigli a non uscire nelle ore più calde, a mangiare leggero, a vestirsi con abiti comodi. E a bere molta acqua, come sottolinea Federanziani. “Gli anziani, per un problema ormonale, perdono lo stimolo alla sete e non si rendono conto di non assumere abbastanza liquidi - dice il presidente Roberto Messina - E dunque è fondamentale che familiari e conoscenti svolgano una vigilanza attiva, facendoli bere molto spesso”.
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Tanti, ma anziani e con pochi figli. In compenso gli stranieri residenti in Italia aumenteranno. Nel 2051 gli italiani potranno arrivare a essere 67 milioni, contro i 59 milioni di adesso, con 22 milioni di over 65 e sempre meno bambini e ragazzi under 14. Gli immigrati residenti potrebbero arrivare tranquillamente oltre quota 10 milioni.
È lo scenario proposto dall’Istat nelle sue previsioni demografiche dal 2007 al 2051, con l’analisi dell’evoluzione futura del Paese nel breve, medio e lungo termine. Pur tuttavia, sottolinea l’Istat: “I dati di lungo termine vanno trattati con estrema cautela. Le previsioni demografiche divengono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo nelle piccole realtà geografiche”.
La cautela è d’obbligo, quindi, anche perchè l’Istat ha elaborato tre diversi scenari (alto, centrale e basso) in cui i dati variano sensibilmente.
Popolazione totale: La popolazione, infatti, potrà crescere nel 2051 fino a 61,6 milioni (previsione media), arrivare al record di 67,3 mln o scendere addirittura a 55,6 mln facendo registrare una perdita di 3,5 mln di residenti rispetto al 2007.
Nascite e decessi: Tanto le previsioni delle nascite quanto quelle dei decessi sono soggette a una grande incertezza. La previsione secondo lo scenario centrale non lascia alcuna possibilità all’idea di un ricambio positivo delle generazioni per via della sola dinamica naturale. Il saldo naturale, infatti, si presenta negativo già dal 2008 (-5 mila), per poi dilatarsi ulteriormente negli anni successivi. Il saldo naturale oltrepassa, infatti, il valore delle 100 mila unità in meno nel 2018, quello delle 200 mila unità in meno nel 2039, quello delle 300 mila nel 2050.
Anziani e giovani: Tra le diverse ipotesi possono essere colte al più delle sfumature, ma non delle sostanziali differenze riguardo alla crescita della popolazione anziana e al relativo impoverimento della popolazione in età da lavoro. Ad esempio, l’età media della popolazione passa dagli attuali 42,8 anni a 49,2 anni nel 2051 secondo lo scenario centrale, a 48,9 anni secondo lo scenario alto, infine a 49,6 anni in quello basso. Tendenze e livelli finali analoghi, la cui interpretazione non muta l’aspetto centrale della questione demografica presente e futura, in qualunque modo si voglia inquadrarlo.
Stranieri: Nello scenario centrale l’ammontare di stranieri risultante entro il 2051 è di 10,7 milioni (+1,3% l’anno sul 2031), cosicchè il saldo finale rispetto al 2007 è attivo nella misura di 7,8 milioni di residenti in più. Nello scenario alto gli stranieri ammontano a 12,4 milioni (+1,6% l’anno sul 2031) contro i 9 milioni dello scenario basso (+1% l’anno).
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Un uomo sui cinquant’anni, elegante e gentile, questa mattina ha bussato alla porta di Jolanda, 91 anni. Ha detto di essere un carabiniere, che ci sono in giro tanti poco di buono e di essere lì per controllare se era tutto a posto. L’anziana signora lo ha fatto entrare e mentre lui la distraeva, la sua complice ha rubato 400 euro.
Le denunce sono quotidiane. In estate, addirittura aumentano. A Milano nei primi 100 giorni di quest’anno i raggiri ai danni di anziani sono stati 92, in tutto il 2006 si è arrivati a 305 casi. Le forze dell’ordine cercano di limitare i danni e, ad esempio, nel capoluogo lombardo la polizia ha organizzato degli incontri nei commissariati dei vari quartieri dove viene spiegato come difendersi. Le regole da seguire e i consigli utili si trovano anche sul sito della Polizia di Stato, su quello dei carabinieri, su quello di Assoedilizia e sul portale della terza età , Intrage.
La prima precauzione è quella di non far mai entrare in casa sconosciuti, nel caso uno di loro bussi insistentemente, chiamare subito le forze dell’ordine o un vicino. Ricordarsi che gli operatori degli enti di fornitura di luce e gas non sono autorizzati a chiedere soldi e se uno di loro (o presunto tale) si presenta, fare sempre una telefonata di controllo all’azienda. Ma il consiglio più prezioso è quello di cercare di non restare troppo soli.