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Il senatore Marcello Dell’Utri nel tribunale di Palermo | (ANSA/MIKE PALAZZOTTO)
Colpo di scena in aula a Palermo, al processo d’appello a Marcello Dell’Utri: mentre Giuseppe Graviano si è rifiutato di rispondere ai giudici (ha fatto sapere alla Corte d’appello di Palermo di avere inviato via fax un memoriale, da fare pervenire al presidente della Corte), il fratello Filippo ha smentito su tutti i fronti le affermazioni di Spatuzza che ipotizzò dei contatti mafia-Stato all’indomani delle stragi del ‘92/’93: “Non ho mai conosciuto il senatore Dell’Utri né direttamente né indirettamente e quindi non ho mai avuto rapporti con lui”. Collegato in videoconferenza, l’ex boss di Brancaccio smentisce il pentito Spatuzza sul loro colloquio del 2004 in riferimento presunto legame tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Dell’Utri e gli ambienti mafiosi: “Non ho mai detto quelle parole a Spatuzza” dice Graviano “ho tentato di spiegarlo già varie volte ai magistrati”. Anche Cosimo Lo Nigro non conferma quanto riportato dal pentito.
“Ma qui siamo alle comiche, ma come si fa…” è stato il commento a caldo del premier Berlusconi, da Bruxelles. Continua

di Paola Sacchi
“Noi qui e Roberto Maroni in mare a respingere i clandestini. Eravamo un gruppo di amici che volevano prendere a bastonate ‘Roma ladrona’ e siamo riusciti a cambiare le cose. Il guerriero Alberto da Giussano andrà in pensione solo quando avremo la liberazione della Padania”.
Dalla sala di Sesto Calende, dove il Carroccio lancia la sfida alle elezioni comunali, rara enclave rossa del Varesotto verde, gremita di leghisti, giovani soprattutto, domenica 31 maggio si leva un boato “Umberto! Umberto!” e un grido “Secessione”. Ma il Senatùr replica: “Per ora godiamoci il federalismo fiscale”. E lancia i salari territoriali: “La Lega è così piena d’inventiva che è capace di trascinare anche Silvio Berlusconi” avverte il leader del Carroccio e ministro delle Riforme per il federalismo.
“Mi sento tonico, forte, sodo” dice in questa intervista. Il “guerriero Bossi” difende a spada tratta il premier sul caso Noemi (”Tutta una montatura”). Sottolinea la piena fedeltà della Lega al premier: “Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. Niente mani libere, Berlusconi è una brava persona: io non cambio uno che mantiene le promesse”. Quindi, niente ribaltoni come nel 1994, lo testimonia la telefonata con Berlusconi che lo chiama proprio mentre è in corso l’intervista con Panorama. Un saluto al premier lo fa anche Giancarlo Giorgetti, seduto a tavola con Bossi, numero uno della Lega lombarda, e Dario Galli, presidente della Provincia di Varese.
Bossi si aspetta una Lega a due cifre?
Non so. Mi aspetto di vincere nei comuni e nelle province. Quelli mi interessano.
I sondaggi vi danno in forte crescita.
Ma dove?
Vi danno al 10 per cento su scala nazionale, poi in Lombardia e Veneto dovreste fare cappotto…
Io voglio i comuni e le province, tutto il resto è secondario.
Se il risultato della Lega superasse quello delle politiche (8,3 per cento) e in Veneto la Lega arrivasse prima del Pdl, lancereste un’opa sul Lombardo-Veneto?
No, io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. È di ferro. Una volta che la Lega presiederà le province e i comuni io sarò a posto.
Ma se ci sarà il sorpasso in Veneto vi verrà naturale chiedere la presidenza…
Va bene, vediamo.
Pier Ferdinando Casini dice che invece al governo comanderete sempre più voi.
Io sono amico di Berlusconi. Con lui ho un patto. A me Berlusconi piace: è una brava persona.
L’asse del Nord resterà quindi sempre solido, la Lega resterà sempre fedele al Cavaliere o voi vi sentirete comunque anche il partito dalle mani libere?
No, resteremo fedeli. Tratteremo, tratteremo, ma noi sappiamo che Berlusconi è uno che mantiene le promesse e quindi io non cambio l’alleanza.
Niente mani libere?
No.
Uno che sembra cambiare spesso posizione anche sull’immigrazione è il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Avrà i suoi casini, ma lui vuole bene a Berlusconi.
Non crede che aspiri a diventare leader del Pdl o presidente della Repubblica?
No.
E allora perché fa quasi un distinguo al giorno?
Ma per i suoi, per tranquillizzarli, potrebbero sentirsi schiacciati nel Pdl.
Fini potrebbe essere in un lontano futuro il leader del centrodestra?
Per adesso è Berlusconi. E non è giusto per Berlusconi parlare ora di suoi successori. Fini poi non ha alcuna intenzione di fare le scarpe a Berlusconi.
Lei pensa che dietro il caso Noemi ci siano anche spezzoni di poteri forti che vogliono tornare a fare i king maker della politica?
È una bella montatura più legata alla politica della sinistra che ai poteri forti. La sinistra non ha più i voti, non ha un progetto e allora questo le rompe le scatole. Una sinistra che non capisce più niente. La sinistra era sempre stata capace di interpretare la gente, la società , però adesso mi pare non più.
Il segretario del Pd Dario Franceschini ha detto che Berlusconi non è un buon educatore, suscitando l’indignazione dei figli del premier. Come giudica questa uscita?
Quella è una str…
Ma l’orologio dell’attacco a Berlusconi non le sembra che abbia puntato le lancette sulle elezioni? C’erano stati il federalismo fiscale, la sicurezza, la proposta del G8 in Abruzzo.
Ma proprio per quello si sono arrabbiati: le cose andavano troppo bene.
Voi avete voluto riforme condivise sul federalismo, siete disposti a farle così anche sulla giustizia?
Speriamo.
Dipende dalla sinistra?
E certo.
Andrete avanti con la proposta dei giudici eletti dal popolo?
La applaudono anche in Emilia-Romagna. La vogliono anche lì, quindi, la sinistra ci deve pensare.
L’attacco della sinistra a Berlusconi ricorda un po’ la caccia nei confronti di Craxi. La Lega era giustizialista, ha rivisto quella posizione a quasi dieci anni dalla morte di Bettino?
Craxi commise un errore cercando di agganciare i miei. Allora non mi fidai più di lui.
Detto questo non crede che abbia pagato per tutti?
L’ha pagata troppo, troppo.
Se il 21 giugno passasse il quorum e vincesse il sì al referendum sulla legge elettorale, che fareste?
Non ci pensiamo. (chiosa Giorgetti: “È un’ipotesi fantascientifica”, ndr).
Una federazione con il Pdl in un lontano futuro può essere possibile?
Per adesso no.
In Sicilia Raffaele Lombardo ha azzerato la giunta. Pensa che il suo autonomismo coniugato con il vostro federalismo potrà portare a un leghismo nazionale?
La vedo sì questa possibilità di fare un leghismo da Nord a Sud.
Possibilità di elezioni anticipate?
Non esiste.
Vi sentite ancora una costola della sinistra, come vi definì Massimo D’Alema?
Ma no, ma no… Prendiamo il voto degli operai, però noi non siamo per lo statalismo.
Perché non volete abolire le province?
È un problema di identità quello delle province, troppo importante per la politica. Le province hanno un ruolo fondamentale per le strade, le scuole, l’ambiente.
Le scuole sono troppo poco padane?
Le scuole devono ricollegarsi al territorio e quindi ogni regione dovrebbe difendere la sua storia, i suoi dialetti. In Svizzera i cantoni parlano tutti in dialetto.
In 15 anni che il centrodestra e la Lega sono entrati nella stanza dei bottoni potevano fare di più per affermare una nuova cultura diversa da quella ancora egemone della sinistra?
Adesso che è arrivato il federalismo sarà molto d’aiuto. Quando il mondo va tutto in una direzione, tutti gli vanno dietro.
La Lega è stata accusata di lottizzazione perché per poter nominare vicedirettore generale della Rai Antonio Marano ne sono stati piazzati altri tre nella stessa funzione.
Ma che vogliono? Nella Rai non contiamo quasi niente.
Le manca Gianfranco Miglio?
Sì, il professor Miglio manca, era un produttore di idee.
Chi sarà il suo successore?
La Lega.
Come ha commentato sua moglie Manuela le accuse di Veronica Lario a Berlusconi e l’ultimo gossip secondo il quale la consorte del premier avrebbe un compagno?
No, non parliamo di questa roba. Mia moglie Manuela è una che spera che non sia vera la loro crisi familiare.
Auspica che Veronica e Silvio tornino insieme?
E certo.

È ministro della Semplificazione (legislativa) il leghista Roberto Calderoli. Suo compito è quindi ridimensionare, sfoltire e semplificare. E non solo gli elefantiaci tomi delle leggi italiani, ma anche i concetti, le questioni, le opinioni.
L’ultima che ha espresso il ministro del Carroccio, in un’intervista a tutto campo al sito Affaritaliani.it sul caso Noemi è l’esempio perfetto.
La ragazza di cui tanto si è parlato in quest’ultimo mese ha due difetti, per Calderoli: “Non è neanche tanto bella (l’é gnanca tant bela - dice in dialetto il ministro bergamasco, ndr) ed è napoletana”.
“Quindi”, prosegue Calderoli, nel bel mezzo di un tour elettorale a Cinisello Balsamo, “a me interessa zero. E non cado nel tranello…”. Quale tranello?
“Parlare di Noemi per non parlare di quel che ha fatto il governo, che ha fatto tanto e bene. A partire dai quattro ministri leghisti che hanno corso da matti… Bossi, Maroni, Zaia, e se permette anch’io…”.

E allora via con gli altri temi. Un appello a Berlusconi: “Basta con Napoli, torna ad Arcore”. Un rimbrotto al presidente della Camera: “Fini è bravo ma i suoi voti li prendiamo noi”.
Un de profundis per il Pd: “Conquisteremo le piazze rosse: Franceschini si trovi un lavoro, da lunedì sarà disoccupato”.
Una proposta che fa discutere: “Voglio la busta paga federale: più grassa al Nord perché la vita costa di più”.
Una rivendicazione orgogliosa: “A Lampedusa abbiamo fermato il business dell’immigrato”.
E voi che ne dite? Quali di queste affermazioni del ministro Calderoli vi convince di più o di meno?
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La cosa più importante: l’ambulanza. Poi l’ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le “cose” essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro disegni.
Elaborano la paura con fogli e matite colorate. Da quei disegni le neuropsichiatre infantili cercano di capire come e quanto il trauma della scossa è presente nei più piccoli.
Il foglio con l’ambulanza e l’ombrello l’ha disegnato Davide, un bimbo dell’asilo, che ha aggiunto anche delle pistole. Un simbolo di difesa in questo caso, precisano gli esperti, non di violenza.
La violenza è quella che i ragazzini attribuiscono al terremoto. In molti dei disegni dei piccoli ospiti della tendopoli di Piazza d’Armi, la più grande dell’Aquila, ci sono montagne minacciose all’orizzonte, i profili marcati e cime che assomigliano ai denti di una sega. Chi invece ha elaborato positivamente lo stress post-terremoto disegna le montagne come amiche, protettive, i profili sono dolci. Lo fa ad esempio Claudia, una bimba di 10 anni che al centro del foglio mette una casetta tutta di legno, senza finestre. Claudia disegna però se stessa fuori dalla casa, con le braccia aperte, in segno di fiducia. Nel disegno di Robert si intravede invece un bambino spaesato. Sul foglio ha realizzato un grande campo da calcio, ma lui è da solo su quell’erba, non ha amici accanto.
Per qualcun’altro il terremoto è un mostro tecnologico: un bambino, subito dopo il sisma - raccontano le neuropsichiatre - lo aveva disegnato come un robot che “aveva il compito di aprire e pulire la terra”.
Non mancano le elaborazioni mistiche della tragedia: “le case sono tutte rotte - ha scritto una bambina - la mia no, perchè la mamma l’ha salvata con le preghiere”. Laura, infine, una piccola di 5 anni, disegna sul foglio un grande arcobaleno che copre tutti i bambini sul prato, e sopra l’arco una sorta di “madre protettiva”. I bimbi che per Laura sono buoni si trovano sopra il prato, i cattivi, con le pistole, sono esclusi dal tappeto verde. Il titolo del disegno è “Forza Bambini”.
Dai racconti, e dai tanti, colorati disegni, emerge la creatività infantile, tra paura e capacità di adattamento, che si lega magari a cogliere gli aspetti positivi della nuova situazione, accanto alla nostalgia per la vecchia. E così c’è chi scrive della propria felicità di passare tutte le giornate con i genitori: “A volte giochiamo a carte con papà e io mi diverto tanto perchè mi spiace stare così sempre con lui”.

A raccolgiere disegni, sfoghi, racconti delle piccole vittime del sisma - quello di Umbria e Marche, nel settembre 1997 - fu il maestro Antonio Mosciatti, della scuola elementare di Serravalle di Chienti. Li fece parlare, scrivere, disegnare su quella loro esperienza, anche per aiutarli a tirarla fuori. Da una frase, bella e terribile, di un bimbo, è nato anche il titolo Mi tremava anche il sogno del libro, edito dalle Edizioni Scientifiche Magi (pp. 104 - 10 euro)
Qualche stralcio: “La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. ‘Questa è la nostra fine!’, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”, scrive Valentina. “In roulotte ci dormo perchè ancora abbiamo tanta paura del terremoto che non finisce mai: l’ultima scossa l’abbiamo sentita proprio oggi. Era fortissima. Comincio a stancarmi di questa vita. Io voglio che il terremoto finisca perchè voglio tornare a vivere nella mia casa”, sbotta Gessica.
Una Gessica di 12 anni fa a Serravalle, che non appare diversa dai bambini elle tendopoli abruzzesi, e anzi aiuta a capirli, a saperli sentire più vicini.
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Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.
Il VIDEO servizio:
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La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città . Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.
E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.
Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.
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Sotto le macerie 235 corpi, le vittime accertate. Di questi pochi sono ancora senza nome. Il conto dei dispersi è sceso a 11. Una ragazza è stata recuperata viva dopo 42 ore sotto le macerie. Si scava ancora a L’Aquila e nei paesi vicini. A mani nude, dove si pensa ci possa essere ancora qualche superstite. Il lavoro di vigili del fuoco e volontari ha consentito di salvare 150 persone rimaste intrappolate dopo le violenti scosse sismiche. Si lavora invece con piccole ruspe per spostare detriti e macerie dai centri storici e dalle vie di comunicazione.
Poco dopo le 20 un’altra violenta scossa da 5,7 gradi della scala Richter ha scosso L’Aquila ed è stata avvertita anche a Roma, dove un uomo per lo spavento è morto di infarto e nelle Marche. Alcuni edifici già danneggiati sono ulteriormente crollati. “Morti i quattro studenti sotto le macerie della casa dello studente. È una tragedia”. Lo ha detto Ferdinando Di Orio, rettore dell’università dell’Aquila. “Mi hanno comunicato che i quattro ragazzi della casa dello studente, quelli ancora rimasti sotto, di fatto sono deceduti, devono trovare il modo di recuperarli” ha commentato. “È una tragedia: pensare a degli studenti che muoiono così è una sofferenza, mi creda, indicibile. E poi un ospedale inaugurato nel 1999 è clamoroso che sia così in difficoltà . Stiamo pagando un prezzo altissimo”. Erano gli ultimi quattro dispersi nel crollo totale della palazzina che ospitava la residenza universitaria.
E mentre ancora si scava, le zone colpite dal sisma tentano faticosamente di tornare alla vita “quotidiana”. A cominciare dalle reti infrastrutturali: se restano chiusi ai privati i tratti delle strade e delle autostrade che portano in Abruzzo (una misura di sicurezza per consentire le verifiche tecniche e, soprattutto, agevolare i soccorsi del dopo terremoto) è tornata alla normalità l’erogazione di luce e gas. Dopo i primi momenti di black-out i telefoni funzionano in modo regolare.
“Sono tutti sospesi i pagamenti di tasse locali e nazionali per i comuni coinvolti dal sisma”, ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenendo a Radio City su Radio 1. Befera ha spiegato che intanto i pagamenti sono sospesi perché sono chiusi tutti gli uffici pubblici, e quindi anche quelli dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia. E che comunque la sospensione sarà formalizzata a breve in Consiglio dei Ministri, come ha detto oggi lo stesso premier, Silvio Berlusconi. “Ci sarà un decreto ministeriale” ha spiegato “e saranno sospesi tutti i pagamenti di imposte nazionali e locali per la provincia di l’Aquila e per tutti i comuni che hanno subito danni dal sisma. Attualmente sono chiusi tutti gli uffici pubblici e quindi, comunque, nessun pagamento è possibile e nessuna azione sarà fatta da parte di nessuno. Poi faremo il decreto per sospendere ogni pagamento finché un successivo provvedimento non riaprirà i termini. Ma ora i cittadini stiano tranquilli”.
Resta chiuso il tratto compreso tra Tornimparte e Assergi in entrambe le direzioni; A25 Roma-Pescara aperto alle sole auto il tratto compreso tra Sulmona e Bussi Popoli, dove in direzione di Pescara si transita attraverso uno scambio di carreggiata.
Il transito dei mezzi pesanti superiori alle 7,5 tonnellate è vietato sull’intera A24 e A25 e in particolare su quest’ultima autostrada il divieto è esteso anche ai veicoli superiori alle 3,5 tonnellate nel tratto Sulmona e Bussi Popoli.
I mezzi di soccorso possono percorrere regolarmente le autostrade ed il Gruppo autostrade per l’Italia sta supportando gli interventi della Protezione civile. Per agevolare i soccorsi, Autostrade per l’Italia invita a non mettersi in viaggio in direzione dell’Aquila e di lasciare le aree di Servizio Colle Tasso sud, Civita sud e Valle Aterno est e l’area di parcheggio Roviano sud a disposizione della Protezione Civile per l’accumulo dei mezzi di soccorso.
Nel pomeriggio di ieri è ripresa la circolazione dei treni fra L’Aquila e Terni. In aggiunta ai treni di servizio ordinario sono state messe a disposizione “8 automotrici leggere per un incremento dei servizi fra Terni e L’Aquila”. Resta ancora chiusa al passaggio dei treni, “per il completamento degli accertamenti tecnici”, la linea Sulmona-L’Aquila. Sulla linea Terni-L’Aquila il traffico ferroviario sarà gestito dalle 12 stazioni in quanto il fabbricato che a L’Aquila ospitava gli uffici per la gestione a distanza è stato gravemente lesionato dal sisma ed è completamente inagibile. Riattivato anche il traffico ferroviario sulla linea Roma-Sulmona.
È stato sempre regolare il traffico aereo da e per l’aeroporto d’Abruzzo, a Pescara. Mentre l’Ente per l’aviazione civile Enav ha chiuso lo spazio aereo nell’area più colpita, per un raggio di 25 miglia dall’epicentro del sisma e per una altezza di 3,3 chilometri, per evitare ostacoli agli elicotteri dei soccorsi.
Tutte le utenze elettriche dell’Aquilano sono state rialimentate fatta eccezione, per motivi di sicurezza, per quelle relative alle aree dei crolli. Sono state alimentate le tendopoli di Piazza d’Armi, Stadio del rugby, Caserma Pasquali, Via Piccinini, Paganica, Arischia, Fontecchio, San Gregorio, Villa Sant’Angelo, Poggio Picenze, S. Demetrio, Barisciano. Sulla rete gas è in corso la verifica della tenuta delle reti di media pressione, comunque per ora si esclude per ragioni di sicurezza il ritorno all’erogazione del gas nel centro del capoluogo. Enel Rete Gas provvede ad alimentare con carri bombolai il centro di coordinamento della Protezione Civile, quella parte residuale del sito ospedaliero attualmente ancora utilizzata.
Non c’è “nessun problema sulla rete di trasmissione ad alta tensione gestita da Terna”, in seguito al terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, ha assicurato l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, a margine di un’audizione al Senato. “Abbiamo messo, già da ieri, a disposizione della Protezione civile - spiega Cattaneo - i nostri mezzi, tra cui gru, mezzi pesanti e 20 persone. Stiamo supportando - aggiunge l’ad - la distribuzione che presenta qualche area su cui intervenire”.
Le centrali di Telecom Italia non hanno subito danni, né per la rete dei telefoni fissi né per i telefoni cellulari. In alcune centrali telefoniche è stato necessario mettere in funzione i gruppi elettrogeni per la mancanza di energia elettrica. Lo ha fatto anche Vodafone Italia, che ha ripristinato la piena regolarità delle comunicazioni già dalle prime ore del mattino, ed ha messo a disposizione della Protezione Civile tre antenne mobili che potranno essere eventualmente attivate in zone dove sia necessario rafforzare la rete di comunicazioni.
Cinque tir di Poste Italiane sono arrivati all’Aquila per consegnare migliaia di tende in cui ospitare i senzatetto. Da domani i dieci uffici postali mobili inviati nel capoluogo abruzzese e negli altri centri colpiti dal sisma saranno operativi nelle vicinanze delle tendopoli per offrire tutti i servizi ai cittadini rimasti privi del loro ufficio postale di riferimento.
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È tornato il premier. Silvio Berlusconi vuole stare vicino agli abruzzesi. E nel giro di 24 ore rieccolo sui luoghi sventrati dal sisma del 6 aprile.
“Al momento, ci sono 190 vittime identificate e 17 non ancora identificate e 15 dispersi che non sappiamo se siano morti o meno. Potrebbero essersi allontanati da casa senza aver detto nulla. Non lo sappiamo”, ha Berlusconi in una conferenza stampa all’Aquila, precisando che il lavoro di “ricerca dei superstiti continuerà per 48 ore da oggi”.
Drammatico anche il bilancio dei feriti: “Sono poco più di 1.000″ e di queste “100 in condizioni purtroppo difficili”. “Centosettantanove sono stati trasferiti in ospedali abruzzesi” in modo che possano stare vicini ai parenti.
Poi: “abbiamo avuto 150 persone estratte vive dalle macerie e questo è il fatto più positivo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, dopo un sopralluogo nelle zone colpite dal terremoto in Abruzzo. L’Italia ha ricevuto molte offerte di aiuto dagli Stati esteri, abbiamo detto “grazie” ma abbiamo chiesto di “non inviare i loro aiuti”. Berlusconi ha assicurato che “siamo in grado” di fare da soli. Le squadre di soccorso hanno allestito 20 tendopoli in grado di ospitare in tutto 14.500 persone. Sono 16 le cucine da campo attualmente in funzione nei centri di accoglienza che ospitano le persone rimaste senza tetto.
“La prima preoccupazione, il primo compito dello Stato è stare vicino ai cittadini in momenti come questo”, ha sottolineato il premier nella conferenza tenuta nella frazione di Coppito, presso la sede della Gdf. Il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Uso uno slogan che avevo sentito in qualche campagna elettorale anglosassone, ‘people first’, per indicare la nostra filosofia di governo. Bisogna, cioè, stare vicino alla gente”. “C’è la gente prima di tutto - ha insistito Berlusconi -. Questa è la nostra filosofia per la crisi economica e per situazione come questa”.
E per rispondere efficacemente alle difficoltà cui andranno incontro tutti coloro che in conseguenza del terremoto hanno subito danni alle proprie imprese commerciali, il governo “sta studiando di comprendere tra gli ammortizzatori sociali anche i lavoratori autonomi che lamentino la perdita della propria attività . La filosofia del governo è molto chiara: economia sociale di mercato”. Quanto al piano casa, ha ribadito, “mi piacerebbe che dopo quello che è successo si potesse iniziare proprio da qui a fare la prima new town che abbiamo in mente di costruire”.
Ad ogni modo, il premier garantisce tempi “rapidi e certi” per la ricostruzione delle case danneggiate. Quanto allo stato attuale delle abitazioni, “si fa il possibile: non c’è una bacchetta magica che trasformi le costruzioni in case antisismiche. Le nuove costruzioni - ha osservato il premier - dovranno essere realizzate con tecniche antisismiche”.
Mentre un’analisi dei danni ai beni culturali provocati dal terremoto sarà fatto appena possibile, subito dopo la fase dei soccorsi. “Quando sarà possibile faremo l’inventario dei danni e immediatamente ci sarà un piano di interventi” ha assicurato Berlusconi. “Il ministro Sandro Bondi è in attesa di venire qui su domanda di Bertolaso. Ho chiesto al ministro di non venire subito per non congestionare gli interventi di soccorso”.
In conclusione, Berlusconi ha espresso apprezzamento per la rapida reazione messa in campo da tutte le organizzazioni coinvolte nei soccorsi: “Il bilancio della risposta alla tragedia è assolutamente positivo”. E “da domani ci sarà la fase di inventario di tutte le abitazioni, un inventario dei danni che riguarderà ogni stanza e ogni fessurazione”.
Conclusa la conferenza stampa presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppino, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato a fare un sopralluogo nelle zone più colpito dal terremoto. Berlusconi è arrivato a Bazzano, piccola frazione in provincia dell’Aquila, dove è stata allestita una tendopoli con 150 persone. “Non vi lasciamo soli” ha detto incontrando le persone sfollate “non vi preoccupate perchè la ricostruzione sarà rapida”.
E proprio durante una visita alla tendopoli di San Demetrio, Berlusconi ha raccontato di aver ricevuto “una lunga telefonata” dal presidente americano, Barack Obama. Al presidente Usa, il premier ha fatto una fotografia della situazione dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo: “Gli ho detto che se loro vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza, noi da domani faremo l’inventario delle cose da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno prendersi la responsabilità della ricostruzione di beni culturali e chiese, noi saremo lietissimi di avere questo sostegno, questo contributo alla ricostruzione”.
Obama ha apprezzato la proposta: i due leader ne parleranno quando si vedranno a Washington. Berlusconi ha anche ipotizzato che l’impegno possa riguardare un “piccolo quartiere di un paese o un borgo”.
Il leader del Pd, Dario Franceschini, ha comunque sollecitato l’esecutivo ad accettare gli aiuti internazionali: “Di fronte all’emergenza non ci deve essere nessuna polemica, perchè è il momento di unire tutte le forze del Paese”. Secondo Franceschini, è importante che “il Paese sia unito, perché ci sono ancora delle vite da salvare sotto le macerie e persone che hanno perso la casa e hanno bisogno di un tetto, di viveri, di assistenza medica”. Da qui l’invito di Franceschini al governo affinché “valuti con attenzione se non sia urgente accettare le offerte di aiuto che provengono da altri Paesi, che si sono detti pronti a mettere a disposizione le loro strutture di Protezione civile”.