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Purtroppo, inevitabilmente, ci sono anche loro, nell’apocalisse abruzzese: i bambini.
Alcuni morti, tanti feriti, molti sfollati, tutti traumatizzati a vita: anche questo terremoto, che ha raso al suolo interi paesini e messo in ginocchio una regione, ha avuto il suo tributo di vite giovani e giovanissime. Ancora non si conosce il numero esatto delle piccole vittime, ma sono già numerose. E per i bambini terremotati è subito scattata la gara della solidarietà.
Una delle scene più strazianti di questa tremenda giornata, e che probabilmente resterà impressa a lungo nell’immaginario collettivo legato al sisma in Abruzzo, è quella di una mamma che è morta abbracciando i due figlioletti, all’Aquila. I soccorritori li hanno trovati così, avvinghiati, sul letto della loro casa, in una palazzo che si è letteralmente sgretolato. Mamme e bambini morti sotto il crollo delle loro abitazioni anche nel centro storico di Poggio Picenze, un comune dell’aquilano: due mamme e tre bimbi, due dei quali di origine slava così come una delle madri.
All’ospedale dell’Aquila i medici hanno tentato invano di rianimare quattro bambini che erano rimasti soffocati da calcicacci e polvere. Una bimba morta anche a San Gregorio, frazione dell’Aquila, dove però sono tutti salvi altri 40 bambini ospiti di una casa famiglia gestita dalle suore. Vivi, ma feriti, cinque piccoli aquilani che sono stati ricoverati all’ospedale di Chieti. E ora le organizzazioni che si occupano di minori lanciano l’allarme: le vittime non sono solo quelle che muoiono o vengono ferite, bisogna occuparsi anche di tutti gli altri, perché se un terremoto può rivelarsi un’esperienza tremenda per un adulto, i più piccoli, che sono più vulnerabili, ne possono ricevere segni indelebili. Occorre perciò, come ha esortato Save the Children, aiutare psicologicamente i bambini sopravvissuti, alcuni dei quali hanno perso contatto con i propri genitori.
Telefono Azzurro ha messo a disposizione una task forze per aiutare bambini e adolescenti abruzzesi. Unicef Italia ha stanziato 100 mila euro per le esigenze primarie dei piccoli terremotati, auspicando che “il governo metta al primo posto dell’agenda degli interventi nelle zone terremotate i bambini, la loro assistenza e protezione”. E il governo, attraverso il ministero per le Pari Opportunità, sta predisponendo un centro di prima accoglienza medica e ludica a disposizione dei bambini e dei ragazzi colpiti dal terremoto.
Una equipe di medici di Salerno è in viaggio verso l’Aquila, altre ne seguiranno domani, quando il ministro Mara Carfagna sarà nel capoluogo abruzzese per attivare il presidio per i più piccoli, del quale faranno parte esperti di clownterapia, psichiatri e psicologi infantili che col sorriso aiuteranno i bimbi a rimuovere lo shock da terremoto. A disposizione per questa iniziativa 100 milioni di euro. Per i bambini si sono mosse anche le parlamentari, che su iniziativa di Barbara Saltamartini sono pronte ad accogliere anziani e bambini sfollati nelle loro case o, in alternativa, a ospitarli in strutture alberghiere.
Per Save the Children, “c’è bisogno di fornire ai bambini sfollati e alle loro famiglie tutti i generi di prima necessità e i servizi di base, ma ugualmente fondamentale è il supporto psicologico che genitori ed insegnati sono chiamati a fornire loro”. Per supportarli, Save the Children ha sviluppato il seguente decalogo, pubblicato sul sito internet dell’Organizzazione, usato in varie emergenze in tutto il mondo:
1. Niente tv. Continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perchè potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in
corso.
2. Ascoltare attentamente i bambini. Prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito.
3. supporto psicologico. Rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinchè si sentano al sicuro.
4. Accettare l’aiuto di esperti.In caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato.
5. Aspettarsi di tutto - Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie forze. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perchè in grado di capire meglio.
6. Dedicare tempo e attenzione - I bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.
7. Essere un modello. I bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.
8. Imparare dall’emergenza . Anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.
9. Aiutarli a tornare alle loro normali attività. Quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.
10. Incoraggiarli a dare una mano . Aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo.
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Sono 179 i morti, di cui 40 da identificare; oltre 200 quelli che mancano all’appello; oltre 100 le persone estratte vive tra le macerie, almeno 17 mila sfollati. Per il Centro di coordinamento dei soccorsi risultano al momento anche 34 dispersi e circa 1500 feriti.
A più di 24 ore dalla scossa di terremoto che - alle 03,32 di lunedì 6 aprile - ha colpito la provincia dell’Aquila continua a cambiare il bilancio di vittime e sopravvissuti.
Per gli uomini dei soccorsi, è una corsa contro il tempo: con il passare delle ore si affievolisce infatti la speranza di trovare qualcuno ancora in vita sotto le macerie. Così si è scavato per tutta la notte sia all’Aquila che nei comuni limitrofi; operazioni mai interrotte nonostante le decine di scosse che si sono succedute nel corso della notte, la più violenta della quali alle 1.15 con una magnitudo di 4.8.
All’Aquila, alle 2, dopo 23 ore dal sisma è stata tirata fuori viva dalle macerie Marta, una studentessa di 24 anni della provincia di Teramo. Si è scavato anche a Onna, il paese che non c’è più. Delle quattro persone che si pensava fossero ancora sotto le macerie due sono state estratte ormai senza vita nelle prime ore del mattino, mentre le altre due dovrebbero aver lasciato il paesino. In tutto sono 39 le vittime già recuperate nel paese, in cui il 60-70% delle case e’ crollata e il resto è considerato inagibile. Nella tendopoli, intanto, la notte è trascorsa al freddo e in molti hanno preferito dormire in auto, mentre sono proseguiti i trasferimenti verso gli alberghi della costa.
Sono oltre 17 mila gli sfollati all’Aquila e provincia. Lo ha reso noto il Centro di coordinamento dei soccorsi allestito nella Scuola della Guardia di finanza alla periferia del capoluogo abruzzese. Le persone sfollate dai comuni della provincia sono 7.120 mentre più complessa è la situazione all’Aquila perché è andata perduta sia l’anagrafe sia i dati della Prefettura.
In Abruzzo sono in arrivo ulteriori tende per allestire nuove tendopoli mentre molti hanno gia’ lasciato il capoluogo per trasferirsi da parenti e amici o negli alberghi messi a disposizione sulla costa.
Proseguono intanto le scosse di assestamento nell’Aquilano. Dalla forte scossa distruttiva delle notte del 6 aprile sono state registrate finora 280 repliche. “La più forte è avvenuta alle 01:15, con una magnitudo di 4.8″, dice il sismologo Francesco Mele dalla sala sismica dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Prima di questa forte replica, è stata registrata alle 0:47 un scossa di magnitudo 3.6 e successivamente, alle 3:52 e alle 4:12 sono avvenute due scosse di magnitudo 3. Nel frattempo, prosegue Mele, sono partite squadre dell’Ingv per istallare sei nuove stazioni a pochi chilometri di distanza dalla zona in cui è avvenuta la rottura della faglia. Altre quattro stazioni saranno istallate nelle prossime ore.
La prima notte dopo la tragedia è un momento difficile, soprattuto a Onna. È quello in cui le persone che hanno perso la casa, dormendo in auto, lontano dalla propria terra o nelle tende allestite dalla Protezione civile nei vari campi, prendono coscienza, ancora meglio, di quello che è loro capitato. Così è successo nelle frazioni dell’Aquila colpite dal terremoto, come Onna, Paganica, Castelnuovo, Tempera. In pochi hanno raccolto l’offerta di spostarsi a dormire nelle strutture ricettive della costa messe a disposizione. Quasi tutti hanno preferito rimanere vicino alle proprie cose, chi dormendo in auto, che nei vari campi allestiti in poche ore dalla Protezione civile. Non sono mancate le proteste. Per tutta la notte i soccorritori hanno continuato a scavare sotto le macerie, ma non si è riusciti ad allestire una tendopoli in grado di ospitare gli sfollati. Così le persone che hanno perso la casa hanno trovato ricovero chi in auto, chi sotto l’unica tensostruttura montata, creandosi un giaciglio con guanciali e coperte fra le panche e i tavolini. Sono stati 250, invece, i posti in tenda messi a disposizione nel campo sportivo di Paganica. Non sufficienti tuttavia per ospitare tutti gli sfollati di un paese dove metà degli abitanti hanno perso la casa. Per la prima notte è stata data la preferenza ai bambini e agli anziani, mentre gli altri sono rimasti a dormire in macchina o sui pullman dell’Azienda regionale dei trasporti. Nella notte sono poi arrivati altri tir con tende fornite dalla Protezione civile che andranno ad aumentare la disponibilità di questo e altri campi. Con la collaborazione dell’Associazione nazionale Alpini, ieri sera fra le 8 e mezzanotte, sono stati serviti anche 1.400 pasti. “A Paganica” ha spiegato Paolo Vaccari, responsabile del campo per la Protezione civile “c’è una palestra perfettamente sicura, costruita secondo criteri antisismici. La gente tuttavia non è voluta entrarci, ed è comprensibile. Adesso il nostro compito è dar loro sicurezza e aiutarli a rientrare nelle case”. Almeno la pioggia, caduta ieri sera, nella notte si è fermata. La temperatura, tuttavia, è scesa a 4-5 gradi.
E le continue scosse di assestamento hanno fatto rivivere agli sfollati l’incubo della notte precedente.
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È stata una notte di paura, quella che è appena trascorsa a L’Aquila e nei comuni della provincia, dopo il devastante terremoto che ha colpito la popolazione di questa regione. Mentre si cercavano i dispersi tra le macerie e in alcuni edifici crollati a L’Aquila, è stata avvertita una scossa di magnitudo 4,8 sulla scala Richter all’1.15 della notte, proprio durante le operazioni di recupero di Marta Valente, la 24enne studentessa di Teramo che è stata estratta viva attorno alle 2 dagli uomini dal soccorso alpino.
I capelli neri sciolti sulle spalle, le lacrime agli occhi, la mano a stringere un pezzo di coperta, nelle orecchie l’applauso dei soccorritori dopo un silenzio lungo un giorno: Marta ce l’ha fatta.
23 ore dopo la scossa che ha sbriciolato la sua casa nel centro storico dell’Aquila, è uscita viva da quell’inferno di pietre, tubi, calcinacci e vetri. L’hanno tirata fuori gli speleologici del soccorso alpino, dopo 5 ore di lavoro su quello che resta della palazzina di quattro piani in via Sant’Andre. “Un salvataggio molto, molto delicato” racconterà Aldo, lo speleologo che le é stato vicino per tutto il tempo che i colleghi hanno impiegato per liberarla “c’erano travi pericolanti molto vicine. E poi dovevamo fare attenzione a non provocare crolli, mentre tentavamo di liberarle le gambe”.
Marta deve a questi uomini la sua vita, così come a tutti quelli che hanno lavorato incessantemente sulle macerie della palazzina e lo deve alla fortuna. I soccorritori l’hanno trovata stesa sul letto: accanto, a meno di 20 centimetri dal suo corpo, una trave di cemento armato che si è staccata dal soffitto e che è stata la sua salvezza. Ha infatti evitato che sopra la testa e le gambe le finissero le altre due travi che sono cadute perpendicolarmente. La ragazza è rimasta così protetta e bloccata.
Per tirarla fuori i soccorritori hanno smontato parte del letto in modo da abbassarlo e far così scivolare fuori le gambe.
Studentessa di 24 anni della provincia di Teramo, Marta deva anche ringraziare Matteo, un ragazzo estratto dalle macerie dello stesso edificio alcune ore prima di lei. Appena uscito ha segnalato ai soccorritori che lei era incastrata là sotto e ha indicato il punto dove più o meno si trovava. Mentre l’applauso salutava Marta che tornava alla vita, accanto ai soccorritori un padre e una madre con lo sguardo perso e una coperta sulle spalle guardavano verso le macerie. “Nostra figlia è ancora là sotto” ripetevano ai soccorritori senza più voce “tiratecela fuori, per favore, tiratecela fuori”.
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Continuano incessanti le comunicazioni della Protezione Civile a tutti coloro che, in qualche modo e a vario titolo, sono spinti verso le zone dell’Abruzzo colpite dal sisma. Ecco il vademecum della Protezione Civile sul comportamento da tenere in occasione di nuovi movimenti tellurici. Il Dipartimento invita a non mettersi in viaggio verso l’Abruzzo colpito dal terribile terremoto.
Durante la scossa Cercare riparo all’interno di un vano di una porta inserita sotto un muro portante o sotto una trave: se si rimane al centro della stanza, infatti, si potrebbe rimanere feriti dalla caduta di vetri, intonaco o altro materiale.
Sotto i tavoli? No, è pericoloso stare vicino a mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero cadere addosso.
Se si è in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge, potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsnunami
Non precipitarsi per le scale, dopo una scossa sismica sono la parte più debole di un edificio. Per lo stesso motivo non usare l’ascensore che potrebbe bloccarsi.
Se si è all’aperto, allontanarsi da costruzioni e linee elettriche, potrebbero crollare. Stare lontani da impianti industriali e linee elettriche, e possibile che si verifichino incidenti.
Dopo le scosse, assicurarsi dello stato di salute delle persone attorno agevolando così l’opera dei soccorsi. Non cercare di muovere persone ferite gravemente, si potrebbero aggravare le loro condizioni.
Uscire con prudenza, indossare sempre le scarpe, in strada ci si potrebbe ferire con vetri rotti o calcinacci.
Chiudere gas ed elettricità, ricordarsi, prima di uscire di casa, di chiudere gli interruttori generali del gas e della corrente elettrica per evitare di innescare incendi e deflagrazioni.
Andare in uno spiazzo aperto, lontano da edifici e da strutture pericolanti.
Non bloccare le strade, evitare di intasare le strade con le auto: lasciarle libere per i mezzi di soccorso ed evitate di usare il telefono, è necessario lasciare le linee telefoniche libere.
Fare il possibile per raggiungere le aree di attesa individuate dal piano di emergenza.
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Silvio Berlusconi è entrato nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito, una frazione de L’Aquila verso le 14, poco dopo aver sorvolato le zone colpite dal sisma. Il Cavaliere era visibilmente provato e addolorato per quanto accaduto nella notte in Abruzzo.
Accanto a lui nella scuola della Gdf sedevano i ministri dell’Interno e delle Infrastrutture, Roberto Maroni e Altero Matteoli, il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il presidente della provincia e il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente.
Durante la conferenza stampa una lieve scossa di terremoto ha spaventato il premier, che stava parlando in una sala visibilmente lesionata. Berlusconi, che ha annullato tutti i suoi impegni compresa la visita a Mosca, ha spiegato ai giornalisti i danni subiti e ha rassicurato che “Nessuno sarà lasciato solo”.
Rendendo conto della situazione, il premier ha detto che la scossa di terremoto dell 03,32 della mattina “è stata di intensità del nono-decimo grado della scala Mercalli, per una durata di venti secondi”. Il presidente del Consiglio ha detto che “l’epicentro” del terremoto in Abruzzo “ha avuto un’estensione di circa 15 chilometri, colpendo l’Aquila e una parte estesa di sue frazioni. Registriamo un numero record di soccorritori”, ha aggiunto il premier, sottolineando che “nessuno sarà lasciato solo” dall’opera dei soccorritori. Il premier ha precisato che l’epicentro del sisma si è verificato a circa 10-15 km nel sottosuolo.
“Il centro storico dell’Aquila e tutti gli edifici pubblici della città sono inagibili”, ha quindi spiegato Berlusconi chiarendo: “Tutte le scuole che non avranno la certificazione di agibilità resteranno chiuse”.
“Il messaggio che vogliamo mandare è che nessuno deve restare nelle case lesionate”, ha rimarcato il presidente del Consiglio aggiungendo che l’area del terremoto è stata suddivisa in quattro zone, ognuna delle quali avrà un responsabile per i soccorsi e le operazioni necessarie a venire incontro ai bisogni della popolazione.
Verrà allestito un ospedale da campo proprio all’Aquila di fronte all’ospedale, del quale si cercherà di continuare ad usufruire dei servizi rimasti funzionanti. E ha avvertito: ”Nessuno può dire che non ci saranno altre scosse nelle prossime ore o nei prossimi giorni”.
E rimarca: “Credo che adesso sia il momento di non dare luogo a nessuna discussione, bisogna reagire con i fatti, con l’azione, e poi quando avremo sistemato tutte le cose si potrà anche cominciare a discutere sulla prevedibilità o meno di questo terremoto”. “I senza casa sono diverse migliaia - spiega il premier - ma non abbiamo ancora la possibilità di dare un numero che abbia una qualche certezza di approssimazione”.
Quindi l’annuncio: il Consiglio dei ministri si riunirà stasera per “varare gli aiuti economici” relativi agli interventi necessari per l’Aquila e provincia, colpita dal terremoto di stanotte. “Rimango qui a seguire la situazione e a valutare tutto ciò che può essere utile”, ha assicurato Berlusconi al termine della conferenza stampa.
Il premier ha ringraziato le numerose testimonianze di solidarietà che sono arrivate a partire da quella del presidente statunitense, Barack Obama, e di quello russo Dmitri Medvedev.
Il capo del governo ha quindi firmato il decreto per dichiarare lo stato di emergenza nazionale con il quale ha nominato commissario straordinario del governo il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso per gestire la situazione.

Non fa nomi e cognomi, ma l’accusa è circostanziata. E diretta. Il Papa punta il dito contro la speculazione: responsabile dell’attuale crisi alimentare. Che “mette a repentaglio il soddisfacimento dei bisogni di base” ed è “caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi”.
L’appello di Benedetto XVI affinché venga garantito a tutti l’accesso al cibo è contenuto nel messaggio per la giornata mondiale della Pace 2009 (del prossimo 1 gennaio), presentato questa mattina in Vaticano. La crisi alimentare è provocata da “fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessità e le emergenze. La malnutrizione” sottolinea il Pontefice “può anche provocare gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle energie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di povertà. E questo contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sull’andamento della povertà relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri”.
Benedetto XVI individua nelle “cause principali di tale fenomeno” da una parte “il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concentrano nella fascia più alta della distribuzione del reddito e, dall’altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto più velocemente dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei paesi più poveri.
Capita così, ammonisce Ratzinger, che la maggior parte della popolazione dei paesi più poveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi più bassi sia di prezzi più alti”.
Nel ragionamento del Papa, rimane centrale lo sviluppo demografico, causa non di povertà ma potenziale fattore di evoluzione. In questo senso Ratzinger ribadisce la sua condanna dell’aborto e delle politiche demografiche selettive: “Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l’eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani”. Lo afferma il Papa dopo aver ribadito che “le risorse per risolvere il problema della povertà ci sarebbero, anche in presenza di una crescita della popolazione”. Benedetto XVI denuncia come siano “in atto campagne di riduzione delle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi né della dignità della donna né del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli e, spesso, cosa anche più grave, non rispettosi neppure del diritto alla vita”.
Per vincere l’Aids “occorre mettere a disposizione anche dei popoli poveri le medicine e le cure necessarie. Ciò suppone una decisa promozione della ricerca medica e delle innovazioni terapeutiche nonché, quando sia necessario, un’applicazione flessibile delle regole internazionali di protezione della proprietà intellettuale, così da garantire a tutti le cure sanitarie di base”. Il Papa osserva che “le malattie pandemiche quali, ad esempio, la malaria, la tubercolosi e l’Aids, colpiscono i settori produttivi della popolazione e influiscono grandemente sul peggioramento delle condizioni generali di un Paese”. In realtà, conclude il testo, “non si può combattere l’Aids, drammatica causa di povertà, se non si affrontano le problematiche morali con cui la diffusione del virus è collegata: occorre innanzitutto farsi carico di campagne che educhino specialmente i giovani a una sessualità pienamente rispondente alla dignità della persona; iniziative poste in atto in tal senso hanno gia dato frutti significativi, facendo diminuire la diffusione dell’Aids”.
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Il VIDEO servizio: la denuncia Fao, 963 milioni senza cibo
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Continua a battere sul dialogo, il presidente della Repubblica. Non si rassegna Napolitano a che tra i due poli non ci siano convergenze sulle riforme. Questa volta, al termine dell’incontro con i rappresentanti di varie forze politiche riunite nel “Comitato per la Democrazia” (costituitosi pochi giorni fa su iniziativa del Partito Socialista per dire ‘nò ad una riforma della legge elettorale per le Europee che non preveda il voto di preferenza e imponga una soglia di sbarramento), il Capo dello Stato ribadisce “La convinzione, già espressa in precedenti occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in Parlamento”.
Il Capo dello Stato insiste poi sulla scelta diretta dei rappresentanti: “Modifiche in questo campo - prosegue Napolitano - sono state largamente riconosciute in questi anni come opportune e mature ed è stata riscontrata, nel recente passato, una preoccupazione condivisa circa l’esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati, e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta dei loro rappresentanti. C’è da augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata attenzione nel corso della discussione parlamentare sulle norme per l’elezione dei deputati italiani al parlamento europeo.
Quindi Napolitano si sofferma anche sulla necessità di abbassare lo sbarramento previsto al 5%: “E la massima attenzione dovrebbe essere egualmente prestata alla necessità, in particolare per la elezione del parlamento europeo, di non comprimere il pluralismo politico in quelle che sono sue significative espressioni, pur introducendosi disposizioni volte a evitare eccessi estremi di frammentazione nella rappresentanza dell’Italia all’assemblea di Strasburgo. Sono convinto che la discussione in parlamento possa essere aperta, senza rigidità, ad ogni proposta costruttiva”.
Ecco il testo di riforma della legge elettorale per le europee votato in commssione Affari costituzionali da Pdl e Lega e approdato all’esame della Camera. La legge che si vuole modificare risale al 24 gennaio 1979, ed era la più ”vecchia” tra le norme elettorali attualmente in vigore.
Via le preferenze, ci sono liste bloccate - La riforma cancella la possibilità per l’elettore di esprimere da 1 a 3 preferenze della legge attuale, prevedendo, invece, il meccanismo delle liste bloccate che, visto che le circoscrizioni sono 10 saranno in media di 7 candidati.
Sbarramento al 5% - Eleggono europarlamentari solo le liste che sul piano nazionale abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti validi espressi. Nella legge attualmente in vigore non sono invece previste soglie.
Riparto seggi su cifra elettorale nazionale - Il riparto dei seggi avviene in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista secondo il metodo del quoziente intero.
Circoscrizioni salgono da 5 a 10 - Salgono a 10 le circoscrizioni elettorali e saranno: Nord-Ovest (composta dalle regioni Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria); Lombardia; Nord-Est (Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia); Emilia Romagna-Marche; Toscana e Umbria; Centro (Lazio, Abruzzo, Molise); Campania; Sud (Puglia, Basilicata, Calabria); Sicilia e Sardegna.
Arrivano contrassegni “grandi” - Al posto dei contrassegni con le linee per l’indicazione della preferenza arrivano contrassegni “grandi” e ben visibili del diametro di tre centimetri con i simboli dei partiti.
Raccolta delle firme - Le liste dei candidati devono avere sottoscrizioni che vanno (a seconda del numero degli abitanti per circoscrizione) da 5 mila, per gli iscritti nei comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 2 milioni di abitanti a 15 mila nelle liste dei comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 6 milioni di abitanti. Sono esentati solo i gruppi che abbiano un gruppo parlamentare in questa legislatura a Camera e Senato, chi abbia eletto almeno 10 parlamentari e chi abbia almeno tre europarlamentari (nell’attuale legge ne basta uno). Fanno eccezione le minoranze linguistiche.
Parità di genere - Nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore alla metà delle candidature presenti nell’insieme delle liste circoscrizionali.
Tetto alle spese elettorali - La riforma prevede un tetto di spesa per candidati e partiti per la campagna elettorale (ad esempio un singolo candidato non può spendere più della somma tra 104mila euro e 0,02 euro per ogni cittadino residente nelle circoscrizioni elettorali nelle quali si presenta).

“Mi fa tanto piacere sentire che cercherai di scrivere di me sul giornale La Sesia. Ho cercato di far parlare del mio caso in Italia, ma è difficile. La tua iniziativa potrebbe invece aprirmi qualche porta. A volte cambiare è solo questione di incontrare la persona giusta. E per me sei forse tu quella persona”.
Comincia così una delle tante lettere di Kenneth Foster, un giovane statunitense recluso nella Plunski Unit, braccio della morte dove sono confinati i detenuti maschi del penitenziario di Huntsville, in Texas: sarà giustiziato il 30 agosto, non per aver commesso direttamente l’omicidio, ma in base alla law of parties, che riguarda chi in qualche modo favorisce l’assassino.
La missiva di Kenneth è indirizzata a Maria Teresa Osta, Terry per gli amici così come per il giovane di Austin. Una signora di Vercelli che da marzo mantiene una fitta corrispondenza con il detenuto e che sta cercando di mobilitare l’Italia in suo favore: “È una delle poche cose in grado di distrarlo dai pensieri di morte” racconta Maria Teresa a Panorama.it. E infatti, in una lettera datata 17 aprile 2007 Kenneth scrive che si sente “speciale, perché tu hai scelto di diventare mia amica… l’amicizia è come una perla – rara e preziosa e in una situazione così s’impara realmente ad apprezzarla”. E ancora: “Guardiamo alla nostra amicizia come a un giardino: piantiamo e coltiviamo piante e fiori…”.
Dalla sua prigione nel Texas Kenneth scrive spesso, a volte a mano anche se preferisce la macchina per scrivere: “È più facile e si capisce molto meglio. Ecco perché ho chiesto alla mia famiglia di mandarmene una nuova” scrive a Maria Teresa “ma ti ringrazio per esserti offerta di spedirmela tu. Il fatto è che non possiamo ricevere dall’esterno oggetti come questo. Bisogna inviare il denaro al fondo della prigione, che poi si occupa di acquistarli”.
Pagine di vita quotidiana dal braccio della morte. Un diario quotidiano che si fa più emozionante quando Kenneth ricorda con l’amica italiana le sue vicende personali. “Sono felice che le foto ti siano piaciute”: si riferisce a quelle della figlia Nydesha di 11 anni. La loro storia è complicata e per non dilungarsi troppo il giovane invita Terry di visitare i siti che parlano di lui:(qui, qui e qui). Di fatto, Nydesha va a trovarlo appena può, quando è in vacanza dalla scuola, insieme con Nicole, la madre che Kenneth non ha sposato: “La piccola viene a farmi visita ogni estate e per questo provo molto rispetto nei confronti di Nicole: ha fatto in modo che la bambina restasse nella mia vita. Molti prigionieri non sono altrettanto fortunati: i figli sono usati spesso come strumenti di vendetta”.
Ad alleviare la sua quotidianità c’è anche la musica. “Possiamo ascoltarla solo attraverso la radio” perché ai detenuti non è permesso di tenere nelle celle uno stereo con cd o cassette. Ma la radio è in fondo un ottimo mezzo per mantenere i contatti con il mondo: “Sulle frequenza di Kdol, ogni domenica tra le 13 e le 18 c’è poi una trasmissione sulla pena di morte” scrive Kenneth “dove i familiari dei detenuti possono partecipare telefonicamente o lasciare dei messaggi via email che poi vengono letti in diretta”.
Maria Teresa ha ingaggiato da qualche tempo una battaglia molto personale per salvare il suo amico. E non si è fermata, nemmeno davanti alla data dell’esecuzione: “È innocente, lo so”, ripete. E non è la sola a sostenere questa tesi. Per fare pressioni perché al detenuto sia concessa la grazia si sono costituite varie associazioni italiane e internazionali, e si è schierato anche il Comitato Paul Rougeau, che ha aperto un conto corrente postale ad hoc i cui soldi dovrebbero essere utilizzati, secondo quanto dichiarato, per pagare gli avvocati di Kenneth.
“Ma ormai siamo agli sgoccioli: il 30 agosto è vicinissimo e bisogna mobilitare molta più gente e mezzi di informazione”, è l’ennesimo appello di Terry.
Il VIDEO musicale sulla vicenda di Kenneth Foster: