Leggi tutte le notizie su:
Arcigay
Se i dati diffusi da Arcigay sono corretti, se cioè il 17% degli omosessuali italiani avesse figli nati da un precedente matrimonio, in Italia ci sarebbero circa 100 mila bambini con genitori gay: lesbiche che si sono fatte inseminare (all’estero), oppure uomini e donne con figli che, a un certo punto della loro vita, hanno scelto di vivere più liberamente la propria omosessualità. Senza per questo - ovviamente - rinunciare ad allevare i loro figli. È davvero un problema? Continua

La Casa circondariale di Empoli, in località Pozzale | (Carlo Sestini)
Il carcere di Empoli si prepara a fare spazio alle trans.
Un decreto ministeriale del 20 ottobre 2008 ha trasformato l’Istituto a custodia attenuata (dove cioè la funzione rieducativa della pena assume maggiore importanza rispetto a quella retributiva, offrendo maggiori opportunità al detenuto di riabilitarsi e di auto-sperimentare il grado di maturità e responsabilità raggiunta) della città toscana nel primo carcere italiano per transgender. Continua
- Tags: alunni, Arcigay, discriminazione, Fabrizio-Marrazzo, gay, lesbiche, omosessuali, preside, professori, scuola, studenti
-

“Gli omosessuali sono persone che non condivido, e se mi capitasse di incontrarne ne starei bene alla larga, certe persone devono essere evitate meno male che qui in classe non ci sono”. Lezione di omofobia all’Istituto tecnico industriale Armellini di Roma?
Stando alla denuncia fatta da alcuni studenti, che hanno segnalato le frasi alla Gay Help Line dell’Arcigay di Roma, sembrerebbe di sì.
Ma tutto è ancora da verificare: il prof. (o una prof.) deve essere ascoltato dal preside dell’istituto per sapere se abbia dato veramente questo consiglio agli studenti o se, invece, non si sia trattato di un tiro mancino degli alunni verso un insegnante antipatico.
La notizia della frase omofoba è stata resa pubblica ieri dal presidente dell’Arcigay Roma e responsabile del numero verde 800.713.713, Fabrizio Marrazzo: “Circa 15 giorni fa” racconta Marrazzo “la Gay Help Line di Arcigay ha ricevuto la prima di tre distinte telefonate susseguitesi nei giorni seguenti per segnalare la dichiarazione di un insegnante di un Istituto tecnico nei pressi del quartiere San Paolo-Ostiense.
“Dichiarazioni fortemente discriminatorie verso lesbiche, gay e trans” sostiene il presidente di Arcigay Roma “che hanno provocato un duplice effetto, da un lato l’indignazione da parte degli studenti lesbiche e gay, e dall’altro un rafforzamento della condizione dei bulli della classe, che ora si sentono maggiormente liberi di prendere in giro le lesbiche ed i gay”.
Il preside dell’Istituto tecnico ha convocato immediatamente l’insegnante per chiarire quanto è successo: “Non ne ero a conoscenza fino a ieri pomeriggio quando mi ha telefonato l’Arcigay” spiega il dirigente. “È una frase che mi fa inorridire ma ho parlato con l’insegnante e mi ha dato un’altra versione dei fatti”.
Il docente - contattata da Repubblica, chiedendo l’anonimato - smentisce categoricamente l’accaduto: “Con anni di insegnamento ed esperienza alle spalle, non avrei mai avuto l’ingenuità di dire una cosa del genere, né in classe né fuori, neanche se lo pensassi. È importante riflettere su ciò che l’alunno, chiunque egli sia, ha recepito delle mie spiegazioni poiché non ho veramente idea di cosa possa aver generato questo equivoco”.
Spiegazioni che sembrano non convincere Marrazzo. Che ha contattato la scuola per chiedere di fare delle “azioni di formazione. I casi di discriminazioni nelle scuole sono in crescita, per questo chiediamo” ha concluso “l’intervento delle istituzioni”.
“La nostra è una scuola democratica, ma è chiaro che non posso avere il controllo su cosa dicono tutti i nostri insegnanti” spiega il preside “ma dispiace che gli studenti non siano venuti a parlarmene di persona. Li avrei ascoltati. Avvierò un procedimento amministrativo, per valutare se ci sono gli estremi per una sanzione disciplinare, che può andare dall’ammonizione alla censura” spiega ancora. “Chiederò di confermare l’accaduto e poi deciderò”. Chiede di fare piena luce l’assessore provinciale alla Scuola, Paola Rita Stella.

Bologna alle urne per le comunali nel 2008? Se il suo sindaco, Sergio Cofferati, non le esclude, il deputato Franco Grillini (presidente onorario Arcigay, ex Ds, ora approdato ai Socialisti per la Costituente), fa di più. Si candida.
Scatenando una gragnola di dichiarazioni, a partire proprio dal primo cittadino bolognese, che ha commentato lapidario: “Grillini candidato per il centrosinistra? Non ci credo neanche se lo vedo”.
Dal canto suo, lui, intercettato da Panorama.it risponde secco: “Voglio ripetere l’esperienza di Bertrand Delanoe, il politico francese che prima di diventare sindaco di Parigi è stato per 25 anni in consiglio comunale e che non si è mai candidato alla Presidenza della Repubblica, come invece hanno fatto diversi politici d’oltralpe, perché voleva migliorare le condizioni dei cittadini. Io dico la stessa cosa per rendere Bologna più bella”.
Ma non è un po’ presto per le candidature? Fino a prova contraria, le elezioni saranno fissate nel 2009.
Non sono stato io, ma il sindaco a dire che vuole andare a lezioni anticipate. A tutti coloro che hanno parlato di candidatura prematura, rispondo quindi che la loro eventuale proposta rischia di essere ritardataria. E poi io sono un candidato naturale di questa città. Sono bolognese, parlo con un accento bolognese, sono stato presidente di commissione provinciale e due volte deputato. Sono una persona che conosce benissimo la sua città e i suoi problemi. Nessuno me lo può contestare.
È però vero che il fuoco di dichiarazioni è stato incrociato. Gian Guido Naldi, di Sinistra Democratica, ha detto ad esempio che, considerati i voti che ha la possibilità di prendere, lei potrebbe fare al massimo il sindaco di Pianoro, la sua città natale.
Intanto fare il primo cittadino di Pianoro non è affatto una cosa indegna. È tra l’altro anche la città di residenza di Luca Cordero di Montezemolo. E poi queste dichiarazioni sono tutte funzionali a giochi di tattica per rientrare nel Partito Democratico.
Qualcuno le ha però pure ricordato che non molto tempo fa lei era stato ospite di Matrix, ed era proprio uno dei difensori più attivi della linea dura di Cofferati.
Francamente non capisco come facciano a parlare questi esponenti. Insieme a me, c’erano anche loro. Se dobbiamo fare autocritica, la dobbiamo fare tutti. La mia è una candidatura fuori dalle logiche partitiche così come da quelle dei poteri forti. L’unico obiettivo è rendere Bologna ancora più bella, e non utilizzare la poltrona di sindaco per avere una vetrina nazionale, come fanno invece certi altri.
- Tags: Arcigay, atti-osceni, bacio, bisex, Circolo-Mario-Mieli, Colosseo, Dico, gay, lesbiche, pride, pudore, Roma, transgender
-

Pensavano fosse amore. E invece erano atti osceni in luogo pubblico.
Ma non ieri sera, a Roma, dove è andata in scena la versione romantica, cicale e ponentino compresi, del gay pride.
A quattro giorni dal “fattaccio” dei due ragazzi fermati dai Carabinieri perché rei di un bacio troppo appassionato, un centinaio di omosessuali romani si è dato appuntamento per un manifestazione di solidarietà, per rivendicare l’orgoglio gay e il diritto a potersi scambiare tenerezze senza essere denunciati.
Nessuno prende in considerazione la versione dei militari e cioè che il bacio non fosse tale, ma qualcosa di più, qualcosa oltre il cosiddetto “comune senso del pudore”. “E invece no” - dicono i ragazzi di via San Giovanni in Laterano, la via dei locali come il Coming out, la strada con vista sul Foro Romano che in molti hanno già ribattezzato Gay street: “Quei Carabinieri erano nuovi della zona, inesperti, qui tutti conoscono la nostra comunità e sanno come ci comportiamo: mai oltre”.
Sotto la luna, all’ombra del Colosseo e alla luce dei flash si sono baciate una trentina di coppie. A fare da guardoni – invitati, però - dieci telecamere e un pattuglione di una ventina di cronisti, con fotografi al seguito. Tutti ad inseguire i baci, appassionati e poco naturali, che ragazzi, ma non ragazze, si sono dati a favore dell’obiettivo. “Una sera siamo stati aggrediti a Trastevere – raccontano Nico e Michelle – abbiamo chiamato il 112 e i Carabinieri sono arrivati dopo 50 minuti. Vi sembra giusto? Forse erano a caccia di coppiette”.
Al Colosseo sventolavano le bandiere del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, ma non quelle dell’Arcigay che ha organizzato una manifestazione fotocopia per il 2 agosto.
I baci dividono, i baci uniscono; i baci, a volte, causano guai. Le conseguenze dell’amore.
- Tags: Arcigay, Circolo-Mario-Mieli, coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, Fausto-Berinotti, gay-left, Gay-Pride, margherita, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Rossana-Praitano, sinistra, unioni-civili
-

Molisana, 40 anni, trapiantata da anni a Roma (dove vive con la sua compagna). Un impiego in banca e un ruolo da presidente nel Circolo Mario Mieli. Lei è Rossana Praitano, uno dei tre portavoce nazionali del Gay Pride. Ha poco tempo per rispondere perché “impegnatissima nell’organizzare la manifestazione di domani. Sono alle prese con tubi, luci, musica.”
Ma come: vi si accusa di essere una lobby potente e invece tocca al presidente del Mieli fare bassa manovalanza?
La risposta è già nella domanda. Io sono una semplice volontaria dell’Associazione Mieli. Che va avanti proprio grazie alla forza (anche economica) di tanti altri volontari. Quindi, dov’è tutta quella ricchezza di cui ci accusano?! Se fossimo ricchi, crede che io mi chiuderei in un ufficio per otto ore? Se poi l’obiezione è che ci sono gay tra i dirigenti d’azienda o tra i politici, rispondo che ce ne sono anche tra gli operai, gli studenti, le casalinghe…
Perché un eterosessuale dovrebbe partecipare al Pride di domani?
Per mille buone ragioni che si chiamano diritti. Domani si sfilerà per Roma, si festeggerà l’orgoglio Lgbt, certo. Ma soprattutto si chiederanno diritti per chi ancora non li ha. Una richiesta che anche un eterosessuale dovrebbe sostenere, se ha a cuore la crescita civile e democratica del Paese.
Ammetta: vi sentite un po’ gli anti Family Day?
Sì e no. Sì perché della manifestazione dello scorso 12 maggio non abbiamo condiviso i contenuti: la rigida e assoluta difesa di un solo ed esclusivo tipo di famiglia, il modello cattolico, stile Mulino Bianco. E no perché appunto, noi siamo per la famiglia. Anzi, per la pluralità delle famiglie, per i diversi tipi di unione, ai quali vanno garantiti diritti e rispetto.
Il Cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, dice: “I gay sono una minoranza che vuole imporre suoi valori”.
(Ridendo) La Chiesa ribalta sempre i concetti. Siamo una minoranza di 10 milioni in Italia. E come tale chiediamo tutela giuridica. Chiedere difesa non è imporre la cultura, no?!
Cosa risponde a quelli che “saranno a Roma col cuore”, ma non sfileranno fisicamente?
Se il riferimento è al presidente Fausto Bertinotti, capiamo. Ha un ruolo istituzionale: normale che non scenda in piazza. Diverso il discorso su Fassino e la Pollastrini. Sul segretario Ds, vorrei sbagliarmi ma credo che pesino le tribolazioni del Pd. I Ds ci sono sempre stati al Pride. Anche quest’anno ci sarà una loro rappresentanza. Ma aderire stavolta è stato un parto molto travagliato e ciò che mi preoccupa è che dietro quel parto ci siano scelte di convenienza politica. Stesso discorso per Barbara Pollastrini. Con noi, tutti i partiti del centrosinistra hanno preso degli impegni. Noto però che solo alcuni li stanno mantenendo, quelli che sfileranno con noi domani: Prc, Pdci, Verdi. Altri si sono dimenticati le promesse fatte e con loro verrà la resa dei conti.
Tre nomi che vorrebbe vedere in sfilata.
Gliene dico quattro. Fassino, appunto, perché significherebbe molto politicamente. Anche in vista del futuro Partito Democratico. Poi: il ministro Pollastrini, il premier spagnolo Zapatero - uno che sta dimostrando come si guida un Paese in crescita senza tralasciare ai diritti delle minoranze - e Barbara Streisand, come icona mondiale dello spettacolo e della cultura, impegnata per il cambiamento della società civile.
Ci dica che sabato non sarà la solita “carnevalata”…
Non è mai stata una carnevalata. Una festa, piuttosto. E alle feste c’è chi va incravattato, chi coi seni al vento. Il problema sono i trans, le drag, i travestiti che aprono le parate dei Pride? Vorrei ricordare che nel ‘70 le femministe strappavano in piazza, per protesta, i loro reggiseni. E grazie alla loro rivoluzione ora le donne possono vantare diritti che prima manco si sognavano. Noi siamo gli allegri e festosi eredi di quella rivoluzione positiva, di quei reggiseni strappati.
Nel senso che in sfilata ve li dimenticate?
Anche.
Slogan della festa?
“Parità-Dignità-Laicità”: un po’ alla maniera della Rivoluzione francese. E poi tanta musica, dalla Carrà a Madonna. Anche se l’inno ufficiale è tratto dal cd di Daniele Silvestri: Gino e l’Alfetta.
- Tags: Arcigay, Circolo-Mario-Mieli, coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, Fausto-Berinotti, gay-left, Gay-Pride, margherita, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Rossana-Praitano, sinistra, unioni-civili
-
Domani Roma vivrà il Gay Pride 2007.
Ad aprire il corteo sarà il carro del Coordinamento Roma Pride. Un autobus inglese a 2 piani completamente rivestito con le parole d’ordine del Pride: “Parità-Dignità-Laicità” - un po’ alla maniera della Rivoluzione francese - sul quale La Karl Du Pigné, speaker ufficiale della manifestazione, indosserà un vestito medioevale a testimoniare lo stato dei diritti del movimento Lgbt (Lesbian-Gay-Bisexual-Transgender), che nella capitale si ripropone in un contesto nazionale dopo il Pride di Torino del 2006 e, soprattutto, dopo il Word Pride del Giubileo-2000 proprio a Roma.
Attesi, dunque, decine di migliaia di partecipanti: “C’è stata una fortissima mobilitazione e abbiamo una grande fiducia” nella riuscita dell’evento, spiega Aurelio Mancuso, uno dei tre portavoce del Roma Pride, “l’obiettivo è arrivare a 200 mila. Se saremo di più sarà una grande vittoria, anche perchè non abbiamo i mezzi anche economici di partiti, sindacati o della gerarchia cattolica”. Nella parata sfileranno anche 40 carri (quelli di Arcigay, il carro degli Orsi con una piscina, il trenino delle Famiglie Arcobaleno, i tre carri del mondo lesbico e i carri dei locali commerciali, i carri della CGIL, di Amnesty International, dell’Unione degli Studenti e dei Partiti della Sinistra) con musica, colori e palloncini.
Il corteo partirà da Piazzale Ostiense alle 16 e terminerà in piazza San Giovanni. Passerà per Piazza di Porta San Paolo, viale della Piramide Cestia, viale Aventino, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, piazza del Colosseo, via Labicana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto sino a giungere a piazza di Porta San Giovanni. “L’arrivo a Piazza San Giovanni è dovuto al fatto che questa piazza, tradizionale luogo di ritrovo delle grandi manifestazioni popolari (ultimo il Family Day cattolico, ndr) e punto di arrivo delle marce legati ai diritti e alla pace ed è l’unica in grado di contenere le centinaia di migliaia di persone che attendiamo per l’evento”, sottolinea Rossana Praitano, altra portavoce del Pride. A San Giovanni, poi, prenderanno la parola sul palco alcuni rappresentanti del movimento Lgbt, delle associazioni gay e quattro parlamentari omosessuali: “Non salirà nessuno politico, ci sarà spazio solo per il movimento e per la sua gente”, precisa ancora Mancuso.
La kermesse dovrebbe terminare per le 20, subito dopo (dalle 22 all’alba) la festa di chiusura Euphoria al Villaggio Italia.
- Tags: Arcigay, Aurelio-Mancuso, coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, gay-left, Gay-Pride, margherita, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Romano Prodi, sinistra, unioni-civili
-

Patrocinio o non patrocinio, questo il problema.
Se sia cioè più utile al governo non solo aderire al Gay Pride 2007, sotto lo slogan “Parità, dignità, laicità”, che sabato 16 transiterà per Roma, (da piazzale Ostiense a Piazza San Giovanni), ma farlo con tanto di timbro della Presidenza del Consiglio.
In questo nuovo dilemma rischiano di precipitare il centrosinistra e l’esecutivo di Romano Prodi. Caso sollevato, in realtà, dalla Cdl ma esploso soprattutto quando i teodem della Margherita, Emanuela Baio, Paola Binetti e Luigi Bobba, hanno letto sia il documento che la piattaforma politica della manifestazione: “Le manifestazioni clericali contro qualsiasi tipo di riconoscimento delle relazioni extra matrimoniali sono il segno tangibile di una volontà prevaricatrice e anti democratica da parte di istituzioni che, violando persino il Concordato, si vogliono sostituire alle istituzioni repubblicane democraticamente elette.”
Senza troppi giri di parole, un durissimo j’accuse contro il Vaticano e Papa Benedetto XVI.
E di fronte a queste posizioni, la risposta dei teodem è stata immediata: “Chiediamo alla Presidenza del Consiglio, al Sindaco di Roma e alla Presidenza della Regione Lazio un ripensamento circa le decisione di accordare il patrocinio al gay pride”. Sullo sfondo, inoltre, il mancato patrocinio al Family day del 12 maggio.
Il ministro diessino Barbara Pollastrini, “madre” dei Dico con Rosy Bindi, spiega che il patrocinio lo ha concesso il suo dipartimento che fa capo a Palazzo Chigi, non la Presidenza, ed è stato riconosciuto a questa come a tante altre iniziative: “Il patrocinio del ministero delle Pari opportunità non è al corteo e non è alla piattaforma”. Però lei non ha ancora deciso se esserci o meno: “Concorderò con Prodi la presenza del governo”.
Di fatto accanto a lesbiche e gay, transessuali e transgender sarà un pullulare di ministri: Emma Bonino (Radicali, Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee) Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio), Fabio Mussi (Sd, Ministro dell’Università e della Ricerca) e Paolo Ferrero (Prc, Ministro della Solidarietà Sociale), oltre ai segretari Franco Giordano di Rifondazione, Oliviero Diliberto del Pdci e Enrico Boselli dello Sdi.
Contro di loro ha polemizzato la responsabile della Famiglia, Rosy Bindi. “Riconosco la libertà di manifestare e di aderire. Ma non da parte dei ministri, dato che c’è una netta differenza tra il documento politico del Gay pride e le posizioni del governo su matrimoni e adozioni”. Stessa scelta per il segretario Piero Fassino, che ci sarà solo “col cuore”, facendo insorgere la componente omosessuale dei Ds, Gay left.
Dunque l’aria che tira è questa: oltre agli striscioni (annunciati) contro Romano Prodi e il suo governo, accusato di latitare sui diritti; oltre ai carri e alle maschere contro il Papa e il Vaticano; oltre ai bambini in sfilata insieme ai due padri o alle due madri; alle lacrime in ricordo di Matteo, il sedicenne suicida di Torino… sarà un Pride dai toni accesi: la prima grande manifestazione politica dopo il Family day, anzi: “La nostra risposta al Family day“, come la definisce Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay.
Tanto poi tocca al premier Prodi pronunciarsi e mediare.