
Scene di esultanza davanti al tribunale di Monza
«L’esercizio del diritto costituzionale a manifestare pacificamente non deve degenerare in inammissibili disordini e scontri provocati da gruppi estremisti». Lo scrive in una nota il capo dello Stato Giorgio Napolitano. A suscitare la dura reazione del Quirinale, gli incidenti avvenuti domenica pomeriggio ad Arcore (Monza), a margine della manifestazione indetta dal «Popolo Viola» (cui hanno partecipato circa cinquemila persone) per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio nei pressi di villa San Martino. Anche per Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che ha chiesto per i fermati una «condanna esemplare», «la protesta è sempre legittima ma quando diventa atto di violenza e si lanciano sassi e bottiglie contro i poliziotti non c’è giustificazione che tenga». Continua
- Tags: Arcore, attacco, Avvenire, Cei, divorzio, giornali, Pd, premier, Silvio Berlusconi, veronica-lario, vescovi
-

Amareggiato ed indignato per l’annuncio di sua moglie di voler divorziare, Silvio Berlusconi deve fare i conti con i risvolti politici della vicenda con Veronica.
Già lunedì, il leader del Pd Dario Franceschini affondava il suo commento: “Berlusconi la smetta subito di dire questa cosa patetica che ci sarebbe stato un complotto e chi lo ha sobillato e preparato sarebbe la sinistra. Noi ci siamo comportati da persone serie. Lui eviti di dire cose patetiche solo per coprire il merito e depistare l’attenzione degli italiani”. “Qui di patetico c’è solo Franceschini, perché pensa che gli italiani credono alle chiacchiere dei giornali e non a ciò che di concreto fanno Berlusconi ed il governo”, controreplica il portavoce del premier Paolo Bonaiuti.
Passano 24 ore ma il caso non si sgonfia. E non tanto per la “battuta” di Tom Hanks all’Auditorium di Roma per l’anteprima mondiale di Angeli e demoni “Vedo dei posti liberi lì in sala. Mister e Mrs. Berlusconi si dovevano sedere là . Che facciamo li aspettiamo per cominciare la proiezione?”. Frase accolta da una grande risata e un applauso del pubblico.
Ma tra moglie e marito ci mette (anzi, punta) il dito anche la Cei. Con un duro attacco al premier dalle colonne della prima pagina del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire: “Sappiamo che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a creare. Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, all’anima del Paese”.
Scrive così il quotidiano dei vescovi, esplicitando una certa preoccupazione perché “la politica e lo spettacolo, in un abbraccio mortifero, hanno dato nell’occasione il peggio di sé”. Premettendo che “a nessuno è lecito usare i disastri altrui come arma politica e a nessuno dovrebbe essere concesso di sguazzare là dove sono in gioco i sentimenti delle persone e la vita di una famiglia”, l’Avvenire puntualizza che “ciò che farebbe ridere in una puntata del Bagaglino non può non preoccupare i cittadini che di tanto ciarpame alla fin fine farebbero volentieri a meno”.
Nell’editoriale il quotidiano non risparmia nemmeno la first lady per essersi rivolta prima “alla maggiore agenzia giornalistica per commentare le discutibilissime scelte del marito-premier” e poi a due tra i più grandi giornali italiani “per metterlo idealmente alla porta”. Ma le critiche più sferzanti sono per il premier, “Il presidente esuberante, con un debole dichiarato per la gioventù delle attrici in fiore” che “pur avendo scelto la guasconeria come arte del consenso ora scopre di colpo il basso profilo e la privacy”.
E ancora: “Non ci è piaciuto quel clima da scambio di ‘favorini’ veri, falsi o presunti tra amici e amiche. E ci ha inquietato lo spargersi, tra alzatine di spalle e sorrisetti irridenti o ammiccanti, di un’altra manciata di sospetti sulle gesta del presidente del Consiglio. Il sospetto per chi gestisce la cosa pubblica può essere persino peggiore della verità più scomoda. E comunque prima o poi, arriva il momento del conto”.
Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi
Il VIDEO servizio:
“Sono preoccupato e dispiaciuto, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti”.
All’indomani dell’annuncio della moglie Veronica Lario di volere divorziare, il premier Silvio Berlusconi non nasconde il suo stato d’animo e, in due interviste ai direttori di Corriere della Sera e Stampa, dice: “Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali”.
A chi gli chiede se sia ancora possibile salvare un rapporto che dura da quasi trent’anni, di cui diciannove di matrimonio, il premier risponde: “Non credo, non so se lo voglio io questa volta. Veronica dovrà chiedermi scusa pubblicamente. E non so se basterà . È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo. È davvero troppo”. E ancora: “Veronica è caduta in un tranello. E io so da chiè consigliata. Meglio, sobillata”.
Per Berlusconi, in questi giorni, i media hanno “preso le parole della signora, le hanno amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi”. Il presidente del Consiglio chiarisce le ultime polemiche, sulla festa della diciottenne Noemi a Napoli e sulle liste del Pdl per le Europee.
“Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. È una cosa che non posso sopportare. Io” spiega sulla sua presenza alla festa di Casoria “sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro”.
Poi, sulle candidate per un seggio a Strasburgo, dice: “Non avevamo messo in lista nessuna velina e quelle tre che sono state escluse all’ultimo minuto erano bravissime ragazze, con ottimi studi. E che male c’è se sono anche carine? Veronica ha creduto alle tante cose inesatte scritte in questi giorni”.
E adesso? “Andrò per avvocati anch’io” annuncia Berlusconi “ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione, ma è meglio lasciar stare”.
Infine, con le Europee alle porte, il premier si dice tranquillo per i sondaggi: “No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli”.
Il VIDEO servizio:
LEGGI ANCHE: Veronica Lario chiederà il divorzio da Berlusconi - Veronica: sulle donne ciarpame senza pudore - Ecco le Eurocandidate per il Pdl: Matera, Comi e Ronzulli. In corsa per Strasburgo
- Tags: allevatori, Arcore, Cia, confagricoltura, Gemonio, governo, Luca-Zaia, marcia, ministro-delle-Politiche-agricole, quote-latte, trattori
-
Le prime decine di trattori provenienti dalle province lombarde e anche dal Piemonte sono entrate poco dopo le 10 nel piazzale di fronte al centro commerciale di Villasanta, a poca distanza dall’abitazione del presidente del Consiglio ad Arcore, per la manifestazione organizzata da Confagricoltura e Cia contro il decreto del ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, sulla distribuzione delle quote latte.
Altre centinaia di trattori, più di mille secondo i manifestanti, sono partiti all’alba dalle province di Cremona, Brescia, Bergamo, Mantova, Milano e Lodi. I manifestanti di Varese, Como, Sondrio e Lecco hanno invece fatto rotta su Gemonio, in provincia di Varese, dove risiede il ministro delle Riforme, Umberto Bossi.
All’arrivo dei primi trattori i manifestanti hanno esposto striscioni con le scritte “traditi dallo Stato”, “onesto non paga” e “allevatori padani contro Zaia”. Tra i manifestanti ci sono anche il segretario del Pd per la Lombardia, Maurizio Martina e il presidente della Provincia di Cremona, Giuseppe Torchio.
Una delegazione di manifestanti, intorno alle 11, si muoverà in direzione di Villa San Martino ad Arcore.
Tre sono le principali richieste di modifica al decreto promosse dai manifestanti: la rinuncia preliminare al contenzioso da parte degli allevatori beneficiati dal decreto Zaia, la distribuzione delle nuove quote latte non solo ai cosiddetti “grandi splafonatori” e la creazione di un fondo di solidarietà per gli allevatori che in questi anni si sono indebitati per l’acquisto di nuove quote dal valore di almeno 500 milioni di euro. “Chi ha rapinato gli interessi del nord” ha detto Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura “e poi è andato a Roma a fare gli interessi di pochi deve essere cacciato via a calci nel sedere”.
Chiamato, indirettamente, in causa il ministro Luca Zaia non ci sta e rivendica che provvedimento del governo sulle quote latte è stato comunicato e condiviso. Dai microfoni di Radio Padania, ribadisce che “non si tratta di una sanatoria”. Guardando alle proteste il ministro precisa di non aver “scritto il decreto nel sottoscala di casa mia e con pochi amici. Tutti” ha ribadito “avevano ricevuto informazioni”. “Posso confermare” ha proseguito Zaia “di aver parlato con civiltà , di aver comunicato alle associazioni il decreto in tempi non sospetti”.
Il ministro ha respinto quindi le accuse di quanti hanno sostenuto che il decreto costituisca un favore ai furbi e una discriminazione per chi, invece, ha sempre rispettato le regole. “Non è cosi” ha spiegato Zaia. “Avevamo due possibilità : o far fallire le aziende o dare la possiblità di pagare a rate la multa. Sbaglia chi vede in questo una sanatoria perché chi non paga una sola rata perde una quota. Oltretutto è riprorevole che chi lo dice sono persone che hanno rateizzato nel 2003 pagando interessi zero. È stato detto poi” ha proseguito “che questo decreto è per pochi amici: è un’altra bugia riprorevole. La ricaduta ufficiale sarà su 17.200 aziende”. In ultimo, il ministro Zaia ha voluto chiarire l’indipendenza del prezzo del latte: “Non mi si venga a dire che un decreto condiziona il prezzo del latte”.
Il VIDEO servizio:
Guarda le IMMAGINI della protesta