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Sud senz’acqua, Nord inquinato: l’ambiente malato pesa sulla salute degli italiani

Inquinamento

È grave lo stato di salute dell’ambiente in Italia. Nessuna regione si salva e non esistono neanche grandi differenze tra Nord e Sud, tanto è vero che la regione più “virtuosa” è la Basilicata, seguita da Friuli, Val d’Aosta e Trentino, mentre la maglia nera per la qualità ambientale va al Lazio
È questa la fotografia della situazione ambientale delle regioni italiane scattata dal rapporto Osservasalute Ambiente 2008, un’approfondita analisi dello stato di salute dell’ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana realizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma.
Il rapporto (stilato da Antonio Azara, dell’istituto di igiene dell’università di Sassari, da Umberto Moscato, dell’istituto di igiene dell’università Cattolica di Roma e da
Walter Ricciardi, coordinatore dell’osservatorio nazionale
sulla Salute) assegna un punteggio da 1 a 20 alle singole regioni per diversi indicatori di “salute ambientale”: dalla disponibilità di acqua potabile alla conncentrazione di radon nell’aria, dai rifiuti, dalla qualità dell’aria all’inquinamento acustico.

In questa speciale classifica, la Basilicata è quella che si comporta meglio: ha il dato migliore per l’inquinamento da benzene, e una bassa produzione di rifiuti solidi urbani. Bene anche il Friuli, la regione in cui è cresciuta meno la produzione di rifiuti mentre è aumentata la raccolta differenziata, e la Valle d’Aosta (la regione con la maggiore disponibilità d’acqua potabile: 369 litri/abitante al giorno, contro un valore medio italiano di 254 litri).
Maglia nera al Lazio, per colpa soprattutto di una preoccupante concentrazione di radon nelle abitazioni, pari a 119 Bq al metro cubo contro una media italiana di 70. Che a sua volta, spiega il ricercatore Antonio Azara, tra gli autori dello studio: “è superiore alla media europea e mondiale”.
In fondo alla classifica le regioni del sud: condizioni critiche soprattutto per la gestione e la disponibilità di acqua potabile (un cittadino su tre nel meridione non ha rapido accesso all’acqua). Infatti, se in ambito nazionale l’82,3% della popolazione dispone di acqua in quantità sufficiente, nell’Italia insulare tale percentuale viene quasi dimezzata (42,7%) e nell’Italia meridionale la percentuale di popolazione soddisfatta del fabbisogno idrico sale a un modesto 69,9%, rispetto all’87,6% dell’Italia centrale e al 97% circa dell’Italia Nord occidentale e Nord orientale.

Sul fronte rifiuti da segnalare un aumento della produzione. I rifiuti urbani sono cresciuti di oltre 4 milioni di tonnellate (+15%), passando da 28,3 milioni di tonnellate nel 1999, a 32,5 nel 2006. Si diffonde però l’abitudine alla raccolta differenziata. Dividendo per zone, il tasso di crescita dei rifiuti risulta più marcato nel Centro (+21%) e Nord (+13,6%) rispetto al Sud (+12%). In particolare, nel Settentrione risiede il 45% della popolazione italiana che risulta produrre (nel 2006) il 45% dei rifiuti urbani del territorio nazionale; al Centro, il 19,5% della popolazione produce il 22,6% di rifiuti urbani; al Sud, al 35% della popolazione corrisponde il 32,5% dei rifiuti.

Ecco la MAPPA con le luci e le ombre delle regioni d’Italia.

Visualizza Osservasalute 2008: l’Italia è malata in una mappa di dimensioni maggiori

Terremoto in Abruzzo: c’era un borgo di nome Onna. Distrutto al 90%

Operazioni di soccorso a Onna

E adesso, là dove c’erano le case, solo una fila di bare: 22 feretri, messi uno dopo l’altro. Su una popolazione di 350 abitanti. Immagini che mettono i brividi e tolgono il respiro. Complici l’odore e la polvere che ristagnano nell’aria e avvolgono ogni cosa.
Onna non esiste più. Onna è un borgo intermante distrutto, spazzato via, questa notte, dal sisma.
Uno scenario apocalittico quello che si è presentato questa mattina ai primi soccorritori che sono arrivati al paese, a circa una decina di chilometri da L’Aquila, colpito gravemente dal sisma che nella notte del 6 aprile ha fatto tremare l’Abruzzo. “Non c’è più un edificio in piedi, è crollato tutto e ci sono molte persone sotto le macerie” raccontano alcuni testimoni che sono sopravvissuti. Tutti coloro che sono scampati alla furia del terremoto si trovano in strada con le poche cose che sono riuscite a portare fuori dalle abitazioni. E chi non è rimasto ferito sta scavando tra le macerie assieme ai soccorritori.
Tra i morti anche una bimba di otto mesi e pare anche un altro bambino. Non c’è neanche una abitazione che non abbia riportato gravi lesioni. All’ingresso del paese almeno tre gli edifici di cui ormai non si riconoscono più neanche i contorni. La gente del posto osserva in silenzio il lavoro dei vigili del fuoco e degli operatori della protezione civile, dei sanitari del 118 tutti impegnati a ricercare qualche segnale di vita anche flebile provenire dalle macerie.
Piangono le suore di Onna che alloggiano in un edificio scolastico. Raccontano di aver fatto proprio poco tempo fa un’esercitazione antisismica insieme ai bambini del posto. Piangono e cercano di dare conforto alla popolazione, ma l’unica cosa che potranno fare questo pomeriggio sarà una messa, celebrata dal parroco arrivato dalla vicina Monticchio nell’area verde che circonda il paese. Lì dove sono allineati i corpi sotto un albero. Sono appena arrivati intanto due elicotteri, uno della Protezione Civile e un altro dei Vigili del Fiuoco, e un plotone dell’esercito armato di picconi per aiutare negli scavi. Dal primo elicottero sono scese delle unità cinofile per la ricerca tra le macerie degli eventuali sopravvissuti.

Lo smog non cala. E per Legambiente una città su due è già fuorilegge

Un immagine di archivio di Milano avvolta nello smog e polveri sottili | Ansa
L’allarme smog non cambia né diminuisce: anche nel 2008. E per quasi la metà delle 82 città italiane monitorate da Legambiente. Maglia nera per Torino e Frosinone, che da gennaio a fine marzo hanno superato la soglia di legge ben 61 volte.
Secondo la classifica di Legambiente “Pm10 ti tengo d’occhio”, che ogni settimana mette a confronto i livelli di polveri sottili (Pm10) nelle principali città italiane sulla base dei dati registrati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria, non brilla nemmeno Lucca a quota 59 giorni di superamenti, Vicenza a 56 e Modena a 54. Considerando che per essere in regola in materia di polveri sottili non bisogna oltrepassare 35 giorni all’anno con valori giornalieri di 50 microgrammi per metro cubo, dai dati Legambiente sono già 35, cioé il 43% degli 82 centri urbani monitorati, ad aver esaurito il bonus consentito dalla legge per il 2008, con almeno 9 capoluoghi prossimi ai 35 superamenti.
Tra le grandi città, spiega Legambiente, Venezia è a quota 52 sforamenti, Milano a 46, Napoli tocca 43, Roma 37, Firenze 35, Bologna 33, Bari 30, Palermo 23 e Taranto 18. Fra le regioni, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono quelle in cui mediamente si sono registrati dall’inizio dell’anno ad oggi i valori più elevati di Pm10. Chiudono la classifica Ascoli Piceno e Siena con 2 superamenti e Reggio Calabria con 1. “Il quadro è preoccupante” afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente “anche nel 2008, come negli anni scorsi, i livelli di Pm10 in molte città sono decisamente troppo elevati. Il numero di auto circolanti ne è il principale responsabile ma anche con questa consapevolezza, confermata da più parti, non sono state ancora adottate dalle amministrazioni soluzioni alternative valide al mezzo privato”.
Per il presidente del Legambiente “occorrono più mezzi pubblici, dall’autobus al tram, al treno metropolitano, sistemi di car sharing, taxi collettivi, piste ciclabili, e sistemi di penalità come il road pricing che incentivino il trasporto pubblico a scapito di quello privato”.

Il VIDEO servizio:

Le dritte di Altroconsumo: Aria malsana nelle aule scolastiche

Studenti in una classe delle scuole medie | Ansa
Sono proprio le scuole a non dare il buon esempio. E lo rivela un’inchiesta di Altroconsumo: la qualità dell’aria in classe è scadente. La colpa è soprattutto dell’eccessivo affollamento delle aule: troppi ragazzi, troppo poco ossigeno. Ma tra i banchi ci sono anche sostanze tossiche, come le polveri sottili e il monossido di carbonio (che arrivano dalla strada), ma anche l’anidride carbonica o la formaldeide (che proviene spesso da mobilia e vernici) e un tasso di umidità a volte troppo elevato. Dunque non solo fuori, in strada nel traffico, ma anche dentro, tra le quattro mura delle aule, si respira male. L’inquinamento indoor è più che aria viziata: è un misto di veleni dannosi per l’organismo. Anche se le concentrazioni di questi inquinanti spesso sono basse, nulla a che vedere con i picchi di inquinamento raggiunti nelle grandi città, è pur vero che al chiuso si passa la maggior parte del proprio tempo e quindi si è esposti al rischio di un’esposizione di lunga durata. Eppure il problema è sottovalutato. Non ci sono ancora vere e proprie linee guida riconosciute per la qualità dell’aria indoor e il quadro normativo è ancora poco chiaro.
Per la nostra indagine abbiamo visitato 15 scuole medie scelte tra Milano, Bologna, Torino, Roma, Fano e Urbino. A scuola bimbi e giovani trascorrono buona parte della loro giornata; molto più di prima tra l’altro, visto che oggi è prevista un’attività scolastica a tempo pieno. In più i bambini sono una categoria a rischio molto sensibile alle sostanze inquinanti. Dalla qualità dell’aria nelle scuole dipende quindi parte del benessere psico-fisico degli studenti, ma anche del personale docente e non docente che lavora tra i banchi. Conoscere il problema permette di affrontarlo: alcuni comportamenti corretti servono a migliorare l’aria a scuola e a ridurre le concentrazioni degli inquinanti.
Innanzitutto bisogna cambiare l’aria dell’aula durante gli intervalli e i cambi dell’ora. Bastano pochi minuti di corrente d’aria per diluire le concentrazioni di inquinanti. L’aria va cambiata più frequentemente nel caso di mobili nuovi o di lavori di tinteggiatura, che rilasciano formaldeide.
Anche il materiale didattico può essere fonte di inquinamento. Sono da preferire i prodotti ad acqua o a bassa emissione di odori. Gli evidenziatori possono essere sostituiti con matite colorate, che non contengono solventi o altre sostanze tossiche; i colori vanno richiusi con appositi cappucci quando non sono utilizzati; sono da evitare colori o evidenziatori al profumo di frutta (ma con sostanze chimiche tossiche), che invogliano i bambini ad annusarli.
È bene preferire i materiali per le pulizie che richiedono risciacquo, in modo da ridurre la presenza di formaldeide. La manutenzione dell’edificio è importante. Per combattere muffe e umidità, finestre e infissi devono essere controllati periodicamente, gli impianti di riscaldamento sono da revisionare, guasti e perdite non vanno trascurati.


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Le dritte di Altroconsumo: allarme smog, quello che le centraline non dicono

Un immagine di archivio di Milano avvolta nello smog e polveri sottili | Ansa
Come ogni anno alle porte dell’inverno si riaccendono le polemiche sullo smog, ovvero sui rimedi da adottare o già adottati (sempre insufficienti) per tutelare i cittadini. La qualità dell’aria è un diritto fondamentale, perché è un diritto alla salute. I dati ufficiali sullo smog lo dimostrano: l’aria avvelenata delle città non è solo un problema ambientale, ma è anche un’importante emergenza sanitaria. L’inquinamento atmosferico in Europa causa circa 370 mila decessi ogni anno e riduce l’aspettativa di vita di circa 9 mesi. Ogni giorno le centraline delle Arpa, le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, misurano le concentrazioni di inquinanti presenti nelle città. I valori delle polveri sono quasi costantemente superiori alla soglia stabilita per legge, e purtroppo si tratta di una sottostima: il frutto di una media giornaliera, diluita dai più rassicuranti valori notturni. La realtà è peggiore. Passeggiando in città, in mezzo al traffico nelle ore diurne, i picchi di inquinamento respirati dai cittadini sono molto più elevati. Un’inchiesta di Altroconsumo, un viaggio nelle vie dello shopping di Roma e Milano in compagnia di due minicentraline, che hanno misurato minuto per minuto le polveri sottili presenti nell’aria, ha dimostrato che i nostri polmoni respirano concentrazioni di veleni ben più alte delle medie ufficiali, anche dieci volte maggiori. Soprattutto il PM10 continua a preoccupare. A Roma e a Milano l’inquinamento che respiriamo giorno per giorno è ben superiore alle soglie previste dalla legge. Soglie peraltro già tolleranti, visto che in realtà non esistono limiti sotto i quali siano assenti gli effetti sulla salute. L’inchiesta rientra nella campagna Altroconsumo per la salute, l’attività di sensibilizzazione su cui si è focalizzato l’impegno della nostra associazione nel corso del 2007.
I danni dell’inquinamento ormai sono notoriamente riconosciuti. Molti studi scientifici rivelano che l’aria malsana ha importanti effetti sanitari, come l’aumento del numero dei ricoveri e dei decessi o l’insorgenza di malattie croniche. L’Organizzazione mondiale della sanità ha monitorato l’impatto dello smog sulla salute dei cittadini di 13 città italiane, denuncia proprio il costo sanitario delle migliaia di malattie e di ricoveri ospedalieri attribuibili agli effetti a lungo termine delle polveri sottili, l’inquinante più temuto e ormai il più monitorato. L’emergenza inquinamento è talmente grave che le istituzioni non possono più continuare a fare orecchie da mercante. Comuni, Regioni e Province sono chiamate ad agire per individuare strategie vincenti per combattere lo smog. La situazione appare sempre più allarmante: occorrono interventi drastici, anche se impopolari.

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