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“Sono allibita. Mai fatto, né pensato alcun gesto apologetico verso il regime fascista, per cui non ho mai mostrato indulgenza e men che mai simpatia”.
Così il ministro per il turismo, la rossa (ma solo per il colore dei capelli, of course) Michela Vittoria Brambilla, ha replicato decisa alla polemica montata, con il passare dei giorni, sulla vicenda del presunto saluto fascista fatto dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla a Lecco alla festa dei carabinieri il 5 giugno scorso.
Lei era sul palco e la sua colpa è stata quella di… salutare il pubblico. Ma è stata sorpresa dal fotografo con il braccio alzato e subito qualcuno ha azzardato: il ministro fa il saluto romano.
Un affaire che ha fatto insorgere l’opposizione, che ha chiesto, attraverso alcuni esponenti del Pd, le dimissioni per apologia di fascismo con preventivo chiarimento in sede istituzionale. “Una vergogna senza limiti”, aveva spiegato il capogruppo in Commissione Attività produttive della Camera Andrea Lulli: “l’onorevole Brambilla non faccia finta di non capire”. Il filmato che la ritrae alla festa dei carabinieri di Lecco “non lascia dubbi e mostra chiaramente il ministro del Turismo fare il saluto romano alla fine dell’esecuzione dell’inno nazionale”.
Molto dura, come al solito, la presa di posizione di Beppe Grillo, che sul suo blog così scrive: “Littoria Brambilla ha prestato giuramento alla Repubblica e alla Costituzione come ministro. Per coerenza, durante la festa dei Carabinieri a Lecco, dopo l’Inno di Mameli, ha fatto il saluto romano. Si è fatta prendere dall’entusiasmo. I Carabinieri, benemeriti per aver arrestato a suo tempo Mussolini su ordine del Re, non l’hanno imprigionata per vilipendio alla Repubblica aggravato dalla carica istituzionale. Littoria ogni mattina si guarda allo specchio e si chiede: ‘Chi è la ministra più bella del Reame?’. Lo specchio non risponde, ma lei sa in cuor suo di essere solo la seconda classificata dopo la Carfagna e prima della Gelmini”.
“Ma davvero” ha sottolineato il ministro replicando a tutti “qualcuno in buona fede può pensare che un fermo immagine con la mano alzata, come ne esistono di Berlusconi e D’Alema, di Obama e di Fini, di Bertinotti e Cossiga, possa farmi passare per un ‘ministro che fa il saluto romano?’”.
E soprattutto: “Perchè mai avrei dovuto esibirmi pubblicamente in un gesto tanto condannabile quanto ingiustificato, appena nominata ministro, senza che mai, dico mai, in passato vi siano tracce di miei atteggiamenti, anche velati, in questo senso?”. Quindi, il chiarimento finale: “mai fatto, nè pensato di fare alcun gesto apologetico del regime fascista verso cui non ho mai mostrato indulgenza e men che meno simpatia”.
Il VIDEOÂ della festa dei carabinieri il 5 giugno scorso:
Carabinieri perlustrano i cunicoli da cui è fuggito Giuseppe Setola
Il super latitante Giuseppe Setola, esponente di spicco del clan camorristico dei Casalesi, è fuggito ancora. Per pochi attimi è riuscito a sfuggire al blitz dei carabinieri dileguandosi attraverso un cunicolo che porta alle fogne. La via di fuga era stata scavata sotto il suo covo in via San Giuseppe Cottolengo, a Trentola Ducenta, nel Casertano.
Setola si nascondeva in un’abitazione all’interno di un cortile condominiale composta da bagno, camera e cucinino. Il latitante si è accorto dell’arrivo dei militari dell’Arma ed è fuggito attraverso una botola nel cortile che dà nella rete fognaria, botola occultata da una Mini Minor parcheggiata sopra.
I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno però fermato la moglie del boss, Stefania Martinelli, anche lei sfuggita in passato alla cattura. Setola, 38 anni, considerato il mandante e anche esecutore della strage di Castelvolturno, è inserito nell’elenco dei ricercati di massima pericolosità del ministero dell’Interno. È accusato - si legge - di “associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio e altro”.
Le notizie che di lui hanno fornito i pentiti lo descrivono come un capo sanguinario, alla guida di un gruppo di fuoco pronto a seminare il terrore in chi non accetta le sue leggi. Di sicuro, Giuseppe Setola è una vera e propria primula rossa della camorra, inseguito da polizia e carabinieri più volte arrivati ad un soffio dalla sua cattura. È già accaduto in precedenza che Setola abbia evitato le manette in occasione di operazioni condotte dalle forze dell’ordine. È irreperibile dalla primavera dell’anno scorso: si trovava agli arresti domiciliari ottenuti grazie ad un certificato medico con il quale erano stati attestati gravi problemi alla vista tanto da farlo considerare quasi cieco e da non consentire la sua detenzione. Nonostante questo, come hanno riferito i collaboratori di giustizia Oreste Spagnuolo ed Emilio Caterino, si era messo alla guida di una moto per partecipare all’esecuzione di alcuni omicidi.
La strage di Castelvolturno
Guarda la GALLERY del covo e della fuga
Lei dice di averlo fatto: “Per togliere l’Arma dall’imbarazzo”. Ma ha ottenuto, Margherita Granbassi di aumentare il clamore attorno alla sua decisione. E comunque: lascia i Carabinieri per continuare la sua partecipare ad Annozero, al fianco di Michele Santoro.
Ci ha riflettuto a lungo, la fiorettista (doppia medaglia di bronzo a Pechino), e poi ha preso una decisione particolarmente sofferta e tormentata, congedarsi dall’Arma che tanto le ha dato nella sua carriera di atleta.
La Granbassi convoca i giornalisti per rendere nota la scelta ma, tiene a chiarire, non c’è nessuna battaglia, non c’è nessuna acrimonia, non c’è alcun astio. “La verità ” esordisce la campionessa, mettendosi subito in posizione di difesa “è che si è creata una situazione particolarmente imbarazzate. E per questo ho presentato stamane la mia domanda di congedo prima che fossero loro a congedarmi. Ho pensato di essere io a sollevare l’Arma da tale decisione che comunque sarebbe arrivata nel giro di pochi giorni e soprattutto da questo imbarazzo profondo. Non è stata una scelta facile ma la ritengo la più opportuna perché questa vicenda è durata anche troppo”.
Naturalmente le posizioni rimangono quelle di partenza: Margherita Granbassi, insieme al suo avvocato Roberto Ziliani, ritengono ancora oggi che non ci sia alcuna incompatibilità , né alcun impedimento alla partecipazione della fiorettista alla trasmissione di Santoro: “Ho rispettato” sottolinea la campionessa “tutti i punti del regolamento dell’Arma. Non c’è stata alcuna violazione”. Granbassi fa riferimento al tipo di accordo con la Rai, che prevedeva la sua partecipazione a titolo gratuito. Un tipo di accordo che almeno nell’immediato continuerà nella stessa modalità . L’Arma chiedeva poi di privilegiare la sua carriera di atleta e di avere in ogni circostanza una posizione superpartes. Condizioni che, secondo la campionessa, il suo avvocato e l’intero staff, sono state rispettate pienamente.Per quanto riguarda il suo ingresso in un club, la Granbassi ricorda di essere già nel club di allenamento Scherma Terni, mentre per il tesseramento era nei Carabinieri. “Prima di tutto” ribadisce “sono un’atleta. Ma devo pormi anche il problema di garantirmi un futuro. La mia passione è il giornalismo e voglio andare avanti su questa strada. Già prima che Santoro mi desse questa opportunità , avevo ricevuto una offerta da Sky Sport“. C’è stato un accanimento nei suoi confronti? “Non credo” risponde “forse la decisione di prendere parte ad Annozero ha colto tutti impreparati e nessuno si aspettava tanto clamore.
Quello che mi sta a cuore oggi è di evitare di dare l’idea di una battaglia in corso. Ai Carabinieri devo tantissimo, con la divisa ho vinto tanto ed anche io credo di aver dato molto a loro”.
E sul suo ruolo ad Annozero, osserva: “è tutto da sperimentare passo dopo passo. Sono una persona discreta, mi piace fare le cose piano piano. Per ora sono contentissima del mio spazio”. Insomma, Margherita andrà avanti sul doppio binario sport-tv pensando all’appuntamento di Londra tra quattro anni e a puntellare la sua carriera televisiva.
Un sassolino dalla scarpa però se lo leva, l’azzurra. Quando incrocia il suo fioretto contro il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga: “Le sue parole mi hanno colpito particolarmente e credo siano state importanti anche alla luce di quello che è accaduto. Forse, se avesse scelto il silenzio non saremmo ora qui a parlare. Devo anche dire che Cossiga è tornato sui suoi passi ed è stato il primo a sostenere la mia richiesta (poi rigettata dall’Arma, ndr) di aspettativa”.
Tra Cossiga e la Granbassi non c’è stato alcun contatto diretto: “Eppure non riesco proprio a capire i suoi rilievi. Intanto il punto riguardante il mio compenso si è rivelato inesistente perchè dalla Rai non ho preso una lira. In secondo luogo il mio abbigliamento è sempre stato consono e sobrio come il mio stile. Mi ha accusato anche di essermi comportata come una velina. Anche questo è falso, non ho né ballato né fatto stacchetti o cose di questo genere”.
Siamo quindi alla fine di questa piccola telenovela? Pare di sì: ulteriori colpi di scena dovrebbero essere esclusi, visto che dai segnali che arrivano dall’Arma sembra non esserci la possibilità che sia respinta la richiesta di congedo di Margherita. Titoli di coda e sigla, dunque. Ma con ultima dichiarazione di Cossiga: “Le dimissioni dall’Arma dei Carabinieri rassegnate da Margherita Granbassi, dopo un susseguirsi da parte del Comando Generale di ’sì’, ’sì, ma poi vedremo’, ’sì, andante leggero, con brio’, ‘no, a mo’ di marcia marziale, tipo Preussen Gloria’, costituiscono da parte della schermitrice un atto di chiarezza e di responsabilità di cui penso l’Arma le debba essere grata”.
- Tags: aprilia, Arma, banditi, decreto, Far-west, fucile, furto, omicidio, romeno, sicurezza, tabaccaio
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Esasperazione. È la parola che ricorre di più in via Fossignano, periferia di Aprilia, popolosa città a nord della provincia di Latina e a due passi da quella di Roma. È lo stato d’animo che ha portato un tabaccaio, dopo l’ennesima rapina al suo negozio, a sparare e uccidere uno dei ladri, un ragazzo romeno di 21 anni, che stava scappando insieme a tre complici con il bottino.
Una scena di quelle da Far west, dove la vita diventa lotta per la sopravvivenza: ad aprire il fuoco con il suo fucile da caccia è stato Davide Mariani, 44 anni, marito della titolare della tabaccheria che si trova sotto all’appartamento dal quale ha sparato, ora indagato per omicidio volontario. I ladri avevano colpito già tre volte dall’inizio dell’estate, sette dall’inizio dell’anno; nella notte l’uomo è stato svegliato dai rumori e ha visto dalle telecamere dell’impianto a circuito chiuso che nel negozio stavano rubando in due. Ha provato a uscire di casa ma la porta era stata sbarrata con del filo elettrico dai banditi, è uscito dalla finestra e ha visto altri due malviventi che fungevano da “pali”. Ha urlato di andarsene, poi ha preso il fucile da caccia calibro 12 legalmente detenuto e ha sparato in aria. Per tutta risposta i ladri l’hanno minacciato: “Provaci ancora e uccidiamo te e la tua famiglia”.
In casa c’erano la moglie, la figlia di 18 anni e quello di 12 sotto shock. Non è la prima volta che subivano minacce, anche in passato durante una rapina si erano sentiti dire che li avrebbero uccisi. I banditi nel frattempo sono fuggiti e mentre si allontanavano lui ha sparato di nuovo, stavolta ad altezza d’uomo.
Era esasperato ma non voleva uccidere, dirà più tardi ai carabinieri del comando provinciale di Latina, coordinati dal colonnello Leonardo Rotondi. Non voleva uccidere e inizialmente pensava di aver colpito solo il sacco pieno di oggetti, sigarette, altro materiale di valore preso dalla tabaccheria. Quando lui, la moglie e altri vicini di casa sono scesi in strada, però, a terra c’era il cadavere di Daniel Margineau (romeno di 21 anni ).
È scattato l’allarme, sono arrivati i militari, quindi il magistrato di turno Vincenzo Saveriano. Mariani per tutto il giorno è rimasto nella caserma “Zaccheo” per ricostruire l’accaduto. L’ha lasciata in serata, indagato a piede libero per omicidio volontario. Un atto dovuto secondo quanto riferito dagli inquirenti.
I carabinieri cercano anche i tre complici del giovane ucciso. Se la dinamica dei fatti sembrerebbe chiarita, molto meno chiara potrebbe essere la posizione che la giustizia assumerà nei confronti di Mariani. Bisognerà valutare se esistono gli estremi per configurare una legittima difesa, considerando anche le minacce che i malviventi hanno rivolto allo stesso Mariani, nonché la particolare ferocia con a quale è stata sventrata la serranda. Altra ipotesi potrebbe essere quella dell’omicidio preterintenzionale, qualora Mariani avesse voluto bloccare la fuga ferendo il ladro, ma, a causa del buio e dell’agitazione, il colpo sia stato esploso più in alto.
Di certo, i malviventi avevano programmato il colpo nei minimi dettagli, addirittura mettendo di traverso sulla strada dei pesanti vasi di fiori per impedire l’eventuale passaggio delle forze dell’ordine. Intanto in via Fossignano tutti sono con il tabaccaio. Il motivo? Furti a ripetizione, nei negozi e non solo. “Ogni notte una storia, siamo esasperati”. È un coro unanime. Nei giorni scorsi è toccato anche al presidente del consiglio comunale di Aprilia che vive in zona, Pio Nicolò. “Se Davide ha sparato” dice una signora “è perché non aveva altra scelta: siamo stufi dei furti a ripetizione”. Ancora: “Non ci sentiamo tutelati, poi se uno spara allora arrivano tutti. Bisogna intervenire prima di certe disgrazie”. In via Fossignano arrivano il padre e la suocera dell’uomo che ha sparato, piangono e si abbracciano, sono disperati. La figlia di Davide racconta: “Mio padre ha solo pensato di difendere la sua famiglia. Non voleva uccidere. È stata una sequenza drammatica, avevamo paura che ci facessero del male, qui non si vive più”.
Sono stati 18 interminabili minuti, tanto è durato il blitz secondo le riprese dell’impianto a circuito chiuso. Fino alla fuga dei ladri e allo sparo costato la vita a uno di loro. Per una refurtiva misera: un centinaio di stecche di sigarette, già recuperate.
Il FORUM: siete d’accordo con l’accusa di omicidio volontario?
“Nei secoli fedele”. Il motto dei carabinieri è una promessa di fedeltà , assoluta, alla Patria e all’Arma. E nei confronti della moglie (o del marito)? Fatti privati, si dirà .
E invece… Una sentenza della Cassazione diffusa oggi potrebbe dare un valido motivo di preoccupazione agli adulteri in divisa: il motivo? Chi ha un’amante “arreca disdoro” (tradotto: “disonore”, “vergogna”) alla Benemerita e un suo superiore può legittimamente chiedergli di troncare la relazione. La suprema Corte ha infatti confermato con la sentenza 24414 della Prima Sezione Penale la condanna a 4 mesi di reclusione militare inflitta dalla Corte d’appello di Napoli a un appuntato dei carabinieri ritenuto responsabile di insubordinazione, minaccia e ingiuria contro un luogotenente, comandante della stazione in cui prestava servizio.
Questi i fatti: l’ufficiale aveva rimproverato l’appuntato per la relazione extraconiugale che intratteneva con una donna del posto, anch’essa sposata: “Ora basta, devi smetterla di vederla”. Che il paese sia piccolo o grande, la gente mormora. Al rimprovero l’adultero aveva reagito chiamando “bugiardo, infame e ladro” il suo superiore e minacciando di tirargli addosso la scrivania. Da lì l’azione legale. Il giudice di Primo grado ha assolto l’imputato sostenendo che l’ingiuria e la minaccia dell’appuntato erano da ricondurre ”a un contesto di relazioni private e personali, estranee al servizio”. In pratica, per il Tribunale, il fatto che il carabiniere avesse un’amante non doveva interessare il suo capo. Sul ricorso del Pm, invece, la Corte d’appello aveva ribaltato il verdetto giudicando opportuno ”il richiamo del superiore all’osservanza, da parte dell’appuntato, della fondamentale norma che prescrive al militare di tenere ‘in ogni circostanza, condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle forze armate’, prescritta dall’articolo 545 del Regolamento di disciplina militare”.
Insomma, niente corna con addosso la divisa. O almeno, si usi discrezione. La Cassazione ha infatti confermato la sentenza, ribadendo che il rapporto extraconiugale “è ovviamente un fatto privato”, ma lo stesso non si può dire del richiamo del superiore, che quindi “è legittimo”, né della “illecita reazione dell’imputato”.
Il VIDEO servizio: