Leggi tutte le notizie su:


arresto

La tratta degli immigrati: in manette i “tour operator” dei clandestini

Emergenza immigrazione a Lampedusa

Ai loro “clienti” promettevano un biglietto per il “paradiso” europeo, ma li portavano nell’inferno dell’immigrazione clandestina via mare. Anche per questo è stata chiamata “Caronte”, l’operazione del Ros di Milano che ha portato a sgominare un’organizzazione dedita alla tratta di esseri umani dall’Africa all’Italia.

Il nucleo dell’ organizzazione era in Lombardia, dove i carabinieri hanno eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare sulle 17 emesse dal gip Nicola Clivio. In manette nove egiziani e un marocchino, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e falsificazione di documenti. Gli altri ricercati sono libici e marocchini.
Nei due anni di durata delle indagini che hanno portato a disarticolare l’organizzazione, questa avrebbe portato dalla Libia in Italia diverse centinaia di persone. Si trattava di una specie di agenzia che forniva tutto un pacchetto per i diversi passaggi dei disperati nordafricani: il viaggio dalle coste della Libia a Lampedusa o alla Sicilia a bordo di barconi, la fuga dai centri di prima accoglienza, il trasferimento al Nord o verso altri paesi europei.

Qui gli veniva procurato un lavoro in nero (tramite una cooperativa di pulizie con cui la cellula milanese era in contatto) e a volte la regolarizzazione mediante matrimoni fittizi. Il tutto a cifre astronomiche: quattromila euro per il viaggio, che poteva durare settimane e finiva con un abbandono alla deriva al largo delle coste italiane, e settemila euro per i matrimoni di convenienza. Il ministro dell’Interno Maroni si è congratulato con i carabinieri per l’operazione, condotta in collaborazione con la polizia belga.

Arrestato Giuseppe Vrenna, capo della cosca di Crotone

Giuseppe Vrenna

Operazione di polizia: è stato arrestato un latitante della cosca Vrenna di Crotone. Si tratta di Giuseppe Vrenna, 58 anni, accusato di associazione per delinquere, estorsione, omicidio e altri reati. Si trovava in un appartamento, in provincia di Cosenza. Le indagini sono state condotte dal Servizio centrale operativo di Roma, squadra mobile di Crotone e di Cosenza.

Vrenna, considerato il capo dell’omonimo gruppo di ‘ndrangheta e indagato per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti, era ricercato dall’aprile 2008, quando sfuggi alla cattura nell’ambito dell’operazione “Eracles”, fatta dalla Dda di Catanzaro contro le cosche del Crotonese, nella quale erano state arrestate numerosi esponenti delle cosche mafiose operanti nella provincia di crotone ritenute responsabili inoltre di omicidi, traffico di armi e stupefacenti estorsioni e danneggiamenti.

Al momento dell’arresto, a Montalto Uffugo (pochi chilometri da Cosenza), Vrenna era con la moglie e la figlia di quattro anni. Il personale dello Sco e delle Squadre mobili di Crotone e Cosenza sono entrati nella casa in cui si nascondeva il latitante calandosi dal piano superiore e sfondando una finestra dopo che avevano bussato inutilmente alla porta dell’appartamento.

Le mani dei boss sull’eolico siciliano: arrestati imprenditori e politici

Un parco eolico

Le mani dei boss sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. Questo ciò che emerge dall’inchiesta che ha portato gli inquirenti a scoprire un patto tra fedelissimi del super latitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull’affare dell’energia pulita in Sicilia.
Si tratta di otto provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Piero Padova e Gino Cartosio. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo di Trapani e dagli agenti della polizia di Stato in servizio alla Squadra mobile di Trapani.
L’indagine mette in luce le dinamiche politiche e imprenditoriali che si sarebbero formate in questi anni per la realizzazione di “parchi eolici” in Sicilia, in particolare nel trapanese.
L’operazione antimafia che stamani ha portato all’arresto di otto persone, fra cui un imprenditore di Trento, si basa sui risultati delle indagini condotte da polizia e carabinieri di Trapani su una serie di progetti per la realizzazione di vari impianti eolici nel Trapanese. L’indagine é stata denominata “Eolo”, ed analizza le dinamiche politiche e imprenditoriali che, in particolare, hanno spinto l’amministrazione comunale di Mazara del Vallo (ma anche altre amministrazioni locali) ad optare per un programma di progressiva espansione dell’energia eolica.
Alla base dell’inchiesta vi è un’imponente attività d’intercettazione. Il risultato più rilevante consiste nell’aver appurato che l’attività illegale di imprenditori e politici avrebbe avuto un imprimatur mafioso. I boss avrebbero controllato gli affari sull’energia alternativa, anche mediante l’affidamento dei lavori necessari per la realizzazione degli impianti eolici (scavi, movimento terra, fornitura di cemento e di inerti) per un affare di centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entità, gli ingenti finanziamenti regionali di cui le imprese hanno beneficiato.

Convenzioni con le Asl: arresti domiciliari per l’imprenditore Angelucci

Arresto per gli imprenditori Angelucci

Le misure cautelari disposte dal Tribunale di Velletri sono “abnormi e sproporzionate”. Così gli impreditori Angelucci e la San Raffaele SpA commentano, in una nota, i provvedimenti cautelari che sono stati notificati loro oggi. “Pur ritenendo abnormi e sproporzionate le misure poste in essere”, si legge, gli Angelucci “sottolineano la loro totale estraneità ai fatti addebitati e confidano di poter dimostrare a breve termine l`infondatezza delle accuse loro rivolte.

A Napoli debutta la nuova giunta, tra fischi e urla: “Iervolino dimettiti”

4

Come allo stadio. Ma non quello di casa. Cori, tapiri, gazebo e slogan di protesta (qui la GALLERY) per la prima uscita ufficiale del nuovo Consiglio comunale di Napoli, dopo il rimpasto di giunta varato dal sindaco Iervolino nei primi di gennaio, a seguito dell’inchiesta sui presunti appalti sulla manutenzione delle strade e l’esplosione della questione morale. Insomma, una bagarre, dentro e fuori il Palazzo. Proteste che costringono il Consiglio a uno stop forzato di dieci minuti per ricomporre le cose.
Il messaggio è chiaro: “La Iervolino vada via, è ora di cambiare”. Messaggi anche per il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino: “Vada via”.
La protesta è stata giudata da rappresentanti della società civile ma anche del Pdl campano che hanno inneggiato, megafono alla mano, allo scioglimento del consiglio comunale. Molti gli slogan su cartelloni e manifesti “Il comune ci ha tolto la dignità”, “O si cambia Napoli o si muore”, messaggio quest’ultimo accompagnato dalla foto di un cittadino che indossa una camicia garibaldina.
Surreale il clima nella storica Sala dei Baroni. Tra striscioni, cartelloni e urla “A casa” e “Buffoni”, da entrambi gli schieramenti hanno risposto all’appello 50 consiglieri su 61. Il consiglio comunale è stato poi sospeso per dieci minuti in seguito alle urla e alle proteste che hanno continuato ad animare il dibattito. Le proteste si sono intensificate al termine dell’intervento del sindaco, quando i consiglieri della maggioranza hanno chiesto urlando di togliere lo striscione esposto dall’opposizione sui banchi del consiglio con lo slogan “Liberiamo Napoli”. A surriscaldare ulteriormente il clima le urla di un gruppo di cittadini presenti in aula.
La Iervolino intanto ribadisce nella sua relazione (qui il testo) di aver fatto il possibile per la sua città, di aver seguito una “linea di equilibrio che può non piacere ma che è istituzionalmente e politicamente corretta” e ha sottolineato anche che la nuova giunta è “sostanzialmente diversa da quella nata dopo le elezioni”. Una giunta, ha spiegato il sindaco, “composta da persone di esperienza e di qualità sulle quali nessuno ha avuto la possibilità di sollevare obiezioni o riserve”. Poi, quasi un avvertimento: “Senza naturalmente voler soffocare il dibattito sulle idee e sui programmi, la giunta parlerà soprattutto di qualcosa di già compiuto da annunciare, aiutando la stampa a trascurare l’inutile gossip politico per dare più spazio alle idee, ai problemi reali ed alle realizzazioni concrete”.
Sul futuro dell’amministrazione comunale di Napoli si è aperta un discussione “strumentale perché si sono scaricate su di essa tensioni che riguardano in realtà altri organi istituzionali, tensioni fra i partiti della maggioranza e tensioni interne al mio stesso partito”, è stato l’affondo della Iervolino. Il sindaco ribadisce di aver cercato “di conciliare al meglio il rispetto per questo dibattito con l’autonomia che la legge gli impone e con la necessità di non far mancare il governo alla città in un momento certamente non facile non solo per Napoli, ma per tutto il Paese”.

Poi una precisazione anche sul caso Romeo: il Comune di Napoli compierà “una puntuale ed accurata rivisitazione del contratto in essere con la società Romeo per la manutenzione degli immobili comunali al fine di verificare ogni eventuale ipotesi migliorativa giuridicamente possibile”.
Intanto a Napoli arriva anche Veltroni. Il leader del Pd, in una lettera al quotidiano Il Mattino, promette di intervenire per risolvere la crisi del partito campano con un rinnovamento che riguarderà le strutture e gli uomini “Siamo pienamente consapevoli della crisi, anche politica, di questo territorio e vogliamo dare risposte concrete”. Scrive infatti Veltroni: “Serve, e so che Morando insieme alle tante forze del Pd ha, un piano di lavoro, molto concentrato nel tempo, che assicuri la piena agibilità democratica del partito e lo doti di un progetto di futuro per Napoli e la sua provincia che faccia delle prossime elezioni provinciali l’occasione nella quale tutti i napoletani possano toccare con mano il carattere di radicale innovazione dei metodi, dei contenuti e del personale di governo del centrosinistra”. Il rischio da scongiurare, osserva Veltroni, è quello delle “competizioni di piccoli gruppi” e dei “personalismi”.

La GALLERY della protesta

Blitz anti-mafia, decimato il clan dei Madonia. Che “Piddu” guidava dal carcere

Carabinieri in azione

Gestiva il clan nonostante il 41 bis.
Il boss Giuseppe “Piddu” Madonia, nonostante il regime di carcerazione dura al quale era sottoposto, continuava a impartire le proprie disposizioni al clan. Il retroscena emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, con la quale stamani sono state eseguite dai carabinieri 24 ordinanze di custodia cautelare. Una persona è sfuggita all’arresto.

Dall’inchiesta emergerebbe anche come Madonia, attraverso i colloqui in carcere con i propri familiari, riuscisse a trasmettere all’esterno gli ordini agli affiliati alla cosca, violando così il duro regime carcerario al quale è sottoposto. Un ruolo di particolare rilievo nella catena di trasmissione delle direttive all’organizzazione mafiosa era affidato alla sorella del capomafia, Maria Stella Madonia, 72 anni, già condannata per mafia, arrestata stamani e posta ai domiciliari. Con lei è stato arrestato anche il marito, Giuseppe Lombardo, 75 anni, accusato di tenere i rapporti con il “reggente operativo” della famiglia, Carmelo Barbieri, arrestato anche lui. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Sergio Lari e dai pm della Dda, Nicolò Marino e Antonino Patti.
Gli affari illegali gestiti dalla famiglia mafiosa dei Madonia di Caltanissetta e le estorsioni imposte alle imprese di una vasta zona della Sicilia sono al centro dell’indagine che ha portato i carabinieri a eseguire 24 ordini di custodia cautelare. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia. Il giudice ha inoltre disposto il sequestro preventivo di due società che gestiscono sale scommesse a Gela e Niscemi, e inoltre un’azienda per la produzione di calcestruzzo, tutti i beni hanno un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti a Gela e Niscemi, in provincia di Caltanissetta, Ravenna, Catania, San Giovanni Galermo, Sant’Agata Li Battiati, Paternò, tutte nel catanese, e Casteldaccia, in provincia di Palermo.
L’inchiesta coordinata dalla Dda di Caltanissetta punta alle dinamiche criminali di Cosa nostra nella provincia nissena e rappresenta un proseguimento di operazioni condotte alcuni anni fa, con le quali si erano già colpiti gli esponenti di vertice della famiglia Madonia e delle altre cosche dell’area denominata del Vallone. Il clan dei Madonia, retto da Carmelo Barbieri, era interessato alla gestione del patrimonio illecito accumulato dalla famiglia, reinvestito in due società nissene che operano nel settore delle scommesse sportive. Entrambe, intestate a prestanome, sono state sequestrate stamani su ordine del gip Andrea Fiore. Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che le autorizzazioni all’esercizio dell’attività sono state ottenute tramite l’intervento, nell’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, da Antonio Padovani, 57 anni, di Sant’Agata Li Battiati (Catania), imprenditore noto nel settore. L’uomo è stato arrestato stamani dai militari dell’arma.

Revocato il carcere duro a Mimmo Ganci, boss di Cosa nostra

Albero Falcone

Non ci sarebbero più contatti con l’esterno e dunque con la famiglia mafiosa a cui lo stragista Domenico (Mimmo) Ganci appartiene. Su queste basi si fonda il provvedimento dei giudici del tribunale di sorveglianza di Roma che ha annullato il carcere duro previsto dal 41 bis. Il sicario della cosca della Noce di Palermo (condannato per oltre 40 omicidi, e tra questi quelli del commissario Ninni Cassarà, dell’ex sindaco Giuseppe Insalaco, e ancora per la strage di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta) dal 30 dicembre, giorno in cui è stata depositata la decisione dei giudici, non è più sottoposto al duro regime carcerario. La notizia, confermata all’Ansa da fonti giudiziarie, è stata appresa solo oggi.

La prima notte da “detenuto comune”, Ganci l’ha trascorsa proprio a Capodanno, nel carcere di Rebibbia, festeggiando senza i vincoli del 41 bis. Erano stati i difensori del killer a chiedere nei mesi scorsi al tribunale di sorveglianza l’annullamento del carcere duro. Domenico Ganci, detto Mimmo, accusato di essere uno dei più pericolosi sicari di Cosa nostra, è figlio del capomandamento della Noce, Raffaele Ganci, stretto alleato di Totò Riina, e fratello di Calogero Ganci, collaboratore di giustizia. Le procure che si sono occupate di lui in passato, come quella di Palermo e Caltanissetta, si sono subito attivate per inviare al ministero della Giustizia un nuovo parere, sostenuto da documenti d’indagine, con il quale poter richiedere un nuovo provvedimento di 41 bis per il killer della Noce. È possibile, infatti, che già in serata sul tavolo del ministro Angelino Alfano arrivi una nuova richiesta.

La notizia della revoca del 41 bis allo stragista ha provocato indignazione e reazioni nel mondo politico e delle associazioni antimafia. Il ministro delle Gioventù, Giorgia Meloni, sostiene che questa decisione la fa “rabbrividire”, e poi aggiunge che “mi fa pensare che evidentemente sia troppo discrezionale l’applicazione del 41bis”. Reazioni indignate alla decisione dei giudici di alleggerire il carcere a Ganci anche dal presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini (Pdl), dal senatore Giuseppe Lumia (Pd), dal capogruppo di Palazzo Madama della Pdl, Maurizio Gasparri e dal Laura Garavini, capogruppo Pd in commissione antimafia.

Pd alla napoletana: le registrazioni di Rosetta, il disappunto di Veltroni

Rosa Russo Iervolino

Prima precauzione: un registratore (nascosto o dichiarato bene non si sa) per schedare i colloqui con il segretario provinciale dimissionario Luigi Nicolais e il leader regionale Tino Iannuzzi. Ma il sindaco Rosa Russo Iervolino ne ha posta un’altra prima di incontrare i i vertici campani del proprio partito. L’altra precauzione è stata la pretesa di un testimone perché, ha spiegato il sindaco prima dell’incontro, “non mi fido di chi dice una cosa la mattina e un’altra la sera”.

Giusto perché fidarsi è bene, ma non fidarsi (dei propri compagni di partito) è meglio. Giusto per dire che aria tira(va) in casa democratica dalle parti di Napoli.
Insomma, la “tarantella” della nuova giunta sarà anche finita ma la nuova squadra del sindaco di Napoli continua a far discutere.
E mai come in questo momento, il futuro del Pd è appeso a un nastro. Non tanto per il contenuto delle cassette che hanno immortalato l’incontro tra Iervolino e Nicolais. Ma perché il partito è scosso dal “metodo” usato dal sindaco di Napoli per assicurarsi della buona fede dei suoi interlocutori sul rimpasto della sua giunta. Una misura cautelativa messa in pratica tra lo stupore del segretario Walter Veltroni: “Quest’idea della politica” boccia in tronco l’iniziativa il leader democratico “non appartiene al Pd. Siamo nati per lasciarcela alle spalle, vogliamo che tutto sia svolto alla luce del sole”. Lo stesso Luigi Nicolais che lunedì si è dimesso, ha reputato l’idea della registrazione “un episodio non degno di un Paese civile”.

Eppure, determinata e volitiva, la Iervolino non tradisce nessun pentimento e non chiede scusa, anzi: “Chi ha la coscienza a posto” sbotta alll’indomani delle polemiche “non ha paura di nulla, neanche di registrazioni. Chi fa tante storie significa che ha qualche preoccupazione”. E ancora: “Ho fatto quello che avevo promesso di fare” afferma mostrando alcuni faldoni che ha portato con sé nella sede del Comune “ho lavorato per la città”.
Intanto Veltroni andrà a Napoli la settimana prossima non per incontrare il governatore Bassolino, ma per insediare il nuovo commissario della città Enrico Morando, che ha il compito di rivoluzionare in Campania i vertici del Partito democratico; si occuperà subito di cambiare il volto del Pd in vista delle elezioni provinciali di Napoli, Caserta e Avellino.

L’obiettivo, spiega il braccio destro (e coordinatore dall’area Formazione del partito) di Veltroni, Giorgio Tonini, è: “Fare uscire il Pd campano dal professionismo delle giunte, da quel sistema che si occupa solo di delibere, organigrammi e appalti”. Ma la scelta del commissario non trova tutti d’accordo: Morando è un uomo di Walter e in molti si lamentano che blindando il territorio si blinda, nei fatti, anche il terreno di scontro fra chi bassoliniani e “non”.
A dirsi dalla parte di Veltroni c’è anche lo stesso Nicolais: “Ne abbiamo discusso insieme, è stata la decisione migliore, dal momento che non avrei ritirato le dimissioni”. È molto più duro, poi, l’ex ministro sulle scelte generali del partito: “Come vedo il futuro di Napoli? Purtroppo lo vedo esattamente come i suoi cittadini. Penso che il Pd abbia perso la percezione della gente; anzi, è anche peggio di così, ha perso la percezione del suo stesso elettorato. Spero che in futuro le cose andranno diversamente”.
E trova il tempo, l’ex segretario provinciale, per un polemica con l’assessore alla Cultura Nicola Oddati, pilastro delle giunte Iervolino. L’assessore, iscritto all’associazione dalemiana Red, amico di Antonio Bassolino, difende giunta e sindaco: “Noi non siamo attaccati alla poltrona. Questa è una poltrona scomodissima, mal pagata e piena di guai”. “Talmente scomoda” replica Nicolais, “che nessuno se ne è mai andato”.

Le vignette di Uber

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101