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La pagina on line di Le Figaro con l'impietoso articolo sui dipendenti alla regione Sicilia
Sembra quasi di vederli, i francesi. Divertirsi, con il loro mitico nasino all’insù, a bastonare i vizi italici. Cugini-coltelli: si sa, quando ne hanno l’occasione, non esitano a sparare giudizi tranchant al di qua delle Alpi, cercando sempre di ostentare la loro (presunta) superiorità .
Ed eccoli anche stavolta, con un impietoso commento pubblicato sulla prima di uno dei maggiori quotidiani, Le Figaro (di tendenze conservatrici) dal titolo: Il fait bon être fonctionnaire en Sicile, cioè: “Che felicità fare i funzionari pubblici in Sicilia”. Continua
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Il premier Silvio Berlusconi e il governatore Raffaele Lombardo | (Ansa)
Che fatica, le regioni! Titanica e trasverale. L’opposizione (Pd, Idv e Udc) è alle prese con tanti nodi (Puglia, Calabria, Umbria) da sciogliere in gran fretta, visto che a marzo 2010 si vota. Per il Cavaliere le spine sono (quasi) tutte siciliane. Il governatore Raffaele Lombardo, eletto con l’appoggio dell’Udc e del Pdl, a fine dicembre ha fatto, per la terza volta, tabula rasa della sua Giunta dando vita a un nuovo governo con l’appoggio esterno del Pd e spaccando di fatto in due il Pdl: da una parte i seguaci del sottosegratario alla presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè, rimasti fedeli al governatore; dall’altra i lealisti a Roma, sempre più ostili al leader del Movimento per l’autonomia. Continua

“Un’opera strategica per lo sviluppo della Sicilia”. Di fronte all’ennesima interpellanza, i parlamentari regionali non hanno resistito: altri 5 milioni di euro, il Maac, consorzio che si adopera da 28 anni per far costruire il mercato agroalimentare di Catania, continuerà a vivere. E spendere: fino a oggi è costato 50 milioni di euro. Ha quattro impiegati, ma ben cinque consiglieri d’amministrazione: 170 mila euro l’anno per l’incomodo. La munifica società è una delle 31 partecipate della Regione Siciliana. Continua

La forza del territorio, il territorio che dà forza e appartenenza a chi lo abita e a chi lo rappresenta . Il trionfo della Lega di Bossi non è l’unico elemento che fa dire agli analisti di come il Pdl abbia visto giusto nell’apparentarsi con “le due Leghe”, le due forze autonomiste presenti nel Paese. E se al Nord la valanga leghista è stata arrembante, a Sud, soprattutto in Sicilia, “un altro Lombardo” (Raffaele, il leader Mpa) non è stato da meno: vince la gara per la regione battendo - con oltre il 65% (appoggiato da Pdl, Mpa, Udc: 1.756.937 voti) contro poco più del 30% - un pezzo grosso del Pd come Anna Finocchiaro (appoggiata da Pd, Sa, Idv: 817.755 voti).
Lombardo, 57 anni, medico specializzato in psichiatria forense, è così il nuovo presidente della Regione Siciliana, dopo Cuffaro: “È la prima volta che con l’elezione diretta abbiamo un Presidente che è espressione di una forza autonomista in Sicilia”. Dalla Sicilia di “Totò Vasa Vasa” (che approda al Senato: è uno dei tre senatori Udc eletti a Palazzo Madama) si passa dunque a quella del suo delfino Lombardo, il quale ha già promesso che costituirà la nuova giunta “entro 8 giorni”. “Col presidente Berlusconi ci siamo rincorsi telefonicamente. Abbiamo appuntamento telefonico più avanti”, ha detto Raffaele Lombardo, ricevendo gli applausi dei suoi elettori nel mercato della Pescheria a Catania. “Adesso c’è da mettersi a lavorare per cinque anni, un periodo di tempo più che sufficiente per fare le cose che la Sicilia si aspetta”. Lombardo per ora preferisce non fare nomi di assessori: “Nelle prossime ore farò una riunione con i miei alleati, a Roma o possibilmente a Palermo, e decideremo”. Il neo presidente è convinto che “i ceti popolari hanno dimostrato maggiore fiducia nei nostri confronti rispetto a certi ceti medi che ci guardano con curiosità . Ce la metteremo tutta” ha concluso “per risolvere i molti problemi dell’Isola”. A cominciare dal Ponte sullo Stretto che fa parte dei desiderata del Cavaliere ma sul quale l’altro leader autonomista, Bossi, ha detto che dovranno esprimersi i siciliani.
La principale rivale nella corsa per il Governatore dell’isola, Anna Finocchiaro del Pd sostenuta dal centrosinistra e dalla sinistra si attesta attorno al 30 per cento, con gli altri voti divisi tra la Destra, Amici di Grillo e Forza Nuova. Il segretario regionale siciliano dei democratici, Francantonio Genovese parla di un risultato significativo per il Pd anche se resta il fatto che la percentuale ottenuta dalla candidata presidente è più bassa di oltre dieci punti rispetto a quella conquistata due anni fa da Rita Borsellino, che nel 2006 contro Cuffaro raggiunse il 41,64 per cento dei voti, superando le preferenze che aveva raccolto la coalizione che la sosteneva. Di avviso diverso Giuseppe Lumia, capolista del Pd eletto al Senato: “Le liste in Sicilia non sono state all’altezza dell’impegno della candidata Anna Finocchiaro e del progetto di Walter Veltroni. Ora urge una riflessione della società ” ha aggiunto “e bisogna dire basta alle liti e alle divisioni nel partito da vecchia politica”
A proposito della Borsellino, è alta la tensione al quartier generale della Sinistra l’Arcobaleno. A spoglio quasi finito, la lista di Rita Borsellino naviga al 4,9% e rischia di non entrare all’Ars per via del quorum fissato al 5%. Per ora sono solo quattro i partiti che entreranno all’Assemblea regionale siciliana: Pdl, attestato al 32,6%, Partito democratico (19,1%), Mpa (13,9%), Udc (12,3%).
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Firme false all’Assemblea regionale siciliana, deputati fantasma che incassano gettoni senza presenziare le riunioni. È questo ciò che emerge da un’indagine voluta dal presidente dell’Assemblea isolana, Gianfranco Miccichè, che ha deciso di dire basta alla proliferazione di firme false da parte degli onorevoli siciliani. Una legge regionale del 2000 prevede infatti l’obbligo di firma (e di presenza) per ottenere il gettone da 125 euro previsto per la partecipazione di ogni singolo deputato.
Fatta la norma, trovato l’inganno: i deputati, che non ne volevano sapere di restare troppo tempo in aula, si sono improvvisati abili falsificatori di firme per contraffare il registro presenze, come dei novelli studenti universitari fuori corso.
L’apice è stato raggiunto nella seduta del 5 dicembre 2006. Si votava una norma in favore del personale degli enti fieristici: i rappresentanti regionali in aula erano 47, il registro delle presenze superava quota settanta (per la cronaca, i deputati dell’Ars sicula sono 90). E la lista avrebbe potuto essere ancora più lunga, se non fosse che un decreto firmato il 29 novembre 2006 prevede che la presenza di capigruppo, assessori e membri del consiglio di presidenza non sia conteggiata nel quorum, e quindi non sia riscontrabile statisticamente.
Per evitare l’assenteismo, Miccichè ha detto (tramite comunicato stampa e un intervento sul suo blog) di voler cambiare metodo: da ora in avanti le presenze “dovranno essere attestate dalla partecipazione ad almeno due terzi delle votazioni elettroniche”. Resta da capire cosa faranno i deputati: se non convinceranno la presidenza, l’amarcord universitario, con tanto di firme false, rischierebbe persino di infrangersi. E con esso, anche una lauta parte del proprio stipendio.
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Un dipartimento che sembra quasi un’ambasciata, con stipendi tre volte superiori a quelli ordinari. Per molti di loro, doppia indennità , a cui si aggiungono diversi benefit, come ad esempio quelli per imparare le lingue. E poi: due aree, una per il partenariato locale, l’altra per gli affari generali, tre servizi, cinque dirigenti, per un totale di sedici dipendenti, retribuiti dai sette ai ventidue mila euro al mese.
Certo, chi lavora lassù, nel cuore freddo dell’Europa, vive il disagio della lontananza da casa, ma quanto a costi l’ufficio di rappresentanza della Regione Sicilia nella Bastion Tower di Bruxelles non ha nulla da invidiare ad un qualsiasi consolato, arrivando a sfiorare una quota annuale di due milioni di euro. Tanti soldi e una vasta lista di privilegi di cui si è ricominciato a discutere anche a Palermo, facendo storcere il naso a molti deputati dell’Ars, che ora hanno deciso di denunciare le spese, secondo loro spropositate.
Anche per questo, la Regione sta ora correndo ai ripari, decidendo di accorpare le due aree e valutando la “ristrutturazione integrale” degli uffici. Parola del deputato di FI Giuseppe Castiglione, che spera in una “pronta verifica dell’organizzazione amministrativa dell’ufficio”, aggiungendo che forse “sarebbe più vantaggioso affidarsi a uno studio di consulenza”.
Sempre che, in un impeto indipendentista, la Sicilia non decida davvero di aprire in quel di Bruxelles una vera e propria ambasciata di Trinacria.

In Lombardia sono tredici, in Campania dieci, in Puglia quattro. La Sicilia ne ha invece ventitré. In quanto a giornalisti, l’ufficio stampa della presidenza della regione isolana batte tutto il resto d’Italia, anche Palazzo Chigi (10 addetti) e il Quirinale (che vanta solo tre giornalisti). Le ultime due assunzioni sono arrivate proprio ieri, ma a quanto pare c’è posto perfino per un altro addetto.
Il parlamentino siculo è infatti intervenuto due volte negli ultimi tre anni per portare da otto a ventiquattro i posti disponibili per l’ufficio stampa della presidenza della regione Sicilia. E Salvatore Cuffaro, insieme alla sua giunta, ne ha subito approfittato: alla vigilia delle elezioni del 2006, ha imbarcato tutti i portavoce degli assessori uscenti.
Nessun concorso pubblico, è bastata solo una chiamata diretta per firmare un contratto a tempo indeterminato: così vuole infatti una legge regionale del 1976, modificata più volte dall’Ars (Assemblea regionale siciliana), ma solo per allargare le maglie dell’assunzione.
Si sono così liberati i posti di portavoce di ogni assessore regionale ed altri dodici giornalisti hanno potuto firmare - sempre per chiamata diretta - un contratto a tempo determinato. E a loro è andata male: solo i ventiquattro “addetti alla comunicazione dell’ufficio stampa” della presidenza hanno infatti avuto la garanzia di un contratto a tempo indeterminato con uno stipendio di “graduato”, allineato a quello di un caporedattore di un giornale nazionale. In soldoni, e al netto delle tasse, fanno 3800 euro al mese, che rappresentano la spesa principale dell’ufficio: 300 mila euro l’anno.
Un’organizzazione assai macchinosa, che tuttavia non ha ancora un coordinatore. L’ultimo si è dimesso l’11 giugno scorso per “motivi di salute”. In attesa di trovarlo, non è detto che Cuffaro e la sua giunta non trovino il tempo di nominare un altro addetto, arrivando alla “quota-limite” di ventiquattro. Sempre che non intervenga una nuova legge per accrescere di qualche unità il numero dei giornalisti della Regione Sicilia.