- Tags: arte, città , firma, graffitari, imbrattatori, Milano, murales, muri, Potenza, spray, street-art, vandalismo, writers
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Di Antonio Calitri
Né repressione dura e carcere contro gli imbrattatori di muri e monumenti né sostanziale impunità . Oggi c’è una terza via: writer col patentino, registrati e autorizzati dal Comune a colorare una parte dei muri cittadini. È la strada che ha deciso di seguire il Comune di Potenza per cercare di ridurre i danni senza calcare troppo la mano. E l’esperimento, previsto da un regolamento comunale di nove articoli, sembra funzionare.
“A Potenza, come in tanti comuni montani” spiega l’architetto Giancarlo Grano, responsabile dell’unità di qualità urbana del capoluogo della Basilicata e ideatore del progetto, “i muri abbondano, in particolare i muri di contenimento grigi in cemento armato. Abbiamo calcolato che in città ce ne sono per una lunghezza di circa 10 chilometri. Piuttosto che lasciarli tristi e grigi preferiamo che siano colorati. E anziché puntare sulla repressione preferiamo puntare sull’educazione”. Non si tratta di libertà di graffito, ma di regolamentazione. Chi vuole disegnare o scrivere uno slogan su un muro pubblico con la bomboletta spray deve seguire una trafila precisa. Anzitutto la richiesta del patentino, che vale tre anni e prevede la foto dell’”artista” e la sottoscrizione di un impegno a osservare le regole di decoro pubblico. L’assenso per i minorenni deve essere anche controfirmato dai genitori.
Poi, quando si ha voglia di disegnare qualcosa, si fa una richiesta al Comune presentando il bozzetto ideato, l’idea di massima del graffito, e indicando anche la parte di muro dove lo si vuole realizzare. “Non si tratta di un controllo né di un esame” continua l’architetto Grano “di solito autorizziamo tutti e non entriamo nel merito, a meno che non ci siano messaggi o disegni offensivi, pubblicitari o politici. Per il resto, piena libertà di espressione”. Con questa trovata in poco tempo a Potenza il registro dei writer ha raggiunto 120 iscritti, con un’età che va da 10 a 25 anni. Graffitari che a volte vengono ingaggiati dallo stesso Comune quando vuole che un nuovo muro o una parte di periferia venga colorata. In questo caso invita gli iscritti a farsi avanti e a presentare idee per abbellire la zona. E magari ci scappa qualche premio per i disegni più originali.
Con questa trovata, gli atti di del centro storico, dei muri privati e di monumenti si sono ridotti di molto, stimano in Comune, anche se non sono spariti.
Ma anche per i muri destinati ai writer sono previste sanzioni salate. Chi è sprovvisto di patentino rischia una multa di 103 euro. Una bella cifra per un ragazzo, ma nulla in confronto al rischio di essere sorpreso a imbrattare il centro storico: qui la multa può raggiungere 2.800 euro. E mentre Potenza si arricchisce di nuovi colori, il patentino è diventato anche un nuovo status symbol tra i giovanissimi della città .
Il governo contro i graffitari: “Reato penale per chi imbratta i muri”. Siete d’accordo?

Nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, Vittorio Sgarbi non è più l’assessore alla Cultura del Comune di Milano.
La città dell’Expo 2015 avrà un nuovo responsabile alla Cultura. Forse il professor Stefano Zecchi, forse un esponente della Lega. I motivi che hanno convito Letizia Moratti, il sindaco di Milano, a ritirare all’estroso critico d’arte le deleghe, sono chiari: “La mancanza di rispetto per la Giunta” e “l’atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore assunto in varie occasioni, anche pubbliche” .
Così, dopo poco meno di due anni di coabitazione, giocata tra alti e bassi, amori e odi, si è rotto l’incanto tra Sgarbi e “suor Letizia”, come lui stesso ebbe a definirla dopo la prima grande crisi del luglio scorso, legata alla censura della mostra Vade Retro Arte e Omosessualita. A rompere definitivamente “il rapporto di fiducia” tra il primo cittadino e il suo vulcanico assessore hanno pesato, ultime gocce di un vaso già colmo, le recenti affermazioni del critico che, appena dieci giorni fa, si diede vanto di aver “ingannato” i propri “ignari” colleghi proponendo il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale mascherato dietro all’innocuo titolo “Liberi amori possibili”.
Ma anche (e soprattutto) le sue vibranti esternazioni durante la puntata di giovedì scorso, di Anno Zero, sul Vaffa-day ” di Grillo.
“Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignita” è stata la replica sdegnata di Sgarbi alle ragioni con cui il sindaco gli ha tolto le deleghe. Ma i due recenti episodi non sono che la punta di un iceberg che via via, ad ogni presa di posizione del critico, è diventato insostenibile per il sindaco di Milano. A pochi giorni dalle elezioni politiche, l’assessore alla Cultura propose un referendum sul tanto chiacchierato “grattacielo storto” di Daniel Libeskind, uno dei tre grattacieli, fiori all’occhiello del progetto di Citylife all’ex Fiera, che cambieranno lo skyline della Milano dell’Expo. Sarebbe potuto sembrare una normale valutazione estetica (peraltro espressa anche da Silvio Berlusconi) se non fosse che lo stesso Libeskind, amico del sindaco Moratti, dovrebbe anche firmare il nuovo museo dell’arte contemporanea, sempre nell’area di Citylife, cui il critico non nascose di preferire il progetto di museo elaborato da Renzo Piano nelle ex acciaierie Falck nella vicina Sesto San Giovanni.
Del resto, nei suoi due anni da assessore, Sgarbi ha sempre tentato di smarcarsi dalla posizioni della giunta e del suo sindaco. Mentre il Comune lanciava la campagna antigraffiti, definì i murales del centro sociale Leoncavallo (tanto osteggiato dal centrodestra milanese) una “moderna Cappella Sistina” e nel marzo del 2007 riuscì a portare al Pac proprio quegli artisti normalmente abituati a disegnare sui muri di Milano. Risale infine allo scorso gennaio l’ultimo terremoto sulle mostre inopportune dell’assessore: le monografie fotografiche di Von Gloeden, di Witkin e di Saudek. Ma le polemiche poi rientrarono dopo un chiarimento con il sindaco sulle linee di politica culturale del Comune.
Questa volta invece, dopo lo sfogo a “parolacce” durante la trasmissione di Santoro, l’eccentrico assessore non è riuscito ad arginare l’ira del sindaco. E pensare che il 16 novembre scorso, durante una puntata delle Invasioni Barbariche, invece, il sindaco aveva dimostrato persino affetto per il monello della sua giunta. “Io con Sgarbi ho un rapporto molto particolare” disse Letizia Moratti “fra la mamma, la sorella maggiore e lo psicoterapeuta. Questo è il rapporto normale che io ho con Sgarbi”.
Anche Sgarbi ha sempre a suo modo perfino osannato il sindaco di Milano, dicendo pubblicamente - un anno fa al festeggiamento dei primi 12 mesi di mandato - che non poteva che essere lei il successore di Berlusconi alla guida del centro destra.
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L’arte, si sa, sta bene ovunque. Il nostro glorioso Rinascimento poi non ci stancheremmo mai di ammirarlo. Michelangelo, Raffaello, Leonardo li amiamo in tutte le salse. Il Bello è bello, sempre e comunque. Anche stampato sopra a un bagno chimico.
L’idea dei “Bagni d’Autore” è venuta all’assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi. Che ha sparso per i punti più significativi della città 11 wc da strada decorati con le opere d’arte più celebri. In questo modo, anche nei luoghi di interesse turistico, non è più necessario nascondere il bagno, di solito esteticamente poco piacevole. La ditta produttrice si è occupata di tutto (su mandato del Comune e dell’Amsa e in collaborazione con Oliviero Toscani) e penserà anche alla manutenzione. In cambio potrà mantenere in bella mostra il proprio logo.
Ecco quindi che il David di Michelangelo e la Venere di Botticelli fanno coppia fuori dalla Stazione Centrale. In piazzetta Reale campeggia la Gioconda e alle Colonne di San Lorenzo la Primavera sta a fianco della Città ideale di Leon Battista Alberti (già , con sopra un graffito). Ce ne sono altri in piazza del Tricolore e davanti a Santa Maria delle Grazie. In corso Como saluta i nottambuli dalla toilette l’imponente San Sebastiano del Mantegna.
Irriverente? No, è l’arte che incontra la gente. E i suoi “bisogni”: più di così…
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