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Tre ragazzini afgani che vivono nella "buca", all'Ostiense di Roma
La Stazione Ostiense sembra una cattedrale in mezzo ad un esteso deserto. Sarà anche per questo che il quartiere è conosciuto come la Piramide.
La mattina c’è qualche passante che si trascina sui marciapiedi, con poca voglia di iniziare la giornata.
Bizzarro: ad attirare l’attenzione, sono le scritte colorate di un centro commerciale. Dall’esterno sembra abbandonato, ma all’interno due commessi puliscono il pavimento, circondati dagli addobbi natalizi. “Questo centro è penalizzato” dice la donna. “Perché i giornalisti vengono da queste parti a fare domande? Cosa c’è da dire ancora? Bisogna intervenire, e nessuno lo fa!”. Continua

“Maroni esegue gli accordi presi da me con Gheddafi”. Da Sharm el Sheikh, dove è in corso un vertice bilaterale tra Italia ed Egitto, il premier Berlusconi torna sulla questione dei respingimenti in mare dei migranti. Lo fa dopo le critiche di ieri del Consiglio d’Europa e del presidente della Camera Fini, che avevano chiesto di rispettare il diritto d’asilo delle persone sui barconi. Berlusconi non ha risposto direttamente al numero 2 del Pdl ma ha osservato che “sui barconi che arrivano in Italia ci sono pochissimi casi che potrebbero godere di un diritto d’asilo”. ”Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e la sua libertà”, ha detto oggi ai cronisti, ”Non credo che ci sia nessuno che avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia possa dire di non essere stato accolto”.
Sul tema non si è fatta però attendere la replica dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) che ha annunciato oggi a Ginevra di aver scritto al governo italiano esprimendo “grave preoccupazione” per il rinvio in Libia di migranti intercettati o soccorsi in mare e per chiedere alle autorità italiane di “riammettere quelle persone rinviate dall’Italia ed identificate dall’Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale”. Per l’Onu il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica. “L’Unhcr-Roma” ha detto a Ginevra il portavoce Ron Redmond “ha mandato una lettera al governo italiano per affermare che l’Unhcr, pur essendo cosciente del problema che l’immigrazione irregolare pone all’Italia e agli altri Paesi dell’Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall’Italia mina l’accesso all’asilo nell’Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento” (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati (qui il testo in .pdf).
Secondo i dati dell’Unhcr, nel 2008 oltre il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 % delle circa 31mila domande d’asilo nel 2008 in Italia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.
Le affermazioni del premier sono state contestate anche dal leader Pd Dario Franceschini: “Sui 36 mila sbarcati nel 2008 circa 31 mila hanno fatto domanda di asilo politico, metà dei quali hanno avuto, in base alle procedure, la protezione umanitaria”. Secondo Franceschini si tratta del rispetto della legge Bossi-Fini che prevede che ”quando ci sono gli sbarchi” si avviino le procedure di riconoscimento e ”per chi fa richiesta di asilo oppure per i rifugiati si prevedano le procedure di protezione umanitaria”.
Ma l’opinione del capo del governo non cambia, Berlusconi resta orientato verso la linea dura: ”Gli sbarchi” sostiene, “non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale”: all’interno vi sono persone che ‘’sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali”.
Assieme a Berlusconi sono in Egitto i ministri Franco Frattini (Esteri), Roberto Maroni (Interni), Claudio Scajola (Sviluppo Economico), Maurizio Sacconi (Welfare) e Altero Matteoli (Infrastrutture). Incontreranno la delegazione egiziana e il presidente Hosni Mubarak. In agenda la firma di 22 accordi bilaterali (anche sul tema dell’immigrazione, visto che l’Egitto è uno dei paesi dal quale partono più immigrati verso l’Italia), la situazione in Medio Oriente e il difficile riavvio dei negoziati per il processo di pace. Il titolare della Farnesina Frattini ha chiesto un vertice dell’Unione Europea per discutere del tema del controllo delle frontiere: ”Se l’Unione europea ha deciso che l’immigrazione illegale è un problema europeo e poi lascia soli in prima fila italiani, maltesi, ciprioti, greci e spagnoli, è maturo il momento per un vertice europeo in materia”.
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Respingere o accogliere? Sicurezza o integrazione? La polemica intorno ai respingimenti degli immigrati intercettati nel Mediterraneo e riportati in Libia va avanti. Non si ferma la linea dura voluta dal ministro dell’Interno Maroni e avvallata pubblicamente da Berlusconi. E non si fermano le critiche all’Italia da organismi internazionali e organizzazioni religiose. L’ultimo caso è il lamento del Consiglio d’Europa (organismo indipendente dall’Ue, che riunisce 47 paesi e si occupa dei diritti umani), per bocca del commissario Tomas Hammarberg, che aveva già criticato le politiche di Maroni in passato. “Il respingimento degli immigrati clandestini verso la Libia “è un’iniziativa molto triste”, che “mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d’asilo” sostiene Hammarberg. Ma la sua critica non è rivolta solo all’Italia: “anche l’Unione europea deve essere più responsabile e seria, mettendosi all’ascolto di quei Paesi come l’Italia o Malta che a nome di tutta l’Unione devono affrontare questa sfida”. “Spero davvero che l’Unione europea aiuti maggiormente l’Italia”, ha concluso il commissario. A cui ha risposto il ministro degli Esteri Frattini: ”Una soluzione è fare in modo che le richieste di asilo partano direttamente dai Paesi di origine e transito”. Per questo Frattini invita l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ad aprire un ufficio ad hoc in Libia. Anche perché, spiega, “in media, su 100 persone la metà chiede asilo e di queste la metà lo ottiene”. Secondo l’Unhcr le cifre sono più alte: il 75% degli sbarcati chiede asilo e di questi lo ottiene circa il 50%.
Sul fronte della politica interna, come da mesi, si ripete il conflitto a base di “distinguo” tra il presidente della Camera Fini e il governo: ”Fermo restando che respingere l’immigrato clandestino non viola il diritto internazionale, va ricordato anche che noi abbiamo il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo”. Secondo Fini, in visita ad Algeri, il tema dei respingimenti e dell’immigrazione ”è cosi delicato da non poter essere affrontato in maniera superficiale o, peggio ancora, propagandista. Un conto - puntualizza - è l’immigrato clandestino, mentre un altro conto è chi gode della possibilità di chiedere asilo. Si tratta di due posizioni che non possono essere trattate allo stesso modo”. L’ex leader di An e numero 2 del Pdl si è posto da tempo in una posizione particolare sul tema dell’immigrazione, che non combacia con quella di Berlusconi e il suo “no” alla “società multietnica”. ”Non credo abbia molto senso dire che si voglia o meno una società multietnica o meno: è una questione demografica” ha detto oggi il presidente della Camera. “Una politica lungimirante in tema di immigrazione” ha aggiunto, “deve basarsi su una garanzia di sicurezza e legalità, ma anche su una forte cooperazione internazionale: perché nessun migrante è mai felice di andarsene dalla propria terra”. Nell’ambito di queste politiche, prosegue Fini, bisogna poi “chiedersi cosa davvero significhi integrare coloro che legalmente stanno in un Paese diverso da quello di origine. E’ fallito il modello degli immigrati come enclave isolata rispetto alla società, così come è fallito il modello dell’assimilazione”. Nel Pd la condanna ai repingimenti non è univoca: D’Alema ricorda che una linea simile fu adottata a suo tempo con l’Albania, “ma senza violare il diritto internazionale e accogliendo chi faceva richiesta di asilo” puntualizza, mentre è Francesco Rutelli ad agitare le acque dei democratici con un’intervista a “Il mattino“ in cui sprona il proprio partito a “respingere senza ipocrisie” l’immigrazione clandestina. “Le immagini da Lampedusa” sostiene l’ex segretario della Margherita, “testimoniano l’inadeguatezza delle politiche del governo, che non mantiene gli impegni presi e tenta di nascondere gli insuccessi con dibattiti folli, tipo la proposta di apartheid sui trasporti milanesi. Ma se noi pensassimo di reagire mandando un messaggio opposto (’in Italia entri chiunque’) sbaglieremmo alla grande. Anche qui” conclude, “deve esprimersi il riformismo del Pd”. Intanto questa mattina la nave “Spica” della Marina militare ha soccorso 69 migranti nel canale di Sicilia, in acque maltesi, e li ha portati a Porto Empedocle. Il ministro dell’Interno domani sarà in Egitto per firmare una Dichiarazione congiunta dei ministri dell’Interno in materia di contrasto all’immigrazione clandestina e di lotta alla criminalità organizzata.
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Molti rifugiati scelgono come approdo le coste dell’Italia, quarto paese al mondo per numero di domande di asilo. Nel 2008, le richieste sono state 31 mila, il 75 per cento delle quali da clandestini sbarcati nelle coste del Meridione. Una cifra molto alta. Panorama.it ha sentito Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite in Italia, nel giorno della presentazione dei dati mondiali sulle richieste di asilo.
Perché questo afflusso sulle coste italiane?
C’è stato un aumneto delle domande dovuto alla presenza di conflitti vicini al nostro paese. Un fenomeno analogo si è regitrato nel 1999 con la guerra in Kosovo (sono 10 anni oggi da quando l’aviazione della Nato iniziò i bombardamenti a cui partecipò anche l’Italia, sotto il governo D’Alema, ndr), quando a Roma le richieste di asilo furno addirittura 33 mila. Insomma, quando c’è una guerra è naturale che molte persone cerchino di mettersi in salvo, soprattutto nei paesi più vicini.
In Italia è più facile fare domanda di asilo e ottenerlo?
Da noi il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento, ossia ottengono lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o umanitaria.
Chi gestisce questo processo?
È intermanete gestito dallo Stato conla supervisione delle Nazioni Unite. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove i commissari delle Nazioni Unite lavorano in stretto coordinamento nelle commissioni governative di valutazione delle domande di asilo, con gli enti locali e le prefetture. Possiamo dire che siamo un modello, anche se ogni paese Ue ha la propria struttura legislative e amministrativa. Per questo ci vorrebbe una maggiore omogeneità: non è possibile che la Grecia non riconosca alcun iracheno come rifugiato, mentre la Svezia ne riconosca circa il 90 per cento. Questo spiega i flussi maggiori verso i paesi dove il riconoscimento è più veloce.
Quanto tempo restano da noi?
I rifugiati hanno un permesso di 5 anni e sono mantenuti dallo Stato solo nei primi sei mesi. Poi, devono cercarsi un lavoro e una casa come tutti gli immigrati regolari. Per questo chiediamo un maggiore impegno finanziario da parte dello Stato. Oggi, devo dire che c’è una tendenza a rimanere e ad integrarsi, mentre anni fa l’Italia era considerata un paese di transito verso altre mete in Europa.
Considerando i dati, gli italiani sono molto ospitali…
Non dobbiamo parlare di ospitalità. Non si tratta di una questione morale, ma siamo nel campo del diritto. È un nostro dovere dare il diritto di asilo e riconoscere varie forme di protezione umanitaria. Se l’Italia ha ratificato dei trattati internazionali, allora deve rispettare tutti gli oneri e i doveri che ne conseguono. E devo dire che il nostro paese lo sta facendo bene.

L’Italia è il quarto paese al mondo scelto dai richiedenti asilo, con oltre 31 mila richieste presentate nel 2008, il 75% delle quali presentato da immigrati clandestini sbarcati sulle coste meridionali. Il dato emerge da un rapporto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, pubblicato in questi giorni.
Davanti all’Italia, gli Stati Uniti, che continuano a rappresentare anche nel 2008 il principale paese di destinazione per i richiedenti asilo, di qualsiasi nazionalità, con circa 49 mila nuove richieste, poi il Canada con 36.900 domande e la Francia con 35.200. Dietro il Regno Unito, a quota 30.500.
Ogni anno i rifugiati politici costano in media agli italiani, secondo i dati del ministero dell’Interno, circa 25 euro al giorno per il loro mantenimento nelle strutture di accoglienza, circa la metà della spesa media per un clandestino nei centri di permanenza, dove si aggiunge l’addizionale per la sicurezza. Ma quanto tempo rimangono in Italia? Dei richiedenti asilo, secondo i dati della sezione italiana dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, solo al 10 per cento viene riconosciuto lo status con un relativo permesso di soggiorno per 5 anni, mentre il restante 40 per cento riesce ad ottenere altri benefici, come la protezione sussidiaria (permesso di soggiorno di 3 anni) e la protezione umanitaria (permesso di soggiorno di un anno).
Un sistema che funziona rispetto a quelli vigenti in altri paesi europei e che ha spinto circa il 75 per cento circa dei 36 mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 - due su tre - a presentare domanda d’asilo, sul posto o successivamente.
A richiedere asilo in Italia nel 2008 sono stati soprattutto i cittadini provenienti dalla Nigeria, seguiti da persone in fuga dalla Somalia e dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dalla Costa d’Avorio e dal Ghana.
Nel mondo gli iracheni restano in testa alla classifica dei richiedenti asilo, seguiti dai somali dai russi dagli afghani e dai cinesi. Nel 2008 c’è stato un incremento del 12% delle domande d’asilo in termini assoluti sono state 383 mila le nuove richieste in 51 paesi industrializzati.
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Tre maestre, Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci, e l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito di Del Meglio, rischiano di finire sotto processo, a Tivoli, per i presunti abusi sessuali ai danni di 21 bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. È quanto emerge dall’avviso di chiusura delle indagini notificato oggi ai difensori degli indagati. Chiesta l’archiviazione per la maestra Assunta Pisani, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio cingalese Kelum Weramuni Da Silva.
Pesanti i reati contestati dal pm Marco Mansi ai quattro indagati: atti osceni, maltrattamenti verso minori, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime, corruzione di minori, atti contrari alla pubblica decenza. Gli indagati hanno sempre respinto le accuse. Alla luce della notifica dell’avviso di chiusura indagine, per gli indagati si prospetta la richiesta di rinvio a giudizio. I difensori dei quattro hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere l’audizione dei loro assistiti o per depositare note e memorie. L’inchiesta giudiziaria, partita sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini, prende in esame fatti cominciati nel 2001, per una bambina, e proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006.
Affidati alle maestre Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e Marisa Pucci “per ragioni di istruzione”, gli indagati sottoponevano i bambini “ad atti di sevizie e crudelta”. È quanto scrive il pm Marco Mansi nel capo di imputazione nei confronti degli indagati dell’inchiesta. Secondo il magistrato i reati, oltre che dalle maestre e dell’autore televisivo Gianfranco Scancarello, sarebbero stati commessi in concorso con “soggetti non identificati in numero di cinque o più”.
Alle maestre, inoltre, viene contestata l’aggravante dell’abuso di autorità o relazione domestica o di ufficio “derivante dal fatto di essere in servizio appunto come maestre alla Rovere” e inoltre si contesta loro l’abuso del rapporto di custodia in relazione ai 21 bambini (di età all’epoca dei fatti dai tre ai cinque anni).
Nell’atto di chiusura indagine, firmato soltanto dal pm Marco Mansi e non dal procuratore di Tivoli Luigi De Ficchy, si parla bambini “maltrattati sottoposti a percosse, nonchè legati dopo essere stati spogliati”. Sugli stessi bambini, secondo il pm, venivano poi praticati “con l’uso di siringhe, prelievi di sangue o inoculazioni di sostanze varie quali narcotici, stupefacenti o altre lesive della salute delle persone alcune contenenti benzodiazepine e li terrorizzavano vestendosi da diavolo o coniglio nero o altro ancora, con l’uso di cappucci e mostrandosi con i medesimi completamente o parzialmente nudi”.
Inoltre per indurre i bambini “a praticare reciprocamente su loro stessi atti di esplicita natura sessuale anche con l’uso di strumenti, con l’inserimento di suddetti strumenti nei genitali femminili delle bambine e uso lesivo dei suddetti strumenti in danno dei minori di sesso maschile”, gli indagati li avrebbero minacciati di morte per i genitori o di danni fisici e uso della violenza. Secondo il pm i quattro indagati facevano assistere i bambini “o partecipare attivamente ad atti a sfondo sessuale in particolare toccamenti, percosse reciproche, sodomizzazioni, masturbazioni, penetrazioni, tra loro e altri soggetti non identificati”.
Sempre secondo la procura i bambini venivano sottoposti “a giochi a sfondo sessuale tra loro o con gli stessi indagati, denominati, secondo quanto riferito dalle giovani vittime, ‘il gioco della puntura’, ‘il gioco del pisello’, nel corso dei quali i bambini subivano penetrazioni o dovevano toccare i genitali degli adulti e altre zone erogene, commettendo (gli indagati) atti di violenza sessuale in gruppo e comunque i bambini riuniti nel medesimo posto”.
“Siamo sorpresi perché vengono riproposte contestazioni già smentite”. Così l’avvocato Roberto Borgogno, difensore di Patrizia Del Meglio e di Gianfranco Scancarello, insieme con l’avvocato Franco Coppi, commenta la chiusura indagini della procura di Tivoli sui presunti abusi sessuali a Rignano. “Si tratta di fatti”, ha aggiunto, “che sono stati già ritenuti infondati dal tribunale del riesame di Roma, dalla Cassazione e che non hanno trovato riscontro neanche nelle dichiarazioni fatte dai bambini in sede di incidente probatorio”.
“Ce lo aspettavamo”, ha dichiarato Ippolita Naso, legale di Silvana Magalotti, l’esito dell’indagine della procura di Tivoli “era scontato. Si tratta”, ha detto l’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale anche lui della Magalotti, “di una ostinata difesa dell’errore iniziale fatto dalla procura. Non c’è stato un minimo di onestà intellettuale per cercare di riconoscere e correggere questo errore. Una inchiesta, inoltre, fatta con grande dispiego di mezzi e energie e nella quale non si è tenuto conto ad esempio dell’esito delle analisi del Ris che non hanno trovato nulla sia nelle macchine, sia nelle abitazioni. E nel capo di imputazione si parla ancora di macchine e abitazioni”.
“Dopo due anni di indagine la procura di Tivoli dimostra una determinazione che può essere solo frutto di una ipotesi accusatoria validamente supportata dalle indagini”. Sostengono invece gli avvocati Antonio Cardamone e Franco Merlino che difendono cinque famiglie di bimbi alunni della scuola materna, presunti vittime di abusi sessuali. “Adesso pensiamo a tutelare e proteggere i bambini”, aggiungono Cardamome e Merlino, “molti dei quali sono ancora sottoposti a cure psicologiche per i traumi evindentemente subiti”.
di Romana Liuzzo
Asili di condominio, gestiti a turno da una madre, la cosiddetta baby sitter di pianerottolo, pagata per il servizio dallo Stato, come già accade in Francia. E un grande nido nella sede del Parlamento, a Montecitorio. “Non solo per i figli dei deputati, ma soprattutto per quelli di funzionari, uscieri, dipendenti, persone senza orari certi”. È questa in sintesi la proposta di legge, ancora in fase di stesura, di “incentivo alla maternità” che il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni, anticipa in esclusiva a Panorama. “Speriamo di portarla in Consiglio dei ministri il prima possibile: molti punti già erano nel programma di governo, altri sono mie aggiunte”.
Capelli lisci, un filo di trucco, quanto basta per fare risaltare gli occhi chiari, la più giovane parlamentare del 2006 (vicepresidente della Camera a 29 anni), oggi a 31 a capo di un dicastero, Meloni ama parlare solo di politica. Seduta a un bar della capitale, anticipa il suo progetto premettendo: “Parlo di tutto tranne che di vita privata”. L’obiettivo finale della sua proposta di legge? “Asili nido, meno burocrazia per tutti e di conseguenza più figli” riassume Meloni. “In Italia la demografia è una delle principali criticità. In Europa la natalità media è di due figli per donna, nel nostro Paese la media è di 1,3 figli. Siamo di gran lunga sotto quota”.
Secondo il ministro del governo Berlusconi questo significa, per esempio, che nel 2050 “come previsto dall’Istat, il 35 per cento della popolazione avrà più di 65 anni e questo implica enormi problemi”. Di produttività per esempio, ma anche per un sistema pensionistico che non può reggere. “Che paese vogliamo lasciare ai nostri nipoti?” si domanda Meloni. “La gente non fa più figli non perché non li voglia ma perché li considera un lusso”.
Proprio in quest’ottica rivedrebbe la legge 194 sull’aborto. “Dal 1978 a oggi 4 milioni di donne hanno interrotto la gravidanza. Non è un successo, ma una sconfitta. Viene offerto loro di non fare un figlio, ma non si danno incentivi per farne. È una legge assurda. Occorre dare alternative concrete alle famiglie”.
Esempi? “Sempre in Francia c’è il livello d’occupazione femminile più alto d’Europa, di conseguenza le donne non hanno paura di alzare la natalità”.
Per guardare al nostro Paese, a Reggio Calabria il sindaco Giuseppe Scopelliti ha sperimentato con successo l’asilo di condominio. Anche se non mancano problemi logistici legati agli spazi e alle zone all’aperto. Per avere l’ok per un nido, infatti, sono necessari svariati requisiti e la burocrazia sembra non aiuti. Ce l’ha fatta, qualche anno fa, a Palazzo Chigi l’attuale ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: il suo asilo, dice chi l’ha visto, è da 10 e lode, con menù diversificati secondo preferenze alimentari o allergie.
Fa parte della proposta di legge Meloni il sistema del quoziente familiare, ovvero una tassazione proporzionata al numero dei figli. Più se ne hanno, meno tasse si pagano. “In pratica la somma dei redditi è suddivisa per tutti i componenti della famiglia. Questa idea la presentai già nella passata legislatura, ma fu fortemente osteggiata dalla sinistra, in particolare da Rifondazione comunista. Perché, mi dissero, “le donne che lavorano non devono avere nuclei numerosi””.
Altri incentivi della proposta di legge: aiuti concreti sui generi di prima necessità, dai pannolini al latte in polvere, come pure un sostegno per la retta dell’asilo e i libri di testo per tutta l’età dell’obbligo. Infine, allargare i congedi anche al padre.
Tra i problemi che affliggono le giovani coppie c’è anzitutto quello della casa. Nello stesso progetto Meloni (questo è già nel programma di governo) è prevista una rateizzazione del mutuo come se fosse un affitto, in pratica senza anticipo, in modo da acquistare un’abitazione, senza indebitarsi fino al collo.
E per gli spazi? “Oltre ai luoghi già individuati per le case popolari, vogliamo fare un censimento di tutti i centri sociali e capire quali siano in regola, ovvero in quali si svolga effettivamente qualcosa che anche alla lontana abbia a che fare con la cultura e con l’aggregazione. Almeno per metà, a mio avviso, andrebbero chiusi. Ebbene, quegli spazi, troppo spessodevastati, potrebbero servire come alloggi, biblioteche o come circoli ricreativi per i giovani che realmente hanno voglia di fare qualcosa. Altro che bullismo”.
Il ministro alle Politiche giovanili anche su questo tema ha un’opinione chiara: i bulli sono eccezioni. “Andrebbero presi e sottoposti all’insulto generalizzato. Sono casi isolati e se ne parla troppo. Mentre ci sono giovani bravissimi, che lavorano e fanno sacrifici in silenzio: a loro vanno dati incentivi. Di loro si deve parlare. I bulli? Ammesso che ci siano, vanno ignorati. È la pena peggiore”.
Al ritorno dall’asilo (una struttura modello a Nardò, provincia di Lecce) i loro bimbi dormivano più del solito, erano assopiti, irritabili e spesso con eccessiva sudorazione. Così due coppie di genitori, secondo La Gazzetta del Mezzogiorno che ha pubblicato la notizia, si sono insospettiti. Risultato: prima è partita una denuncia e poi un’inchiesta. Sarà l’ennesima psicosi (scaturita dopo le vicende di Rignano) o c’è del vero dietro la preoccupazione dei genitori? Le accuse sono infatti gravi: ai bambini più vivaci, per farli stare tranquilli, in asilo sarebbero stati somministrati dei sedativi.
Le ipotesi di reato che compaiono sul fascicolo d’inchiesta aperto dal sostituto procuratore di Lecce Angela Rotondano, nei confronti delle titolari, nonché maestre dell’asilo, due donne di 35 e 37 anni, sono lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione. Il loro avvocato, Simone Fontana, afferma “la totale estraneità ai fatti” delle proprie assistite.
L’asilo è attivo già da sei anni ed è provvisto di tutte le autorizzazioni. Gli investigatori sono alla ricerca di riscontri e hanno acquisito i risultati degli esami eseguiti su due bambine, le figlie delle coppie che hanno denunciato: dall’analisi delle urine è stata trovata traccia di benzodiazepine, sostanza contenuta in tranquillanti e sonniferi. Per il momento sono stati effettuati in tutto nove test su altrettanti bambini, e solo due sono risultati positivi.
L’indagine dovrà chiarire se realmente sia avvenuta la somministrazione di calmanti ai piccoli più vivaci e se questo sia avvenuto da parte di personale del centro o se da persone esterne. Intanto il legale delle due donne, l’avvocato Simone Fontana, afferma ”la totale estraneità ai fatti” delle proprie assistite, annunciando una contro querela nei confronti delle due donne denuncianti.
Nel mese scorso alle due donne che avevano denunciato è stata notificata una diffida extragiudiziale per aver messo in giro le voci relative appunto alla presunta somministrazione di tranquillanti che sarebbe avvenuta nell’asilo.
La notizia ha provocato grande apprensione a Nardò, grosso centro a una quarantina di chilometri da Lecce. Ieri alcuni genitori hanno preferito lasciare a casa i figli, ma in tanti invece difendono l’asilo e continuano ad affidare i bambini alle due maestre e ai quattro collaboratori della struttura, dove ci sono circa sessanta scolari. Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Nardò, Antonio Vaglio: “Si tratta di un fatto di inaudita gravità”, ha dichiara all’Ansa. “Speriamo” aggiunge “che tutto questo non risponda a verità, ma se dovesse essere accertata l’eventuale responsabilità di alcuni soggetti, le pene dovranno essere severe”.