
Nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, Vittorio Sgarbi non è più l’assessore alla Cultura del Comune di Milano.
La città dell’Expo 2015 avrà un nuovo responsabile alla Cultura. Forse il professor Stefano Zecchi, forse un esponente della Lega. I motivi che hanno convito Letizia Moratti, il sindaco di Milano, a ritirare all’estroso critico d’arte le deleghe, sono chiari: “La mancanza di rispetto per la Giunta” e “l’atteggiamento non consono ai doveri di pubblico amministratore assunto in varie occasioni, anche pubbliche” .
Così, dopo poco meno di due anni di coabitazione, giocata tra alti e bassi, amori e odi, si è rotto l’incanto tra Sgarbi e “suor Letizia”, come lui stesso ebbe a definirla dopo la prima grande crisi del luglio scorso, legata alla censura della mostra Vade Retro Arte e Omosessualita. A rompere definitivamente “il rapporto di fiducia” tra il primo cittadino e il suo vulcanico assessore hanno pesato, ultime gocce di un vaso già colmo, le recenti affermazioni del critico che, appena dieci giorni fa, si diede vanto di aver “ingannato” i propri “ignari” colleghi proponendo il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale mascherato dietro all’innocuo titolo “Liberi amori possibili”.
Ma anche (e soprattutto) le sue vibranti esternazioni durante la puntata di giovedì scorso, di Anno Zero, sul Vaffa-day ” di Grillo.
“Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignita” è stata la replica sdegnata di Sgarbi alle ragioni con cui il sindaco gli ha tolto le deleghe. Ma i due recenti episodi non sono che la punta di un iceberg che via via, ad ogni presa di posizione del critico, è diventato insostenibile per il sindaco di Milano. A pochi giorni dalle elezioni politiche, l’assessore alla Cultura propose un referendum sul tanto chiacchierato “grattacielo storto” di Daniel Libeskind, uno dei tre grattacieli, fiori all’occhiello del progetto di Citylife all’ex Fiera, che cambieranno lo skyline della Milano dell’Expo. Sarebbe potuto sembrare una normale valutazione estetica (peraltro espressa anche da Silvio Berlusconi) se non fosse che lo stesso Libeskind, amico del sindaco Moratti, dovrebbe anche firmare il nuovo museo dell’arte contemporanea, sempre nell’area di Citylife, cui il critico non nascose di preferire il progetto di museo elaborato da Renzo Piano nelle ex acciaierie Falck nella vicina Sesto San Giovanni.
Del resto, nei suoi due anni da assessore, Sgarbi ha sempre tentato di smarcarsi dalla posizioni della giunta e del suo sindaco. Mentre il Comune lanciava la campagna antigraffiti, definì i murales del centro sociale Leoncavallo (tanto osteggiato dal centrodestra milanese) una “moderna Cappella Sistina” e nel marzo del 2007 riuscì a portare al Pac proprio quegli artisti normalmente abituati a disegnare sui muri di Milano. Risale infine allo scorso gennaio l’ultimo terremoto sulle mostre inopportune dell’assessore: le monografie fotografiche di Von Gloeden, di Witkin e di Saudek. Ma le polemiche poi rientrarono dopo un chiarimento con il sindaco sulle linee di politica culturale del Comune.
Questa volta invece, dopo lo sfogo a “parolacce” durante la trasmissione di Santoro, l’eccentrico assessore non è riuscito ad arginare l’ira del sindaco. E pensare che il 16 novembre scorso, durante una puntata delle Invasioni Barbariche, invece, il sindaco aveva dimostrato persino affetto per il monello della sua giunta. “Io con Sgarbi ho un rapporto molto particolare” disse Letizia Moratti “fra la mamma, la sorella maggiore e lo psicoterapeuta. Questo è il rapporto normale che io ho con Sgarbi”.
Anche Sgarbi ha sempre a suo modo perfino osannato il sindaco di Milano, dicendo pubblicamente - un anno fa al festeggiamento dei primi 12 mesi di mandato - che non poteva che essere lei il successore di Berlusconi alla guida del centro destra.
- Venerdì 9 Maggio 2008

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