Leggi tutte le notizie su:
assessori
- Tags: .Expo-2015, assessori, bilancio, comune, elezioni-comunali, Letizia-Moratti, Milano, panorama in edicola, pdl, politica, sindaco, smog, traffico
-

Sottovoce, con garbo da signora ma temperamento da sindaco, dice: “Non ho mai mollato in vita mia”. E in effetti non l’ha fatto nella gara con cui ha vinto l’assegnazione di Expo 2015, né nella lunga battaglia per ottenere dal governo i finanziamenti per l’esposizione. A Panorama assicura che non lo farà nemmeno da qui al 2011, data delle prossime elezioni amministrative, anche se oggi c’è chi è pronto a scommettere che non sarà lei la candidata del Pdl. Leggi l’intervista

Come allo stadio. Ma non quello di casa. Cori, tapiri, gazebo e slogan di protesta (qui la GALLERY) per la prima uscita ufficiale del nuovo Consiglio comunale di Napoli, dopo il rimpasto di giunta varato dal sindaco Iervolino nei primi di gennaio, a seguito dell’inchiesta sui presunti appalti sulla manutenzione delle strade e l’esplosione della questione morale. Insomma, una bagarre, dentro e fuori il Palazzo. Proteste che costringono il Consiglio a uno stop forzato di dieci minuti per ricomporre le cose.
Il messaggio è chiaro: “La Iervolino vada via, è ora di cambiare”. Messaggi anche per il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino: “Vada via”.
La protesta è stata giudata da rappresentanti della società civile ma anche del Pdl campano che hanno inneggiato, megafono alla mano, allo scioglimento del consiglio comunale. Molti gli slogan su cartelloni e manifesti “Il comune ci ha tolto la dignità ”, “O si cambia Napoli o si muore”, messaggio quest’ultimo accompagnato dalla foto di un cittadino che indossa una camicia garibaldina.
Surreale il clima nella storica Sala dei Baroni. Tra striscioni, cartelloni e urla “A casa” e “Buffoni”, da entrambi gli schieramenti hanno risposto all’appello 50 consiglieri su 61. Il consiglio comunale è stato poi sospeso per dieci minuti in seguito alle urla e alle proteste che hanno continuato ad animare il dibattito. Le proteste si sono intensificate al termine dell’intervento del sindaco, quando i consiglieri della maggioranza hanno chiesto urlando di togliere lo striscione esposto dall’opposizione sui banchi del consiglio con lo slogan “Liberiamo Napoli”. A surriscaldare ulteriormente il clima le urla di un gruppo di cittadini presenti in aula.
La Iervolino intanto ribadisce nella sua relazione (qui il testo) di aver fatto il possibile per la sua città , di aver seguito una “linea di equilibrio che può non piacere ma che è istituzionalmente e politicamente corretta” e ha sottolineato anche che la nuova giunta è “sostanzialmente diversa da quella nata dopo le elezioni”. Una giunta, ha spiegato il sindaco, “composta da persone di esperienza e di qualità sulle quali nessuno ha avuto la possibilità di sollevare obiezioni o riserve”. Poi, quasi un avvertimento: “Senza naturalmente voler soffocare il dibattito sulle idee e sui programmi, la giunta parlerà soprattutto di qualcosa di già compiuto da annunciare, aiutando la stampa a trascurare l’inutile gossip politico per dare più spazio alle idee, ai problemi reali ed alle realizzazioni concrete”.
Sul futuro dell’amministrazione comunale di Napoli si è aperta un discussione “strumentale perché si sono scaricate su di essa tensioni che riguardano in realtà altri organi istituzionali, tensioni fra i partiti della maggioranza e tensioni interne al mio stesso partito”, è stato l’affondo della Iervolino. Il sindaco ribadisce di aver cercato “di conciliare al meglio il rispetto per questo dibattito con l’autonomia che la legge gli impone e con la necessità di non far mancare il governo alla città in un momento certamente non facile non solo per Napoli, ma per tutto il Paese”.
Poi una precisazione anche sul caso Romeo: il Comune di Napoli compierà “una puntuale ed accurata rivisitazione del contratto in essere con la società Romeo per la manutenzione degli immobili comunali al fine di verificare ogni eventuale ipotesi migliorativa giuridicamente possibile”.
Intanto a Napoli arriva anche Veltroni. Il leader del Pd, in una lettera al quotidiano Il Mattino, promette di intervenire per risolvere la crisi del partito campano con un rinnovamento che riguarderà le strutture e gli uomini “Siamo pienamente consapevoli della crisi, anche politica, di questo territorio e vogliamo dare risposte concrete”. Scrive infatti Veltroni: “Serve, e so che Morando insieme alle tante forze del Pd ha, un piano di lavoro, molto concentrato nel tempo, che assicuri la piena agibilità democratica del partito e lo doti di un progetto di futuro per Napoli e la sua provincia che faccia delle prossime elezioni provinciali l’occasione nella quale tutti i napoletani possano toccare con mano il carattere di radicale innovazione dei metodi, dei contenuti e del personale di governo del centrosinistra”. Il rischio da scongiurare, osserva Veltroni, è quello delle “competizioni di piccoli gruppi” e dei “personalismi”.
La GALLERY della protesta
- Tags: arresto, assessori, dimissioni, giunta, global-service, Luigi-Nicolais, Napoli, Palazzo-San-Giacomo, Pd, Rosa-Russo-Iervolino, segreatrio
-

Prima precauzione: un registratore (nascosto o dichiarato bene non si sa) per schedare i colloqui con il segretario provinciale dimissionario Luigi Nicolais e il leader regionale Tino Iannuzzi. Ma il sindaco Rosa Russo Iervolino ne ha posta un’altra prima di incontrare i i vertici campani del proprio partito. L’altra precauzione è stata la pretesa di un testimone perché, ha spiegato il sindaco prima dell’incontro, “non mi fido di chi dice una cosa la mattina e un’altra la sera”.
Giusto perché fidarsi è bene, ma non fidarsi (dei propri compagni di partito) è meglio. Giusto per dire che aria tira(va) in casa democratica dalle parti di Napoli.
Insomma, la “tarantella” della nuova giunta sarà anche finita ma la nuova squadra del sindaco di Napoli continua a far discutere.
E mai come in questo momento, il futuro del Pd è appeso a un nastro. Non tanto per il contenuto delle cassette che hanno immortalato l’incontro tra Iervolino e Nicolais. Ma perché il partito è scosso dal “metodo” usato dal sindaco di Napoli per assicurarsi della buona fede dei suoi interlocutori sul rimpasto della sua giunta. Una misura cautelativa messa in pratica tra lo stupore del segretario Walter Veltroni: “Quest’idea della politica” boccia in tronco l’iniziativa il leader democratico “non appartiene al Pd. Siamo nati per lasciarcela alle spalle, vogliamo che tutto sia svolto alla luce del sole”. Lo stesso Luigi Nicolais che lunedì si è dimesso, ha reputato l’idea della registrazione “un episodio non degno di un Paese civile”.
Eppure, determinata e volitiva, la Iervolino non tradisce nessun pentimento e non chiede scusa, anzi: “Chi ha la coscienza a posto” sbotta alll’indomani delle polemiche “non ha paura di nulla, neanche di registrazioni. Chi fa tante storie significa che ha qualche preoccupazione”. E ancora: “Ho fatto quello che avevo promesso di fare” afferma mostrando alcuni faldoni che ha portato con sé nella sede del Comune “ho lavorato per la città ”.
Intanto Veltroni andrà a Napoli la settimana prossima non per incontrare il governatore Bassolino, ma per insediare il nuovo commissario della città Enrico Morando, che ha il compito di rivoluzionare in Campania i vertici del Partito democratico; si occuperà subito di cambiare il volto del Pd in vista delle elezioni provinciali di Napoli, Caserta e Avellino.
L’obiettivo, spiega il braccio destro (e coordinatore dall’area Formazione del partito) di Veltroni, Giorgio Tonini, è: “Fare uscire il Pd campano dal professionismo delle giunte, da quel sistema che si occupa solo di delibere, organigrammi e appalti”. Ma la scelta del commissario non trova tutti d’accordo: Morando è un uomo di Walter e in molti si lamentano che blindando il territorio si blinda, nei fatti, anche il terreno di scontro fra chi bassoliniani e “non”.
A dirsi dalla parte di Veltroni c’è anche lo stesso Nicolais: “Ne abbiamo discusso insieme, è stata la decisione migliore, dal momento che non avrei ritirato le dimissioni”. È molto più duro, poi, l’ex ministro sulle scelte generali del partito: “Come vedo il futuro di Napoli? Purtroppo lo vedo esattamente come i suoi cittadini. Penso che il Pd abbia perso la percezione della gente; anzi, è anche peggio di così, ha perso la percezione del suo stesso elettorato. Spero che in futuro le cose andranno diversamente”.
E trova il tempo, l’ex segretario provinciale, per un polemica con l’assessore alla Cultura Nicola Oddati, pilastro delle giunte Iervolino. L’assessore, iscritto all’associazione dalemiana Red, amico di Antonio Bassolino, difende giunta e sindaco: “Noi non siamo attaccati alla poltrona. Questa è una poltrona scomodissima, mal pagata e piena di guai”. “Talmente scomoda” replica Nicolais, “che nessuno se ne è mai andato”.
- Tags: arresto, assessori, dimissioni, giunta, global-service, Luigi-Nicolais, Napoli, Palazzo-San-Giacomo, Pd, Rosa-Russo-Iervolino, segreatrio
-

Nessuna contrapposizione con il Pd, nessuna lacerazione, solo molto rumore dice lei, il sindaco. Dimissioni immediate da segretario provinciale del Pd, la replica di lui.
Ecco l’epilogo della “tarantella” fatta di scontri e incomprensioni, terminata con l’ingresso in giunta napoletana di sei nuovi assessori provenienti dalla società civile e, in particolare, dall’ambiente accademico.
Finisce (forse) qui il braccio di ferro tra Rosa Iervolino e Luigi Nicolais: con la lettera di dimissioni dell’ex ministro prodiano e, contemporaneamente, la presentazione della “nuova” squadra del sindaco, il rimpasto voluto con forza dalla Iervolino e avallato da Veltroni. Che, per sostituire il segretario decide di commissariare il partito partenopeo, catapultando da Roma il senatore Enrico Morando.
A spingere (l’ormai ex) segretario provinciale del Pd a uscire di scena è proprio la mancanza di una “svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini”. “Ho comunicato al segretario nazionale del Pd Walter Veltroni e al segretario regionale Tino Iannuzzi le mie irrevocabili dimissioni da segretario del Partito Democratico di Napoli” ha detto Nicolais, ex ministro del governo Prodi (reggeva il ministero per le Riforme e l’Innovazione nella pubblica amministrazione), eletto il 30 giugno.
“La città di Napoli” ha affermato “in questi giorni ha attraversato una tra le più gravi crisi istituzionale degli ultimi anni. Il Partito Democratico napoletano, interpretando la crisi di fiducia manifestata dai cittadini verso il governo locale, ha adottato una linea politica tesa a sostenere un profondo rinnovamento dell’azione amministrativa della città e degli uomini che sono chiamati a rappresentarla. Purtroppo, non essendo riuscito a concretizzare il mandato ricevuto dal Partito napoletano e a trasferire ai vertici del Pd nazionale la drammaticità del momento e la necessità di una svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini, ritengo che non ci siano più le condizioni per il prosieguo del mio mandato”.
Un rinnovamento superficiale, diverso da quelllo preventivato da Nicolais, che avrebbe preferito, un “profondo rinnovamento”. Sulla stregua dell’invito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che proprio qualche giorno fa, in visita sotto il Vesuvio, aveva chiesto un nuovo costume dei partiti.
Va invece avanti il sindaco di Napoli. Le dimissioni di Nicolais? Un fatto che il sindaco Iervolino commenta così: “Non è stata affatto sconfessata la linea del Pd”. Ieri, ha spiegato il primo cittadino “non c’è stato nessun documento del Pd ma una dichiarazione rispettabilissima del segretario provinciale”. E presentando la sua nuova giunta a Palazzo San Giacomo, la terza del suo secondo mandato, sconfessa la frattura che si è verificata ieri con il Pd: “Un governo di profonda innovazione”, scaturito da “un rimpasto vero e possibile”, oltre il quale non si poteva andare.
“Ci sono 6 assessori completamente nuovi, con incarichi marginali. Più i 4 che avevo sostituito da poco. Si tratta di 10 assessori su 16″. “C’è stato molto rumore attorno a questa giunta ma io posso affermare che non c’è stata alcuna lacerazione e alcuna contrapposizione con nessuno” spiega la Iervolino. “Il sindaco non ha alcuna intenzione di contrapporsi ad alcuno, il sindaco ha tenuto con correttezza, e la correttezza è dimostrata anche da alcune registrazioni se qualcuno volesse metterla in dubbio i rapporti con il suo e con gli altri partiti i rapporti con il suo partito e con gli altri partiti della coalizione, che ringrazio per lo stile costruttivo con cui hanno lavorato, e per aver messo davanti a tutto l’interesse della città ”.
Il sindaco ha varato la sua giunta, assumendosene pienamente la responsabilità , per rispondere al dovere istituzionale di dare un governo alla città , anche di fronte agli ultimi dubbi sorti ieri all’interno del partito. “Ho aspettato con pazienza che si maturassero gli eventi, per due volte, venerdì sera e ieri mattina, sono arrivata a una linea di composizione perfettamente concordata anche con il mio partito. Quando sono cominciati a sorgere ancora una volta dubbi” ha aggiunto “io ho avuto il dovere istituzionale, (come sindaco ricordatevi che io ho giurato sulla costituzione per l’undicesima volta, avendolo già fatto dieci volte da ministro), io ho avuto il dovere di dare un governo alla città e di darlo assumendone pienamente la responsabilità ”. Nella nuova squadra di governo sono stati confermati dieci assessori già in carica, sei i nuovi ingressi.
Un “rinnovamento” che non soddisfa neanche la sinistra. A lasciare la giunta di Napoli è anche Rifondazione comunista. Almeno così precisa Claudio Grassi della segreteria del partito, spiegando che è “estremamente negativa la modalità con cui il sindaco Iervolino propone di risolvere la crisi della sua giunta. Nel pieno di uno scandalo che ha coinvolto larga parte del suo esecutivo, la precondizione per recuperare un minimo di credibilità ” sostiene “era quello di azzerare la giunta travolta dagli scandali e sostituirla con una interamente rinnovata. Ciò non è stato fatto e, quindi, per quanto ci riguarda esprimiamo un netto dissenso sulla nuova giunta proposta”.
- Tags: appalti, assessori, Enrico-Cardillo, Francesco-Boccia, Giorgio-Nugnes, giunta, Luigi-Nicolais, Luigi-Scotti, Napoli, Palazzo-San-Giacomo, Pd, Rosa-Russo-Iervolino, sindaco, Tino-Iannuzzi
-

Dopo la minaccia di dimissioni da parte del sindaco di Napoli, il nodo della nuova giunta sembra essere risolto. Forse quindi l’inchiesta sugli appalti pilotati non porterà alle elezioni in primavera. Rosa Russo Iervolino infatti ha lasciato Palazzo San Giacomo dopo l’incontro con i vertici locali del Pd e ha annunciato: “La giunta c’è”. Per il primo cittadino l’incontro ha fatto registrare un “sostanziale passo avanti”, e i nomi della nuova squadra di governo della città potrebbero essere resi noti già domani.
Quella che la Iervolino aveva definito una “tarantella”, in verità in questi giorni ha avuto più il sapore di una commedia degli equivoci: da una parte l’ottimismo del sindaco che annunciava la formazione di una giunta condivisa con il Pd e con gli altri alleati, dall’altro il pessimismo dei vertici provinciali del Pd, fermi nel ritenere pregiudiziale il cambiamento di quasi tutti gli assessori della giunta precedente con l’unica eccezione per il vicesindaco Sabatino Santangelo e l’assessore alla Legalità , l’ex ministro Luigi Scotti.
E dopo poche ore, infatti il sindaco ha reso noti i nomi dei componenti della nuova Giunta municipale. Vice sindaco è stato riconfermato il notaio Sabatino Santangelo. Assessori: Luigi Scotti, Gioia Rispoli, Mario Raffa, Agostino Nuzzolo, Riccardo Realfonzo, Marcello D’Aponte, Enrica Amaturo, Diego Guida, Paolo Giacomelli, Valeria Valente, Giulio Riccio, Nicola Oddati, Alfredo Ponticelli, Gennaro Nasti, Pasquale Belfiore.
I nuovi assessori sono: Enrica Amaturo, professore ordinario di Sociologia già Preside della facoltà ; Paolo Giacomelli, già direttore del settore Igiene Urbana del Comune di Roma; Riccardo Realfonso professore ordinario di Economia Politica all’Università del Sannio; Diego Guida, industriale-editore; Marcello D’Aponte professore ordinario di Diritto del Lavoro Pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche della Federico II; Pasquale Belfiore, ordinario di Composizione architettonica alla Sun nonchè presidente dell’Inarc Campania. I sei nuovi assessori si aggiungono a quelli di recente nominati dal sindaco Iervolino: Luigi Scotti, già Guardasigilli, Agostino Nuzzolo, ordinario di Trasporti all’Università di Roma Tor Vergata e professore presso il Mit di Boston; Mario Raffa ordinario di Ingegneria Economico Gestionale presso la Facoltà di Ingegneria della Federico II; Gioia Rispoli, ordinaria di Letteratura greca all’università Federico II.
Sostituiscono Giorgio Nugnes, dimessosi dopo gli arresti di ottobre per i disordini di Pianura, e poi suicidatosi; Enrico Cardillo, dimessosi prima di essere colpito da arresti domiciliari poi revocati nell’ambito dell’inchiesta sul Global Service; gli assessori Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, anche essi coinvolti e agli arresti domiciliari; Luigi Imperlino, dell’Idv, che aveva lasciato l’incarico su disposizione del leader del partito; esce anche l’assessore Gennaro Mola.
Il summit con il segretario cittadino del Pd, Luigi Nicolais, e con quello regionale, Tino Iannuzzi, ha spiegato la Iervolino, è stato “cordialissimo e costruttivo”.
Solitamente, traducendo il lessico politico, tale frase sta a dire che è stato un braccio di ferro. Dal quale, tuttavia, è uscita vincitrice il sindaco di Napoli: il tanto annunciato cambiamento nella giunta di Napoli era già diventato un “mini-rimpasto”. O meglio ancora: un “rimpasto necessario” (ovvero quello limitato alla sostituzione degli assessori indagati, autodimissionati, “cinque caselle”, come dice l’interessata, ispirandosi al linguaggio della tombola).
E così, dice la Iervolino, si è fatto “un altro sostanziale passo avanti” verso una giunta rinnovata. “L’armonia c’è ed è completa”, puntualizza riferendosi ai problemi di dialogo avuti con Nicolais di recente, “credo che ormai, e lo dico per la seconda volta sperando di non essere smentita, la giunta è fatta”.
Giunta in continua evoluzione, visto che l’onorevole Francesco Boccia ha rifiutato l’ingresso nella giunta comunale di Napoli come assessore al Bilancio. Il parlamentare ha spiegato che il suo rifiuto è da mettere in relazione al “mutato clima e alla mancanza delle condizioni politiche che avevano portato alla designazione”. L’onorevole Boccia oggi ha confermato sul blog di aver dedicato “questi giorni di Natale alla valutazione dei bilanci e della situazione economica” del Comune. Ha poi ribadito “la sua disponibilità personale verso la Iervolino e la città di Napoli” ma “subordinata sul piano politico alla decisione univoca che dovrà prendere il Partito Democratico ai diversi livelli).
Giunta danzante, elastica, flessibile, ma inaffondabile. Come il primo cittadino: che ormai lavora in “piena autonomia” dal resto del partito. Del resto la Iervolino e i vertici campani dei democratici “parlano due lingue diverse”.

“Romeo aveva rapporti con quattro soli assessori ’sfrantummati’ e non aveva nessun ruolo da consulente globale del Comune”. “Romeo non era il solo imprenditore a finanziare la Margherita”.
Sono alcune delle dichiarazioni rese dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino il 23 dicembre e dall’ex leader della Margherita (ora confluita nel Pd) Francesco Rutelli il 17 dicembre scorso ai magistrati che indagano sugli appalti a Napoli.
Ai pm che indagano sugli appalti al Comune di Napoli, il sindaco della città , Rosa Russo Iervolino, parla dell’ex assessore Giorgio Nugnes. “Il suicidio di Nugnes lo leggo come un sussulto di dignità che probabilmente sarebbe mancato ad altri” dice Iervolino, come si legge nel verbale di dichiarazioni rese in qualità di persona informata dei fatti. Poi il sindaco bolla come “sfrantummati” (incapaci) gli assessori coinvolti nell’inchiesta.
Nel corso della deposizione, la Iervolino si sofferma sulla vicenda di Nugnes, l’ex assessore che si tolse la vita a fine novembre e che sarebbe risultato coinvolto nell’inchiesta sulle presunte irregolarità negli appalti.”Il giorno delle dimissioni di Cardillo (Enrico Cardillo, ex assessore alle Risorse strategiche dimessosi il giorno prima del suicidio e poi arrestato il17 dicembre, ndr) so per certo che Nugnes venne in Comune perché lo hanno visto molte persone, ma non è affatto vero che io mi sia rifiutata finanche di incrociare il suo sguardo. Ribadisco, come ho già detto anche pubblicamente, che io in quella occasione non l’ho visto e confermo che se l’avessi incrociato non avrei esitato a rimproverarlo bonariamente, e anzi a mollargli pur con materno affetto anche due sganassoni, per ciò che emergeva dalle indagini sui fatti di Pianura”. Parole che fanno riferimento all’arresto di Nugnes, indicato dagli inquirenti come uno dei sostenitori della rivolta di gennaio scorso contro la riapertura della discarica.
La Iervolino poi parla della scelta di operare il rimpasto, già nel maggio scorso, “per innalzare il livello morale e professionale della giunta”, in un contesto “nebbioso, poco trasparente”.
Il sindaco di Napoli, parla della vicenda Romeo, l’imprenditore in carcere che ha ammesso, tra l’altro, di aver finanziato la Margherita, e del ruolo dei suoi assessori. Oltre a Nugnes cita gli altri coinvolti nella vicenda delle presunte tangenti per gli appalti. Romeo aveva rapporti solo con quattro uomini di giunta, che la Iervolino - salvando il solo Felice Laudadio - non esita a definire “sfrantummati”, ossia incapaci, smidollati.
Di Romeo, e delle sue affermazioni su finanziamenti alla Margherita, ha parlato ai magistrati anche l’ex leader del partito, Francesco Rutelli, (attualmente presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), nelle dichiarazioni spontanee rese ai magistrati il 17 dicembre. “Non so se Romeo sia iscritto al partito. Non escludo, anzi ritengo che possa essere verosimile, che Romeo possa aver finanziato il partito. Ma voglio chiarire che non è l’unico imprenditore o comune cittadino che abbia contribuito finanziariamente alle campagne elettorali”.
Il parlamentare ha spiegato di aver “personalmente incontrato” Romeo. “L’ho conosciuto come uno dei più grandi imprenditori a livello nazionale nel settore immobiliare” ha detto. “Ero sindaco all’epoca in cui la sua impresa si aggiudicò l’appalto per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Roma. Con lui non ho peraltro una particolare confidenza. Non ho mai avuto con lui colloqui connessi ai suoi interessi”.

Di dimettersi, per ora, non ne parla. Prende tempo, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, dopo che in mattinata la bufera di Global Service, tante volte evocata, è infine arrivata, abbattendosi su Palazzo San Giacomo e dimezzando, di fatto, la giunta (sono finiti agli arresti domiciliari due assessori in carica, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, e due ex componenti di Giunta, Giuseppe Gambale e Enrico Cardillo).
Prende tempo e chiede un confronto. Con la giunta stessa, con il Pd e la coalizione intera: “Il sindaco viene dalla conferma della fiducia votata dal consiglio comunale a larga maggioranza due giorni fa, ma adesso c’è una novità e su questa novità bisogna discutere”, ha detto di sé, conversando con i giornalisti. “Ancora non ho visto gli assessori, né i partiti della coalizione. Il discorso va aperto con loro. Dopo, il sindaco serenamente deciderà ”, continua il sindaco di Napoli chi le chiede se intende dimettersi.
Non potendo fare altro, “Tra poco” ha aggiunto il sindaco “Con profondo dispiacere umano, sospenderò gli assessori agli arresti domiciliari, Di Mezza e Laudadio. Di Mezza me lo ha già chiesto”.
La notizia dell’ondata di arresti è al centro dei commenti sia degli impiegati che dei cittadini che questa mattina entrano negli uffici municipali. Intanto il vicesegretario vicario del Movimento idea sociale con Rauti, Raffaele Bruno, ha inscenato un sit-in per sollecitare le dimissioni del sindaco di Napoli ed il ritorno alle urne.
Sindaco che per ora, invece, non ha intenzione di muove alcunché: “La discussione va aperta con i partiti politici con il mio partito e la coalizione, poi il sindaco vi comunicherà quello che deciderà ”, ha proseguito Iervolino. “Per fortuna nessun rilievo di carattere penale viene fatto al sindaco”. “Ma quale giunta di Italia”, ha proseguito il primo cittadino partenopeo “ha al suo interno un ex ministro della Giustizia che ha fatto il magistrato per oltre 40 anni”, riferendosi all’assessore alla legalità Luigi Scotti (che sostituì per pochi giorni Clemente Mastella, quando il leader dell’Udeur rassegnò le dimissioni da Guardasigilli, provocando la caduta dell’esecutivo Prodi). Giudizi positivi sono stati espressi dal sindaco anche sui due assessori in carica coinvolti nell’inchiesta: Felice Laudadio, noto avvocato amministrativista e docente universitario e Fernando Di Mezza, gia esponente del mondo ambientalista.
La disamina attendista della Iervolino non ha soddisfatto l’opposizione napoletana di centrodestra: “Al punto in cui siamo le dimissioni del sindaco Iervolino e di quel che resta della sua giunta rientrano nella categoria degli atti dovuti”, ha dichiarato il Coordinatore regionale di An-Pdl per la Campania, Mario Landolfi. Più perentorio Amedeo Laboccetta che parla di “questione di ordine pubblico e dignità nazionale”: “Nei mesi scorsi ho depositato insieme a altri parlamentari la richiesta di discussione in aula di una mozione che si concluda con la richiesta di scioglimento del consiglio comunale”.
Una campanella per il “tutti a casa” che finora Rosetta non ha intenzione di suonare.
Il VIDEO servizio:

di Stefano Vespa
Un fremito ha percorso le schiene di decine di assessori in tutta Italia: e noi? Fin dalle prime ore di martedì 22 gennaio, a poche ore dall’uscita dal governo annunciata da Clemente Mastella, il responsabile degli enti locali dell’Udeur, Ennio Morrone, è stato tempestato di telefonate dagli assessori regionali del suo partito che chiedevano una sola cosa: dobbiamo dimetterci? La risposta è stata tranquillizzante: tutti ai vostri posti, non sono in discussione le giunte a nessun livello.
Con Panorama Morrone, ingegnere cosentino di 62 anni, cerca di essere rassicurante e garantisce che le scelte politiche e perfino la dura polemica con il Partito democratico e con il suo leader, Walter Veltroni, non avranno conseguenze locali: “Noi siamo in una posizione di centro, non di centrodestra: il nostro obiettivo è concorrere a creare la Cosa bianca. Il problema politico riguardava il Pd e Veltroni e non dovrà ripetersi necessariamente in periferia, a meno che il centrosinistra non voglia suicidarsi”.
In effetti, se al governo l’Udeur aveva un solo rappresentante (appunto Mastella, ministro della Giustizia, visto che si era già dimesso il sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi, coinvolto in un’inchiesta sulle asl laziali), nelle diverse amministrazioni l’influenza politica è notevole, soprattutto al Centro-Sud: nove assessori in otto giunte regionali; 28 assessori in 23 giunte provinciali; 26 assessori in 21 giunte comunali, considerando solo capoluoghi di provincia o di regione e qualche città di discrete dimensioni.
Qualche alleato, però, ha già il coltello tra i denti: per esempio, il responsabile enti locali di Rifondazione, Michele De Palma, ha detto che il suo partito è “incompatibile con l’Udeur a tutti i livelli” e che si farà promotore di “tavoli di accertamento della maggioranza” in tutte le regioni, le province e gli enti locali nei quali l’Unione governa con l’Udeur.
Morrone non si scompone: “Se gli altri chiederanno una verifica, discuteremo” commenta. E in attesa del consiglio nazionale del partito previsto all’inizio di febbraio, “da parte nostra non vogliamo creare fibrillazione nel nostro partito né negli enti locali”. Anche perché, aggiunge tra il profetico e il minaccioso, “sarebbe un’ecatombe”.
L’unica situazione particolare è quella campana. L’Udeur per ora ha deciso di lasciare la maggioranza solo al Comune e alla Provincia di Caserta. Quest’ultima è presieduta da Sandro De Franciscis (Pd), nipote del procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Mariano Maffei (a cui fa capo l’inchiesta che ha travolto l’Udeur), e con De Franciscis Mastella ha detto di non “voler avere più niente a che fare”.
Ancora incerta la sorte della giunta Bassolino: anche senza l’Udeur il centrosinistra manterrebbe in consiglio 33 seggi su 60, ma tra la mozione di sfiducia contro il governatore presentata dall’opposizione e i mal di pancia di qualcuno della maggioranza (come i socialisti) è difficile prevedere che cosa accadrà . Molti nodi verranno presto al pettine anche se non si verificherà l’ipotesi di elezioni politiche anticipate. Il caso Mastella cade infatti nel momento in cui i partiti si apprestano a discutere alleanze e a predisporre candidature per le amministrative che si terranno in primavera. Test ancora più importante, visto quanto accaduto, e che riguarda 14 province e nove comuni. Sette amministrazioni provinciali sono del centrosinistra, cinque del centrodestra, una guidata dalla Svp (Bolzano) e una commissariata (Udine).
Per importanza spicca Roma, insieme con sette province siciliane. Tra i comuni, cinque sono ora governati dal centrosinistra, due dal centrodestra e due sono commissariati (Sondrio e Messina). L’Udeur ha assessori nelle giunte provinciali di Benevento, Foggia ed Enna e in quella comunale di Pescara (ne aveva anche a Messina). Più in generale, sottolinea Morrone, può essere ago della bilancia in diverse realtà , a prescindere dalle poltrone. Se dunque, per ora, gli assessori possono stare tranquilli, si annuncia una caldissima primavera, e non solo dove si voterà .
TUTTI I POSTI DELL’UDEUR
Le giunte dove siedono gli assessori del partito di Clemente Mastella.
Regioni: Piemonte Valle d’Aosta Abruzzo Lazio Puglia Basilicata Campania Calabria Province: Milano Rieti Frosinone Viterbo L’Aquila Teramo Benevento Caserta Napoli Salerno Avellino Lecce Taranto Bari Foggia Potenza Reggio Calabria Cosenza Crotone Vibo Valentia Enna Cagliari Sassari
Comuni: Ancona Rovigo L’Aquila Pescara Campobasso Avellino Benevento Caserta Napoli Salerno Bari Barletta Foggia Taranto Potenza Cosenza Crotone Vibo Messina Nuoro Sassari
LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di governo