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Nepotismo accademico: Università della Calabria

Pure nell’ateneo di Cosenza, in realtà spalmato sulle colline di Arcavacata, si respirano atmosfere familiari. Tanto da alimentare pettegolezzi, lettere e intrighi. La parentela più rilevante riguarda il precedente rettore Giuseppe Frega. Il figlio Nicola è ricercatore nella medesima facoltà del padre: ingegneria. A lettere, dopo il pensionamento di Franco Crispini, ex preside, sono rimaste le sue due figlie: Ines e Alessandra. Mentre a scienze dell’educazione ci sono i Trebisacce: Giuseppe e i due figli Giovambattista e Nicola, entrambi ricercatori.

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Nepotismo accademico: Università di Bari

Appare come una sorta di capitale del nepotismo accademico. Con intrecci e tribù da primato. A economia dominano i Massari. I fondatori dell’impero sono tre fratelli: Giansiro, Gilberto e Lanfranco, tutti nel dipartimento di economia aziendale. Risultano altri sette familiari, tra figli e nipoti, come Stefania, professore straordinario a Lecce, e Francesco Saverio, ricercatore alla Lum di Casamassima. Per chi avesse perso il conto, il totale dei Massari saliti in cattedra è dieci. Però, potrebbe essere una cifra prudente.
Sempre a economia quattro (con familiare distaccato a Foggia) sono i Dell’Atti, guidati dai fratelli Angelo e Antonio, ordinari di demografia e tecnica bancaria.
Ultimi i Girone, ma non certo per influenza: Giovanni, il capostipite, è l’ex rettore dell’ateneo barese, rimasto in carica 6 anni. Nella facoltà di economia oggi insegnano in cinque: oltre a lui le guide universitarie annoverano sua moglie, Giulia Sallustio, e i figli Gianluca, Raffaella e Francesco.
Il destino accademico ha invece diviso i fratelli Perchinunno: Remigio insegna a economia; Vincenzo a giurisprudenza, ma sua figlia Paola è ricercatrice di statistica. E pure le facoltà umanistiche hanno le loro tribù. Una delle più note è quella dei Canfora. Il filologo Luciano insegna a lettere, così come il figlio Davide. Mentre l’altra figlia, Irene, è associato di diritto agrario comunitario.
Sempre a Bari, nel 2004, è partita l’indagine sui concorsi pilotati in cardiologia, che coivolge una ventina di docenti. Per la prima volta si parla giudiziariamente di mafia accademica. Adesso le inchieste aperte dalla procura sono cinque. Tra cui quella per l’assegnazione di una cattedra di endocrinologia, che sarebbe transitata, grazie a un verbale truccato, da padre in figlio. Ossia da Riccardo a Francesco Giorgino. Entrambi sono indagati, così come il rettore di allora (era il 2000): Giovanni Girone.

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Nepotismo accademico: Università della Basilicata

La parentopoli lucana è scoppiata a ottobre. Sono state alcune sigle sindacali ad accusare la casta dell’ateneo. Non ne farebbero parte solo professori, ma pure impiegati amministrativi: almeno in una cinquantina di casi risulterebbero difatti legami di parentela, anche con i docenti. I numeri forniti dai sindacati sono questi: dieci unioni coniugali, 18 i fratelli; poi figli, cognati, conviventi.
Per esempio, nella facoltà di agraria. Francesco e Bruno Basso sono padre e figlio, ma anche ordinario e associato nello stesso dipartimento. Oppure Michele, professore, ed Emilia Langella, ricercatrice nello stesso ambito del padre: scienze delle produzioni animali. Identico dipartimento in cui lavorano Egidio Cosentino e il figlio Carlo, anche lui ricercatore.

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Nepotismo accademico: Università Federico II a Napoli

A Napoli sono stati alcuni studenti a denunciare la parentopoli accademica. Tanto da arrivare a organizzare, lo scorso ottobre, il “Barone day”: contro “i docenti che controllano l’accesso all’insegnamento”. A dicembre poi la Confederazione degli studenti ha presentato un dossier in cui ha raccolto i casi di legami familiari tra i docenti. “Siamo arrivati a 105, ma continuano ad arrivarci segnalazioni” spiega il responsabile dell’associazione, Rosario Pugliese. “E la lista aumenterà. Secondo i nostri calcoli, almeno il 15 per cento dei professori è imparentato”.
A guidare la classifica del nepotismo sarebbe economia: 32 casi di parentele. Gli esempi si sprecano. Docenti di economia aziendale sono Sciarelli padre e figlio: Mauro e Sergio; il primo associato e il secondo ordinario. A questi si aggiungerebbe Roberto Vona: professore di economia e gestione delle imprese, ma pure genero di Mauro. A quota tre ci sono i fratelli Enrico e Lucio Potito, ordinari, e Roberto Maglio, genero di Lucio, che insegna economia aziendale. Nell’omonimo dipartimento, secondo il dossier, lavorano anche Stefano Ecchia e la figlia Bruna, ricercatrice.
Significativi feudi accademici non mancano neppure a medicina. Vedi i Motta: il padre Giovanni era un docente di otorinolaringoiatria. Il figlio Gaetano oggi è ordinario nella stessa disciplina. L’altro erede, Sergio, è docente nel dipartimento di scienze mediche e preventive.
Nel 1988 Gaetano diventa ordinario a 32 anni. Ma con l’aiuto del padre: condannato nel 2001 in via definitiva, assieme ad altri sette cattedratici. Tutti accusati di aver favorito figli propri e degli amici, falsificando le prove.
Un anno fa il parlamentare del Pd Andrea Colasio si è occupato del concorso. In un’interrogazione accusa: restano in servizio 14 dei 16 vincitori della cattedra. Tra questi c’è pure Gaetano Motta, professore ordinario di otorinolaringoiatria già da un ventennio.

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Nepotismo accademico: Università Cattolica di Roma

E al Policlinico Gemelli? Anche nell’ospedale della Cattolica le dinastie non difettano. I cognomi si ripetono. Tante cattedre si tramandano per tradizione. Nulla di illegale, ma il numero di discendenti di luminari entrati nell’ateneo è alto. Luca Proietti, ricercatore, è figlio di Rodolfo. Francesca Cittadini a medicina legale è figlia di Achille. Antonio Gasbarrini, associato nel dipartimento di patologia, è figlio di Giovanni Battista. L’elenco potrebbe continuare. Un altro esempio? Alessandro Arcovito è associato nel dipartimento di fisica: lo stesso in cui lavora il padre Giuseppe.

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Nepotismo accademico: Università Tor Vergata Roma

Pure nella seconda università romana il rettore non dà il buon esempio. Alessandro Finazzi Agrò, ordinario di biochimica, ha in facoltà non solo il figlio Enrico, associato di urologia, ma anche i nipoti di primo grado: Calogero Foti e Gaetano Gigante, entrambi docenti a medicina. Facoltà in cui nemmeno il preside Renato Lauro si è sottratto: professore di medicina interna, ha un figlio che è ordinario nello stesso dipartimento. Sempre a medicina Giorgio Federici è docente di biochimica; il figlio Massimo è associato di medicina interna. Pure Giovanni Leonardis, ex ordinario di anestesiologia, ha lasciato prole in servizio: Carlo e Francesca, tutti e due ricercatori.
Cambiando specialità il risultato non cambia. Prendiamo il caso di otorinolaringoiatria, dove spopolano i Di Girolamo: il padre è Alberto, emerito della disciplina in cui un figlio, Stefano, è professore associato. L’altro ha cambiato ramo: Michele è difatti ricercatore a odontoiatria.

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Nepotismo accademico: La Sapienza di Roma

In tutte le università della capitale le tribù accademiche sono numerose. A partire da quella del rettore della Sapienza, Renato Guarini: tre dei suoi familiari lavorano nell’ateneo. Ancora più numerosa la stirpe del potente prorettore, Luigi Frati, preside della facoltà di medicina e chirurgia. La figlia Paola è docente di medicina legale. L’altro rampollo, Giacomo, è associato nella facoltà paterna. La moglie, Luciana Rita Angeletti, è docente di storia della medicina.
Altra inestinguibile dinastia è quella dei Dolci. Il capostipite è Giovanni: professore di malattie odontostomatologiche, condannato lo scorso settembre a 10 mesi per alcuni concorsi pilotati con l’accusa di falso ideologico. Il figlio Alessandro è associato di odontoiatria a Tor Vergata. L’altro figlio Marco è invece ordinario nella stessa disciplina a Chieti. E anche i due generi di Dolci sono associati.
Altro cognome che gli studenti hanno ben presente è quello degli Scuderi. È andato in pensione Giuseppe, professore emerito della Sapienza e presidente, sempre emerito, dell’Accademia mondiale di oftalmologia. Ma il buon nome viene portato avanti dai figli. Sulle orme del padre, Gianluca è associato in malattie dell’apparato visivo alla II facoltà di medicina. Nicolò, invece, è ordinario di chirurgia plastica.

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Nepotismo accademico: Università di Siena

Piccola, ma con intrecci familiari in forte sviluppo, è farmacia, a Siena. Ci sono i Pessina padre e figlia: Gian Paolo, ordinario di fisiologia, e Federica, ricercatrice nella medesima facoltà. I Botta: Maurizio, docente di chimica farmaceutica e direttore del dipartimento, ha due figli, entrambi hanno vinto un dottorato nella stessa disciplina paterna. È invece in pensione Vittorio Brizzi, ex docente di chimica farmaceutica. Il testimone lo ha lasciato alla figlia Antonella: ricercatrice, pure lei, in chimica farmaceutica.
È però medicina la facoltà in cui si annida il maggior numero di parentele. Da tre generazioni i Bertelli conservano la cattedra di anatomia, oggi in mano al professore Eugenio. Lavorano nello stesso dipartimento di chirurgia generale pure Sergio Mancini, ordinario, e il figlio Stefano, ricercatore.
Materie differenti dividono invece l’ex rettore Piero Tosi, che insegna anatomia patologica, e il figlio Gian Marco, diventato ricercatore di oculistica. Sul concorso è stata aperta un’inchiesta: tra gli altri, è indagato il padre.
Un’altra indagine, ben più drammatica, riguarda invece Carlo Setacci, ordinario di chirurgia vascolare, e il figlio Francesco, ricercatore nella stessa disciplina. A dicembre sono finiti sotto inchiesta per la morte di un fornaio, operato dai due chirurghi per un’occlusione alla carotide.

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