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Le nuove famiglie numerose, tra ideologia e status symbol


L’inversione di tendenza non è nei numeri: l’Italia resta un Paese da 1,4 figli per donna. Certo, già un piccolo incremento rispetto a quanto raccontato qualche anno fa dalla regista Silvia Ferreri nel suo documentario Uno virgola due. Ma niente che faccia pensare, almeno per la statistica, a un nuovo boom demografico.
I segnali, però, arrivano dal costume. Famiglie in vista, famose, nelle quali 3, 4 o 5 figli diventano quasi uno status symbol. Come quella della stilista milanese Luisa Beccaria, cinque pargoli dai 23 ai 7 anni. O di Marco Benatti e Marina Salamon, ex imprenditrice rampante convertita alla maternità. O la coppia formata da Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto, quattro eredi. Quota cinque per Giulia Clavarino e Carlo Puri Negri, mentre aspettano il terzo bebè Paolo Bonolis e Sonia. Oltreoceano la divina Cate Blanchett, incinta del terzo erede, ha recentemente dichiarato “Meglio cinque figli che l’Oscar”.
Insomma accanto alla tendenza childfree, sdoganata in Italia anche grazie a un seminario dell’Università di Padova, torna la voglia di famiglia vecchio stile, con tanti figli in scala che riempono la casa. E pare che aiuti sul lavoro (se non altro gli uomini): un manager dotato di prole numerosa appare più affidabile e meno incline ai colpi di testa di un single. Vale anche per gli sportivi: recentemente l’allenatore del Real Madrid Bernd Schuster ha dichiarato che per lui, il calciatore ideale è coniugato con tanti eredi.

Ma, vip a parte, è davvero possibile conciliare lavoro, stipendi magri e orari degli asili che non coincidono con quelli dell’ufficio con una famiglia numerosa? Dipende, sostiene la sociologa Marina Piazza: “Solitamente, molti figli si osservano in due casi: come coronamento dell’idea di perfezione di genitori abbienti e ben posizionati, che chiudono il cerchio benessere economico, bel lavoro, molti figli. E magari suggeriscono un’idea di continuità con l’attività di famiglia. Oppure, indipendentemente dai soldi, come progetto ideologico, di matrice cattolica. Al di fuori di questi due casi, continuo a vedere persone che vorrebbero il secondo figlio, ma alla fine rinunciano per problemi economici e organizzativi”.
Conferma la matrice cattolica Mario Sberna, presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose: “La nostra realtà, che conta circa 4.000 famiglie con almeno quattro figli, è composta prevalentemente da cattolici. Vogliamo testimoniare la bellezza dell’accoglienza, ma anche ottenere benefici pratici, come sgravi fiscali e aiuti sulle utenze domestiche e sui costi dei trasporti pubblici”. Anche se il sogno neanche tanto segreto è di ottenere “un voto per ogni figlio”. Voto a parte, alcune richieste sono già state recepite dal disegno di legge che prevede la creazione di una card per chi ha più di tre figli che permetterà di ottenere sconti e riduzioni tariffarie, oltre a riordinare le norme in materia di congedi parentali.
Ma quante sono le famiglie numerose in Italia? Secondo i dati di Sberna, elaborati sulle cifre Istat del 2006, intorno a 189.000. E quali problemi affrontano? “Si possono immaginare” spiega Emanuela Quarantotto, membro dell’Associazione e genitrice, con Lucio, di ben sette pargoli: “Una grande fatica per gestire la casa, poco tempo per sé e una vita molto sobria: si accettano in regalo abiti, carrozzine, giochi, tagliando il superfluo. È necessario l’aiuto della famiglia allargata, di parenti e amici. Organizzare weekend o vacanze diventa un’impresa militare e spesso avverti sguardi infastiditi entrando in pizzeria (la domanda tipica è: “Non saranno mica tutti vostri?”) e sopporti battute sarcastiche da parte di colleghi e conoscenti. Ma la gioia di una casa che trabocca di bambini fa superare tutto”.
Mentre Sberna aggiunge che il blocco psicologico da superare è fra il secondo e il terzo pargolo. Fatto il terzo, arrivare a 5, 6 o 7 è semplice. Dice lui
La Famiglia Bradford: otto figli nello storico serial tv
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Le famiglie numerose: “Al Family day perché lo Stato ci ha messo in serie B”


Un’immagine della storica serie tv “La famiglia Bradford”

Prendete 32 mila coppie, elevatele all’ennesima potenza, e avrete la popolazione totale (in continua crescita) delle “famiglie numerose italiane”. Sono un esercito con prole al seguito, riunito in un’associazione con sedi sparse in tutto il Paese. Sul loro sito ci si scambia pareri su politica, spiritualità cattolica, tasse e figli. E proprio dal loro sito parte la chiamata alle armi per il Family day. Il 12 maggio, i soci (chi con quattro, chi con 15 figli) si metteranno tutti in viaggio per Roma. Panorama.it ha incontrato il presidente dell’associazione, Mario Sberna, che subito chiarisce il senso della loro mobilitazione: “L’obiettivo dovrà essere uno solo. Difendere la famiglia tradizionale dai continui attacchi che cercano di farne un’istituzione di serie B”. Sberna non nasconde il proprio rancore: “Sono almeno vent’anni che la politica italiana punisce chi mette al mondo i figli e avvantaggia chi sceglie di vivere fuori dal matrimonio”. Gli esempi di tale discriminazione, per Sberna, non mancano. “Perché” chiede “noi che siamo magari in sette con un solo contatore elettrico, dobbiamo pagare più di sette single o più di tre coppie e un single, che di contatori ne hanno rispettivamente sette e quattro? E perché devo pagare l’Ici come se vivessi in una reggia quando basta una divisione per comprendere che i metri quadri a disposizione di ogni singolo componente della mia famiglia sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli disponibili individualmente per le coppie di gay o dei single o dei pensionati?”. L’elenco dei perché continua a lungo, finché trova una sponda nell’appuntamento romano: “Finalmente un’occasione per chiedere al governo di invertire questa tendenza assurda”.

Due persone che vivono insieme, come i gay o i pensionati del suo esempio, non sono una famiglia?
“Famiglia significa un papà e una mamma che si amano e che fanno dei bambini. Senza figli non c’è società e dunque non c’è futuro per l’Italia”.

E le coppie di fatto con figli, quelle con un papà e una mamma, non sono famiglie?
“Per lo Stato lo sono anche più delle nostre, visto che concede loro agevolazioni fiscali a non finire: un’ingiustizia! Si dovrebbe privilegiare la famiglia così com’è intesa dalla nostra Costituzione, una società naturale fondata sul matrimonio”.

I vostri figli non sono tutti naturali…
“Alcuni sono naturali, altri adottivi, altri in affido…”

Se una coppia gay potesse adottare dei figli sarebbe una famiglia?
“Non è possibile: è la natura che lo impedisce. Chieda a qualunque psicologo, le risponderà che un bambino ha bisogno di una mamma e un papà”.

Lei quanti figli ha?
“Io e mia moglie ne abbiamo cinque”

Sarete tutti e sette a Roma?
“Tutti”

Sarete lì per difendere la famiglia o per contrastare i Dico?
“Fare una scelta di campo significa automaticamente escluderne un’altra. Se chiedi più famiglia, dici meno qualcos’altro”.

Nell’associazione siete tutti d’accordo? Tutti contro i Dico?
“L’associazione ha preso una posizione unitaria”

La posizione sarà anche unitaria, ma nel forum sul Family day, sul vostro sito, il dibattito è tutt’altro che monocorde. Un tale Romolo scrive: “Non condivido l’iniziativa della Chiesa italiana, assolutamente spropositata rispetto alla proposta Dico, che mi sembra invece ragionevole e giusta. Peraltro anche la nostra Chiesa, anzi tutti noi cattolici, dovremmo fare un bel po’ di autocritica. Eravamo la massima agenzia educativa fino a vent’anni fa, forse qualche responsabilità sulla attuale situazione sociale del Paese l’abbiamo anche noi. Non mi è piaciuta la chiamata alle armi: simili appelli e toni nell’associazione andrebbero evitati. E lo dico innanzi tutto da cattolico”. Non è l’unico intervento di questo tipo. Lei cosa pensa di simili posizioni?
“Il bello è che da noi ognuno può esprimere la propria opinione. Ma le ripeto, la posizione ufficiale dell’Associazione è già stata presa: saremo al Family day per difendere la famiglia tradizionale, punto e basta”.

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