
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno
«Se ci saranno mie responsabilità pagherò di persona». Risponde così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a chi gli domanda se si dimetterà nel caso in cui l’inchiesta sulle assunzioni ‘facili’ nelle municipalizzate capitoline (Atac e Ama) accerterà un suo coinvolgimento: «Noi abbiamo offerto la massima collaborazione e rispetteremo il lavoro dei magistrati. Il Comune cercherà di essere più severo della stessa magistratura: tutti coloro che hanno commesso degli errori devono pagare», assicura. Continua

Tanti occhi digitali fissi su ogni angolo della città (strade, banche, negozi, stadi, musei, stazioni della metro) - soprattutto nelle zone più a rischio - e una rete che convogli tutte le immagini a una centrale operativa, da aprire in Campidoglio o in questura o in una sede del Viminale.
L’Unione Industriali di Roma scende in campo con il progetto “Roma città sicura”, presentato al sindaco Gianni Alemanno che, stando alle prime indiscrezioni, si sarebbe detto entusiasta dell’idea. Il piano è la prima parte di un maxiprogetto per il digitale a Roma da 600 milioni di euro di investimenti in cinque anni. Durante i quali dovranno essere posati centinaia di chilometri di fibre ottiche di nuova generazione che colleghino in una rete le migliaia di telecamere puntate su ogni angolo della città, “aggiungendone anche di altre nelle zone più oscure e più periferiche dell’area metropolitana”. Della rete faranno parte i “lampioni intelligenti” equipaggiati con sensori in grado di identificare se ci sono armi in zona, e con display per avvisi di pubblica utilità.
Il progetto è tutto da verificare, come risulta a Panorama.it che ha consultato fonti vicine al gabinetto del sindaco, ma al tempo stesso potrebbe dare maggiore impulso ai tanti sforzi compiuti fino adesso per garantire più sicurezza ad una città nell’occhio del ciclone da qualche mese a questa parte. In ogni caso, sicurezza e pugno duro sì, ma mai lasciando spazio all’improvvisazione e al “fai da te”.
Lo ha ripetuto Alemanno in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, in edicola questa settimana. Lo ha confermato questa mattina dalle frequenze di Radio Vaticana, spiegando che “le ronde sono negative perchè sono un’alternativa alla giustizia e alla sicurezza delle istituzioni, inoltre creano più problemi di quanti ne risolvano”. Facendo il punto sulla situazione della città alla vigilia della visita del Papa in Campidoglio che si svolgerà lunedì 9 marzo, il sindaco ha affermato che “si tratta di un’enfatizzazione, queste ronde sono composte da pochissime persone sulla base di una strumentalità politica da parte di alcuni gruppi. Al di là della retorica, la realtà è molto semplice: anche il ministero dell’Interno ha detto con chiarezza che non si tratta di fare le ronde. Quello che si può fare è organizzare del volontariato di cittadini che collabori con le forze dell’ordine”.
Intanto, è partita l’operazione voluta dal generale Mori, che guida l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza del comune di Roma, per garantire la sicurezza sul trasporto urbano. Tredici i municipi coinvolti per un totale di 114 linee di autobus, per lo più periferiche, sulla base di una vera e propria mappatura delle zone più pericolose. Il primo passo verso quella sicurezza integrata di cui il sindaco Alemanno ha parlato spesso. Gli autobus diretti in periferia potranno contare su una task force speciale di 200 uomini. Ispettori delle tre aziende, guardie giurate private e vigili urbani in pattuglia nei capolinea “caldi”. Per un sistema che, hanno spiegato, non deve avere lo scopo di verificare chi ha pagato il biglietto, ma deve servire a garantire la sicurezza di cittadini e autisti. La misura è sperimentale e prevede il controllo nelle ore notturne, dalle 20.30 a mezzanotte e mezza. Andrà avanti per tutto il mese di marzo e, se sarà ritenuta valida, l’intenzione è di prorogarla nel tempo, considerando anche che i costi sono di una certa rilevanza: 256 mila euro di cui 50 mila a carico di ogni azienda e 56 mila stanziati dal Campidoglio. Ma le novità in cantiere sono parecchie. Adalberto Bertucci, amministratore delegato di Trambus, ha annunciato che entro “il 31 dicembre verranno installate le telecamere sui primi 300 mezzi di una flotta che vanta 2.200 autobus”, mentre Massimo Tabacchiera, presidente di Atac, precisa che “entro giugno verranno messe in sicurezza altre 10 stazioni e capolinea, grazie all’incremento dell’illuminazione, alle telecamere e alle colonnine sos”.
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di Renzo Rosati e Mario Sechi
I romani ballano sull’orlo di un vulcano. E per Gianni Alemanno, il neosindaco che ha sbaragliato il “modello Roma” di Walter Veltroni e Francesco Rutelli, la festa rischia di essere molto breve. Addio a molti appuntamenti dell’Estate romana, addio quasi certo alla notte bianca. Per ora.
All’origine di tutto c’è l’enorme debito ereditato dalla giunta Veltroni (che nel 2001 lo aveva trovato in gran parte nei bilanci di Rutelli): oltre 7 miliardi di euro, che potrebbero aumentare a 9-10. A quel punto la capitale rischierebbe il default, il fallimento. E scatterebbe il commissariamento: spese ridotte all’osso; investimenti come la metropolitana a rischio; addizionale comunale al massimo di legge: dallo 0,5 attuale allo 0,8 per cento. Un salasso per i cittadini, che nel 2007 si sono visti aumentare il balzello e che già pagano l’1,4 di addizionale regionale a causa del debito sanitario. E, per il centrodestra, la vittoria del 13 aprile si trasformerebbe in un mezzo incubo.
Conto alla rovescia
Proprio per questo è scattato un affannoso conto alla rovescia tra Campidoglio, ministero dell’Economia e Palazzo Chigi. A fine maggio i tecnici della ragioneria comunale (il titolare precedente, Francesco Lopomo, è andato in pensione a marzo) hanno fatto le pulci al documento di programmazione finanziaria approvato a fine 2007 dalla giunta Veltroni e ad altri possibili scoperti. E hanno accertato che ai 7,032 miliardi contabilizzati da Veltroni e dal suo assessore Marco Causi ne andavano aggiunti altri 2 o 3: 1 derivante dai bilanci sempre oscuri di Ama e Trambus, le aziende della nettezza urbana e trasporti; 1,8 miliardi di mancati accantonamenti per contenziosi giudiziari; e debiti con enti e istituzioni, tra i quali 170 milioni della Cassa depositi e prestiti legati alla ristrutturazione, mai avvenuta, dell’Atac (autobus, altro buco nero da 13 mila dipendenti).
Il 29 maggio la ragioneria capitolina ha girato il dossier alla Ragioneria dello Stato guidata da Mario Canzio. E, con un secco documento di quattro pagine, ha imposto ai dirigenti comunali, al sindaco, agli assessori e ai presidenti dei 20 municipi romani il “blocco di tutte le spese salvo quelle che non generino ulteriore danno all’amministrazione”. Atto così tradotto da Alemanno: “Dobbiamo limitarci allo stretto necessario ai bisogni dei cittadini”.
Dopodiché il sindaco si è messo a fare la spola tra l’ufficio di Giulio Tremonti e Palazzo Chigi. Tre incontri con il ministro per scongiurare il commissariamento (che per legge compete al titolare dell’Interno, il leghista Roberto Maroni) e chiedere al governo di anticipare dei soldi. La coperta di Tremonti è tradizionalmente corta. Tuttavia, anche il ministro non pare avere interesse al default: porterebbe inevitabili polemiche sull’azzeramento dell’Ici (per la capitale vale 380 milioni), sul blocco delle addizionali e in generale sul federalismo fiscale, cavallo di battaglia suo e della Lega. Ma i tempi sono strettissimi, il conto alla rovescia è al termine: “Giovedì 19 giugno saprete tutto” promette Alemanno.
Vent’anni di debiti
Alle accuse di finanza allegra Veltroni ha sempre replicato in due modi: quando è diventato sindaco, nel 2001, ha ereditato un buco già di 6 miliardi; e poi i trasferimenti dallo Stato a Roma sono inferiori a quelli delle altre metropoli. Nel periodo 2001-2006, 276 euro pro capite, contro i 304 per Milano, i 387 per Palermo, i 553 per Napoli. Ma se questo argomento ha un fondamento, l’altro chiama in causa Francesco Rutelli, sindaco dal 1993 al 2001 e candidato del Pd nel 2008. L’ex leader della Margherita si difende a sua volta tirando in ballo la Prima repubblica. Argomento però non sufficiente a giustificare debiti che dal 1995 a oggi hanno sempre oscillato intorno ai 6 miliardi, fino al record del 2007.
Osserva l’economista Gianfranco Polillo, ex capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi: “Non basta più ricordare lo status di capitale d’Italia. Come reagiranno i milanesi visto che il debito di Roma vale il 60 per cento di quello di tutti i comuni capoluogo?”.
Il giallo degli interessi
La lente è puntata sulla struttura degli interessi messa in piedi dal Campidoglio. Si legge a pagina 116 del dpf veltroniano: “La percentuale del debito coperta tramite derivati è attualmente del 21 per cento, un volume di swap pari a 1,35 miliardi”. In termini semplici: il Campidoglio si è indebitato negli strumenti a maggior rischio, tanto più in piena crisi dei mutui subprime.
La relazione afferma di aver conseguito risparmi per 205 milioni. Ma solo sulla carta, perché (tabella qui a fianco) la composizione del debito così rinegoziata è per il 41 per cento a tasso fisso “trasformabile in variabile” e per il 16,7 per cento a tasso variabile “trasformabile in fisso”. Insomma, il Campidoglio avrebbe scommesso su una riduzione dei tassi quando accadeva esattamente il contrario. Osserva Polillo: “Il risultato è un carico d’interessi di 500 milioni l’anno che raggiungerà i 900 entro il 2017″.
La partita politica
Alemanno ha il migliore alleato a Palazzo Chigi in Gianni Letta. Il sottosegretario di Silvio Berlusconi ha da sempre un occhio di riguardo istituzionale per Roma: fu lui, anni fa, a sbloccare i finanziamenti per la metropolitana e a benedire l’Auditorium (oggi un’impresa attiva). Ed è sempre lui, ora, a tenere aperto il canale con Walter Veltroni. Proprio Letta ha suggerito a Berlusconi la soluzione tampone: imporre alla Regione Lazio, retta dal pd Piero Marrazzo, di iniziare a restituire al Campidoglio un debito da ben 1,7 miliardi. Pena un altro commissariamento a causa del deficit sanitario.
La lettera firmata Berlusconi è partita il 6 giugno: dà a Marrazzo 30 giorni di tempo, chiede di iniziare a mettere ordine nei conti. Marrazzo non ci ha pensato due volte: a costo di una resa dei conti nel Pd ha licenziato il suo assessore alla Sanità, Augusto Battaglia. Tra fondi della regione e un possibile anticipo della futura iva “federale” concesso dal Tesoro (si parla dello 0,8 per cento) il Campidoglio si potrebbe salvare. Dopodiché si tratterà di convincere le agenzie di rating, cioè il mercato: nel 2007 la Fitch aveva corretto l’outlook sul debito capitolino da “stabile” a “negativo”, mentre la Standard & Poor’s minaccia il declassamento da A+ ad A. E poi agire con mano ferma sulle controllate: Ama, Acea, Trambus, Atac.
Questione ben nota a imprenditori come Andrea Mondello, presidente della Camera di commercio. In un rapporto del gennaio 2008 osserva: “Sia per le local utility sia per le infrastrutture partecipate dagli enti locali restano sotto il profilo dell’efficienza e della produttività forti divari tra Centro-Nord e Centro-Sud”.
Meno diplomatico Salvatore Rebecchini, ex presidente della Cassa depositi e prestiti: “Abbiamo comuni con grandi patrimoni immobiliari gestiti a condizioni non di mercato, e nello stesso tempo forti indebitamenti. Gli stessi comuni si trovano ad avere partecipazioni in società quotate, come l’Acea a Roma. Un paradosso sul lato dell’attivo e del passivo: troppi debiti e scarsissima redditività”.
Comunque vada, per Alemanno la strada è segnata: a Roma poco effimero, molto lavoro e nulla da scialare.

Mi accingo alla prova sul campo, o meglio su pista, con Vivianne, coautrice del blog dei ciclisti romani romapedala, con la sua bici da corsa rossa. Ci vediamo alla fermata della metro Ponte Mammolo (all’incrocio tra la via Tiburtina e la via Palmiro Togliatti).
Un cartello introduce il Corridoio della mobilità “Viale Palmiro Togliatti”. Come progettista figura l’Atac, Agenzia per i trasporti autoferrotranviari. Dal disegno si capisce che l’idea iniziale era quella di una ristrutturazione totale dell’aiuola spartitraffico, che doveva dar respiro al traffico locale. Importo complessivo dei lavori: euro 8.257.653.73, c’è scritto. “Infatti”, mi dice Vivianne che conosce bene la zona, “nell’aiuola accanto alla pista ciclabile doveva esserci posto anche per la corsia preferenziale degli autobus. Invece c’erano delle centraline, non si è potuto scavare per fare i lavori e così alla fine la corsia preferenziale è stata fatta togliendo spazio alla carreggiata e il traffico è congestionato. I residenti e i commercianti stanno protestando”. E i ciclisti? “Ora vedrai”, è la sua risposta sibillina. Cominciamo, allora. Dal nulla di un’aiuola spartitraffico partono due righe tirate per terra. 
Chi se la sente di definirla una pista? Non c’è nulla che differenzi il terreno “ciclabile” dal resto, è tutta sterrata, piena di aghi di pino. Non tutta, ci sono anche dei pezzi asfaltati, e sono già rovinatissimi. Il rosso tipico della ciclabilità si è sfaldato tristemente, non ne resta quasi più nulla. 
Ma la cosa che colpisce in realtà non è il terreno. È l’impossibilità di pedalare per più di due minuti consecutivi. Non c’è un rettilineo. Ci sono blocchi di cemento? Si gira attorno ai blocchi di cemento. Ci sono cartelloni pubblicitari? Si gira attorno ai cartelloni pubblicitari. Ci sono le inversioni di marcia per le automobili e si deve attraversare la strada per tre volte, aspettando di fronte a tre semafori, prima di poter riprendere la pista.
All’interno del tratto asfaltato ci sono anche attraversamenti pedonali e per non vedenti.
E se si fosse stanchi di tante interruzioni, più che di tanto pedalare, arrivano le rastrelliere.

Ben lontane da qualunque attività, zona abitata, passaggio umano. Insomma, impossibile gettarci un occhio, sono cattedrali vuote costruite nel deserto che è questa pista. Per la forma che hanno non ci si può legare tutto il corpo della bicicletta, quindi se dovesse passare di lì un malintenzionato avrebbe gioco facile a farci ritrovare solo la ruota.
Andiamo avanti. Anzi no. Il mio entusiasmo da ciclista per un giorno riceve il colpo di grazia. Una specie di rotonda semplicemente ti riporta da dove sei venuto. 
L’alternativa è solo quella di lanciarsi, stile kamikaze, nel traffico sfrecciante della Palmiro Togliatti per proseguire verso la Collatina o prendere la Roma-L’Aquila.
Vivianne mi sorride. Non voleva deludermi, altrimenti me lo avrebbe detto per telefono che, per come è la pista, si poteva anche andare a piedi.
Guarda la GALLERY - La documentazione raccolta dal blog Romapedala sulla ciclabile di Via Palmiro Togliatti