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Con il proverbio, si potrebbe anche dire: tanto tuonò che piovve. Il clima di avversione personale contro Silvio Berlusconi si è alimentato, nel tempo, di decine d’invettive, di gesti. Dal 2004 sono stati molti gli spettacoli teatrali, i libri, i film e i blog che hanno incitato all’aggressione fisica, sia pure presentata come “provocazione intellettuale”. Cinque anni fa l’Unione Europea finanziò il musical olandese “Killing Berlusconi”, come “programma culturale”. Negli ultimi sette mesi, però, anche molti politici, magistrati, organi di stampa hanno personalizzato lo scontro politico, concentrandone il fuoco sul premier in quanto personaggio “negativo” e guida del governo “nemico”. Ecco alcuni momenti (e pretesti) della campagna anti-B. Continua

Il presidente del Consiglio Berlusconi alla Festa del Pdl di Benevento
La certezza è che: “Non finirà come nel ‘94“. E su questa dichiarazione, Silvio Berlusconi, ospite d’onore della festa della Libertà di Benevento, incardina quello che per molti osservatori non è stato un comizio ma un vero discorso programmatico.
L’obiettivo del premier è chiaro: impedire che “frange politicizzate della magistratura“, con l’ausilio di una Corte costituzionale “di sinistra” e di una stampa che “sputtana il Paese”, disarcioni chi è stato eletto “dalla volontà popolare”. Continua
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Un buco nell’acqua. Il tentativo di screditare il premier Silvio Berlusconi con la consueta arma degli attacchi giudiziari e delle trappole a orologeria si è risolto in una bolla di sapone.
Come ampiamente previsto sia dallo stesso Berlusconi, l’inchiesta sui voli di Stato è stata archiviata dalla Procura di Roma.
Ad essere esaminati dalla Procura sono stati cinque voli, effettuati fra il 24 maggio e il 17 agosto dello scorso anno, entrati nell’obiettivo del fotoreporter sardo Antonello Zappadu, l’autore delle immagini dello pseudo scoop di Villa Certosa (qui tutti gli articoli sul tema), poi sequestrate dalla stessa procura romana.
“Non sono emersi casi di soggetti estranei che hanno viaggiato in assenza del presidente”: è quanto hanno osservato i Pm romani, scagionando il premier dall’accusa di abuso d’ufficio, con buona pace del Codacons (che pure non si dà per vinto, manifestando l’intenzione di opporsi all’archiviazione: “Domani stesso” spiega il presidente Carlo Rienzi “depositeremo al Tribunale dei Ministri una memoria per dimostrare come vi siano comunque costi per l’erario determinati dalla presenza di soggetti estranei alle delegazioni sui voli di Stato. Costi legati sia alla necessità di scegliere aerei di dimensioni maggiori, sia all’esigenza di un’assicurazione obbligatoria per i trasportati”) e del Pd di Dario Franceschini, che abbozza: “A noi non è mai interessata la parte penale di questa vicenda, ma il dato morale, la moralità pubblica”.
Nello specifico, il procuratore Giovanni Ferrara e i pm Giuseppe Saieva, Ilaria Calò e Simona Maisto hanno giustificato la loro richiesta ritenendo che “per ogni volo era presente una persona titolata a usufruire del collegamento aereo”. Alla base della richiesta di archiviazione inoltrata dalla procura, che aveva iscritto Berlusconi sul registro degli indagati per abuso d’ufficio, ci sono i precedenti giurisprudenziali della Cassazione secondo cui non è rilevante penalmente nè dal punto di vista contabile dare passaggi a soggetti non istituzionali su voli di Stato in presenza di rappresentanti delle istituzioni.
La reazione del Web
Neanche i cittadini della Rete si sono fatti trovare impreparati, e hanno colto facilmente il vero punto nodale della vicenda: la “strana” correlazione fra le accuse al premier e eventi di rilevanza politica (elezioni europee, ma non solo). E c’è già chi avanza una previsione: contestualmente al prossimo G8 in Abruzzo, nuove foto scattate da Antonello Zappadu troveranno spazio sui giornali. Avranno ragione? In attesa, vediamo cosa pensano gli italiani della vicenda:
Soldi sprecati
“Ecco come si spendono i soldi pubblici: grazie a inchieste architettate per screditare l’avversario, specie durante le campagne elettorali. È evidente come il vizietto della Sinistra di usare la giustizia ai fini politici tenda a perseverare nel tempo.”
Antonio Cracas » I voli di Stato di Berlusconi: solita bufala della Sinistra
Solo invidia
“A costoro in realtà non frega niente se Berlusconi balla con 40 ragazze a Capodanno o se porta Apicella in aereo , vorrebbero essere al suo posto ma fan finta di biasimarlo.”
La conoscenza rende liberi » Chi vuole far cadere Berlusconi questa volta si troverà di fronte un grande popolo consapevole che non si lascia fregare
Stampa delusa
“Dopo l’accoglienza fin troppo calorosa di Obama a Berlusconi, oggi arriva la notizia dell’archiviazione per la vicenda dei voli di Stato. A Repubblica deve essere una giornata molto triste. Intanto attendiamo il loro titolone.”
Daw » A Repubblica non deve essere un bel giorno
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Man mano che ci si avvicina all’election day del prossimo week end, i toni della campagna elettorale si alzano. E si intensificano gli attacchi al premier Berlusconi.
Ultima puntata? L’inchiesta della Procura di Roma sui voli di Stato.
Si tratta di un atto dovuto al quale, rilevano, potrebbe seguire una rapida archiviazione. L’inchiesta è stata avviata dopo l’esposto del Codacons sul trasferimento in Sardegna di ospiti del premier su velivoli dell’Aeronautica militare. Gli atti saranno trasmessi al Tribunale dei Ministri nei prossimi giorni. Fonti giudiziarie fanno peraltro rilevare che, come già detto, da un primo esame dell’esposto, si potrebbe profilare una rapida archiviazione dell’indagine: lo stesso percorso di quella che ha riguardato in passato gli ex ministri Francesco Rutelli e Clemente Mastella.
Intanto il presidente del Consiglio risponde colpo su colpo. “L’indagine è risibile e pubblicata perché c’è stata una denuncia. L’archiviazione sarà certa. È un caso che dimostra la meschinità delle persone che ci contrastano”. E poi: non un euro costa alle casse dello Stato l’accoglienza dei leader stranieri a Villa Certosa, residenza di Berlusconi in Sardegna: le spese sono tutte a carico del premier.
La precisazione è dello stesso Berlusconi a Mattino Cinque. Il premier è un fiume in piena: “Vorrei far vedere i conti per ricevere il presidente egiziano Mubarak” o il primo ministro ceco “Topolanek” o il leader russo Vladimir Putin, ha detto Berlusconi, “sono tutti costi che pago io. Porto io i cuochi da Roma. C’è una brigata di camerieri che sposto da Roma” quando ci sono molti ospiti. “Voglio aprire una parentesi: se Senato, Camera e la presidenza della Repubblica hanno un esercito di cuochi e camerieri, palazzo Chigi ha una cuoca e due camerieri in totale”. Ora “dispiace di doverlo dire”, ma “adesso li faccio vergognare”, ha aggiunto rivolto ai “meschini” leader dell’opposizione che lo hanno attaccato per avere imbarcato sui voli di Stato ospiti non istituzionali. E precisa: “I signori della sinistra fanno critiche ridicole che dimostrano la loro pochezza e invidia personale. Questi voli costano zero. Se dovessimo, invece, parlare delle cose che costano, allora vorrei far vedere i conti per ricevere Mubarak, che sta in Sardegna una settimana con la moglie e i figli…”.
Infine, ha continuato a elencare, “ci sono i regali che si danno” e certo “non può un leader che è anche di suo un tycoon regalare un foulard alla moglie” di un capo di Stato o di governo e dunque offre loro “cose che girano intorno ai 10mila euro”. Tutte cose, ha insistito, “fatte a spese di Silvio Berlusconi”, con “quello che si spende per il vitto anche agli uomini della scorta e della delegazione, per cui c’è una casa a disposizione”. I leader, ha aggiunto, “si muovono con 20-25 persone, ricevute alla Certosa senza un euro di costi per lo Stato”.
Il presidente del Consiglio associa gli articoli critici nei suoi confronti apparsi recentemente sui media del gruppo di Rupert Murdoch con la decisione del governo italiano di aumentare l’Iva sulla pay tv di Sky Italia di proprietà del magnate australiano. “Non vorrei essere cattivo ma con l’episodio dell’Iva su Sky si è verificata una frattura dei rapporti con Sky e Murdoch cui ha fatto seguito una serie di articoli molto critici nei miei confronti”, ha detto Berlusconi.
Il premier ha parlato anche delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, sottolineando che “votando per il Pdl abbiamo la possibilità di avere un’Italia che conti in Europa. Se invece votiamo per i piccoli partiti che devono raggiungere il 4% e per il Pd si andrà a contare zero”. Il Cavaliere ribadisce quelle che sono le sue previsioni raccolte direttamente “da alcuni protagonisti e personaggi importanti della sinistra”: ”Insisto, perché ho avuto sicuramente informazioni vere da membri del Pd: una parte andrà con Casini, Rutelli farà un suo partito. Loro smentiscono ma questa è la realtà . Una parte, invece andrà con Bertinotti e Rifondazione comunista”. Il Cavaliere spiega: “Ho avuto il coraggio di presentare la mia faccia, evidentemente l’opposizione non ha un leader con una faccia da spendere né che abbia coraggio”. ”A parte questo” continua il premier “con il Pd si è tornato ai vecchi vizi della prima Repubblica, perché ancora non dice ai suoi elettori che cosa farà in Europa e in quale gruppo si collocherà . Alla fine faranno un gruppo a sé stante, che non conterà assolutamente nulla”. Quindi alcuni suggerimenti per chi andrà a votare: “Non basta per votarmi mettere la croce sul simbolo Berlusconi presidente ma bisogna che venga aggiunto anche il nome Berlusconi in bella calligrafia”.
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Guai a chiamarlo complotto, la sola parola evoca ombre inafferrabili, mentre in questa storia le tessere del mosaico sono visibili.
Il Cavaliere, Noemi, La Repubblica: sembrava un incastro perfetto fino a quando nelle rotative del giornale-partito non è rimasto impigliato un ex fidanzato molto loquace e un po’ condannato. Anno 2005, due anni e sei mesi per rapina, con la condizionale. Un fastidioso granello di sabbia è finito negli ingranaggi di una macchina collaudata che come fine ha l’abbattimento di Silvio Berlusconi e usa il gossip come nuovo mezzo di conduzione di una guerra che va avanti dal 1994, continuerà dopo le elezioni europee, punta al fallimento del G8 all’Aquila, spera nel gelo precoce in Abruzzo e prepara un autunno caldo per il governo.
Flashback.
Il metodo, più che collaudato, in passato ha avuto anche un discreto successo.
Primo episodio: l’avviso di garanzia recapitato dalle colonne del Corriere della sera nel novembre 1994 a un Berlusconi impegnato a presiedere a Napoli un summit dell’Onu sulla criminalità . L’inchiesta per corruzione della Guardia di finanza finì nel 2001 con l’assoluzione in Cassazione del Cavaliere. Ma nel frattempo il governo era caduto e la Lega uscendo dal Polo aveva favorito il ribaltone. Secondo episodio: metà marzo del 1996, a 40 giorni dalle elezioni politiche che dovevano ribaltare il ribaltone, compare in edicola una copertina dell’Espresso, titolo “Il Polo delle vanità “, foto di Veronica Lario, Silvio Berlusconi, Cesare e Silvana Previti, Vittorio Dotti e Stefania Ariosto a bordo del veliero Barbarossa, di proprietà dell’avvocato romano. Cover profetica: sembrerebbe un attacco moralistico alla società dei ricchi e volgari, in pieno stile via Po, ma in realtà è la comparsa in scena di lì a pochi giorni del “teste Omega”, Stefania Ariosto, compagna di Dotti che, si saprà dopo, già da un anno è una fonte coperta della procura di Milano. Sulle sue rivelazioni si imbastisce il processo Sme.
Ariosto racconta di serate nei circoli romani, in particolare al Canottieri Lazio di cui Previti era presidente, con mazzette di banconote che passano da un tavolo all’altro o vengono lasciate nelle toilette. Denaro che sarebbe servito a corrompere alcuni magistrati romani. Ariosto diventa l’eroina della Repubblica, la testimonial del malaffare imprenditoriale ed etico del berlusconismo. Sarà la prima a raccontare come alla corte di Silvio le donne siano “trattate come oggetti”. Risultato: le elezioni del 1996 vengono vinte da Romano Prodi, Berlusconi viene prosciolto nel 2007 dalla Corte d’appello di Milano per non avere commesso il fatto. Quanto alla mirabile teste Omega, la magistratura la dichiarerà inattendibile e i fatti dimostreranno che era lei, vittima del demone del gioco, ad avere seri problemi finanziari.
Ritorno al futuro.
Il metodo è lo stesso di allora. Cambia il mezzo: non più la via giudiziaria alla battaglia politica, ma lo screditamento privato, il gossip applicato alla demolizione dell’avversario. Anche qui, in realtà , la storia di Noemi ha un preludio e sempre lo stesso protagonista: La Repubblica, che un’estate fa, appena formato il governo dopo le elezioni del 13-14 aprile 2008, rispolvera il cosiddetto patto di Raiset, presunta combine imprenditoriale fra i manager della tv di stato e quelli della Mediaset. Ma il vero bersaglio è sempre il Cav e stavolta anziché di soldi si parla di veline, vallette e ministre. Nel tritacarne finisce Agostino Saccà , direttore della Rai Fiction, amico di Berlusconi. Saccà è imputato nell’inchiesta della procura di Napoli, le sue chiacchierate al telefono con il presidente del Consiglio vengono pubblicate dai giornali, La Repubblica in testa. Il Cav cerca di raccomandare qualche attrice, Saccà dice sì al telefono e poi se ne infischia. Niente di penalmente rilevante, un trattato antropologico dell’Italia (che può piacere o meno) ma l’estate si trasforma in una fornace: si vocifera dell’imminente arrivo di un’intercettazione bomba, l’arma finale, in cui perfino le ministre comparirebbero nella veste di donne oggetto. Tutto avrebbe dovuto portare alla caduta prematura del governo più forte del dopoguerra. Risultato: Saccà viene prosciolto, l’inchiesta archiviata, le intercettazioni devono essere distrutte e la bomba a orologeria smette di ticchettare. Ma solo per un po’.
Campagna sporca.
Il tic tac esce nuovamente dal Vesuvio poco meno di un anno dopo. A far ripartire l’ingranaggio stavolta è il combinato disposto La Repubblica-Veronica Lario. Berlusconi il 26 aprile va a una festa privata (si fa per dire) di compleanno a Casoria (Napoli), la festeggiata è la 18enne Noemi Letizia.
Martedì 28 compare un articolo di cronaca sulla Repubblica (firmato da Conchita Sannino, la cronista che poi scoverà Gino Flaminio, ex fidanzato di Noemi) e sul Corriere del Mezzogiorno Noemi racconta la sua amicizia con Berlusconi e lo chiama “Papi”. Passa la mattina e anche la sera. Ma alle 22.31 la signora Lario rompe il ghiaccio e parla con l’agenzia Ansa, La Repubblica riprende e amplia con la penna di Dario Cresto-Dina. Ritorno alla guerra di Arcore. Da quell’istante s’apre un’indagine pubblica sulla famiglia Letizia e comincia il tam-tam su Berlusconi e il suo rapporto con Noemi. La caccia alla volpe è guidata dalla Repubblica che impegna le sue migliori risorse per coronare l’impresa.
Quella del 28 aprile è una data da ricordare perché segna uno spartiacque nel costume politico italiano. Per la prima volta una campagna elettorale (elezioni europee il 6 e 7 giugno) assume le sembianze di una vera e propria “dirty campaign ” (campagna sporca) all’americana dove entra in scena il “lato b” della politica, il letto e il potere. L’apparato di sicurezza che dovrebbe proteggere il presidente del Consiglio (privacy compresa) si mostra debole e perforabile. Con Berlusconi non è facile, l’uomo è imprevedibile e i suoi spostamenti totalmente fuori protocollo.
Nel governo c’è chi fa notare che la cosa non funziona. Un democristiano di lungo corso come il ministro Gianfranco Rotondi non ci gira intorno: “Formulo il legittimo sospetto che vi sia stato un gruppo di intelligenza che si è dato l’obiettivo di indirizzare al premier un’accusa infamante e di fare in modo che a formularla fosse la moglie” dice Rotondi. “Nei casi Montesi-Piccioni, Cossiga-Donat Cattin e Leone-Cederna si è saputo che giornali e giornalisti erano solo strumenti incolpevoli e inconsapevoli. La regia di quest’operazione è nell’ombra e non riguarda né La Repubblica né la sinistra italiana”.
Spectre o no, il Cav è sotto un fuoco pesante che punta a renderlo impresentabile, a ridicolizzarlo, a renderlo vulnerabile agli occhi della comunità internazionale che non legge la stampa italiana ma ne conosce gli echi attraverso il network di giornali che da sempre partecipa al cenacolo del gruppo Espresso (articolo a pagina 37). L’agenda politica influenza tutta la vicenda: il Pd prima con il segretario Dario Franceschini dice “tra moglie e marito non mettere il dito”, poi però legge i drammatici sondaggi per il suo partito e come in un romanzo kafkiano c’è la metamorfosi e dichiara “fareste educare i vostri figli da quest’uomo?”. È un punto di non ritorno i cui esiti sono imprevedibili.
Maurizio Gasparri chiosa: “Franceschini è disperato e si attacca al gossip. È un contrattista a progetto la cui collaborazione scadrà dopo il voto delle europee”. Nonostante l’impressionante volume di fuoco, i sondaggi per ora danno il Pdl e la Lega al 50 per cento e il Pd sotto la soglia di sopravvivenza del 27.
Franceschini si gioca tutto e va in scia alla campagna della Repubblica. Ma il vero obiettivo non è menomare il voto per Strasburgo. Ci sono altre scadenze, il G8 e l’emergenza terremoto in Abruzzo dove a settembre comincerà a far freddo e la sistemazione di migliaia di persone dovrà compiersi a tempo di record. Per ora il bersaglio grosso più ravvicinato è il G8 di luglio all’Aquila. Il presidente del Consiglio presiederà un vertice nel pieno di una tempesta perfetta. Basta leggere i siti web dell’antagonismo per capire che si prepara un evento ad alto voltaggio. Berlusconi è presentato dai media alla comunità internazionale come il capo di un sultanato, il tamtam in rete dei no global è fitto e le condizioni logistiche non sono le migliori.
È una zona terremotata, giustamente ipersensibile, il terreno ideale per chi cerca il caos e chi vuole raccoglierne un dividendo politico. Fu al forum internazionale di Napoli che cadde il primo governo Berlusconi. La governance mondiale oggi si regge soprattutto sull’immagine, ecco perché 15 anni dopo le lancette dell’orologio tornano indietro al 1994: la trappola è tesa, si tenta il bis.
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Amareggiato ed indignato per l’annuncio di sua moglie di voler divorziare, Silvio Berlusconi deve fare i conti con i risvolti politici della vicenda con Veronica.
Già lunedì, il leader del Pd Dario Franceschini affondava il suo commento: “Berlusconi la smetta subito di dire questa cosa patetica che ci sarebbe stato un complotto e chi lo ha sobillato e preparato sarebbe la sinistra. Noi ci siamo comportati da persone serie. Lui eviti di dire cose patetiche solo per coprire il merito e depistare l’attenzione degli italiani”. “Qui di patetico c’è solo Franceschini, perché pensa che gli italiani credono alle chiacchiere dei giornali e non a ciò che di concreto fanno Berlusconi ed il governo”, controreplica il portavoce del premier Paolo Bonaiuti.
Passano 24 ore ma il caso non si sgonfia. E non tanto per la “battuta” di Tom Hanks all’Auditorium di Roma per l’anteprima mondiale di Angeli e demoni “Vedo dei posti liberi lì in sala. Mister e Mrs. Berlusconi si dovevano sedere là . Che facciamo li aspettiamo per cominciare la proiezione?”. Frase accolta da una grande risata e un applauso del pubblico.
Ma tra moglie e marito ci mette (anzi, punta) il dito anche la Cei. Con un duro attacco al premier dalle colonne della prima pagina del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire: “Sappiamo che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a creare. Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, all’anima del Paese”.
Scrive così il quotidiano dei vescovi, esplicitando una certa preoccupazione perché “la politica e lo spettacolo, in un abbraccio mortifero, hanno dato nell’occasione il peggio di sé”. Premettendo che “a nessuno è lecito usare i disastri altrui come arma politica e a nessuno dovrebbe essere concesso di sguazzare là dove sono in gioco i sentimenti delle persone e la vita di una famiglia”, l’Avvenire puntualizza che “ciò che farebbe ridere in una puntata del Bagaglino non può non preoccupare i cittadini che di tanto ciarpame alla fin fine farebbero volentieri a meno”.
Nell’editoriale il quotidiano non risparmia nemmeno la first lady per essersi rivolta prima “alla maggiore agenzia giornalistica per commentare le discutibilissime scelte del marito-premier” e poi a due tra i più grandi giornali italiani “per metterlo idealmente alla porta”. Ma le critiche più sferzanti sono per il premier, “Il presidente esuberante, con un debole dichiarato per la gioventù delle attrici in fiore” che “pur avendo scelto la guasconeria come arte del consenso ora scopre di colpo il basso profilo e la privacy”.
E ancora: “Non ci è piaciuto quel clima da scambio di ‘favorini’ veri, falsi o presunti tra amici e amiche. E ci ha inquietato lo spargersi, tra alzatine di spalle e sorrisetti irridenti o ammiccanti, di un’altra manciata di sospetti sulle gesta del presidente del Consiglio. Il sospetto per chi gestisce la cosa pubblica può essere persino peggiore della verità più scomoda. E comunque prima o poi, arriva il momento del conto”.
Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi
Il VIDEO servizio:

Per essere un leader con la data di scadenza, Dario Franceschini non lesina battute: “Quando Berlusconi dice queste cose, non si sa se ridere o piangere. È tutto un ingombro alla sua luminosa azione di governo: il Parlamento, le regole della democrazia, in qualche caso purtroppo anche il ruolo di garanzia del Capo dello Stato”. Così il segretario del Pd, liquida con parole durissime la proposta di Berlusconi di cambiare le regole parlamentari, facendo votare solo i capigruppo.
Ospite di Unomattina, Franceschini sfodera il sarcasmo: “Berlusconi semplificherebbe tutto… penso che il passaggio successivo potrebbe essere, invece di avere quattro capigruppo che votano per 600 deputati, avere un tasto solo nel suo ufficio: spinge lui e semplifica ancora di più, fa lui per tutti…”, conclude sul punto.
Il segretario del Pd interviene poi sul caso Rai. “Non ho fatto nessuna rosa di nomi per la presidenza”, afferma. “Le priorità degli italiani e del Pd sono ben altre”, osserva Franceschini, ma “purtroppo c’è una legge sbagliata, che noi abbiamo avversato, che impone che il presidente della Rai sia scelto con un’intesa maggioranza-opposizione perchè sono necessari i due terzi, quindi sono costretto ad una trattativa piuttosto sgradevole. Spero che faremo in fretta e bene” aggiunge “e tutto sarà pubblico e trasparente”.
Nell’intervento televisivo del leader del Pd un accenno al tema della crisi e dell’unità sindacale: “Berlusconi” spiega ” non è ottimista. Finge di esserlo e non penso che questo sia onesto né corretto”. Quanto all’unità sindacale “arriverà inesorabilmente. Il tempo e la velocità con cui arriverà dipenderanno dalla volontà dei dirigenti del sindacato e dalla spinta della base. Io penso che oggi l’Italia, come tutte le democrazie moderne, abbia bisogno di un sindacato unito, forte, che difenda i diritti dei lavoratori e di chi ha perso il posto di lavoro, dei pensionati, piuttosto che avere divisioni interne”.
E a proposito di “semplificazione”, il leader Pd aggiunge infine che “la storia porterà per forza in quella direzione e per tutto quello che potremo fare, nella totale autonomia dei ruoli e rispetto delle reciproche autonomie, spingeremo perché si vada verso la costruzione di un grande sindacato unitario”.
Ma l’eco delle polemiche non si spegne nemmeno dentro Montecitorio, sulla proposta del premier di sveltire i lavori parlamentari. Questa mattina in Aula, a seguito di numerose proteste da parte della maggioranza, e del capogruppo Fabrizio Cicchitto, il presidente Gianfranco Fini ha preso la parola per ribadire che sul nuovo sistema di voto con le minuzie “indietro non si torna”.
Per Fini “se è vero che occorrerà una fase di rodaggio” è altrettanto vero che “sul nuovo sistema di voto non si torna indietro”. Poi alcune parole molto chiare della terza carica dello Stato: “Finché la Costituzione è quella vigente nessuno può essere delegato ad esprimere il voto del parlamentare. Il parlamentare deve votare unicamente per se stesso: questa è la nostra Costituzione. Quando e se domani la Costituzione sarà cambiata è del tutto evidente che il presidente non dirà le cose che è doverosamente tenuto a dire in questa circostanza”.
Parole che per molti nel Transatlantico sono state dette da Fini “a nuora perché suocera intenda”.
E poi ancora: ad un certo punto Fini è sbottato “Ma il nuovo sistema non funziona solo a destra?”, aggiungendo, non senza qualche ironia: “Se ci sono dei terminali che non funzionano, prego anche i colleghi del centrosinistra di farlo presente”.
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Da settimane sembra sia diventato il parafulmine su cui cadono tutte le critiche, il simbolo vivente dei privilegi della Casta: “Sono il male dell’Italia?, si chiede lui sul proprio blog, diventato uno sfogatoio per gli altri e un fortino per lui. Lui che è il ministro di Grazia e Giustizia. Ma in giro e intorno, lui ne percepisce assai poca, di grazia (e giustizia). Anzi, Mastella si sente odiato (e lui ha giustamente detto che l’odio è un sentimento pericoloso) e sempre più al centro di un attacco da parte di giornali e tv, vicini alla sua stessa maggioranza.
La gogna mediatica è cominciata prima sull’Espresso: copertina dedicata a chi “ha ucciso la giustizia” e la foto di Mastella in bella mostra. Poi è continuata con il carosello di articoli sull’uso “improprio” dei voli di Stato e sull’acquisto di immobili di pregio a prezzi “di favore”.
Infine è culminata con le due trasmissioni televisive di Anno zero (in cui Marco Travaglio lo trasforma in una macchietta soprannominandolo: “Dumbo, per la propensione alle trasvolate”) e Ballarò (con Giovanni Floris che lascia a briglie sciolte Maurizio Crozza).
Una regia orchestrata “ad arte” sostengono nell’Udeur, che ha un preciso disegno politico: depotenziare il progetto di un centro moderato a cui il Guardasigilli sta lavorando potrebbe erodere al nascente Partito democratico: “Il Pd ha il controllo della Rai” si è sfogato Mastella “e il suo silenzio è eloquente. E Romano che fa? Tace anche lui. La sinistra di Capalbio mi vuole fottere, attacca me per colpire Prodi”.
Per la rabbia e il dispiacere, il ministro ha disertato alla fine il vertice sulla Finanziaria: un’assenza che ha fatto chiasso. Prima ha fatto sapere che non sarebbe andato, spedendo a nome dell’Udeur, i capigruppo a Camera e Senato Fabris e Barbato. Poi, più tardi, ha spiegato che avrebbe disertato l’appuntamento solo per “motivi di salute” e che se fosse stato presente, “avrebbe soltanto riconfermato la piena fiducia al presidente Prodi”.
Cortesia ricambiata dal Prof. che, leggendo in quell’assenza i tanti malumori del Campanile, ha subito espresso solidarietà al proprio ministro.
Povero Clemente: l’unica volta che parlano bene di lui, lui manca…
Qui i VIDEO di YouTube con Mastella nel mirino:
Anno Zero del 20/09/2007
Il monologo di Crozza a Ballarò
Il precedente con Santoro (febbraio 2007)