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Ddl lavoro: apprendistato e scuola per il governo pari sono

Chat a scuola

A 15 anni via dall’aula per andare al lavoro. Da apprendisti.
Lo prevede un emendamento al ddl lavoro, collegato alla Finanziaria, approvato dalla commissione Lavoro della Camera, che fa scoppiare la polemica tra governo e opposizione. Continua

A Strasburgo, la corte che vorrebbe sequestrare Gesù

Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo

Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo

Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo si trova a Strasburgo, in Alsazia, tra i ponti dell’Ill, affluente del Reno (qui la MAPPA). È in cemento armato e vetro per fare entrare la luce del sole che qui, di solito, è avara. Dentro non si vedono crocefissi, bandiere o altri simboli. Continua

Camera chiusa, onorevoli a spasso per 10 giorni. Perché? “Manca copertura finanziaria”

Aula di Montecitorio

Chiude. Per 10 giorni. E mica per l’influenza H1N1 che sta decimando scuole e asili.
La Camera si ferma, come ha decretato la conferenza dei capigruppo, fino al 9 novembre (quando i lavori riprenderanno con l’esame della riforma della legge finanziaria), perché: “Non è possibile calendarizzare progetti di legge deriva dal fatto che non possono essere licenziati dalle commissioni per mancanza di copertura finanziaria”, ha detto il presidente Gianfranco Fini. Almeno, questa è “Una delle ragioni”. Continua

Benvenuti a Babele, provincia di Udine

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia

Sulla parete dell’atrio un grande murale a tempera ricorda agli alunni che il loro è “un mondo di colori”. Il concetto è esteso al colore della pelle ed è sottolineato in ogni spazio fisico dell’edificio. Sulla porta della segreteria, per esempio, un disegno naïf raffigura un impiegato alla scrivania; sopra la scritta grande è in italiano, “Ufficio”, a fianco la traduzione in altre 10 lingue: albanese, arabo, cinese, croato, francese, friulano, tedesco, inglese, spagnolo e romeno.
Benvenuti alla scuola primaria di Manzano, un comune a 15 chilometri da Udine e a 10, tutti curve, dal confine con la Slovenia. Continua

Giustizia: Eurispes, in Italia si rinviano 7 processi su 10

L'aula di un tribunale

Ogni giorno, in Italia, si rinviano 7 processi penali su dieci. Vuoi perché manca l’imputato o perché non ci sono aule dove celebrarli. A volte non si trovano i fascicoli dei procedimenti, altre volte mancano il giudice o il pubblico ministero, mentre in altri casi serve prendere tempo per generiche “esigenze difensive” o per consentire all’avvocato di seguire un’udienza di un’altra causa, che si svolge in contemporanea. E non mancano, poi, gli errori nelle notifiche degli atti processuali o l’elevato numero di udienze in una sola giornata che rende impossibile seguirle tutte o, più banalmente, l’assenza dell’interprete o del perito, senza i quali non si può svolgere alcuna attività
Basta questo per dire che l’istantanea sulla giustizia italiana è a tinte fosche. E gli elementi sono contenuti in un’indagine svolta dall’Eurispes in collaborazione con l’Unione camere penali.
Il tema era già stato sviluppato lo scorso anno, ma soltanto nella Capitale, e grazie alla collaborazione della Camera penale romana. Oggi l’osservazione svolta riguarda 12.918 schede, ognuna delle quali corrisponde ad un processo penale monitorato. Si va in ordine alfabetico, da Ancona a Venezia, passando per Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lucca, Macerata, Melfi, Milano, Modena, Modica, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Roma, Salerno, Sassari, Torino, Trani, Trieste, Varese. Le proporzioni tra udienze collegiali (8%) e monocratiche (92%) monitorate sono sostanzialmente rispettose del rapporto percentuale tra processi monocratici e collegiali quotidianamente celebrati in Italia - si spiega. Dalla rilevazione è emerso, come dato generale, che la durata media della trattazione di un processo in udienza è di 18 minuti per i processi celebrati dinanzi al giudice monocratico (a Roma si arriva a 12,51 minuti) e di 52 minuti per quelli celebrati dinanzi al collegio (32 nella Capitale).
Perché si rinviano ogni giorno 7 processi su dieci? L’analisi delle ragioni di rinvio dei processi (69,3% sul totale) distingue tra cause di rinvio di carattere generale, che riguardano la totalità dei processi monitorati, e cause di rinvio proprie dell’istruttoria dibattimentale, che rilevano ciò che accade oltre la fase preliminare della udienza, quando tutto è pronto per lo svolgimento (parziale o conclusivo) della istruttoria dibattimentale (esame testi e consulenti, svolgimento di perizie ed esperimenti giudiziali, esame dell’imputato e delle parti offese, confronti).
Il legittimo impedimento dell’imputato determina il rinvio del 2,6% dei processi. Non di molto superiore (5%) la percentuale dei rinvii dovuti al legittimo impedimento del difensore. I rinvii “per esigenze difensive”, che non derivano da norme processuali che li legittimino e li impongano al giudice, quanto piuttosto determinati da necessità processuali contingenti, rappresentano il 6,6% del totale. Significativamente alta invece la percentuale dei processi rinviati per problemi tecnico-logistici, 6,8% (si tratta di ragioni quali, ad esempio: indisponibilità dell’aula, indisponibilità del trascrittore, assenza dell’interprete di lingua straniera, ma anche, con frequenza tutt’altro che marginale, per mancanza del fascicolo del pm e, in alcuni casi, del fascicolo del dibattimento).
Dal rapporto emerge, poi, come funzionino ancora poco i riti cosiddetti alternativi al giudizio ordinario, in particolare rito abbreviato e patteggiamento. Nel 90% dei casi monitorati, infatti, il dibattimento si svolge nelle forme del rito ordinario, mentre solo nel 5,4% dei casi con il rito abbreviato e nel 4% con il patteggiamento.
Analizzando poi il dato complessivo del rapporto tra udienze che si concludono con sentenza ed udienze che si concludono con un rinvio, non sorprende che il Sud sfiori la media dell’80% dei rinvii, mentre il Nord-Ovest (62,9%) e il Nord-Est (60,5%) si assestino sulla percentuale di circa il 60% o di poco superiore. Anche al Centro si registra un dato considerevole (70,5%). Per quanto riguarda le ragioni dei rinvii, si registrano indicatori “a macchia di leopardo” in tutte le aree geografiche considerate.

Il VIDEO servizio:

Palermo: bomba sotto l’auto dell’insegnante. Non chiamateli bulli

Attak nei lucchetti delle porte, cancelli sprangati con grosse catene, copertoni divelti, vetri spaccati, ma anche una bomba-carta esplosa sotto l’auto di una dei docenti. Per una scuola del palermitano, non si può più parlare di semplici atti di bullismo.
Da qualche giorno, infatti, gli insegnanti della scuola media di via Generale Francesco Salemi sono oggetto di continue minacce.
L’episodio più grave è avvenuto la scorsa settimana: i docenti erano riuniti per deliberare provvedimenti disciplinari nei confronti di alcuni alunni, quando la parte anteriore dell’auto di uno di loro è esplosa.
L’indomani, è toccato a quella di un suo collega, un’insegnante di musica, “colpevole” di avere spento il giorno prima il rogo. La sua auto è stata presa a colpi di spranga, il parabrezza e le serrature sono state completamente divelte, la radio fracassata e abbandonata sui sedili.
“Quelle di queste settimane non sono semplice ragazzate”, assicurano dall’istituto. Nel frattempo, la Digos sta indagando, e in settimana ascolterà alcuni degli allievi della scuola. Per capire se gli attentati della scorsa settimana possano essere considerati solo degli atti vandalici progettati da ragazzini di tredici-quattordici anni.

Previti non è più onorevole, si è dimesso

Cesare Previti, 73 anni, ex ministro della Difesa
Dopo quattro legislature passate tra i banchi di Montecitorio, Cesare Previti fa un passo indietro e si dimette da parlamentare. Una scelta condivisa e votata a larghissima maggioranza dall’Aula, che ha accolto la richiesta di dimissioni avanzata dall’ex ministro di Forza Italia, prima che fosse messa ai voti la sua decadenza da deputato, per effetto della sentenza definitiva di condanna per corruzione di giudici.
La domanda di Previti è stata accolta con 462 sì, 66 no e 4 astenuti. Al posto di Previti è stato proclamato eletto Angelo Sartori.
L’ex ministro della Difesa è agli arresti domiciliari dopo la conferma, il 13 luglio 2007, da parte della Cassazione della condanna a un anno e sei mesi per la vicenda del Lodo Mondadori, che si pone in continuità alla condanna a sei anni per il caso Imi-Sir. Come pena accessoria è stata decisa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Questo il testo della lettera che Previti ha inviato al presidente della Camera Fausto Bertinotti e che è stata letta in Aula dal capogruppo di Forza Italia Elio Vito.
“Signor presidente, il breve tempo intercorso tra la fissazione dell’ordine del giorno e la seduta odierna, l’operatività del weekend estivo anche per le strutture giudiziarie e lo stato attuale di detenzione domiciliare nel quale mi trovo, rendono praticamente impossibile la mia presenza in aula e mi privano, sostanzialmente, della possibilità di partecipare al dibattito sulla mia decadenza da deputato”.
“Forte è il mio rammarico, pur nella consapevolezza che il mio coartato silenzio nulla toglierà alla gravità della decisione che si intende assumere né, tanto meno, all’evidenza degli squilibri tra poteri dello Stato che da troppi anni affaticano la vita del nostro Paese”.
“Sono innocente e da innocente sconto una condanna ingiusta e lo faccio nel pieno rispetto della legge, ottemperando a tutte le regole del mio stato con discrezione e convinta operosità.
Tuttavia, continuo la mia battaglia sempre in nome del diritto perché mi sia resa giustizia e si affermi la verità delle mie vicende giudiziarie”.
“Ed è nel nome del diritto che ho invocato dinanzi alla Giunta elettorale particolare attenzione nel procedere per una decadenza da parlamentare in presenza di una sentenza sulla quale molto è da discutere sia in sede nazionale sia in sede europea, dove la violazione delle garanzie minime dell’equo processo è all’esame della Corte di Strasburgo”.
“Nel ‘98, oltre nove anni fa, la Camera, quando, come ora, la mia parte politica era minoranza, ha sancito, a larghissima maggioranza ed a voto palese, l’esistenza del ‘fumus persecutionis’. Qualche mese fa la Corte di Cassazione ha confermato il verdetto della Camera. Ciò, tuttavia, è avvenuto troppo tardi rispetto alla condanna che nel frattempo era intervenuta e che sto scontando”.
“La Camera, quindi, non è un esecutore acritico di un ordine dell’autorità giudiziaria, né è chiamata ad applicare una norma tassativa delle leggi vigenti. Norma che, attualmente, non esiste nell’ordinamento italiano, come è stato ampiamente dimostrato nel corso dei lavori della Giunta, con l’ausilio del parere di autorevoli costituzionalisti”.
“In materia di diritti politici, sia la normativa interna che quella europea relativa ai diritti fondamentali richiedono assoluta tassatività non raggiungibile attraverso processi interpretativi di norme previste per altre fattispecie”.
“Se dichiaraste la decadenza compireste un atto di pura sottomissione del Parlamento al potere, non sovrano, ma sovrastante, dell’Autorità Giudiziaria, riconoscendole un primato rispetto al Parlamento del tutto estraneo alla nostra Costituzione, come a quelle di qualsiasi paese democratico.
Compireste un atto irrimediabilmente lesivo della rappresentanza politica nazionale di cui è espressione il mandato parlamentare, che non trova fondamento nell’attuale quadro normativo e che non realizza affatto quel bilanciamento tra interessi costituzionalmente protetti di cui la Giunta ha riconosciuto l’esigenza”.
“La creazione di un simile precedente costituirebbe un vulnus per il Parlamento e per i singoli parlamentari gravissimo e irrecuperabile. Il grande rispetto che ho per il Parlamento al quale mi onoro di appartenere da tanto tempo mi impone quindi di fare tutto il possibile per evitare che questo avvenga. Senza per questo, sia chiaro, rinunciare alle ragioni di principio che sono convinto dimostrino l’arbitrarietà della proposta di decadenza oggi in discussione e l’insanabile contrasto di tale misura con i cardini della democrazia rappresentativa”.
“Rassegno quindi le mie irrevocabili dimissioni da deputato, chiedendo di voler procedere immediatamente alla relativa votazione.
Con riguardo, Cesare Previti”.

Il VIDEO servizio:

Giustizia, il governo si salva grazie ai senatori a vita. La CdL lascia l’Aula

Clemente Mastella, leader Udeur e ministro della Giustizia
In Senato, Prodi tira un sospiro di sollievo: il Governo ha retto, la maggioranza ha tenuto. Palazzo Madama ha dato il via libera alla riforma dell’ordinamento giudiziario a firma del Guardasigilli Clemente Mastella. Che vince anche la sua personale sfida con il vicepresidente della Commissione Giustizia, il margheritino Roberto Manzione.
Ora il testo del ministro Mastella passa alla Camera che dovrà approvarlo entro il 31 luglio, altrimenti entrerebbe in vigore la riforma Castelli.
Pochi minuti prima l’Aula del Senato aveva bocciato l’emendamento sulla presenza dei presidenti dei consigli regionali forensi nei consigli giudiziari, presentato dal senatore della Margherita Roberto Manzione. I voti contrari erano stati 156, 155 i voti favorevoli e 2 astenuti. I senatori a vita in aula erano quattro, e tutti hanno votato in modo utile per la maggioranza: tre voti contrari (Colombo, Montalcini e Ciampi) e un astenuto (Andreotti). Non ci fossero stati, la votazione sarebbe terminata con 154 voti contrari e 155 favorevoli, e l’emendamento sarebbe passato, con conseguenze probabilmente fatali per il governo (il ministro Mastella aveva detto che si sarebbe dimesso).
Dopo la bocciatura dell’emendamento Manzione all’articolo 4 del ddl di riforma della giustizia Forza Italia, An e l’Udc hanno annunciato di voler lasciare l’aula del Senato e di non prendere più parte alle votazioni. A prendere la parola i capigruppo Renato Schifani, Altero Matteoli e Francesco D’Onofrio secondo i quali «non esiste più una maggioranza politica ed è stato determinante ancora una volta il voto dei senatori a vita».
Stessa decisione da parte dell’Udc, della Democrazia cristiana per le Autonomie e della Lega Nord con il capogruppo Roberto Castelli che ha concluso: “Se per avere i voti siete costretti ad affidarvi ad anziane signore, sempre sostenute da assistenti o badanti, siete alla frutta”. In attesa del prossimo tormentone.

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