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Pubblicheranno online 10 nomi di politici gay, e in futuro anche di alti prelati, i quali hanno tenuto nascosto il loro orientamento sessuale. L’appuntamento è per il 23 settembre 2011 alle 10. Continua
- Venerdì 16 Settembre 2011
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Aurelio-Mancuso


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Pubblicheranno online 10 nomi di politici gay, e in futuro anche di alti prelati, i quali hanno tenuto nascosto il loro orientamento sessuale. L’appuntamento è per il 23 settembre 2011 alle 10. Continua

La Casa circondariale di Empoli, in località Pozzale | (Carlo Sestini)
Il carcere di Empoli si prepara a fare spazio alle trans.
Un decreto ministeriale del 20 ottobre 2008 ha trasformato l’Istituto a custodia attenuata (dove cioè la funzione rieducativa della pena assume maggiore importanza rispetto a quella retributiva, offrendo maggiori opportunità al detenuto di riabilitarsi e di auto-sperimentare il grado di maturità e responsabilità raggiunta) della città toscana nel primo carcere italiano per transgender. Continua

Turbati e scioccati i gay italiani vanno in piazza.
Per protesta, sabato pomeriggio, in Vaticano. “Mai più uccisi perché gay” è lo slogan dell’iniziativa promossa da Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti per contestare le recenti dichiarazioni dell’osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, che ha chiesto all’Onu di non impegnarsi per la depenalizzazione universale dell’omosessualità , una proposta promossa dal Governo francese. E Liberazione fa di più: propone di invadere Piazza San Pietro, durante il prossimo Angelus, vestiti di rosa.
Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti hanno fatto sapere che la posizione della Santa Sede “ha turbato fortemente la nostra comunità , e non solo. Tantissimi sono i messaggi di solidarietà che ci stanno arrivando” afferma il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, “il Vaticano continua a offendere la vita di milioni di persone criminalizzandone l’orientamento sessuale. Una posizione contraria a qualsiasi concetto evangelico di amore e fratellanza”.
Nel mondo ci sono 88 paesi che condannano con il carcere, la tortura e i lavori forzati le persone in quanto lesbiche, gay e trans. In 7 di questi - Iran, Arabia Saudita, Yemen, Emirati arabi, Sudan, Nigeria, Mauritania- è prevista la pena capitale. “Vogliamo rivolgerci” aggiunge Marrazzo “anche ai fedeli cattolici, offesi, come noi, da parole che negano la vita della persona. A loro chiediamo di riflettere, perché siano al nostro fianco in un momento in cui è importante ribadire con forza che nessun credo religioso può giustificare l’opposizione alla cancellazione di una barbarie che ogni anno produce incarcerazioni e sentenze di morte”.
Anche il quotidiano del Prc Liberazione ha censurato l’atteggiamento della Chiesa citando l’episodio dell’adultera raccontato nel Vangelo di San Giovanni. Con la celebre frase ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’, ha sostenuto il direttore Piero Sansonetti, “Gesù aveva depenalizzato i reati connessi al comportamento sessuale”. Oggi, invece, la Chiesa “compie la scelta di schierarsi apertamente dalla parte degli scribi e dei farisei” e si adegua al fondamentalismo, “a costo di sacrificare Gesù”. Di qui la protesta suggerita dal direttore Sansonetti nell’editoriale di oggi: “Noi proponiamo ai laici ma anche ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni, una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all’Onu andrà al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell’omosessualità . Potremmo invitare tutti i cittadini a vestirsi con una maglietta o un indumento rosa - come la stella che era imposta ai gay nei lager - e andare a manifestare in Vaticano all’ora dell’Angelus”.

Contrario. E su tutta la linea.
L’Onu non deve depenalizzare l’omosessualità perché ciò porterebbe a nuove discriminazioni in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno “messi alla gogna”. Questa la posizione di mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in una intervista all’agenzia francofona I.Media,
Il Vaticano quindi è contrario alla proposta che la Francia, a nome dei 25 paesi della Ue, si appresta a fare all’Onu per la depenalizzazione dell’omosessualita’ nel mondo. Nei mesi scorsi, in quanto presidente di turno della Ue, la Francia aveva annunciato di voler presentare alle Nazioni Unite un’iniziativa per la “depenalizzazione universale dell’omosessualità ”. Ciò dovrebbe avvenire, secondo quanto anticipato dal segretario di Stato francese ai diritti umani, Rama Yade, il prossimo 10 dicembre, in occasione del 60/esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani.
“Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone” ha affermato l’arcivescovo “fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. “Ma qui” ha aggiunto Migliore in riferimento alla proposta francese “la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”. “Per esempio” ha detto Monsignor Migliore, “gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.
Migliore è inoltre intervenuto in merito alla discussione cui sarà chiamata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite per aggiungere l’aborto ai diritti universali dell’uomo. La richiesta avanzata da un gruppo di organizzazioni favorevoli all’aborto, “è triste e indignante” ha detto “perché questa iniziativa lavora in favore dello smantellamento del sistema dei diritti umani, in quanto ci porta a riorganizzarne l’enunciazione e la protezione attorno non più a diritti, ma a scelte personali”. “Rappresenta” ha aggiunto “l’introduzione del principio homo homini lupus, l’uomo diventa un lupo per i suoi simili”. “Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro” ha spiegato il rappresentante del Vaticano “ci porta a smantellare le nostre società . Esistono controtendenze motivate, convinte e determinate che dobbiamo sostenere e incoraggiare”.
La posizione contro l’iniziativa dell’Ue per la depenalizzazione del reato di omosessualità , ha commentato il deputato Radicale del Pd Matteo Mecacci: “è purtroppo analoga a quella dei regimi teocratici e fondamentalisti religiosi rappresentati alle Nazioni Unite”.
“Il Vaticano ha davvero superato il segno!”, commenta Arcigay. “Grazie allo status particolare di cui gode il medioevale stato Vaticano presso le Nazioni Unite” afferma il presidente nazionale, Aurelio Mancuso “la lobby clericale preme su tutti gli stati affinché non siano di volta in volta riconosciuti diritti civili e di libertà , alleandosi con i regimi dittatoriali, di ogni colore, compresi quelli islamici. La richiesta di depenalizzazione, che è stata sottoscritta anche dal nostro governo, vuole cancellare la vergogna per cui in ben 91 paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale (10 paesi islamici) contro le persone omosessuali”.
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La foto, non perfettamente a fuoco, ha in primo piano un neonato, dolcemente addormentato. Sul polso, il braccialetto di riconoscimento usato negli ospedali. Sopra però non c’è scritto il nome, Antonio o Francesca, Jessica o Andrea, ma la parola “homosexual”.
Di fianco, lo slogan: “L’orientamento sessuale non è una scelta”. Un manifesto che presto comparirà negli spot televisivi, nelle pagine pubblicitarie, su cartoline e depliant da distribuire e su manifesti da affiggere sui muri dei pubblici.
Questa la campagna-shock, destinata a far discutere, scelta dalla Regione Toscana per combattere le discriminazioni per “orientamento sessuale e identità di genere”. La campagna è sostenuta da “Ready”, la nuova Rete di Comuni, Province e Regioni italiane, che parteciperà al Festival della Creatività , in programma alla Fortezza da Basso di Firenze dal 25 al 28 ottobre prossimi.
Il manifesto è stato ceduto gratuitamente alla Regione Toscana dalla Fondazione canadese Emergence, che lo aveva utilizzato la scorsa primavera per la giornata mondiale contro l’omofobia, con il patrocinio del governo del Quebec, dell’agenzia di salute canadese e della città di Montreal.
“Si tratta di una campagna pulita, che rispetta la privacy e il buon gusto” spiega l’assessore toscano all’attuazione dello Statuto, Agostino Fragai, quasi a prevedere, e parare, le critiche. “Certo affronta con forza ed in modo efficace una delle questioni di fondo di un tema eticamente discusso, sottolineando come l’omosessualità non possa essere considerato un vizio, ma una delle tante espressioni della personalità di un individuo”.
In Italia la Toscana, ha voluto ricordare l’assessore, è da anni impegnata contro l’omofobia. La legislazione regionale è stata la prima a tutelare i cittadini contro le discriminazioni sessuali, nel 2004, e tra l’altro è stata anche la prima a predisporre una “carta prepagata” per agevolare la ricerca di un lavoro a favore di transessuali e transgender. Un impegno, quello della regione governata da Claudio Martini, riconosciuto anche da Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay: “La nuova campagna di comunicazione è assolutamente all’avanguardia nel panorama della difesa dei diritti lgbt. È ora che l’Italia si adegui alla Toscana”.
E infatti la campagna è patrocinata dal Ministero per le Pari Opportunità , retto da Barbara Pollastrini cofirmataria insieme alla collega Rosy Bindi del ddl sui Dico.
Una legge che ha diviso il Paese e la maggioranza di centro sinistra: sarà così anche per questo manifesto?

Patrocinio o non patrocinio, questo il problema.
Se sia cioè più utile al governo non solo aderire al Gay Pride 2007, sotto lo slogan “Parità , dignità , laicità ”, che sabato 16 transiterà per Roma, (da piazzale Ostiense a Piazza San Giovanni), ma farlo con tanto di timbro della Presidenza del Consiglio.
In questo nuovo dilemma rischiano di precipitare il centrosinistra e l’esecutivo di Romano Prodi. Caso sollevato, in realtà , dalla Cdl ma esploso soprattutto quando i teodem della Margherita, Emanuela Baio, Paola Binetti e Luigi Bobba, hanno letto sia il documento che la piattaforma politica della manifestazione: “Le manifestazioni clericali contro qualsiasi tipo di riconoscimento delle relazioni extra matrimoniali sono il segno tangibile di una volontà prevaricatrice e anti democratica da parte di istituzioni che, violando persino il Concordato, si vogliono sostituire alle istituzioni repubblicane democraticamente elette.”
Senza troppi giri di parole, un durissimo j’accuse contro il Vaticano e Papa Benedetto XVI.
E di fronte a queste posizioni, la risposta dei teodem è stata immediata: “Chiediamo alla Presidenza del Consiglio, al Sindaco di Roma e alla Presidenza della Regione Lazio un ripensamento circa le decisione di accordare il patrocinio al gay pride”. Sullo sfondo, inoltre, il mancato patrocinio al Family day del 12 maggio.
Il ministro diessino Barbara Pollastrini, “madre” dei Dico con Rosy Bindi, spiega che il patrocinio lo ha concesso il suo dipartimento che fa capo a Palazzo Chigi, non la Presidenza, ed è stato riconosciuto a questa come a tante altre iniziative: “Il patrocinio del ministero delle Pari opportunità non è al corteo e non è alla piattaforma”. Però lei non ha ancora deciso se esserci o meno: “Concorderò con Prodi la presenza del governo”.
Di fatto accanto a lesbiche e gay, transessuali e transgender sarà un pullulare di ministri: Emma Bonino (Radicali, Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee) Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio), Fabio Mussi (Sd, Ministro dell’Università e della Ricerca) e Paolo Ferrero (Prc, Ministro della Solidarietà Sociale), oltre ai segretari Franco Giordano di Rifondazione, Oliviero Diliberto del Pdci e Enrico Boselli dello Sdi.
Contro di loro ha polemizzato la responsabile della Famiglia, Rosy Bindi. “Riconosco la libertà di manifestare e di aderire. Ma non da parte dei ministri, dato che c’è una netta differenza tra il documento politico del Gay pride e le posizioni del governo su matrimoni e adozioni”. Stessa scelta per il segretario Piero Fassino, che ci sarà solo “col cuore”, facendo insorgere la componente omosessuale dei Ds, Gay left.
Dunque l’aria che tira è questa: oltre agli striscioni (annunciati) contro Romano Prodi e il suo governo, accusato di latitare sui diritti; oltre ai carri e alle maschere contro il Papa e il Vaticano; oltre ai bambini in sfilata insieme ai due padri o alle due madri; alle lacrime in ricordo di Matteo, il sedicenne suicida di Torino… sarà un Pride dai toni accesi: la prima grande manifestazione politica dopo il Family day, anzi: “La nostra risposta al Family day“, come la definisce Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay.
Tanto poi tocca al premier Prodi pronunciarsi e mediare.