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Dopo una settimana di piogge torrenziali, la prima giornata di sole è coincisa con il ponte del 1° maggio. Nonostante che oggi siano scattati gli aumenti delle tariffe autostradali, già alle 11 il traffico sembrava impazzito, anche se la Polstrada dice che tutto è sotto controllo e che queste punte di traffico erano previste.
Forti difficoltà in mattinata in particolare sulla A4 da Torino a Venezia con una situazione di quasi paralisi. A fine mattina perdurava il traffico intenso, soprattutto al nord, su tutta la propria rete, in prevalenza lungo le direttrici verso le località di villeggiatura. Sull’A1 Milano - Napoli ci vogliono due ore per percorrere il tratto compreso tra Sasso Marconi e Firenze (circa 90 chilometri); stesso tempo sull’A14 Bologna-Taranto per percorrere il tratto da Bologna Casalecchio a Imola (46,5 chilometri). Traffico intenso in uscita da Milano in direzione Venezia, in A9 in direzione della Svizzera ed in A8 in direzione delle località di villeggiatura piemontesi.
Nel ricordare che i mezzi pesanti oggi non potranno circolare fino alle ore 22, Autostrade per l’Italia raccomanda ai viaggiatori una condotta di guida prudente nel rispetto delle norme del Codice della Strada e che in caso di pioggia il limite massimo di velocità si riduce a 110 chilometri orari. Per conoscere la situazione aggiornata del traffico sulla rete autostradale, si consiglia di viaggiare sintonizzati su Isoradio FM 103.3. Per ulteriori informazioni è possibile contattare anche il Call Center di Autostrade per l’Italia al numero 840.04.21.21, che fornisce notizie in tempo reale sulle condizioni di viabilità.

Per l’affitto di quattro zolle di terreno incolto, ad Avola, il Consorzio per le autostrade siciliane (Cas) ha speso la bellezza di 26 mila euro in 5 anni. Non avrebbe pagato così tanto neanche se quel dischetto di terra, 40 centimetri di diametro, su cui hanno poggiato un palo per le trasmissioni, si fosse trovato anziché nel mezzo della campagna siracusana in piazza di Spagna a Roma. E poco è mancato che le autostrade isolane decidessero di spendere ancora di più. Considerato che nessuno aveva avanzato obiezioni e i soldi arrivavano puliti, il proprietario di quel pezzetto di terra più piccolo di un tavolino da bar aveva pensato che forse poteva ottenere dell’altro. Non un po’, il doppio: 10.400 euro l’anno. Non ha avuto quel che voleva per un soffio, perché nel frattempo alle autostrade è cambiato il presidente e quello nuovo, Patrizia Valenti, per niente propensa a scialare denaro pubblico, ha bloccato tutto.
Quando si è trovata la pratica sul tavolo, dapprima ha pensato che gli uffici avessero sbagliato, ma dopo essersi resa conto che non c’erano errori formali, che la faccenda era tutta vera, si è rifiutata di firmare. Poi per raccapezzarsi meglio ha ordinato un’indagine, voleva sapere quanto valesse il terreno da quelle parti, e ha scoperto che per comprare, non per affittare, 1 ettaro del miglior seminativo, e non un fazzolettino incolto, il prezzo giusto era al massimo 10 mila euro.
La storia delle autostrade siciliane è piena di spese assurde come quella del pezzetto di terra e del palo. Il fiume di regalie ha lasciato il segno nelle casse del Consorzio, che se da una parte spendeva e spandeva con poco criterio, dall’altra non trovava le risorse per fare un minimo di manutenzione. In sette anni, dal 2000 al 2007, la differenza tra ciò che le autostrade siciliane avrebbero dovuto investire a norma di legge (almeno il 35 per cento dei pedaggi) e ciò che effettivamente hanno investito è pari a 84 milioni di euro.
Le rare volte che le imprese sono state chiamate a eseguire i lavori poi hanno dovuto soffrire per essere pagate. Molte non hanno visto un euro, come l’azienda che ha asfaltato un lotto della Messina-Palermo inaugurato cinque anni fa. Il bilancio del 2007 non è stato ancora approvato perché ballano 12 milioni di euro, soldi trattenuti dalle banche a causa di un contenzioso con il Consorzio risalente a 3 anni prima.
L’incuria ha lasciato il segno. I 182 chilometri della Messina-Palermo, i 77 della Messina-Catania e i circa 40 del primo tratto della Siracusa-Gela, cioè le autostrade su cui dovrebbe passare il traffico del futuro ponte sullo Stretto, sono tra le più malmesse d’Italia. I 13 chilometri tra Noto e Rosolini, invocati per anni dalla gente del posto e inaugurati 1 anno fa, sono stati chiusi in tutta fretta perché il manto cedeva ed era rovinato da avvallamenti. Dopo alcuni mesi sono stati riaperti, però la magistratura indaga per capire cosa sia successo.
Il tunnel Tracoccia, vicino a Messina, è impraticabile da 9 anni e la galleria Langenìa sulla Messina-Palermo, devastata da un camion scoppiato con le bombole del gas che trasportava, è stata chiusa per oltre 2 anni in attesa che qualcuno provvedesse.
A Fuiano, nei pressi di Sant’Agata di Militello, per 4 anni nessuno ha pensato a rimuovere le sei porte dei caselli che un tempo segnavano la fine dell’autostrada, diventate non solo inutili ma dannose da quando la Messina-Palermo nel 2004 è diventata un tratto unico. Su quei 2 chilometri di strettoia dopo una galleria si sono incolonnate a lungo code chilometriche, soprattutto d’estate, mentre l’unico aiuto che il Cas si sentiva in dovere di fornire agli automobilisti era un cartello che sembrava una presa in giro: “Attenzione rallentamenti”.
Le autostrade siciliane si trovano in uno stato così desolante che l’Anas le ha escluse all’inizio del 2008 dalla lista di quelle con le credenziali per chiedere e ottenere un aumento medio dei pedaggi del 2,5 per cento. L’azienda pubblica delle strade ha ritenuto che in quelle condizioni far pagare di più gli automobilisti sarebbe stata una pretesa assurda e che il consorzio isolano non avesse i requisiti minimi per pretendere alcunché.
Dal 2004 la carica di direttore generale è vacante e in nemmeno 10 anni alla guida del consorzio si sono avvicendati cinque tra commissari e presidenti. Il più longevo è stato Benedetto Dragotta, che ha regnato per 8 anni, ma dopo di lui si sono dati il cambio in quattro durando pochi mesi a testa. Nessuno ha saputo, potuto, voluto o comunque ha avuto il tempo di mettere un freno agli sprechi.
Per esempio, per le rare trasferte a Roma dei presidenti, le autostrade siciliane hanno addirittura acquistato un alloggio di rappresentanza dalle parti di Fontana di Trevi, sei vani più i servizi, vuoti per quasi tutto l’anno, anche se piantonati da una segretaria, ovviamente pagata. Benché serva a poco o a niente, l’appartamento è stato ristrutturato con una spesa di altri 45.850 euro.
A disposizione dei presidenti fino a un anno fa c’era anche un’auto blu per spostarsi da un palazzo all’altro del potere romano; una macchina quasi sempre ferma ma ovviamente custodita in parcheggio e tenuta in tiro con una spesa di 1.500 euro al mese.
Neppure per i legali le autostrade siciliane hanno lesinato sulle spese, anzi sono state così prodighe che qualcuno, giocando sull’acronimo della società, dice che Cas sta per “Consorzio avvocati siciliani”. I legali dell’isola dalle autostrade hanno avuto tutto il lavoro che volevano, al punto che ora nessuno sa quante siano le cause in corso. Quando il nuovo presidente ha chiesto l’elenco, gli uffici hanno risposto che non c’era. Nel bilancio 2008 alla voce spese legali è stata segnata la bella cifra di 2,7 milioni, ma non è detto che bastino.
Il fatto è che al Cas qualsiasi faccenda che riguarda il personale, si tratti di un semplice passaggio di qualifica o di uno spostamento, finisce davanti a un giudice. Il 90 per cento dei circa 512 dipendenti ha un contenzioso aperto con l’azienda. Per esempio, l’applicazione della legge 104 che consente a un lavoratore lo spostamento vicino a casa per accudire un parente malato in qualsiasi luogo si risolve per via amministrativa, al Cas invece si va in tribunale.
Anche con i casellanti il consorzio siciliano è stato di manica larga. Sulle autostrade normali c’è un esattore ogni 650 transiti, su quelle siciliane uno ogni 450. Per di più fanno lo straordinario e appena possono si fanno trasferire negli uffici, poi magari muovono causa per essere inquadrati al livello superiore. Così d’estate ai caselli ci vogliono i rinforzi, 150 stagionali per 3 mesi. Il costo del lavoro è pari al 45 per cento degli incassi, 10 punti percentuali in più rispetto a qualsiasi altra autostrada italiana.
Tra uno spreco e l’altro il consorzio è riuscito a costruire solo un terzo dei 140 chilometri della Siracusa-Gela iniziata nel 1974. Gli altri possono aspettare.
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Lo sballo del sabato sera, la droga, le bevute, le pasticche, i cocktail di sostanze strane, la musica a palla in auto, la velocità, l’imprudenza, le distrazioni… Tutto vero, questi sono gli ingredienti micidiali delle stragi sulle strade, soprattutto nei finesettimana. Ma quando un automobilista perfettamente sobrio ci rimette la pelle in pieno centro cittadino, perché andando al lavoro in moto finisce senza avvedersene dentro una buca grande come una conca? O quando su una statale un camion vola per decine di metri in una scarpata perché il guardrail di protezione era alto appena mezzo metro? O quando si ripetono incidenti su incidenti non solo nei sabati sera, ma tutta la settimana, in tutte le ore del giorno e della notte, sulle solite tangenziali, sui soliti svincoli, sugli stessi chilometri, sulle medesime strade?
Evidentemente in tutti quei casi lo sballo c’entra poco o nulla. “Vi siete mai chiesti come mai l’80 per cento degli “ubriachi” si schianta sempre sul 20 per cento delle tratte stradali?” domanda in modo un po’ provocatorio Angelo Artale, direttore generale della Finco, federazione confindustriale di materiali, impianti e costruzioni, che da un po’ di tempo ha fatto della sicurezza una specie di sua seconda ragione sociale.
Ebbene, perché? Per un motivo semplice: le strade italiane sono pericolose perché sono tra le peggio tenute d’Europa, quasi lasciate a se stesse, troppo spesso senza manutenzione, come fossero res nullius, cose di tutti e di nessuno, come i pesci del mare prima di essere pescati.
Da uno studio dell’Università Federico II di Napoli risulta che proprio le pessime condizioni delle vie di comunicazione sono una concausa degli incidenti in almeno il 40 per cento dei casi. In una risoluzione presentata il 12 febbraio alla commissione Lavori pubblici della Camera, e discussa l’11 marzo, il vicepresidente, Roberto Tortoli (Pdl), sostiene che in Italia c’è “una grave carenza nella manutenzione delle strade in generale e molte vie sono ancora distanti dagli standard minimi di sicurezza”.
Dalla consapevolezza alle decisioni, però, il passo è lungo, spesso i politici si distraggono e nelle strade prosegue la mattanza. In Parlamento sono state presentate 19 proposte per migliorare la sicurezza delle strade, però in nessuna si parla di manutenzione in modo organico e sistematico.
“Gli appalti sono calati del 60 per cento negli ultimi sei anni” informa Lino Setola, presidente della sezione barriere per la sicurezza stradale dell’associazione dei costruttori d’acciaio (Acai).
Un piano di interventi. Secondo rilevazioni dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, nel 2007 (ultimo dato disponibile) per il miglioramento delle arterie nazionali sono stati impiegati appena 330 milioni di euro, per di più quasi tutti concentrati sui 20 mila chilometri gestiti dall’Anas. Per i 420 mila chilometri rimanenti (che diventano circa il doppio se si conteggiano le vie urbane e quelle di campagna) è stato speso poco o nulla. Sulle autostrade le cose vanno un po’ meglio perché per contratto i concessionari devono investire in manutenzione parte del ricavato dei pedaggi, anche se l’impressione prevalente è che, dopo la privatizzazione di un decennio fa, lo stato complessivo della rete sia assai peggiorato. Secondo l’ultimo rapporto di Automobile club (Aci) e Istat, ogni giorno sulle strade si verificano in media 633 incidenti in cui muoiono 14 persone e 893 rimangono ferite. I costi umani, economici e sociali sono altissimi, circa 30 miliardi di euro l’anno, e vanno dai costi sanitari alla mancata produzione delle persone decedute e degli infortunati, dai danni in senso stretto provocati dal sinistro alle invalidità, dalle spese per le assicurazioni ai costi giudiziari. “Per riportare le nostre strade a un livello decente, per metterle tutte in sicurezza ci vorrebbero 40 miliardi di euro” calcola Enrico Gelpi, presidente dell’Aci. Cifra enorme, anche se non da spendere tutta d’un colpo, perché gli interventi andrebbero innanzitutto concentrati sui “black point”, i tratti assassini (tabella a fianco), il resto diluito nel tempo, con programmi poliennali che darebbero una prospettiva di lavoro a 3 mila imprese medie e piccole con almeno 60 mila addetti.
I fondi non mancano. Una volta tanto, però, non sono i soldi il vero problema. Nonostante la coperta corta dei bilanci pubblici, i quattrini per le strade ci sarebbero, a saperli e a volerli trovare. Le fonti di finanziamento possibile sono almeno quattro. Prima di tutto ci sono i proventi delle multe comunali, 1,6 miliardi di euro nel 2007 (senza contare le contravvenzioni di Polizia e Carabinieri), con una crescita complessiva annua del 13 per cento e addirittura del 19 se si considerano solo i capoluoghi di provincia. In base all’articolo 208 del Codice della strada, almeno metà delle somme raccolte con le contravvenzioni dovrebbe tornare sulle strade in forma di investimenti in sicurezza e manutenzione, invece i Comuni che rispettano la regola sono come mosche bianche e i soldi magari li spendono per le sagre del fico fiorone. Quell’articolo, del resto, è come un cane senza denti, privo di sanzioni, e quindi i comuni inadempienti non rischiano nulla tranne, forse, il giudizio degli elettori al momento del voto.
Seconda fonte di finanziamento sono le tasse pagate ogni anno in totale dal sistema dell’automobile, dalle accise sulla benzina all’Iva sui ricambi, dalle imposte sui pedaggi delle autostrade al bollo. Un fiume di quattrini: secondo dati Anfia (Associazione dell’industria automobilistica), nel 2007 la pressione fiscale è salita a circa 80 miliardi di euro, 10 in più rispetto al 2002. Tutti quei soldi finiscono nel calderone indistinto della fiscalità generale, ma in futuro non sarebbe affatto irragionevole utilizzare almeno parte di quegli incassi per la manutenzione delle strade.
Terza fonte possibile per finanziare il miglioramento della rete nazionale: i risparmi ottenuti grazie alla lieve diminuzione del numero di incidenti che nel 2008 ha comportato minori spese di 3 miliardi di euro per lo Stato in termini di cure ai feriti, risarcimento per le vittime, pensioni di invalidità e assistenza ai disabili. La quarta fonte è l’utile dell’Inail (l’istituto per gli infortuni sul lavoro): 14 miliardi circa, almeno in parte utilizzabili per la manutenzione stradale, considerando che un numero notevole di sinistri avviene nel tragitto casa-ufficio o casa-fabbrica e viceversa, quindi assimilabile a un infortunio sul lavoro, almeno in senso lato.
All’estero per la manutenzione stradale si comportano in modo diverso. In Francia, per citare un caso a noi vicino, per la cura della rete investono 12 volte rispetto all’Italia. Da noi, 148 anni dopo il raggiungimento dell’unità e 63 anni dopo la nascita della Repubblica, manca perfino un catasto stradale nazionale. Di certo le strade non sono in carico al demanio, e non è del tutto chiara l’attribuzione delle competenze sulla sicurezza fra i vari ministeri (per esempio Infrastrutture, Interno, Welfare, Giustizia), mentre a livello locale né comuni né province iscrivono a bilancio il valore delle vie, con il risultato che manca un qualsiasi ancoraggio per un abbozzo di gestione economica del bene e quindi non si riescono a valutare costi e benefici, mentre le uscite per la manutenzione vengono considerate spese e non investimenti finalizzati alla sicurezza dei cittadini e alla conservazione di un patrimonio infrastrutturale fondamentale.
Il federalismo stradale voluto nel 2000 dal ministro Franco Bassanini (centrosinistra) non ha aiutato a fare chiarezza, anzi. Fino ad allora l’Anas gestiva circa 44 mila chilometri e la manutenzione bene o male la faceva, poi ha passato 24 mila chilometri alle regioni e la qualità delle strade è peggiorata sensibilmente, tanto che alcuni governatori, dopo avere ricevuto il pacco regalo, ora vorrebbero restituirlo al mittente.
Otto anni fa l’Europa lanciò l’obiettivo di dimezzare entro il 2010 il numero dei morti sulle strade. Francia, Paesi Bassi, Svezia, Portogallo si stanno avvicinando al traguardo. L’Italia resta lontana.

Breve nevicata a Palermo, dove da diversi giorni il maltempo non dà tregua. La neve mischiata al ghiaccio ha colto di sorpresa i palermitani, che hanno assistito a quello che per la città può definirsi quasi un evento. Da molti anni infatti non nevicava in città dove fino alla scorsa settimana la temperatura addirittura ha raggiunto i 20 gradi.
Neve nella Sicilia interna anche a bassa quota a partire da 500-600 metri specialmente sui rilievi dei Nebrodi e delle Madonie. La situazione più difficile per la viabilità al momento si registra sull’autostrada A19 Palermo-Catania allo svincolo Tremonzelli per le Petralie, Gangi e Castellana, dove sono attualmente bloccati numerosi mezzi pesanti. Transitano con difficoltà le auto, ma solo con catene montate. Sono in difficoltà anche oggi i collegamenti marittimi con le isole minori della Sicilia.
Dalla notte scorsa nevica su gran parte della Calabria, anche a bassa quota. Il picco si è raggiunto in Sila dove, nel corso della notte, sono caduti una cinquantina di centimetri e sta continuando a nevicare. Un’abbondante nevicata ha interessato anche il tratto cosentino dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, in particolare nella zona di Rogliano. Sulla A3 sono sempre chiuse, per pericolo frane, la carreggiata sud tra Rosarno (Reggio Calabria) e Sant’Onofrio-Vibo Valentia e la carreggiata nord tra Sant’Onofrio-Vibo Valentia e Pizzo.
È finito con la sua Panda addosso al mezzo spazzaneve dell’Anas che stava pulendo la strada dalla neve sulla corsia opposta e la persona che viaggiava al suo fianco, una donna, è morta in seguito al violento urto: è successo stamani intorno alle 5 a Colfiorito (Perugia), lungo la statale Val di Chienti. L’uomo alla guida della Panda - riferisce un comunicato dell’Anas - è gravemente ferito. Per i soccorsi e la rimozione dei mezzi coinvolti non si sono registrati disagi alla circolazione, considerato l’orario a bassi volumi di traffico.
Il tratto lucano dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria è chiuso in entrambe le direzioni - per motivi precauzionali legati alla neve, ha precisato il compartimento regionale della Basilicata della Polizia stradale - fra gli svincoli di Lagonegro sud, in provincia di Potenza, e Frascineto nord, in provincia di Cosenza. La chiusura dell’autostrada è stata decisa ieri sera, quando le condizioni eteorologiche nel Potentino sono peggiorate e sono cominciate le nevicate, a tratti fitte nel Lagonegrese.
Il maltempo associato al brusco calo delle temperature ha imbiancato l’Abruzzo e anche L’Aquila con una coltre nevosa tra i 10 e i 15 centimetri creando, però, pochi disagi alla circolazione poiché i mezzi comunali, provinciali e dell’Anas erano già al lavoro dalla notte. A Campo Imperatore la colonnina di mercurio è scesa a -11 gradi e gli impianti sciistici sono chiusi per una bufera di neve. Sulle autostrade A24 e A25 sono in azione i mezzi spazzaneve e alcuni tratti sono interessati da una debole nevicata che, comunque, non crea problemi alla viabilità.
Da ieri sera nevica su oltre 800 km di rete autostradale ma senza alcun disagio alla circolazione, grazie all’intervento di circa 600 mezzi antineve per le operazioni invernali. I fenomeni a carattere nevoso che da ieri sera stanno investendo il nord del paese interessano con forte intensità le autostrade A6 Torino-Savona, l’A7 Genova-Serravalle, l’A26: Genova Voltri-Gravellona Toce.
In queste autostrade è stato attivato il fermo temporaneo dei mezzi pesanti, con accompagnamento degli stessi nel tratto interessato dalla nevicata. Si consiglia per i mezzi pesanti che da Genova sono diretti verso nord di percorrere l’A12 Genova-Sestri Levate e l’A11 Firenze-Pisa e l’A1 Milano-Napoli.
Si consiglia il percorso inverso per chi da Milano deve raggiungere il capoluogo ligure.
Si invitano i conducenti a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità, prima di intraprendere il viaggio e a considerare tempi di percorrenza maggiori per la ridotta capacità della infrastruttura a causa dell’operatività dei mezzi spazzaneve. Sono inoltre consigliate le catene a bordo o gli pneumatici invernali.
Venti fino ai 100 chilometri orari, forti mareggiate lungo le coste e condizioni di diffusa instabilità. Si presenta così la nuova perturbazione atlantica che colpirà l’Italia nelle prossime 24-36 ore.
In particolare, desta preoccupazione la situazione della Sardegna dove, secondo le previsioni elaborate dall’Istituto di scienza marine (Ismar) del Cnr, è prevista una tempesta per la serata di oggi e la mattinata di domani lungo le coste occidentali con onde che, alle ore 18, saranno di 9-10 metri, con punte anche di 20. “Sarà una tempesta molto forte, quasi rara.
L’unica corrispondenza che ricordiamo è quella del gennaio 1987 che colpì la parte occidentale della Sicilia e tutto il Tirreno che spazzò via molti porticcioli turistici”, spiega a Panorama.it Luigi Cavalieri, ricercatore dell’Ismar-Cnr, “Sarà una mareggiata di libeccio con onde di 8-9 metri e alcune anche di 16-17 metri. Subito dopo subentrerà un forte vento di maestrale proveniente dal golfo del Leone che spingerà l’altezza delle onde fino a 10-11 metri e alcune anche di 20 metri”.
Cavalieri tiene a precisare che “non si verificheranno fenomeni che metteranno a rischio la popolazione perché quando parliamo di onde alte venti metri ci riferiamo al passaggio di onde più alte di 2 volte rispetto a quelle che noi chiamiamo significative. E questo accade ogni circa mille onde”.
La situazione meteorologica generale di questo inverno, spiegano gli esperti, ha dato luogo non solo a temperature definite polari, ma anche alle più violente tempeste che hanno colpito il Mediterraneo negli ultimi anni. In queste ore si sta sviluppando un’altra mareggiata particolarmente forte nel mar Ionio che domani spingerà onde significative fino a 6-7 metri e singole fino a 12-13 metri sulle coste libiche. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha previsto un peggioramento generalizzato a partire da questa mattina e per le prossime 36 ore. In particolare, sono previsti venti sud-occidentali di burrasca forte, con raffiche fino a tempesta, che interesseranno le regioni centro-meridionali e le isole maggiori, mentre venti nord-orientali della stessa intensità sono previsti da stasera su Emilia Romagna, Marche e settori adriatici di Veneto e Friuli Venezia Giulia. La perturbazione atlantica porterà precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio di forte intensità, su Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e sui settori occidentali di Abruzzo e Molise. Nevicate moderate interesseranno a quote collinari il settore occidentale dell’Emilia Romagna che, dalla serata di sabato, si estenderanno su tutta la regione, interessando dalle prime ore di domenica anche le Marche e l’Umbria.
L’Anas fa sapere che è già scattato il piano neve in diverse aree. Nevica in Valle d’Aosta sulla statale 27 del Gran San Bernardo e sulla variante di Gignot: la transitabilità è garantita, ma si segnalano rallentamenti. Nevica anche in Abruzzo sulla statale 17 e sulla 696 dove si circola con rallentamenti. In Campania neve sulla statale 7 Appia, in Basilicata nevicate su gran parte della rete.

Ancora neve. Da 30 ore, quasi ininterrottamente, nevica su Milano, dove si sono accumulati 28 centimetri di neve (qui le IMMAGINI).
Ma i fiocchi stanno cadendo in tutta la Lombardia, e su tutto il Nord, e solo nel pomeriggio di oggi 7 gennaio è prevista un’attenuazione del fenomeno. I milanesi tornano quindi al lavoro con notevoli disagi: 320 operatori dell’Amsa, con mezzi spargi-sale e spala-neve, sono al lavoro per pulire le strade cittadine, ancora molto coperte da uno spesso strato bianco e scivolose. Interventi che tuttavia non sono bastati a pulire le strade, che, a metà mattina (come segnalano anche molti lettori) erano ancora impraticabili.
Al momento funzionano regolarmente i tram e le linee metropolitane. La circolazione dei veicoli, invece, è difficile non solo per la neve ma anche per la caduta di tre alberi, che per fortuna non hanno fatto feriti. Numerose, stamattina, le richieste di intervento ai vigili del fuoco per alberi, rami e cavi elettrici pericolanti.
Sulle tangenziali si viaggia senza particolari difficoltà, mentre sulle autostrade A21 e A7 c’è il blocco ai mezzi pesanti. Difficoltà sulla statale 336, in direzione Malpensa, dove, a causa di un grave incidente in località Somma Lombardo, il transito è stato ridotto a una sola corsia. In funzione le linee delle Ferrovie Nord, Malpensa Express compreso, anche se con ritardi fino ai 50 minuti. Oltre a Milano, nevica con particolare intensità soprattutto sulle province di Lodi, Pavia, Mantova, Como e Lecco; localmente sono caduti fino a 45 centimetri di neve.
A Linate e Malpensa “l’attività aeroportuale è stata sospesa fino alle 13″. E sono chiusi anche gli scali di Orio (Bg) e Caselle (TO). Lo ha reso noto la Sea, precisando che la decisione è stata presa dai Comitati Neve dei due aeroporti - Enac, Enav, Sea, Compagnie aeree ed enti aeroportuali - a causa del “perdurare delle avverse condizioni meteo e vista l’estrema difficoltà del personale aeroportuario e delle compagnie aeree a raggiungere gli aeroporti di Linate e Malpensa”.
Nel capoluogo lombardo e in quello torinese le scuole sono comunque rimaste aperte, contrariamente a quanto deciso a Genova e in altri comuni della Lombardia e del Piemonte (a Lecco e in parte della provincia di Bergamo gli istituti scolastici rimarranno chiusi, così come tutte le scuole delle province di Vercelli. Nel Verbano-Cusio-Ossola, invece, restano chiuse di sicuro soltanto le scuole secondarie superiori, di competenza della Provincia, mentre ogni Comune ha deciso in modo autonomo sulle scuole primarie e dell’infanzia). Decisione che ha fatto infuriare non pochi milanesi. Anche perché, in molti casi, i bambini e i ragazzi sono stati rimandati indietro, visto che non è stata garantita la consegna dei pasti
A Genova si registrano disagi al traffico soprattutto sulle zone collinari. In provincia sono in azione una ventina di mezzi spazzaneve per liberare le strade. La decisione di sospendere le lezioni negli istituti scolastici è stata presa dal comitato operativo per le emergenze riunito in permanenza. La neve ha creato disagi soprattutto nell’entroterra, sulle alture del genovese e savonese.
Autostrade per l’Italia ha reso noto che nevica da oltre da oltre 36 ore su oltre 800 km della rete del gruppo: la società non segnala disagi per la circolazione, grazie ai piani di intervento che stanno interessando il centro-nord. Facendo il punto della situazione, alle ore 7:30 risultano interessate dal fenomeno l’A1 Milano-Napoli, tra Milano e Modena; l’A4 Milano-Brescia; l’A8 Milano-Varese; l’A9 Lainate-Como-Chiasso; l’A7 Milano-Genova, tra Serravalle e Genova; l’A10 Genova-Savona; l’A12 Genova-Sestri Levante; l’A26 Genova Voltri-Gravellona Toce; l’A6 Torino-Savona; il Traforo del Monte Bianco.
Il piano operativo per il solo nord-ovest ha coinvolto - informa un comunicato della società - oltre 800 tra uomini e mezzi per la viabilità e per le operazioni spazzaneve e spargisale. Fino alla serata di oggi si prevedono precipitazioni nevose che potranno interessare anche l’Emilia e l’appennino Tosco-Emiliano tra Bologna e Firenze. Autostrade per l’Italia spiega che alla luce delle previsioni meteo avverse e per evitare disagi ad automobilisti ed autotrasportatori, “le prefetture liguri e del basso Piemonte hanno disposto il divieto di circolazione per tutti i mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Il divieto sarà mantenuto fino al termine delle nevicate intense”. Potranno inoltre essere attivati “protocolli di filtraggio dinamico mezzi pesanti/controllo catene” e di regolazione dei flussi di entrata ai caselli. Inoltre, si potranno riscontrare tempi di percorrenza elevati a causa delle operazioni di controllo dotazioni neve ed a causa dei mezzi spazzaneve. Automobilisti ed autotrasportatori vengono invitati a verificare la manutenzione dei veicoli, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali e, comunque, a partire solo in caso di effettiva necessità.
Automobilisti ed autotrasportatori vengono invitati a verificare la manutenzione dei veicoli, a dotarsi di catene a bordo o pneumatici invernali e, comunque, a partire solo in caso di effettiva necessità. Un altro consiglio è quello di mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità ascoltando Isoradio 103.3 fm, Rtl 102.5 e prestare attenzione ai pannelli a messaggio variabile lungo la rete.
Da ieri notte nevica su circa 400 chilometri della rete del gruppo Autostrade senza disagi per la circolazione, grazie ai piani di intervento di Autostrade per l’Italia, agevolati dal consueto divieto di circolazione dei mezzi pesanti. Gli eventi nevosi registrati hanno interessato, in modo diffuso, sia il nord che il centro della penisola.
Alle 7 di stamane le autostrade interessate dalla neve sono: A6 Torino Savona; A26 Genova Voltri-Gravellona Toce; A1 Milano - Napoli, nel tratto tra Sasso Marconi e Firenze; A24 Roma - L’Aquila; A25 Torano - Pescara. Si prevedono, per tutta la giornata di Santo Stefano, ancora precipitazioni a carattere nevoso con moderata entità, su tutto il nord ovest e sul centro Italia. Neve nel Casertano dove le condizioni del tempo sono peggiorate nelle ultime ore. Si registrano abbondanti nevicate in Basilicata sul Massiccio del Matese, mentre si imbiancano le zone collinari, anche a quote più basse; vento forte in tutta la provincia.
Sul Massiccio Matesino ci sono disagi per la circolazione veicolare, a partire da Castello del Matese; nella zona piu’ alta, tra Miralago, Sella del Perrone e Bocca della Selva, e tra Miralago, Gallo e Letino, nonostante il lavoro degli spazzaneve della Provincia, è indispensabile l’uso delle catene. Il vento forte, poi, oltre a rendere difficile la circolazione sulle principali strade, ha anche provocato l’abbattimento di cartelloni pubblicitari e di alberi. I vigili del fuoco del comando provinciale hanno già effettuato numerosi interventi.
Mille persone, tra le quali circa 500 turisti, sono bloccate da ieri a Sauris (Udine), paese turistico della Carnia, in Friuli, a causa di una frana che ha bloccato la strada del Lumiei, unica via d’accesso alla località.
La frana - che ha un fronte di circa settanta metri - sarà messa in sicurezza dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia forse già oggi e per questa sera i tecnici puntano a liberare almeno una carreggiata della provinciale in modo da permettere il traffico a senso alternato.
Il movimento franoso - causato dal maltempo di questi giorni e dall’alternarsi di freddo e giornate quasi primaverili - ha una consistenza di circa 7.000 metri cubi di terriccio e massi.
La protezione civile del Friuli Venezia Giulia non ha segnalato danni a persone
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Esodo: dicesi di popolo in movimento, migrazione, trasferimento da un posto ad un altro. Ma si può ancora parlare di “esodo” natalizio per le vacanze, in tempo di crisi?
Pare di sì, nonostante qualche calo. Che sia nella tranquillità famigliare o sulle piste da sci, in una località esotica o in una città d’arte, gli italiani non rinunciano a viaggiare durante le feste. Anche a costo di indebitarsi, sottoporsi a blitz più stressanti di una strigliata del capoufficio, affrontare code in autostrada, cancellazioni di aerei e ritardi dei treni. La prima grossa ondata di partenze è attesa per stasera, in concomitanza del ponte natalizio. Ma le stime su quanti saranno i nostri connazionali in movimento sono contrastanti:
Per l’Isnart (l’Istituto nazionale per le ricerche turistiche), le partenze sono in calo: sono poco oltre sette milioni gli italiani che hanno pianificato una vacanza a dicembre, pari al 14,9% della popolazione, cui si aggiungeranno probabilmente, all’ultimo momento, il 7,5% di indecisi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso l’Isnart registra una contrazione del 14%, con un milione in meno di partenze. Il motivo sta nella congiuntura sfavorevole che sta attraversando l’Italia: il 42,9% degli italiani non andrà infatti in vacanza per motivi economici. Secondo un’indagine Confesercenti-PublicaRes-Swg sulle intenzioni dei consumatori invece saranno circa 15 milioni gli italiani in viaggio per le festività natalizie, due milioni in più rispetto al 2007. E spenderanno circa 9 miliardi di euro (1,3 miliardi in più dello scorso anno).
Viaggiare sì, ma dove? Sempre secondo l’Isnart chi si permetterà un viaggio privilegerà soprattutto il l’Italia (dove si concentreranno il 72,1% dei flussi) e in modo particolare Trentino (11,3%) seguito da Toscana (7,7%) e da Lombardia (6,8%). Per quanto riguarda le destinazioni estere, l’Isnart segnala il primo posto della Francia con il 4%, seguita da Austria (3,2%) e Spagna (3,1%). L’ associazione dei consumatori Telefono blu parla di un calo del 20 per cento delle richieste sull’ estero e del 15 sulle località italiane mentre le agenzie di viaggio stimano un dieci per cento in meno, sperando in un recupero sul Capodanno.
Sarà un Natale casalingo e familiare, insomma, più per economia che per scelta. La stima degli addetti del settore è che tra viaggi “di piacere” e di “ricongiungimento familiare” alla fine si muoveranno 4 italiani su 10.
Se molti devono rinunciare alla settimana bianca, sono almeno altrettanti quelli che si concederanno una vacanza a cinque stelle: le prenotazioni in agenzie di viaggio per i resort di lusso non hanno registrato cali. E anche nelle località più modaiole del turismo invernale la crisi non ha colpito duro: Cortina d’Ampezzo si presenta con il suo tradizionale ”tutto esaurito”. Negli alberghi della conca, ormai tutti aperti, è difficile trovare un posto letto per le prossime notti. Segnalato in crescita il turismo rurale: con circa il 7 per cento dei vacanzieri che per Natale e/o Capodanno alloggerà in agriturismo la previsione è per un aumento della vacanza in campagna favorita anche dai prezzi che sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Lo afferma la Coldiretti sulla base dell’indagine Confesercenti-Swg. Ma la percentuale che salirà di più sarà quella di chi alloggerà presso amici e parenti (30%), seguita da un 25% che sceglierà come soluzione l’albergo o la pensione. Cresce dell’11% il numero degli italiani che si affideranno ai bed and breakfast.
Natale con i tuoi: più riposo e relax che voglia d’evasione, questo si aspetta la maggioranza dei vacanzieri, ma attenzione, questo scenario soporifero non è del tutto veritiero, se SpeedVacanze.it, il primo tour operator specializzato in viaggi per cuori solitari, ha fatto registare un aumento delle prenotazioni del 28% rispetto al 2007.
Ma come si muoveranno i viaggiatori natalizi? Già assegnate renne e slitta, rimangono tre opzioni: treno, auto e aereo.
TRENI - Le Ferrovie dello Stato, in vista della mobilità straordinaria di Natale, hanno intanto potenziato i servizi di assistenza nelle principali stazioni ferroviarie e tutti i presidi delle sale operative centrali e territoriali. In un comunicato, Trenitalia stima in 6 milioni il numero di italiani che sceglieranno il treno per spostarsi: “boom di viaggiatori sull’Alta Velocità Roma - Milano, stazioni affollate soprattutto a Roma, Firenze, Napoli e Bari, traffico ferroviario regolare, 70 treni speciali fino all’Epifania”. L’offerta ordinaria rispetto allo scorso anno vede aumentate del 50% le corse lungo la dorsale Milano-Roma-Napoli, dove viaggiano oggi 50 treni al giorno ad Alta Velocità e sono stati introdotti nuovi servizi veloci tra Roma e Genova, Venezia, Verona, Bari, Lamezia. E sarebbe proprio l’Alta Velocità tra Roma e Milano, in questo periodo natalizio, spiega Trenitalia, a segnare un vero boom di prenotazioni. Da novembre l’aumento medio di viaggiatori tra Roma e Milano è stato di circa il 30%, con la crescita più significativa in prima classe, dove l’aumento ha toccato punte del 35%. Sono stati infatti oltre 63.000 i passeggeri che a Roma e a Milano, dal 14 dicembre, sono saliti a bordo del Frecciarossa e 25.000 quelli che, ad oggi, hanno già prenotato un posto sugli AV Fast, i treni no-stop Roma - Milano, fino ai primi di gennaio.
AEREI - La crescita del treno per i viaggi nella penisola si spiega anche con l’incertezza che ormai accompagna il nome “Alitalia“ nei pensieri di chi si accinge a organizzare un viaggio: dopo l’ennesima giornata nera di ieri, con quasi 80 voli cancellati a Roma-Fiumicino, oggi la situazione resta tesa: le incertezze e gli errori di Cai nelle assunzioni per la nuova compagnia hanno messo sul piede di guerra i lavoratori di terra. La conseguenza? Assemblee fiume, ritardi, bagagli ammucchiati e voli cancellati. La promessa del presidente dell’Enac Vito Riggio è che entro oggi tutti i passeggeri rimasti bloccati a Fiumicino dovrebbero riuscire a rimettersi in viaggio. Non si segnalano al momento particolari disagi in altri aeroporti e con altri operatori.
AUTO - Il calo del prezzo della benzina può aver convinto molti a mettersi alla guida per gli spostamenti prenatalizi. Il flusso massimo è atteso tra stasera e domani. Al momento sul sito di Autostrade sono segnalate code in uscita da Milano in direzione Venezia, traffico congestionato sulla Milano-Napoli tra Roma e il capoluogo campano, rallentamenti intorno a Firenze e in uscita da Bologna. Le grandi città si svuotano lentamente. Autostrade raccomanda cautela per la nebbia in pianura Padana.
Sì, viaggiare. Anche in tempi di magra. Anche per il Meteo dovrebbe favorire gli spostamenti della vigilia. Il bel tempo di questi giorni sembra sia destinato a uscire di scena proprio in concomitanza del Natale. Il 25 infatti secondo le previsioni si avrà un generale peggioramento delle condizioni atmosferiche in concomitanza con l’arrivo di un fronte freddo continentale, accompagnato da temperature in sensibile calo e precipitazioni sparse, più probabili ed intense lungo il settore adriatico. Al Nord il tempo risulterà prevalentemente soleggiato, con alcune nevicate sporadiche. Precipitazioni più intense invece al centro e al sud, ma non si dovrebbero raggiungere i livelli delle scorse settimane. Un parziale miglioramento è atteso per domenica 28. Sperando che l’inizio del 2009 sia baciato dal sole.

L’allerta - oltre che un invito alla prudenza - l’ha dato la Protezione Civile, al termine di una riunione delle strutture nazionali del Dipartimento dedicata a organizzare gli interventi. E infatti: dalla mattina c’è una coperta di neve su tutto il nord Italia.
I bollettini fotografano un settentrione che si è svegliato sotto una coltre bianca. Spargisale e spazzaneve non sono riusciti a limitare i disagi. Si registrano due incidenti stradali dovuti a maltempo e precipitazioni. Un camionista è morto nel cremonese e una ragazza ha perso la vita, sempre in un incidente automobilistico, nell’entroterra ligure. Grandi disagi anche su tutta la rete autostradale, 500 chilometri di carreggiata sono coperti da diversi centimetri di neve. Sono due invece i morti e due i feriti gravi questa mattina sulla bretella che congiunge Caltanissetta con l’autostrada Palermo-Catania: probabilmente a causa di una raffica di vento, un furgone cassonato con quattro persone a bordo, tutte di Favara, nell’agrigentino, è uscito fuori strada cadendo dal viadotto Imera.
Anche per questo da Autostrade per l’Italia arriva l’invito agli automobilisti e gli autotrasportatori a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità, prima di intraprendere il viaggio e a considerare tempi di percorrenza maggiori per la ridotta capacità della infrastruttura a causa dell’operatività dei mezzi spazzaneve. È importante, per la sicurezza propria ed altrui, controllare le condizioni di manutenzione del veicolo che deve essere dotato di pneumatici invernali o portare a bordo catene da neve.
Per informazioni in tempo reale è possibile chiamare il Centro Multimediale di Autostrade per l’Italia al numero 840.04.21.21, oppure consultare il sito di Autostrade o chiamare il numero verde CCISS 1518.
Il Centro nazionale per la viabilità è riunito al Servizio Polizia Stradale del ministero dell’Interno e tiene sotto controllo la situazione. Nevica in maniera più consistente sulla A26 Genova Voltri Gravellona Toce, sulla A7 Serravalle Genova e sulla A6 Torino Savona. Si consiglia di mettersi in viaggio su queste tratte solo se strettamente necessario con catene a bordo o pneumatici da neve. Il traffico pesante dall’autostrada A/26 è stato dirottato sull’A/7 Milano-Genova all’altezza di Genova e a Predosa-Bettole. Sull’A/15 Parma La Spezia è interdetto il transito ai mezzi pesanti superiori a 7,5 t tra Parma Ovest ed Aulla. Sono in atto le operazioni di filtraggio da parte della Polizia Stradale in autostrada e dall’Arma dei Carabinieri sulla viabilità ordinaria.
Pioggia e venti forti stanno provocando problemi in gran parte delle Sicilia. A causa di un forte vento di scirocco che imperversa sulle isole Eolie, sono saltati i collegamenti via mare a causa del moto ondoso che ha raggiunto forza 7. A causa del forte vento sono rimasti fermi la notte scorsa a Porto Empedocle e Trapani i traghetti per Lampedusa e Pantelleria. Fermi anche i collegamenti con le Egadi. Sulla terraferma, il vento di scirocco ha fatto cadere cornicioni di abitazioni pericolanti a Palermo, ma anche cartelloni pubblicitari e ha alimentato incendi.
Sono stati sospesi tutti i collegamenti veloci con le isole di Ischia e Procida per Napoli, per il forte vento di scirocco che imperversa al momento sulle isole del Golfo. L’unico aliscafo partito in mattinata è stato quello della Caremar delle 8,50. Sospesi i collegamenti traghetto delle società “Gestur” e “Procidaline 2000″ che collegano Procida con Pozzuoli e viceversa. Regolari i collegamenti della compagnia pubblica Caremar. Viaggiano, ma con ritardo, le navi traghetto che collegano Ischia con Napoli e Pozzuoli. Dalla Guardia Costiera di Ischia si apprende che le condizioni meteo nella giornata di oggi sono date in progressivo peggioramento con previsioni di burrasca.
È emergenza nel sud Sardegna, in particolare in Marmilla, e in Ogliastra per le abbondanti piogge e la bufera di vento abbattutesi nella notte sull’isola. Nelle prime ore della mattina il servizio regionale della Protezione civile ha dichiarato lo stato d’emergenza a Turri, Villamar, Furtei, Sanluri, San Gavino, Siliqua, Vallermosa, Serrenti, Las Plassas, Barumini, Orosei, Galtelli’, Onifai, Tortoli’, Lanusei e Urzulei. Ma situazioni pesanti si registrano anche a Segariu, uno dei centri piu’ colpiti dall’alluvione del 4 novembre scorso.
Inoltre, i vigili del fuoco sono alle prese con decine di chiamate di soccorso per allagamenti, caduta di alberi e cornicioni pericolanti in tutta la provincia, in particolare nel Sulcis-Iglesiente. Mareggiate hanno provocato danni anche a Flumini di Quartu e a Frutti d’oro, centro residenziale vicino a Capoterra gia’ pesantemente provato dall’alluvione del 22 ottobre scorso. Non trovano conferma per ora voci sull’esistenza di dispersi.
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