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Avvenire

Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa

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Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.
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Dino Boffo senza Avvenire: dà le dimissioni e Bagnasco le accetta‎

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

E alla fine Dino Boffo ha lasciato. Si è dimesso dalla direzione di Avvenire (oltre che dalla direzione di TV2000 e RadioInblu), il giornale cattolico che guidava da 15 anni. Lo ha fatto, con una lettera di quattro pagine (qui il testo integrale in .pdf) indirizzata al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, in cui spiega di sentirsi al centro di una “bufera gigantesca” frutto della campagna di stampa contro di lui che ha “violentato la mia famiglia“. E che per tanto intende allontanare il più possibile la sua persona, oggetto dell’attacco di Vittorio Feltri, dal giornale voce dei Vescovi italiani . “Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani“.
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Scontro Giornale-Avvenire: battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici

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Battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici. Protagonisti: il direttore de il Giornale, Vittorio Feltri, e il direttore di Avvenire, Dino Boffo.

Feltri all’attacco
Comincia Feltri, che in un editoriale esprime l’intento di “smascherare” i cosiddetti “moralisti” che hanno attaccato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su vicende di carattere privato: “Mai quanto nel presente periodo” scrive Feltri, nell’editoriale di prima pagina sul Giornale “si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche“. Il quotidiano della famiglia Berlusconi ha pubblicato oggi in prima pagina la notizia di una presunta vicenda giudiziaria, in cui il direttore di Avvenire, secondo il Giornale, sarebbe stato coinvolto.

La difesa di Boffo
E Boffo? Questa la sua reazione: “Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro”, scrive il direttore del quotidiano della Cei. “La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avvallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda“. Boffo conclude: “Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo”.
Schierata a fianco del direttore del giornale cattolico la Cei, che in una nota dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, conferma “piena fiducia” a Dino Boffo che dirige Avvenire “con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”.

La controreplica di Feltri
A stretto giro di posta arriva anche la controreplica di Feltri: nessun killeraggio ma solo la trascrizione “di un documento del casellario giudiziario, cioè pubblico”. “Abbiamo semplicemente ricordato” prosegue Feltri “che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali”.

Risvolti politici
Ma essendo la vicenda capitata alla vigilia del gran giorno della “Perdonanza Celestiniana” dell’Aquila, dove tutto era pronto per la cena che avrebbe visto allo stesso tavolo il premier Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano cardinal Tarcisio Bertone, il caso ha messo in fibrillazione anche il mondo politico. Tanto che più d’uno si è spinto a collegare lo scontro Feltri-Boffo con la notizia, della sala stampa vaticana, che la cena “è stata annullata”. Nella stessa nota anche l’annuncio della decisione del presidente del Consiglio di delegare, quale rappresentante del governo alle celebrazioni, il sottosegretario Gianni Letta. L’incontro era stato interpretato dagli osservatori politici come una nuova riconciliazione dopo lo strappo della Lega con la chiesa sull’immigrazione, e dopo le tante critiche rivolte al governo dai giornali vicini al Vaticano.

Di fatto, a fianco del direttore Boffo si è schierato anche il presidente del Consiglio Berlusconi: “Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio”.

Influenza H1N1: “Niente allarmismi”. Dall’Avvenire a Sacconi, tutti contro Fazio

Pandemia H1N1, le preoccupazioni dei cittadini
Povero Ferruccio Fazio, ce l’hanno tutti con lui. Cosa avrà fatto mai il viceministro della Salute, a parte causare un po’ di sana preoccupazione negli italiani in relazione alla (erroneamente) cosiddetta “influenza suina”?

Allertato forse dalla diffusione della pandemia del virus A-H1N1 su scala mondiale, Fazio si era spinto a “non escludere” un possibile ritardo nella riapertura delle scuole italiane, seguendo l’esempio della Gran Bretagna (dove però i nuovi casi di infezione si rincorrono). Previsioni che sono state seguite da una valanga di prevedibili smentite.

Niente allarmismi, tutto sotto controllo

Ferruccio FazioFra le prime, Maria Stella Gelmini, che come ministro dell’Istruzione avrebbe probabilmente preferito essere informata prima di rilasciare alla stampa dichiarazioni di questa entità: “Faremo tutte le verifiche necessarie, anche se al momento la situazione non preoccupa”.

Ma anche lo stesso “superiore” di Fazio, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha preso una posizione netta: “È un’influenza al di sotto di quelle che abbiamo sempre conosciuto nella stagionalità. Ogni allarmismo è quindi davvero ingiustificato”.
Posizioni chiare, quelle dei suoi colleghi, tali da spingere lo stesso Fazio - a margine di una audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali - a una rapida ritirata, sottolineando che no: “Non si è mai parlato di ritardi nella apertura delle scuole. Alla domanda specifica sulla possibilità che un rinvio si potesse escludere ho risposto che in un piano pandemico questo non si può escludere. Però nessuno ha mai parlato di una possibilità di questo genere. La risposta del governo fin dall’inizio è stata uniforme e compatta”.

Ma tutto ciò non gli è bastato per evitare i tuoni de L’Avvenire, che in un editoriale ha definito la strategia del vice ministro “discutibilissima”. Il quotidiano nei vescovi aveva affidato alla firma di Elio Maraone le critiche al governo. “È chiaro” si legge nel pezzo “che la stonatura di Fazio esige non soltanto il richiamo all’ordine del medesimo, ma una correzione di rotta generale, ossia l’adozione e il rispetto da parte dell’intero esecutivo di una strategia comunicativa all’altezza dei bisogni, che sono molti e crescenti, del Paese. Sarebbe desiderabile, anzi doveroso” ha proseguito il giornale della Cei “che l’esecutivo si rivolgesse ai cittadini con una sola voce”.

La pensa, sorprendentemente, come Avvenire anche il ministro alla semplificazione Roberto Calderoli: in casi così delicati, in cui serve comunicare una linea chiara e condivisa, dovrebbe essere solo il premier Silvio Berlusconi quello autorizzato a parlare: “Qualcuno ha bisogno di una tirata di orecchie, perché un problema di salute non può diventare lo strumento per campagne mediatiche o peggio ancora…”, chiosa il senatore Calderoli.
Che la carica di Fazio, che in tanti vedono come promosso a ministro, sia diventata a rischio, come insinua fra le righe il quotidiano cattolico?

Le reazioni della Rete

Allarmismo pandemico e costi sociali

“Diciamoci la verità, sul piatto della partita non c’è la salute degli italiani, perché è ben nota la lieve entità dei sintomi dell’H5N1[...]. Sul piatto della partita ci sono, tanto per cambiare, i soldi dello Stato. Se la gente si ammala di H5N1 [...] si farà visitare presso un Pronto Soccorso qualsiasi e, una volta accertata l’effettiva presenza patogena del virus, si farà ricoverare. E allora saranno cazzi di Brunetta, che dovrà pagare lo stipendio per intero e anche i compensi accessori.”

Valerio Di Stefano » Diceria dell’untore: Fazio e la Gelmini sulla chiusura dele scuole per l’H5N1

La facciamo facile?

“C’è da augurarsi che Ferruccio Fazio venga rapidamente nominato ministro della Salute, così potrà smettere di agitarsi e di elaborare contingency plan di agevole attuazione, come la chiusura delle scuole, per far vedere quanto è sul pezzo.”

Phastidio » All’erta sto

L’ottimismo non è un antivirus

“Forse il metodo Berlusconi ha una logica in campo economico: spargendo ottimismo a piene mani, anche a dispetto delle evidenze, si può sperare di incoraggiare la ripresa. Ma con i virus non funziona. Gli esperti internazionali sono ancora in disaccordo su molte cose, ma sulla filosofia di fondo il consenso è chiaro: la sottovalutazione è pericolosa quanto l’allarmismo.”

Anna Meldolesi » Politica Pandemica

LEGGI ANCHE: Virus H1N1, domande e risposte - Influenza A: le mappe del contagio nel mondo

Lario-Berlusconi, i vescovi all’attacco del premier: “Più sobrietà”

Silvio Berlusconi e la moglie Veronica Lario

Amareggiato ed indignato per l’annuncio di sua moglie di voler divorziare, Silvio Berlusconi deve fare i conti con i risvolti politici della vicenda con Veronica.
Già lunedì, il leader del Pd Dario Franceschini affondava il suo commento: “Berlusconi la smetta subito di dire questa cosa patetica che ci sarebbe stato un complotto e chi lo ha sobillato e preparato sarebbe la sinistra. Noi ci siamo comportati da persone serie. Lui eviti di dire cose patetiche solo per coprire il merito e depistare l’attenzione degli italiani”. “Qui di patetico c’è solo Franceschini, perché pensa che gli italiani credono alle chiacchiere dei giornali e non a ciò che di concreto fanno Berlusconi ed il governo”, controreplica il portavoce del premier Paolo Bonaiuti.
Passano 24 ore ma il caso non si sgonfia. E non tanto per la “battuta” di Tom Hanks all’Auditorium di Roma per l’anteprima mondiale di Angeli e demoni “Vedo dei posti liberi lì in sala. Mister e Mrs. Berlusconi si dovevano sedere là. Che facciamo li aspettiamo per cominciare la proiezione?”. Frase accolta da una grande risata e un applauso del pubblico.
Ma tra moglie e marito ci mette (anzi, punta) il dito anche la Cei. Con un duro attacco al premier dalle colonne della prima pagina del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire: “Sappiamo che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a creare. Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, all’anima del Paese”.
Scrive così il quotidiano dei vescovi, esplicitando una certa preoccupazione perché “la politica e lo spettacolo, in un abbraccio mortifero, hanno dato nell’occasione il peggio di sé”. Premettendo che “a nessuno è lecito usare i disastri altrui come arma politica e a nessuno dovrebbe essere concesso di sguazzare là dove sono in gioco i sentimenti delle persone e la vita di una famiglia”, l’Avvenire puntualizza che “ciò che farebbe ridere in una puntata del Bagaglino non può non preoccupare i cittadini che di tanto ciarpame alla fin fine farebbero volentieri a meno”.

Nell’editoriale il quotidiano non risparmia nemmeno la first lady per essersi rivolta prima “alla maggiore agenzia giornalistica per commentare le discutibilissime scelte del marito-premier” e poi a due tra i più grandi giornali italiani “per metterlo idealmente alla porta”. Ma le critiche più sferzanti sono per il premier, “Il presidente esuberante, con un debole dichiarato per la gioventù delle attrici in fiore” che “pur avendo scelto la guasconeria come arte del consenso ora scopre di colpo il basso profilo e la privacy”.
E ancora: “Non ci è piaciuto quel clima da scambio di ‘favorini’ veri, falsi o presunti tra amici e amiche. E ci ha inquietato lo spargersi, tra alzatine di spalle e sorrisetti irridenti o ammiccanti, di un’altra manciata di sospetti sulle gesta del presidente del Consiglio. Il sospetto per chi gestisce la cosa pubblica può essere persino peggiore della verità più scomoda. E comunque prima o poi, arriva il momento del conto”.

Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi

Il VIDEO servizio:

Vescovi contro sindaci per le ordinanze anti accattoni

Una mendicante

Come la polvere sotto al tappeto. Pensare di “Vincere la povertà togliendo i poveri dattorno”, secondo Avvenire, è solo “presunzione”. In un editoriale, il quotidiano dei vescovi italiani critica pesantemente le norme e le ordinanze “anti accattoni” che alcuni sindaci hanno imposto nelle loro città nella scorsa settimana: a Cortina d’Ampezzo, ad esempio, un provvedimento del primo cittadino Andrea Franceschi proibisce a questuanti e “falsi promotori sociali” di fermare i passanti nel centro cittadino. Con la motivazione del “decoro urbano”.

A Venezia un’ordinanza simile ha fatto sparire dai portoni delle chiese le mani tese e dal centro i questuanti. Con il decreto sicurezza approvato giovedì, il campo d’azione dei sindaci si amplia e possono prendere provvedimenti per la “sicurezza e il decoro” delle città, sulla linea delle ormai famose ordinanze di Firenze contro i lavavetri o di Cittadella contro gli immigrati irregolari.

Più potere ai sindaci, insomma. E negli ultimi giorni le regole contro accattoni, questuanti, parcheggiatori abusivi e senza tetto sono fioccate ad Alassio, Sanremo, Padova, Modena. Da sindaci di destra come di sinistra. Più o meno tutte dello stesso tenore: vietato chiedere l’elemosina o turbare la quiete dei passanti nei centri delle città, pena una multa. Lontano dagli occhi, lontano dal fastidio. Soluzioni sbrigative, secondo la chiesa, che ha espresso il suo disappunto dalle colonne di Avvenire: “L’esistenza, l’affacciarsi del povero, da sempre, crea un disagio irrisolvibile. Un disagio che ci fa riconoscere che il mondo non è quel che vogliamo, e pure che poco spendiamo di noi per gli altri” scrive Davide Rondoni, “C’è chi pensa di placare il disagio lasciando fuori il problema, chiudendo le porte, opponendo una cosa giusta – la sicurezza e il benessere – a un’altra cosa giusta, il soccorso del povero. E si sentono realisti. Ma quando si devono opporre due cose giuste significa che c’è una crisi. E anche laddove si ascoltano discorsi giusti, come quelli di chi invita a distinguere la povertà da forme anche organizzate di accattonaggio, o le parole di chi invita lo Stato a valorizzare le risorse della sussidiarietà e della società, della carità, non per questo cessa il disagio”.

Ma i primi cittadini non ci stanno a passare per gli orchi cattivi: “Polemica inutile” dice Massimo Cacciari, “non è una guerra all’elemosina ma ai racket dell’accattonaggio”. D’accordo con lui anche l’assessore di Firenze Graziano Cioni: “I vescovi ci attaccano perché non conoscono il fenomeno. Non perseguitiamo gli accattoni, contrastiamo i comportamenti aggressivi”.

La sacralità della vita e la libertà della disperazione

Nell’ambito della campagna “Mai più violenza sulle donne” Amnesty international (AI) ha messo l’accento sulla “drammatica realtà di donne e bambini vittime di violenza sessuale e che subiscono ancora oggi le conseguenze della violazione dei loro diritti sessuali e riproduttivi”. Il diritto alla salute e la battaglia contro la violenza sulle donne implica anche per l’Ong “modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire” e “garantire l’accesso ai servizi legali e sicuri di aborto a ogni donna la cui gravidanza sia dovuta a una violenza sessuale o a incesto o la cui gravidanza presenti un rischio per la sua vita e la sua salute”. La decisione, arrivata dopo due anni di riflessione, è stata ufficializzata settimana scorsa dal 28° Incontro del Comitato internazionale di AI che ha coinvolto oltre 400 delegati da tutto il mondo.

Un autogol, ha scritto il giorno dopo il quotidiano dei vescovi l’Avvenire: “un’associazione nata per la difesa della libertà di coscienza, da sempre in prima linea per l’abolizione della pena di morte, ora ha ’saltato il fosso’ morale della neutralità sul tema aborto e si è schierata (pur con numerose critiche interne) per la possibilità dell’interruzione di gravidanza come ‘nuovo diritto umano’”. Per Eugenia Roccella, intellettuale e portavoce del Family Day, “i cosiddetti diritti riproduttivi, così come sono formulati nei documenti delle organizzazioni internazionali, sono a senso unico: servono solo a non riprodursi, e mai ad aiutare le donne ad avere figli”. “l’aborto”, ha scritto Roccella, “non si può considerare un diritto, anche le femministe lo sanno e lo dicono”. Amnesty è passata insomma “nel fronte antinatalista”. L’Ong però ribadisce: sul tema dell’aborto rimaniamo neutrali: “La nostra posizione non è per l’aborto come diritto ma per i diritti umani delle donne che devono vivere libere dalla paura, dalla violenza e dalle coercizioni quando affrontano le conseguenze dello stupro”. Una posizione comunque contestata dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dalle gerarchie ecclesiastiche: “Bisogna salvare la vita anche se frutto di violenza”.

“Io non me la sento di giudicare” dice Giovanna Zucconi, giornalista culturale de La Stampa che nei giorni scorsi ha provato a vestire i panni della donna che ha abbandonato il proprio bambino in un supermercato di Torino. Una madre, ha immaginato Zucconi, che ha sentito crescere il rifiuto nei confronti di un figlio nato da uno stupro. “Credo sia giusto ribadire la sacralità della vita, ma bisogna trovare l’umiltà di mettersi nei panni dell’altro e riconoscergli anche la libertà della disperazione e del rifiuto. Non può esserci un’altra imposizione in cui vittima sia ancora la donna, che ospita nel ventre qualcosa che è per metà suo e per metà del suo nemico. Il rapporto della madre con il figlio è fisico. È carne. Di fronte a questo dilemma credo che la scelta giusta sia uno sgomentato rispetto”.

LEGGI ANCHE: Il diritto all’aborto divide Amnesty e la Chiesa - Partecipa al FORUM

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