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“Altro che casta, ci sono avvocati che fanno la fame”

Tribunale di Brescia (Credits: La Presse)

Tribunale di Brescia (Credits: La Presse)

“Ci sono giovani professionisti che letteralmente fanno la fame.” A parlare è Carlo Rimini, avvocato matrimonialista di Milano e professore ordinario di Diritto Privato all’Università Statale di Milano. Continua

Gli avvocati penalisti proclamano lo sciopero. Ma nessuno ne parla

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)

MAURIZIO TORTORELLA Sui giornali nessuno ne ha parlato, e anche questo è un segnale preoccupante. Eppure la denuncia è stata (come si dice in questi casi) alta e forte. Il 24 ottobre la Giunta dell’Unione delle camere penali italiane, cioè la più elevata rappresentanza degli avvocati penalisti del nostro Paese, ha aspramente criticato la situazione della giustizia e soprattutto una serie di gravi attacchi al diritto di difesa. I penalisti lamentano in particolare alcune prassi giudiziarie, che in effetti stanno prendendo piede e che nelle aule di giustizia stanno gravemente comprimendo i loro spazi di manovra.

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Liti condominiali a quota 1 milione: forse c’è da rivedere qualcosa…


Il Condominio delle case popolari di Corso Rosai 44, a Torino con uno striscione di protesta contro la decisione di erigere un muro divisorio nel cortile in comune che confina con uno stabile civile affinchè i rispettivi bambini giochino separatamente. /ANSA/Tonino Di Marco / DBA

Il Condominio delle case popolari di Corso Rosai 44, a Torino con uno striscione di protesta contro la decisione di erigere un muro divisorio nel cortile in comune che confina con uno stabile civile affinchè i rispettivi bambini giochino separatamente. /ANSA/Tonino Di Marco / DBA

Su circa 5 milioni di cause civili pendenti in Italia, secondo le statistiche del ministero della Giustizia sarebbero oltre 1 milione quelle relative a liti di condominio. Sapete com’è: il tetto da rifare, il vicino troppo rumoroso, il pianerottolo sporco… Il dato ha dell’incredibile, ma è anche la spia di un sistema sclerotizzato e - insieme - di un costume nazionale che andrebbe profondamente rivisitato. Perché mai noi italiani litighiamo tanto? Perché tanta parte della nostra esistenza finisce nei tribunali? C’è chi sostiene che Continua

La verità e le scuse di Tartaglia: “Un atto vigliacco. Ho fatto tutto da solo”

Ha espresso il suo “sentito” dispiacere al premier per “un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto” Massimo Tartaglia, l’uomo arrestato per aver colpito al volto Silvio Berlusconi con un souvenir del Duomo. E, a quanto riporta l’Ansa, le sue scuse le ha messe nero su bianco in una lettera che oggi, tramite i suoi legali, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino, ha inviato al presidente del Consiglio. Continua

Alfano: ecco la mia idea di giustizia

Il ministro Angelino Alfano all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009

Il ministro Angelino Alfano, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009

L‘8 maggio del 2008, appena assunto l’incarico di ministro della Giustizia, ho avuto subito piena coscienza della delicatezza del compito che il presidente Silvio Berlusconi mi ha affidato: la giustizia è un paradigma che declina diritti, doveri, legittime aspettative dei cittadini, responsabilità dello Stato, sicurezza, in un’unica articolazione complessa e pulsante che costituisce il cuore di una società evoluta, proiettata nei circuiti moderni di competitività ed efficienza, senza lasciare spazio a interpretazioni dubbie o questioni irrisolte. Leggi l’intervento del ministro Alfano

Giudici, la super casta

Giudici alla riunione per l'anno giudiziario

di Anna Maria Greco
Ci sono magistrati che la toga, si può dire, quasi non l’hanno indossata. Sono fuori ruolo a oltranza. E si costruiscono quelle che il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, all’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, ha definito “carriere parallele”. Stesso termine usato dal Csm nella circolare del marzo 2008 con la quale ha cercato di mettere un freno a “un numero eccessivo di richieste di destinazione di magistrati a funzioni extragiudiziarie, in un momento storico caratterizzato da gravi scoperture di organico e da un’intollerabile lunghezza dei tempi del processo”. Concetto che, il 26 maggio, è diventato un vero appello al ministro Angelino Alfano.
Vediamo qualche esempio. Claudio Buttarelli: nominato uditore giudiziario nel 1986, 3 anni dopo lascia il posto e rimane fuori ruolo ininterrottamente fino a oggi, è garante aggiunto europeo per la protezione dei dati personali, dopo essere stato segretario generale dell’Autorità per la privacy.
C’è anche Francesco Crisafulli, in magistratura nel 1986 e fuori ruolo dal 1992: prima alla presidenza della Repubblica poi, dal 2000, come esperto giuridico alla Rappresentanza permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa. Il Csm ha di recente autorizzato un prolungamento del suo status di fuori ruolo con una motivazione singolare: riconosciuto che è stato superato qualsiasi normale limite temporale, l’interessato non andrebbe più considerato un magistrato, ma “quasi” un ambasciatore.
Di limiti temporali, in effetti, ne sono stati fissati nel 2008, con una legge e una circolare del Csm: 5 anni, poi un’interruzione di altrettanti e ancora un’autorizzazione per altri 5, fino al massimo di un decennio. Ma l’Italia è il paese delle deroghe. Claudia Gualtieri, giudice di tribunale a Venezia dal 1998, lascia le funzioni giudiziarie nel 2003 per diventare esperto nazionale presso la Commissione europea (direzione generale Giustizia, libertà e sicurezza) e poi la rappresentanza italiana presso l’Unione Europea: su 9 anni, insomma, fa il magistrato solo per 5.
Casi eclatanti che sono stati raccolti in un dossier dall’Unione camere penali (Ucpi), che da anni denuncia il paradosso di un sistema giudiziario che ha vistosi buchi d’organico, accumula inefficienza e lentezze eppure è di manica larga, larghissima, quando si tratta di prestare, anche per decenni, i magistrati ad altre amministrazioni, a organismi politici e internazionali in tutto il mondo.
Oggi i fuori ruolo con altri incarichi sono 256 e arrivano a 277 con quelli in aspettativa come parlamentari, amministratori di comuni, province e regioni, membri del Csm e per altri motivi (vedere la tabella in basso). Questo mentre ci sono 1.357 posti vuoti negli uffici giudiziari sempre più in affanno. E poi si dovrebbero aggiungere i tanti magistrati che ottengono incarichi extragiudiziari part-time e non lavorano a tempo pieno.
Mentre un po’ in tutte le sedi si cercano soluzioni per ricoprire le sedi vacanti, l’Anm contrasta i trasferimenti d’ufficio prospettati dal governo in nome dell’inamovibilità delle toghe, ma accenna solo timidamente, secondo i penalisti, all’esercito dei magistrati fuori ruolo sottratti alle funzioni giudiziarie per lavorare a Palazzo Chigi, nei ministeri, alla Corte costituzionale, al Quirinale, in commissioni e autorità, organismi internazionali e ambasciate, missioni varie all’estero.
Tutte queste toghe fuori ruolo continuano a percepire il loro stipendio al quale aggiungono in alcuni casi indennità che vanno dai 50 mila euro l’anno per gli assistenti dei giudici costituzionali ai 115 mila per i più gratificati dalle varie amministrazioni, con punte che arrivano addirittura oltre i 300 mila. Queste cifre generano un notevole squilibrio retributivo, se si pensa che il primo presidente della Cassazione, cioè il magistrato italiano più alto in grado, ha uno stipendio di 278 mila euro l’anno.
L’Ucpi ha deciso di intervenire studiando una proposta di legge che presto arriverà alle Camere con la firma di parlamentari di entrambi gli schieramenti. Ha l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero dei fuori ruolo ai soli casi previsti espressamente per legge, una trentina (escluse le cariche elettive), facendo rientrare nei ranghi oltre 200 magistrati per destinarli al loro originario compito di smaltire sentenze, celebrare processi e svolgere indagini.
Inoltre, la proposta di legge regolamenta gli incarichi extragiudiziari circoscrivendoli solo a didattica e formazione; fissa un criterio unico per il trattamento economico aggiuntivo che può andare dal 20 al 60 per cento della retribuzione in più, in base all’importanza dell’incarico: e, punto molto delicato, stabilisce che il magistrato debba dimettersi prima di presentarsi a elezioni politiche “per contrastare un uso strumentale della funzione”.
“Il fenomeno dei fuori ruolo” dice il presidente dei penalisti Oreste Dominioni “inquina gravemente i rapporti tra politica e magistratura, compromettendo l’indipendenza dell’una e dell’altra. Crea una supercasta di potere, che è quella che realmente regola i rapporti con la politica. Così si sacrificano le risorse giudiziarie sull’altare del potere. I numeri parlano chiaro e così gli “eccellenti” emolumenti economici riconosciuti a questa supercasta giudiziaria, paragonabili solo a quelli degli alti funzionari dello Stato. Si richiami subito in ruolo la stragrande maggioranza di questi magistrati, perché ritornino a esercitare le loro funzioni. Si parla tanto di sedi vacanti, ma la loro copertura è impedita da anacronistici privilegi”.
Vediamo dove sono dispersi questi magistrati fuori ruolo. Mettiamo da parte quelli cosiddetti elettivi, cioè i 12 parlamentari, i 4 che hanno mandati in regioni, province e comuni, l’unico (Luigi De Magistris) candidato alle elezioni europee e i 16 componenti del Csm. Guardiamo invece ai 132 impegnati per il governo, come capi di gabinetto, capi e addetti all’ufficio legislativo, fino a quelli con semplici funzioni amministrative: dai 12 alla presidenza del Consiglio ai 71 al ministero della Giustizia, più i 16 all’Ispettorato sempre di via Arenula e il resto disperso negli altri ministeri.
La giustizia italiana può si concede pure di avere ben 7 magistrati nella missione Eulex in Kosovo, alcuni dei quali già in passato sono stati per anni fuori ruolo per altri incarichi.
“Questi magistrati” incalza Dominioni “svolgono funzioni del tutto estranee a quella giudiziaria o assolutamente indifferenti alla loro esperienza professionale”. E cita i 28 alla Corte costituzionale, i 9 nelle istituzioni e commissioni del Parlamento e delle diverse autorità e la trentina di esperti presso ambasciate o istituzioni estere, più i 17 che svolgono funzioni amministrative al Csm.
Per legge, nel 2008, è stato fissato un tetto massimo per i fuori ruolo di 200 unità, senza calcolare quelli da destinare alla presidenza della Repubblica, al Csm, alla Corte costituzionale e gli eletti, per un totale di 82. Il tetto attuale è quindi di 282, mentre quello stabilito poco prima con una circolare del Csm era di 65, più i soliti casi speciali (ministero della Giustizia, Csm, Scuola della magistratura) fino ad arrivare a 248.
Non basta: al Csm c’è un certo allarme (infatti l’ufficio studi ha elaborato un parere in proposito) perché sono in aumento le domande di aspettativa per motivi vari da parte di magistrati che scelgono le più diverse destinazioni professionali, spesso lontane dagli interessi dell’amministrazione giudiziaria, e c’è il rischio che questo strumento sia utilizzato proprio per aggirare il limite fissato per i fuori ruolo.
Quanto al problema delle candidature dei magistrati, l’Ucpi con la sua proposta tocca un punto dolente. Anche il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, è convinto che dopo essersi candidato e quindi avere “ammesso di essere divenuto di parte, non foss’altro perché si è schierato con una forza politica”, un magistrato non possa tornare a indossare la toga. Lo ha detto a Palazzo de’ Marescialli in marzo, quando il plenum ha esaminato la richiesta di aspettativa di De Magistris per le europee. Secondo Mancino il Parlamento dovrebbe vietare il rientro in magistratura e garantire, a domanda, la mobilità nella pubblica amministrazione, nella funzione e nel ruolo corrispondenti a quello precedente. Ma i penalisti chiedono l’ineleggibilità dei magistrati che dovrebbero perciò dimettersi 6 mesi prima di accettare una candidatura.

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La replica di Berlusconi: “Veronica dovrà chiedermi scusa”

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

“Sono preoccupato e dispiaciuto, avevo tenuto insieme una situazione difficile per amore dei figli, ma adesso è finita, non vedo più le condizioni per andare avanti”.

All’indomani dell’annuncio della moglie Veronica Lario di volere divorziare, il premier Silvio Berlusconi non nasconde il suo stato d’animo e, in due interviste ai direttori di Corriere della Sera e Stampa, dice: “Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali”.
A chi gli chiede se sia ancora possibile salvare un rapporto che dura da quasi trent’anni, di cui diciannove di matrimonio, il premier risponde: “Non credo, non so se lo voglio io questa volta. Veronica dovrà chiedermi scusa pubblicamente. E non so se basterà. È la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo. È davvero troppo”. E ancora: “Veronica è caduta in un tranello. E io so da chiè consigliata. Meglio, sobillata”.
Per Berlusconi, in questi giorni, i media hanno “preso le parole della signora, le hanno amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilità di spiegarmi”. Il presidente del Consiglio chiarisce le ultime polemiche, sulla festa della diciottenne Noemi a Napoli e sulle liste del Pdl per le Europee.
“Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. È una cosa che non posso sopportare. Io” spiega sulla sua presenza alla festa di Casoria “sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro”.
Poi, sulle candidate per un seggio a Strasburgo, dice: “Non avevamo messo in lista nessuna velina e quelle tre che sono state escluse all’ultimo minuto erano bravissime ragazze, con ottimi studi. E che male c’è se sono anche carine? Veronica ha creduto alle tante cose inesatte scritte in questi giorni”.
E adesso? “Andrò per avvocati anch’io” annuncia Berlusconi “ho già dato il mandato di prendere in mano la situazione. A dire la verità ci sarebbero persino gli estremi di una querela per diffamazione, ma è meglio lasciar stare”.
Infine, con le Europee alle porte, il premier si dice tranquillo per i sondaggi: “No, i sondaggi non sembrano interessarsi di queste questioni private, sono preoccupato per i miei figli”.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Veronica Lario chiederà il divorzio da Berlusconi - Veronica: sulle donne ciarpame senza pudore - Ecco le Eurocandidate per il Pdl: Matera, Comi e Ronzulli. In corsa per Strasburgo

Quanto inquina il politico. E l’avvocato, il manager, lo studente…

Ass. Terra a Padova

C’è chi, come Paolo Cirino Pomicino, per amore dell’ambiente si è ridotto al lumicino. Deputato di lungo corso fin dai tempi della Prima repubblica e per anni europarlamentare a Strasburgo, fa subito ammissione di colpa: “Chi svolge attività politica, manageriale o commerciale, per forza di cose, produce più emissioni di anidride carbonica perché viaggia moltissimo. Io, per esempio, ho fatto tutta la vita avanti e indietro fra Roma e Napoli in auto”. Ma, tiene a precisare, i conti li pareggia in casa: “Ho una compagna molto più giovane di me, Lucia, che è sensibilissima sul tema. Usa gli elettrodomestici con parsimonia e l’elettricità con il contagocce. Al punto che mi sono autoregalato una pila elettrica per girare in casa” racconta Pomicino un po’ divertito.
Anche più spartana la sua collega Emma Bonino, che negli anni ha percorso più chilometri in cielo che in terra, essendo stata parlamentare a Roma e a Strasburgo, commissario europeo a Bruxelles, due volte ministro e ora senatore. “Avendo una casa con le mura spesse 50 centimetri, non accendo quasi mai il riscaldamento” racconta Bonino. “Da anni ho messo i doppi vetri e uso solo lampadine a basso consumo”.
Anche i politici hanno una coscienza verde, eppure i risultati di una ricerca effettuata da Borsa Italiana del CO2 e Studio Bartucci, che Panorama pubblica in esclusiva, inchiodano proprio i politici sul podio dei mestieri più inquinanti. Seguiti da manager, liberi professionisti e agenti di commercio. Mentre al fondo della classifica figurano casalinghe, studenti e pensionati. Vediamo perché.
Lo studio ha misurato la quantità di CO2 pro capite, quello che in gergo si chiama “carbon footprint”, per la prima volta in base allo stile di vita di 12 professioni: impiegato, casalinga, libero professionista, insegnante, medico, agente di commercio, manager, politico, artigiano, giornalista, studente e pensionato. Non sono state prese in considerazione attività che producono direttamente emissioni di CO2, come il pilota d’aereo o l’operaio metalmeccanico. Di ciascun mestiere sono state stimate le emissioni dirette e indirette legate alla vita quotidiana, sulla base di un identikit tipo.
In sintesi, la stima di quanta anidride carbonica è prodotta dall’uso di gas per il riscaldamento o il raffreddamento di abitazione e ufficio, l’uso di elettricità per elettrodomestici e apparecchi tecnologici in casa e al lavoro, l’illuminazione, l’uso di mezzi di trasporto pubblici o privati, il consumo di alimenti.
“Gli stili di vita sono stati definiti e uniformati su parametri standard da dati Istat o altre fonti” spiega Giovanni Bartucci, dell’omonimo studio di analisi e consulenza ambientale. “Abbiamo dovuto fissare stereotipi perché reddito, capacità di spesa, consumi e abitudini sono molto diversi anche fra chi svolge la stessa professione” spiega l’ingegnere. “Abbiamo poi elaborato una stima delle emissioni per unità funzionali comparabili: il metro quadrato per gli edifici, il chilowattora per l’energia, i grammi per chilometro per i trasporti”.
Per misurare la quantità di anidride carbonica prodotta da caloriferi e condizionatori d’aria è stata assegnata una classe energetica pari a 200 chilowattora per metro cubo l’anno, che corrisponde alla media nazionale. Per l’illuminazione è stata calcolata una media di 4 ore al giorno su un quarto della casa, in pratica la luce accesa in una o due stanze. Mentre per il lavoro è stata applicata un’illuminazione maggiore ma con più efficienza energetica: in questo caso, le ore variano dalle 2 dell’agente di commercio alle 12 del libero professionista.
La ricerca ha considerato anche 31 diversi elettrodomestici di uguale potenza, assumendo cioè che tutti usino lo stesso modello. La frequenza e il tempo di utilizzo cambiano, invece, da professione a professione, a eccezione di frigo e congelatore uguali per tutti. Calcolati anche computer, stampante, modem-fax secondo le diverse modalità di uso. Quanto agli alimenti, il calcolo delle emissioni ha tenuto conto dei dati di consumo medio in Italia fra verdura, formaggi, carne, pesce, uova, riso, frutta, grano e legumi sommando un certo numero di pasti consumati fuori casa, a seconda delle professioni.
Quali i risultati? “I calcoli dimostrano che diversi stili di vita possono portare a differenze molto ampie” dice Pietro Valaguzza, managing director della Borsa italiana del CO2. “In estrema sintesi, più si conduce una vita dinamica, ricca di spostamenti, con maggiore capacità di spesa e consumi, più aumenta il nostro livello di emissioni. Da queste elaborazioni, ciascuno può farsi un’idea di quanto è il suo impatto”. Ogni italiano emette, in media, 8 tonnellate annue di CO2. Ma nel caso dei politici si arriva a più del quadruplo: 36.422 chili di CO2 all’anno. Più di 20 mila chili sono prodotti solo dagli spostamenti in auto o aereo.
Anche i manager e i liberi professionisti superano abbondantemente la media: la quantità di emissioni è per i primi di 27.194 chili annui pro capite, per i secondi di 22.719. Facile se si considera che, oltre ai frequenti viaggi, spesso c’è anche l’impatto di più di una casa di proprietà. Il manager, infatti, vince la classifica delle emissioni di CO2 da gas domestico: 7.992 chili all’anno.
“Non sono certo un parsimonioso nella mia vita, anzi. Però, ho sempre evitato gli sprechi e non ho mai lasciato le luci accese: è prima di tutto una questione di educazione civica che ho trasmesso anche alle mie figlie” racconta l’imprenditore romano Giovanni Malagò. “Comunque, appena posso, scappo a Sabaudia per lasciare l’auto a casa e andare a piedi”.
Alto il carico delle emissioni dovute ai trasporti anche per avvocati, commercialisti, notai. “Oltre metà dei miei clienti è internazionale e quindi viaggio di continuo all’estero” precisa Andrea Carta Mantiglia, partner dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo. “Per lo stesso motivo sono costretto a consumare molti pasti fuori casa”. Ma qualcosa sta cambiando. “Giro in tutto il mondo e, onestamente, negli ultimi 5 anni noto il cambiamento: ovunque, nelle grandi aziende o nelle multinazionali, sono comparsi avvisi per ricordare ai dipendenti il risparmio di energia. E ormai tutte le più grandi catene alberghiere invitano i clienti a riutilizzare i teli da bagno”.
Qualcuno lascia l’auto nel box. “Io e mia moglie, che è insegnante alle scuole medie, andiamo al lavoro in bici e usiamo l’auto solo nel finesettimana per recarci nella casa in montagna con le nostre bambine” racconta Lorenzo Parola, avvocato nella sede milanese dello studio legale internazionale Allen & Overy. “Ma prendo l’aereo per andare a Roma o Londra almeno una volta a settimana, mai di meno, spesso di più. E mi rendo conto che con un solo viaggio ho azzerato tutto il mio risparmio quotidiano”. Non solo, “mentre il nostro studio londinese è interamente fotovoltaico, qui siamo in un palazzo antico dove non si può fare l’impossibile, anche se abbiamo buone pratiche di risparmio energetico come l’obbligo di spegnere il pc o l’uso di lampadine a basso consumo”.
Al quarto posto, con 16.350 chili di C02 all’anno, si piazzano gli agenti di commercio. Una categoria che percorre molti chilometri di asfalto ogni giorno per lavoro: almeno 45 mila all’anno. “Più visite si fanno, più affari si concludono” sottolinea Adalberto Corsi, presidente della Federazione nazionale associazioni agenti e rappresentanti di commercio. “L’auto è un po’ il nostro ufficio: io mi sono fatto 6 o 7 ore quotidiane al volante per anni”.
Corsi sostiene però che non è più come una volta: oggi, le auto si cambiano in media ogni 3 anni, il 40 per cento sono a gpl e tutte di nuova generazione Euro 4. “Lo abbiamo fatto prima per risparmiare, ora per l’ambiente”.
Sopra la media anche i giornalisti, 13.656 chili di CO2 all’anno, dati sia da viaggi frequenti sia da un uso piuttosto elevato di prodotti elettronici e di alta tecnologia. La sensibilità dei singoli fa la differenza. “Da anni nella mia campagna a Fiesole abbiamo sostituito il gasolio con un riscaldamento da biomasse” racconta Cesara Buonamici, anchorwoman del Tg5. “Utilizziamo lo scarto della lavorazione delle olive del nostro frantoio, la parte legnosa, per fare il carburante. Questo per dire che ciascuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa per l’ambiente. Certo, io sono fortunata perché l’amministrazione comunale fiesolana è sempre stata molto sensibile ai temi ambientali”.
E sul lavoro? “Per mia abitudine non lascerei mai il computer o la luce accesa uscendo dalla redazione, ma qui c’è ancora molto da fare” ammette Buonamici.
Più vicini alla media degli italiani i medici, con 10.076 chili di CO2 all’anno. Perfettamente in linea con la media nazionale gli impiegati, che ne producono poco più di 8 tonnellate a testa. Chi non raggiunge neppure la media nazionale sono gli insegnanti, che emettono 5.687 chili di CO2 all’anno. E la casalinga di Voghera? Stando al conteggio, esce a testa alta: a suo carico solo 4.404 chili di emissioni. Mentre studenti e pensionati non arrivano neppure alla metà della media nazionale. Come dire: i più giovani e i più anziani sono anche i più ecologici.

Smog a Milano

EMISSIONI CATEGORIA PER CATEGORIA
Politico: 36.422 Kg/co2 anno. Vive in una casa di 300 mq che condivide con il coniuge (inclusa la seconda casa che molti parlamentari hanno per lavoro a Roma); ha uno studio di 100 mq (fra spazi istituzionali e privati). Per motivi di lavoro viaggia molto, soprattutto in aereo. Per gli spostamenti in auto guida una berlina a benzina.

Manager: 36.422 Kg/co2 anno. Single,
vive in un appartamento i 200 mq. Ha molti elettrodomestici, computer e altri strumenti tecnologici con elevate prestazioni che lo portano ad avere i più alti consumi energetici. In ufficio dispone di uno spazio di 50 mq. Per spostarsi guida una coupé a benzina, ma fa uso anche di treno e aereo sia per lavoro sia nel tempo libero.

Libero professionista: 22.719 Kg/co2 anno
Abita in un appartamento di 150 mq in condizione agiata e con consumi energetici elevati. Per lavoro dispone di uno studio di 50 mq. Guida un suv per gli spostamenti di lavoro, si muove in aereo per le vacanze.

Giornalista: 13.656 Kg/co2 anno
Vive in un appartamento di 80 mq, ha a disposizione uno spazio di 20 mq per lavoro. Conduce uno stile di vita medio e per i suoi frequenti spostamenti guida una city car a benzina.

Agente di commercio: 16.350 Kg/co2 anno
Trascorre la maggior parte della giornata in auto per motivi di lavoro e percorre in media 60.000 km all’anno, usa un modello station wagon 1.7 tdci. Vive in un appartamento di 80 mq, con un discreto utilizzo di elettrodomestici e utensili elettrici.

Artigiano: 13.253 Kg/co2 anno
Ha una casa di 120 mq, il suo nucleo familiare è di quattro persone. Ha un laboratorio di 50 mq con varie macchine utensili che consumano parecchia energia. La sua è una vita semplice, con pochi svaghi ricreativi, ha un veicolo commerciale sia per il lavoro sia per uso privato.

Insenante: 5.687 Kg/co2 anno
L’insegnante vive in una casa di 100 mq con la famiglia composta di quattro persone. Per andare al lavoro guida un’utilitaria 1.6 tdci oppure usa i mezzi pubblici. Lavora in uno spazio di 80 mq che condivide con gli studenti. In generale ha un basso tenore di vita.

Impiegato: 8.087 Kg/co2 anno
Basso stipendio, ridotta capacità di spesa. Vive in un appartamento di 120 mq con la sua famiglia (quattro persone). Al lavoro condivide l’ufficio con altre 2 persone e dispone quindi di uno spazio di 33 mq.

Medico: 10.076 Kg/co2 anno
Abita in un moderno appartamento di 200 mq, la famiglia è composta da quattro persone. Lavora e riceve i suoi pazienti in uno studio di 30 mq e alcune volte si reca presso le loro abitazioni. Per questi spostamenti usa una monovolume a benzina. Nel tempo libero viaggia in auto o in aereo per i tragitti più lunghi. Ha un’alimentazione sana con un equilibrato consumo di carne.

Studente: 3.958 Kg/co2 anno
Lo studente vive in un appartamento di 100 mq condiviso con altri quattro studenti con esigenze e consumi simili. Si sposta con mezzi pubblici (treno e autobus). Inoltre ha più tempo libero per le vacanze e compie viaggi a lunga percorrenza in treno. Consuma cibi economici e preparati in casa. Anche i consumi per apparecchiature elettriche sono piuttosto ridotti.

Pensionato: 3.574 Kg/co2 anno
Se il pensionato ha un reddito modesto, conduce una vita austera. Abita in un appartamento di 50 mq. I suoi consumi sia energetici sia alimentari sono molto ridotti dal momento che non può permettersi di più per questioni di reddito. Si sposta prevalentemente in autobus e alcune volte in treno.

Casalnga: 4.404 Kg/co2 anno
La casalinga non percepisce propriamente uno stipendio, provvede comunque durante la giornata alla gestione della casa. Vive con il marito e due figli. I suoi consumi riguardano prevalentemente l’uso di elettrodomestici e utensili. Gli spostamenti, ridotti, vengono compiuti con un’auto piccola.

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