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Olindo Romano, condannato in primo grado all
A parte la sua Rosa, quel che gli manca di più sono gli hamburger e le patatine. Lo stesso pasto che consumò l’11 dicembre 2006, la notte della strage di Erba: quella per cui è stato condannato all’ergastolo con la moglie. Olindo Romano, netturbino di 47 anni, ora vive sorvegliato a vista in una piccola cella della casa circondariale di Parma. La moglie Rosa Bazzi, sua complice secondo i magistrati, è reclusa 200 chilometri più a nord: nel carcere di Vercelli.
Il processo d’appello dovrebbe cominciare il prossimo gennaio. In questa intervista, la prima mai concessa, Olindo parla della sua detenzione, di quello che successe quella sera, delle indagini e del suo morboso rapporto con Rosa. Leggi l’intervista esclusiva a Olindo

“Cercherò di ricominciare a vivere”. Queste le prime parole di Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage di Erba all’uscita dal carcere di Vigevano dove ha finito di scontare una pena a 13 mesi patteggiata per spaccio di droga. Azouz, che aveva accanto a sé i suoi legali, Roberto Tropenscovino e Renato Panzeri, ha detto che è sua intenzione rimanere in Italia “per avere giustizia per mia moglie, mio figlio, mia suocera, per Valeria Cherubini e per Mario Frigerio”. Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto alla strage.
“Sono soddisfatto per l’ergastolo”, ha aggiunto in riferimento alla sentenza con la quale i suoi ex vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per l’eccidio dell’11 dicembre del 2006. “Sono soddisfatto ancor di più per la loro separazione”, ha detto il tunisino. “Meno per quanto è successo dopo”.
Il riferimento alla possibilità di incontrarsi per i coniugi seppur in due carceri diverse. Uno dei suoi legali, Roberto Tropenscovino, ha spiegato che Azouz rimarrà in una località segreta, “lontano dalle telecamere” in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà presumibilmente in primavera, a proposito della espulsione posta come condizione perché Azouz patteggiasse la pena. “In quella sede si deciderà la legittimità di questa sentenza di patteggiamento”. Azouz, giubbotto scuro, berretto di lana nero, aveva con sé il borsone con i suoi effetti personali. Si è poi allontanato a bordo dell’auto del suo avvocato.
![[i]30 gennaio 2008[/i] - I giudici della Corte d'Assise di Como renderanno nota oggi la loro decisione sulle numerose prove chieste da accusa, difesa e parti civili nel processo, cominciato ieri, per la strage di Erba dove l'11 dicembre 2006 furono uccise quattro persone.<br /> Dopo la lettura dell'ordinanza di ammissione delle prove, dovrebbero cominciare gli interrogatori dei primi testimoni. Oggi ne sono previsti sei: alcuni vicini di casa delle vittime e degli imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi, e alcuni soccorritori. In aula è prevista la presenza della coppia di imputati e della parte civile Azouz Marzouk, vedovo e padre di una delle vittime.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_giorno2-3.jpg)
L’orrore dell’11 dicembre del 2006 nella corte di via Diaz a Erba entra nell’aula della Corte d’assise di Como, dove si sta celebrando il processo ai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi.
Mentre scorrono su due schermi al plasma le immagini dell’appartamento di Raffaella Castagna devastato da un incendio che ha salvato i giocattoli di piccolo Youssef, i vigili del fuoco e i vicini di casa, che intervennero per domare le fiamme, raccontano come scoprirono, passo per passo, l’entità di quella strage.
Vittorio Ballabio fu il primo a vedere il fumo uscire dalla casa della famiglia di Azouz Marzouk e a dare l’allarme. ”Trovai Mario Frigerio con la testa nell’appartamento e il corpo sul pianerottolo della casa di Raffaella, ridotto a una maschera di sangue, con i capelli che fumavano. Frigerio mi disse due volte: ‘mia moglie è di sopra”’. Quando riuscì a entrare in casa vide che il golfino di Raffaella stava bruciando. Poi una similitudine della cui brutalità si pente subito, scusandosi: ”Aveva le gambe nere, come quando si fa la trota al cartoccio”.
Aveva sentito una voce di donna gridare ”Aiuto, aiuto”.
Era, con tutta probabilità , Valeria Cherubini, moglie di Frigerio, che rimase uccisa nella strage. La Cherubini fu trovata per ultima da Ferruccio Miotto, responsabile dei Vigili del fuoco di Erba: era ”genuflessa” davanti a una finestra del pianerottolo superiore, dove aveva cercato scampo. Raffaella era nell’ingresso di casa, nel corridoio sua madre, Paola Galli e infine, nel salotto, il piccolo Youssef sul divano.
Miotto, nella sua deposizione, si è avvalso di alcune fotografie che inquadravano, appunto, i corpi al momento del ritrovamento. Fotografie che solo le parti hanno potuto vedere e che sono state tolte dagli schermi.
Glauco Bartesaghi, vigile del fuoco volontario, che abita lì, soccorse Mario Frigerio: ”Era con il capo nell’appartamento e con il corpo fuori - ha raccontato - era tutto imbrattato di sangue, l’ho afferrato per le caviglie e trascinato sul pianerottolo dove c’era meno fumo. Così facendo mi sono ritrovato con le mani sporche di sangue”. Raffaella aveva ”una spaccatura in testa”. Anche il vigile sentì le urla della moglie di Frigerio, ma ormai non poteva fare più nulla, perché la palazzina era invasa dal fumo.
La moglie di Bartesaghi, Claudia Canali, avvocato, ricorda quando, alle 22,30 Olindo e Rosa tornarono nella corte. ”Ne hanno uccisi quattro” disse la donna ai due e Rosa Bazzi replicò: ”Vedete che non si può più stare qui!”. E ricorda il dolore di Carlo Castagna, il padre di Raffaella, che, saputo quanto era successo, si appoggiò alla loro auto.
Anche oggi Olindo e Rosa erano in aula. Per due persone così legate ‘’stare insieme anche in gabbia - dice uno dei difensori, l’avv. Pacia - è già una grande conquista affettiva”. A tratti hanno seguito l’udienza abbracciati. ”Hai fatto colazione?” ha chiesto affettuosamente Olindo alla moglie stamani. Per Rosa pare sia stato un sollievo il fatto che il vedovo di Raffaella Castagna e padre di Youssef, Azouz Marzouk, da oggi non sarà presente al processo. Deve essere stata notevole la tensione al pensiero che il tunisino, in carcere a Vigevano per droga, attendesse l’inizio delle udienze nella camera di sicurezza vicina. Per il momento e fino alla sua deposizione, essendo parte civile e teste d’accusa, non potrà presenziare. Così come Castagna.
Olindo, pur lasciandosi fotografare e riprendere anche oggi, con i suoi avvocati si è lamentato per quanto è accaduto ieri, quando fotografi e cineoperatori hanno imperversato per alcuni minuti. ”Ci hanno trattato come animali in gabbia”.
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