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ballottaggi

Pdl in crescita nel Lombardo-Veneto. Il Pd tiene i comuni del centro sud

Matteo Renzi

La GALLERY: i volti dei vincitori dei principali ballottaggi

Il centrodestra conquista le province di Milano e Venezia, oltre ad una nutrita serie di comuni, tra i quali ex roccaforti rosse come Prato e Orvieto. E Silvio Berlusconi si dichiara vincitore: “Abbiamo inflitto all’opposizione una sonora sconfitta. Siamo passati dall’amministrare sul territorio 5 milioni di persone a 21 milioni”. E ribattendo all’opposizione ironizza: “Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”. Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”.

Ma il centrosinistra tiene la provincia di Torino e prevale con largo margine a Bologna, Firenze e Bari, riesce a difendere Padova più altri capoluoghi al centro e al sud fortemente pericolanti. E dunque anche Dario Franceschini canta vittoria: “I democratici reggono in mezzo a un’ondata di destra che investe tutta Europa. Mentre per Berlusconi è iniziato il declino”.
Perfino il capo dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, diffonde il proprio personale bollettino: “Tenendoci le mani libere in fatto di alleanze siamo stati determinanti. Ed il fallimento del referendum ci dà ragione due volte”.

Insomma, chi ha vinto? Chi ha perso? In sintesi: la maggioranza di governo arrotonda in questi ballottaggi il bottino di province e comuni già strappati alla sinistra al primo turno. Ma non trionfa e, soprattutto il Popolo della Libertà, non sfonda. Le sue vittorie non sono più per ko come fino a poco tempo fa, ma ai punti. Qualche sconfitta lascia il segno. Al contrario, il Pd incassa vari pugni, eppure riesce a tenersi in piedi. Questo è il dato politico. Al quale va aggiunto, per entrambi gli schieramenti, un diffuso astensionismo che segnala il malessere degli elettori per come la campagna è stata condotta da svariate settimane a questa parte.

Se si fa un calcolo numerico, il bollettino è pesante per il centrosinistra. In queste due settimane si è votato per 62 amministrazioni provinciali: il centrodestra ne aveva 9 ed è riuscito a mantenerle tutte, strappandone all’avversario, tra primo e secondo turno, altre 23, oltre a due di nuova costituzione. Le conquiste: Milano, Venezia, Napoli, Bari, Savona, Biella, Novara, Verbania, Lecco, Lodi, Piacenza, Cremona, Belluno, Frosinone, Ascoli Piceno, Macerata, Teramo, Pescara, Chieti, Avellino, Salerno, Lecce e Crotone; più Monza e Barletta. Il centrosinistra governava in 50 province, ne ha mantenute 27, non ne ha strappata nessuna e ha vinto a Fermo, di nuova costituzione. Bilancio iniziale, 50 province a 9 per il centrosinistra; bilancio finale, 34 province a 28 per il centrodestra, comprese le nuove.

Quanto ai comuni principali, passano da sinistra a destra i capoluoghi Biella, Verbania, Bergamo, Cremona, Pavia, Prato, Ascoli Piceno, Pescara, Campobasso, Caltanissetta, oltre a storiche cittadelle rosse come Orvieto, Bastia Umbra, Gualdo Tadino. Nessuna migrazione, invece, da destra a sinistra. Il bilancio iniziale era di 4 comuni capoluogo governati dal centrodestra e 26 dal centrosinistra; oggi è di 14 a 16.

Si tratta di cifre rilevanti. Anche perché comuni e province controllano potere vero, dalle aziende municipalizzate all’influenza sulle casse di risparmio e sulle camere di commercio. Ma su questi calcoli prevarrà appunto il fattore politico. Che segnala indubbiamente un Berlusconi che sembra rallentare nella propria spinta propulsiva, vittima anche delle vicende personali che tanto hanno deliziato la campagna elettorale. Il Cavaliere dovrà comunque vedersela con un Bossi in forma come non mai. E non potrà farlo che rilanciando l’azione di governo.

Nel campo avverso, Franceschini può dire di aver arginato il premier se non sul Piave, almeno sul Po. E dunque il segretario, sponsorizzato da Walter Veltroni, pare destinato a giocare la battaglia in congresso. Ma si troverà di fronte un Massimo D’Alema, sponsor di Pier Luigi Bersani (qui la GALLERY: il chi sta con chi nel Pd), anche lui rafforzato nei propri feudi del Sud, nonché tre sindaci che non rispondono ai vertici romani, ma a se stessi: Zanonato a Padova ha vinto su una linea di fermezza contro l’immigrazione (come sostenne con un certo orgoglio, intervistato da Panorama.it), il contrario di ciò che predica Franceschini; Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna sono usciti dalle primarie come outsider. Soprattutto, il Partito democratico perde, ad eccezione di Zanonato, un’intera classe dirigente di amministratori cresciuti sotto la falce e il martello, con il Pci ed i Ds. Pur nel rischio scampato di estinzione, un regolamento dei conti ci sta tutto.

La GALLERY: i volti dei vincitori dei principali ballottaggi

Qui (dal sito del Viminale) tutti i risultati delle comunali
Qui (dal sito del Viminale) tutti i risultati delle provinciali

Terremoto in Campidoglio, Alemanno vince a Roma: “Sarò il sindaco di tutti”

Gianni Alemanno, eletto sindaco di Roma dopo aver battuto al ballottaggio Francesco Rutelli | Ansa
Urne chiuse, stop al voto per i ballottaggi. L’esito? Per il centrosinistra una débâcle: Francesco Rutelli (dato per favorito) ha perso la corsa alla poltrona che fu di Walter Veltroni. 100mila e passa voti in meno (pari a 7 punti percentuali: 46,3 contro 53,6) rispetto a Gianni Alemanno, candidato del Pdl, da lunedì 28 nuovo sindaco capitolino. Il centrosinistra manterrà invece la guida della Provincia: a Enrico Gasbarra succederà il ds Nicola Zingaretti (oggi Pd) che con il 51,4% dei consensi ha battuto il forzista Alfredo Antoniozzi, fermo al 48,5%.
È stato lo stesso Rutelli ad ammettere la sconfitta, chiamando al telefono Alemanno: “Gli ho fatto gli auguri”. Poi il candidato del Pd ha commentato la sua sconfitta riconoscendo di provare una “grande amarezza” ma anche di essere convinto “di aver fatto il mio dovere”. “Il risultato” ha aggiunto “è stato condizionato dalla strumentalizzazione che il Centrodestra ha fatto sul tema della sicurezza”. Rutelli ha poi precisato di “essersi messo a disposizione della coalizione e di Roma”.

L’astensionismo sembra insomma aver colpito soprattutto a sinistra. Infatti Alemanno ha superato di 100mila voti i consensi ottenuti al primo turno. Rutelli, invece, ne ha persi circa 80mila rispetto a due settimane fa. A “tradire” il candidato democratico, aun primo esame del voto nei singoli municipi, pare non siano stati i municipi più moderati, quanto quelli più a sinistra della capitale, dove Rutelli doveva e prevedeva di vincere con ampio margine e invece il risultato è stato molto negativo, un vero e proprio tracollo, segnando addirittura in alcuni casi, incredibilmente, di preferire Alemanno a Rutelli.

Le sue prime parole da neosindaco di Roma, Alemanno le ha pronunciate acclamato dai suoi sostenitori: “Abbiamo vinto una lunga battaglia. Quando si vince bisogna essere generosi, ci lasciamo alle spalle tutte le polemiche e i veleni di questa campagna elettorale. sarò il sindaco di tutti, senza distinzioni. Oggi non ha una vinto una parte, ha vinto tutta Roma”.
Dentro e fuori la sede del comitato elettorale dell’esponente di An, in via Salandra, si iniziano a registrare assembramenti e caroselli di persone esultanti. Fra le auto che transitano suonando il clacson sono stati notati anche diversi taxi, i cui titolari evidentemente festeggiano la probabile sconfitta della coalizione che nell’ultima consiliatura aveva provato a varare un provvedimento sulle liberalizzazioni delle licenze che era stato vigorosamente contestato dalla categoria. Sul successo di Alemanno è intervenuto anche il leader di An, Gianfranco Fini, raggiante: la vittoria di Gianni Alemanno a Roma “è una gioia enorme” ha commentato mimando con le mani un enorme sorriso sul volto. “È una delle pagine più belle in assoluto per il centro destra e per Alleanza Nazionale”. Accompagnato da Ignazio La Russa e Andrea Ronchi, il presidente della Camera in pectore ha poi osservato che: “per An questa è una vittoria storica”.

Di “grave sconfitta” parla invece il segretario del Pd Walter Veltroni: aver perso la roccaforte capitale della sinistra (il Campidoglio fin dal ‘93 è stato appannaggio della staffetta Rutelli-Veltroni, ndr) “richiederà fin dalle prossime ore una analisi seria e approfondita a cui tutti parteciperemo ragionando anche sulla differenza tra i dati politici e quelli amministrativi della Capitale”. Veltroni ha poi aggiunto di ritenere “che nell’insuccesso al Comune ha pesato anche il vento politico che spira nel Paese in particolare sul tema della sicurezza”. “Quella di Roma”, ha proseguito il segretario del Pd “è una sconfitta molto pesante, che io non posso non sentire con particolare acutezza e amarezza personale e politica. Voglio ringraziare Francesco Rutelli per il suo lavoro generoso e per il suo impegno e amore per la città”.

Il responso elettorale nella Capitale non potrà infatti non avere una valenza nazionale. In caso di sconfitta, infatti, per Alemanno era già previsto un recupero nella squadra del nuovo governo Berlusconi. Resta ora da vedere cosa farà Rutelli: si è parlato per lui anche di un possibile ruolo da presidente dei senatori del Pd (anche se Veltroni ha già chiesto di confermare in questo ruolo Anna Finocchiaro) ma resta da verificare se, dopo il risultato di Roma, vi saranno contraccolpi interni al Partito democratico. Anche perché la poltrona che andrà ora ad occupare Alemanno è quella lasciata libera da Walter Veltroni che ha rinunciato al Campidoglio per occuparsi a tempo pieno del Pd e, soprattutto, della campagna elettorale.

Intanto sono arrivati al Viminale i dati definitivi relativi all’affluenza: a livello nazionale è stata del 54,99% per le Provinciali e del 62,5% per le Comunali. Si è registrato mediamente un crollo di circa venti punti percentuali rispetto al primo turno, quando i votanti oscillarono tra il 74 e il 76%. In quell’occasione, però, si votava anche per il rinnovo del Parlamento nazionale e questo ha sicuramente favorito l’afflusso.

Il VIDEO servizio:

Ballottaggi: il Pd perde Roma ma strappa Udine, Vicenza e Sondrio al Pdl

Gli scrutinatori durante l'apertura delle schede elettorali | Ansa

Il centrodestra strappa i comuni di Roma e Brescia. Il centrosinistra quelli di Vicenza e Sondrio. Complessivamente le comunali 2008 si concludono 6-4 per il centrosinistra, ma i comuni di Roma e Brescia sono molto più popolosi rispetto a quelli di Vicenza e Sondrio. Il centrodestra si aggiudica i comuni di Treviso, Brescia, Viterbo, oltre che il Campidoglio. Il centrosinistra i comuni di Pescara, Udine, Pisa, Massa, Vicenza e Sondrio.   A conclusione della tornata elettorale iniziata il 13-14 aprile i rapporti di forza risultano quindi cambiati 5 a 4 a favore del centrodestra.

Udine
Furio Honsell è il nuovo sindaco di Udine. L’ex rettore dell’Università del capoluogo friulano, sostenuto da Pd, Innovare con Honsell. Sinistra Arcobaleno, Italia dei Valori e Cittadini per il sindaco, con il 52,76 per cento ha battuto lo sfidante Enzo Cainero, sostenuto da Lista Cainero, Pdl, Lega Nord, Udc e Udine Cainero sindaco, che ha raccolto il 47,24 dei consensi.
Vicenza
Si consola così il Pd: strappando, per un’incollatura, con Achille Variati, il ballottaggio alle elezioni comunali di Vicenza (tradizionalmente legata al centrodestra). Secondo il conteggio definitivo pubblicato sul sito del Viminale, si è aggiudicato 27.645 voti pari al 50,48%, contro i 27.118 voti pari al 49,52% della sua avversaria, Lia Sartori, rappresentante dell’alleanza Pdl-Lega nord.
Sondrio
Alla fine ce l’ha fatta: Alcide Molteni ha conquistato Palazzo Pretorio stabilendo a Sondrio la “roccaforte lombarda” del Pd. Passato il primo turno di amministrative, con un centrodestra capace di espugnare anche la “rossa” Brescia, e lasciate alle spalle le politiche, che hanno visto i candidati nelle fila di Lega e Pdl dilagare in Lombardia, il candidato ha vinto il turno di ballottaggio con il 54,158% dei voti. Mentre Pdl e Lega hanno visto fermarsi il proprio candidato, Aldo Faggi, al 45,841% delle preferenze. Un risultato già anticipato dalla precedente tornata elettorale quando, a urne chiuse, il nome di Molteni veniva associato al 49% delle schede scrutinate, mentre quello di Faggi al 33%.
Massa
Il nuovo sindaco di Massa è Roberto Pucci, candidato della Sinistra arcobaleno e delle liste civiche, che ha ottenuto il 54,2% dei voti. Il comune di Massa era governato dal centrosinistra. Pucci ha battuto al ballottaggio il candidato Pd, Ps, Idv Fabrizio Neri. Pucci, criticando le modalità di scelta della candidatura, e si è presentato da indipendente, sostenuto da due liste civiche e dalla Sinistra Arcobaleno: staccato di circa dieci punti da Neri (28,88% contro 38,78%) al primo turno, ha però superato il candidato del Pdl Corrado Amorese, fermatosi al 16,1%, guadagnando l’accesso al secondo turno, nel quale ha beneficiato dell’apparentamento con la lista civica centrista “Massa al Centro”.
Pisa
Marco Filippeschi è il nuovo sindaco di Pisa: il candidato del Pd, appoggiato anche da Italia dei valori, Partito socialista e da una lista civica, secondo i dati diffusi dall’ufficio elettorale del Comune ha ottenuto il 53,09% dei consensi nel turno di ballottaggio, contro la sfidante Patrizia Paoletti Tangheroni, candidata del Pdl, che ha avuto il 46,91%.
Viterbo
Vittoria schiacciante a Viterbo per il candidato a sindaco del Pdl Giulio Marini (62,1%) sul suo avversario democratico Ugo Sposetti (37,9%).

Per quanto riguarda l’elezione dei presidenti di cinque Province (Asti, Catanzaro, Foggia, Massa Carrara e Roma) l’unico ribaltone è quello di Foggia dove il centrodestra strappa la presidenza della provincia al centrosinistra, mantenendo invece la presidenza ad Asti e a Catanzaro. Nella provincia pugliese, quando restano da scrutinare 4 sezioni su 693, Antonio Pepe, candidato di Pdl, Udc, Rosa bianca, Destra, As, Pensionati, I socialisti, liste civiche, ha ottenuto il 54,4% dei voti al ballottaggio. Battuto il candidato del Pd Francesco Palo Campo. Ad Asti , quando restano da scrutinare 9 sezioni su 266, Maria Teresa Armosino (candidata di Pdl e Lega) è al 58,1% dei voti. Battuto Roberto Peretti, candidato del Pd. Anche a Catanzaro, il centrodestra conferma la presidenza della provincia. Quando restano da scrutinare 42 sezioni su 422, Wanda Ferro, candidata di Pdl, Mpa, Destra, Pri, Npsi e Liste civiche, ha ottenuto il 59,7% dei voti, in netto vantaggio dunque su Pietro Amato, candidato di centrosinistra. A Massa Carrara Osvaldo Angeli, Presidente della Provincia uscente e candidato per il Partito democratico, vince il difficile confronto con Sandro Bondi, conquistando il 57,49% degli elettori. Per Bondi solo un 42,51%. Un voto che tiene ben salda nelle mani del centro sinistra la Provincia apuana, mai conquistata dal centro destra e che sembrava, dopo la candidatura del numero due di Forza Italia, in discussione.
Affluenza ai seggi
L’affluenza ai seggi degli elettori nei comuni capoluogo per i ballottaggi relativi alle elezioni dei sindaci è in netta crescita. A Sondrio si passa dal 67,4% del primo turno al 79,8% del ballottaggio; a Vicenza dal 63,7 all’81,1%; a Udine dal 59,5 al 77,3%; a Massa Carrara dal 62,7 all’82,5%; a Pisa dal 56,2 al 79,8% e Viterbo dal 69,1 al 85,7%.

Seggi chiusi, a Roma Alemanno allunga su Rutelli. Affluenza in calo

Il candidato del Popolo della Libertà alla carica di sindaco del Comune di Roma, Gianni Alemanno, durante le operazioni di voto | Ansa
Urne chiuse, stop al voto per i ballottaggi. L’esito? Il centrosinistra potrebbe riuscire a conservare la guida della provincia di Roma, ma ci sono serie possibilità che ceda al Pdl la poltrona che fu di Veltroni in Campidoglio.

È quanto emerge dai primi dati parziali (non ci sono exit poll: qui lo spoglio in diretta dal Viminale) dello spoglio delle schede che evidenziano un netto vantaggio del candidato di centrosinistra Nicola Zingaretti nella corsa per la guida della giunta provinciale (l’esponente Pd, con 876 sezioni scrutinate su 3.735, ha il 53,9% dei consensi contro il 46,1 del suo avversario Alfredo Antoniozzi) ma anche una partita tutta all’inseguimento per Francesco Rutelli, che alla vigilia del voto era considerato favorito: a tre quarti di spoglio su 2.600 sezioni romane, Gianni Alemanno risulta in vantaggio con più del 53%, contro il 46% del candidato di centrosinistra.

Dati più concreti quelli sull’affluenza: a livello nazionale è stata del 55% per le Provinciali e del 62,5% per le Comunali. Si è registrato mediamente un crollo di circa venti punti percentuali rispetto al primo turno, quando i votanti oscillarono tra il 74 e il 76%. In quell’occasione, però, si votava anche per il rinnovo del Parlamento nazionale e questo ha sicuramente favorito l’afflusso. A Roma, al ballottaggio per l’elezione del sindaco della Capitale, ha votato il 63,0 per cento degli elettori. Al primo turno la percentuale era stata del 73,5 per cento.
L’esito più atteso è proprio quello per la capitale - si votava anche per l’elezione del presidente e del consiglio provinciale e per il rinnovo di aluni municipi - considerato un test anche per i futuri equilibri del Pd, dopo la travolgente vittoria elettorale del centrodestra alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile e alle regionali in Friuli Venezia Giulia, la cui guida è stata persa dal centrosinistra.
Roma è governata dal centrosinistra dal 1993, anno in cui proprio Rutelli - oggi nuovamente candidato al Campidoglio - sconfisse Gianfranco Fini, allora segretario del Msi. Al primo turno, a Rutelli (sostenuto dal “vecchio” centrosinistra: Pd, Idv, Sinistra Arcobaleno e liste minori) è andato il 45,77% dei voti, mentre Gianni Alemanno (candidato Pdl), ex ministro dell’Agricoltura e già candidato contro Veltroni nel 2006, ha raccolto il 40,74% e può contare al ballottaggio sull’appoggio della Destra ma anche della Rosa Bianca e di altre liste.

Le altre sfide
Il Pd s’impone a Udine e strappa Sondrio al centrodestra. Il Pdl mantiene la poltrona di sindaco a Viterbo. Sono questi i primi risultati dei ballottaggi per l’elezione dei presidenti di 5 Province (Asti, Catanzaro, Foggia, Massa Carrara e Roma) e dei sindaci di 44 comuni, di cui 7 capoluoghi di provincia: Roma, Massa Carrara, Pisa, Sondrio, Udine, Vicenza e Viterbo. A Udine il nuovo sindaco è Furio Honsell. Il candidato del centrosinistra ha battuto l’antagonista Enzo Cainero candidato per il centrodestra. La vittoria di Honsell (ex rettore dell’Università di Udine) si è delineata sin dalle prime sezioni scrutinate. Ora si è giunti a 99 su 100 sezioni scrutinate con Honsell al 52,73 e Cainero che è attestato al 47,27. A Sondrio il candidato sindaco di centrosinistra Alcide Molteni è stato eletto con il 54,2 percento dei voti. Al 45,8% il candidato di centrodestra Aldo Faggi al 44,9. A Viterbo si profila una vittoria schiacciante per il candidato a sindaco del Pdl Giulio Marini sul suo avversario del Pd Ugo Sposetti: quando restano da scrutinare solo 10 sezioni su 66, il candidato del centrodestra Giulio Marini ha il 62,3% dei voti. A Vicenza Pd in vantaggio nella corsa per la poltrona a sindaco. Achille Variati (Pd-liste civiche) si impone definitivamente nel ballottaggio di Vicenza e viene eletto sindaco con il 50,481%. Lia Sartori (Pdl-Lega-lista civica) ottiene il 49,518%. A Pisa (scrutini di 65 sezioni su 86) il candidato sindaco del del Pd Marco Filippeschi è al 52,8 contro il 47,2 di Patrizia Paoletti Tangheroni, candidata del Popolo delle Libertà.
Per le provinciali il centrodestra conferma la presidenza della provincia di Asti. Quando restano da scrutinare 9 sezioni su 266, Maria Teresa Armosino (candidata di Pdl e Lega) è al 58,1% dei voti. Battuto Roberto Peretti, candidato del Pd. Il centrosinistra conferma la presidenza della provincia di Massa Carrara. Quando restano da scrutinare 2 sezioni si 267, Osvaldo Angeli, candidato di Pd, Ps, Idv, ha ottenuto il 55,4% dei voti, battendo il candidato del Pdl Sandro Bondi. A Catanzaro, dove sono state scrutinate 192 sezioni su 422 Wanda Ferro, candidata del Pdl, è in netto vantaggio con il 59,2% contro il 40.8% di Pietro Amato, candidato di centrosinistra. testa a testa a Foggia: quando sono state scrutinate 274 sezioni su 693 Antonio Pepe il candidato presidente del Pdl è al 50,9% contro il 49,1% del candidato del Pd Francesco Paolo Campo.

Ballottaggi, occhi puntati su Roma. Ma l’affluenza crolla

 L'entrata di alcuni seggi elettorali questa mattina a Roma | Ansa
Affluenza in netto calo secondo i dati del ministero dell’Interno, relativi alle ore 22 di domenica 27 aprile: alle provinciali ha votato il 39,8% degli aventi diritto (contro il 56,5% del primo turno); alle comunali il 46,2% (contro il 58,7%). A Roma, al ballottaggio per il sindaco, ha votato il 47,0% per cento. Al primo turno la percentuale era stata del 57,1%. C’è da dire, però, che il primo turno delle amministrative era coinciso con le elezioni politiche.
Fin dal primo mattino è cominciato il via vai alle urne. Ma senza quel traffico che invece ha caratterizzato il lungo ponte primaverile. Si dirà infatti che l’occasione del 25 aprile non ha aiutato a portare alle urne i quasi sei milioni di cittadini interessati al secondo turno. Si dirà anche il bel tempo ha influito sulla loro scelta. Di fatto, ed è questa la cosa certa, nella giornata di domenica 27 aprile si è registrata una vera e propria disaffezione verso il voto per la scelta di sindaci e presidenti di Province.

Con i ballottaggi, si devono infatti eleggere i governi provinciali di Asti, Catanzaro, Foggia, Massa Carrara e Roma e i sindaci di 44 comuni, tra cui sette capoluoghi di provincia (Roma, Massa Carrara, Pisa, Sondrio, Udine, Vicenza e Viterbo). I seggi riaprono oggi dalle 7 alle 15. Gli scrutini avranno inizio al termine delle operazioni di voto. Tra i primi a votare, a Roma, è stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che si è recato con la moglie, la signora Clio, alla scuola Margherita di Savoia in via Panisperna, nel seggio elettorale di residenza in cui i coniugi votano da molti anni. In un clima familiare, Napolitano e la moglie hanno scambiato saluti con i numerosi elettori presenti al seggio. Poi prima di rientrare al Quirinale hanno preso un caffè nel bar del quartiere in cui abitavano.

È soprattutto il voto per eleggere il primo cittadino della capitale a tenere tutti con il fiato sospeso: da una parte il candidato del Centrosinistra, Francesco Rutelli, che parte dal 45,8% dei consensi, e dall’altra il rivale di Centrodestra Gianni Alemanno, che al primo turno ha raggiunto il 40,7%. Quello per il Campidoglio non è però l’unico voto che conta: si vota infatti anche per scegliere il presidente della Provincia di Roma. Si sfidano il candidato del Centrosinistra Nicola Zingaretti (46,9% dei voti al primo turno) e quello del Centrodestra Alfredo Antoniozzi (37,1% al primo turno). Stando alle indiscrezioni che circolano nei due quartier generali, quello di Rutelli e quello di Alemanno, la sfida potrebbe essere decisa all’ultimo voto. Sarà dunque uno scrutinio al cardiopalma. Il candidato di Centrosinistra è fiducioso di tornare a essere sindaco della capitale. Ma l’esponente di An-Pdl è convinto di aver recuperato il gap iniziale e di poter conquistare il Campidoglio.
Gli equilibri nazionali, tanto nel Popolo della Libertà tanto nel Partito Democratico, sono appesi al risultato della capitale. Sul fronte del Centrodestra, Gianni Alemanno potrebbe avere un ministero (si vocifera sia quello del Welfare, al quale, oltre al Lavoro, si aggiungeranno la Solidarietà Sociale e la Famiglia). Grande attesa anche nel Pd. Il segretario, Walter Veltroni, spera nel successo di Rutelli anche per evitare scossoni nel partito. Una vittoria dei Democratici, infatti, metterebbe a tacere i dissensi interni.

Napolitano alle urne per il ballottaggio
Esclusa la provincia di Roma, sarà battaglia anche in quelle di Asti, Massa Carrara, Foggia e Catanzaro. Ad Asti Maria Teresa Armosino, candidata per il Pdl, ha avuto il maggior numero di preferenze (44,1%), ma non è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta, inseguita da Roberto Peretti candidato del Pd e dell’Ivd (26,4%). A Catanzaro, invece, si andrà al ballottaggio tra Wanda Ferro (Pdl-Destra) che è arrivata al 45,9% e Pietro Amato (Pd-IdV) giunto al 35,7%. Anche a Foggia si deciderà il presidente della Provincia in questo secondo turno: il Centrosinistra ha chiuso in testa con Francesco Paolo Campo (42,8%) seguito dal candidato della Pdl Antonio Pepe (37,4%). Infine, a Massa Carrara il presidente uscente, Osvaldo Angeli, sostenuto da Pd, Socialisti ed Italia dei Valori, ha chiuso in testa con il 41,5% ma senza conquistare la Provincia al primo turno: dovrà vedersela con Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, che il Pdl ha messo in campo per tentare di strappare la Provincia alla sinistra e che il 13 e 14 aprile ha raggiunto il 32,3%.
Partita apertissima anche per gli altri comuni, dove quello che pesa, sulla bilancia politica, è l’esito del voto nei capoluoghi di provincia. Il 13 e 14 aprile, infatti, la partita si è chiusa 2 a 1 per il Pdl, che ha strappato Brescia al Centrosinistra e confermato il sindaco di Treviso. Il Centrosinistra, invece, ha conquistato al primo turno la sola Pescara, ma si trova avanti in molti dei restanti 7 comuni interessati dai ballottaggi. A Massa, ad esempio, la sfida è tutta interna al Centrosinistra: Fabrizio Neri (Pd-Idv) si è infatti fermato al 38,8%, Roberto Pucci (Sa) al 27,9%. A Pisa Marco Filippeschi (Pd-IdV) tornerà a sfidare Patrizia Paoletti Tangheroni (Pdl-Lega): il primo è arrivato al 47,4%, l’altra al 32,4%. Ballottaggio anche a Sondrio, dove Alcide Molteni (Pd-Sa) è arrivato al 49% e Aldo Faggi (Pdl-Lega) al 32,5%; a Udine, Furio Honsell (Pd-Sa-IdV) al 43,7%, Enzo Cainero (Pdl-Lega-Udc) al 39,6%; a Vicenza, Amalia detta Lia Sartori (Pdl-Lega) al 39,3%, Achille Variati (Pd) al 31,3%; a Viterbo, Giulio Marini (Pdl) è 49,1%, Ugo Sposetti (Pd) 33,5%.

Roma caput ballottaggi. Testa a testa tra Alemanno e Rutelli, il Pd trema


Rush finale tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli per la carica di sindaco di Roma. Domenica e lunedì prossimo i cittadini romani (ma si vota anche per l’elezione dei presidenti di 5 province, dei sindaci di altri 42 comuni, di cui 6 capoluoghi di provincia) torneranno alle urne per il turno di ballottaggio.

L’ex leader della Margherita è forte del 45,77% incassato il 13 e 14 di aprile, mentre il colonnello di An riprende la sua scalata dal 40,74%. Rutelli sarà appoggiato ufficialmente da tre liste in più (Michele Baldi che aveva ottenuto lo 0,8% e da due formazioni dal nome calcistico “Forza Roma” e “Avanti Lazio” rispettivamente 0,3% e 0,1%) rispetto al primo turno con un peso elettorale complessivo di poco più di un punto percentuale. Ma dovrebbe avvantaggiarsi anche dei voti di Franco Grillini (0,8%) a cui ha rifiutato l’apparentamento perchè, spiegano i bene informati di cose capitoline, se Rutelli ce la fa, sarà “grazie ai voti che la Chiesa non gli farà mancare”.
Invariato invece lo schieramento che appoggerà il candidato del centrodestra. Pur senza apparentamenti si dovrebbe giovare dei voti de La Destra di Francesco Storace (3,3%) e di quelli di Mario Baccini (0,7%). La corteggiatissima Udc, che al primo turno ha schierato Luciano Ciocchetti (3,1%), ha lasciato libertà di voto.
Poi due endorsement che non ti aspetti: per Rutelli quello di Giuliano Ferrara e per Alemanno quello di Mario Capanna.
E stasera i due si scontrano in un duello tv da Giovanni Floris a Ballarò. Panorama.it li ha messi a confronto su alcune tematiche.

Sicurezza
La cronaca nera delle ultime settimane ha messo in primissimo piano la questione sicurezza. Rutelli ha sollevato un vespaio di polemiche con la sua idea del braccialetto elettronico per la richiesta di aiuto in caso di bisogno per le donne. Immediata la risposta di Alemanno che l’ha giudicato “umiliante per le donne perché rappresenta la resa da parte delle istituzioni incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini”.
Poi botta e risposta tra i due sulla gestione della sicurezza da sindaci. Rutelli ha detto che, qualora eletto, si avvarrà di un nuovo organismo: “la Commissione Consultiva per la Sicurezza Integrata (Csi), formata da personalità di alto profilo istituzionale e con provata esperienza nel campo della sicurezza”. E poi ha spiegato: “Roma è la vetrina del Paese e sarà la vetrina della sicurezza. Da sindaco guiderò le politiche per la sicurezza di competenza del Comune di Roma”, eliminando quindi l’apposito assessorato. Pronta la risposta di Alemanno: “Voglio trasformare la polizia municipale romana, oggi abbandonata, in una vera polizia locale come previsto nella Costituzione, una vera polizia di prossimità, armata, che sia destinata a fare la lotta al degrado”. E ancora: “Se sarò eletto sindaco, provvederò all’espulsione dei 20mila stranieri che hanno commesso reati, nomadi, immigrati o romeni che siano, non è una questione etnica”.

Alitalia
L’altra tematica calda della campagna elettorale è stata la questione Alitalia. Tema tanto più scottante a Roma dove i posti di lavoro nel settore sono tanti. E a rischio.
Il vicepremier Rutelli nelle settimane prima del voto per le politiche ha più volte criticato la posizione di Berlusconi sulla cordata italiana. E a proposito dell’abbandono di Air France ha spiegato: “Quello che sta succedendo in queste ore è una tragedia per Roma. Se Alitalia fallisce è un disastro, con decine di migliaia di persone che vanno per strada. Per noi è come la Fiat per Torino e forse di più”.
Alemanno, invece, prosegue nella linea adottata dal leader del Pdl, Berlusconi, di ricercare strade alternative: “Credo che una cordata italiana sia l’unica soluzione. Constatiamo con soddisfazione che Air France si è ritirata. Vogliamo mantenere la compagnia di bandiera in Italia e a Roma perché ci serve per il turismo e per mantenere elevato il livello internazionale”.

Grandi opere e traffico
Per il problema numero uno di Roma, il traffico, Alemanno punta sul potenziamento del trasporto pubblico sul ferro e sul decongestionamento del traffico. Secondo il candidato del centrodestra “è fallita la cura del ferro degli ultimi 15 anni di governo” della Capitale. Poi propone la realizzazione del secondo anello del Grande raccordo anulare e il completamento dell’anello ferroviario con un deciso aumento dei parcheggi.
Rutelli vuole proseguire con la cura del ferro già avviata con i lavori per la metro C, il prolungamento della metro B e la futura metro D. L’ex sindaco ha promesso più parcheggi di scambio, più offerta di trasporto pubblico, corsie preferenziali e la revisione del sistema tariffario della sosta differenziata a seconda delle zone. Ma spazio anche all’innovazione tecnologica: vendita di almeno un terzo dei biglietti del trasporto pubblico locale mediante pagamento on line e via sms.

Case e asili
Sulla questione casa il candidato del Pdl a sindaco di Roma ha ribadito di voler costruire “25 mila case nei prossimi anni”. Sugli asili nido, invece promette “10mila nuovi posti a Roma nel prossimo quinquennio”.
Rutelli per affrontare l’emergenza casa ha annunciato la realizzazione di 10mila case popolari, 10 mila case in affitto agevolato e 6 mila alloggi per studenti.

Unioni civili
I due candidati sono contrari alle unioni civili. Alemanno segue la linea del Pdl, che in materia di diritti prevede il pieno rispetto della Costituzione e quindi la tutela delle famiglie basate sull’unione tra uomo e donna.
Nel programma di Rutelli non c’è spazio per il Registro delle unioni civili (che già con Veltroni non ebbero successo). Saranno pero “garantite – si legge nel suo documento programmatico - pari opportunità alle persone che vivono in unioni di fatto. In tutti i regolamenti del Comune si dovrà fare riferimento alle risultanze delle convivenze anagrafiche, a prescindere dalle scelte sessuali liberamente adottate”.

Sicurezza e ronde: scontro a distanza tra il duro Di Pietro e il leghista Maroni

Roberto Maroni durante il comizio conclusivo della campagna elettorale della Lega Nord | Ansa
Gli episodi di cronaca nera degli ultimi giorni, con gli stupri di Milano e di Roma, hanno riportato in primo piano nel dibattito politico il tema della sicurezza. Silvio Berlusconi ne è consapevole e, proprio in questi giorni in cui si sta discutendo della composizione del nuovo esecutivo, torna a ribadire che “uno dei primi provvedimenti del governo sarà incentrato sulla sicurezza”. Il Cavaliere precisa poi che “immediatamente dopo, sarà posto all’ordine del giorno il problema dell’art. 119 della Costituzione (federalismo fiscale) e dell’art. 116 della Costituzione (ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia)”.

Ma il tema della sicurezza scuote il Pd. E mentre i democratici discutono, dal Pdl arrivano le prime proposte. Così dopo le ultime aggressioni di Milano e Roma, è la proposta leghista di utilizzare le ronde per tutelare i cittadini a tenere banco. Il sì a una forma di vigilanza di volontari contro la criminalità “già legale, con poteri di prevenzione” da Roberto Maroni, indicato da Bossi quale ministro dell’Interno del governo Berlusconi, parlando di sicurezza prima in un’intervista al Corriere della Sera e poi collegato telefonicamente a RadioUno.
L’esponente del Carroccio annuncia “più rigore contro l’immigrazione clandestina, serve più pulizia e polizia”. Maroni parla, da ministro dell’Interno in pectore, di una “emergenza criminalità collegata all’immigrazione, spesso clandestina. Prodi ha perso le elezioni su questo e sulle tasse. Noi le abbiamo vinte sulla sicurezza e sul federalismo fiscale”. E sui patti per la sicurezza nelle città dice che “non hanno funzionato bene dappertutto e sono insufficienti, anche se bisogna proseguire su questa via”. Maroni, già ministro del welfare nel governo Berlusconi dal 2001 al 2006 e titolare del Viminale nel primo esecutivo del Cavaliere nel 1994, chiarisce: “Non vogliamo militarizzare il territorio, ma controllarlo. Coinvolgendo le autonomie locali. Se la sinistra ci sta, bene. Altrimenti abbiamo i numeri per fare da soli”. E sulla Bossi-Fini chiede “di attuarla con rigore, è un problema di applicazione ma la legge ha tutti gli strumenti adeguati per contrastare l’immigrazione clandestina”. “La sicurezza dei cittadini” ha detto ancora Maroni “è una priorità dello Stato, se no che ci sta a fare il governo”. E per garantire la sicurezza dei cittadini è importante “intervenire per ristabilire le condizioni che permettano alle forze di polizia di operare al meglio, dunque mezzi e risorse”. “Polizia, carabinieri e guardia di Finanza stanno facendo più del loro dovere”, ha sottolineato Maroni, ma “troppo spesso è successo di vedere criminali rimessi in libertà per dei cavilli e questo crea sconcerto nelle forze dell’ordine e minore efficienza”.
A bocciare però le ronde, ci pensa l’ex pm Antonio Di Pietro. E senza appello: “È un atto incostituzionale prevedere una polizia privata che si sostituisca al dovere pubblico di tutelare i cittadini da parte delle istituzioni pubbliche”, specie se “vuol dire che si imbracciano fucili o mitra e quindi farsi giustizia da sé. Questo in uno stato di diritto non è possibile”. Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, ha poi rivendicato al suo partito il merito di aver sempre parlato di sicurezza e legalità: “Ma per questo” sottolinea “siamo stati chiamati in questi anni nei modi più spregiativi possibili, da ‘quello mi fa orrore’ fino a definirci ‘giustizialisti e forcaioli’. Comunque, oggi è il tempo del fare e non del recriminare”.
Il ministro uscente ha quindi fatto le sue proposte: “Noi chiediamo che si aumentino del 30 per cento le risorse finanziarie per le forze dell’ordine, che si aumenti del 30 per cento il personale che assiste i magistrati, che polizia e carabinieri ritornino sulle strade e non restino dietro una scrivania, che si riduca il processo da tre a due gradi, che si dia la possibilità di applicazione della pena in via anticipata dopo la sentenza di primo grado, e che si faccia in modo che chi delinque resti in galera e che ci sia certezza della pena, anche aumentando e migliorando il sistema carcerario”. Infine, Di Pietro ha accusato “il centrodestra e la politica di Berlusconi di essere colpevoli dello sfacelo della giustizia”.
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È sui temi della sicurezza che si infiamma il dibattito politico. Soprattuto a Roma, in vista del ballottaggio. Secondo voi servono di più:

Violenze sulle donne a Roma e Milano: tra Pd e Pdl è scontro sulla sicurezza

Una perquisizione prima di far entrare i nomadi sul pullman, dopo aver controllato il campo dietro la stazione ferroviaria Tor Di Quinto dove risiedeva il rumeno arrestato per l'omicidio di Giovanna Reggiani

Gli ultimi drammatici casi di cronaca, prima a Milano e poi a Roma, fanno virare il dibattito politico dall’analisi del dopo voto, alla discussione sulle tematiche legate alla sicurezza.
La prima a sollevare critiche era stata Letizia Moratti, sindaco di Milano, giudicando lo Stato latitante. E dopo la violenza di Milano aveva affermato: “Vogliamo quel pacchetto sicurezza che noi sindaci chiediamo da tempo, ho parlato con Berlusconi, che mi ha rassicurato, dicendo che sarà uno dei primi provvedimenti che prenderà il suo governo”. Parole che non sono piaciute al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che le ha considerate una caduta di stile del sindaco meneghino, aggiungendo “che la reazione delle forze dell’ordine è stata pronta. Io stesso”, ha aggiunto il responsabile del Viminale, “ho espulso numerosi cittadini comunitari per ripetuti reati commessi in passato”. Poi Amato ha snocciolato alcuni dati sulla criminalità: “Dopo l’adozione lo scorso anno dei patti per la sicurezza i delitti nelle città sono drasticamente diminuiti”. Infine le critiche alla Moratti: “Reputo un’inattesa caduta di stile le dichiarazioni del sindaco di Milano, che ha giudicato latitante lo Stato rispetto al Patto per la sicurezza di Milano. Il sindaco dovrebbe essere il primo a conoscere quei dati”.

I drammatici fatti di cronaca per il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, sono una “mattanza contro le donne che va fermata al più presto”. Molto dure anche le parole del capogruppo uscente della Lega Nord al Senato, Roberto Castelli: “I ministri della Giustizia, dell’Interno e la magistratura comincino una buona volta a interpretare il sentimento popolare e applichino con la massima severità le leggi, che già ci sono, per poter difendere la nostra società da questa orda di barbari che da troppo tempo scorrazza impunemente per il Paese”.

Nella Capitale - dove domenica prossima ci sarà il turno di ballottaggio tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli - il livello dello scontro politico si è subito alzato e il candidato del centrodestra ha attaccato: “L’aggressione alla ragazza alla stazione ferroviaria La Storta riporta in primo piano il problema della sicurezza a Roma, ignorato dal centrosinistra”. Poi Alemanno ha aggiunto: “Nel Pd farebbero bene a interrogarsi sulle loro responsabilità in merito al proliferare dei campi nomadi”. All’esponente di An hanno risposto prima Rutelli, che ha esortato il suo avversario ad “essere uniti contro il crimine” e soprattutto ad evitare “strumentalizzazioni e propagande che non aiutano la lotta al crimine”, e poi anche il leader del Pd, Walter Veltroni, che ieri era impegnato a Roma per sostenere proprio la corsa di Rutelli contro Alemanno: “A nessuno di noi”, ha detto il leader del centrosinistra, “viene in mente di dire che la responsabilità dello stupro a Brera è del sindaco di Milano, cosa che invece è stata fatta dall’altra parte politica quando ci sono stati casi analoghi nella nostra città”. Insomma, per Veltroni “c’è un problema di sicurezza a Roma come a Milano”, che investe tutto il Paese. Ma il decreto sicurezza, quello varato a novembre dopo il drammatico caso della signora Reggiani a Roma, non è mai stato approvato. E per questo il leghista Roberto Calderoli promette: “Entro due mesi dall’insediamento del nuovo governo dovremo dare risposte definitive in materia di sicurezza e di clandestinità attraverso la conversione di un decreto legge da emanarsi già nel mese di maggio. E chiunque si opporrà al confronto dovrà essere considerato, e additato da tutti, alla stregua di uno stupratore”.

Il VIDEO servizio:

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È sui temi della sicurezza che si infiamma il dibattito politico. Soprattuto a Roma, in vista del ballottaggio. Secondo voi servono di più:
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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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