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Il caso dei maltrattamenti a Pinerolo: un’indagine da asilo


Il caso dei maltrattamenti a Pinerolo: un’indagine da asilo

di Silvio Del Vigo

Nove mesi di indagini, 19 genitori ascoltati dagli inquirenti, 60 pagine d’informativa all’autorità giudiziaria hanno portato a un decreto del giudice di appena sei pagine. Sono i numeri dell’inchiesta sui presunti maltrattamenti all’asilo nido Nel Paese delle meraviglie di Pinerolo (Torino). Una cittadina sconvolta dalle rivelazioni sulle angherie che avrebbero subito alcuni dei 22 bambini, dagli 8 mesi ai 3 anni, che hanno frequentato il nido privato gestito da Francesca Pamfili, Elisa Griotti e Stefania Di Maria. Continua

Come combattere l’incubo H1N1. Ore 12: a lezione di influenza A

Operazioni a scuola contro il virus A

Operazioni a scuola contro il virus A

“Allora bambini, la prima cosa che dobbiamo fare contro l’influenza è…?”. “Lavarsi le mani” risponde in coro alla maestra la platea di pulcini di una delle prime della elementare Rasori, nell’elegante quartiere Pagano di Milano. “Oppure?”. “Lavarsi i piedi” risponde uno che da grande lavorerà nel cabaret.
Tutti ridono, maestra compresa, poi parte la recita delle regole di Topo Gigio, testimonial del ministero del Lavoro e della salute: da “lavarsi le mani con il sapone” a “resta a casa se hai la febbre”. In realtà sono le prescrizioni dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, contro il virus dell’influenza H1N1, messe in fila dal simpatico topo d’annata. Continua

I nostri figli portati via da un giudice

Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare

Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare

Barbara e Patrizia si sono ritrovate il 2 ottobre del 2009, in una mattinata di pioggia. Barbara, 54 anni, vive in Toscana: ha mento affilato e parole decise. Patrizia, 35 anni, ha la stessa forma del viso e uguale risolutezza. Madre e figlia non immaginavano di assomigliare tanto l’una all’altra. Non si vedevano dal 1976: dal giorno in cui Patrizia venne tolta a Barbara per essere chiusa in un istituto e poi data in adozione. Si sono riabbracciate dopo 33 anni. Per scoprire di essere unite da quel mento affilato e da un’unica sorte. Perché anche a Patrizia hanno portato via un figlio: Davide, di sette anni. “Gliel’hanno sottratto ingiustamente, come successe a me” dice Barbara. Continua

L’intervista ai fratellini di Basiglio sottratti ai genitori. Ci gridavano: confessate

A. e G., i due fratellini di Basiglio nel giardino sotto la loro casa

A. e G., i due fratellini di Basiglio nel giardino sotto la loro casa

Lui è un bel ragazzino di 14 anni con i capelli e gli occhi scuri. Lei è una bambina di 10 anni con lo sguardo vivace, la voce cantilenante e l’apparecchio ai denti. A. e G. vivono in un’accogliente casa di Basiglio, alla porte di Milano. A. cammina a testa bassa, come se fosse perennemente schiacciato dai ricordi. L’hanno incolpato di fare sesso con la sorella: c’era scritto a corredo di un disegno fatto a scuola da una compagna di classe di G. I fratellini sono stati tolti a genitori, poi chiusi in una comunità per più di due mesi. Un errore giudiziario, di cui giornali e televisioni continuano a parlare. Leggi l’intervista

Parlano i fratellini di Basiglio, sottratti ai genitori. Ci gridavano: confessate. Ecco il video

I fratellini di Basiglio

Le pressioni fatte dagli psicologi, le violenze subite in comunità, lo strazio per l’allontanamento da casa. I due fratellini di Basiglio, sottratti a marzo del 2008 ai genitori per un disegno a sfondo sessuale erroneamente attribuito alla bambina, raccontano la loro storia in un’intervista esclusiva a Panorama, in edicola da venerdì 13 novembre.
Continua

Benvenuti a Babele, provincia di Udine

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia

Sulla parete dell’atrio un grande murale a tempera ricorda agli alunni che il loro è “un mondo di colori”. Il concetto è esteso al colore della pelle ed è sottolineato in ogni spazio fisico dell’edificio. Sulla porta della segreteria, per esempio, un disegno naïf raffigura un impiegato alla scrivania; sopra la scritta grande è in italiano, “Ufficio”, a fianco la traduzione in altre 10 lingue: albanese, arabo, cinese, croato, francese, friulano, tedesco, inglese, spagnolo e romeno.
Benvenuti alla scuola primaria di Manzano, un comune a 15 chilometri da Udine e a 10, tutti curve, dal confine con la Slovenia. Continua

Sesso a scuola in cambio di un iPod. L’inchiesta choc del Comune di Milano

Un bacio

Giochi erotici a 13, 15 e 17 anni, in cambio dell’ultimo modello di iPod (o iPhone o scarpe, vestiti, borse griffate). Succede sempre più spesso nelle scuole milanesi, senza distinzione tra i prestigiosi licei del centro e gli istituti della periferia, tra le scuole pubbliche e quelle private. Ci sono le liste di baby-escort che circolano via internet o sui cellulari dei ragazzi, il ragazzino ne contatta una via sms e le dà appuntamento in un angolo appartato della scuola. Rigorosamente al di fuori dell’intervallo quando l’attenzione di docenti e personale scolastico è più alta.

Questo è l’allarme lanciato dal Comune di Milano, ripreso dal Corriere Milano e da La Stampa, che raccontano di episodi sconcertanti che rivelano le dinamiche della compravendita del corpo, in età adolescenziale. “Stiamo lavorando per creare le condizioni affinché l’uso di internet e di altri dispositivi tecnologici sia più controllato e contro un generale decadimento dei valori”, dice l’assessore Landi di Chiavenna. “Ma lottiamo anche contro l’aumento di malattie a trasmissione sessuale, come mononucleosi ed epatite B”.
Ma l’importante è: “Non far finta di niente, dimenticare la cosa come se riguardasse sempre e solo gli altri”, ammonisce Luca Bernardo, primario della struttura di Pediatria e dell’area adolescenza al Fatebenefratelli, il primo esempio in Italia di osservatorio pubblico sul mondo giovanile. La prima segnalazione si è avuta nel 2008, ma è nel corso di quest’anno che il fenomeno ha assunto una rilevanza preoccupante con 12 segnalazioni giunte dagli adolescenti in cura presso la struttura milanese. “Quasi mai un adolescente viene da noi per denunciare questi episodi” chiarisce il professor Bernardo, “noi abbiamo avuto notizie di questi episodi attraverso alcuni adolescenti che volevano uscire da storie di bullismo e alcol. È molto difficile che a quell’età parlino di sessualità”.

Ecco perché secondo l’assessore Landi i casi segnalati sarebbero solo la punta di un iceberg del fenomeno. Così come, segnala la dottoressa Giuliana Proietti su Donna Moderna.com: “Non vi è ragione di credere che ciò che accade a Milano non accada anche in altre città del nostro Paese: nelle grandi metropoli, così come nei piccoli centri”.
Fenomeno tanto inquietante quanto trasversale: dai casermoni anonimi della periferia ai palazzi dei quartieri “bene”, gli adolescenti - almeno a scuola - finiscono tutti negli stessi bagni, a vendere e comprare piacere senza alcuna inibizione: “Lo fanno per noia, per apparire, per voler essere sempre più oggetto del desiderio” spiega il medico del Fatebenefratelli: “di sicuro non sono storie di degrado. E nessuna scuola può chiamarsi fuori”. Le prestazioni orali vanno per la maggiore e si concedono a orari predefiniti, già dalla fase preliminare: quella della “contrattazione”. Il fenomeno è sotterraneo e difficile da fare emergere.
Finora, dalle testimonianze raccolte tra gli adolescenti, non si sono scoperti episodi di sesso in cambio di denaro, mentre è prassi “ricambiare” la prestazione con oggetti di valore come può essere un lettore mp3. “Si tratta” racconta ancora il professor Bernardo “di uno scambio di atti sessuali tra ragazzi in cambio di oggetti di pregio che una volta sono l’iPod un’altra un capo di abbigliamento firmato. Per ora non ci sono segnali di giri di denaro: stanno molto attenti a non entrare nell’illegalità”.

Il problema è che in alcuni casi i genitori preferiscono chiudere un occhio, fiduciosi che una volta superata l’adolescenza il problema svanisca. “Noi abbiamo parlato con i genitori” spiega ancora il medico “alcune famiglie avevano avvertito qualcosa, ma molte altre non volevano crederci. Noi ci sentiamo solo di dire che quando si hanno delle avvisaglie è fondamentale parlare con i ragazzi e non soprassedere”.
Per dare una mano alle famiglie, all’inizio del nuovo anno scolastico scenderà in campo anche il Comune, con una lettera aperta spedita ai genitori, opuscoli informativi, campagne pubblicitarie sui giornali e specialisti mobilitati nelle farmacie comunali.

Che fine fanno gli immigrati bambini? Il mistero dei piccoli clandestini scomparsi

Un bambino clandestino sbarcato

di Bianca Stancanelli

LEGGI ANCHE: Minori stranieri e senza genitori: otto mila in Italia nel 2008 - Una linea verde per i minori scomparsi. Nel 2008 sono stati 1.330

Erano partiti in tre, tutti minorenni, a novembre, dallo stesso villaggio egiziano. Prima tappa la Libia. A fine marzo erano sbarcati a Lampedusa, da un barcone carico di migranti. Ai primi di aprile, ospiti di una comunità alloggio di Termini Imerese (Palermo), incontrando gli operatori di Save the children avevano detto di aspettare la chiamata di un cugino. Ma due settimane dopo, a Pasquetta, ecco due di loro ricomparire sul litorale di Agrigento e chiedere l’aiuto della polizia, raccontando d’essere stati prelevati da una banda di connazionali egiziani, portati a forza nella Valle dei Templi, segregati in una palazzina abusiva, tenuti per giorni a pane e acqua e di essere poi riusciti a scappare, lasciando però il più piccolo ancora prigioniero.
Quel ragazzino, un dodicenne mingherlino dall’aria spaurita, l’hanno liberato gli agenti di una volante, sfondando la porta dell’appartamento in cui era stato rinchiuso e trovandolo rannicchiato dietro un armadio, con un laccio attorno al collo. Poche ore dopo due degli egiziani accusati d’aver organizzato il sequestro finivano in manette, bloccati da una pattuglia della polizia mentre stavano fuggendo. E i tre ragazzini liberati, di 12, 14 e 16 anni, potevano finalmente rassicurare le famiglie, che avevano finanziato con 10 mila euro a testa il loro viaggio verso l’Italia. A quelle famiglie il capo dei sequestratori, Mohamed Ibrahim Elsayed, 26 anni, e un complice diciassettenne avevano chiesto un riscatto di 2.500 euro per ogni piccolo prigioniero.
Entrato, espulso e rientrato in Italia per due volte in tre anni, Mohamed Ibrahim Elsayed, oggi in carcere con l’accusa di sequestro a scopo di estorsione, dovrà spiegare ai magistrati perché, nelle squallide due stanze con bagno e cucina che aveva preso in affitto in una palazzina di Poggio Muscello, nell’area di più feroce abusivismo della Valle dei Templi, tenesse una collezione di calzini, slip, perfino giubbetti per bambini. Quanti minorenni sono passati da quelle stanze?
Per polizia e magistratura la storia dei tre adolescenti egiziani sequestrati è il primo fascio di luce su un fenomeno in crescita: lo sbarco in Sicilia di centinaia di minorenni non accompagnati, destinati spesso a sparire senza lasciare traccia. Fenomeno che ha impensierito anche il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg. Temendo che “questi minori siano coinvolti in attività di lavoro irregolare, nonché di accattonaggio, furto e prostituzione”, Hammarberg ha recentemente chiesto alle autorità italiane di “accordare loro particolare attenzione e protezione”.

Incursione dei poliziotti nel covo di Agrigento

L’attenzione, in realtà, è già fortissima. Anche perché le cifre degli arrivi vanno impennandosi. Nel 2002, ha calcolato la questura di Agrigento, erano sbarcati sulle coste siciliane 10.123 uomini adulti, 308 donne e 246 minorenni. Nel 2007 gli uomini sono diventati 10.472, le donne 899 e i minorenni 1.821. Un flusso continuo di ragazzini, soprattutto tra i 16 e i 17 anni, troppo spesso soli.
“Una volta sbarcati” spiega il procuratore di Agrigento, Renato Di Natale, “questi minori vengono collocati in una comunità alloggio e si avviano le procedure per l’apertura di una tutela. Nel 2006, nell’intera provincia di Agrigento, ne sono state avviate 103. Ma nell’ottobre 2008 le tutele erano ormai diventate 478. Questo dà da pensare”.
Secondo la prefettura, Lampedusa starebbe diventando il porto privilegiato per l’ingresso in Europa dei minorenni. Hanno scritto gli esperti di Save the children, che per conto del ministero dell’Interno svolgono un’attività di monitoraggio sulle comunità alloggio: “Dal maggio 2008 al febbraio 2009 sono stati 1.860 i minori stranieri non accompagnati accolti nelle comunità siciliane. Maschi, nel 91,3 per cento dei casi. Il 60 per cento di loro, 1.119 in tutto, si sono allontanati dalle strutture che li ospitavano”.

Incursione dei poliziotti nel covo di Agrigento

Sono soprattutto gli egiziani a sparire, seguiti da eritrei e somali. Spiega Carlotta Bellini, di Save the children: “Per i minori migranti dall’Egitto venire in Italia è un investimento. La famiglia contrae debiti per far arrivare il ragazzo e a lui, una volta sbarcato, tocca trovare al più presto un lavoro per saldare il debito. Capita spesso che questi adolescenti ci dicano che devono raggiungere uno zio, qui in Italia. La nostra sfida è capire chi sono questi zii”. Dalla Sicilia un’operatrice della stessa associazione, Stefania De Nicolais, racconta: “Chi fugge dalle guerre o comunque da situazioni di pericolo, come i ragazzi somali ed eritrei, può avere la necessità di mettersi in viaggio all’improvviso. Ma gli altri, gli egiziani in particolare, hanno un minimo di organizzazione, un contatto sul territorio”.
Anche il procuratore Di Natale ne è convinto: “C’è un reticolo di persone che serve a far spostare chi arriva in Sicilia nelle altre aree d’Italia”. È probabile che non si tratti di un’unica organizzazione. Sostiene il magistrato: “Tra i minori, va aumentando il numero delle ragazze. Alcune comunità alloggio segnalano che, a qualche giorno dall’arrivo, già vanno vestite all’occidentale, con abiti diversi da quelli che erano stati loro consegnati al momento dello sbarco. E quasi subito ottengono, non si sa come, un telefonino completo di ricariche. Poi scompaiono”.
Fra le comunità alloggio siciliane per minorenni, esplose dalle 64 del 2001 alle 269 del giugno 2008, non sempre quelle fughe provocano inquietudine: fino all’apertura della tutela, è la prefettura a pagare l’ospitalità (70 euro al giorno, in media) e l’incasso è sicuro. Ma non appena viene nominato un tutore il compito di sborsare i quattrini passa ai Comuni che, invocando difficoltà di bilancio, sospendono i versamenti.

Incursione dei poliziotti nel covo di Agrigento

A quel punto, se il minorenne si allontana, per la comunità è tanto di guadagnato. Anche perché si fa presto a sostituirlo con un nuovo arrivato, pronto a far incassare alla struttura una nuova retta. Ha calcolato la prefettura di Agrigento: per 1.000 minorenni, la spesa ammonta a 25 milioni di euro l’anno.

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