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Caldo, termometro sopra i 30°. Roma e Perugia le città più a rischio

Effetto afa a Roma

Allerta caldo in Italia: è maggio ma sembra luglio. Il sistema nazionale di sorveglianza, previsione e allarme del dipartimento della Protezione Civile informa che tra domani e dopodomani a Roma e Perugia, già a livello 2 in questi giorni, scatterà l’allerta 3, con temperature massime sopra i 30 gradi. Il livello 3 prevede “condizioni meteorologiche a rischio (che persistono per tre o più giorni consecutivi) e la necessità di attuare interventi di prevenzione mirati alla popolazione a rischio (anziani e bambini)”.
Occhio quindi alla canicola di questi giorni. Oltre a essere il primo caldo della stagione, “e quindi il più fastidioso”, rischia di mettere a dura prova il nostro organismo, “in particolar modo quello di bimbi, anziani e malati cronici”.
Secondo gli esperti, infatti, vi sono alcune categorie di popolazione più a rischio di altre: per via di condizioni fisiche generalmente più compromesse e che non consentono di rispondere adeguatamente ai cambiamenti di temperatura nel caso degli anziani, e per una minor superficie corporea e autosufficienza nel caso dei bambini. Ecco alcuni consigli medici che è bene tener presente in questi giorni.
Il vero problema, spiega Roberto Bernabei, geriatra del Policlinico Gemelli di Roma, “c’è quando si verificano cose strane. Se l’anziano non si ricorda più un numero di telefono, la via di casa o ha un improvviso comportamento anomalo, bisogna stare molto attenti, perchè si tratta dei primi segnali sottili della disidratazione. Condizione più comune in questi soggetti che hanno un senso della sete ridotto”.
Tra le altre raccomandazioni mediche, vi è quella di evitare l’esposizione all’aria aperta tra le 12 e le 18, nelle aree verdi, e di bere almeno due litri d’acqua al giorno, moderando il consumo di bibite gassate o con caffeina. Chi è iperteso o cardiopatico, deve evitare il brusco passaggio dalla posizione orizzontale a quella verticale, alzarsi dal letto gradualmente, e controllare più frequentemente la pressione arteriosa.
L’altra categoria a forte rischio in questi giorni è rappresentata dai bambini più piccoli, nei primi anni di vita. È bene, affermano i pediatri, stare molto attenti al sole, proteggendo la cute dei piccoli con protezioni solari con fattore alto. Inoltre, non bisogna dimenticare che con il caldo non si perde solo acqua, ma anche sali, soprattutto potassio e sodio: il che significa, sottolineano gli esperti, che bisogna reintegrarli entrambi. Si possono usare o bibite con sali o un buon brodo vegetale casalingo. Astenia e voglia di non muoversi sono i primi segnali che devono mettere in allarme i genitori, oltre ai colpi di calore, caratterizzati da malessere generale, nausea, vertigini e marcato aumento della temperatura in 10-15 minuti.

Sesso per minorenni: Io speriamo che me la cavo

ragazini

di Antonella Piperno

Quando la sua bambina di 8 anni, dopo una notte passata con due compagne di classe, è tornata a casa sbandierando la sua padronanza sui misteri della vita, la madre, una quarantenne romana, stava quasi per svenire. “Mamma, adesso so che i bambini possono nascere in tre modi” ha comunicato trionfante, dettagliando: metodo tradizionale fantasiosamente affiancato anche dal rapporto orale e da quello anale.
Se nella scuola di Roma nord lo scandaletto si è esaurito con la caccia, fallita, alla piccola traviatrice (le bambine, con un sapiente scaricabarile, hanno sviato le indagini genitoriali), a Novara si è reinsediata in classe solo dopo le vacanze di Pasqua la maestra della scuola elementare Bollini rea di avere risposto nei dettagli, a fine marzo, alle curiosità degli allievi su rapporti orali, masturbazione, frustini, manette e piercing sui genitali. Con conseguente indignazione dei genitori, che ne avevano chiesto l’allontanamento. Nei giorni successivi la maestra era rimasta a casa con un certificato medico e, anche se il dirigente scolastico Vincenzo Guarino dice a Panorama di non aver ricevuto dal rientro postpasquale “alcuna segnalazione e lamentela”, il suo futuro è in bilico, affidato ai risultati dell’indagine dell’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte.
Bambini precocemente maliziosi? Eccezioni da liquidare con un “mio figlio è diverso, pensa solo al pallone, o alla danza”? Andate a chiederlo a Linus, che nel suo programma radiofonico Deejay chiama Italia scherza spesso sulle tempeste ormonali del primogenito Filippo, 13 anni. “Qualche giorno fa gli ho dato uno scappellotto” racconta a Panorama “perché aveva fatto una battuta piuttosto spinta sul sesso orale”. E quando gli ha chiesto: “Ma che ne sai tu di queste cose?”, Filippo, pure spazientito, gli ha risposto: “Ma papà, di cosa credi che parliamo a scuola?”.
Il punto è proprio questo. Che i ragazzini, bombardati da sesso in tv e su internet, parlano e chiedono parecchio. Tra loro però, chiacchierando a scuola, a casa, durante gli sport. O chattando. O scrivendo a giornalini per teenager, come Top girl o Ragazza moderna, ai quali, racconta il caporedattore Evelina Mastrolorenzi, confessano le loro ignoranti paure: “Mi sono accarezzata e mi è uscito un po’ di sangue, mica mi sarò tolta un’ovaia…”.

Dall’ultimo rapporto annuale su “Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani” della Società italiana di pediatria emerge che per le informazioni sul sesso il 60,8 per cento si rivolge agli amici, il 33,1 alla madre, il 27,8 ai cugini, il 9,1 agli insegnanti e solo il 19,1 per cento al padre, quasi a pari merito con forum e chat internettiane (16,2). “Una domanda sul sesso rivolta a un genitore o a un insegnante oggi deve considerarsi un miracolo, il mondo di riferimento dei preadolescenti è solo quello dei coetanei” sostiene la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, fondatrice del Movimento bambino, aggiungendo che quelle dei ragazzini “sono sempre più curiosità da adulti”. Non sarebbero più interessati ai perché del sesso, ma a come si fa: “Come durare, come praticare il coito orale, la masturbazione”. Il collega Giorgio Bressa parla di generazione telefonino: “Sono figli della tecnologia, puntano soprattutto al fare, a manipolare il sesso con la stessa scioltezza con cui utilizzano i cellulari”.
Non sono interessati a sapere cos’è il sesso, ma come si usa: “Genitori ed educatori devono fare attenzione. Perché il ragazzino che sa già tutto anche se può apparire più maturo spesso non lo è. Anzi, può essere anche più fragile. Sta soltanto imitando gli adulti, senza il necessario substrato educativo”.

Il grande indiziato dell’evoluzione delle curiosità preadolescenziali, del passaggio dal “come nascono i bambini?” al “come si fa a masturbarsi?” sarebbe proprio internet. Nel 2000 aveva a casa un computer soltanto il 37 per cento dei ragazzini intervistati dalla Spi, ora la percentuale è del 95 per cento. E oltre che per Youtube e Messenger quasi il 40 per cento lo utilizza per “parlare di sesso”. Meglio vigilare, come fa Irene Pivetti con i suoi figli Ludovica e Federico di 10 e 9 anni: “Oltre a tenere sempre il telecomando in mano per cambiare canale davanti a scene poco adatte ai bambini” racconta “io o mio marito cerchiamo sempre di non lasciarli soli davanti al computer”. A sentire gli specialisti, sia i genitori sia la scuola dovrebbero comportarsi come Pivetti che quando Ludovica, già a 4 anni, le ha chiesto “Ho capito come escono i bambini, ma com’è che entrano nella pancia della mamma?”, le ha risposto con tranquillità, senza imbarazzi. Difficile che ciò avvenga a scuola. Caduti nel nulla tutti i progetti di legge per introdurre l’ora di educazione sessuale, la materia, che nel 1979 era un semplice “obiettivo” dell’ora di scienze, dal 2003 è stata trasformata in “educazione all’affettività”, da spalmare trasversalmente nel programma, senza ore dedicate. E i tentativi di singole maestre di andare più a fondo, senza un programma organico, spesso si rivelano maldestri, com’è successo a Novara.
A casa non va meglio: da un giro sul forum Mammeonline emerge che i genitori non sanno più che pesci prendere. Come quella che si firma con lo pseudonimo Gul: “Ho appena guardato le visite di mio figlio 13enne sul pc, è andato su un sito dal nome “storie porno”, pieno di porcate. Penso e mi auguro che cercasse soltanto info sulla masturbazione. Faccio finta di niente? Gli chiedo spiegazioni? Lo scorso anno gli ho regalato un libro sulla sessualità, l’ha parcheggiato nel cassetto”. Ecco, ci sono i libri, anche se come racconta la deputata del Pdl Alessandra Mussolini, tre figli di 13, 11 e 6 anni, è inutile imporli: “Sono state le due più grandi Caterina e Clarissa, un giorno, a prendere in mano un libro dei miei studi di medicina che parlava del parto”.

Roberta Giommi, direttrice dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze, consiglia comunque, anche ai genitori i cui tentativi di parlare di sesso vengono boicottati con il solito “so già tutto”, di lasciare un libro nella stanza dei figli. Di manuali dedicati ai preadolescenti le librerie ne propongono tanti: accanto a quelli della stessa Giommi (Io sono una bambina, Io sono un bambino della De Agostini e al mondadoriano Programma di educazione sessuale che con Marcello Perrotta aggiorna ogni anno) adesso va per la maggiore, con 15 mila copie vendute, Cosa succede nella pubertà (Giunti editore), ricco di vignette: l’ha scritto Mariela Castro Espín, presidente della società cubana di studi multidisciplinari sulla sessualità.
Insieme ai ragazzini, avverte Giommi, dovrebbero però crescere gli adulti: “Sono convinti che i loro bambini abbiano le ali degli angeli, ma non è così”. Racconta che nei corsi di educazione alla sessualità che il suo istituto svolge nelle scuole elementari e medie (8 ore all’anno, concertate con asl, dirigenti scolastici e associazioni genitori) vengono fuori domande che sorprendono perfino lei: da “cos’è il Kamasutra?” a “se bevi un bicchiere di sperma cosa ti succede?”, fino a “ma è normale fare sesso con gli animali?”.
Le curiosità più imbarazzanti (che Giommi ha raccolto nel dossier “Domande tese”) vengono dai bambini delle elementari, che si divertono parecchio con le parolacce e con l’imbarazzo che causano negli adulti. “Il nostro primo obiettivo è trasformare la terminologia trasgressiva”. Loro dicono “trombare”, Giommi e colleghi spiegano che “fare l’amore” è preferibile.

Chi mi spiega cosa sono i rapporti orali?

L’Abruzzo riparte dalla scuola, oggi le prime lezioni in tenda

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Le scosse di terremoto non si fermano, la più intensa è di mercoledì alle 22.17 di magnitudo 4.1. Poi alle 7.44 di giovedì 16,una nuova scossa è stata registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, con una magnitudo locale di 3.2. Le località prossime all’epicentro sono Collimento, San Panfilo d’Ocre e Fossa.
Intanto continuano gli accertamenti sull’agibilità delle case, mentre l’inchiesta della magistratura sulle eventuali responsabilità muove i primi passi e trova i primi testimoni pronti a farsi ascoltare. Il procuratore Adriano Rossini ha rivolto ieri un appello ai cittadini perché consegnino agli inquirenti i video girati sui crolli causati dal terremoto. Uno dei sospetti della procura è che vengano occultate prove, le stesse macerie utili all’accertamento della verità ed i cui campioni sono stati acquisiti dagli investigatori. E’ stato disposto anche il sequestro dello stesso immobile in cui ha sede il tribunale, come le altre aree in cui si sono verificati i crolli. L’inchiesta è complessa ma, assicurano i magistrati, i suoi tempi saranno ragionevolmente brevi.
Il calendario scolastico dell’Abruzzo, sconvolto dal terremoto, prevedeva che gli istituti riaprissero domani. Per il capoluogo dovranno funzionare strutture di emergenza come le tende, ma anche in alcune aree delle altre province abruzzesi il rientro a scuola è in forse a causa delle verifiche necessarie a garantire l’agibilità degli istituti.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, oggi a Poggio Picenze, a pochi chilometri dall’Aquila, inaugura una scuola da campo, insieme al ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini e al sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso. I primi a riprendere le lezioni saranno i bambini della scuola materna ed elementare. Nessuno, ha detto il ministro, perderà l’anno scolastico, anche se gran parte degli edifici scolastici sono infatti lesionati. Ma non va meglio per le abitazioni: proseguono le verifiche, ma secondo le previsioni del capo della protezione civile Guido Bertolaso, quando queste saranno compiute definitivamente, ben 20.000 persone non potranno far ritorno nelle loro case perché ormai definitivamente compromesse.

“Molte scuole sono agibili, alcune immediatamente utilizzabili, altre bisognose di modesti interventi di ristrutturazione. Mi rendo conto però che, se non cessa lo sciame sismico in atto, nessun genitore si azzarderebbe a mandare i figli a scuola in queste strutture”, ha detto il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, poco prima di incontrare il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, in Abruzzo proprio per fare il punto sulla situazione scolastica.
“Ecco perché”, ha detto Cialente, “stiamo pensando a delle tensostrutture che ci consentano di tamponare l’emergenza. La priorità, a mio avviso”, ha concluso il sindaco, “dovrà essere data alla riapertura dell’Università e allo svolgimento degli esami di Stato e di terza media”.
“Non volevo gli onori della cronaca, anzi questa cosa mi sta creando tanti problemi. Mi disturba. Capisco l’importanza ma l’obiettivo era ed è di dare ai bambini un’opportunità per riconquistare spazi di cui tanto hanno bisogno”. Il sindaco di Poggio Picenze, Nicola Menna, è imbarazzato davanti al clamore che ha provocato la sua iniziativa di riaprire, primo centro delle zone terremotate, la scuola.

Giovedì 16, alle 10, la scuola nel centro dell’Aquilano - che ha avuto cinque morti, di cui due bambini delle elementari - sarà quindi riaperta, in una tenda. Secondo il sindaco ci saranno una trentina di bambini. “Prima del terremoto erano 80″, ha spiegato, “in molti sono andati con la famiglia sulla costa, ma torneranno a scuola anche loro nei prossimi tempi, già da lunedì ce ne saranno di più”.

Mentre nel vicino Molise proprio la sicurezza degli istituti ha sucitato proteste. La tragedia di S. Giuliano di Puglia e ora il terremoto dell’Aquila fanno crescere la paura ad Isernia, dove il sindaco è stato costretto a chiudere, oggi e domani, le scuole di proprietà comunale per le proteste dei genitori che reclamavano edifici sicuri. La decisione è stata presa dopo una giornata di riunioni con tecnici e cittadini.

Le materne, le elementari e le medie di Isernia prolungheranno le vacanze pasquali per consentire la sistemazione delle aule in strutture a norma. Secondo i genitori, gli stabili fino ad oggi utilizzati non avrebbero tutti i requisiti di sicurezza, come accertato anche dalle perizie tecniche avviate dopo il sisma abruzzese. Da qui la decisione del primo cittadino, Gabriele Melogli di prendere tempo per reperire altri locali dove sistemare circa duemila ragazzi fino alla fine dell’anno scolastico. La decisione è stata presa dal sindaco dopo una lunga riunione con un comitato di genitori. “I tecnici non hanno riscontrato danni agli edifici”, ha spiegato Melogli, “ma le scuole non rispettano la nuova normativa antisismica essendo state costruite prima dell’entrata in vigore delle nuove leggi”.

Nessuno studente delle zone terremotate dell’Abruzzo perderà l’anno scolastico. Lo ha assicurato il ministro della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, al termine di una riunione tenuta nel pomeriggio all’Aquila con tutte le autorità preposte alle attività scolastiche. “Senza voler nascondere le difficoltà, che pur ci sono, per far concludere l’anno scolastico”, ha spiegato il ministro, “concentreremo tutti i nostri sforzi dando la massima priorità per garantire che si possano sostenere regolarmente gli esami di Stato e di terza media, affinchè nessuno studente si trovi a dover perdere l’anno”.

Il terremoto visto dai bambini dell’Abruzzo: “Cosa vorrei? Un’ambulanza”

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La cosa più importante: l’ambulanza. Poi l’ombrello, la boccia con i pesci rossi, il sole. Sono queste le “cose” essenziali che, dopo il terremoto, i bambini delle tendopoli mettono nei loro disegni.

Elaborano la paura con fogli e matite colorate. Da quei disegni le neuropsichiatre infantili cercano di capire come e quanto il trauma della scossa è presente nei più piccoli.
Il foglio con l’ambulanza e l’ombrello l’ha disegnato Davide, un bimbo dell’asilo, che ha aggiunto anche delle pistole. Un simbolo di difesa in questo caso, precisano gli esperti, non di violenza.
La violenza è quella che i ragazzini attribuiscono al terremoto. In molti dei disegni dei piccoli ospiti della tendopoli di Piazza d’Armi, la più grande dell’Aquila, ci sono montagne minacciose all’orizzonte, i profili marcati e cime che assomigliano ai denti di una sega. Chi invece ha elaborato positivamente lo stress post-terremoto disegna le montagne come amiche, protettive, i profili sono dolci. Lo fa ad esempio Claudia, una bimba di 10 anni che al centro del foglio mette una casetta tutta di legno, senza finestre. Claudia disegna però se stessa fuori dalla casa, con le braccia aperte, in segno di fiducia. Nel disegno di Robert si intravede invece un bambino spaesato. Sul foglio ha realizzato un grande campo da calcio, ma lui è da solo su quell’erba, non ha amici accanto.
Per qualcun’altro il terremoto è un mostro tecnologico: un bambino, subito dopo il sisma - raccontano le neuropsichiatre - lo aveva disegnato come un robot che “aveva il compito di aprire e pulire la terra”.
Non mancano le elaborazioni mistiche della tragedia: “le case sono tutte rotte - ha scritto una bambina - la mia no, perchè la mamma l’ha salvata con le preghiere”. Laura, infine, una piccola di 5 anni, disegna sul foglio un grande arcobaleno che copre tutti i bambini sul prato, e sopra l’arco una sorta di “madre protettiva”. I bimbi che per Laura sono buoni si trovano sopra il prato, i cattivi, con le pistole, sono esclusi dal tappeto verde. Il titolo del disegno è “Forza Bambini”.
Dai racconti, e dai tanti, colorati disegni, emerge la creatività infantile, tra paura e capacità di adattamento, che si lega magari a cogliere gli aspetti positivi della nuova situazione, accanto alla nostalgia per la vecchia. E così c’è chi scrive della propria felicità di passare tutte le giornate con i genitori: “A volte giochiamo a carte con papà e io mi diverto tanto perchè mi spiace stare così sempre con lui”.
terrebimbi
A raccolgiere disegni, sfoghi, racconti delle piccole vittime del sisma - quello di Umbria e Marche, nel settembre 1997 - fu il maestro Antonio Mosciatti, della scuola elementare di Serravalle di Chienti. Li fece parlare, scrivere, disegnare su quella loro esperienza, anche per aiutarli a tirarla fuori. Da una frase, bella e terribile, di un bimbo, è nato anche il titolo Mi tremava anche il sogno del libro, edito dalle Edizioni Scientifiche Magi (pp. 104 - 10 euro)
Qualche stralcio: “La mamma urlava per il terrore. La casa ballava tanto forte che i mattoni cadevano davanti a noi, per fortuna senza colpirci. ‘Questa è la nostra fine!’, esclamava accanto a me che piangevo per la paura. Ora la mia casa è gravemente danneggiata e la mia famiglia non ha più un rifugio sicuro. Le vie del mio paese sono piene di ruderi. Dove noi giocavamo a nascondino non si passa più”, scrive Valentina. “In roulotte ci dormo perchè ancora abbiamo tanta paura del terremoto che non finisce mai: l’ultima scossa l’abbiamo sentita proprio oggi. Era fortissima. Comincio a stancarmi di questa vita. Io voglio che il terremoto finisca perchè voglio tornare a vivere nella mia casa”, sbotta Gessica.

Una Gessica di 12 anni fa a Serravalle, che non appare diversa dai bambini elle tendopoli abruzzesi, e anzi aiuta a capirli, a saperli sentire più vicini.

Bruno Vespa in volo sopra L’Aquila: Povera mia bella città

 Chiesa di Santa Maria a Paganica

Povera la mia bella città, massacrata da 30 secondi di terremoto. Pensavo che l’ultima strage sarebbe rimasta quella del 1703, quando fu inghiottita da un terremoto buona parte della città medioevale. Ressero le facciate delle chiese romanico-gotiche e rinascimentali più belle. Le colonne snelle e svettanti furono imbracate da orride camicie barocche e restituite alla loro meraviglia solo negli anni 70 da un coraggioso sovrintendente, Mario Moretti, morto di crepacuore per le critiche ingiustamente subite. La tragedia di Avezzano del 1915 ci colpì solo di striscio, ma il terremoto fa parte della nostra storia e non c’è aquilano che non abbia imparato a convivervi. Quando ero bambino, negli anni 50, mi insegnarono ad affrontare gli sciami sismici tenendo abiti e scarpe ai piedi del letto e correndo a rifugiarmi a ogni scossa sotto i muri maestri della casa: quelli che non crollano neanche quando la terra inghiotte il resto. Allora i vecchi edifici aquilani furono rinforzati da catene di ferro e i nuovi costruiti secondo rigorose regole antisismiche.
O così avrebbe dovuto essere. Perciò quando ieri notte la televisione ha detto che era crollato un grande albergo costruito vicino a casa mia una trentina d’anni fa, ed era inagibile lo stesso modernissimo ospedale, mi sono cascate le braccia. Le prime immagini trasmesse nella notte ci hanno mostrato la casa di mia moglie, nel cuore del centro più colpito della città. La facciata rinascimentale sembrava aver retto ma poco oltre abbiamo visto delle macerie. Ce l’avrebbe fatta a resistere? Ha retto bene la casa in cui sono nato: costruita nel ‘40, era stata rinforzata una ventina d’anni dopo da poderose catene di ferro. Dentro, le lesioni hanno gonfiato la vecchia carta da parati ma non sono esplose. Non ha retto invece il mobile da toletta al quale mia madre era molto affezionata: vi riponeva i pettini e i soli due tubi di crema che usava.
Adesso che con l’elicottero sorvolo la mia città ferita, vedo che il disastro è enormemente superiore alle previsioni. Mi colpiscono innanzitutto le chiese. È crollato il campanile di San Bernardino, magnifica chiesa rinascimentale già distrutta all’interno dal terremoto devastante del 1703. Aveva retto (e ha retto stavolta) la splendida facciata che incantò il grande pianista russo Sviatoslav Richter, alla sua prima tournée fuori della cortina di ferro. Non si presentò in orario al vicino teatro comunale e il direttore artistico della società dei concerti, bravo musicologo comunista, pensò a un sequestro della Cia. Richter era invece sotto la pioggia battente e senza ombrello ad ammirare questa meraviglia che custodisce il corpo del santo senese.
Ma il campanile non c’è più. Credo che anche la chiesa delle Anime sante, un triste tempio barocco in piazza del Duomo, avesse resistito a molti terremoti. Quello di domenica notte l’ha sventrata. Come spesso accade, le facciate intatte nascondono molte rovine. Così per il Duomo, ricostruito dopo il 1703 e ora irreparabilmente devastato nella parte absidale. E ancora San Marciano e, in misura minore, altre chiese importanti. Lo stesso Castello spagnolo costruito nel ‘500 (”per reprimere l’audacia degli aquilani”) è stato severamente sbrecciato. Molte delle case antiche hanno resistito, altre sono cadute per sempre.
Ma colpisce vedere distrutta la Prefettura, che pure dovrebbe aver avuto rinforzi in ferro negli anni 70; il grande albergo Duca degli Abruzzi, costruito negli anni 70, e infine l’ospedale costruito anch’esso tra gli anni 70 e 80, quando già gli avvertimenti sismici erano largamente presenti. Ci sono ancora molti morti sotto le macerie della mia città. Tra i vivi nessuno osa dormire in casa. Nella notte tra lunedì e martedì perciò forse 70 mila persone avranno dormito in ricoveri di fortuna. Molti andranno negli alberghi sulla costa esattamente come avvenne nel ‘76 in Friuli. Allora la ricostruzione fu sollecita e molto ben fatta. Speriamo che stavolta avvenga la stessa cosa.

Furti e falsi allarmi: pene più severe contro chi lucra sul terremoto dell’Abruzzo

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La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.

E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.

Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.

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Miracoli nel terremoto d’Abruzzo: Eleonora, viva dopo 43 ore sotto macerie

L'Aquila; recupero di Eleonora Calesini

Marta dopo 23 ore, Eleonora dopo 42. Piccoli-grandi miracoli, storie incredibili dalla martoriata terra d’Abruzzo. Da L’Aquila, precisamente, che ha gran parte del contro storico distrutto.
La giovane riminese è stata estratta dalle macerie alle 21.30 di martedì sera dai Vigili del fuoco di Venezia e di Cuneo che l’avevano individuata dure ore prima mentre stavano cercando un’altra ragazza.
Eleonora è una ragazza sorda. Ma gli uomini di vigili del fuoco e in particolare Claudio lo speleologo di Venezia dello Urban Search Rescue, sono riusciti a raggiungerla individuando un buco dentro il quale calarsi dopo aver sentito la sua voce. Eleonora stava sotto la sua amica, che ha smesso di vivere alle 3:32 di domenica. In una nicchia, buia, che il destino le ha creato proprio per lei in un mare di cemento. L’odore della calce e della morte come sole compagne di viaggio: 43 ore è durato l’incubo per questa ragazza di vent’anni tra le macerie del centro storico dell’Aquila.
“Un salvataggio così vale sei mesi di lavoro gratis”, dice Claudio, il vigile del fuoco di Venezia, che prima l’ha vista, poi le ha parlato e poi ancora l’ha tirata fuori. Sbaglia, Claudio: un salvataggio così vale una vita. Quella di Eleonora Calesini, appunto. Studentessa nata sul mare, che ha rischiato di morire tra le montagne.
Quando domenica è arrivato il terremoto Eleonora era a casa con un’amica; una casa da studenti, mobili economici e via, sono altre le cose per cui val la pena di spendere i soldi. La scossa ha sbriciolato il palazzo di cinque piani dove viveva, in un istante. Chissà cosa ha pensato Eleonora, chissà cosa ha sentito, lei che aveva problemi di udito e utilizzava un apparecchio che l’aiutava a sentire meglio ma che toglieva quando andava a letto. Poi più niente; silenzio fuori e silenzio dentro. Paura, orrore. In quelle condizioni, con la gamba bloccata da una trave di cemento e un braccio schiacciato, soli e al buio, resistere un’ora è già difficile. Rimanere vivi per 43 ore è eroico.
Ma Eleonora ce l’ha fatta. L’hanno individuata alle 19 di martedì 7, in una nicchia tra il cemento. “Ero sceso là sotto e ho visto una ragazza morta, era in piedi travolta dalle macerie - racconta Claudio, il vigile del fuoco - poi ho visto un buco, un piccolo cunicolo. Mi ci sono infilato e lei era lì, e mi guardava. Mi si sono illuminati gli occhi. Ho urlato ’silenzio’”. “Abbiamo iniziato a puntellare tutto per evitare che ci cadessero addosso le macerie” aggiunge Bruno, un altro vigile del fuoco, di Venezia, che ha partecipato al salvataggio “Eleonora ci parlava ed era cosciente”.
Il vigile ed Eleonora si sono parlati a lungo mentre le operazioni di soccorso andavano avanti. Poi alle 21:30 finalmente la luce e il volo verso l’ospedale. A Mondaino, il paese della giovane, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia, per festeggiare. Un’altra famiglia a centinaia di chilometri di distanza, invece piange: sono i familiari di Enza, un’altra ragazza. Lei è ancora sotto quelle macerie.
Altra storia incredibile è quella di Maria D’Antuono, 98 anni, trovata viva dopo 30 ore, a Tempera. Quando le è stato chiesto cosa ha fatto tutto questo tempo, ha risposto: “Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto”. L’anziana, che è rimasta tra i calcinacci nel suo letto, è stata portata giù dai pompieri e soccorritori alle 8 di martedì mattina e ha mangiato qualche cracker. Maria, che è rimasta tra i calcinacci, nel suo letto, ha chiesto “Almeno fatemi pettinare!”.

Al di là del loro carattere miracoloso, le storie di Marta, Eleonora, Maria, dicono gli esperti, sono molto importanti: nel teatro di morte che il sisma ha disegnato, rappresentano un simbolo di speranza per le persone che aspettano di riabbracciare i loro cari dispersi o ancora sotto le macerie.

Apocalisse in Abruzzo: i bambini a rischio traumi psicologici

bambiferiti

Purtroppo, inevitabilmente, ci sono anche loro, nell’apocalisse abruzzese: i bambini.
Alcuni morti, tanti feriti, molti sfollati, tutti traumatizzati a vita: anche questo terremoto, che ha raso al suolo interi paesini e messo in ginocchio una regione, ha avuto il suo tributo di vite giovani e giovanissime. Ancora non si conosce il numero esatto delle piccole vittime, ma sono già numerose. E per i bambini terremotati è subito scattata la gara della solidarietà.
Una delle scene più strazianti di questa tremenda giornata, e che probabilmente resterà impressa a lungo nell’immaginario collettivo legato al sisma in Abruzzo, è quella di una mamma che è morta abbracciando i due figlioletti, all’Aquila. I soccorritori li hanno trovati così, avvinghiati, sul letto della loro casa, in una palazzo che si è letteralmente sgretolato. Mamme e bambini morti sotto il crollo delle loro abitazioni anche nel centro storico di Poggio Picenze, un comune dell’aquilano: due mamme e tre bimbi, due dei quali di origine slava così come una delle madri.
All’ospedale dell’Aquila i medici hanno tentato invano di rianimare quattro bambini che erano rimasti soffocati da calcicacci e polvere. Una bimba morta anche a San Gregorio, frazione dell’Aquila, dove però sono tutti salvi altri 40 bambini ospiti di una casa famiglia gestita dalle suore. Vivi, ma feriti, cinque piccoli aquilani che sono stati ricoverati all’ospedale di Chieti. E ora le organizzazioni che si occupano di minori lanciano l’allarme: le vittime non sono solo quelle che muoiono o vengono ferite, bisogna occuparsi anche di tutti gli altri, perché se un terremoto può rivelarsi un’esperienza tremenda per un adulto, i più piccoli, che sono più vulnerabili, ne possono ricevere segni indelebili. Occorre perciò, come ha esortato Save the Children, aiutare psicologicamente i bambini sopravvissuti, alcuni dei quali hanno perso contatto con i propri genitori.
Telefono Azzurro ha messo a disposizione una task forze per aiutare bambini e adolescenti abruzzesi. Unicef Italia ha stanziato 100 mila euro per le esigenze primarie dei piccoli terremotati, auspicando che “il governo metta al primo posto dell’agenda degli interventi nelle zone terremotate i bambini, la loro assistenza e protezione”. E il governo, attraverso il ministero per le Pari Opportunità, sta predisponendo un centro di prima accoglienza medica e ludica a disposizione dei bambini e dei ragazzi colpiti dal terremoto.

Una equipe di medici di Salerno è in viaggio verso l’Aquila, altre ne seguiranno domani, quando il ministro Mara Carfagna sarà nel capoluogo abruzzese per attivare il presidio per i più piccoli, del quale faranno parte esperti di clownterapia, psichiatri e psicologi infantili che col sorriso aiuteranno i bimbi a rimuovere lo shock da terremoto. A disposizione per questa iniziativa 100 milioni di euro. Per i bambini si sono mosse anche le parlamentari, che su iniziativa di Barbara Saltamartini sono pronte ad accogliere anziani e bambini sfollati nelle loro case o, in alternativa, a ospitarli in strutture alberghiere.
Per Save the Children, “c’è bisogno di fornire ai bambini sfollati e alle loro famiglie tutti i generi di prima necessità e i servizi di base, ma ugualmente fondamentale è il supporto psicologico che genitori ed insegnati sono chiamati a fornire loro”. Per supportarli, Save the Children ha sviluppato il seguente decalogo, pubblicato sul sito internet dell’Organizzazione, usato in varie emergenze in tutto il mondo:
1. Niente tv. Continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perchè potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in
corso.
2. Ascoltare attentamente i bambini. Prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito.
3. supporto psicologico. Rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinchè si sentano al sicuro.
4. Accettare l’aiuto di esperti.In caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato.
5. Aspettarsi di tutto - Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie forze. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perchè in grado di capire meglio.
6. Dedicare tempo e attenzione - I bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.
7. Essere un modello. I bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.
8. Imparare dall’emergenza . Anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.
9. Aiutarli a tornare alle loro normali attività. Quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.
10. Incoraggiarli a dare una mano . Aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo.

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