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bamboccioni

Che giornata è se Brunetta non c’è?

Renato Brunetta, 59 anni, ministro della Funzione Pubblica

Renato Brunetta, 59 anni, ministro della Funzione Pubblica

Ammettiamolo con sincerità: dovesse passare un mese senza una fiammata brunettiana ci sentiremmo ormai come persi in un mondo vuoto e le giornate trascorrerebbero senza emozioni. Continua

Brunetta sulle orme di Tps: “Bamboccioni? Fuori di casa a 18 anni, per legge”

Renato Brunetta

E i bamboccioni tornano al centro delle polemiche.
Polemiche che durano da tempo: come un fiume carsico hanno viaggiato nascoste, in questi anni. Continua

Pamphlet sul Welfare: Bamboccioni d’Italia uniti contro il bullo Tps

Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa: sotto l'attacco di molti colleghi di governo

Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa è il bullo di “Scuola Italia”. Così almeno lo disegna Federico Mello, già autore de L’Italia spiegata a mio nonno, nel suo cinicamente realistico pamphlet Il protocollo welfare visto dai Bamboccioni. “Se ci pensate bene,” scrive “vero e proprio atto di bullismo istituzionale si configura l’uscita infelice di TPS sui Bamboccioni“. “Bullismo Istituzionale in quanto atto di prepotenza, vera e propria spacconata tesa ad umiliare chi non rientra nel ‘modello identitario’ della classe dirigente italiana”, cioè “dei governanti in età da bocciofila e tombolate che in Italia si adoperano a tempo pieno per tenere saldamente occupate le poltrone del potere”.
E con puntualità Mello passa al setaccio il protocollo sul welfare varato da Prodi&Co, una sorta di accordo preliminare tra governo, sindacati e Confindustria, guardando al pacchetto di misure sullo stato sociale proprio dal punto di vista dei Bamboccioni, degli italiani tra i 20 e i 35 anni. “Evidentemente scrivendo questo protocollo chi sta al potere ha scelto a cuor leggero la strada dello scontro generazionale, del bullismo dei nonni sui nipoti, in luogo di politiche lungimiranti. [...] È un peccato perché mettere al centro del sistema Italia le nuove generazioni, sarebbe un gioco win-win, un gioco a somma non zero, un gioco nel quale, alla fine, vincerebbero tutti”.

[i](Foto: Ansa)[/i]

E nell’analizzare con piglio tecnico e chiarezza le misure adottate ce n’è per tutti. Ce n’è per i sindacati, “che difendono tanto strenuamente le pensioni mentre sulla precarietà si fanno di nebbia come se la questione non li riguardi”. Favorendo l’abolizione dello scalone sulle pensioni, quindi permettendo un’entrata in vigore dell’età pensionabile di 61 anni solo nel 2013, e addossando però il costo di questa proroga (7,5 miliardi di euro) sugli indolenti Bamboccioni.
Ce n’è per la legge Dini, “che porta il nome di un dinosauro che inspiegabilmente ancora giganteggia nella politica italiana”, secondo la quale per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in avanti “è entrato in vigore il calcolo contributivo della pensione, ovvero, ‘tanto hai pagato, tanto ricevi’”.
Ce n’è per i contratti a progetto. “Anche in questo caso si arriva al capolavoro, facendo pagare ai lavoratori più deboli il costo dello scalone sulle pensioni. Praticamente viene alzata l’aliquota contributiva dei co.pro”. Con felice beffa dei “lavoratori più sfigati di tutti”, “quelli (direbbe Enzo Jannacci) che… pagano pensioni che loro no avranno mai, quelli che… non hanno diritto al sussidio di disoccupazione, quelli… a più facile rischio di licenziamento, quelli che… di fatto non hanno neanche garantite ferie e maternità, quelli che… in caso di malattia ‘il contratto si ritiene sospeso’”.
Ma, cari Bamboccioni, Federico Mello non vuole che voi vi piangiate addosso. D’altronde quella di TPS è stata “una mossa politicamente scaltra”, fatta non contro lobby, potentati, mafiosi, professionisti, fannulloni, ma contro chi potere non ne ha. Per questo bisogna cominciare a riflettere su come organizzarsi per contare qualcosa, per far sentire la propria voce, per trovare, se necessario, forme di conflitto efficaci. “Da ciò sarebbe utile partire per ricominciare a costruire il futuro” conclude Mello.

Mosca e Mogherini: intervista doppia con le due giovani stelle del Pd

Alessia Mosca. volto nuovo del Pd
Alessia Mosca

Squadra snella, giovane e, alla faccia delle quote, soprattutto rosa: con 9 donne e 8 uomini. Tutti d’accordo nel definire la segreteria scelta da Walter Veltroni per il nuovo Pd.
Ma all’ombra della chioccia Anna Finocchiaro (navigata capogruppo dei democrats al Senato), sono due le giovani stelle, in ascesa, nella galassia veltroniana.
Una è Federica Mogherini, 34 anni, romana, nel consiglio nazionale dei Ds da quando ne ha 28. Con una laurea in Scienze politiche e una tesi sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, Mogherini si è interessata di Iraq, Afghanistan, Medio Oriente. Poi è diventata il ponte dell’ex segretario Fassino con il Pse e, per Veltroni, con i Democratici americani. L’altra è la monzese Alessia Mosca, trentadue anni, laurea in Filosofia e studi all’estero, membro della segreteria tecnica del Sottosegretario Enrico Letta, ricercatrice di Arel, Agenzia di Ricerche e Legislazione e con un curriculum da studiosa (soprattutto lontano dall’Italia) lungo così.
I due volti nuovi del gotha democratico hanno accettato di raccontarsi a Panorama.it in questa intervista. Doppia.

Lei si sente una “bambocciona”?
Mosca: Quella di Padoa Schioppa è stata una caduta di stile. Ma il concetto è giusto. Io ho iniziato a vivere da sola presto, a 23 anni. Quindi, non sento di rientrare in questa categoria. Tuttavia, uscire di casa è oggi un’oggettiva difficoltà per troppi giovani. Bisogna fare in modo che ci sia vera possibilità di scelta. Quando questa ci sarà, allora chi resterà in casa sarà davvero un bamboccione, perché non avrà scusanti.
Mogherini: Di “bamboccioni” non ne conosco. E se qualche mio coetaneo sta ancora a casa con i genitori è perché non ce la fa a pagarsi un affitto, o perché con un contratto a progetto le banche non ti danno un mutuo. A me poi hanno insegnato che l’autonomia è un valore: sono tra quelli che a 18 anni hanno lavorato da Mc Donald’s a Londra per studiare l’inglese; a 19 ho iniziato a vivere da sola, e a 34 ho lavoro, casa (col mutuo) e famiglia. Ma so bene che questo è stato possibile perché ho avuto una famiglia alle spalle che ha potuto sostenermi ed aiutarmi.

Quanto guadagna al mese?
Mosca: Intorno ai duemila euro.
Mogherini: 1.600 euro.

L’accordo sul welfare non ha tutelato solo la generazione dei padri mettendo in difficoltà i più giovani?
Mosca: Nient’affatto. Considero l’accordo del 23 luglio un traguardo straordinario. È forse la prima volta che su questi temi si fa un passo in avanti di tale portata. Penso alla totalizzazione dei contributi o al riscatto della laurea. Certo, tutto è perfettibile. Credo in generale che in questo Paese la voce dei giovani debba essere ascoltata di più. Occorre dare loro spazio reale. È questa la vera sfida. Sarà anche una mia responsabilità riuscire a far sì che i giovani si facciano ascoltare.
Mogherini: A me pare un buon accordo, che anzi introduce novità importanti per i più giovani. Il punto non è tutelare più una generazione o l’altra, ma capire che la società non è più quella del secolo scorso, i tempi e i modi di vita delle persone (dei più anziani e dei più giovani) sono cambiati, ed è necessario che cambi anche il sistema di protezione sociale.

Perché si è messa il lista con Letta e non con Veltroni?
Mosca: L’ho scelto tanti anni fa. In tempi non sospetti. Mi piace il suo approccio, senza posizioni di tipo ideologico. Credo che sia un uomo politico con risposte nuove. Sono ammirata dal suo essere persona seria e competente. Capace di affiancare una grande capacità politica ad un’alta competenza tecnica. E quando si è candidato alla segreteria del Pd non ho avuto dubbi. Rispecchia il suo modo di essere e cerca di affrontare i temi all’ordine del giorno con una mente aperta rispetto ad alcune rigidità che la politica italiana ha avuto per tanto tempo.

Scelta facile la sua, sul carro di Veltroni la vittoria era scontata.
Mogherini: Mi è sembrato naturale che fosse Veltroni il primo segretario del Pd: per l’entusiasmo che ha sempre provato per questo progetto, per la capacità di trasmettere questa energia, di arrivare a chi si sente deluso o distante dalla politica. E per il coraggio di compiere scelte poco ortodosse, di innovare, “spiazzare”. Ma di certo non è stata una scelta “contro” gli altri concorrenti: se oggi siamo nello stesso partito non è per caso.
Federica Mogherini, 34 anni, romana, nel consiglio nazionale dei Ds da quando ne ha 28
Federica Mogherini

Dopo l’incarico europeo in Birmania, Piero Fassino vorrebbe occuparsi di politica internazionale nel Pd. Da membro della segreteria, che tra l’altro si occuperà di politica estera, ne diventerà la diretta superiore?
Mogherini: Non sono la “diretta superiore” di nessuno, tanto meno di Fassino. Se la domanda è come mi sento ad essere nell’esecutivo, la risposta è “benissimo”. Sono emozionata, felice, un po’ spaventata dall’enorme carico di lavoro che ci aspetta, e pienamente consapevole di quanta responsabilità questo ruolo comporti. Conoscendo molti degli altri membri dell’esecutivo sono sicura che lavoreremo bene insieme.

Dove si vede tra 5 anni. E con quale ruolo nell’establishment politico italiano?
Mosca (a cui Veltroni ha affidato l’area del lavoro, ndr): Non lo so
Mogherini (neo responsabile dell’area sulle istituzioni, ndr): Non ne ho idea, 5 anni sono un’eternità nella vita di una persona, ed anche nella politica italiana. Comunque mi immagino in politica, nel Pd.

Come si sta da giovani in un Pd costretto a navigare a vista tra l’opposizione di centrodestra e la sinistra radicale che fa le bizze?
Mosca: Guardando avanti.
Mogherini: Mi pare che sia l’opposizione, più che il Pd, a navigare a vista. Non riescono ad andare oltre l’invocazione della spallata, che si rimanda di settimana in settimana… Progettualità: zero! Sinceramente, “da giovane” mi sentirei piuttosto a disagio se fossi di centrodestra. Con il Pd, invece, mi pare che abbiamo cominciato al meglio, con forti segnali di innovazione e cambiamento, e credo che il governo ne trarrà beneficio.

Mogherini, lei non è una novizia. Mangia pane e politica estera fin da ragazzina. È questo il nuovo che avanza nel Pd?
Mogherini: La mia vita è quella di una donna di 34 anni, ed è certamente diversa da quella della maggior parte degli uomini politici di 70: prendo l’autobus, faccio la spesa, accompagno mia figlia a scuola… La vita che fai determina, almeno in parte, il tuo sguardo sulle cose. Dopodiché, per fare qualsiasi lavoro è necessario avere competenza e professionalità, ed io credo che la politica non faccia eccezione. Poi, lo stesso lavoro lo si può fare in maniera più o meno innovativa, ed a volte su questo l’età aiuta…
Mosca, con quella brillante carriera da prima della classe, potrebbe essere definita una tecnocrate. È questo il nuovo che avanza nel Pd?
Una delle sfide della politica e del Pd è superare la divisione tra tecnici e politici perché la politica deve essere fatta e vissuta da tutti e tutti devono dare alla politica il proprio contributo in base a ciò che sanno fare.

Ricorda il detto morettiano: “Dì qualcosa di sinistra”? Ci dice qualcosa di giovane?
Mosca: Perché quello che ho detto finora non è giovane?
Mogherini: E perché dovrei…?! A 16 anni sei giovane, a 34 i ragazzini ti danno del lei…

Ultimo film visto?
Mosca: Giorni e nuvole di Silvio Soldini
Mogherini: Purtroppo da quando è nata mia figlia vado al cinema molto meno di prima. Credo l’ultimo sia stato al cinema Saturno Contro, a casa La ricerca della felicità.

Un libro che consiglia ai giovani?
Mosca: Il gattopardo. Perché vorrei che l’Italia non fosse così.
Mogherini: I miei consigli sui libri in genere sono “personalizzati”, mi riesce difficile consigliare un libro “ai giovani”. Ognuno ha i suoi interessi, i suoi gusti, che è giusto assecondare. L’importante è avere il piacere di leggere.

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TPS e le “bellissime” tasse: il dottor Stranamore dell’Economia

ovvero Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell'Economia
Adesso è certo: quelle di Tommaso Padoa-Schioppa non sono gaffe, ma rispondono a una strategia mediatica ben precisa. Il ministro dell’Economia ha infatti deciso di ripetere le gesta del dottor Stranamore; e l’indimenticato personaggio ideato da Stanley Kubrick per Peter Sellers è ciò che ci vuole, a suo avviso, per contrastare l’antipolitica e in generale per rispondere alle incertezza (per dirla alla Tps: “all’incazzatura“) dell’opinione pubblica.
Ieri erano i bamboccioni, i figlioli che non se ne vanno mai di casa. E così ti sistemo i precari alle prese con affitti da 500 euro e oltre al mese. Oggi parliamo di tasse: “Sono una cosa bellissima” trova il ministro. “Un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, salute”. Certo, come no. Infatti istruzione, sicurezza salute (temi astutamente scelti non a caso da TPS-Stranamore) girano che è una meraviglia.
Prendiamo l’assistenza sanitaria, per esempio. Il Lazio ha un buco di dieci miliardi di euro e la regione quest’anno ha portato al massimo l’addizionale Irpef per i cittadini e l’Irap per le imprese. In compenso la situazione al Policlinico è un po’ quella che è. Ebbene, da ogni famiglia e ogni azienda si alza un coro: “Ma è bellissimo!”.

Vogliamo invece parlare di sicurezza? Lasciamo perdere i lavavetri, questione cheap di cui si occupano i sindaci, e magari osserviamo gli assassini in villa, o anche in condomini popolari, la droga fuori delle scuole (faccenda che si lega mirabilmente con quella dell’istruzione), gli sbarchi di clandestini, eccetera. Come direbbe TPS? “Mantenere questo po’ po’ di roba è civilissimo!”.
Ancora più sottile si rivela la strategia Padoaschioppiana esaminando gli ultimi sondaggi non sui ricchi o sul ceto medio, ma sugli operai. Vorrebbero, pensate un po’, meno tasse sulle loro stratosferiche retribuzioni. In questi giorni vanno a votare in fabbrica su welfare e dintorni, e di certo il viatico di TPS li conforta nella scelta e li rafforza nella fiducia verso il governo. Del resto è noto che anche l’”Amore è una cosa meravigliosa”: finché non ti fanno le corna è così.
Gli esegeti del centrosinistra, quelli che decifrano tutto ma proprio tutto, sostengono che Padoa-Schioppa è un impolitico, che ragiona come farebbe abitualmente nel salotto di Eugenio Scalfari o di Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce (quest’ultimo più che per le tasse si diverte ad aumentare i tassi, così salgono i mutui: anche questo è bellissimo). Errore. Padoa-Schioppa è politicissimo, è una volpe, solo che lavora per l’altra parte: per Berlusconi, insomma. Altro che Brambilla, altro che MVB: vuoi mettere TPS?

Il VIDEO servizio:

Welfare: in rete e nei blog i precari si dividono

Un manifestante travestito da fantasma con un cartello con la scritta
di Monica Vignale

Il protocollo sul welfare non divide solo il centrosinistra. Sui blog e nei forum di discussione i lavoratori, specie precari, dibattono da settimane, arroccati su posizioni diverse e ugualmente ferree. “Se leggete bene questo protocollo, vedrete che sono state migliorate parecchie cose: ammorbidimento dello scalone, più fondi per il prepensionamento dei lavori usuranti, innalzamento contributi per cocopro. Per i giovani, onestamente, mi sembra un passo in avanti”. Ma dall’altra parte della barricata la critica è drastica: “Invito i lavoratori come me a non farsi incantare dalle sirene sindacali e a chiedersi: ‘Mi conviene?’. La risposta è ‘no’”. C’è chi va oltre: “In fondo la riforma Maroni e questo protocollo sono identici, no? Allora lasciamo le cose come stanno”.

La blogosfera ripropone la stessa frattura che spacca la maggioranza parlamentare: sinistra radicale da un lato, moderati dall’altro. “Votare no per poi ottenere che torni lo scalone Maroni, magari peggiorato? L’accordo non risolve tutto, ma migliora parecchio”. Ma i rifondaroli ribattono: “Ragionare significa smettere di cadere nella trappola per cui se uno (Prodi) è anti Berlusconi automaticamente è di sinistra”. Le accuse al decreto si moltiplicano e non salvano nulla, neppure la defiscalizzazione degli straordinari: “Così il dipendente diventa una bestia da soma”.
Nascono siti contro la firma dell’accordo del 23 luglio. Si legge su www.consultazioneprecaria.org: “Siamo movimenti, centri sociali, precari, migranti, senza casa, lavavetri, writer, senza diritti, invisibili. Ci aspettavamo che questo governo mantenesse le promesse: cancellare la precarietà, garantire tutele e nuovi diritti. Ma l’accordo non argina la precarietà dilagante”.
Molti soffiano sul dissenso che pervade la rete. “Un bel modo per mettere la generazione dei giovani contro quella dei vecchi. Un bel modo per far sì che i giovani augurino una rapida dipartita ai vecchi”.

Sul blog dei contrattisti a termine scontenti si lamenta la poca chiarezza del protocollo: “A me sembra che ci siano le solite buone intenzioni, ma campate in aria come sempre: per esempio, se un’azienda rinnova un contratto temporaneo per 30 mesi e poi lascia a casa il lavoratore, questo deve ricominciare da zero il conteggio nell’azienda successiva? E poi cosa significa incentivare e potenziare il lavoro part-time e i servizi per l’infanzia? È un concetto interessante, ma nei fatti?”. Nel mirino della rete anche la manifestazione del 20 ottobre: “Possibile che non abbiamo il coraggio di dire che la nostra sinistra sbaglia, che i lavoratori sono tutti delusi da questo accordo?”.

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LEGGI ANCHE: I bamboccioni del ministro Padoa-Schioppa e le bacchetate bipartisan

I bamboccioni del ministro Padoa-Schioppa e le bacchettate bipartisan

Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell'Economia, in Senato
Non ha usato giri di parole, modi di dire, espressioni politically correct. Non ha parlato di “Generazione X” o di giovani alla Tanguy (dal caustico film francese su un ventottenne mammone che accumulava lauree pur di non lasciare i genitori) o della classica sindrome di “Peter Pan”. Abituato alla crudezza dei numeri, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, mentre illustrava davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato le agevolazioni sugli affitti per i giovani contenute in Finanziaria, ha detto: “Le misure a favore delle famiglie serviranno anche a mandare i ‘bamboccioni’ fuori di casa”.
Bamboccioni, cioé? Quei giovani mammoni che adesso restano fino a età inverosimili in casa con i genitori. “Quelli che non crescono mai, non si sposano, non si rendono autonomi. È un’idea secondo me importante”.
Ha detto proprio così, il ministro dall’aplomb inglese? Sì. E allora, apriti cielo!
Con una battuta giudicata “infelice” sia dalla destra che dalla sinistra, il responsabile di Via XX Settembre è riuscito in un colpo solo a compattare i due schieramenti e da loro incassa bacchettate bipartisan. Un commento al vetriolo arriva da Manuela Palermi, capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato: “Quando Padoa-Schioppa sarà riuscito a trasformare l’Italia in un Paese dove le banche concedono mutui anche ai precari, allora forse cercheremo di capire se dietro quel suo bamboccioni ci sia una fine analisi sociologica”. Il ministro forse ignora, dicono altri, che a Roma un posto letto in una camera per gli studenti universitari costa 400-50 euro al mese. Il trentatreenne onorevole del Prc Francesco Caruso (che di battute infelici si intende) ha colto la palla al balzo per dare addosso al ministro reo di “frequentare troppo i salotti dell’alta finanza dell’Fmi e della Bce” non “rendendosi conto del dramma sociale e umano sempre più diffuso della precarietà e disoccupazione. Altro che bamboccioni!”. E ancora: “Che il governo punti sui giovani lo si vede al Senato, dove sopravvive coi voti dei novantenni”, ironizza Azione Giovani. “Da come parla nonno Padoa-Schioppa” dicono ancora i giovani di An “sembra che i ragazzi siano felici di dover restare a casa: così il lavoro precario, il futuro incerto, l’impossibilità di metter su casa e famiglia diventano privilegi per noi bamboccioni”.

[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
Storcono il naso sia la maggioranza e l’opposizione di fronte all’espressione usata dal ministro. Al quale altri giovani in rete (qui, qui e qui) ricordano che se è vero che restare attaccati alle sottane di mamma è una tendenza abbastanza naturale dei giovani italiani d’oggi, è altrettanto vero che il nostro è il Paese dell’adolescenza infinita, dove, per esempio, di Enrico Letta si dice (e si scrive) “il giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio”. E Letta ha 41 anni… e dice di non poterne più di “essere presentato come il ragazzo della politica
Il ceffone, da padre bonario, di Padoa-Schioppa ha sollevato insomma putiferio. Tutti i precari l’hanno presa come un’accusa ingenerosa, sottolineano che l’Italia difende accanitamente le pensioni più che i salari e favorisce più chi è alle soglie della previdenza rispetto a chi fa i primi passi nel mondo del lavoro. Intanto, aspettando di diventare adulti con lo sgravio fiscale del ministro, che varia fra i 495,8 e i 991,6 euro annui (cioè una cuccagna mensile tra i 41 e gli 82 euro, ma solo per chi ha un reddito inferiore ai 30mila euro l’anno), guardano sempre più con favore a chi vorrebbe mandare a casa i “bamboccioni” del Parlamento, che costano alle famiglie italiani milioni di euro.

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