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Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra, Tokyo e New York.
Ecco la sestina delle città più care al mondo (in relazione a un paniere standardizzato composto da 122 beni e servizi), ma anche quelle con il reddito medio più alto. Se si prendono in considerazione anche gli affitti, la vita è particolarmente cara a New York, Oslo, Ginevra e Tokio. All’estremo opposto, iprezzi più bassi per il paniere si registrano a Kuala Lampur, Manila, Delhi e Bombay.
Lo rivela l’annuale studio della banca Ubs su prezzi e salari 2009 di 73 città di tutto il mondo (dati di riferimento sono stati raccolti tra marzo e aprile) che, per calcolarne le differenze, ha analizzato quanto tempo di lavoro fosse necessario per comprare un iPod nano.
Risultato: un dipendente medio di Zurigo e New York ha bisogno di nove ore di lavoro, mentre un lavoratore di Bombay deve lavorare un mese per comprarlo. E se un romano se la cava con 19 ore e mezzo, a un milanese ne bastano 16. L’analisi, che si basa su una cesta di 122 beni e servizi, ha evidenziato che i residenti di Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra e Tokyo pagano una media del 20 per cento in più rispetto ad altre località dell’Europa occidentale.
Nelle città italiane è stata invece registrata un’inversione di tendenza, con Roma al 17esimo posto della classifica mondiale che supera Milano - 30esima - per costo della vita.
Diversi i risultati per quanto riguarda il reddito medio: Roma si classifica infatti al 30esimo posto dietro di 14 punti rispetto al capoluogo lombardo, come conferma il potere d’acquisto dei romani, al 39esimo posto rispetto al 26esimo dei milanesi.
Lo studio ha concluso che gli impiegati di Copenaghen, Zurigo, Ginevra e New York hanno i redditi lordi più alti, mentre gli stipendi netti migliori si trovano in Svizzera, a Zurigo e Ginevra, dove la percentuale di imposte statali è relativamente bassa rispetto al totale.
Secondo lo studio inoltre i prezzi medi in Europa non si sono omologati nonostante l’ampliamento della UE nel 2004: una cesta di 95 beni e 27 servizi è risultata più economica del 35 per cento nelle città dell’Europa dell’est rispetto a quelle occidentali, dove i lavoratori guadagnano in media tre volte in più dei loro colleghi.
Taxi, ristoranti e shopping: dove si spende di più? La MAPPA:
Visualizza Prezzi, salari e servizi nel rapporto 2009 di Ubs in una mappa di dimensioni maggiori

di Raffaella Galvani
Imprenditori e clienti le mettono sempre più spesso sotto accusa, il governo le marca strette, l’opinione pubblica non le ama. Ma le banche italiane hanno fan insospettati: i laureandi in economia. Al primo posto tra le aziende dove vorrebbero essere assunti, 2.600 universitari interpellati via internet dal Trendence Institut di Berlino indicano infatti l’Intesa Sanpaolo, seguita dalla Banca d’Italia, dall’Unicredit e dal Monte dei Paschi.
Lo rivela il Graduate barometer, il più grande sondaggio mondiale sulle attese dei giovani universitari, che nell’edizione 2009 ha coinvolto 196 mila studenti di oltre 779 università di 22 paesi europei, Russia compresa.
I risultati dell’Italia, che Panorama pubblica in esclusiva (qui le tabelle ), con quattro piazzamenti ai vertici della classifica incoronano le banche protagoniste delle aspirazioni dei futuri dottori in economia a caccia di impiego. Un poker d’assi sorprendente nell’epoca dei grandi crac finanziari mondiali, ma che si spiega con il fatto che, portatesi avanti con forti tagli di personale all’epoca delle fusioni, oggi le banche sono tra le poche imprese che reclutano giovani.
E se i laureati economici in tempi difficili sembrano cercare soprattutto solidità e sicurezza, al punto da inserire fra i datori di lavoro preferiti anche le Poste italiane, settime in classifica a pari merito con Fiat e Bnl, tra i 2.800 laureandi in ingegneria che hanno partecipato al sondaggio, ancora a sorpresa, il made in Italy batte il fascino delle multinazionali del web e dell’hi-tech. L’Enel e l’Eni si piazzano infatti rispettivamente al primo e al secondo posto, scalzando Google e Apple, prime classificate dell’edizione italiana del 2008. Una retrocessione che non trova conferma a livello europeo: nella euroclassifica di ingegneria Google, Microsoft e Apple sono la terna vincente della hit parade dei datori di lavoro ideali, e relegano al ventinovesimo posto le nostre Enel, Eni e Ferrari, le prime aziende italiane a comparire nell’elenco europeo dei futuri ingegneri. La Banca d’Italia e l’Intesa Sanpaolo sono, al quarantunesimo posto a pari merito, le prime citate dai giovani iscritti alle facoltà di economia dell’eurozona.
Un fatto è certo: la crisi sta condizionando pesantemente i sogni e i progetti della futura classe dirigente. “Aziende che per anni erano state considerate noiose sono diventate attraenti per la sicurezza del posto che si pensa possano garantire” commenta Mariana Rajic, account manager del Trendence Institut.
Così la PricewaterhouseCoopers è riuscita a strappare lo scettro di impresa più amata nelle facoltà di economia d’Europa all’Oréal, che lo deteneva dal 2002, e in generale in svariati paesi si è registrato un buon piazzamento delle società di revisione contabile. “Anche i gruppi del lusso, meno toccati per ora dalla crisi, compaiono per la prima volta in diverse classifiche nazionali del segmento economico” fanno notare i ricercatori tedeschi. E se la Gucci è risultata tredicesima in Italia, dopo le Assicurazioni Generali, la Lvmh (che ha capitalizzato la notorietà di marchi come Vuitton, Dior, Hennessy, Sephora) è entrata nelle prime dieci d’Europa.
L’effetto più evidente della recessione mondiale emerge, in questa edizione del sondaggio, quando si tocca l’argomento quattrini, ovvero il primo stipendio atteso. Perché se è vero, come spiegano i ricercatori del Trendence Institut, che il dato medio europeo è stato condizionato al ribasso nel 2009 dall’ingresso di due nuovi paesi a minor reddito come la Romania e la Russia, è altrettanto vero che i risultati nazionali dei paesi più significativi, esaminati singolarmente, danno tutti pesanti segni meno, con perdite del salario atteso tra i 2 e i 4 mila euro all’anno.
Le società preferite dai laureandi europei. Fonte: il Trendence Institut di Berlino con il Graduate barometer, il più grande sondaggio mondiale sulle attese dei giovani universitari
Tra i futuri dottori in economia per esempio tiene la posizione solo la Francia, mentre la Gran Bretagna passa dai 41.332 euro annui lordi attesi del 2008 agli attuali 30.819. Né va diversamente per gli ingegneri, che in Spagna scendono da 25.041 a 21.017, mentre in Gran Bretagna crollano da 38.141 a 30.664.
E l’Italia? Arretra come tutti (meno 4.672 euro annui lordi per le facoltà economiche e meno 2.779 per ingegneria) e, con la Spagna, si conferma in coda, ben al di sotto delle medie europee.
Di certo gli universitari italiani sono, dopo gli spagnoli, i più preoccupati per il loro futuro di lavoro, sebbene abbiano scelto due delle facoltà ritenute migliori ai fini dell’occupazione. È in ansia l’88 per cento degli iscritti a economia e l’83 di quelli di ingegneria (le medie europee sono di 58 e 50). Così, più di uno su tre dichiara che dopo la laurea andrà all’estero a cercarsi un’occupazione. Una voglia (necessità ?) di varcare i confini in cui, sui 22 paesi europei del campione, ci battono solo i francesi, i greci e gli svizzeri.
Il primo stipendio lordo che i laureandi si aspettano. Fonte: il Trendence Institut di Berlino con il Graduate barometer, il più grande sondaggio mondiale sulle attese dei giovani universitari
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Banche, scuole, negozi, caserme. L’Aquila cerca un disperato ritorno alla normalità : soldi, consumi, aule nelle tende, lenti a contatto. Tutto concorre a cercare di riportare la vita più avanti del 6 aprile.
A partire dalla ricostruzione degli alloggi per gli sfollati con la precisa richiesta del Difensore Civico aquilano di far lavorare le aziende del posto e non importare case di legno dall’estero. Muovere l’economia, smuovere le macerie psicologiche dell’apparato produttivo.
Ha riaperto oggi i battenti all’Aquila la Carispaq, la Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, il maggior istituto di credito della zona. La sede centrale della banca, in corso Vittorio Emanuele, è stata gravemente lesionata dal sisma ed è inagibile: la Carispaq si è quindi insediata in via Strinella, in un complesso di nuova costruzione che ha retto al sisma. Anche la Bnl ha riaperto oggi lo sportello della frazione di Pettino, lo stesso istituto spiega che da ieri è operativo anche uno sportello nella ”cittadella delle istituzionì’ allestita presso la scuola sottufficiali della Guardia di Finanza a Coppito.
Stessa cosa per Unicredit, che ha aperto uno sportello anche in un centro commerciale.
Dopo le banche ecco i negozi: il primo negozio di ottica che ha riaperto in città è l’Ottica Lao. Attesa domani inoltre la riapertura del supermercato Gallucci nei pressi dell’ospedale San Salvatore a Coppito. E si sposta anche il Comando Militare Esercito Abruzzo che ha trasferito la propria sede operativa presso il 33/o reggimento Artiglieria dell’Aquila.
Sul fronte scuole si riaprono i battenti a Pianella e il ministro Gelmini ha assicurato che tutti gli istituti saranno attivi da lunedì prossimo. Il tutto nel giorno in cui il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro hanno dato il là alla simbolica riapertura delle tre tende a Poggio Picenze, dove ci sono 30 bambini delle scuole materne e elementari.
La normalità passa anche se non soprattutto attraverso il lavoro. Alcune ditte dell’Aquila saranno tra i 250 espositori, in rappresentanza di 600 aziende, che partecipano alla 48/a fiera nazionale dell’Agricoltura che si svolgerà dal 24 al 27 aprile prossimi a Lanciano; anche alcune ditte dell’Aquila, con enormi sacrifici, saranno presenti nel settore agroalimentare.
E sempre sul fronte dell’agroalimentare anche Slowfood ha organizzato un gruppo di acquisto da 5 euro per partecipante da destinare all’acquisto di agnelli da pastori aquilani che saranno poi cucinati alle mense che ospitano i cittadini dalla provincia di L’Aquila.
Slowfood di Pescara ha organizzato l’acquisto per supportare gli allevatori e permettere loro di ritornare il prima possibile ad una normalità produttiva, compromessa prima del sisma anche dall’arrivo nei supermercati di prodotti proveniente dal mercato dell’est Europa a prezzi insostenibili per i pastori aquilani.
A ricominciare ci prova anche l’Università . Dal futuro dell’ateneo aquilano dipendono anche l’economia della città e la vivacità culturale che da sempre anima sia il centro storico che le zone periferiche ( dei 70mila abitanti, ben 30mila sono studenti, 13mila quelli fuori sede). Dopo il terremoto, che ha reso inutilizzabili gran parte delle strutture in centro e anche molti laboratori si cerca di fare un punto della situazione da cui ripartire. Il 15 aprile presso la sede di Coppito 1 il Senato Accademico si è riunito per decidere le modalità di ripresa delle attività ’ didattiche. Tutte le informazioni si possono leggere sul sito web dell’Università , riattivato il 9 aprile scorso, e dal quale, attraverso un video, il rettore Ferdinando Di Orio fa appello agli studenti iscritti al suo ateneo a “continuare a credere nell’istituzione accademica aquilana, che è ancora vitale e in grado di corrispondere alle loro attese di formazione professionale”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: banca, crisi, Idv, maggioranza, ministri, opposizione, Pd, pdl, premier, prestito, Silvio Berlusconi
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La risposta alla Robin Tax una tantum di Dario Franceschini arriva in serata.
Direttamente dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in quella che ormai è diventata una consuetudine: la cena fra governo e manager (in massima parte banchieri e del settore assicurativo) a Villa Madama. Perchè il premier è convinto che uno scambio virtuoso di informazioni fra esecutivo e mondo delle imprese debba avere scadenze periodiche. “Io mi ricordo che da imprenditore vedevo il mondo della politica come un mondo distante, non c’era un giusto collegamento. Ora, come dimostra questa cena, non è così”, ha detto in apertura dell’incontro il premier, rivolto agli ospiti. Ad ogni tavolo, come nelle scorse occasioni, era seduto un ministro (tra gli altri Giulio Tremonti, Claudio Scajola, Angelino Alfano, Raffaele Fitto, Mara Carfagna), presentato come appartenente a “una squadra piena di uomini del fare, composta da giovani molto capaci”. Nel salutare gli ospiti il Cavaliere si è rivolto fra gli altri all’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, per il ruolo svolto nella partita Alitalia: “Lui e Colaninno (presidente di Cai, assente alla cena, ndr) si sono messi a capo di una cordata di coraggiosi, permettendo alla compagnia di bandiera di continuare a portare il turismo in Italia”.
A loro, il premier rinnova l’appello affinché le banche continuino a fare il loro dovere e non restringano i cordoni del credito di fronte alla crisi economica: “Voi dovete continuare a dare una mano alle aziende”.
Per parte sua, ha detto il premier, mai come ora il governo è vicino al mondo delle imprese e per dimostrarlo ha portato l’esempio dell’accordo con la Libia, particolarmente difficile soprattutto per la pessima immagine che l’Italia aveva in quel paese visto che “i nostri nonni” laggiù “ne hanno combinate di tutti i colori”. E poi: “Diteci cosa possiamo fare in più”, ha aggiunto il Cavaliere ricordando i 12 miliardi già stanziati a sostegno del settore creditizio.
Parlando della crisi, Berlusconi ha ribadito la linea dell’ottimismo: “é dovere del governo quello di diffondere fiducia” anche perché “con il pessimismo non si combina nulla di buono”.
E per sottolineare quanto il governo abbia fatto per sostenere le imprese anche all’estero, il Cavaliere ha citato l’esempio dell’intesa con Tripoli. “L’accordo con la Libia - ha detto con riferimento alla sua recente visita al Colonnello Gheddafi - ha garantito la priorità alle imprese italiane nell’assegnazione degli appalti per la ricostruzione del paese”. Un’impresa non facile, ha aggiunto, visto che “in Libia ne abbiamo combinate davvero di tutti i colori: altro che ‘Italiani brava gente’, ne abbiamo fatte di tutti i colori, certo non noi, i nostri nonni”. Il premier ha quindi proseguito: “abbiamo messo 130 mila persone in un campo di concentramento, abbiamo messo bombe avvelenate nelle oasi, i nostri aerei hanno mitragliato questi poveracci lasciando una serie incredibili di cadaveri e migliaia di persone sono state portate alle Tremiti”. Insomma, ha concluso, nonostante le difficoltà “credo che questo governo debba essere soddisfatto di quanto ha fatto”.
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Bicchiere ancora mezzo vuoto per chi si trova a dover pagare il mutuo. Mentre i tassi della Banca centrale europea scendono, le rate rimangono ferme (cioè ancora molto care).
I mutui indicizzati, infatti, non sono legati direttamente al tasso Bce, ma dipendono dall’Euribor, il tasso stabilito da 46 banche europee che rappresenta il costo al quale i principali istituti di credito si scambiano il denaro. Dalla seconda metà del 2007 l’Euribor è cresciuto progressivamente proprio perché il suo valore dipende dalla facilità con cui le banche si prestano il denaro. Se c’è una crisi, anche di fiducia nel mercato, come quella che stiamo vivendo adesso, le banche non fanno prestiti. E se c’è poca offerta il prezzo (quindi l’Euribor) aumenta. Ad aumentare il disappunto dei cittadini si aggiunge il fatto che le rate sono stimate sulla base del tasso di riferimento del mese precedente, quindi le probabili riduzioni sui mutui arriveranno in ogni caso in ritardo rispetto al calo dei tassi.
Ma il problema è più generale. Non c’è ancora traccia di una manovra utile per chi fatica a pagare le rate per l’acquisto della casa in questo difficile momento di crisi economica. Anche il recente intervento governativo, che doveva sollevare le sorti delle famiglie strozzate dal caro mutuo, si sta rivelando insufficiente. Le nuove misure, il decreto anticrisi dello scorso novembre (che prevede un tetto massimo del 4%), sbandierato come aiuto alle famiglie italiane, non fa altro che scaricare sullo Stato una parte delle rate senza in realtà offrire un sostegno reale. Nello stesso decreto (n.185/2008) è previsto che da gennaio 2009 le banche che offrono ai clienti mutui per l’acquisto dell’abitazione principale debbano proporre anche contratti a tasso variabile indicizzati al tasso Bce, seguendo cioè il tasso di sconto fissato dalla Banca centrale europea. In pratica si tratta di un’alternativa all’Euribor, a cui sono sempre stati agganciati i mutui a tasso variabile.
Il risultato? È prevedibile che le banche aumenteranno il loro guadagno (lo spread, la quota che gli istituti di credito aggiungono al tasso di riferimento). Alla fine, quindi, i nuovi prodotti costeranno quanto quelli legati all’Euribor. Altroconsumo lo ha già verificato. Euromutuo della Banca Popolare di Milano, il primo prodotto indicizzato al tasso Bce, non è vantaggioso. Sarà anche il mutuo più conveniente proposto da Bpm, ma sul mercato si può trovare di meglio.
Ancora una volta, insomma, non si è centrato l’obiettivo: rate più basse, mutui meno cari. Per farlo l’unica possibilità è spingere le banche verso una sana concorrenza. Oggi invece i clienti restano dove sono, i costi rimangono inalterati e lo Stato (quindi la collettività ) paga il conto. Eppure i consumatori hanno un’arma (il secondo provvedimento Bersani), che permette di trasferire il mutuo a un’altra banca, senza spese e senza formalità . Una possibilità che molti istituti di credito tentano di ostacolare. Altroconsumo ha fatto denuncia all’Antitrust: le banche multate ad agosto 2008, per ben 10 milioni di euro, ora cercano di non pagare la multa ricorrendo al Tar. Potete anche voi segnalare il comportamento scorretto delle banche utilizzando le nostre lettere tipo.
Per cercare il mutuo migliore consultate il calcolatore di Altroconsumo. Fate la vostra scelta confrontando l’indicatore sintetico del costo delle diverse offerte, che include oltre al tasso d’interesse anche le spese che gravitano intorno al mutuo.
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Natale è passato da poco, ma il suo spirito è rimasto ancora nell’aria. E ha fatto gridare al “miracolo”.
Almeno a Cagliari, dove Tiziana Concu, 43 anni impiegata presso un supermercato, sabato 27 dicembre ha trovato 160mila euro tra assegni e contanti e li ha consegnati ai carabinieri che li hanno restituiti al legittimo proprietario.
Il tesoretto era contenuto in una cassetta per versamenti, ed era stato dimenticato dal responsabile amministrativo di una società cagliaritana, nella cassa continua della filiale dei Monti dei Paschi di Siena di via Tuveri; il caso ha voluto che davanti a quella cassa capitasse la signora Concu, la quale senza esitazione ha preso in consegna il gruzzolo e lo ha consegnato ai carabinieri della stazione di Cagliari Villanova che in poco tempo sono risaliti al proprietario.
L’uomo ha poi raccontato di aver provveduto personalmente al deposito della cassetta nella cassa continua ma di non essersi reso conto del malfunzionamento dell’apparecchio dello sportello. Ripresi in consegna denaro e assegni, il ragioniere ha poi voluto ringraziare l’impiegata per il suo gesto.
Un po’ sorpresa di tanta sorpresa per il suo bel gesto, la signora Concu, sposata e madre di due figli, alle telecamere dei telegiornali ha spiegato: “Non erano soldi miei, qualcun altro li ha guadagnati e uno che perde tutti quei soldi può rischiare il posto di lavoro”. Ma cosa ci si può fare con 160mila euro? “Tanto, per esempio garantire gli studi alle figlie”. Già , e i suoi bambini che le hanno detto? “Mia figlia è orgogliosa di me”, aggiunge. “La mia è una bella famiglia, mi basta e mi avanza. Non spero in una ricompensa, magari in un minimo di gratitudine”.
In ventiquattro mesi hanno polverizzato quindici milioni di euro del Ministero delle Attività Produttive con auto di lusso, terreni, ville e viaggi. Tredici società associate al Consorzio industriale La Felandina, con sede legale a Potenza, avevano pianificato una colossale truffa ai danni dello Stato che, senza l’intervento della Finanza, in poco più tre anni gli avrebbe fruttato cinquantotto milioni di euro. Dovevano realizzare un polo industriale multisettoriale nel comune di Ferrandina ma in realtà eccetto qualche capannone, del nuovo polo in grado di dare lavoro a seicentotrenta persone neanche l’ombra. Il costo complessivo del progetto, presentato al Ministero nel 2003, era stato stimato in 109 milioni di euro di cui 58 milioni sarebbero stati erogati, secondo la legge 488/92 sulla programmazione negoziata, come finanziamento dallo Stato. Ma il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Matera ha scoperto la truffa e fermato il maxi finanziamento. Le indagini sono iniziate subito dopo l’erogazione della prima tranche di quindici milioni di euro del contributo con accertamenti bancari, intercettazioni telefoniche e i controlli sui documenti contabili della società .
Le fiamme gialle hanno trovato fatture false e attestazioni di proprietà inesistenti con le quali gli autori della truffa erano riusciti ad aggiudicarsi il finanziamento ma soprattutto trasferimenti di ingenti somme di denaro in istituti bancari in Svizzera, Gran Bretagna e in altri paradisi fiscali europei. Dodici le persone arrestate e ventinove quelle finite nel registro degli indagati della Procura di Matera. Sono stati sequestrati a Milano, Firenze, Ascoli Piceno, Taranto, Roma e Napoli, beni di proprietà degli amministratori legali delle società per un valore di 6 milioni e mezzo di euro. La procura ha richiesto rogatorie internazionali per recuperare il denaro depositato all’estero.
Con titoli di credito nazionali e esteri falsi tentavano truffe milionarie agli istituti bancari italiani, svizzeri e spagnoli.
Due titolari della “Garanzie Nord-Est”, una società con sede a Padova fondata nel 2005 da Lorenzo Necci, l’ex amministratore delle Ferrovie dello Stato, erano riusciti a falsificare titoli di credito, conti correnti e libretti al portatore per ottenere dalle banche fideiussioni per cento milioni di euro da investire in partecipazioni societarie, immobili e ristoranti. Ad indagare sulla truffa internazionale è stato il Nucleo di polizia tributaria di Venezia e Padova, dopo la segnalazione del direttore di una filiale del Monte dei Paschi di Siena che aveva ricevuto dalla società padovana una richiesta di fideiussione per 30 milioni di euro. I titoli presentati per la richiesta della garanzia bancaria presentavano delle anomalie e l’istituto ha bloccato la pratica segnalando il fatto alla Procura della Repubblica e al 117.
Nel corso delle indagini durate due anni e che hanno visto il coinvolgimento di tredici persone adesso tutte denunciate, i finanzieri hanno scoperto che la “Garanzie Nord-Est” aveva chiesto ad una banca spagnola, una fideiussione di 50 milioni di euro per una società di Lorenzo Sanz, ex presidente del Real Madrid. Una truffa che non è andata a buon fine solo perché la garanzia era vincolata, secondo la Finanza, alla proprietà di Sanz della società sportiva. L’ignaro ex presidente madrileno sarebbe stato uno delle possibili vittime della truffa milionaria organizzata dalla società italiana.
Tra il materiale e la documentazione falsa ritrovata nelle perquisizioni che sono state effettuate in Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio ma anche in Spagna, Svizzera, Germania e Gran Bretagna sono stati ritrovati anche due libretti al portatore di un istituto di credito sammarinese per un importo pari a 10 milioni e 200 mila euro.
La cifra, in realtà era stata falsificata. Su entrambi i libretti (circa 5 milioni ciascuno) erano stati depositati solamente 200 euro. Tra gli indagati anche un cittadino sammarinese che sembrerebbe essere direttamente coinvolto nella falsificazione dell’importo dei due libretti. Da ormai alcuni mesi il pm Paolo Luca della Procura della Repubblica di Padova ha presentato la richiesta per la rogatoria nei confronti dello stato di San Marino per cercare di riuscire a capire gli eventuali collegamenti tra la società padovana e l’istituto di credito sul monte Titano, ma ad oggi ancora senza esito.
La Guardia di Finanza, per il momento, ha arrestato tre persone per reati che vanno da false comunicazioni sociali, costituzione fittizia di capitale, falso in scritture private alla truffa aggravata ai danni di istituti di credito ed al falso bancario. Arresti anche per i due di nazionalità straniera coinvolti nelle indagini, attualmente ricercati all’estero. Sono state indagate anche tredici persone mentre per un direttore di una banca nel centro di Padova è scattata interdizione dall’esercizio per aver concesso una fideiussione milionaria alla società .