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Il ministro dell'Economia, Giulio tremonti
“La verità è che non succederà niente. Ma quale autunno caldo…”.
Nelle 48 ore seguite alla sua dichiarazione sul valore sociale del posto fisso, Giulio Tremonti ha continuato a ripeterlo, smentendo chiunque dipingesse scenari di chissà quali novità politiche armate dal ministro. Oppure contro il ministro. Continua
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“La crisi sta finendo, un anno se ne va”. Non fosse un tema serio e serioso si potrebbe dirla così, l’attuale congiuntura economica, parafrasando i Righeira, icone pop dell’Italia anni ‘80.
Il problema è che sulla crisi - se sia passata o no; se sia alle spalle o ci si debba aspettare un colpo di coda - le opinioni di esperti, economisti e politici si sprecano. E cozzano, le une contro le altre. E basta dare uno sguardo alla stampa (cartacea e digitale) di questi ultimi 10 giorni, per rendersene conto.
Ad Axel Weber, presidente della Bundesbank e consigliere della Bce, che sostiene in un’intervista a Sueddeutsche Zeitung, come - alla luce dei dati sul Pil tedesco in ripresa - sia troppo presto per dire che la crisi è finita (”Voglio mettere in guardia dalle affermazioni secondo le quali la crisi è finita. Sono affermazioni ora premature” ha detto Weber), fanno da contraltare proprio le ottimistiche previsioni dell’ultimo bollettino della solitamente abbottonatissima Banca centrale europea, che parla di “punto di svolta della recessione”, di una contrazione dell’economia che sta “chiaramente diminuendo”, lasciando intravvedere “tassi di crescita trimestrali di segno positivo” già a partire dal prossimo anno.
È il linguaggio della speranza ritrovata. Lo stesso usato una decina di giorni fa da Barack Obama quando parlava di “inizio della fine” della crisi e poi ripreso dal riconfermato numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke: “Dopo la pesante contrazione degli ultimi anni, l’attività economica sembra migliorare, sia negli Stati Uniti sia all’estero; e le prospettive di un ritorno alla crescita nel breve termine sono buone”. Parole che hanno impresso una robusta spinta ai mercati finanziari, in particolare a Wall Street, che ha toccato i record del 2009. Anche se il recupero non sarà rapido, spiegava Bernanke davanti al “gotha” dei banchieri centrali, economisti e uomini di mercato riuniti nel simposio organizzato dalla Fed di Kansas City, e coordinato dal governatore di Bankitalia Mario Draghi. Anzi, nella fase iniziale sarà “relativamente lento, con un tasso di disoccupazione che calerà solo gradualmente rispetto ai livelli attuali”.
Già Mario Draghi, governatore di Bakitalia. Lui al Meeting di Rimini mercoledì 26 ha sfoggiato il suo ottimismo sulla ripresa che verrà (già nel 2010); mentre Nouriel Roubini - l’economista che, per primo e “in solitaria” aveva previsto la crisi economica globale - invece teme la cosiddetta “W”, ovvero un nuovo avvitamento dell’economia, malgrado i timidi segnali positivi all’orizzonte. Per l’economista dell’Università di New York, come riportato da un articolo del Financila Times, il mondo è spaccato in due: in Australia, Francia, Germania, Giappone, Cina, Brasile, India e in altri paesi asiatici e dell’America latina, “la ripresa è già iniziata”. In altri, quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna e Italia e nei paesi emergenti dell’Europa è di là da venire. Per Roubini si prospetta un periodo di crescita globale “anemica”, il rimbalzo del Pil in alcuni paesi è in gran parte legato “alla ricostituzione delle scorte” che erano scese a livelli minimi a causa della caduta della produzione industriale. Ma è difficile immaginare una ripresa duratura in presenza “del calo dell’occupazione, una cattiva notizia per la domanda”.
Oggi le previsioni di questo studioso sono naturalmente analizzate al microscopio, ed è per questo che il suo ultimo intervento non è passato inosservato: “Una volta superato l’effetto benefico innescato dai piani di rilamcio”, sostiene Roubini, “i governi non avranno altra scelta che indebolire la ripresa, tagliando le spese, oppure lasciando crescere il debito pubblico”. Roubini prevede inoltre una fiammata del prezzo del petrolio che taglierà le gambe ad ogni attività e quindi “la caduta”, dice, “sarà inevitabile”.
Anche per il governatore Draghi, c’è ancora qualche rischio da superare. Ma la crisi economica e finanziaria che ha colpito l’economia mondiale negli scorsi due anni “sta gradualmente rientrando, ma sulla tenuta dei segnali congiunturali pesano tuttavia ancora forti incertezze”. Secondo il numero uno di via Nazionale quindi “i rischi di implosione del sistema finanziario mondiale sono scongiurati e la sensazione prevalente a livello internazionale è che il peggio sia passato”. Per Draghi “Secondo stime largamente condivise, nella media del 2009 la caduta del pil rispetto all’anno precedente, risulterà in Italia intorno al 5%. Nel prossimo anno, il graduale recupero della domanda mondiale potrebbe consentire all’economia italiana di tornare a crescere sia pure di poco” analizza Draghi nel suo intervento al convegno “Una strada per l’Italia” organizzato al meeting di Comunione e Liberazione. Draghi ha poi osservato come “a frenare la recessione in Italia hanno contribuito, oltre che l’intonazione fortemente espansiva della politica monetaria e le altre misure apportate dalla Bce, gli interventi del governo in favore delle imprese e dei lavoratori. Sono state sbloccate e meglio allocate risorse per circa 25 miliardi nel 2009-2011“.
Lavoratori occupati che invece, per Pier Carlo Padoan, economista e vicesegretario generale dell’Ocse di Parigi, intervistato da L’Unità , continueranno a diminuire di numero. L’ultimo rapporto Ocse sul nostro Paese risale a un paio di mesi fa: molte le ombre, ma anche qualche luce. Per esempio la possibilità di uscire dal tunnel grazie a un sistema bancario più al riparo degli altri dal grande tsunami dei subprime. Eppure “Siamo preoccupati per l’Italia, come per tutti i Paesi dell’area Ocse, del fatto che gli effetti negativi della crisi sulla disoccupazione si debbano ancora manifestare in pieno“, dice Padoan, perché “L’esperienza storica dimostra che, quando ci sono delle recessioni, anche se il reddito riprende a crescere, la disoccupazione continua ad aumentare. È un dato costante. Per questo ci aspettiamo un aumento della disoccupazione l’anno prossimo”.
Appunto, l’anno prossimo. È la data a cui si aggrappa Jean-Paul Fitoussi, il più noto economista di Francia, presidente dell’Osservatorio francese delle Congiunture economiche. Al Messaggero dice di sperare nel 2010, ma non per annunciare la ripresa, bensì per poter approcciare una prima analisi su “questa crisi, che è la peggiore che abbiamo mai conosciuto. Non mi vergogno ad affermare che probabilmente ci capiremo davvero qualcosa tra una decina d’anni. Attenzione dunque a non abbassare la guardia troppo presto”.
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Nessuna accusa, solo un equivoco.
Non c’è alcun disaccordo tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che stamani aveva definito Roma, ma anche Napoli e Palermo, “città africane” per la sporcizia e le scritte sui muri. Parole però che, secondo il sindaco di Roma ed una precisazione successiva del premier, sarebbero state fraintese.
Questa mattina, infatti, dai microfoni di Radio Radio, il presidente del Consiglio aveva chiesto “più cura degli spazi verdi, più attenzione alla pulizia, provvedimenti per evitare i graffiti che deturpano i muri” e aveva sostenuto che “fa male al cuore girare per città come Roma, Napoli, Palermo e vedere che come scritte e come lordura delle strade sembrano più città africane che europee”. Sebbene il presidente Berlusconi avesse subito sottolineato che “Roma già mi piace così com’e”‘ e che “Gianni Alemanno, ha molti progetti”, subito si è accesa la polemica politica.
Ma alla fine tra Alemanno e Berlusconi nessun problema: una telefonata chiarificatrice tra i due, intorno alle 12 e anche il minimo dubbio è stato fugato. “Ho già parlato con Berlusconi” ha spiegato Alemanno “le sue parole sono state ampiamente equivocate: a breve arriverà un suo chiarimento”. Chiarimento che non si è fatto attendere.
Il premier, infatti, poco dopo ha spiegato, in una nota, che si è trattato solo di un equivoco. “Non ho mai inteso attaccare, è ovvio, il sindaco Gianni Alemanno che sta svolgendo un eccellente lavoro su Roma, con grande e continuo impegno personale, per cercare di superare le pesanti eredità ricevute dalla sinistra”, ha detto.
Parole che non sono bastate a calmare gli animi. Per il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni, infatti, Berlusconi dovrebbe fare “un tour anche nelle periferie romane che il sindaco ha definito solo alcuni giorni fa pezzi di terzo mondo”. Accuse “banali e ormai consuete” per il capogruppo del Pdl in aula Giulio Cesare Dario Rossin, mentre per il capolista del Pd alle europee nel centro David Sassoli, “la pezza messa da Berlusconi non cancella la sua gaffe” e le sue parole che, per il segretario del Pd Lazio Roberto Morassut “hanno costretto il sindaco ad una faticosa precisazione e lo stesso premier ad una spericolata marcia indietro”.
Il consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legge per la stabilità delle banche e del risparmio: l’esecutivo ha messo a disposizione del sistema creditizio un fondo di 20 miliardi di euro per fronteggiare la crisi finanziaria. Il premier Silvio Berlusconi ha rassicurato i risparmiatori: “Nessuna banca italiana fallirà ”. E ha precisato: “Non si devono neppure porre le domande ‘ma devo andare in banca a ritirare il mio libretto di deposito’?” ha proseguito il capo del governo “perché non credo che il materasso possa essere una cassaforte migliore di quella del sistema bancario italiano. Lo diciamo con totale serenità e assoluta convinzione”.
Il Governo italiano, dunque, si prepara a fronteggiare le eventuali ricadute della crisi finanziaria sul sistema bancario italiano. Come spiega il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, si mettono in deposito “armi” che non sono necessariamente da usare. Come tutti i governi europei ci si attrezza per fronteggiare eventuali peggioramenti della crisi. Questo anche se il sistema bancario italiano, dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è “solido” e “liquido”.
Seduto tra Giulio Tremonti e Mario Draghi - chiamati a dare dettagli tecnici del decreto varato dal governo per fronteggiare la crisi finanziaria - il premier preferisce ricorrere a metafore più immediatamente comprensibili e più rassicuranti. “Non credo che il materasso possa essere una cassaforte migliore di quella del sistema bancario italiano”, assicura il Cavaliere. C’è una banca che ha problemi di liquidità ? Caso per caso il Tesoro e Bankitalia valuteranno come intervenire e la garanzia dello Stato si aggiungerà a quelle del fondo interbancario che già garantisce gli istituti di credito. “Ma il sistema bancario italiano è patrimonializzato a sufficienza, liquido a sufficienza, non ha problemi di ricapitalizzazione, ha anzi sufficiente liquidita”‘, spiega Berlusconi con ampi gesti rassicuranti, con il tono pacato di chi sente la responsabilità di far cessare ogni allarme e riportare la calma tra le mura domestiche. Berlusconi annuisce infatti con profondi cenni del capo quando il ministro Tremonti chiarisce che il provvedimento del governo “è solo preventivo e probabilmente non servirà neppure”. In questo caso, poi, l’erba del vicino non è neppure più verde. “Noi non siamo nella situazione degli altri Paesi” garantisce Berlusconi dopo i contatti di questi ultimi giorni con i leader europei e con George Bush. “La crisi si è sviluppata negli Stati Uniti e soprattutto nei paesi Nord europei. L’intervento di nazionalizzazione seguito dalla Gran Bretagna, ma anche dalla Francia e dal Belgio, è molto diverso dal nostro”.
Durante il suo intervento il ministro dell’Economia spiega il senso del provvedimento con una formula: “stabilità , liquidità e fiducia” e aggiunge “molti paesi sono intervenuti, noi l’abbiamo fatto perché dovevamo, ma non lo applichiamo, non lo vogliamo applicare e pensiamo di non doverlo applicare. Abbiamo un solo obiettivo vero che non è tanto salvare le banche che si salvano da sole, ma che le banche siano cosi’ forti e liquide da continuare a servire liquidità all’economia”. Il sistema italiano è sufficientemente “patrimonializzato”, aggiunge il ministro dell’Economia “ed ha una “sufficiente liquidità ”.
Il decreto varato non riguarderà la difesa diretta dei depositi bancari e questo perché “il sistema italiano garantisce sui depositi i risparmiatori nel modo più efficiente in Europa”. E per dimostrare questo Tremonti ricorda che molti paesi hanno alzato in questi giorni le soglie di garanzia sui depositi portandole comunque a livelli “al di sotto della soglia italiana”. Il ministro dell’Economia rassicura: “Noi impediremo che qualsiasi banca fallisca. Il nostro obiettivo è intervenire se necessario e guadagnarci all’uscita”. Il meccanismo messo a punto prevede che “si guardino le carte e se si ritiene necessario più capitale, e quel capitale non lo mettono gli azionisti o il mercato, lo metta il governo. Non in una logica di nazionalizzazione ma di supporto. Un capitale ’sterile’ ai fini del potere perche’ non vota, non determina. Si garantisce solo, non si dà il denaro dei contribuenti a chi ha sbagliato ma si affida questo capitale ad una gestione che comunque sara’ privata”.
Insomma Tremonti spiega che “nessun Governo, certamente non il nostro, ha alcun interesse ad entrare nelle banche. Entreremo se necessario e lo faremo temporaneamente e neutralmente”. Tremonti, parlando poi dei vari interventi spiega che a livello europeo “ieri salvare le banche era vietato, oggi è un intervento auspicato”. Poi il ministro chiosa rispondendo ad una domanda sulle poste e sul fatto che possano essere coinvolte dalla crisi: “Le poste non falliranno mai. I governi passano, le poste restano”.
Anche il governatore di Bankitalia, Draghi, spiega che il decreto serve a “metter da parte le armi che speriamo di non dover usare. È per prudenza che si fa questo decreto non per usarlo. Fa parte delle serie risposte che i governi stanno dando”. Anche Draghi rassicura: “Il sistema bancario italiano è solido ma gli effetti della crisi stanno arrivando anche da noi”. Per questo “è ora mettere da parte le armi”.
Il VIDEO servizio: la conferenza stampa di Silvio Berlusconi:
Il VIDEO commento del direttore Belpietro:
Con la crisi globale che affonda le borse e fa saltare le banche, per le famiglie italiane le preoccupazioni sono legate soprattutto ai mutui. La spesa mensile per pagarsi la casa diventa sempre più insostenibile per chi ha scelto il mutuo a tasso variabile, oggi sempre più costoso. Ormai si parla di vero e proprio allarme sociale.
Di fronte a questa emergenza, il governo ha siglato un accordo con l’Abi, l’associazione delle banche italiane, per garantire ai cittadini la possibilità di rinegoziare il mutuo. Ecco perché nelle scorse settimane gli istituti di credito hanno mandato ai propri clienti una lettera con la proposta di rinegoziazione: un milione e duecento italiani la riceveranno.
Sulla carta l’accordo sembra garantire un po’ di sollievo ai clienti strozzati dal caro-rate, in verità è soprattutto alle banche che conviene aderire alla rinegoziazione proposta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ai cittadini, infatti, questo accordo alla resa dei conti costa molto. L’unico vantaggio è il sollievo immediato, perché la rata mensile diminuisce da subito, ma nel tempo si spende di più perché aumenta il numero delle rate. Secondo i nostri calcoli (qui il documento in .pdf), per rinegoziare un mutuo ventennale, stipulato nel maggio 2002, con capitale residuo di 77mila euro sulla base dell’accordo Tremonti si spendono almeno 15 mila euro in più.
L’accordo, insomma, funziona solo per chi è davvero in ginocchio e ha già avuto difficoltà a pagare le rate. Ma il meccanismo di per sé non è virtuoso, anche perché non stimola la concorrenza tra le banche: unica vera panacea al caro-mutui.
Il consiglio di Altroconsumo per chi è in difficoltà è di cercare un’alternativa più conveniente.
Innanzitutto potete rinegoziare il mutuo con la vostra banca chiedendo condizioni migliori, magari minacciando di passare alla concorrenza. Oppure potete subito scegliere un’altra banca, che offra condizioni più favorevoli. Grazie alla legge sulla portabilità dei mutui non dovrete pagare nulla. Chi ha già utilizzato la surrogazione ed è stato costretto a pagare per trasferire il mutuo, ha diritto a chiedere il rimborso. Utilizzate il nostro modello, disponibile sul sito, alla voce “lettere tipo“.
Ricordate: la richiesta di denaro da parte delle banche per trasferire il mutuo è illegittima. Lo ha confermato l’Antitrust, che di recente ha condannato alcune importanti banche per questa pratica commerciale scorretta.
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Il Governo stringe sulle misure per fronteggiare la crisi dei mercati. Il Consiglio dei Ministri è convocato alle ore 20 a Palazzo Chigi per l’esame del decreto legge su “misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio”.
“A seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì” si legge in un comunicato della Presidenza del Consiglio, e in coordinamento con altri governi europei, il Consiglio dei Ministri adotterà nella stessa giornata di oggi i provvedimenti necessari per garantire la stabilità delle banche e del risparmio”.
Tra le misure anti-crisi che il governo sta preparando ci sarebbe - secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Radiocor - la garanzia dello Stato sui depositi bancari fino a 100mila euro. Inoltre sarebbe in arrivo anche un fondo equity per interventi di emergenza. Per quel che riguarda la prima decisione, si tratta, in pratica, della ratifica di quanto deciso ieri dall’Ecofin, con l’aumento delle garanzie pubbliche sui depositi ad almeno 50 mila euro. Attualmente in Italia i depositi sono garantiti fino a 103mila euro dal fondo interbancario che è privato e alimentato dagli istituti di credito. L’istituzione del fondo ha anche l’obiettivo di dare segnali di tranquillità al mercato ed è in linea con la maggiore flessibilità decisa in Europa nell’applicazione delle regole sugli aiuti di stato.
Non si placa però lo scontro tra maggioranza e opposizione con la crisi finanziaria a tenere banco e a dividere i Poli. “La situazione è molto grave” spiega Massimo D’Alema “e appare evidente la debolezza dei governi europei e del nostro. È evidente che in un momento come questo maggioranza e opposizione dovrebbero parlarsi. La proposta di Bersani, di allestire una task force per rassicurare il Paese di fronte al terremoto della finanza e dell’economia è un’idea di buon senso perchè in un paese democratico è un buon modo di procedere”. Il ministro ombra del welfare, Enrico Letta critica, però, le “brusche parole di Berlusconi di questa notte contro Veltroni, immediate e sincere, di là delle maldestre smentite”, perché “svelano il rifiuto del contributo dell’opposizione in questo momento di avvitamento della finanza”. E anche Antonio Di Pietro, stavolta sceglie una posizione di collaborazione: “Aiutiamo il Governo Berlusconi a limitare i danni della crisi economica internazionale”. Secondo il leader dell’Idv “il sistema finanziario e bancario italiano è ridotto meno male di quanto non si potesse immaginare”, epure sulla crisi finanziaria in atto “ci può essere un punto di incontro tra i due schieramenti”, ha sottolineato Di Pietro. “Dobbiamo aiutare il Governo a spiegare ai cittadini quello che si sta facendo. Questo è il momento di difendere i risparmiatori e i consumatori italiani. Se Berlusconi adotterà misure positive, avrà il nostro sostegno”. Marco Follini, ex segretario dell’Udc e ora senatore del Pd suggerisce intanto al segretario del Partito democratico di rinviare la manifestazione prevista per il 25 ottobre contro il governo.
Gli fanno eco il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, che invita Veltroni a riflettere sulle parole di Follini e il ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi che chiede una comune assunzione di responsabilità . “In questo quadro” spiega Bondi “la manifestazione del 25 ottobre potrebbe apparire in stridente contrasto con lo stato d’animo del Paese, che avverte la necessità di una comune assunzione di responsabilità di fronte ad una vera e propria emergenza che coinvolge il futuro dell’Italia”.
Il VIDEO servizio:
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Carte di credito e bancomat clonati a migliaia. Talmente numerosi che la banda di bulgari e romeni che se le procurava non riusciva a utilizzarli tutti. E allora “spacciava” quelli avanzati agli angoli delle strade. Succedeva a Milano, prima che i carabinieri della compagnia di Porta Magenta arrestassero tre persone (altre tre sono ricercate) e bloccassero un traffico diventato molto intenso.
La tecnica usata per clonare le carte è quella consolidata. Una telecamerina e uno skimmer montati sullo sportello bancomat, per copiare i dati e filmare i pin durante i prelievi da parte dei clienti. Le banche prese di mira negli ultimi sei mesi erano l’Unicredit di via Meda, il Monte dei Paschi di Siena di via Boni e la Banca Intesa di via Whashington. Tutte in zone centrali.
Una volta ottenuti i dati, venivano copiati su tessere magnetiche come fidelity card dei supermercati e di un car wash. Utilizzate poi a decine alla volta per prelevare denaro o per fare acquisti, grazie anche a documenti falsi, soprattutto in negozi di informatica. I clonatori di bancomat puntano tutto sul tempo. Quello che passa tra il furto di dati e l’utilizzo della carta deve essere breve, prima che il proprietario faccia denuncia e la banca blocchi le operazioni. Per questo i bancomat vengono clonati nei fine settimana o durante i periodi festivi.
I truffatori a volte non hanno il tempo di sfruttare tutte la carte che hanno clonato. Quelle avanzate quindi, sempre più spesso, vengono vendute per pochi euro. L’organizzazione scoperta dai carabinieri di Milano lo faceva soprattutto in piazza Duomo e in piazza Napoli. Si trattava delle tessere meno sicure, cioè di quelle che sarebbero “scadute” (perché bloccate) entro poche ore. Costavano dai 20 ai 50 euro, l’acquirente ne prendeva una decina per volta e, se era fortunato, ne trovava almeno una buona. Riuscendo a prelevare fino a 500 euro. I clienti di questo giro erano per lo più “soldati semplici” e “pali” della stessa organizzazione, ma anche balordi di passaggio informati dal passaparola.
Difficile individuare e arrestare questi clonatori. Si spostavano continuamente tra Milano, Torino, Verona, Brescia, Bergamo. Spesso tornavano in patria a spendere i soldi racimolati e uno dei capi, noto come Jacob, era stato già fermato in Finlandia e segnalato all’Interpol. La traccia degli acquisti portava gli inquirenti in giro per il mondo: una carta copiata in Italia veniva, ad esempio, “spesa” negli Stati Uniti. È facilissimo infatti trasmettere in tempo reale i dati a un complice oltreoceano. I carabinieri raccoglievano decine di denunce alla settimana dalle banche e dai clienti, ma le sei persone finite nel mirino utilizzavano anche 300 tessere al giorno.
Gli istituti di credito conservano i video dei prelievi al bancomat per sette giorni. Solo se la vittima del furto di dati fa denuncia entro questo tempo, i carabinieri possono attivare la loro rete nazionale di confronto incrociato dei fotogrammi. E individuare le facce dei sospettati. Anche le persone scippate nei pressi delle banche finiscono in questo circuito, perché il ladro spesso cede le carte di credito trovate nei portafogli ai gruppi di clonatori che, con buone probabilità , hanno filmato anche quel codice pin.
L’indagine dei carabinieri è partita dalla denuncia di un noto industriale veneto, che si è visto prosciugare una carta intestata alla società . Seguendone i movimenti, gli inquirenti hanno notato acquisti e prelievi fatti in città diverse nello stesso istante e hanno subito capito che si trattava di una clonazione. Questi truffatori rischiano una pena che arriva al massimo a tre anni e le banche sono coperte da assicurazione, puntano quindi, più che su sistemi sofisticati come le carte col microchip, al risarcimento. Che però arriva in tempi lunghi e può mettere in difficoltà un pensionato o un operaio derubato.
I clienti dovrebbero prima di tutto applicare qualche regola per tutelarsi: coprire la mano che digita il pin, attivare il servizio di sms che avverte a ogni prelievo e acquisto, denunciare immediatamente alle forze dell’ordine.
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Via libera da Palazzo Madama al decreto della manovra economica. Il Senato ha votato la fiducia al Governo che era stata posta sul maxi-emendamento completamente sostitutivo del testo del provvedimento. I voti favorevoli (dal Pdl e dalla Lega) sono stati 170, i contrari 129 (Pd, Udc e Idv); 3 gli astenuti. Ora la manovra passa alla Camera, dove i deputati sono chiamati ad un esame in seconda lettura.
Dai ricorsi dei precari agli alla stretta sugli assegni sociali sugli immigrati fino alla modifica alle norme sulla flessibilità dei bilanci dei ministeri (rivista ora in modo meno accentuato rispetto al testo originario): sono queste alcune delle modifiche di Palazzo Madama al decreto della manovra finanziaria che, con l’approvazione del voto di fiducia, ha ottenuto il sì dell’Aula. Le novità , introdotte dopo il vivace dibattito suscitato nel Paese da alcune norme, si aggiungono alle molte misure che già avevano ottenuto il via libera dalla Camera: tra le quali la Robin tax e la social card, ma anche i tagli a scuola e sicurezza. Il via libera definitivo della Camera dovrebbe arrivare per martedì 5 agosto.
“Crediamo che in questa Finanziaria, in cui si cercheranno di ridurre gli sprechi e i privilegi, ci siano i numeri che ci consentiranno di sopportare e superare bene anche questa grave crisi”, ha commentato il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il presidente del Consiglio ha aggiunto che la legge finanziaria triennale verrà fatta “con il coinvolgimento dell’intero Parlamento”. Il governo, ha sottolineato il premier, “non vuole agire in splendido isolamento così come riportano alcuni organi di stampa”. Le “basi” per la finanziaria verranno discusse “martedì nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva”.
Berlusconi si è detto convinto che alla ripresa dei lavori, in autunno, il governo e il Paese non si troveranno a fronteggiare una situazione difficile: “Non credo che in autunno si debbano manifestare situazioni difficili. C’è in giro tanta voglia di fare, ho avuto anche rapporti con sindacati molto responsabili. Dobbiamo essere coscienti che c’è una inflazione in aumento per una crisi globale. Ma l’Italia ha tutte le possibilità , se tutti ci impegniamo, agendo con concretezza come hanno fatto questo governo e questa maggioranza, per guardare al futuro con ottimismo”.
Certo, ha ammesso, il governo è “molto preoccupato” per l’aumento generale dei prezzi dovuto alla crisi che attanaglia Usa, Europa e Italia. Tuttavia, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “siamo certi che risponderemo”, anche grazie alla Finanziaria, a questa “crisi internazionale”.
Crisi superabile anche per l’Alitalia. “Ci sono i soci, il piano industriale ed i capitali”, ha detto il premier. Ovvero, tutte le condizioni per “un rilancio della nostra compagnia di bandiera”.
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