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Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)
“L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa”. Così scriveva William Shakespeare, più di quattro secoli fa, ma oggi la frase ben s’attaglia al crepuscolo politico di Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna. Costretto lunedì 25 gennaio alle dimissioni dall’ira funesta della sua compagna e segretaria, Cinzia Cracchi: prima lasciata, poi spedita a fare la centralinista. Insopportabile, specie per una donna abituata a costosi tailleur e alle borse di Louis Vuitton. Continua
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Il sindaco di Bologna Flavio Delbono a passeggio con Romano Prodi
Ricordate Indovina chi?, il gioco da tavolo in auge negli anni ‘80? Rispolveriamolo. Così: indovina chi ha detto: “Prima di tutto, analizziamo la dimensione del problema. Di cosa si sta parlando? Non si distrugge la vita di un uomo (indizio: quella dell’ormai ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ndr) come è accaduto in questi giorni, per una storia come quella, per una manciata di euro…”. Continua

I “ladri di identità ” vivono, prosperano e lottano contro di noi.
Colpiscono nascondendosi negli angoli telematici più oscuri della Rete, clonando carte di credito e bancomat, promettendo false vincite e regali via sms, spacciandosi nelle e-mail come banche o istituti di credito (il cosiddetto phishing), perfino rovistando tra i rifiuti alla ricerca di dati sensibili contenuti in buste gettate vie, bollette o altri documenti utili: ad un italiano su 4 è già capitato di finire vittima della nuova frontiera delle frodi. Ma nonostante ciò non siamo un popolo di sprovveduti: solo il 15,5% è caduto nella trappola del phishing, le email provenienti da false finanziarie e banche che chiedono l’aggiornamento dei dati sensibili.
Dall’analisi dei numeri contenuti nella ricerca realizzata dall’Adiconsum, presentata oggi a Roma, emergono alcune certezze e diverse novità ; ma, soprattutto, si conferma che nell’era di internet il fenomeno interessa tutto l’occidente e che c’è un gap normativo da colmare per porre un freno alla sua crescita costante.
Lo studio è stato svolto su un campione di 1.325 persone rappresentative di tutta la popolazione. “La necessità di una ricerca simile” sottolinea l’Adiconsum “nasce dal fatto che si tratta di un fenomeno in notevole crescita in Europa e negli Usa, e che i dati relativi al nostro paese sono estremamente frammentati. Elemento, questo, che non consente una fotografia sufficientemente nitida del fenomeno”.
Un’analisi reale visto che a disposizione ci sono soltanto stime del 2006, quando in Italia sono stati ipotizzati oltre 17mila tentativi di frode creditizia, il 55% in più rispetto al 2005, per circa 80 milioni (erano 46,5 nel 2005). Numeri tutto sommato ancora bassi se paragonati con quelli degli altri paesi: da un sondaggio effettuato negli Usa è emerso che un americano su 5 ha subito il furto dei dati bancari e uno su 7 quello dei propri documenti. Nel 2007, inoltre, sono stati 8,4 milioni gli americani truffati.
Ma chi sono le vittime preferite dei ladri d’identità ? La ricerca individua nei lavoratori dipendenti, nei commercianti e nei liberi professionisti del centro Italia le categorie più a rischio. Anche se sono proprio queste persone, che usano il pc abitualmente per effettuare acquisti, ad essere quelle che pongono maggior attenzione a non cadere nella trappola.
Allargando l’indagine all’Europa, una ricerca in 5 paesi (Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Belgio e Olanda) ha quantificato in 6,5 milioni i cittadini vittime delle frodi. Del 26% degli intervistati che hanno dichiarato di aver vissuto almeno una volta un furto d’identità , il 53% lo ha subito dopo il furto o lo smarrimento di documenti, estratti conto, carte di credito.
Un 25% dice invece di aver avuto la carta di credito clonata, il 18% di aver sottoscritto contratti online senza saperlo, il 28% di aver acquistato beni o servizi mai recapitati, mentre il 29% si è visto addebitare somme per acquisti non richiesti. Il 57% del campione ha ammesso di aver scoperto la truffa solo leggendo l’estratto conto, mentre il 20% dalle forze dell’ordine e il 29,5% dalla propria banca.
Proprio la mancanza di informazione dettagliate su come proteggersi è uno dei problemi più sentiti dal 55% degli intervistati, mentre uno su due dice addirittura di non aver mai sentito parlare del problema. E se è vero che il 33% non prende alcuna precauzione per ridurre i rischi su internet, una buona metà fa acquisti in rete (il 51%), custodisce documenti e pin in luoghi sicuri (69%), controlla che i siti dove acquista siano protetti da sistemi informatici (58%), utilizza firewall, antivirus e anti spaywere per proteggere il proprio computer (56%). Quanto alle cifre sottratte, il 47% ha dichiarato somme che non superano i 500 euro e soltanto il 10% degli intervistati ha detto di essersi visto sottrarre più di mille euro.
Carte di credito e bancomat clonati a migliaia. Talmente numerosi che la banda di bulgari e romeni che se le procurava non riusciva a utilizzarli tutti. E allora “spacciava” quelli avanzati agli angoli delle strade. Succedeva a Milano, prima che i carabinieri della compagnia di Porta Magenta arrestassero tre persone (altre tre sono ricercate) e bloccassero un traffico diventato molto intenso.
La tecnica usata per clonare le carte è quella consolidata. Una telecamerina e uno skimmer montati sullo sportello bancomat, per copiare i dati e filmare i pin durante i prelievi da parte dei clienti. Le banche prese di mira negli ultimi sei mesi erano l’Unicredit di via Meda, il Monte dei Paschi di Siena di via Boni e la Banca Intesa di via Whashington. Tutte in zone centrali.
Una volta ottenuti i dati, venivano copiati su tessere magnetiche come fidelity card dei supermercati e di un car wash. Utilizzate poi a decine alla volta per prelevare denaro o per fare acquisti, grazie anche a documenti falsi, soprattutto in negozi di informatica. I clonatori di bancomat puntano tutto sul tempo. Quello che passa tra il furto di dati e l’utilizzo della carta deve essere breve, prima che il proprietario faccia denuncia e la banca blocchi le operazioni. Per questo i bancomat vengono clonati nei fine settimana o durante i periodi festivi.
I truffatori a volte non hanno il tempo di sfruttare tutte la carte che hanno clonato. Quelle avanzate quindi, sempre più spesso, vengono vendute per pochi euro. L’organizzazione scoperta dai carabinieri di Milano lo faceva soprattutto in piazza Duomo e in piazza Napoli. Si trattava delle tessere meno sicure, cioè di quelle che sarebbero “scadute” (perché bloccate) entro poche ore. Costavano dai 20 ai 50 euro, l’acquirente ne prendeva una decina per volta e, se era fortunato, ne trovava almeno una buona. Riuscendo a prelevare fino a 500 euro. I clienti di questo giro erano per lo più “soldati semplici” e “pali” della stessa organizzazione, ma anche balordi di passaggio informati dal passaparola.
Difficile individuare e arrestare questi clonatori. Si spostavano continuamente tra Milano, Torino, Verona, Brescia, Bergamo. Spesso tornavano in patria a spendere i soldi racimolati e uno dei capi, noto come Jacob, era stato già fermato in Finlandia e segnalato all’Interpol. La traccia degli acquisti portava gli inquirenti in giro per il mondo: una carta copiata in Italia veniva, ad esempio, “spesa” negli Stati Uniti. È facilissimo infatti trasmettere in tempo reale i dati a un complice oltreoceano. I carabinieri raccoglievano decine di denunce alla settimana dalle banche e dai clienti, ma le sei persone finite nel mirino utilizzavano anche 300 tessere al giorno.
Gli istituti di credito conservano i video dei prelievi al bancomat per sette giorni. Solo se la vittima del furto di dati fa denuncia entro questo tempo, i carabinieri possono attivare la loro rete nazionale di confronto incrociato dei fotogrammi. E individuare le facce dei sospettati. Anche le persone scippate nei pressi delle banche finiscono in questo circuito, perché il ladro spesso cede le carte di credito trovate nei portafogli ai gruppi di clonatori che, con buone probabilità , hanno filmato anche quel codice pin.
L’indagine dei carabinieri è partita dalla denuncia di un noto industriale veneto, che si è visto prosciugare una carta intestata alla società . Seguendone i movimenti, gli inquirenti hanno notato acquisti e prelievi fatti in città diverse nello stesso istante e hanno subito capito che si trattava di una clonazione. Questi truffatori rischiano una pena che arriva al massimo a tre anni e le banche sono coperte da assicurazione, puntano quindi, più che su sistemi sofisticati come le carte col microchip, al risarcimento. Che però arriva in tempi lunghi e può mettere in difficoltà un pensionato o un operaio derubato.
I clienti dovrebbero prima di tutto applicare qualche regola per tutelarsi: coprire la mano che digita il pin, attivare il servizio di sms che avverte a ogni prelievo e acquisto, denunciare immediatamente alle forze dell’ordine.