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Un lavoro enorme da fare - RASSEGNA STAMPA

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“Presidente è la strada giusta, l’unica possibile per il suo paese”. Sono le parole che avrebbe usato Barack Obama, riportate in un retroscena de La Stampa, per commentare l‘ipotesi di un nuovo governo guidato da una persona di forte credibilità (Monti) ieri durante una teleonfata al capo dello Stato Giorgio Napolitano per informarsi sulla crisi italiana. Continua

E se gli immigrati scioperassero? Negli Usa è già successo. E si bloccò Los Angeles

La manifestazione del 1 maggio 2006 a Los Angeles - Ansa Monica Davey

La manifestazione del 1 maggio 2006 a Los Angeles - Ansa Monica Davey

Cantavano “Sì, se puede” e “Yes we can” il primo maggio del 2006, quando Barack Obama era “solo” un senatore dell’Illinois e le sue ambizioni presidenziali erano ignote anche a lui stesso. Gli immigrati (in maggioranza ispanici) di Los Angeles quel giorno riuscirono nel loro intento: paralizzare interi quartieri della più grande megalopoli della costa Ovest.
È istruttivo andare a ripescare le cronache di quell’avvenimento, mentre in Italia prende corpo l’iniziativa, lanciata prima su Facebook e poi da un sito apposito, dello sciopero nazionale degli immigrati per il primo marzo 2010. Continua

Per la campagna elettorale il Pd chiama i “guru” di Barack Obama

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In principio fu il guru. Oggi è il caso di dire “Yes, Week End”.
Nel 2001 il centrosinistra, che era nettamente indietro nei sondaggi nella corsa tra Francesco Rutelli contro Silvio Berlusconi, chiamò Stanley Greenberg, il sondaggista (pollster per i più fini) di Bill Clinton, per portare una ventata di novità nella campagna elettorale dell’Ulivo. Greenberg, detto il guru americano, migliorò la situazione di Rutelli e lo portò a pochi punti da Berlusconi, ma il centrosinistra andò all’opposizione.

Ora arrivano i due esperti di new media di Barack Obama a provare a risollevare il Pd. Il prossimo finesettimana per dare una mano al Partito Democratico sbarcheranno a Roma gli americani di Blue State Digital, che hanno inventato la campagna online di Obama. L’obiettivo della due giorni di “brainstorming”, voluta dal responsabile comunicazione del partito, Paolo Gentiloni (lo stesso che nel 2001 portò Greenberg) è quello di potenziare ulteriormente gli strumenti online del partito di Dario Franceschini; in particolare per quanto riguarda la mobilitazione attraverso i social network e la partecipazione dei militanti.

Venerdì 15 maggio, nel pomeriggio, a largo del Nazareno Ben Self e Dan Thain, “gli uomini del presidente” americano saliranno in cattedra per una lectio davvero magistralis: erudire i pionieri italiani del pensiero democratico nelle strategie di comunicazione politica del terzo millennio. Un millennio che è stato anticipato, come spesso accade nella comunicazione politica, negli Usa. Durante la campagna elettorale di Obama, Self si è occupato della gestione del sito internet ufficiale www.barackobama.com, quello su cui l’allora senatore dell’Illinois annunciò la sua partecipazione alla corsa alla Casa Bianca. Il portale gioca un ruolo chiave nella strategia di Obama: permette ai sostenitori del candidato di versare denaro (con la campagna online Obama ha raccolto 200 milioni di dollari e un milione di sottoscrittori), di organizzare incontri, mandare e ricevere sms, gestire enormi volumi di traffico telefonico e traffico web.

Le banche dati del versante social-network del sito, chiamato MyBo, sono in grado di trovare in una determinata zona i volontari più opportuni per un determinato evento e fornire loro nomi, indirizzo, numero di telefono delle 100 persone del quartiere che vogliono votare Obama e di quelle che sono ancora indecise. Con Self nella sede del Pd – e dal partito fanno sapere che potrebbe anche esserci Franceschini e altri big - ci sarà anche Dan Thain, “senior strategist” della Bsd, esperto di strategie email, sviluppo messaggi e contenuti video. Uno dei maggiori videogamer professionisti, Thain ha fondato la sua prima dot.com a 17 anni e, prima di approdare in BSD, era stato il manager della campagna elettorale on line del partito laburista inglese. Niente guru, dunque, tanto più che la campagna per le elezioni europee è in corso; di certo, però, qualche buon consiglio da seguire, così come sta accadendo tra i progressisti in giro per il mondo. Infatti i democrats italiani non sono i soli ad essersi rivolti a Blue State Digital: gli esperti di new media a stelle e a strisce sono stati chiamati anche dai laburisti inglesi, dai socialdemocratici svedesi, dal Labour australiano, dal Fianna Fail irlandese. E nelle prossime settimane i consulenti di Obama saranno in Portogallo e Brasile.

L’ex ministro Gentiloni anticipa a Panorama.it alcune delle tematiche che verranno sviluppate con gli esperti Usa: “Confrontarsi con l’esperienza americana è anche un modo per uscire dalla diatriba, tutta italiana, sul ‘partito leggero’ contro quello ‘pesante’. La vittoria dei democratici di Obama” dice Gentiloni “ci impone di guardare, piuttosto, al futuro, con la partecipazione ondine che rinvia al porta-a-porta, con la mobilitazione attraverso la rete che rafforza il coinvolgimento diretto di milioni di persone. Una trasformazione profonda che non riguarda solo i mezzi della politica, ma la sua identità, sempre più aperta, responsabile, plurale. In una parola, democratica”.

LEGGI ANCHE: Finocchiaro in corsa per il dopo Franceschini? “Non lo escludo”

Veronica delusa da Veltroni: “Sparito. E non è un bene neppure per il governo”

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

Veronica Lario, moglie del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, oggi è tornata a parlare a un quotidiano sostenendo che la politica americana dovrebbe essere di ispirazione per l’Italia dove, secondo lei, manca un’opposizione in grado di fare il proprio lavoro.
“Dov’è? Chi la fa? Si è inaridita e questo non è un bene neppure per il governo”, spiega in una intervista a La Stampa la first lady, con cui il leader del Pd Walter Veltroni aveva auspicato mesi fa una collaborazione.
“Un’opposizione forte costringerebbe la maggioranza a sforzarsi di essere migliore, a misurarsi su un livello di confronto politico più alto. Non c’entra essere di destra o di sinistra. Invece la maggioranza pensa a sfruttare il fatto di avere un avversario debole, a non elevare la coscienza collettiva”. “E mio marito governerà per altri 10 anni”, aggiunge.
Veronica Lario ritiene inoltre che il progetto del partito democratico sia svanito. “Mi era parsa un’idea interessante, mi era piaciuto il discorso che il segretario aveva fatto a Torino per lanciare la sua sfida, ma ora tutto questo mi sembra andato perduto”.
Per quanto riguarda Veltroni, sostiene che “è scomparso dalla scena e non vedo qualcun altro capace di prenderne il posto e di impugnare saldamente il timone del Pd”.
L’Italia dunque dovrebbe prendere esempio dagli Stati Uniti, dove martedì scorso il neopresidente Barack Obama si è insediato alla Casa Bianca, con un giuramento davanti a centinaia di migliaia di persone a Washington, a sottolineare che “il Paese si ritrova compatto, condivide un patrimonio di valori più importante dell’appartenenza a schieramenti politici diversi”.
In Italia, invece, maggioranza e opposizione “restano invischiati nel gioco dell’uno contro l’altro, senza pensare all’interesse comune, generale, superiore”, aggiunge la first lady, che due anni fa aveva scritto una lettera su La Repubblica in cui criticò duramente il marito per le attenzioni che aveva rivolto in pubblico ad altre donne.

In Vaticano allarme rosso per Obama

Papa Benedetto XVI parla ai vescovi

La Santa Sede si affretta a ratificare la Convenzione di Oslo contro le bombe a grappolo ma respinge quella sui diritti dei disabili e contesta la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità. La politica estera vaticana nell’era Ratzinger sembra in preda alla schizofrenia. Ma è solo un’apparenza, spiega Vincenzo Buonomo, ordinario di diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense. In realtà «sui cosiddetti temi sensibili, cioè aborto, salute riproduttiva, famiglia, unioni omosessuali, la linea della Santa Sede è costante. Un solo esempio: sul finire degli anni Ottanta, nel negoziato per la Convenzione sui diritti dell’infanzia, la Santa Sede precisò come l’interesse superiore del fanciullo avesse quali presupposti la tutela dei diritti del concepito, la presenza di una famiglia frutto dell’unione di un uomo e una donna, l’unità tra i compiti dei genitori e le aspirazioni dei figli. Inoltre sin dal 1994 la Santa Sede si adopera per liberare il concetto di salute riproduttiva da ogni possibile riferimento all’aborto». Buonomo in questi anni è stato osservatore privilegiato della politica estera vaticana. Ha partecipato quale esperto nelle delegazioni della Santa Sede alle riunioni dell’Onu e della Fao e ha seguito per la Santa Sede il lavoro della Conferenza mondiale dei diritti dell’uomo.
Oggi emerge un fatto nuovo: l’elezione del nuovo presidente americano Barack Obama e la nomina di Hillary Clinton quale Segretario di Stato. Nei Sacri Palazzi è allarme rosso. È ancora vivissimo infatti il ricordo dello scontro con Bill Clinton su aborto, salute riproduttiva, pianificazione familiare e unioni di fatto in occasione delle Conferenze Onu del Cairo sulla popolazione nel 1994 e di Pechino sulla donna nel 1995. Obiettivo primario della diplomazia vaticana perciò è scongiurare la nascita di un nuovo «asse laicista» tra Unione Europea e Stati Uniti sui temi sensibili.
Da qui la durezza dell’intervento dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, Celestino Migliore, contro l’iniziativa della Francia, presidente di turno dell’Ue, a favore della depenalizzazione dell’omosessualità. «Le preoccupazioni per la difesa della famiglia come società naturale, e ancor più il rispetto del diritto alla vita vanno di pari passo con i continui appelli per garantire la libertà dalla fame, per eliminare il traffico di esseri umani e favorire il disarmo», ricorda Buonomo.
«L’emergenza Obama» induce inoltre il Vaticano a rilanciare la sorprendente alleanza con i Paesi islamici in difesa dei valori della vita e della famiglia, già sperimentata in occasione della Conferenza del Cairo. Spiega Buonomo: «I diritti per essere tali debbono rispondere a un bisogno reale non contrapposto ai valori autenticamente umani e perciò condivisi da differenti visioni etiche e morali. Questo chiarisce la convergenza sulle posizioni della Santa Sede di Paesi di diversa fede religiosa ma intenzionati a garantire la dignità umana». Una ragione in più per motivare anche la prudenza del Vaticano a prendere posizione contro i 91 Paesi, in gran parte musulmani, dove l’omosessualità è ancora reato.
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