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Barbara-Pollastrini

Santanché: i maschi di An hanno le palle di lino


Dal sito dell’onorevole Santanché: “Sono nata a Cuneo, il 7 aprile 1961 sotto il segno dell’Ariete e dell’Ariete ho la caparbietà, la tenacia e la passione. Laureata in scienze politiche, un master alla Sda Bocconi. Ho iniziato il mio percorso in Alleanza nazionale con Ignazio La Russa dopo la svolta di Fiuggi del 1995. A giugno del 2001 sono stata eletta deputato nella circoscrizione elettorale Lombardia 3. Nel 2005, dopo aver ricoperto la presidenza del Comitato di controllo per la spesa pubblica presso la commissione Bilancio, sono stata nominata relatrice della Legge finanziaria 2006. Prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire questo ruolo. Nel 2005 ho ricevuto anche l’incarico, da parte di Gianfranco Fini, di coordinatore nazionale del dipartimento pari opportunità di Alleanza nazionale”.

Se le donne nel Partito democratico non vanno di moda, in An ancora meno. Il suo segretario ne parla poco.
Gianfranco Fini resta il leader di un grande partito che ha un problema serio: perde pezzi, soprattutto fra i giovani e le donne. Una costante emorragia di persone e di risorse che non vengono rimpiazzate da nuovi ingressi, se non qualche ex socialista che si piazza nelle fondazioni.
Le fondazioni sono considerate il rifugio dove superare la vecchia forma partito. Le fanno tutti…
È vero. Oggi tutti copiano Massimo D’Alema che ha capito prima di altri come le fondazioni siano macchine perfette per coltivare il culto della personalità.
Dunque anche la sua di personalità, visto che lei si è fatta una fondazione, il Circolo D-Donna.
A differenza delle fondazioni i circoli sono formati da cittadini comuni, sono fatti per stare tra la gente e, invece di rendere, costano denaro, tempo e fatica. Non saranno in grado di elaborare raffinate teorie sul mondo, ma scaldano il cuore di chi ne fa parte.
E di cosa si discute nei suoi circoli?
Dei valori della destra, dall’identità nazionale alla sacralità della vita. Contro il Corano nelle scuole e l’ingresso della Turchia nella Ue.
Tempo fa ha dato del “palle di velluto” ai colonnelli troppo arrendevoli verso Fini. Pentita?
No, l’espressione è sempre di attualità. Solo che, vista l’emergenza caldo, la cambierei in “palle di lino”.
Anche Francesco Storace è un “palle di lino”?
Storace è cresciuto all’interno di questa classe dirigente, ma è allergico al velluto e anche al lino. Per questo chiede con forza e a ragione un congresso così da fare chiarezza sulla linea politica. Mentre il partito perde pezzi, quando lui gira l’Italia riempie i teatri e riesce a unire i cuori giovani con quelli vecchi del partito. Vorrà pur dire qualcosa.
Invece quelle di Ignazio La Russa, il suo ex mentore, come sono? Lui la critica pesantemente, si dice che le abbia tolto il saluto.
Non è vero, ci ho parlato anche mezz’ora fa. Ignazio resta un amico. E io gli amici li rispetto.
Dopo le minacce che lei ha ricevuto dagli estremisti islamici, il Corriere della sera ha scritto che se fosse stata di sinistra sarebbe già diventata un’icona femminile.
Quell’articolo mi ha fatto pensare. Soprattutto da Barbara Pollastrini e dal Vaticano ho ricevuto una solidarietà non di facciata.
Quasi quasi meglio abbandonare questa destra di “senza palle” e passare al Partito democratico…
Bella prospettiva: 8 donne su 2 mila delegati. La verità è che le donne autonome e controcorrente danno fastidio a destra come a sinistra. Solo che di là nessuna ha il coraggio di ribellarsi apertamente. Io ballo da sola e l’ho dimostrato pagando in prima persona i diktat del mio capo ma resto dove sono.
E il suo arcinemico al Viminale? Giuliano Amato è l’ispiratore della nuova politica sull’immigrazione che supera la Bossi-Fini e punta sul coinvolgimento della Consulta islamica.
A tutt’oggi chi predica odio non viene espulso, e le scuole clandestine proliferano. I bilanci delle associazioni musulmane non sono trasparenti, ma non si svolgono le inchieste per paura di turbare gli “amici islamici”. Il Dottor Sottile deve ricordarsi che è anche ministro di polizia e quindi deve fare rispettare la legge.

Mastella: se si va avanti così disDico la fiducia a Prodi

Partecipanti alla manifestazione a sostegno del disegno di legge sui Dico, sabato pomeriggio in piazza Farnese a Roma. All'iniziativa sono presenti molti giovani, coppie omosessuali ma anche persone di tutte le etÃ
Per salvare i laici Dico ci vorrebbe un vero e proprio miracolo. I 50mila alla manifestazione di sabato continuano a creare agitazione nella maggioranza. Primo fra tutti al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, leader Udeur, che come d’abitudine non le manda a dire a nessuno: “La presenza di Pollastrini, Ferrero e Pecoraro Scanio le contestazioni che mi sono state rivolte hanno aperto una frattura che non va minimizzata”. A stretto giro, ha tentato di ricucire il segretario dei Ds, Piero Fassino: “Non credo che il governo possa cadere sui Dico”. Ma il nodo è tutt’altro che risolto.
Nell’entourage di Prodi la linea è chiara: lavarsene le mani. Cioè: il governo ha fatto la sua parte, ora tocca al Parlamento. Il problema è che, attualmente, non ci sono i numeri, nel centrosinsitra, per approvare la legge sulle unioni di fatto. Senza considerare le pressioni che arrivano dal fronte ecclesiastico (”Una manifestazione nella quale, al di là dell’immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie”, dice in sistesi L’Osservatore Romano, e che si manifestano con le prese di posizione dei Teo-Dem, a Palazzo Madama il cammino è tutto in salita. Considerando i no di Udeur e degli ultra-cattolici della Margherita, i voti del centrosinistra scendono a 150. In più, questa volta, molti senatori a vita non si uniranno all’Unione. Andreotti, Cossiga e Colombo si sono già dichiarati contrari. Incerti Ciampi, Pininfarina e Rita Levi Montalcini. Insomma senza l’appoggio di una nutrita pattuglia di liberal di Forza Italia la legge non ha alcuna chance di passare. Ma è diviso a metà addirittura il mondo gay. Ed è per questo che il premier si è detto “perplesso” sulla presenza dei ministri al corteo di sabato. Un acrobazia per dire che il governo deve restarne fuori: un’altra brutta caduta, dopo quella in politica estera, sarebbe deleteria per l’esecutivo.

Dico sì, Dico no: l’Unione col piede in due piazze


Come si potrà dire che governo e maggioranza sono coesi e marciano compatti lungo una strada comune?
Sui Dico, per esempio. Lo scontro va in scena sabato, a Roma. Il governo sarà presente sia nella manifestazione Diritti ora! e al Family day: cioè alla giornata pro-Pacs e a quella anti-Pacs. “Le due manifestazioni non sono anti-governative, sono a sostegno di un provvedimento del governo e delle politiche per la famiglia” abbozza il portavoce del premier Silvio Sircana. E se spuntasse un cartello contro Prodi? “Non cambia nulla”. Sarà… Intanto si faranno vedere a piazza Farnese Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, e Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi oltre che ministro dell’Ambiente. Seguirà il corteo da Milano anche ministra delle Pari opportunità Barbara Pollastrini. Oltre ai ministri, una schiera di sottosegretari (Paolo Cento e Luigi Manconi), leader di partito come Enrico Boselli, Marco Pannella e Oliviero Diliberto, deputati e senatori: Marina Sereni, Gavino Angius, Olga D’Antona, Luciano Violante e Franco Grillini presidente onorario dell’Arcigay.
Nella piazza del Family Day andranno il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni e il Guardasigilli Clemente Mastella: “Ero perplesso per una questione di correttezza istituzionale, ma vedo che altri vanno di là. Non vedo perché io non dovrei andare di qua.
È una sfida e alla fine vedremo chi la vincerà”. Sfida: parla chiaro il ministro della Giustizia. Una sfida alla luce del sole, stile “pomeriggio di fuoco”, che potrebbe far pentire Romano Prodi di non aver invitato i suoi uomini a stare a casa, come invece fece per Vicenza.

Salvi: Dico di no

Il senatore diessino Cesare Salvi
Onore a Cesare Salvi? La sua solenne bocciatura dei Dico porta la questione fuori dalla querelle Stato-Chiesa, cattolici-laici, maggioranza-opposizione, sinistra massimalista-sinistra riformista.
Il senatore ds ha agito da presidente della commissione Giustizia: “Il disegno di legge Bindi-Pollastrini è impraticabile dal punto di vista giuridico”.
Non sta in piedi, spiega, perché non si riconosce una coppia di fatto con uno scambio di raccomandate (”ve li immaginate il diluvio di ricorsi ai giudici?”).
Né si può partire dal principio del riconoscimento delle convivenze “per estenderlo ai rapporti tra zio e nipote”. Infine la faccenda delle pensioni di reversibilità “non va trattata a cuor leggero, altrimenti si appesantiscono le finanze pubbliche”.
Insomma Salvi entra nel merito dicendo quello che molti, soprattutto nell’opinione pubblica di sinistra, pensano da tempo: la legge, se proprio va fatta, va fatta seriamente. Rosy Bindi e Barbara Pollastrini non se l’spettavano.
La prima reagisce da democristiana: “Non si è compreso il senso di equilibrio della nostra legge”. La seconda da diessina: “Chiedo rispetto. Migliaia di persone sono dalla nostra parte”. Irritati anche i vertici della Quercia: “Salvi vuole scardinare il partito democratico”.
Non è la prima volta che Salvi, uno dei leader della sinistra ds, rompe le uova nel paniere alla sua parte politica: nel 2005 in un libro con Cesare Villone, Il costo della democrazia, denunciò sprechi e clientele anche delle giunte rosse provocando la reazione infuriata di sindaci, assessori e governatori (in testa Antonio Bassolino).
I fatti gli dettero ragione. Che anche stavolta sia il caso di lasciar perdere le dietrologie e prenderlo sul serio?

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