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Alcuni aerei fermi all'aereoporto di Malpensa
Volo Easyjet EZY9766: ormai il nome lo conosco bene. Alle mie orecchie suona come il volo Oceanic 815 di Lost. Da due giorni, insieme agli altri 168 passeggeri, cerco di tornare in Italia da Barcellona. Il nostro punto di arrivo sarebbe (condizionale più che mai d’obbligo) Malpensa, il grande hub della locomotiva d’Italia: quello del Nord che funziona. Continua

Mancano pochi giorni alla finale di Champions League tra il Manchester e il Barcellona, ma a Roma la febbre è già alta: la finalissima della maggiore competizione per club in Europa si svolgerà mercoledì 27 maggio allo stadio Olimpico nella Capitale. In campo due squadre che, per blasone numero di campioni in rosa e gioco espresso in questa stagione, non hanno eguali nel continente. La sfida che tutti attendono è quella tra Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. I due “alieni” del calcio non si giocheranno solo la finale di Champions, ma anche il Pallone d’oro: è facile prevedere che il vincitore, specie in un anno in cui mancano mondiali ed europei, della coppa mercoledì verrà premiato anche a Parigi a fine anno con il riconoscimento che ogni anno assegna France Football.
Riflettori puntati sull’argentino e sul portoghese, quindi. E proprio per accogliere al meglio i due supercampioni e le due grandi squadre la città di Roma si sta vestendo a festa. Festeggiamenti lunghi cinque giorni, infatti, inizieranno nel centro storico di Roma già sabato 23 maggio, con l’ambasciatore della finale Bruno Conti a presenziare all’inaugurazione dell’Uefa Champions Festival. Tifosi di tutte le nazionalità si raduneranno intorno all’Arco di Costantino e al Parco di Colle Oppio nei giorni che precedono la finale del 27 maggio, per assistere a diverse mostre, tornei e intrattenimenti vari preparati per avvicinarsi al meglio alla sfida tra i red devils e i blaugrana. Nonostante tutte le iniziative promozionali in vetrina, tuttavia, all’estero, soprattutto fra gli inglesi, serpeggia una certa inquietudine circa i possibili pericoli per i tifosi che giungeranno nella Capitale. Dalle parti di Manchester, infatti, non sono ancora stati ben digeriti alcuni episodi spiacevoli accaduti durante i numerosi match di Champions disputati fra i giallorossi e gli uomini di Ferguson. Stavolta è il ministero degli Esteri britannico a pubblicare un elenco di consigli per gli oltre 10mila tifosi del Manchester diretti in Italia sprovvisti di biglietto.
Il tutto mentre la stampa inglese – con in testa il The Times, che in un articolo ha messo sull’avviso i tifosi spiegando che Roma è una città violenta e pericolosa – sta cercando di spargere sale sulla questione sicurezza: tra le indicazioni di sicurezza ricevute dai supporter di Ronaldo e compagni non solo quello di evitare la metropolitana o le zone periferiche poco illuminate, ma anche alcune strade del centro senza via di fuga. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intanto, ha annunciato di aver “chiesto al ministro dell’Interno più forze dell’ordine per assicurare la sicurezza per la finale di Champions League”.
- Tags: Barcellona, Bisl, calcio, capitale, coltelli, Digos, Manchester-Unt, Olimpico, Roma, stadio, ultrà, violenza
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Quando 10 giorni fa, al 93° minuto, nello stadio Stamford Bridge di Londra, Andrés Iniesta ha segnato il gol che spediva il Barcellona a Roma, per la finale di Champions league del 27 maggio, al posto del Chelsea, i funzionari della Uefa hanno tirato un sospiro di sollievo. Secondo i dati diffusi a settembre nella riunione annuale sulla coppa organizzata dal ministero dell’Interno olandese, i tifosi del club inglese hanno un poco invidiato primato: nella scorsa stagione sono stati gli ultrà che hanno causato più problemi all’estero, una trentina di episodi, risse nei pub comprese. Al secondo posto proprio i supporter dell’altra squadra finalista di Roma: il Manchester United (28 incidenti). Quindi la rete del Barcellona ha evitato che le due tifoserie più turbolente d’Europa si dessero appuntamento sotto il Colosseo per sei giorni di bagordi (le manifestazioni collegate alla finale cominceranno il 22 maggio). Senza contare che nella graduatoria degli ultrà più cattivi della stagione 2007-08 non figurano spagnoli: terzi quelli dei Glasgow Rangers, poi i sostenitori di Liverpool, Ajax, Anderlecht, Arsenal e, con meno di dieci episodi a testa, quelli di Milan, Roma e Inter.
A preoccupare i responsabili della sicurezza, dalla Digos, guidata da Lamberto Giannini, al Centro nazionale d’informazione sulle manifestazioni sportive (Cnims) del ministero dell’Interno, è il cortocircuito che potrebbe crearsi nell’incontro tra le due tifoserie locali (in particolare quella romanista) con quella inglese. E magari un’alleanza dei Boixos nois del Barcellona (gruppo di estrema destra) con i romanisti (i laziali, invece, sono alleati dei madridisti) contro i Men in black dello United, già protagonisti di scontri nella capitale due anni fa, compreso l’assalto a un pullman dell’Esercito.
I giornali britannici nelle scorse settimane hanno definito Roma “la città dei coltelli” per la vandalica abitudine di certi ultrà di segnare il territorio con la “puncicata”, un rito che consiste nel ferire superficialmente con la punta di un’arma da taglio il “nemico”, preferibilmente nei glutei o nelle gambe. La coltellata solitamente non è preannunciata da scontri di piazza, arriva vigliaccamente ed è diventata una scuola di pensiero che le frange estreme del tifo giallorosso riassumono nel motto: “Basta infami, solo lame”.
In questura spiegano che la tifoseria organizzata stigmatizza sempre più spesso la puncicata e il problema va circoscritto a 30-40 persone, ma ammettono anche che nella capitale si sta diffondendo la moda di girare con una lama in tasca, aumentando i rischi di gesti estemporanei. Per i media britannici 14 supporter del Liverpool (nel 2001), tre del Middlesbrough (2006) e 16 del Manchester (2007) avrebbero ricevuto questo benvenuto.
I dati del Cnims, che Panorama pubblica in esclusiva, sono diversi ma non migliori: negli ultimi 3 anni, a Roma sono stati feriti 25 tifosi inglesi, di cui otto del Manchester (almeno tre le puncicate), 14 del Middlesbrough e uno dell’Arsenal (colpito da alcuni vetri).
Il bollettino della guerra fra ultrà giallorossi e hooligan inglesi non si ferma qui: nel dicembre 2001 gli italiani hanno colpito alle gambe quattro tifosi del Liverpool, a febbraio dello stesso anno altri sei e nel marzo 2000 era stato “tagliato” un sostenitore del Leeds.
A Roma, negli ultimi anni, le puncicate sono state moltissime. Secondo i dati dell’archivio del Cnims, dal 2002 sono state denunciate più di 110 coltellate in una cinquantina di partite (circa quaranta dei giallorossi e quattro derby). Negli ultimi due lustri il bilancio sale a 130 coltellate. E nel conto mancano i tifosi che non denunciano l’aggressione e quelli che nei verbali di polizia vengono genericamente inseriti tra i feriti senza specificare l’uso dell’arma da taglio.
“Ma nell’ultimo anno abbiamo avuto solo tre casi e l’unico che si è verificato dentro lo stadio ha portato all’immediato arresto del feritore” avverte Roberto Massucci, direttore dell’Osservatorio.
I luoghi degli agguati sono quasi sempre gli stessi (grafico in alto) e per la finale della Champions league saranno particolarmente presidiati. Per esempio, il ponte Duca d’Aosta sarà zona off limits, un punto di osservazione per le forze dell’ordine. I tifosi del Barcellona, radunati in piazza Cipro, non dovranno oltrepassare il Tevere per raggiungere lo stadio; quelli del Manchester utilizzeranno ponte Milvio, quello dei lucchetti. In tutto i tifosi stranieri saranno circa 50 mila (60 per cento inglesi), di cui, si stima, circa 10 mila non organizzati da società e agenzie di viaggio. Il problema sarà controllarli soprattutto nel centro città.
Le polizie inglese e spagnola stimano che le vere teste calde non saranno più di 80, 50 al seguito dei Red devils e 30 dei blaugrana. Per cercare di arginarli atterreranno a Roma 26 funzionari dei due paesi, equamente divisi, tra cui due analisti, due ufficiali di collegamento, quattro bobby e altrettanti uomini dei Mossos d’esquadra catalani.
Le autorità di sicurezza italiane, per scongiurare i rischi di ordine pubblico, hanno coinvolto i colleghi di tutta Europa nell’organizzazione della finale. “Stiamo collaborando con inglesi e spagnoli come se fossero italiani, c’è una grande condivisione di responsabilità” conclude Massucci. L’obiettivo è completare un “progetto unico” per la gestione di tutte le grandi manifestazioni sportive, partendo dalle esperienze di chi ha organizzato le ultime tre finali. Purtroppo tutto questo rischia di essere vanificato da qualche irresponsabile, magari un “cane sciolto” (i più temuti dagli investigatori) che potrebbe usare la puncicata per conquistare le prime pagine dei giornali internazionali.
Ferendo più di tutto l’onorabilità, oltre che la vivibilità, di Roma.

I cinque luoghi più a rischio, fuori dallo Stadio Olimpico: 1) Piazzale Maresciallo Giardino; 2) Piazza Mancini; 3) Ponte Duca d’Aosta, off limits per i tifosi; 4) Largo de Bosis; 5) Viale Boselli

Un fulmine di Andrès Iniesta, talentuoso centrocampista del Barcellona, e la storia della Champions league è cambiata proprio allo scadere dei 90 minuti. Non ci sarà la replica della finale dello scorso anno: ai piedi del Colosseo, il 27 maggio, saranno Manchester United e Barcellona a contendersi la “coppa dalle grandi orecchie”. Con oltre un miliardo di telespettatori e cento televisioni collegate in diretta con lo stadio Olimpico.
Il primo, grande evento che vedrà la capitale protagonista nello sport mondiale per i prossimi due anni. Dopo il calcio, i Mondiali di nuoto, dal 17 luglio al 2 agosto. A settembre 2010 Roma sarà una delle dieci città designate per i Mondiali di pallavolo. E poi il sogno: ospitare un Gran premio di Formula Uno nel 2011. Se ne parla da tempo, pare che una decisione arriverà dopo l’estate. Un antipasto lo si è vissuto qualche settimana fa quando la Red Bull, guidata dall’astro nascente della formula due, Mirko Bortolotti, ha sfrecciato nell’impareggiabile atmosfera che si può respirare solo nella capitale, dalla Bocca della Verità ai Fori Imperiali.
Torniamo al calcio. Barcellona contro Manchester United, nello stadio considerato dal quotidiano francese L’Equipe tra i cinque più belli del mondo. Bello, sì. Ma agibile? Anche, visto che è stato il primo stadio a norma rispetto alla legge Amato (già Pisanu) e per ottenere l’abilitazione record il Coni (del riconfermato Gianni Petrucci) ha speso quasi 4 milioni di euro (tornelli, barriere mobili, videosorveglianza). Ma ci voleva un altro maquillage. Alla fine il grande cambiamento costerà circa 17 milioni di euro, suddivisi fra Coni e sette sponsor. Le migliorie hanno riguardato nuovi tabelloni luminosi (digitali e in alta definizione), nuovi spogliatoi che non saranno più due ma tre, l’allineamento agli standard Uefa dei servizi igienici (i bagni da 48 diventeranno 109), l’aumento dei punti ristoro e di pronto soccorso, l’aggiunta in tutti i settori dello schienale del seggiolino e lo spostamento delle panchine all’altezza del fossato, più distanti dal terreno di gioco. La capienza dello stadio diminuirà dagli attuali 80.120 a 70 mila circa: 60 mila biglietti saranno dati alla pari alle due squadre finaliste, i restanti tra accrediti stampa, sponsor e autorità. Michel Platini, presidente dell’Uefa, apprezza e ringrazia.
E dopo il calcio, spazio al nuoto. Non si sa se si riuscirà a completare tutti i lavori per la cerimonia inaugurale. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma si parla di investimenti, tra pubblico e privato, di quasi 400 milioni di euro, e parte delle opere non sono state mai cantierate. Nonostante tutto, Roma si prepara a ospitare le 181 federazioni nazionali che porteranno a gareggiare quasi 3 mila atleti. Con la novità che le piscine saranno a basso impianto ambientale, grazie a tecniche di cogenerazione che garantiranno un risparmio di circa il 40 per cento dell’energia primaria necessaria e delle emissioni di CO2. Nel 2010, via ai Mondiali di pallavolo: la capitale ospiterà almeno la partita inaugurale e la finale. Per la ristrutturazione degli impianti il Coni ci metterà almeno sei milioni di euro, ma si prevede anche un notevole intervento dei privati e degli sponsor. “Roma caput sport”, in attesa delle Ferrari. Poi, se come si dice in giro, arrivasse anche l’assegnazione dei mondiali di pallacanestro per il 2014, la festa sarebbe davvero completa.
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Una veduta di Barcellona (Credits: Alex Castellá by Flickr)
L’hanno preso a Barcellona, fuori da un call center. Salvatore Zazo, pregiudicato boss del clan Mazzarella, non ha avuto il tempo di reagire, per la sorpresa, quando è stato arrestato in Spagna dai carabinieri del comando provinciale di Napoli. Nei suoi confronti c’era un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Dda per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Zazo, 57 anni, era una delle figure più importanti del clan Mazzarella, attivo nel centro di Napoli. Nella capitale catalana, dove viveva in un appartamento vicino alla Sagrada Familia, si occupava dell’importazione e del traffico di cocaina per conto del clan.
Ed il suo arresto, eseguito dai carabinieri in collaborazione con la Unidad central operativa della Guardia Civil, è l’ultimo di una lunga serie in terra iberica. Non è un mistero che i boss di camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta abbiano scelto la Spagna come terra di conquista e riciclaggio del denaro sporco. Per gli aeroporti di Madrid e Barcellona, così come sulle coste di Galizia e Catalogna, passano le ricche rotte della cocaina sudamericana e dell’hascisc marocchino. Senza dimenticare l’impetuoso (è crollato solo nell’ultimo anno, in conseguenza della crisi dei subprime) sviluppo immobiliare sulle coste del Mediterraneo, un affare troppo ghiotto per non metterci le mani. Ma negli ultimi anni la collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e quelle spagnole ha portato alla cattura di molti dei boss trasferiti in terra iberica.
Come Marco Assegnati, reggente del clan camorristico Nico e inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi, sorpreso insieme alla compagna spagnola e al figlio avuto dalla stessa, in un appartamento di Escalona nei pressi di Toledo, il 18 dicembre scorso. Il giorno prima era stato catturato a Fuengirola Paolo Pesce, del clan camorristico dei Mariano. Il 20 settembre, invece, era stato Marino Santafede a cadere, dopo aver messo sulle sue tracce la Guardia Civil per l’acquisto di un lussuoso appartamento nel quartiere olimpico di Barcellona. Anche lui si occupava del traffico di stupefacenti verso Napoli e Roma. Sempre in Catalogna, a Girona, il 10 agosto finiva invece la latitanza di Patrizio Bosti, reggente del clan Licciardi-Contini, inserito nella lista dei trenta più ricercati dal Viminale. Il 16 maggio, invece, a Barcellona, era il turno del
latitante Fausto Frizziero, ritenuto capo dell’omonimo clan operante nei quartieri della Torretta, di Mergellina, Chiaia e
zone limitrofe. Preso dalla squadra mobile di Napoli.
Non solo camorristi, comunque: anche la ‘Ndrangheta ha i suoi emissari in terra spagnola. Intermediari, broker con un passato da delinquenti comuni. Come Ippolito Magnoli, detto ”Peppe”, nato a Rosarno (Reggio Calabria) 61 anni fa, uomo di fiducia del clan Piromalli, ricercato da sei anni, arrestato nel paesino catalano di El Mas Tader dai militari del Ros di Genova, in collaborazione con i colleghi spagnoli.

“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Una frase fatta per colpire. Che viaggerà davanti agli occhi dei passanti, sulle strade di Genova. La città del cardinale Angelo Bagnasco, il presidente della Cei. E del prossimo gay pride, previsto per il 13 giugno. La frase sarà scritta sulla fiancata di un autobus, come già accaduto a Londra o a Barcellona. L’Uaar (Unione atei agnostici e razionalisti italiani) ha deciso di copiare le iniziative già viste nelle due metropoli europee: a Londra la frase che campeggiava sui bus a due piani era “There’s probably no god. So stop worrying and enjoy your life”(Probabilmente non c’è nessun Dio. Smettila di preoccuparti e goditi la vita), identico nella capitale catalana “Probablemente Dios no existe deja de preocuparte y disfruta la vida”, dove l’invito all’edonismo circola dalla scorsa settimana.
Dietro alla campagna c’è la mente del biologo darwinista Richard Dawkins, autore di libri come L’incantesimo di Dio e dall’opinionista del Guardian Ariadne Sherine.
A rispondere all’ “ateo-bus”, in Spagna, a Madrid, ci ha pensato l’associazione E-Cristians con il contro-slogan: “Dio sì che esiste, godi della vita in Cristo”.
L’obiettivo, chiaramente, non è una discussione teologica sul trasporto pubblico, ma è la polemica. “È una specie di sfida atea in casa di Bagnasco, il capo dei vescovi italiani” dichiara in un comunicato Raffaele Carcano, segretario generale della Uaar. “Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l’Uaar ha deciso di riprendersi un po’ di par condicio. E di fare pubblicità all’incredulità”.
L’associazione ha intenzione di estendere gli “ateobus” ad altre città, e ha già iniziato una raccolta fondi: “La prima giornata della campagna dei bus UAAR ha registrato 111 donazioni, per un totale di 2.735 euro accreditati sul conto di Paypal” scrivono nel loro sito. E il gesto ha già cominciato a far discutere, prima della effettiva circolazione dei mezzi ad alte emissioni di ateismo.
Nessuna dichiarazione in risposta, per ora, né dalla Cei né da Bagnasco, mentre il direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova Gianfranco Calabrese invita a “evitare la contrapposizione frontale, con queste iniziative non si aiuta certo il dialogo”.
Tra le reazioni degli ecclesiastici si è distinto, come sempre, don Andrea Gallo, il prete battagliero della comunità di San Benedetto al Porto, intervistato dal Secolo XIX ha detto che salirebbe sull’autobus ma poi “mi piacerebbe rispondere agli organizzatori che Dio invece esiste, ma non sei tu. E allora: rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso”.
Un invito a “Evitare la contrapposizione” e “ricercare il dialogo”, viene da don Gianfranco Calabrese, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova: “Ci sono modi e modi di esprimere sia la tolleranza che l’intolleranza” ha spiegato don Calabrese “e la ricerca della tolleranza è sempre il dialogo mentre la contrapposizione è sempre intolleranza”.
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La meta preferita degli italiani? Londra. Banale forse. Ma vicina ed economica. Nella capitale inglese, infatti, si dirige la maggior parte dei voli low cost dall’Italia verso l’estero. L’analisi del fenomeno e dei risultati è in uno studio del Certet, il Centro di economia regionale (per la Lombardia) dei trasporti e del turismo. “La ricerca permette di capire quanto è competitivo il sistema aeroportuale italiano in confronto a quelli europei” spiega Oliviero Baccelli (leggi qui l’intervista), vicedirettore del centro e autore di un interessante analisi su come le compagnie aeree low cost hanno cambiato la geografia del turismo. Il risultato è confortante: Milano è al terzo posto in Europa per voli low cost, dopo Londra e Barcellona. Ed è al primo posto in Italia davanti a Roma, Venezia, Palermo e Catania. La tratta più trafficata del mercato italiano è la Catania-Milano con 80 voli, mentre nel mercato internazionale da e per l’Italia la tratta principale è appunto Milano-Londra, coperta con 148 voli totali a settimana.
Inoltre, nonostante il sistema low cost Italia abbia notevoli gap la penetrazione è maggiore rispetto a molti altri Paesi europei. Nel mercato italiano, infatti, 718 voli a settimana sono low cost, cioè il 13 per cento dell’offerta complessiva del trasporto aereo. Molto di più che in Spagna (6,3 per cento), in Francia (2,8 per cento). Ma ancora meno di Regno Unito (27,3 per cento) e Germania (29,3%).
Il vettore con la maggiore quota di mercato nel mercato internazionale da e per l’Italia è Ryanair che opera il 33,7 per cento dei 4.234 voli settimanali totali e che risulta anche il vettore low cost principale in Europa con 10.242 voli settimanali complessivi. Nel mercato domestico, invece, la quota maggiore è di WindJet con 616 voli totali.