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Galan Vs Zaia: la battaglia continua di due galli nel pollaio

Luca Zaia e Giancarlo Galan

Luca Zaia e Giancarlo Galan

In primavera si sono scambiati le poltrone (Luca Zaia da Roma è tornato in Veneto a occupare lo scranno di governatore, Giancarlo Galan dal Veneto è sceso a Roma a presiedere il Ministero delle Politiche agricole). Ma i due non hanno mai smesso di scambiarsi colpi, fendenti e battute al vetriolo. L’ultimo (prevedibile) capitolo del derby veneto si è giocato sugli Ogm. Lunedì 9 agosto, una settantina di aderenti ai gruppi No Global del Friuli Venezia Giulia e del Veneto ha abbattuto un campo di mais di proprietà di Giorgio Fidenato, a Vivaro (Pordenone), che si presume geneticamente modificato. Un’azione che, dopo mesi di bagarre mediatica e nessuna decisione concreta da parte delle autorità, contrasta un’altra azione: la semina di Ogm vietata in Italia. Inevitabile che il blitz determinasse reazioni opposte da parte dei due maggiori attori politici della vicenda: proprio il ministro dell’agricoltura da una parte e il governatore del Veneto dall’altra. ”Azione squadristica da condannare in ogni senso”, ha commentato a caldo Galan, più possibilista verso gli Ogm. Di tutt’altro parere Zaia che, quando era al dicastero, ha fatto della lotta agli Ogm una bandiera sua e della Lega: ”Così è stata ripristinata la legalità”, ha dettato alle agenzie e poi, in serata, ha invitato a ”non confondere i fatti con i principi”. Continua

Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa

vescovi italiani

Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.
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Dino Boffo senza Avvenire: dà le dimissioni e Bagnasco le accetta‎

boffo

Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

E alla fine Dino Boffo ha lasciato. Si è dimesso dalla direzione di Avvenire (oltre che dalla direzione di TV2000 e RadioInblu), il giornale cattolico che guidava da 15 anni. Lo ha fatto, con una lettera di quattro pagine (qui il testo integrale in .pdf) indirizzata al Presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, in cui spiega di sentirsi al centro di una “bufera gigantesca” frutto della campagna di stampa contro di lui che ha “violentato la mia famiglia“. E che per tanto intende allontanare il più possibile la sua persona, oggetto dell’attacco di Vittorio Feltri, dal giornale voce dei Vescovi italiani . “Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani“.
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Calcio violento: battaglia sul treno tra ultrà di Inter e Atalanta. Manette in arrivo

Nel Far West di 200 anni fa azioni così erano chiamate “assalti alla diligenza”. Nel Far West degli ultrà del calcio di oggi, si chiamano “regolamento di conti”.
Preparato e messo in atto domenica 20 maggio: una cinquantina di ultrà dell’Atalanta che blocca il treno (di linea, quindi con altri passeggeri a bordo) su cui viaggiano gli avversari di curva dell’Inter diretti a Bergamo, per Atalanta-Inter, e lo assalta prima con una sassaiola e poi a colpi di bastone e bottiglie, terrorizzando gli altri passeggeri e scatenando il panico nella piccola stazione di Terno d’Isola, paesino tra Milano e Bergamo. I sostenitori dell’Inter, poco più di duecento, non sono certo rimasti a guardare: per un lungo quarto d’ora, si è scatenata una vera e propria battaglia: dalla banchina lancio di pietre e di fumogeni; dal treno lancio di seggiolini e oggetti vari.
Il blitz pare fosse studiato: tra le due curve, nonostante gli stessi colori di maglia, non è mai corso buon sangue. Soprattutto gli atalantini non hanno ancora dimenticato il “torto” subito subito sei anni fa, quando dal terzo anello di San Siro venne lanciato un motorino rubato a un tifoso bergamasco. Da qui la decisione della vendetta: aspettano il treno che, partito dalla Centrale di Milano, per raggiungere Bergamo deve passare da Terno alle 12.50. Ed è qui che gli atalantini lo aspettano: sanno che di quel convoglio locale quattro carrozze sono riservate agli interisti. E quando entra in stazione parte l’imboscata: volano sassi e bottiglie. Gli interisti scesi dal treno ed è cominciata la caccia all’uomo anche nelle vie intorno alla stazione di Terno. L’allarme alle forze dell’ordine è scattato subito, ma gli ultrà bergamaschi sono spariti. Messi al sicuro gli altri passeggeri, il convoglio viene fatto ripartire per la vicina stazione di Ponte San Pietro. Qui i tifosi vengono identificati e fatti risalire su un altro treno che li riporta a Milano (sono arrivati a Sesto San Giovanni alle 16,30). Ma il rientro a casa non significa impunità (e lo stesso dicasi per i bergamaschi che sono riusciti a scappare): la sassaiola non è finita in tv, (tanto meno nelle immagini della telecamera istallata dal comune all’imbocco del viale della stazione e fuori uso da mesi), ma le forze dell’ordine si stanno muovendo tra i tabulati e le chiamate via cellulare dei protagonisti di quest’ordinaria domenica di violenza ultrà. In manette è finito l’organizzatore dell’assalto, A.C., 33 anni, operaio di Palazzago, che alcuni testimoni hanno visto distribuire l’armamentario per l’attacco prima di indossare il passamontagna. Le accuse nei suoi confronti sono di attentato alla sicurezza dei trasporti, danneggiamento aggravato e rissa in concorso. Insieme a lui sono stati al momento individuati e denunciati all’autorità giudiziaria altre due persone che si trovavano con lui in occasione degli scontri.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
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Fuori Porta, di Bruno Vespa

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