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Santo subito? Karol Wojtyla sarà beato nel 2010

Quarto anniversario della morte di Papa Giovanni Paolo II

Richiesta alla presidenza del Consiglio dei ministri di dare dignità di “grande evento” alla cerimonia di beatificazione, sabato 16 ottobre 2010. Trasferimento delle spoglie dalle Grotte vaticane alla navata sinistra della Basilica di San Pietro. Apertura del grande centro intitolato a Giovanni Paolo II, voluto dal cardinale Stanislao Dziwisz a Cracovia. Continua

Wojtyla, se la beatificazione diventa un thriller

Quarto anniversario della morte di Papa Giovanni Paolo II

Potrebbe essere a una svolta la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. A metà maggio, presso la Congregazione delle cause dei santi, si riunirà una commissione composta da otto teologi più il promotore della fede, monsignor Sandro Corradini, che dovrà valutare vita, opere e scritti di Karol Wojtyla per dare il via libera alla procedura.
Per credenti e non credenti di tutto il mondo, Giovanni Paolo II è già santo, tanto che il 2 aprile 2010 (quinto anniversario della morte) viene indicato come possibile data per la beatificazione. Tuttavia, l’esito dell’imminente riunione della Congregazione delle cause dei santi non è scontato. Emergono infatti alcuni particolari sconcertanti che gettano un’ombra sulla causa.
Tra i circa 120 testimoni che, sotto vincolo di segreto, sono stati interrogati a Roma e a Cracovia, manca uno dei più stretti collaboratori di Wojtyla: Angelo Sodano, per 15 anni segretario di Stato. Il porporato, oggi decano del collegio cardinalizio, si sarebbe infatti rifiutato, finora, di deporre nella causa. E forse ha seguito il suo esempio il cardinale Leonardo Sandri, per sette anni sostituto alla segreteria di Stato.
Alla ricostruzione della vita di Giovanni Paolo II manca perciò il contributo decisivo di coloro che nel corso del pontificato sono stati numero due e numero tre nella gerarchia della curia. Non si tratta di ingratitudine da parte loro, quanto di una valutazione di opportunità. Il ruolo ricoperto per anni li ha portati infatti a conoscere fatti riservati ed estremamente delicati anche per le relazioni internazionali della Santa sede. Le loro rivelazioni potrebbero persino mettere in pericolo la vita di qualcuno.
Emerge così il problema principale della causa di Giovanni Paolo II: è possibile, a così breve distanza dalla morte, esaminare con equilibrio e completezza l’esistenza di un pontefice che ha regnato per 27 anni e ha intrattenuto rapporti con i potenti di ogni parte del mondo?
Qualcuno ne dubita ma Papa Ratzinger, di fronte alla richiesta del collegio cardinalizio, ha derogato alla regola canonica in virtù della quale occorre attendere almeno 5 anni prima di intraprendere una causa di beatificazione. Benedetto XVI chiede che alla causa di Wojtyla venga data la priorità, anche se raccomanda che vengano comunque rispettate le procedure previste.
Intanto un’altra ombra si allunga sul lavoro svolto dalla commissione storica diocesana, presieduta dal polacco monsignor Michal Jagosz. La commissione non ha potuto esaminare tutti i documenti in possesso dell’ex segretario personale di Giovanni Paolo II, l’attuale arcivescovo di Cracovia, cardinale Stanislaw Dziwisz. È lui il principale depositario dei segreti di Wojtyla: nel testamento il Papa aveva chiesto di bruciare tutte le sue carte private, invece Dziwisz le ha conservate. L’immenso archivio, trasferito da Roma all’arcivescovado di Cracovia, non sembra sia stato ancora nemmeno inventariato. Dziwisz ha regolarmente deposto dinanzi al tribunale diocesano per la causa di beatificazione e ha fornito alla commissione storica alcuni documenti, scambi epistolari e minute, ma non ha permesso agli esperti di esaminare tutto il materiale.
Pesa inoltre sul responsabile della commissione storica diocesana, Jagosz, l’accusa di essere stato una spia per conto della polizia segreta polacca, formulata dallo storico Marek Lasota sulla scorta dei dossier dell’Istituto per la memoria nazionale a Varsavia.
I rapporti con i regimi dell’Europa orientale prima della caduta del Muro di Berlino, i finanziamenti al sindacato polacco Solidarnosc, le relazioni tra lo Ior, il Banco Ambrosiano e la morte di Guido Calvi, i retroscena delle più controverse nomine episcopali e cardinalizie: questi i principali punti oscuri nel dossier per la beatificazione di Giovanni Paolo II. A cui si aggiungono le accuse formulate dal colonnello polacco Ryszard Kuklinski (per 9 anni collaboratore della Cia), secondo il quale durante il pontificato di Wojtyla c’erano “quattro uomini d’oro” in Vaticano al servizio del Kgb. E uno di questi avrebbe avuto libero accesso all’appartamento del Papa.
Omissis, reticenze e lacune che il postulatore della causa, il polacco Slawomir Oder, ha cercato, almeno in parte, di colmare con la “positio”, il fascicolo di oltre 1.500 pagine consegnato nelle scorse settimane ai teologi. Il relatore della causa, il domenicano francese Daniel Ols, ha rinviato più di una volta indietro la positio a monsignor Oder affinché la integrasse e la completasse, nei limiti del possibile. Ora il lavoro è concluso e la parola passa agli esperti.
Nel fascicolo sono contenute inoltre le testimonianze relative a circa 250 guarigioni ed episodi inspiegabili attribuiti all’intercessione di Wojtyla. Fra questi anche la guarigione miracolosa dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre di Aix-en-Provence, in Francia.
La decisione dei teologi, accompagnata dalle conclusioni del promotore della fede, Corradini, sarà trasmessa ai 25 membri della congregazione (cardinali e vescovi presieduti dal salesiano Angelo Amato). Questi, a loro volta, si riuniranno per esprimere il giudizio definitivo sulla causa. Sulla base di queste valutazioni, Joseph Ratzinger deciderà se e quando beatificare Wojtyla.
Intanto nelle Grotte vaticane continua il pellegrinaggio ininterrotto di fedeli alla tomba di Giovanni Paolo II. Centinaia di persone, commosse, pregano, lasciano fiori, biglietti, fotografie, ignare di dossier segreti e controversie canoniche. Nel cuore dei fedeli Wojtyla è già santo. “Santo subito”, come recitavano i cartelli il giorno dei funerali.

Su Pio XII Vaticano e Israele litigano: “Inaccettabile la sua beatificazione”

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“Il tentativo di far diventare santo Pio XII è inaccettabile”.

Dure, chiare, senza appelli: suonano come una scomunica nei confronti di Pio XII le parole pronunciate contro la beatificazione di Papa Pacelli dal ministro per gli Affari sociali di Israele Isaac Herzog, che è anche responsabile degli Affari della Diaspora, della lotta all’antisemitismo e dei rapporti con le comunità cristiane. A riportare le dichiarazioni del ministro è il quotidiano israeliano Haaret’z.

“Durante il periodo dell’olocausto il Vaticano sapeva molto bene quello che stava accadendo in Europa”, ha aggiunto l’esponente del governo di Gerusalemme che poi ha spiegato: “e non vi è alcuna prova, per ora, di alcun provvedimento preso dal Papa che, come Santa Sede, avrebbe potuto ordinare”. Quindi il ministro ha affermato: “Il tentativo di far diventare santo Pio XII è una forma di “sfruttamento dell’oblio” rispetto a quei fatti e testimonia “una assenza di consapevolezza”. “Invece di essere coerente con il verso biblico nel quale si afferma ‘Tu non permetterai che si versi il sangue del vicino’”, ha detto ancora il ministro, “il Papa rimase in silenzio e forse fece anche peggio”.

Parole durissime pronunciate questa volta non da un esponente di qualche organizzazione ebraica o da un rabbino, ma da un rappresentante del governo in carica di Israele che, peraltro, ha anche per mandato governativo il compito di gestire le relazioni con le comunità cristiane. Del resto le affermazioni di Herzog arrivano dopo settimane di polemiche intorno alla figura di Pio XII e ai ripetuti interventi del Papa e del Segretario di Stato vaticano in difesa di Pacelli e del suo operato durante la Seconda guerra mondiale. Sul fronte israeliano la presa di posizione pubblica del Pontefice in favore di Pio XII ha fatto pensare a una sua imminente beatificazione.

Da qui una serie di reazioni critiche verso la Santa Sede e la Chiesa cattolica. Ancora, ha destato scalpore l’ipotesi che il Papa non andasse in visita in Israele a causa della didascalia contenuta al memoriale della Shoah di Gersualemme, lo Yad Vashem, nella quale si leggono parole fortemente critiche verso Pio XII e il suo comportamento nel secondo conflitto mondiale. Successivamente è intervenuto anche il presidente di Israele, Shimon Peres, per ribadire l’invito rivolto a Benedetto XVI a visitare la Terra Santa, nonostante lo stesso presidente abbia confermato le riserve su Pio XII classificando però l’intero”affaire” come vicenda del passato che non può incrinare gli attuali buoni rapporti con la Chiesa di Roma.

Da parte sua la Santa Sede, attraverso il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, provava a spegnere le polemiche specificando che il Papa aveva deciso di approfondire ulteriormente l’analisi su Pio XII - rimandando quindi la beatificazione - e osservando che la didascalia allo Yad Vashem, pur assolutamente non condivisa dalla Santa Sede, non poteva considerarsi un ostacolo al viaggio del Papa. E tuttavia nei giorni scorsi altri episodi hanno complicato la situazione. Un sito internet di sostenitori del partito di governo Kadima ha pubblicato un fotomontaggio raffigurante Benedetto XVI con una svastica. L’immagine è stata prontamente rimossa e il Primo ministro, Tzipi Livni, ha spiegato subito che l’immagine vergognosa non rappresentava in alcuno modo il suo pensiero o quello del suo partito.

Papa Wojtyla, a tre anni dalla morte si prepara una tomba da santo

Un'immagine di Papa Giovanni Paolo II del 2002 |foto Ansa

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Grande folla in San Pietro per la messa di commemorazione di Giovanni Paolo II, scomparso tre anni fa. Benedetto XVI nel corso della celebrazione ha detto che il suo predecessore “aveva qualità soprannaturali”. Il processo di beatificazione in corso, dopo la spinta iniziale eccezionale, ora seguirà i canali tradizionali per un Papa che è già venerato come un santo. Tanto che a tre anni dalla sua morte la tomba di Karol Wojtyla, nelle Grotte Vaticane, non è più adatta ad accogliere la folla di fedeli che vanno a visitarla e a pregare per il pontefice polacco. E il Vaticano pensa a una nuova collocazione in una tomba incastonata in uno degli altari della basilica di San Pietro. I due avvenimenti, la proclamazione di Giovanni Paolo II santo e la traslazione della salma, sembrano però indissolubilmente legati. Ma i tempi non saranno brevissimi, ci vorranno almeno altri due anni.

I resti di Papa Wojtyla, morto il 2 aprile 2005, non verranno spostati nella nuova tomba prima della fine del processo di beatificazione. Anzi, è verosimile che lo saranno proprio nello stesso momento della proclamazione a santo. Il progetto per il nuovo mausoleo comunque sarebbe già pronto. Prevede l’esumazione della salma e l’esposizione in una delle cappelle di San Pietro, dove si trovano già Giovanni XXIII e Pio X e dove sarà più raggiungibile e visibile per le migliaia di fedeli che la visitano ogni giorno. La Stampa ha dato anche un’indicazione precisa sul luogo scelto: la cappella di San Sebastiano, subito dopo la Pietà di Michelangelo.

Fu Benedetto XVI, il 13 maggio 2005, a dare un’accelerazione al processo di beatificazione, quando decise di avviarlo senza aspettare i canonici cinque anni dalla morte. Ora però la Congregazione per le cause dei santi annuncia che procederà nei tempi tradizionali, anche se speditamente. Non ci saranno altre eccezioni, insomma. La “positio”, cioè la raccolta dei documenti e la ricostruzione della vita di Karol Wojtyla, dovrebbe essere presentata dal postulatore della causa monsignor Slawomir Oder proprio in occasione del terzo anniversario della morte. Sempre domani Papa Benedetto XVI celebrerà in San Pietro una messa in memoria del suo predecessore, che verrà trasmessa in diretta da Raduno alle 9.55.

Tra i miracoli attribuiti al pontefice polacco quello che verrà preso in considerazione per la beatificazione dovrebbe essere la guarigione prodigiosa dal morbo di Parkinson di una suora francese, Marie Simon-Pierre. “Se qualcuno si aspetta qualche sorpresa, qualcosa di straordinario in termini di novità che emerga da questo lavoro, forse potrebbe rimanere deluso”, ha detto monsignor Oder a proposito del “profilo di santità” di Papa Wojtyla. “Invece quello che appare è proprio il fatto che Giovanni Paolo II, così come lo abbiamo conosciuto, è stato una persona estremamente coerente, con una vita sotto lo sguardo del mondo, che lo guardava e seguiva con attenzione, benevolenza e curiosità, e con un’altra vita vissuta in privato. Lo abbiamo conosciuto e lo abbiamo visto sotto il profilo di una persona straordinaria, ma possiamo dire che praticamente, proprio nella sua vita si è verificata l’ordinarietà della santità cristiana, non le cose clamorose, ma le cose ordinarie, vissute con straordinaria intensità spirituale, carità e amore per il Signore”.

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Santi subito? Con Ratzinger l’impresa è più ardua

Fedeli in Piazza San Pietro per una cerimonia di beatificazione
di Ignazio Ingrao

Si intitola Sanctorum Mater e sarà diffusa dopo Natale. È l’istruzione per lo svolgimento delle inchieste diocesane di beatificazione e canonizzazione, predisposta dalla Congregazione delle cause dei santi. Sono 150 articoli più un’appendice: un testo unico per i processi canonici destinati a riconoscere virtù eroiche e miracoli dei futuri santi e beati. Benedetto XVI ha raccomandato più rigore, invitando a tener presenti sia le prove favorevoli sia quelle contrarie.
L’istruzione fa propria tale indicazione fissando norme molto precise in merito alla raccolta di documenti (art. 62 e seguenti) e all’ascolto dei testimoni (art.77
e seguenti). Molta attenzione viene riservata alle testimonianze dei medici in caso di guarigioni miracolose.
Le cause di beatificazione e canonizzazione sono articolate in due fasi: la prima diocesana, la seconda di fronte alla Congregazione delle cause dei santi. Oggi sono circa 350 i processi all’esame del dicastero vaticano.
E si parla di un possibile cambio ai vertici della Congregazione: dopo la nomina, a maggio, del nuovo segretario Michele Di Ruberto, in primavera il prefetto José Saraiva Martins potrebbe far posto al salesiano Angelo Amato, ora segretario della Congregazione per la dottrina della fede.

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