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beneficenza

Nazionale Parlamentari “spesata” per fare beneficenza? Gli onorevoli smentiscono

Luigi Muro, deputato di Futuro e libertà (ANSA /ALESSANDRO DI MEO)

Luigi Muro, deputato di Futuro e libertà (ANSA /ALESSANDRO DI MEO)

“Se davvero ci fossimo comportati come ha scritto il Corriere della Sera, dovrebbero ammazzarci”. Gioacchino Alfano, deputato del Pdl, smentisce a Panorama.it la notizia secondo cui il 4 febbraio la Nazionale parlamentari – in cui gioca – avrebbe partecipato a un torneo di beneficenza a Catania, ma a condizione di essere totalmente spesata. Gli onorevoli sono accusati di aver lasciato il conto da pagare al ristorante dopo la partita, e soprattutto di non aver partecipato a una colletta per comprare tre carrozzine per bambini disabili.
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Vita low cost: i consigli per regali intelligenti

La corsa ai regali sta per finire (Credits: WOLFGANG KUMM/DPA)

La corsa ai regali sta per finire (Credits: WOLFGANG KUMM/DPA)

La corsa ai regali è ormai allo sprint finale, ma in molti sono ancora alla ricerca di idee giuste e soprattutto ad un prezzo abbordabile. Ecco allora qualche suggerimento, che arriva dai siti internet, ma anche dalla tradizione, passando per i canali “alternativi”. Un classico sono i cesti natalizi, perché puntando sui prodotti tipici da portare in tavola difficilmente si sbaglia. Il modo migliore per risparmiare è quello del “fai da te”. Quello gastronomico, infatti, è uno dei regali preferiti dagli italiani, come sottolinea Coldiretti, che da alcuni suggerimenti concreti sugli ingredienti da utilizzare: la frutta secca, che piace a tutti e non costa molto; un buon olio, magari aromatizzato, che comprato separatamente fa risparmiare un bel po’ di soldi; piccoli barattoli di verdura sottolio, tipici della zona in cui si abita, se destinati a parenti o amici lontani. Quanto al luogo in cui acquistare i prodotti, Coldiretti non ha dubbi: rivolgersi alle aziende agricole o ai mercati diretti, come i farmers market, permette di pagare molto meno per prodotti di ottima qualità. Attenzione, però, a come confezionerete i cesti: occorrono cesta, cellophane per incartare, finta paglia e decorazioni pronte e nastrini, perché il vostro regalo sembrerà ancora più prezioso se ben presentato.


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Una casa per le donne afghane e altre buone storie di Natale

La casa del progetto natalizio di Pangea Onlus

La casa del progetto natalizio di Pangea Onlus

Tempi di crisi, ma a Natale siamo tutti più buoni. Nonostante tutto, gli italiani sono ancora disponibili alla beneficenza natalizia? Sembrerebbe di sì, se è vero che anche quest’anno si susseguono le iniziative dedicate ai più bisognosi. Associazioni, istituzioni, semplici cittadini, Onlus impegnate a far sentire meno sole queste persone. La Fondazione Casa Pangea Onlus lancia (anche attraverso la pagina Facebook) il progetto di strutturare una casa accoglienza per mamme e bambini a Kabul, in Afghanistan. Con 10 euro si può acquistare un mattone per una struttura che nel 2012 ospiterà mamme e bambini afghani. Per ogni mattone donato, si riceverà una card personalizzata “Io sono di Pangea” e un magnete-mattone “Casa Pangea Afghanistan 2012″. Continua

Il calendario della Polizia: un gennaio da shock


Polizia: un gennaio da shock

Il talento si riconosce agli esordi. Forse anche per questo gli autori del calendario 2011 della Polizia di Stato sono studenti-fotografi. L’idea, quasi una sfida, è stata del capo della Polizia Antonio Manganelli. Tutto è nato per caso, quando nei mesi scorsi due professori dell’Istituto per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini di Roma hanno incontrato Manganelli per chiedergli l’autorizzazione a fare fotografare ai loro allievi le auto storiche della Polizia. L’intuizione ha bisogno di un attimo. Così, quando i professori sono usciti dalla stanza del prefetto, in tasca, oltre al permesso, avevano la proposta di fare preparare il calendario 2011 della Polizia proprio agli studenti di due classi dell’istituto. Continua

Ior parallelo. Conti segreti in Vaticano

Vaticano

Per la prima volta nella storia del Vaticano dalle Mura leonine filtrano migliaia di documenti sugli affari finanziari dell’Istituto per le opere di religione (Ior), l’impenetrabile banca della Santa sede che ogni anno offre i suoi utili alla gestione diretta del Papa. Lettere, relazioni, bilanci, verbali, note contabili, bonifici, missive tra le più alte autorità d’Oltretevere su come il denaro sia talvolta gestito in modo spregiudicato da prelati, presuli e cardinali.

Oltre 4 mila documenti che costituiscono l’archivio di un testimone privilegiato: monsignor Renato Dardozzi, parmense nato nel 1922, cancelliere della Pontificia accademia delle scienze e, soprattutto, per vent’anni uno dei pochissimi consiglieri dei cardinali che si sono succeduti alla segreteria di Stato, da Agostino Casaroli ad Angelo Sodano.
Dardozzi ha voluto che dopo la morte, avvenuta nel 2003, il suo sterminato archivio diventasse pubblico. Così, dopo anni di ricerche, è ora in libreria il mio libro-inchiesta (Vaticano spa, Chiarelettere, 15 euro) che rilegge dalle carte del Vaticano alcuni passaggi cruciali di quegli anni: dalle tangenti della Prima repubblica ai soldi per Bernardo Provenzano e Totò Riina (è Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo, a indicare in un’intervista pubblicata in Vaticano spa l’esistenza presso lo Ior di un sistema di conti intestati a prestanome del padre e dai quali partivano somme destinate ai due boss della mafia).

Dall’Ambrosiano all’Enimont, dalle tangenti alle minacce: per ogni questione Dardozzi raccoglieva documentazione e appunti, li custodiva in cartelline gialle classificate nell’archivio. Si è così costituita una vasta memoria storica che ora svela come una sorta di “ufficio affari riservati” all’interno del Vaticano abbia operato per raddrizzare o mettere a tacere le vicende finanziarie più imbarazzanti e tormentate negli anni di Karol Wojtyla, appena sopite le trame dell’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus e dell’Ambrosiano di Roberto Calvi.
Dall’archivio Dardozzi emerge che un fiume di denaro, fra contanti e titoli di Stato, veniva veicolato in una specie di Ior parallelo, una ragnatela off-shore di depositi paravento intestati a fondazioni benefiche inesistenti e dai nomi cinici (”Fondazione per i bambini poveri”, “Lotta alla leucemia”), una ragnatela costruita in segreto per anni da monsignor Donato De Bonis, ex segretario e successore di Marcinkus, nominato da Casaroli prelato dello Ior.
Il sistema viene avviato nel 1987 per assicurare un discreto passaggio del testimone da un Marcinkus ormai sulla via del tramonto a De Bonis, che doveva mettere d’accordo le esperienze passate con le esigenze più riservate della clientela degli anni Novanta. E così lo Ior occulto ha continuato a prosperare per anni sfuggendo anche all’attuale presidente dello Ior, Angelo Caloia, espressione della finanza bianca del Nord.
Sono 17 i conti principali sui quali De Bonis “opera sia per formale delega”, si legge nel rapporto inviato da Caloia a Wojtyla nell’agosto 1992, quando la banca parallela inizia a emergere, “sia per prassi inveterata”. Tra il 1989 e il 1993 vengono condotte operazioni su questi depositi per oltre 310 miliardi di lire, circa 275,2 milioni di euro a valori attualizzati. Ma sono i movimenti in contanti a sorprendere: secondo una stima prudenziale, superano 110 miliardi (97,6 milioni di euro a valori attualizzati).

Bisogna aggiungere l’intensissima compravendita di titoli di Stato: in appena un biennio su questi conti riservati transitano tra 135 e 200 miliardi di cct. E si tratta solo di stime compiute dalla dirigenza della banca. Ancora oggi non si ha certezza alcuna su quanto De Bonis sia riuscito a movimentare realmente, visto che spesso ricorreva alla gestione extracontabile che non lasciava tracce.
Lo Ior parallelo ha così gestito non solo risparmi ma anche tangenti per conto terzi negli anni Novanta, assegni per i palazzi del Vaticano finiti al cardinale José Rosalio Castillo Lara, plenipotenziario economico di Wojtyla, soldi sottratti dalle somme che i fedeli lasciavano per le messe per i defunti, depositi per 30-40 miliardi delle suore che lavoravano nei manicomi, sino ai conti correnti criptati di imprenditori come i Ferruzzi, segretari dei papi come monsignor Pasquale Macchi e, soprattutto, di politici, a cominciare dall’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti e dal primo politico condannato in Italia per associazione mafiosa, Vito Ciancimino.

È il 15 luglio 1987 quando De Bonis firma regolare richiesta e apre il primo conto corrente del neonato sistema off-shore, numero 001-3-14774-C, con un deposito in contanti di 494.400.000 lire e un elevato tasso d’interesse garantito, il 9 per cento annuo. Per tenere lontana anche l’ombra dei sospetti il monsignore intesta il deposito alla Fondazione cardinale Francis Spellman. La scelta del nome non è casuale: si tratta del potente e temuto cardinale, ordinario militare per gli Stati Uniti, che nel dopoguerra dagli Usa finanziava la Dc anche con soldi che potrebbero essere stati trafugati agli ebrei dai nazisti. E fu Spellman ad accreditare Marcinkus presso l’allora Papa Paolo VI.
Se un funzionario dello Ior avesse voluto curiosare nel fascicolo del conto Spellman, avrebbe scoperto che agli atti non c’è traccia documentale della fondazione, né un atto costitutivo, né una lettera su carta intestata. Avrebbe dedotto che la scelta della fondazione era un semplice ma efficace artificio. Ma nello Ior nessun funzionario nutriva simili curiosità. Il prelato della banca vaticana era troppo potente e protetto dai cardinali perché qualcuno desse un’occhiata ai suoi affari. E allora perché tanto riserbo? Se si gira il classico cartellino di deposito delle firme indicate per l’operatività del conto, oltre a De Bonis è segnato il nome di Andreotti. “Non mi ricordo di questo conto” fa sapere oggi Andreotti, interpellato da Panorama.

Un conto per Andreotti. Alle persone (quasi tutti prelati e porporati) che aprono un conto allo Ior viene chiesto di lasciare in busta chiusa le volontà testamentarie. Nel fascicolo del conto Fondazione Spellman, fotocopiato da monsignor Renato Dardozzi e custodito nel suo archivio, sono indicate quelle del “gestore”, appunto De Bonis. Che con il pennarello nero a punta media che prediligeva aveva scritto su carta a righe le illuminanti disposizioni: “Quanto risulterà alla mia morte, a credito del conto 001-3-14774-C, sia messo a disposizione di S.E. Giulio Andreotti per opere di carità e di assistenza secondo la sua discrezione. Ringrazio nel nome di Dio benedetto. Donato De Bonis, Vaticano 15.7.87″.
Che si tratti di un conto segreto di Andreotti gestito da De Bonis non lo dicono solo i documenti. Ne era convinto anche l’attuale presidente dello Ior Angelo Caloia. In una serie di lettere riservate sugli affari del prelato inviate periodicamente al segretario di Stato cardinale Angelo Sodano, e riprodotte nel libro Vaticano spa, Caloia si dice certo. In quella del 21 giugno 1994, a 7 anni dall’apertura del deposito Fondazione Spellman, Caloia dà ormai per scontato che “il conto della Fondazione cardinal Spellman che l’ ex prelato ha gestito per conto di Omissis contiene cifre…”.
“Omissis” come emerge chiaramente dalla convergente documentazione conservata nell’archivio di monsignor Dardozzi, era la parola convenzionale utilizzata da Caloia e altri manager dello Ior per criptare il nome di Andreotti. Per De Bonis, invece, era stato scelto il nome in codice “Roma”. Per altri correntisti, rimasti ancor oggi nell’ombra, venivano concordati altri nomi di città, come “Ancona” o “Siena”, da usare nelle comunicazioni scritte. In pochi dovevano capire. Ancora oggi rimane sconosciuta, per esempio, l’identità di Ancona. Interpellato da Panorama, Angelo Caloia preferisce non rilasciare dichiarazioni sull’argomento.

Sul conto gestito dal prelato dello Ior per conto di Andreotti affluisce un fiume di denaro. Milioni di banconote, miliardi in contanti. Le note contabili conservate nell’archivio di Dardozzi ricostruiscono nel dettaglio tutte le movimentazioni. Il conto ha goduto di accrediti in cct e in contanti. Dal 1987 al 1992 De Bonis introduce fisicamente in Vaticano oltre 26 miliardi e li deposita tutti sul conto Fondazione Spellman. A valori rivalutati la somma corrisponde a 26,4 milioni di euro di oggi. Importo che bisogna sommare all’enorme quantità di titoli di Stato depositati e ritirati, per complessivi 42 miliardi di lire, pari ad altri 32,5 milioni di euro. In tutto sul conto in una manciata di anni entrano 46 miliardi di lire.
Ma da dove arrivano tutti questi soldi e a chi erano destinati? In Vaticano spa vengono elencati tutti i beneficiari che si dividono in due categorie: religiosi e laici. I primi sono una moltitudine. Se “la carità copre una moltitudine di peccati”, come si legge nella prima lettera di San Pietro (capitolo 4.8), è vero che dal conto Spellman vengono periodicamente distribuite centinaia tra elemosine e donazioni a suore, monache, badesse, frati e abati, enti, ordini e missioni. L’elenco dei beneficiari è sterminato: suore ospedaliere della Misericordia, adoratrici dell’Eucarestia, orsoline di Cortina d’Ampezzo, oblate benedettine di Priscilla, carmelitane d’Arezzo.
Beneficenza quindi, ma non solo. L’apparente gestione caritatevole del patrimonio rimane marginale. Per il cassiere della Dc Severino Citaristi, pluricondannato in Tangentopoli, compare un assegno da 60 milioni. Tra il 1990 e il 1991 dal conto Spellman dello Ior escono 400 milioni per l’avvocato Odoardo Ascari, difensore di Andreotti nei procedimenti aperti a Palermo per concorso in associazione mafiosa. Poi 1,563 miliardi vanno a un fantomatico Comitato Spellman con prelievi in contanti o con il ritiro di pacchi di assegni circolari di taglio diverso (da 1, 2, 5, 10, 20 milioni).

Tanti beneficiari. Un milione di dollari al cardinale brasiliano Lucas Moreira Neves, sino al 2000 prefetto della Congregazione dei vescovi, mentre altri bonifici sono destinati all’allora arcivescovo di New York, cardinale John O’Connor, al cardinale croato Franjo Kuharic dell’arcidiocesi di Zagabria, sino all’ausiliare di Skopje Prizren monsignor Nike Prela “per i fedeli di lingua albanese”.
Presenti anche diplomatici come Marino Fleri, quando era a Gerusalemme (30 mila dollari), l’ambasciatore Stefano Falez, che nel 1992 riceve somme per “la stampa cattolica slovena”, e il viceconsole onorario di New York Armando Tancredi.
Dal fondo si prelevano anche i soldi per i congressi, come quello che si tenne a New York per gli studi su Cicerone nell’aprile del 1991. Dal “memorandum presidente Andreotti” allegato alle disposizioni dei bonifici e dalla contabilità dello Ior si deduce che dal conto vennero pagati 100 mila dollari per le 182 camere degli ospiti al Plaza e allo Sheraton hotel, 225 milioni per i biglietti aerei, le visite guidate e i trasferimenti. Vengono depositati anche libretti al portatore con liquidazione del lavoro e risparmi personali. Né mancano i riferimenti alla politica.

A un versamento da 40 milioni è allegata l’indicazione, su carta intestata Palazzo di Montecitorio, “trasferire in Spellman”. Su un altro foglio viene appuntato “Sen. Lavezzari” in concomitanza con il deposito di assegni per 590 milioni di lire. Carlo Lavezzari, imprenditore siderurgico lombardo, era un amico personale di Andreotti. Ex senatore democristiano, a Roma aveva il suo ufficio sullo stesso pianerottolo di quello dell’ex presidente del Consiglio, in piazza San Lorenzo in Lucina.
Difficile, invece, individuare le identità dei beneficiari delle somme ritirate in contanti con una frenetica attività quasi quotidiana. Le valigette zeppe di denaro portate da De Bonis erano una consuetudine per gli impiegati dello Ior. Il monsignore ogni settimana consegnava migliaia di fascette delle banconote da 100 mila lire con depositi che arrivano anche a mezzo miliardo in contanti per volta.
Non disdegnava gli assegni circolari (da 4-500 milioni), né i bonifici esteri, soprattutto dalla Svizzera. I rapporti sono a Ginevra con l’Union bancaire privée, a Lugano con la Banca di credito e commercio sa e la Banque Indosuez, mentre per le operazioni con la Banca di Lugano si utilizza per comodità il conto 101-7-13907 aperto dallo Ior in quell’istituto elvetico.

La svolta del 1992. Dall’archivio Dardozzi raccontato nel libro Vaticano spa emerge che Caloia, arrivato nel 1989, comincia a sospettare dell’esistenza di questa struttura parallela solo nella primavera del 1992. Istituisce una commissione segreta, dispone controlli dai risultati allarmanti che inoltra al segretario particolare di Giovanni Paolo II, il fedelissimo don Stanislao Dziwisz, oggi arcivescovo di Cracovia, perché il Papa provveda. Ma non accade nulla.
La svolta arriverà solo nell’ottobre 1993 con l’esplosione della vicenda Enimont, la maxitangente pagata ai leader della Prima repubblica perché si rompesse il matrimonio della chimica italiana fra Eni e Montedison. Il pool di Mani pulite busserà al portone di bronzo ottenendo risposte parziali e fuorvianti. Lo scrive proprio Dardozzi all’avvocato Franzo Grande Stevens, legale di fiducia dello Ior: “Non bisogna indurre in tentazione” i giudici che vogliono far luce sui soldi transitati in Vaticano per i politici. Metà dei cct dello Ior parallelo rimarranno così fuori dallo spettro degli investigatori. Di certo senza remore anche perché, come ripeteva Marcinkus, “la Chiesa non si amministra con le Ave Maria”.

grafico-finanze-vaticane

gianluigi.nuzzi at mondadori.it)

Le onorevoli al muro: modelle per beneficenza

Dorina Bianchi (Margherita), Erminia Mazzoni (Udc), Isabella Bertolini (FI), Cinzia Dato (Ulivo), Patrizia Gasparrini (Udeur), Carolina Lussana (Lega Nord), Fiorella Bassoli (Ds) e Patrizia Paoletti (FI) posano per una foto
Da sinistra: Dorina Bianchi (Margherita), Erminia Mazzoni (Udc), Isabella Bertolini (FI), Cinzia Dato (Ulivo), Patrizia Gasparrini (Udeur), Carolina Lussana (Lega Nord), Fiorella Bassoli (Ds) e Patrizia Paoletti (FI). Riconoscete le otto signore immortalate qui sopra? Poco male, avrete modo di ovviare alla mancanza.
Per il nuovo anno le onorevoli - insieme ad altre 44, tra deputate e senatrici di tutti gli schieramenti politici - entreranno nelle case degli italiani e si faranno letteralmente “appendere al muro”. E non per espiare chissà quale colpa dei colleghi “della casta”. Ma per un’iniziativa benefica, dal titolo “Antidive 2008 - Le donne parlamentari, sempre più vicine alla gente”.
Cioè, un inedito calendario settimanale “strutturato in modo da riproporre i ritmi naturali della politica”, dice una nota, che dia loro la possibilità di avvicinarsi di più ai cittadini. Il calendario, ideato da Tania Cammaroya (che già nel 2006 aveva dato vita al disco di solidarietà “Onorevole dia il LA - Canto per la vita”) e realizzato dal fotografo Gianfranco Marrocchi, mostrerà ognuna delle 52 parlamentari attraverso 7 immagini (una per ogni giorno della settimana), che, si legge nel comunicato, “le illustreranno nella loro quotidianità, in atteggiamenti simpaticamente coinvolgenti”.
Per coloro che si aspettano di vedere le deputate desnude, meglio specificare subito che, come si legge nel comunicato, “il prodotto editoriale sarà arricchito da una breve biografia delle 52 parlamentari”, con particolare rilievo (udite! udite!) ai “loro pensieri e aneddoti, sinora tenuti segreti”.
I proventi dell’iniziativa saranno devoluti in beneficenza ad un’associazione femminile. Che, come il set degli scatti, non è stata ancora decisa.

Truffa nel boccione della solidarietà


L’avevano chiamata Amore del bambino ma si trattava in realtà di amore per la truffa. Stamattina è finito in cella anche il coordinatore della onlus (non a scopo di lucro, in teoria) che ha disseminato nei negozi del Nord Italia i cosiddetti “boccioni della solidarietà”: maxi salvadanai in cui commercianti e clienti versavano denaro a favore di bambini gravemente ammalati che avrebbero dovuto essere curati o operati all’estero. Peccato che quei bambini e le loro famiglie ricevevano solo una minima parte del denaro raccolto.
L’ultimo arrestato a Milano, Giulio Varisco, forniva agli operatori del call center dell’associazione gli elenchi degli esercizi commerciali da contattare per ricevere donazioni e si preoccupava di raccogliere e svuotare i salvadanai nelle diverse province del nord Italia.
Alla fine dello scorso anno, grazie a una inchiesta della guardia di finanza coordinata dal sostituto procuratore milanese Gaetano Ruta, erano già finiti in cella due presidenti dell’associazione Amore del bambino, Marino Antonetti e Francesco Giusto,  sotto inchiesta con due volontari che tenevano anche i contatti con le famiglie dei bambini ammalati.
Con l’arresto di oggi viene definitivamente accertata l’esistenza di un’associazione per delinquere che, nel corso degli anni, promuovendo presunte iniziative benefiche aveva raccolto almeno 450.000 euro, solo in minima parte però effettivamente destinate a fini umanitari.

Ecco come due anni fa il settimanale Vita spiegava l’attività dell’associazione.
I consigli di Altroconsumo per fare, bene, beneficenza.
Il blog antibufala.

Segnalateci nei commenti qui sotto quelle che secondo voi sono altre truffe sulla solidarietà.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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