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Best Italy: la felicità abita nei piccoli comuni. Ecco chi vince

Brunico, prima in classifica

Brunico, prima in classifica

Trentino, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto: la mappa della felicità, o del benessere interno lordo, come si preferisce definire adesso, nei piccoli comuni italiani incorona soprattutto il Nord. E non soltanto per la sua maggiore ricchezza. È quanto emerge da un’indagine condotta per Panorama dal Centro studi Sintesi di Venezia (un istituto di ricerca che analizza da anni i principali fenomeni socioeconomici, locali e nazionali) che, per la prima volta in Italia, ha fotografato la qualità della vita nelle realtà locali a partire dai 10 mila abitanti. Leggi l’inchiesta esclusiva

I bambini in Italia stanno meglio che altrove. Le madri meno

L'Italia è il paese dove i piccoli vivono meglio, sia per la salute sia per l'istruzione
I fatti di Rignano; le 53 persone fermate in 31 città d’Italia (e all’estero) dopo un’inchiesta sulla pedofilia via web partita da Catania; il fattaccio di Bari, dove un padre, secondo le accuse, ha fatto prostituire la figlia di 13 anni. Con l’opinione pubblica scossa dalle ultime notizie di cronaca, alzi la mano chi, anche solo di fronte a questi ultimi e recenti casi, avrebbe mai pensato che l’Italia è il paese dove i bambini vivono meglio. Invece…
Invece a dire dell’eccellenza italiana è l’ottavo Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo (qui il .pdf 2,6MB), diffuso alla vigilia della Festa della Mamma (domenica 13 maggio) da Save The Children.
Il perché della prima posizione italiana (davanti a Islanda, Germania, Svezia) sta nei parametri scelti per valutare il benessere infantile: tasso di mortalità sotto i 5 anni; tasso di iscrizione alla scuola materna; tasso di iscrizione alla scuola superiore.
In particolare, nel nostro paese, nel 2005, la mortalità infantile sotto i 5 anni registrava uno dei valori più bassi - 4 morti su 1000 neonati - mentre il tasso di iscrizione alla materna e alla scuola superiore si attestavano, rispettivamente, al 103% e al 99%. “Si tratta di percentuali elevate che indicano come la pressoché totalità delle bambine e dei bambini nel nostro paese goda di buona salute e di un’adeguata istruzione” spiega la Ong. “Situazione ben diversa, ad esempio, da quella dei bambini afgani, il 40% dei quali è malnutrito e solo un terzo degli iscritti a scuola è costituito da bambine”.

Le cose, secondo il rapporto, vanno meno bene per le madri italiane, in base ai parametri dell’indice relativi alla salute e benessere delle mamme, alla parità di genere e alla tutela della maternità: emergono differenze e distanza fra l’Italia (solo diciannovesima) e i paesi che campeggiano in testa alla classifica. In particolare, in Italia (nel 2005) è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Nel 2007 la partecipazione delle donne italiane al governo del paese è del 17% (questa la percentuale di posti occupati da donne) contro il 47% in Svezia. Le donne italiane (dato del 2004) percepiscono uno stipendio mediamente inferiore della metà rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario quasi identico (pari allo 0,81) a quello maschile. Per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario. Una donna svedese percepisce invece lo stipendio pieno.
Miss Universo 2007, Kimberley Busteed, gioca con una bimba disabile del Centro di Riabilitazione di Città del Messico
Allargando lo sguardo al globo, dice il rapporto di Save The Children, è facile notare come il mondo sia spaccato in due: i paesi industrializzati, primi nella classifica del benessere materno-infantile, dove si concentra l’1% della mortalità dei bambini (la Romania detiene il primato negativo); mentre il 94% del totale delle morti infantili avviene nei paesi in via di sviluppo, dove oltre alle malattie neonatali si muore a causa di polmonite, diarrea e malaria.
Il rapporto segnala che in alcuni paesi il tasso di mortalità infantile ha registrato un’impennata - come in Iraq (+150%), ma anche che in altre zone ci sono stati progressi significativi, come in Egitto dove la mortalità infantile è diminuita del 68% dal 1990 a oggi e quella materna del 52% soprattutto grazie a interventi per garantire servizi sanitari di base a madri e figli.

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