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Rutelli dà l’addio al Pd di Bersani: “Davanti a me un’altra via”

Francesco Rutelli alla presentazione del suo nuovo libro La svolta

Francesco Rutelli alla presentazione del suo nuovo libro La svolta

“Figurarsi se un tema serio come le alleanze e i rapporti con i partiti, come l’Udc, si può liquidare con i giochini che servono a Vespa per lanciare i suoi libri…”. Così il presidente del Copasir Francesco Rutelli, conversando con i suoi collaboratori, commenta in serata le anticipazioni dell’ultimo libro di Bruno Vespa: Donne di cuori - Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi, in uscita da Rai Eri Mondadori il 6 novembre prossimo. Continua

Veltroni, sballottato dalle correnti, chiede il voto di fiducia alla costituente del Pd

Walter Veltroni

Si apre questa mattina alla Fiera di Roma l’assemblea nazionale del Pd nella quale il segretario, Walter Veltroni chiederà una sorta di voto di fiducia sul nuovo corso, la nuova stagione, dopo l’abbandono del dialogo con il Cavaliere.

Ma è stata una vigilia molto agitata per il leader del Pd: le correnti hanno fatto ballare e non poco Veltroni. Che per evitare che la discussione si protragga ha ridotto ad un solo giorno, rispetto ai due previsti fino a qualche giorno or sono (anche se ufficialmente la decisione è spiegata a causa di un possibile sciopero dei controllori di volo). La giornata dei democrats si aprirà con la relazione del segretario – che nello staff dell’ex sindaco della Capitale definiscono ‘di alto profilo’ – nella quale ribadirà la scelta di tornare ad un confronto senza sconti con la maggioranza, senza tuttavia spingersi a demonizzare l’avversario. Veltroni ribadirà che il Pd si attesterà su un’opposizione dura, ma mai ideologica o strumentale. Insomma, non vuole tornare indietro al clima di odio.
Ma la novità dovrebbe essere il cambio di strategia e l’apertura a sinistra: Veltroni aprirà – dicono dal Pd - alle ragioni di una nuova alleanza di centrosinistra, che si fondi però sul ruolo propulsore del partito come baricentro di una coalizione programmatica.
Quindi gli equilibri interni al Nazareno. Ovvero la composizione della direzione (il parlamentino di circa 200 membri che gestirà il coordinamento del partito). Veltroni ci ha lavorato molto: alcuni guardano con sospetto alla sua composizione, che sarebbe stata studiata con il manuale Cencelli in mano. Ma fonti del Pd vicine al segretario invitano ad attendere l’assemblea: ci saranno sorprese, garantiscono. Certo, il nuovo organismo sarà rappresentativo delle correnti del partito, così come rappresenterà il territorio.
E proprio le correnti hanno agitato lo scorrere delle giornate di preparazione dell’assise. Si sono mossi tutti i big del Pd per arrivare alla Fiera di Roma facendo sentire il fiato sul collo al segretario. Dai franceschiniani di Quarta Fase, ai Popolari che fanno capo a Peppe Fioroni, fino ai bindiani, ai rutelliani e ai prodian-parisiani. Dai dalemiani (l’intervista sull’Unità di Massimo D’Alema non è stata molto gradita dai vertici del Nazareno). Ma il più duro è stato Francesco Rutelli che ieri ha riunito a Roma i Democratici di mezzo mondo: “Bisogna costruire un nuovo campo” ha detto Rutelli “rispettoso delle esperienze storiche, ma in cui tutte le forze possano impegnarsi”.

Un rilancio anti-Pse accolto con stupore dai colleghi di partito veltroniani, che invece considerano il Pd “una felice anomalia europea” . Anche perché dai rutelliani è arrivato un monito contrario al ritorno al passato unionista: “Se apre ai comunisti, Veltroni deve indire il congresso”.
A Panorama.it il blogger Mario Adinolfi, membro del coordinamento del Pd, spiega le ragioni della sua dura opposizione, che parte dal giorno sconfitta elettorale alle politiche: “Io domani ad ascoltare Veltroni che cambia l’ennesima linea politica alla caccia della permanenza in sella, non ci vado”. Poi l’ex sfidante di Veltroni alle primarie attacca il manuale Cancelli piddino: “Lo scrivo sul mio blog, entrerò alla Fiera di Roma dopo, ad ascoltare cos’hanno da dire i delegati. E poi, se ci saranno regole democratiche, a contestare e votare contro i nuovi organismi dirigenti che verranno imposti dall’alto e concordati per quote nel caminetto, l’ennesimo gruppetto di oligarchi nominati e non eletti. Fin dall’inizio, noi ci siamo spesi senza tregua per il Partito Democratico”.
Infine la questione Prodi. All’ordine del giorno ci sarebbero le dimissioni del presidente del Pd, Romano Prodi. Il Professore ha ribadito l’irrevocabilità delle sue dimissioni, e l’orientamento prevalente è di andare verso una presa d’atto, senza arrivare a chiedere all’assemblea di esprimersi con un voto. Così come sembra non si procederà alla sostituzione di Prodi, ma l’elezione del nuovo presidente sarà rimandata alla prossima riunione. Resta l’incognita Rosy Bindi che potrebbe, chissà quando, sostituire alla presidenza l’ex premier. Anche se nelle ultime ore si è parlato di una soluzione ponte che potrebbe avere le sembianze dell’ex capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro.

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