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Il sindaco grillino di Sarego (Vicenza), Roberto Castiglion (D), durante i festeggiamenti, 07 maggio 2012 (Ansa foto)
“Ma quale antipolitica! I problemi si risolvono standoci dentro”. Ingegnere informatico di 32 anni, sposato, due figli, Roberto Castiglion (audio) è il primo sindaco “grillino” d’Italia. A sentirne il tono di voce, sembra stralunato, travolto e stravolto da un successo e un’attenzione che, quasi senza aspettarselo, lo ha catapultato sulla ribalta nazionale. Per spiegarti che cosa ha in mente per questo piccolo paese del vicentino di poco più di 6mila abitanti, ripete molte volte la parola-mantra “cittadini“, il pass partou che gli ha consentito di sfondare e prendere quasi 1500 voti. Castiglion non ha alcuna esperienza politica: è entrato nel Movimento 5 Stelle solo nel gennaio scorso e il primo incontro con Beppe Grillo risale ad appena una settimana fa quando il comico genovese – anche se ormai, soprattutto ai maggiori partiti, fa sempre meno ridere – ha tenuto un comizio in Piazza Don Stefano Lago a sostegno del suo giovane candidato che nel giro di una giornata è diventato il neo sindaco più famoso d’Italia. Al punto che per intervistarlo stamattina c’era la lista d’attesa: quando è arrivata la volta di Panorama.it, l’impressione è stata quella di parlare con un ragazzo più stanco che felice. Continua

Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo (Credits: Carlo Perazzolo/LaPresse)
di Luigi Zini
Odiava i computer fino a distruggerli e oggi sono la sua fortuna; da anni predica la necessità di maggiore democrazia, ma guai a chi lo contraddice; ama ripetere che nel movimento vige la regola che una testa vale un voto, ma alla fine decide tutto lui; giura di essere un paladino dell’ambientalismo, ma qualche mezzo potentemente inquinante (tra barcone e auto di lusso) lo ha avuto. Insomma: Beppe Grillo, il fondatore del Movimento cinque stelle, incarna tutto e il contrario di tutto, lo yin e lo yang, predica nero e razzola bianco…
A partire dal tema della democrazia, quella interna al suo stesso movimento. Le epurazioni decise dal vertice, con tanto di zuffe sul web, scomuniche o sospensioni imposte da re Grillo o dai suoi vassalli, sono ormai all’ordine del giorno. Il motivo più o meno è sempre quello: il disaccordo con la linea tracciata dal capo. Peccati di lesa maestà, politicamente pagati a caro prezzo. Basta dare una sbirciata a uno dei tantissimi blog vicini al movimento che sono divenuti veri e propri container d’opinioni, e le teste che rotolano si contano a decine. E non mancano accuse di «mancanza totale di democrazia all’interno» o di «inganno politico verso gli elettori».
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Il neo sindaco Flavio Tosi ( Credits: ANSA/CARLO PERAZZOLO)

A bocce ferme è tutto più chiaro. Dieci milioni di italiani hanno votato per fatto personale. E quelli che hanno disertato le urne hanno votato anche loro per fatto personale. Quale? Non ne possono più, non tanto dei partiti, non della politica, e neppure del governo Monti. Non ne possono più di una classe dirigente vecchia, l’ultima dalla quale si potevano aspettare un rinnovamento, perché il rinnovamento avrebbe dovuto iniziare dalla testa. Continua

Prime pagine stamane dedicate al risultato delle amministrative in oltre 900 comuni, con l’exploit del Movimento 5 stelle di Grillo e il crollo dei principali partiti, soprattutto Lega e PdL. Continua

Facendo una rapida rassegna dei cinguettii, per lo meno quelli degli osservatori più in voga sulla carta stampata, e anche sui social network, pare che ora la moda sia quella di ricordare agli altri, soprattutto ai detrattori, che loro l’exploit di Grillo l’avevano previsto, eccome, e che occhio a sottovalutarlo, eccetera eccetera. Continua

Beppe Grillo
Sono elezioni amministrative e va bene. Sono elezioni parziali e va bene. Sono elezioni dalle quali non si possono ricavare assoluzioni e condanne, certezze, speranze o preoccupazioni per il futuro. A volte le vicende dei singoli prevalgono su quelle dei partiti che li esprimono e questo vale per Tosi a Verona e Orlando a Palermo. E tuttavia ci sono almeno due dati che emergono e rappresentano la conferma dei peggiori incubi dei tre partiti che sostengono il governo Monti: PDL, PD e UDC. Continua

Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo (Credits: Daniele Bottallo / LaPresse)
“Voto o non voto”. Se i nostri deputati avessero dei fiorellini tra le mani si eserciterebbero con i petali tutto il dì per cercare risposte a questo dubbio amletico. La legislatura affonda nelle sabbie mobili.
“E’ la confusione più totale. Monti risponde alle provocazioni con la determinazione”. E quel che è peggio è che “nessuno dei tre partiti di maggioranza sembra essersi attrezzato seriamente per uscire dal pantano”.
Prima si accelera con i buoni propositi, poi si frena con irruenza rischiando il testacoda sulle riforme. “Troppa poltroneria! Alla prossima legislatura rischiamo seriamente di trovarci a prendere il caffè in buvette accanto al buffone (Grillo,ndr)”. E nelle sedi dei partiti c’è chi sta già lavorando ad un prontuario elettorale in caso di voto ad ottobre.
LA BOTTA - Le amministrative che si terranno domenica 6 e lunedì 7 hanno spinto molti deputati ad abbandonare la casacca della responsabilità e a “vestire i panni dei barbari pronti ad freddare le ambizioni dei professori”. C’è nervosismo e agitazione. Stando a quanto commenta la maggior parte degli inquilini di Montecitorio la prossima tornata elettorale “sarà una botta grossa per tutti”. Continua

Il comico Beppe Grillo
Riuscirà Beppe Grillo a fare il pieno dei voti di protesta? Certamente no. Ma rispetto all’immenso bacino potenziale di dissidenza popolare verso questa politica e la sua classe dirigente, da destra a sinistra passando per il centro e investendo pure la casta dei tecnici, Grillo ha per la prima volta la possibilità di “sfondare” e mettere un’ipoteca fortissima sull’evoluzione della politica italiana e le prospettive di governo locale e nazionale. Qual è la soglia oltre la quale Grillo può essere considerato un fenomeno in grado di rivoluzionare l’Italia? Attualmente, l’ex comico leader del movimento 5 stelle è accreditato nei sondaggi di circa il 7 per cento dei voti, ma con un bacino potenziale del 20 per cento. Questo è il suo orizzonte concreto. E equivale, per fare un esempio, a un terzo del 60 per cento potenziale del Partito democratico. Continua