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Beppino Englaro vuole denunciare il cardinale Barragan

Fiaccolate e preghiere per l'ultima notte di Eluana Englaro

Lo riporta questa mattina il Corriere della Sera: Beppino Englaro ha intenzione di denunciare il cardinale Javier Lozano Barragan, il “ministro della Salute” vaticano. A un mese dalla morte di sua figlia Eluana è tornato nella casa di Lecco. Con il dolore e il silenzio in questi giorni è arrivato l’impegno per la legge sul testamento biologico e le querele contro chi gli ha “mancato di rispetto”.

“Ho intenzione di denunciare anche il cardinale Barragan che ha parlato di assassinio”, spiega Englaro. “I miei avvocati stanno valutando le sue affermazioni. Io ricordo la sua arroganza nei miei confronti in una tavola rotonda organizzata da Micromega. Mi diede fastidio soprattutto quando, alla fine, sottolineò che aveva simpatia per me. Ma cardinale, gli dissi, se mi tratta come un assassino, vuol dire che non ha molta simpatia…”.

Beppino Englaro indagato per omicidio volontario

Fiaccolate e preghiere per l'ultima notte di Eluana Englaro

Una denuncia a carico di Beppino Englaro, per omicidio volontario, e una presa di posizione del presidente del Senato Renato Schifani sulla legge per il testamento biologico. Renato Schifani ritiene che l’esame del testo previsto in Aula per giovedì prossimo 5 marzo possa slittare.

La denuncia per omicidio volontario è stata inviata dall’associazione “Scienza e vita” alla Procura della Repubblica di Udine in relazione alla morte di Eluana Englaro, la donna deceduta il 9 febbraio scorso nella casa di riposo “La Quiete” del capoluogo friulano dopo 17 anni in stato vegetativo persistente.
In seguito alla denuncia il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, quale atto dovuto indaga nei riguardi di quattordici persone, fra le quali il papà di Eluana, Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte che ha guidato l’équipe medica che ha attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna, e dodici componenti dell’associazione “Per Eluana”. I quattordici indagati sono stati ricevuti oggi dai carabinieri a Udine. Non sono stati interrogati, hanno dovuto nominare i difensori e di eleggere il proprio domicilio per gli atti dell’inchiesta, e sono stati informati di essere sottoposti a indagine. Il primo a presentarsi è stato l’anestesista De Monte. “Sono tranquillo, ma anche dispiaciuto perché avrei preferito investire in altro modo le mie energie e il mio tempo” ha detto Beppino Englaro. L’associazione aveva preso in carico la donna dalla clinica privata di Lecco, la notte del 2 febbraio scorso, per portarla alla casa di riposto “La Quiete” di Udine dove, sulla base del decreto della Corte d’appello di Milano, è stato attuato il protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione.
“Era un atto atteso solo che, forse, doveva giungere il giorno stesso della morte della donna” così Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, ha commentato l’imputazione di omicidio volontario aggravato. “Per noi non cambia nulla ora avremo modo di chiarire tutto in contraddittorio”. Secondo l’avvocato udinese, tuttavia, la Procura della Repubblica di Udine non ha ancora risolto il dubbio “se quanto avvenuto alla Quiete sia stato legittimo oppure no. Per questo che il procuratore sta lavorando su due fronti”.

Schifani invece ha dichiarato a proposito della legge sul testamento biologico che l’esame in aula potrebbe slittare. “Se si tratta”, afferma il presidente del Senato, “di dover lavorare qualche settimana in più in commissione per garantire ampiezza di dibattito e di confronto per l’elaborazione di un testo il più largamente condiviso, che approdi in Aula con il relatore, sarà fatto un bel lavoro”.

“Vi è stata un’intesa in Parlamento tra maggioranza e opposizione. L’opposizione si è impegnata perchè arrivi in Aula il testo base. Credo alla parola della presidente Finocchiaro, è una persona che mantiene gli impegni”, dice Schifani che apre alla possibilità di un maggior lavoro in Commissione per rasserenare il clima del confronto sul testamento biologico. “Non ci dobbiamo per forza fermare alla perentorietà del termine. Il tema è delicato, tocca le coscienze di tanti parlamentari e credo che si tratti di una materia che naturalmente sfugga alla logica delle coalizioni. Sono temi”, conclude il presidente del Senato, “che toccano le singole sensibilità dei vari parlamentari. Quindi daremo il massimo contributo perchè si lavori bene, in maniera composta e con ampio confronto”.

“Non dobbiamo avere paura dei temi difficili come la bioetica e non dobbiamo infilarci in fondamentalismi che la gente non capisce. Dobbiamo ascoltare il Paese perchè non sempre lo facciamo”, aggiunge il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta parlando del ddl sul testamento biologico. “Quello che serve”, prosegue, “è una legge flessibile, come si direbbe nel mondo anglosassone una ’soft law’, una legge che poi si può declinare intercettando gli umori della gente”.

Intanto ieri c’è stato lo stop al sequestro delle foto scattate a Eluana Englaro nella casa di riposo “La Quiete” di Udine il giorno prima della morte, il 9 febbraio scorso. Le immagini - poco più di una settantina - erano state acquisite dai Carabinieri del Reparto Investigativo di Udine con un provvedimento di sequestro probatorio d’iniziativa della Polizia Giudiziaria nell’ambito di indagini avviate dagli stessi Carabinieri relative alla presunta violazione del protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana. Il pm Frezza ha ritenuto “inesistente in radice” l’ipotesi di reato formulata dai Carabinieri (inosservanza dei provvedimenti dell’autorità; art. 650 del Codice Penale) dal momento che, per lui, non esiste alcun provvedimento dell’autorità e il protocollo per l’interruzione di alimentazione e idratazione di Eluana è una scrittura privata.
Tutte le foto erano state scattate, con l’autorizzazione di Beppino Englaro il pomeriggio dell’8 febbraio quando nella stanza di Eluana sono entrati, su richiesta dello stesso padre, la giornalista della Rai Marinella Chirico e il fotogiornalista Francesco Bruni, accompagnati dall’anestesista Amato de Monte, dall’infermiera Cinzia Gori e dallo zio di Eluana, Armando Englaro.

Il video di Englaro ospite, a gennaio scorso, di Fabio Fazio

Englaro guida la protesta sul testamento biologico: “Una barbarie”

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Il silenzio di Beppino Englaro è durato poco: a nove giorni dalla morte della figlia Eluana, il padre ha fatto sentire la propria voce contro il ddl sul testamento biologico calendarizzato con urgenza dal governo quando la ragazza era ancora in stato vegetativo. “La legge che il parlamento si appresta ad approvare” ha detto, “è una vera e propria barbarie”. Il testo di maggiornaza, ddl Calabrò, è stato scelto questa mattina come testo base dalla commissione Sanità della Camera, per arrivare a una legge. Nella votazione di stamane, 13 i sì della maggioranza, mentre il Pd si è diviso, con 6 senatori che hanno votato no e 3 che si sono astenuti, tra cui il capogruppo Pd Dorina Bianchi. Un testo dal quale, secondo Englaro, potrà uscire solo una legge assurda, incostituzionale e contro la quale “è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare”. Beppino Englaro ha inoltre aderito alla manifestazione ”Sì alla vita, no alla tortura di Stato”, che si svolgerà a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. “Fatti salvi il no ad eutanasia, accanimento terapeutico e suicidio assistito, credo che si possa migliorare tutto nel tentativo di fare una buona legge”, ha commentato invece il relatore Raffaele Calabrò, del Pdl. Nel Pd le divisioni sono acuite dalla temporanea mancanza di leadership, così da un lato c’è l’ex capogruppo Sanità, il senatore Ignazio Marino, che critica il testo approvato e minaccia il referendum se non verranno cambiate le parti che, dice, “di fatto ne rendono impossibile l’applicazione, come la necessità del notaio”, dall’altro i Teodem come Paola Binetti, che vuole lanciare nel Paese una ”mobilitazione e battaglia culturale” per ”ricostruire il tessuto dei valori in favore della vita”.
A Englaro invece rispondono i capogruppo del Pdl in Senato, Quagliariello e Gasparri, attaccandolo: “ha offeso il parlamento” dicono, “Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, non può essere usato per coprire un disegno politico. L’impressione, invece, è che il polverone che si sta sollevando contro il ddl - concludono i due senatori - serva ad impedire un dibattito sui contenuti nella chiarezza delle rispettive posizioni, per non dire apertamente cos’è che si vuole in realtà: l’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese”.

Caso Englaro, è pronto il decreto contro lo stop dell’alimentazione

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002

“L’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”: è quanto si legge nella bozza del decreto legge per sospendere l’attuazione della sentenza della Corte di appello di Milano che autorizza l’interruzione della nutrizione artificiale ad Eluana Englaro. Il provvedimento è dunque pronto e l’orientamento del governo sarebbe quello di procedere, ma l’ultima decisione, a quanto si apprende, non è ancora stata presa.

Il provvedimento contiene un solo articolo dal titolo: “Disposizioni urgenti in materia di alimentazione ed idratazione”. “In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita”, recita il testo, “l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”.

È una “ipotesi costituzionalmente abnorme, mai verificatasi nell’Italia repubblicana”, il ricorso da parte del governo di un decreto che anticipi il testo del disegno di legge sul testamento biologico che vieta di sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiali nei pazienti in stato vegetativo. Lo sostengono in un comunicato il professor Vittorio Angiolini e l’avvocato Giuseppe Campeis, legali della famiglia Englaro. “Sul decreto legge da taluni invocato sulla situazione Englaro”, scrivono i due avvocati confermando l’assoluta volontà di procedere nel pieno rispetto della legalità, “non può non rilevarsi, alla luce degli orientamenti di dottrina giuridica e giurisprudenza, come sia ipotesi costituzionalmente abnorme quella, mai verificatasi nell’Italia repubblicana, dell’uso della decretazione d’urgenza per bloccare l’attuazione di specifiche pronunce giurisdizionali, inoppugnabili e sottoposte a verifiche giudiziarie di ogni tipo (Corte di cassazione, Corte d’appello di Milano, Corte costituzionale, Corte europea dei diritti dell’uomo e Tar Lombardia), con il quale è stato messo in luce concordemente il ricorrere nel caso in specie della tutela del diritto costituzionale all’interruzione delle cure e la necessita che i poteri pubblici lo proteggano”.

I due legali nel loro comunicato sottolineano che ”ci sono poi, gli aspetti umani e medici della vicenda, la quale tra l’altro riguarda un trattamento sanitario in corso ed il perdurare dell’invasione di mani altrui sul corpo di una giovane donna”. Gli avvocati Angiolini e Campeis sottolineano, nella nota, che si tratta di un’ “invasione di mani altrui che dura da 17 anni per forzare artificialmente una persona a vivere, purtroppo solo dal punto di vista biologico, contro i suoi personali convincimenti, che sono accertati ed il cui accertamento, compiuto in sede giudiziaria con ogni garanzia, non può essere rovesciato nelle piazze. Tutto ciò”, concludono i due legali, “è oggi alla valutazione delle più alte cariche del governo e dello Stato”.

Da ambienti giudiziari friuliani intento emerge che la procura della Repubblica di Udine intende verificare le testimonianze di amici e parenti sulla volontà espressa da Eluana Englaro. La decisione di nuove verifiche è stata presa dalla Procura sulla base dei contenuti di alcuni esposti inviati in questi giorni a polizia, carabinieri e alla Procura stessa.

Le indagini sulle testimonianze di amici e parenti - da quanto si è riusciti a sapere finora - dovrebbero far parte di quelle annunciate giovedì mattina dal Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, e dovrebbero affiancarne altre, fra le quali quelle relative al protocollo firmato nei giorni scorsi dalla casa di riposo La Quiete, dall’Azienda Sanitaria 4 Medio Friuli e dall’associazione “Per Eluana” per l’attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della donna in coma da 17 anni.

Nei giorni scorsi da più parti sono stati sollevati dubbi sull’effettiva volontà espressa da Eluana Englaro prima dell’incidente nel quale rimase ferita, ma non si è finora riusciti a sapere quali sono gli elementi in base ai quali la Procura friulana ha deciso di avviare indagini sulla volontà di Eluana.

Sul fronte politico invece il premier aveva detto: “Sì, stiamo lavorando per intervenire”. Poche parole, pronunciate stamane da Silvio Berlusconi davanti a un nugolo di cronisti, per confermare quanto ipotizzato in queste ultime ore. Che la maggioranza potesse approvare in extremis un decreto d’urgenza sul testamento biologico che di fatto avrebbe bloccato l’attuazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano sulla sospensione della nutrizione artificiale di Eluana. “Un decreto legge che obbligasse a non interrompere l’alimentazione forzata”, aveva confermato l’avvocato della famiglia Englaro, Giuseppe Campeis, “bloccherebbe tutto. Io del resto non posso far commettere un reato ai medici”.

Dopo che la clinica La Quiete di Udine, la struttura sanitaria dove è ricoverata Eluana e dove oggi si sono riversati decine di attivisti cattolici pro-life, ha confermato la volontà di procedere alla progressiva sospensione della nutrizione artificiale della donna a partire da domani, questa mattina il procuratore di Udine ha convocato al Palazzo di Giustizia l’anestesista Amato de Monte e l’avvocato della famiglia Englaro, Giuseppe Campeis, al fine, probabilmente, di accertarsi che esistono tutte le condizioni per l’attuazione della sentenza. Ma sui motivi e la natura giuridica della convocazione viene però mantenuto il riserbo totale.

L’iter per accompagnare la donna verso la morte è comunque stato stabilito. E questo, nonostante i tentativi dell’assessore alla Sanità della Regione Friuli Venezia Giulia Vladimir Kosic di bloccare la casa di riposo La Quiete di Udine sostenendo che non ha tutti i requisiti per l’attuazione della sentenza.

Ci sono voci però dissonanti all’interno della maggioranza e del mondo cattolico sull’opportunità di un decreto legge. Come quella di Stefania Prestigiacomo, anima laica del Pdl, che in un’intervista al Corsera ha sostenuto che il governo, al decreto, dovrebbe preferire la strada del silenzio e del rispetto del dolore di tutti. Anche l’arcivescovo Giuseppe Casale, in un’intervista a La Stampa, ha espresso un’opinione diversa da quella della maggioranza del mondo cattolico: spiegando di sentirsi “vicinissimo” al padre della ragazza chiede di non proseguire “questo stucchevole can can” e sostiene che “l’alimentazione e l’idratazione sono assimilabili a trattamenti medici” e “all’accanmento terapeutico: se una cura non porta alcun beneficio”, ha aggiunto, “può essere legittimamente interrotta”. Per concludere: “Porre termine al calvario di Eluana è un atto di carità cristiana”. Anche nel Pd esistono pareri difformi, a conferma che questo è un tema che divide e spacca le coalizioni. “È agghiacciante”, rileva Ivano Strizzolo, deputato friulano, in una nota, “leggere commenti e dichiarazioni di medici che, pur riconoscendo che non vi è certezza che la povera Eluana non soffra nel momento in cui verrà sospesa la nutrizione, e, inoltre, che non vi è certezza sulla reale condizione di irreversibilità che sta vivendo, si pronunciano per dare il via a un percorso che sancirà la morte di questa sfortunata ragazza”.

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12 domande e 12 risposte per capire il caso Eluana

Papà Englaro con la foto di Eluana
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Divide l’Italia il caso di Eluana Englaro, in stato di incoscienza da 17 anni dopo un incidente. Suscita discussioni accese: da un lato chi appoggia la battaglia del padre Beppino per lasciar morire una figlia che non avrebbe voluto una vita come questa; dall’altro chi ritiene che anche lo stato di incoscienza sia vita e rifiuta l’idea che vi si possa porre fine. Panorama in queste pagine ha cercato di rispondere ai quesiti più importanti sollevati dalla vicenda.

Che cosa dice la legge italiana?

«Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». L’articolo 32 della Costituzione è chiarissimo. Ma su come applicarlo (eutanasia, testamento biologico, alimentazione e idratazione assistite, trattamenti sanitari irrinunciabili) in Italia c’è il vuoto legislativo. Anche per questo la vicenda di Eluana è diventata dirompente. Per sospendere i trattamenti sanitari alla figlia, Beppino Englaro si è rivolto alla magistratura. Tribunali di ogni ordine e grado gli hanno finora dato ragione: ultima la Corte di cassazione, che con la pronuncia numero 27145 del 13 novembre 2008 ha confermato il diritto per chiunque di rifiutare le cure sanitarie, alimentazione e idratazione comprese. È diventato così definitivo il decreto della Corte d’appello di Milano che autorizzava, in luglio, l’interruzione dei trattamenti. Interruzione mai resa effettiva: la Regione Lombardia ha negato il ricovero di Eluana in una propria struttura per eseguire la sentenza, costringendo Englaro a cercare altrove. Il 22 gennaio il tar lombardo ha annullato il provvedimento regionale. Il 27 gennaio il governatore Roberto Formigoni ha annunciato un ricorso al Consiglio di Stato. (Laura Maragnani)

Cosa chiede il padre? Perché, dato che per Eluana è stato autorizzato all’interruzione dei trattamenti, non lo fa in casa propria?
«Ora, come sempre, chiediamo il diritto di rifiutare le terapie» dice Englaro. «Chiediamo la libertà di cura». Tanto più ora, «dopo la decisione di luglio della Corte d’appello di Milano» chiarisce Vittorio Angiolini, legale della famiglia, «non resta che il sistema sanitario faccia il suo dovere, secondo le disposizioni del tutore e come autorizzato dal decreto». Eluana, racconta il padre, aveva spesso discusso in famiglia il tema delle terapie terminali, anche perché era stata toccata dalla vicenda di un suo amico, Alessandro, finito in rianimazione. Ne aveva orrore, tanto da dire che non le avrebbe mai accettate: «Noi speriamo che sia arrivato il momento di liberarla». Perché allora non a casa? «Perché Eluana è stata tenuta artificialmente in vita, invasa corporalmente senza il suo consenso da terapie attuate sempre e solo in strutture cliniche adeguate» aggiunge Englaro. «La logica conseguenza è che la cura imposta cessi in un’altrettanto adeguata struttura confacente al percorso clinico previsto». Aggiunge Angiolini: «In casa, oltretutto, non sarebbe più semplice né più sicuro». (Donatella Marino)

Perché Eluana non viene portata all’estero, in paesi dove l’eutanasia è consentita? «In primo luogo perché non è eutanasia e tale non l’ha classificata nemmeno la Cassazione » afferma il legale degli Englaro, Angiolini. «Poi perché c’è una decisione della giustizia italiana che per questo va attuata in Italia. Oltretutto, secondo il diritto internazionale non sarebbe comunque una procedura automatica: per il trattamento sanitario la legge applicabile è quella del luogo dove viene erogato». Il punto di vista del padre di Eluana è questo: «Un paese non può squalificarsi al punto da non poter mettere in pratica un decreto definitivo della magistratura». Ma anche per Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, l’ipotesi estero non sarebbe praticabile: «Servirebbe un consenso informato, firmato dalla persona in questione. L’anomalia del caso Eluana è proprio questa: non esiste alcun documento del genere, nulla di scritto. La sua volontà è stata ricostruita su base indiziaria». (D.M.)

A che punto è il dibattito sulla legge?
Raffaele Calabrò, 62 anni, cardiologo di Lucera, tre figli, quattro nipoti: la legge sul testamento biologico è nelle mani di questo senatore del Pdl, vicino all’Opus Dei. Martedì 27 gennaio ha presentato in commissione Sanità al Senato il testo di maggioranza sui Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) messo a punto con il governo. Articolo 1: «La Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza ». E dunque: divieto di accanimento terapeutico, ma anche di «ogni forma, sia attiva che omissiva, di eutanasia». Divieto di suicidio assistito. Istituzione di un registro nazionale per la raccolta dei Dat, che vanno firmati davanti al notaio alla presenza di un medico e durano 3 anni. «Idratazione e alimentazione non sono considerate terapie, bensì forme di sostegno vitale» precisa Calabrò. «Non è possibile rifiutarle». «Un testo lontano dalle sofferenze dei pazienti » per Ignazio Marino, capogruppo del Pd in commissione Sanità. Invece «una buona proposta che coniuga difesa della vita e libertà della persona» secondo nove senatori pd vicini ai teodem che non condividono la posizione prevalente del partito, così riassunta da Marina Sereni: «Rivendichiamo la possibilità di dire no ai trattamenti sanitari, comprese idratazione e alimentazione forzata ». Se questa legge fosse stata in vigore prima della sentenza della Cassazione, Eluana non potrebbe essere lasciata morire. (L.M.)

Perché gli ospedali che si erano offerti di sospendere i trattamenti a Eluana hanno fatto retromarcia?
«La casa di cura Città di Udine comunica di trovarsi costretta a ritirare la propria disponibilità». È il 16 gennaio quando Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica, spiega così la marcia indietro: «Il ministro Sacconi potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a rischio l’operatività della struttura, e quindi il lavoro di più di 300 persone». A muoversi liberamente possono essere solo strutture non convenzionate come l’hospice La Quiete di Udine, di proprietà comunale, che sta ora discutendo con Beppino Englaro le modalità di un prossimo ricovero. (L.M.)

Può in questo caso un medico fare obiezione di coscienza?
La legge prevede l’obiezione di coscienza, ovvero l’esonero dal prestare un servizio pubblico, in casi come aborto, fecondazione assistita, sperimentazione su animali. Negli altri casi, come quello di Eluana, l’obiezione invocata dall’arcivescovo di Torino Severino Poletto per «i medici cattolici che si trovassero a lavorare nell’ospedale dove si intendono interrompere alimentazione e idratazione» può presupporre una disobbedienza civile? Anche accettando l’idea che nessuno può essere costretto a fare qualcosa che non condivide, la clausola di coscienza non esime la struttura sanitaria dal fornire i trattamenti richiesti o previsti, trasferendo la responsabilità a un altro medico. «Se la Regione Lombardia è rispettosa della coscienza dei suoi medici, deve provvedere a far sì che alcuni di essi garantiscano le prestazioni dovute» sostiene il magistrato Amedeo Santosuosso. «Diversamente dall’aborto, dove il medico non compie un atto che non si sente di condividere, in questo caso l’obiezione di coscienza invade la libertà personale, non rispetta la volontà, la dignità di un individuo e le sue convinzioni culturali» dice Ignazio Marino. «Compito del medico, che sia di tradizione laica o cristiana, è assistere il malato, anche se questi rifiuta le cure che lui in scienza e coscienza vuole prestargli ». (Gianna Milano)

Quello di Eluana si può considerare accanimento terapeutico?
L’articolo 32 della Costituzione dice che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in ogni caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». E l’articolo 13 garantisce l’inviolabilità della libertà personale, quindi del proprio corpo. Si potrebbe perciò definire accanimento terapeutico qualsiasi trattamento attuato senza l’esplicito assenso della persona e percepito come sproporzionato alle condizioni in cui si trova. «Una legge dello Stato non può definirlo perché dipende da un sentire individuale, dal contesto culturale e dalla fede. Ciò che per me può essere accanimento terapeutico per un’altra persona può non esserlo» risponde Ignazio Marino. Il codice italiano di deontologia medica definisce l’accanimento terapeutico come l’irragionevole «ostinazione in trattamenti da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per il malato o un miglioramento della qualità di vita». E nell’Enciclica Evangelium vitae Giovanni Paolo II definisce accanimento terapeutico certi «interventi non più adeguati alla reale situazione del malato perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o perché troppo gravosi per lui e per la famiglia».

La commissione dell’Istituto superiore della sanità cui l’ex ministro della Salute Livia Turco chiese di stabilire se nel caso di Piergiorgio Welby si dovesse parlare di accanimento terapeutico concluse di no, e quindi non si poteva interrompere la ventilazione artificiale. «Anche mezzi di sostegno vitale, se usati contro la mia volontà, sono un accanirsi terapeutico. Che probabilità ha Eluana di uscire dal coma?» si chiede Maurizio Mori, della Consulta di bioetica di Milano. (G.M.)

Ci si può risvegliare da uno «stato vegetativo persistente»?
Non esiste una risposta univoca a questa domanda, perché la definizione stessa di stato vegetativo persistente (Svp) è oggetto di ampio dibattito, così come ciò che si intende per «risveglio». Uno studio effettuato nel 1998 dal Royal College of physicians britannico afferma che il 43 per cento dei pazienti ricoverati con diagnosi di Svp sarebbe in realtà in stato di minima coscienza, una forma più lieve di alterazione della coscienza stessa. Recentemente, inoltre, sono stati pubblicati i risultati di diverse sperimentazioni su pazienti in stato vegetativo persistente che hanno subito un intervento neurochirurgico per l’impianto di stimolatori cerebrali: piccoli apparecchi che, come il pacemaker cardiaco, inviano stimoli elettrici a determinate aree del cervello. In alcuni di essi (tra cui una paziente torinese) si è assistito a un miglioramento che i giornali hanno chiamato risveglio, ma che equivale, in effetti, al passaggio da Svp a stato di minima coscienza, con un’interazione con l’ambiente molto limitata. (Daniela Ovadia)

Quanto costa tenere in vita Eluana? Quanti sono in Italia i malati come lei? Eluana non è mai tornata a casa. Ha trascorso i primi due anni dopo l’incidente fra rianimazione e lungodegenza riabilitativa, fino alla diagnosi-prognosi definitiva di stato vegetativo. È seguito il ricovero nella casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, struttura privata convenzionata con il sistema sanitario dove è rimasta per un totale di 17 anni («Più di 6.219 giorni» puntualizza il padre). Secondo i dati dell’assessorato alla Famiglia della Regione Lombardia, delegato alla gestione di hospice, case di cura e di riposo, mantenere Eluana costa 82 euro al giorno, poco meno di 30 mila euro l’anno, contro una media di 160 euro per analoghe situazioni. In tutto in Lombardia ci sono 481 casi (dati ad agosto 2008). Non esiste un censimento nazionale: l’ultima indicazione ministeriale, ferma al 2006, parla di circa 1.500 persone in Italia. (D.M.)

Perché il ministero della Salute è intervenuto con un atto di indirizzo, e cosa dispone?
L’atto di indirizzo del 16 dicembre 2008, firmato dal ministro Maurizio Sacconi, è stato inviato ai presidenti delle regioni. Sacconi ha spiegato in una recente nota che «in assenza di una disciplina legislativa dedicata alla regolazione della fine della vita, a questo punto da sollecitare al Parlamento, la generale applicazione del dovere di alimentazione e idratazione non poteva non essere accompagnata da un atto di ricognizione dei principi generali in materia». Due i punti cardine del dispositivo, sintetizzati a Panorama dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, presidente della Commissione ministeriale sugli stati vegetativi: il parere del Comitato nazionale per la bioetica («massima autorità in materia, oltre che organo consultivo della presidenza del Consiglio»), che già nel 2005 sancì che alimentazione e idratazione non sono terapie, ma atti indispensabili per garantire condizioni base per vivere; la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità in particolare l’articolo 25 contro le discriminazioni, applicabile anche agli stati vegetativi. Testo sottoscritto dall’Italia «con sostegno bipartisan» e in corso di ratifica dopo l’approvazione a novembre del Consiglio dei ministri. Aggiunge Roccella: «La sanità è materia concorrente fra Stato e regioni, l’atto d’indirizzo serve a garantire uniformità nazionale. Non solo, il nostro sistema sanitario, orientato alla cura e non al suo contrario, non dispone in caso di morte assistita né dei protocolli essenziali d’assistenza né di dimissione». (D.M.)

Perché è stato contestato il provvedimento del ministro Sacconi?
«Inidoneo», «illegittimo», «abnorme», «nullo»: i giudizi di costituzionalisti sull’atto di indirizzo del ministro, che ha aperto un fronte nuovo nella vicenda Englaro, un possibile conflitto tra poteri dello Stato. Un atto amministrativo, secondo i critici di Sacconi, non può vanificare una sentenza definitiva della magistratura. Può per di più un ministro definire illegale l’operato di chi si appresta a eseguirla? No, secondo Alessandro Pace, presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti: «L’atto di indirizzo del ministro è scorretto. Spetta al Parlamento fare le leggi e ai giudici applicarle». La direttiva del ministero sarebbe addirittura «tre volte incostituzionale» secondo il costituzionalista Michele Ainis, il primo a censurare Sacconi, sulla Stampa del 18 dicembre: l’atto di indirizzo a suo parere offende «le competenze regionali» perché «gli atti di indirizzo e coordinamento sono vietati nel campo della sanità », «calpesta la sovranità del Parlamento » (soltanto una legge statale di principio può intervenire in materia sanitaria) e «viola le attribuzioni del corpo giudiziario » (sul caso Eluana c’è ormai una sentenza definitiva della Cassazione). (L.M.)

Qual è la posizione della Chiesa italiana?
Da sempre contraria all’eutanasia, la Cei ha aperto alla possibilità di una legge sulla fine della vita dopo il provvedimento della Corte d’appello di Milano su Eluana, nel luglio scorso. La Chiesa teme che il vuoto legislativo possa essere colmato solo dalla magistratura. Pertanto una legge che autorizzi le dichiarazioni anticipate di volontà viene considerata il male minore. I vescovi però non accettano che si parli di testamento biologico: preferiscono chiamarla «legge sul fine vita». Chiedono infatti che la norma non affronti solo la questione delle dichiarazioni anticipate di volontà di trattamento ma, più in generale, promuova le cure palliative, l’apertura di hospice dove accogliere persone in coma irreversibile o stato di incoscienza, l’assistenza domiciliare e gli aiuti alle famiglie di malati terminali. In concreto, per la Chiesa le dichiarazioni anticipate devono essere volontarie, devono avere validità di tempo limitata, vanno sottoscritte davanti al medico o a un pubblico ufficiale e possono prevedere la nomina di un fiduciario del paziente con il compito di vigilare sull’attuazione delle sue volontà. Categorico il no alla sospensione di idratazione e alimentazione poiché per la Chiesa non sono trattamenti terapeutici ma sostegni vitali. I vescovi chiedono pure che venga rispettata l’autonomia del medico nel valutare il quadro clinico al di là della volontà espressa dal malato. E va sempre fatto salvo il diritto all’obiezione di coscienza dei sanitari. (Ignazio Ingrao)

Su Eluana, Sacconi al contrattacco: “Non mi faccio intimidire”

Maurizio Sacconi

“Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”. Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato da Londra la sua condizione di indagato presso la procura di Roma in seguito alla denuncia dei radicali sull’atto di indirizzo collegato al caso di Eluana Englaro. Il responsabile del Welfare, a Londra per un incontro con il suo omologo britannico, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana: “È stato un atto di governo doveroso, di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinchè avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione ed idratazione delle persone in disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu”.
Non molla Sacconi: “Si è trattato” ha proseguito “di un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate. Ma è assurdo che un atto del genere sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire”.
E sono in tanti a pensarla come il minsitro. Pier Ferdinando Casini, per esempio: “Io sto con il ministro Sacconi senza se senza ma, anzi colgo l’occasione per esprimergli solidarietà”, ha affermato Pier Ferdinando Casini, intervistato a Panorama del Giorno su Canale 5, da Maurizio Belpietro. “Il ministro Sacconi” ha proseguito Casini “ha posto una questione di ordine generale inerente al rispetto della legge. Francamente mi verrebbe da dire che è quasi uno scherzo la notizia dell’indagine giudiziaria che può riguardarlo su questo punto, noi stiamo con Sacconi evidentemente”.
Intanto torna a muoversi anche la Chiesa: il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, interviene sul caso di Eluana Englaro per chiedere che la donna in stato vegetativo non venga fatta morire in una struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Un’eventualità, afferma il porporato in una nota, che sarebbe “contro Dio” e contraria alla Costituzione. “A quanto è dato fino a questo momento di sapere” afferma Caffarra “l’ipotizzato ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria della nostra Regione sarebbe non per la vita ma per la soppressione della vita. Come cristiano e come Vescovo - sicuro interprete anche dei miei confratelli dell’Emilia Romagna - debbo denunciare con ogni forza che il porre in essere una tale eventualità sarebbe un atto gravissimo in primo luogo contro Dio, Autore e Signore della vita; e poi contro ogni essere umano, che vedrebbe così violata, perché negata nei fatti e anche in linea di principio, quella dignità della persona che invece permane sempre, in ogni circostanza, e sopravvive alle più crude offese della malattia: persino nella estrema fragilità e impotenza di una condizione deprivata della coscienza”.

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Caso Englaro, Sacconi indagato per “violenza privata”

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002
Dopo la rinuncia della Casa di Cura Città di Udine ad accogliere Eluana per farla morire, è l’ora dell’azione giudiziaria: a seguito di una denuncia depositata alcune settimane fa dall’avvocato Giuseppe Rossodivita, dei Radicali, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è stato iscritto questa mattina nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. L’ipotesi di reato è di violenza privata ai danni dell’istituto. Gli atti sono stati inviati per competenza al Tribunale dei Ministri che dovrà valutare la fondatezza delle accuse. “Se il ministro ritiene davvero di potere e dovere difendere il ricatto eversivo da lui messo in atto” afferma Marco Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni in una nota “mi auguro che sia lui stesso il primo a permettere che l’indagine ed il pronunciamento della giustizia si svolgano nel più breve tempo possibile”.
La Casa di Cura Città di Udine intanto non accoglierà Eluana Englaro. “Siamo costretti a ritirare la disponibilità ad ospitare la signora Eluana Englaro e l’equipe di volontari esterni per l’attuazione del decreto emesso dalla Corte d’Appello di Milano il 9 luglio 2008 e ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre” ha reso noto la clinica Città di Udine “per il groviglio di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni”.
“Gli approfondimenti condotti” è detto in un comunicato diffuso nel primo pomeriggio dalla clinica privata “portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che - per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni - metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità”.
“Di fronte ad una tale, concreta prospettiva” è spiegato nel comunicato “la Casa di Cura ha dunque dovuto rinunciare a portare avanti un’azione concepita con l’unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire la volontà della figlia. Al termine di questa penosa vicenda, va sicuramente rivolto un sentito ringraziamento alle tante persone che, in vari modi, hanno manifestato concreta solidarietà ed appoggio ad una decisione coraggiosa che è stata portata avanti fin quando è stato possibile”.
La Casa di cura di Udine, che si è detta rammaricata per quanto accaduto, ha reso noto di aver ricevuto “attestati di stima praticamente da tutta Italia”. La famiglia di Eluana Englaro ha comunicato che ”andrà avanti” nella sua decisione ma ulteriori notizie in merito non verranno comunicate alla stampa. Lo ha affermato il neurologo Carlo Alberto Defanti, il medico che ha in cura la donna, intervistato dal Tg5.

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Caso Eluana, il giudice: “Sentenza esecutiva”. A Udine sono pronti: “Morirà qui”.

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002
A voler mettere una parola definitiva sul caso di Eluana, è il giudice della prima sezione civile della corte d’appello di Milano, Filippo Lamanna: “Il decreto (del luglio scorso, ndr) non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perchè la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo”.

Sono parole dell’estensore della sentenza con cui Beppino Englaro era stato autorizzato a interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali che da quasi 17 anni tengono in vita la figlia, in stato vegetativo permanente.
Il giudice ha spiegato che, nel caso specifico, il decreto del 9 luglio era già esecutivo e che, dopo il provvedimento dello scorso 11 novembre della Cassazione, che ha dichiarato inammissibile l’impugnazione della Procura Generale, è diventato definitivamente esecutivo. Comunque i legali di Englaro, ha precisato il magistrato, eventualmente possono chiedere alla cancelleria della Corte d’appello una attestazione che il provvedimento non è più soggetto a impugnazione e, di conseguenza, è esecutivo.
La precisazione del magistrato è una risposta indiretta al ministro della Salute, Maurizio Sacconi, che aveva diramato un atto di indirizzo per impedire di fatto alle strutture sanitarie private di praticare l’interruzione della idratazione e della nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo. Un’azione, quella del ministro, che ha raccolto il plauso degli ambienti cattolici e delle forze politiche del centrodestra, ma che ha ricevuto critiche dal mondo laico e dai gruppi che si battono per i diritti civili. Lo stesso ministro è tornato ad intervenire dopo la diffusione delle parole di Lamanna da parte dei media, facendo presente che “certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili”.
Sacconi lo ha detto replicando da Bruxelles ai giornalisti gli chiedevano se la Casa di cura “Città Udine”, dove Eluana deve essere trasferita, rischia di perdere la convenzione con il servizio sanitario nazionale se esegue la sentenza della Cassazione per lo stop all’alimentazione forzata.

Infatti “Eluana Englaro morirà a Udine”, ha fatto sapere l’amministratore delegato della casa di cura , Claudio Riccobon. D’altronde la struttura si era detta disponibile ad “assistere” Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio in Friuli, come auspicato dalla famiglia. L’iter però sembrava dover subire un altro, doloroso, stop: “Avevamo indetto la conferenza stampa per questa mattina” ha detto Riccobon “perché a quest’ora avrei confermato il ricovero della signora Englaro, affinché quanto stabilito dall Corte d’appello di Milano fosse messo in atto. Come sapete, così non è avvenuto”. Però: “Abbiamo sospeso temporaneamente l’iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l’incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d’appello di Milano e della Corte di Cassazione”.
L’ad della casa di Cura di Udine ha comunque riferito che “è già pronta una equipe di 20-25 professionisti, tutti esterni alla strutturà, per assistere Eluana. Una equipe” ha concluso “che lavorerà su base volontaria e gratuitamente”. “Non appena il provvedimento del ministro Maurizio Sacconi si rivelerà inefficace, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sarà trasferita a Udine”, ha aggiunto Riccobon. Nella struttura convenzionata con il servizio sanitario regionale, “saranno quindi prestate le cure richieste per quell’accompagnamento decoroso, ha aggiunto, stabilito dalla Corte d’Appello di Milano”.
Eluana Englaro, secondo quanto si è appreso a Udine, potrebbe lasciare la clinica di Lecco già entro la fine di questa settimana. Il decorso alla casa di cura di Udine, secondo alcune previsioni, potrebbe durare circa quindici giorni. “Ora la questione è legale, o meglio giuridica. Noi confermiamo la nostra disponibilita’ ma in un percorso chiaro dal punto di vista legale. Saranno i legali della famiglia a decidere quando. Noi siamo pronti”.

Il VIDEO servizio:

Discutine sul FORUM: “Eluana: illegale staccare il sondino. E ora?

Non solo Eluana: in Italia 2000 persone in stato vegetativo

In Italia si stima siano tra le 2.000 e le 2.500 le persone che, come Eluana Englaro, sono in stato vegetativo persistente (come ha raccontato anche Panorama). In realtà, fare un censimento su questo fronte, non è semplice. E per avere un ordine di grandezza bisogna rifarsi agli ultimi dati ufficiali in materia, che emergono da un’indagine svolta nel 2005 da una commissione ad hoc istituita dal ministero della Salute.
Il documento finale prodotto al termine di lavori, condotti attraverso una proiezione su una serie di regioni campione, indicava appunto in 2.000-2.500 il numero di pazienti di questo tipo. L’incidenza e risulta compresa tra 3,5 e 5 pazienti in stato vegetativo ogni 100mila abitanti. Per curarli sono necessari 3-4 posti letto in strutture specializzate ogni 100mila abitanti. Secondo il rapporto, inoltre, il 40% dei casi deriva da malattie vascolari, il 21,7% da traumi e il resto da altre patologie. Ogni anno sono due-trecentomila sono le persone che entrano in coma per incidenti stradali o sul lavoro, per malattie o intossicazioni. Più di un terzo ne esce indenne, altri riportano danni più o meno gravi e per circa 500 di loro il coma evolve in stato vegetativo, che diventa persistente quando dura oltre 3 mesi.
Fra chi sopravvive ed esce dal coma, uno su 4 riporta gravi disabilità. In Italia, una persona su tre colpite dal coma ha un’età compresa fra 0 e 15 anni. Il 3% dei bambini rimane in coma oltre un mese. La maggior parte di questi piccoli pazienti riprende attività di coscienza, ma molti di loro manterranno gravi disabilità. In base alle stime disponibili più recenti, nel nostro Paese sono circa 700 i bambini in stato di coma vegetativo.

Eluana, il caso alla corte Ue. Il padre: “Da oggi silenzio stampa”

Papà Englaro con la foto di Eluana

La Corte Europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo ha aperto un fascicolo in relazione al ricorso di 34 associazioni sul caso di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da quasi 17 anni. Non si tratta ancora dell’accoglimento del ricorso ma la procedura è stata incardinata e al momento non respinta, e questo apre potenzialmente la strada ad una discussione nel merito, qualora la Corte decidesse di accoglierlo. Strasburgo non ha però ritenuto di applicare la regola 39 e cioé quella relativa alla procedura d’urgenza, ma ha scelto di seguire la via ordinaria. “Ora” dicce il legale delle associazioni “chiederemo la fissazione il prima possibile di un’udienza per discutere nel merito e una comunicazione ufficiale da parte di Strasburgo sul caso al governo italiano”.

“Prendo solo atto di quest’altro ostacolo, io ho agito con grande limpidezza, loro stanno facendo di tutto per ostacolare quello che è stato deciso” ha detto Beppino Englaro, il padre di Eluana, commentando la decisione della corte europea di Strasburgo. “Noi abbiamo un decreto che è attuabile” ha aggiunto “loro le stanno provando tutte ma credo che da punto di vista umano io non ho più nulla da dire. Ringrazio tutti i media dell’aiuto e del sostegno che mi hanno offerto in tutti questi anni ma ritengo che non mi resta altra scelta di quella di non parlare più, altrimenti non uscirò mai da questo vortice”. “Io non posso impedire agli altri di parlare e di dire quello che vogliono” ha aggiunto “ma devo conservare le poche forze che mi rimangono per portare a termine quello che devo fare”. “So che le proveranno ancora tutte per ostacolarmi, è un gioco senza fine” ha concluso Englaro “io adesso andrò avanti in silenzio per la mia strada”.

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