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L’anestesista Amato De Monte è indagato dalla Procura della Repubblica di Udine in relazione ad alcune foto scattate ad Eluana Englaro durante la permanenza nella clinica “La Quiete” di Udine, dove la donna è morta il 9 febbraio scorso. Nei riguardi di De Monte, secondo quanto riferisce il Messaggero Veneto, la Procura ipotizza il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
A De Monte, che ha guidato l’equipe per l’attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, i Carabinieri hanno notificato un’informazione di garanzia emessa dalla Procura. Secondo l’ipotesi degli investigatori, De Monte avrebbe scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l’attuazione del decreto dei giudici milanesi, che vietava l’uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.
Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l’attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.
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“Non trasformate il dolore in spettacolo”. Forte il monito di don Tarcisio Puntel che nel
pomeriggio celebrerà i funerali di Eluana Englaro, morta - come recita l’autopsia - per “uno scompenso cardiorespiratorio” compatibile con il protocollo previsto per l’interruzione di alimentazione e idratazione.
L’invito del parroco sembra non in linea con l’andamento di tutta la vicenda Englaro: muovendosi all’interno della legge, portando avanti la propria battaglia civile per 17 anni, mettendo in piazza il suo dramma personale, è stato lo stesso Beppino Englaro a volere che il caso della figlia diventasse di dominio pubblico. Un concetto caro al professor Vittorino Andreoli, intervenuto ieri a Linea Notte del Tg3 per sottolineare che la questione è stata “giustamente resa pubblica”. Perché secondo lui è servita a utilizzare il caso Englaro per educare il pubblico alla morte. Quella cultura che, ha spiegato Andreoli, a noi manca, soprattutto tra i giovani: “Non l’affrontiamo mai, è sempre qualcosa che riguarda gli altri…”.
Molto probabilmente, non avrebbe voluto e non aveva previsto la famiglia, che sul quel dramma tutto familiare il Paese si spaccasse così ideologicamente, che la politica entrasse a piedi uniti, che i media costruissero le proprie prime pagine. E allora l’appello di don Puntel trova sbocco proprio qui: dice basta, chiede letteralmete un passo indietro, alla massa di giornalisti, fotografi e cineoperatori che da ieri pomeriggio ha invaso il tranquillo paesino di Paluzza, tra i monti della Carnia dove la famiglia Englaro ha le sue radici.
Al rito funebre, voluto dallo zio Armando, fratello di Beppino, non sono ammessi fotografi e cineoperatori. Perché la cerimonia “deve restare privata, come privato deve essere il dolore di questa famiglia che ben poco si è finora rispettato”, aggiunge il religioso ricordando che “a un funerale si va per pregare, meditare, riflettere, stare vicino a chi in quel momento soffre”. Un funerale, ha insistito il religioso, che “non è mai una festa in piazza: non ci sono giocolieri e clown, ma gente che soffre”.
Alle esequie parteciperanno poche persone, i parenti più stretti, forse un paio di amiche da Lecco. Un rito semplice, intimo “come semplice e intima è questa famiglia”. Don Tarcisio spera “di poter assecondare la sua volonta”. Non ci sarà papà Beppino che vuole evitare l’assalto mediatico; non ci sara’ mamma Saturna, obbligata a stare lontano da quel male che lentamente, inesorabilmente, da alcuni anni la sta divorando. Eluana Englaro, che non sarà cremata, sarà sepolta nel cimitero di San Daniele, accanto alla tomba dei nonni.
FORUM: È utile spettacolarizzare il dolore?
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L’occasione è la cerimonia per il “Giorno del Ricordo” sulle foibe, ma il pensiero è per Eluana. E non potrebbe essere altrimenti. Lo sa bene anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che infatti - dopo la nota di lunedì sera a pochi minuti dal decesso della donna - anticipa con un appello il suo discorso al Quirinale.
“Il momento di dolore e di turbamento nazionale” che l’Italia sta vivendo dopo l’epilogo del caso di Eluana Englaro deceduta nella serata di ieri, “può divenire anche un momento di sensibile e consapevole riflessione comune”.
Accanto al Capo dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione come Piero Fassino, Rosy Bindi, Vannino Chiti, Carlo Vizzini e Sergio Cofferati.
Il silenzio, la riflessione, il passo indietro auspicati da Napolitano (e chiesti anche dal sottosegretario Letta: “È una giornata triste e di dolore, in cui forse il silenzio avrebbe reso più forte la celebrazione del Ricordo”) dovrebbero servire, nelle intenzioni del Capo dello Stato, per stemperare le grandi tensioni verificatesi nell’aula del Senato, sottoposto ad una corsa contro il tempo per approvare il disegno di legge su Eluana Englaro. Il Pdl si era scatenato in un crescendo di accuse e invettive che hanno investito il Pd ma anche il Quirinale, chiamato in causa da Maurizio Gasparri: “In questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe…”, era stato l’attacco indiretto a Napolitano il capogruppo del Pdl davanti alle telecamere.
Oggi è lo stesso Gasparri a smorzare la polemica. “Le mie parole non erano offensive per nessuno, tantomeno per il Presidente della Repubblica che rispetto. Ma se qualche istituzione si fosse ritenuta offesa, me ne scuso. Ma ripeto: non credo ci fosse nulla di offensivo nelle mie parole», assicura il capogruppo del Pdl. “Ieri è stata una giornata di emozioni forti, di tensioni, c’è chi ha pianto, e in queste giornate possono essere usate espressioni forti. Ammiro chi riesce a dominare le proprie emozioni…”, aggiunge. Quanto al durissimo giudizio nei suoi confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini, Gasparri è netto: “Io rispetto la libertà di opinione, vale per me e vale anche per Fini”.
Ma le reazioni politiche non si sono finite lì: “Non si può non sentire tutta la pena per la morte di Eluana, per la fine del suo lunghissimo calvario. Il nostro primo pensiero va a lei, alla sua famiglia che da 17 anni condivide amore e dolore” scrive invece in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito democratico. “Ora” auspica Veltroni “credo che la riflessione e il silenzio siano le uniche reazioni umane davanti a quello che è successo, lasciando lontane speculazioni e grida”, perché “questa drammatica vicenda dimostra come sia necessaria, in tempi brevi, una legge giusta sul testamento biologico che il nostro Paese attende da troppi anni”.
Successivamente il Senato ha approvato la mozione della maggioranza sul fine vita che esclude la possibilità di sospendere l’alimentazione e l’idratazione dei pazienti non in grado di provvedere a se stessi. La mozione, su richiesta di Francesco Rutelli (Pd), è stata votata per parti separate. La premessa ha avuto 159 voti a favore, 104 contrari, 3 astenuti. Il dispositivo ha raccolto 164 voti a favore, 100 contrari, un astenuto: a votare il dispositivo della mozione di maggioranza, sono stati anche i quattro senatori del Pd Francesco Rutelli, Lucio D’Ubaldo, Emanuela Baio e Claudio Gustavino. I quattro si sono invece astenuti sulle premesse del testo messo a punto dalla maggioranza ed hanno votato a favore del documento promosso dal loro gruppo.
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Eluana è morta. Eluana si è spenta. Ma i toni dello scontro politico sono rimasti accesi. E alti. Mentre le massime cariche dello Stato si sono unite al dolore della famiglia Englaro, le polemiche scoppiate negli ultimi giorni non si sono placate. Anzi.
La morte di Eluana Englaro ha infranto il copione che la politica si apprestava a scrivere sulla falsarigha di quello di Terry Schiavo, la donna americana a cui fu più volte tolto e rimesso il sondino tra battaglie legali e politiche. La notizia del decesso è infatti giunta mentre il Senato aveva iniziato la discussione generale sul disegno di legge del governo in cui la maggioranza si apprestava ad inserire una norma che imponeva la ripresa della nutrizione artificale.
L’iter della legge aveva assunto in Senato i connotati di una corsa contro il tempo, con il centrodestra che ha esplicitato l’intenzione di approvare quanto prima il testo per “salvare la vita a Eluana”. La Conferenza dei capigruppo ha così deciso una seduta notturna, con l’approvazione definitiva del disegno di legge martedì mattina alle 9:30, in modo da trasmetterlo subito alla Camera.
Nel primo pomeriggio, in commissione Sanità, Sacconi ha annunciato la modifica al provvedimento visto che, così come era scritto, non sarebbe stato applicabile a Eluana. E infatti ecco arrivare un emendamento di Pdl e Lega, con l’appoggio dell’ Udc, che specificava non solo il divieto di “sospendere” l’alimentazione artificiale, ma anche di “ripristinarla” nei casi in cui era stata già interrotta.
Quando alle 19 comincia l’esame in aula, vengono respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da radicali, da Idv e da alcuni senatori del Pd. Mentre è appena iniziata la discussione generale, ecco la notizia choc: il vicepresidente Vannino Chiti legge l’agenzia: Eluana è morta.
Arriva immediatamente il presidente Renato Schifani a guidare i lavori, e chiede un minuto di silenzio ad un’aula incredula. Interviene subito dopo un commosso ministro Maurizio Sacconi, che esprime il “dolore” del governo e la vicinanza al papà Peppino Englaro: “Da parte nostra” dice “c’è sempre stata comprensione delle sue scelte anche se non ne abbiamo condiviso lo scopo”. Queste parole di riconciliazione sono accompagnate dalla richiesta di andare comunque avanti con l’approvazione del ddl, in attesa di “una disciplina organica” sul testamento biologico.
Schifani si unisce al dolore a alla richiesta del governo, ma il clima dura un minuto. “Eluana” tuona in aula il solitamente mite Gaetano Quagliariello (vice capogruuppo Pdl): “non è morta, Eluana è stata ammazzata e noi non ci stiamo”.
A chiarire che l’obiettivo degli attacchi è il Quirinale ci pensa Maurizio Gasparri, che guida il gruppo dei deputati del Pdl: “Su questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”. Che replica le sue accuse dopo il comunicato di Napolitano che invita al rispetto e al silenzio: “Non può chiederci di tacere”. E anche il premier Silvio Berlusconi sembra alludere al Quirinale: “È grande il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, però, non ha intenzione di farsi trascinare su questo piano e bolla come “irresponsabile” Gasparri, “deve imparare a tacere”, lo attacca con inusitata durezza. E anche Schifani telefona al Quirinale. Per il Pd l’attacco del Pdl al Colle è troppo: Anna Finocchiaro parla di “sciacallaggio politico” e preannuncia che il Pd non parteciperà più all’esame del ddl, chiedendo invece di esaminare in tempi certi la legge organica sul testamento biologico.
Schifani media, e dopo due ore di bagarre, il governo tramite il minsitro Sacconi definisce “accettabile” la controproposta, accantonando il suo ddl e passando a esaminare rapidamente un testo organico sul testamento biologico. Un provvedimento già incardinato in commissione Sanità a Palazzo Madama e che avrà tempi stretti e sul quale l’opposizione promette che non farà ostruzionismo. Martedì 10 intanto, annuncia Schifani, si discuteranno le mozioni, che verranno presentate sul tema del “fine vita” che, hanno, tra l’altro, come spiega il presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, l’obiettivo di impegnare Palazzo Madama con “un pronunciamento politico chiaro” perché in breve tempo ci sia la legge sul testamento biologico.

È previsto per questa mattina, alla Procura della Repubblica di Udine, un incontro del pm Antonio Biancardi con l’anatomopatologo Carlo Moreschi per decidere sull’autopsia sul corpo di Eluana Englaro, la donna morta ieri sera nella casa di riposo La Quiete di Udine dopo 17 anni trascorsi in stato vegetativo. All’incontro dovrebbero partecipare anche gli investigatori di Polizia e Carabinieri, ai quali il pm Biancardi ha delegato gli accertamenti eseguiti nei giorni scorsi sulla vicenda Englaro. Davanti alla casa di riposo La Quiete i canti e le preghiere per Eluana sono proseguite fino a tarda notte, accompagnate dalla luce di decine di candele e piccole fiaccole. Da alcune ore nella strada è tornata una situazione di calma quasi totale. Stamani, dinanzi all’ingresso della casa di cura - fino a ieri affollato di manifestanti a sostegno della battaglia della famiglia Englaro o, sul fronte opposto, facenti parte dei comitati ‘pro-vita’ - restano, infatti, solo candele accese, cartelli e palloncini bianchi in memoria di Eluana.
Dopo la veglia di preghiera, protrattasi fino a notte fonda, l’ingresso della casa di cura è oggi praticamente sgombro, con le sole forze dell’ordine a presidiarlo.
Il VIDEO servizio:
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Eluana, 17 anni tra la vita e la morte

“Un grande dolore per la morte di Eluana e quindi un grande sconcerto per la situazione generale, ma questi sono i giorni della preghiera e della meditazione”: così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del giorno su Canale5. “Certamente” prosegue il porporato “questa realtà eutanasica resta, con un grave vulnus della storia del nostro popolo, segnata dalla vicinanza verso i più deboli. Speriamo che il Signore illumini tutti quanti perché questa deriva possa essere sanata”.
Per il presidente dei vescovi, “diventa sempre più evidente che una legge giusta è necessaria per il bene della nostra società e della nostra civiltà profondamente umanistica. Questi - ripete Bagnasco - sono i giorni della preghiera, del raccoglimento, le considerazioni più articolate potranno venire nei prossimi giorni”.
Se l’intervento umano si fosse rivelato decisivo per la morte di Eluana “continuerei a ritenerlo un delitto”, ha invece sottolineato subito dopo la notizia della morte della donna il presidente della Pastorale per gli operatori sanitari, Cardinal Javier Lozano Barragan. Che ha aggiunto: “Che il Signore l’accolga e perdoni chi l’ha portata a questo punto. Prima di tutto la raccomandiamo al Signore” ha detto. “Preghiamo per lei e chiediamo perdono al Signore per tutto quello che le hanno fatto”. Il cardinale ha poi precisato che “occorre vedere in che circostanze è avvenuto il decesso, se per colpa della sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione o per cause diverse”. Barragan ha comunque escluso che questo possa condurre ad una “scomunica” automatica per quanti l’abbiano aiutata a morire, come ventilato dal segretario per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, mons. Albert Malcolm Ranjith. “Non è nel codice di diritto canonico” ha affermato Barragan “che non esclude, neanche in questi casi, la possibilità del pentimento e della riconciliazione”. “Quello che ci resta ora è raccomandare al Signore Eluana Englaro, affinché il Signore le apra le porte del cielo, a lei che ha sofferto tanto in terra”, spiega ancora il ministro della salute vaticano.

Questo il racconto dell’ultimo giorno di vita di Eluana Englaro, la cronologia di quanto accaduto nella clinica, dei controlli e delle decisioni che hanno segnato l’ultima giornata di questa vicenda cominciata 17 anni fa, il giorno dell’incidente. Lunedì 09 febbraio è il quarto giorno senza alimentazione e idratazione, il settimo a Udine.
ORE 8. Eluana è al momento “abbastanza idratata” e le sue condizioni “sono stazionarie”, raccontano alcuni testimoni. L’interruzione totale di alimentazione e idratazione di Eluana stando a quanto rilevato dagli accertamenti eseguiti per il controllo dell’attuazione del decreto era cominciata alle 5:45 di venerdì scorso, 6 febbraio.
ORE 9. Il neurologo Carlo Alberto Defanti riferisce di condizioni stazionarie e che non era ancora entrata in una “fase critica”. L’organismo, aveva spiegato l’esperto, può infatti resistere circa una settimana prima di eventuali danni importanti “con un margine di recupero”.
ORE 10. Sono attesi nella clinica “La Quiete” gli accertamenti da parte della Regione Friuli Venezia Giulia. Ma per l’avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana non esistono motivi per ritenere la struttura non idonea, nemmeno con le motivazioni più fantasiose che si possono trovare”.
ORE 12. Il protocollo per la sospensione della nutrizione e idratazione artificiale ad Eluana Englaro “allo stato delle cose va avanti”, fa sapere il neurologo Carlo Alberto Defanti, che ne ha avuto conferma dal professore Amato De Monte che guida l’equipe che si sta occupando di Eluana. Intanto nella casa di riposo sono in corso le verifiche da parte degli ispettori inviati dalla Regione sulla base della decisione assunta ieri dal presidente Renzo Tondo.
ORE 15. Non è necessaria “una preventiva diffida” per “interrompere ad effetto immediato” un’attività sanitaria che viene svolta in una struttura del Friuli Venezia Giulia al di fuori di quelle autorizzate dalla Regione in quella stessa struttura. Lo scrive la Direzione Centrale Salute e Protezione sociale della Regione Friuli Venezia Giulia all’Azienda per i Servizi Sanitari numero 4 Medio Friuli, dove si trova la casa di riposo La Quiete, struttura nella quale i carabinieri dei Nas svolgono una ulteriore ispezione, durata circa due ore.
ORE 16. Una manifestazione per esprimere solidarietà a Beppino Englaro davanti alla casa di riposo di Eluana, organizzata dalla Cgil del Friuli Venezia Giulia. Durante la manifestazione ci sono stati momenti di tensione quando le forze dell’ordine hanno chiesto i documenti a due manifestanti, che hanno replicato dicendo che si trattava di un’intimidazione nei loro riguardi.
ORE 18. Il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, ha convocato una riunione, a Udine, con gli assessori regionali alla Sanita, Valdimir Kosic, e agli Enti Locali, Federica Seganti. Al centro dell’incontro vi è l’esame dei risultati dell’ispezione dei tecnici della Usl 4 ‘Medio Friuli’ alla casa di riposo “La Quiete” di Udine dove è ricoverata Eluana Englaro. Alla riunione partecipa anche Giorgio Ros, direttore generale dell’Azienda sanitaria 4 ‘Medio Friuli’.
ORE 19. Dagli accertamenti eseguiti oggi su incarico della Procura di Udine sulla vicenda di Eluana Englaro “non è emerso alcun elemento di novità tale da giustificare un intervento della magistratura” ha detto il Procuratore Generale della Repubblica di Trieste, Beniamino Deidda. Si allontana, così, l’ipotesi di un sequestro della stanza in cui si trova la donna.
ORE 20. Arriva la notizia della morte di Eluana. Intorno alle 20 l’ultimo respiro, dopo 17 anni di stato vegetativo. Una telefonata dell’anestesista Amato De Monte avverte Beppino Englaro del decesso.

Poche parole e poi la tristezza infinita di un padre che ha lottato per 17 anni: “Voglio soltanto stare solo”: reagisce così il padre di Eluana davanti ai cronisti che sono riusciti a raggiungerlo al telefono nella sua abitazione. Ad avvertirlo della morte della figlia è stato l’anestesista Amato De Monte, il medico che si era offerto di accompagnare Eluana fino alla fine dei suoi giorni e che è accorso nella sua stanza quando il cuore ha smesso di battere. Beppino, ricordando le parole di Eluana “la morte fa parte della vita”, ha aggiunto: “Non dovete preoccuparvi di me, ora voglio stare solo, non voglio parlare con nessuno. L’unica cosa che chiedo ai veri amici è di non cercarmi. Sono fatto così, chiedo che mi rispettino in questo modo”.
Ma ieri sera e per tutta la notte Beppino non è stato solo. Le persone che hanno sostenuto la sua battaglia e che in questi ultimi quattro giorni si erano radunati fuori dalla clinica “La Quiete” di Udine hanno alzato più in alto, tra le lacrime, i cartelli e gli striscioni “pro-Beppino”. Probabilmente, però, lui non avrebbe apprezzato gli applausi scrocianti della folla alla notizia della morte. Di certo non l’ha graditi quell’altra metà di gente che ha sperato fino alla fine che Eluana non morisse. E così, dopo gli applausi, la polizia è dovuta intervenire per evitare che lì fuori finisse in rissa.
Il sindaco di Udine, Furio Honsell, esprimendo il suo cordoglio e quello di tutta la città al papà di Eluana, ha ricordato “la lezione di dignità che lui e sua moglie hanno saputo dare in questi 17 lunghi anni”. Mario Riccio, amico di vecchia data di Beppino e medico - fu lui a staccare il respiratore di Piergiorgio Welby - ha dichiarato: “Oggi è morta la figlia di un amico. È stata fatta la volontà di Eluana Englaro e quella di uno stato di diritto. La volontà di Eluana è stata rispettata come quella di Piergiorgio Welby. Abbiamo assistito a una grande violenza e a un finale politicizzato”. Allo stesso modo il professor Vittorio Angiolini, legale della famiglia, ha voluto lanciare un appello: “Lascino tranquillo Beppino Englaro. Non l’hanno lasciato mai tranquillo. Gli hanno fatto addirittura vivere questo ultimo drammatico momento con i carabinieri intorno alla figlia: ora lo lascino in pace”. Eluana, come ha precisato il neurologo Defanti: “È morta all’improvviso ed è una cosa che non prevedevamo”.
Beppino è stato determinato fino all’ultimo momento. Una settimana fa aveva anche preso contatti con il parroco di Paluzza, sempre in Friuli, il paesino di origine della famiglia, per lo svolgimento della cerimonia funebre. Quella richiesta - durante la quale Beppino polemizzò vivacemente con il sacerdote circa la posizione presa dalla Chiesa in questa vicenda - aveva lasciato gli abitanti di stucco.
In tarda serata non c’è stato più posto per favorevoli o contrari alla morte. Nessun applauso, nessuna protesta. Non c’è stato più bisogno delle forze dell’ordine. La polizia si è ritirata in un angolo. I carabinieri hanno lasciato il capezzale di Eluana. In tarda sera anche le campane della cittdina hanno taciuto. Tutti hanno taciuto e hanno scelto, nel finale, di unirsi alla preghiera delle suore di Lecco che l’hanno accudita per una vita. Eluana era morta.