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Dannoso, menzognero e incline alla frode: il vino è finito sotto processo

Al Tribunale penale di Bergamo, l’8 ottobre, nell’ambito di Bergamo Scienza, esperti del settore, medici, avvocati, sommelier e studenti, nella veste di giurati, decideranno, tra il serio e il faceto, se assolvere o condannare una bevanda sotto l’occhio del ciclone |Foto tratta da Flickr by kloogheem
Il nettare degli dei è finito sotto processo, accusato di falsa testimonianza. Al Tribunale penale di Bergamo, l’8 ottobre, nell’ambito di Bergamo Scienza, esperti del settore, medici, avvocati, sommelier e studenti, nella veste di giurati, decideranno, tra il serio e il faceto, se assolvere o condannare una bevanda sotto l’occhio del ciclone.
Amato come non mai negli ultimi tempi (vedi i numeri), oggi è conteso da salutisti e amanti del gusto. Ecco i capi d’imputazione: danni alla salute pubblica (se si abusa di alcol, di cui il vino è il conduttore più a buon mercato, si incorre a gravi danni per la salute: ci si fa male o si fa del male agli altri), falsa testimonianza (secondo l’antico detto “in vino veritas” è da stabilire se davvero il vino distrugge ogni inibizione), frode o sofisticazione (tanti i casi di contraffazione, prezzi esagerati, per non parlare del vecchio incubo “metanolo”).
Ad organizzare l’evento è il Cesvi (un’organizzazione umanitaria che presenta, per l’occasione, anche un importante progetto realizzato in Albania per il sostegno ai produttori nel settore di viticoltura e zootecnia) in collaborazione con Slow Food e Veronelli Editore. Lo scopo è indagare gli aspetti sociali, culturali ed economici del mondo enologico, analizzando in modo critico e ironico tutti i risvolti del vino sulla società.

Lo strumento? Interrogatori e contro-interrogatori, deposizioni di testimoni ed esperti, prove, studi ed esperienze a favore e contro i capi di imputazione. Al Presidente del Tribunale (Ettore Tibaldi, zoologo e vicepresidente Cesvi) spetterà la pronuncia della sentenza finale di innocenza o colpevolezza.
Un sistema, quello del processo all’americana, già positivamente sperimentato dal Cesvi sul cacao (processato e assolto circa un anno fa). Perché favorisce la partecipazione pubblica e stimola nei più giovani il giudizio critico più di qualsiasi noioso convegno.
Indipendentemente dal verdetto, comunque, l’imputato sarà a disposizione del pubblico, alla fine del processo, per le degustazioni di rito.

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