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Bergamo

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Ecco l'immagine da "cartolina" di Bergamo Alta scattata poche settimane fa
Vediamo quanti secondi ci mettete a scoprire l’intruso. Continua
Un uomo di 42 anni è morto questa mattina a Treviglio, in provincia di Bergamo, nell’esplosione della palazzina dove abitava, in via Vittorio Veneto 60, a causa di una probabile fuga di gas. L’uomo, Enrico Munzio Compagnoni, è stato sbalzato dall’edificio: abitava da solo in una vecchia casa con un unico appartamento abitato, che è crollata per l’esplosione. Secondo quanto ricostruito usava delle bombole di gas portatili. A quanto riferiscono i carabinieri non ci sarebbero altri feriti.
L’esplosione è avvenuta questa mattina intorno alle 7. Sul posto sono intervenuti il 118 di Bergamo, con l’automedica di Treviglio, la polizia, i carabinieri e i vigili del fuoco di Treviglio e il mezzo di base della Croce Rossa di Treviglio.
Degli accertamenti si sta occupando la polizia, che oggi era competente del controllo del territorio nella zona della città .
Lui, Jon Gorko, 46 anni, muratore romeno immigrato da anni nella Bergamasca, non si era rassegnato alla fine del rapporto con la connazionale Ionela Paslariu, 30 anni, operaia. E per questo in tempi recenti l’aveva già minacciata di morte durante ripetuti litigi. Ieri sera a Foresto Sparso, in provincia di Bergamo, il proprietario dell’appartamento in cui la donna viveva ha trovato i cadaveri di entrambi: quello di Jon nel soggiorno, quello di Ionela in camera da letto. I due corpi insanguinati, con profonde ferite d’arma da taglio inferte alla gola. Ai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo è apparso presto chiaro che doveva trattarsi di un omicidio-suicidio per motivi passionali.
Jon Gorko e Ionela Paslariu avevano convissuto per alcuni anni. Poi, due mesi fa, si erano lasciati, in maniera brusca, al termine di una relazione ormai burrascosa, forse anche perché l’uomo stava diventando troppo violento. Ma anche dopo la separazione sono proseguite le liti, proprio perché Jon non voleva accettare di essere stato lasciato. L’ultima è finita in tragedia: secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, lui si è andato a casa della donna e l’ha uccisa con un fendente alla gola, utilizzando un taglierino, dopodiché, preso dalla disperazione, si sarebbe tolto la vita nello stesso modo. I cadaveri sono stati scoperti ieri sera intorno alle 20 da Ermete Freti, il proprietario dell’abitazione dove Ionela Paslariu viveva in affitto. Freti era stato avvertito dai parenti del romeno, che gli avevano segnalato l’assenza di notizie del loro congiunto da oltre un giorno. Per questo il proprietario si è recato dalla Paslariu per controllare: appena entrato, si è trovato davanti il corpo di Jon Gorko. È probabile che la tragedia si sia consumata venerdì sera. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Ilaria Perinu. Nei prossimi giorni sarà fatta l’autopsia sui cadaveri. A confermare l’ipotesi dell’omicidio-suicidio c’è anche il fatto che la porta d’ingresso, chiusa dall’interno, non presentava effrazioni, così come le finestre. Jon Gorko era muratore, da qualche tempo in cerca di lavoro. Ionela Paslariu lavorava come operaia in un’azienda florovivaistica.
Sesso in cambio di lavoro. Alle ragazzine chiedeva cioè prestazioni in cambio di un impiego (in nero) nel proprio bar. Accade in un paesino dell’Isola Bergamasca, dove i Carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo hanno arrestato un pensionato, di 68 anni, ritenuto il responsabile di violenze sessuali seriali ai danni di sette ragazze.
Le vittime, tra i tredici ed i diciassette anni, venivano conosciute dall’anziano nel bar di cui era gestore e dove venivano ingaggiate “in nero” per stare dietro al bancone del proprio locale.
Sfruttando il rapporto professionale, l’anziano pedofilo conduceva, con una scusa, le vittime in un appartamento sovrastante il bar all’interno del quale abusava di loro, imponendogli anche il silenzio sotto la minaccia di fargli perdere il lavoro.
La vicenda, che è durata per circa un anno, è stata denunciata dalla più giovane delle vittime, all’epoca dei fatti ancora tredicenne, che ricevute le avances dall’anziano si è rivolta ai carabinieri per denunciare l’episodio. Le indagini hanno consentito di identificare le altre adolescenti rimaste vittime delle violenze.
L’anziano programmava le violenze con sistematicità , dicono gli investigatori, atteso che le ragazze addette al bar venivano presto “licenziate”, talvolta dopo appena due mesi “dall’assunzione”. Per l’anziano si sono aperte le porte del carecere di via Gleno a Bergamo.
I rilievi della scientifica nella casa dell’omicidio (Fonte: Bergamonews.it)
Giallo a Vertova, in Val Seriana (Bergamo). La morte di Maria Grazia Pezzoli, 45enne moglie di un imprenditore locale, non ha ancora un colpevole. La donna è stata trovata a terra nello studio di casa sua, con la gola squarciata, dal marito Giuseppe Bernini, che è anche assessore comunale allo Sport, nel pomeriggio di mercoledì. L’uomo era tornato a casa dal lavoro per portare la moglie dal notaio. Voleva intestarle la ditta, la ValCop Sas, azienda che produce rivestimenti in lamiera, con 15 dipendenti.
Quando è arrivato nei pressi della villetta, che confina con l’azienda di famiglia, ha trovato la porta aperta e una finestra rotta al pianterreno (con vetri sia all’interno che all’esterno). La moglie era già morta. Macchie di sangue sono state rilevate anche sul marciapiede davanti all’ingresso. L’arma del delitto (potrebbe essere un coltello ma anche un pezzo di vetro) non è stata ritrovata. All’interno della casa, nessun segno di collutazione e nessun oggetto rubato. Sembra da scartare, quindi, la pista della rapina finita male.
Le indagini dei carabinieri coordinate dal pubblico ministero Carmen Pugliese sono orientate più verso l’ambiente lavorativo: Bernini ha detto di aver avuto “dissidi” recentemente con alcuni operai extracomunitari che erano stati licenziati.
Un giovane ha detto di aver visto un uomo alto, di carnagione scura, allontanarsi dalla villetta più o meno intorno all’una di pomeriggio. Nella notte è stato interrogato dai carabinieri un senegalese di 36 anni, ex dipendente della ditta (licenziato a dicembre 2007), che però è stato rilasciato, avrebbe un alibi credibile. Nella serata di ieri è stato sentito dai carabinieri anche il marito. Il paese, riferisce il quotidiano Bergamo news, è sotto choc: “Mariagrazia era una signora riservata, ma aveva un sorriso per tutti e non negava il saluto a nessuno” la ricordano i compaesani.
“Ora il mio unico obiettivo è portare a casa la salma di mio figlio”. Antonio Pignataro ancora fatica a credere a quello che è successo a suo figlio Nicholas, il bergamasco di 20 anni ucciso in una sparatoria alla periferia di Maceio in Brasile la notte tra domenica 18 e lunedì 19 e il cui corpo è stato seppellito in una fossa comune e senza nome. Il giovane sarebbe rimasto coinvolto in una lite insieme ad un amico brasiliano, venditore ambulante di cd, assassinato insieme a lui. “È una cosa indescrivibile, non ci sono altri commenti”, spiega il padre che per il momento non partirà per il Brasile. “Quel che mi amareggia di più è la mancanza totale di rispetto nei confronti della persona indipendentemente da quello che è successo. In un paese civile anche un animale viene restituito al suo proprietario”.
Il cadavere di Nicholas Pignataro è stato riconosciuto cinque giorni dopo l’assassinio, anche grazie a un tatuaggio, dall’amica di famiglia che lo ospitava da alcuni mesi. Il giovane era partito per il Sud America per costruirsi una vita dopo aver terminato gli studi da meccanico a Bergamo. Voleva aprire un’attività in Brasile, forse un ristorante. Il padre, infermiere professionale, gli mandava 500 euro al mese. “L’ho sentito l’ultima volta intorno al 15 maggio”, ha detto, “era contento e stava trovando casa”.
Nicholas era partito lo scorso 4 marzo da Seriate, in provincia di Bergamo, inseguendo un sogno. La sua morte rimane un giallo: il suo corpo, privo di documenti, sarebbe stato sepolto in una fossa comune senza essere identificato dalle autorità locali. A raccontare i particolari noti della vicenda è stato il legale della famiglia, l’avvocato Piero Pasini. A metà della scorsa settimana Nicholas non è tornato nella casa dell’amica di famiglia che lo ospitava in Brasile. La donna ha quindi contattato ospedali e polizia locale senza esito. “Finché”, ha riferito il legale, “a qualcuno nella polizia non è tornato in mente un duplice omicidio avvenuto qualche giorno prima. La signora ha riconosciuto Nicholas nella foto di uno dei due cadaveri. Il corpo del ragazzo è già stato sepolto in quello che i brasiliani chiamano il ‘cimitero dei poveri’, ma che io chiamo una fossa comune. Il ragazzo non aveva documenti con sè”, ma le autorità locali “non si sono sprecate a indagare” su chi fosse, ha aggiunto Pasini, annunciando di aver presentato un esposto alla procura di Bergamo. “L’obiettivo è di ottenere la riesumazione del corpo per poterlo identificare e piangere in Italia”.
I genitori di Nicholas sono divorziati, lui viveva con il padre, che fa l’infermiere. I due si erano trasferiti da poco da Calcinate (Bergamo) a Seriate. Secondo quanto ha riferito il console reggente di Recife (Pernambuco), Massimiliano Lagi, il ragazzo aveva fatto amicizia con un venditore ambulante di compact disc, che avrebbe condiviso con lui la tragica fine per mano di alcuni sconosciuti. “Pignataro”, ha spiegato Lagi, “era venuto in vacanza in Brasile nel marzo scorso, e ad un certo punto aveva fatto amicizia con un venditore ambulante di cd. Tutti e due sono stati uccisi domenica 18 e sepolti in una delle fosse comuni che di solito sono utilizzate per gli indigenti”. I resti di Pignataro sarebbero stati trasferiti per le indagini giudiziarie nell’Istituto di medicina legale di Maceio. Il consolato di Recife avrebbe contattato un avvocato per assistere la famiglia, che è in contatto con la Farnesina, e sostenerla per le operazioni di rimpatrio della salma.

Una roulette russa. Assumere le cosiddette “pasticche dello sballo”, considerate innocue dalla maggior parte dei ragazzi, può avere conseguenze inaspettate, gravissime. Anche mortali. Le varianti sono di due tipi. Mediche: la reazione è soggettiva, cambia cioè a seconda di chi ingerisce queste sostanze. E chimiche: chi le acquista, spesso da pusher occasionali, non può sapere quali principi attivi contengono e soprattutto in che percentuale. In alcune dosi è del 20 per cento, ma in altre può superare il 65 per cento e in questo caso i rischi sono altissimi. Infine c’è l’incognita legata al poliabuso, cioè all’assunzione insieme ad altre droghe o con l’alcol.
Sia la famiglia di Kristel Marcarini, la sciatrice 19enne morta lunedì dopo aver preso l’ecstasy al Fluid, una discoteca di Orio al Serio (in provincia di Bergamo), sia gli inquirenti che indagano sulle cause della tragedia ora vogliono capire. Che cosa conteneva davvero quella mezza pasticca? Può essere bastata a uccidere Kristel? Perché l’amica che ha ingerito l’altra metà non ha avuto malori? L’arresto del giovane che ha venduto la droga alle quattro ragazze (si tratta di un 24enne pregiudicato di Olginate, vicino a Lecco) e la denuncia a piede libero del suo complice forse non serviranno a fare chiarezza. Più utili saranno l’autopsia, i cui risultati arriveranno tra 90 giorni, e gli esami tossicologici.
Kristel Marcarini non era un’habituée delle discoteche e non aveva mai preso droghe. Sabato scorso tre sue amiche, una è minorenne, l’hanno convinta ad andare al Fluid (che poi è stato chiuso dai carabinieri e resterà sequestrato per quattro mesi) e a provare lo sballo. Le ragazze hanno comprato due pasticche per venti euro e se le sono divise, sembra che abbiano anche bevuto. Le amiche di Kristel però lo hanno raccontato agli inquirenti solo dopo l’epilogo drammatico.
Hanno ricostruito la serata di sabato scorso, quando Kristel ha cominciato a sentirsi male. All’inizio le sono mancate le forze, poi un forte mal di testa. Alle 3,00 la madre l’ha chiamata sul cellulare, perché tardava a tornare. “Mi ha detto di non preoccuparmi”, ricorda la donna, “ma dalla voce ho capito subito che c’era qualcosa che non andava”. A quel punto le amiche l’hanno riportata a casa, ma la mattina di domenica ha cominciato a vomitare e a irrigidirsi. Poco dopo, in ospedale, è entrata in coma e non si è più risvegliata. “Me l’hanno uccisa”, ha dichiarato ancora la mamma di Kristel. “Prima di perdere conoscenza mi ha detto: ‘mandali via quelli delle pastiglie, mandali via’”.
Gli esperti sottolineano ancora una volta i rischi legati all’assunzione dell’ecstasy. I casi di morte sono per fortuna rari, più frequenti in persone intolleranti, ma le conseguenza per il cervello sono sempre gravi. I danni a lungo termine riguardano l’invecchiamento cerebrale e la compromissione del sistema nervoso, con fenomeni simili al Parkinson e all’Alzheimer.

È morta agli Ospedali Riuniti di Bergamo Kristel Marcarini, la ragazza di 19 anni ricoverata d’urgenza domenica, in coma irreversibile, dopo un improvviso malore in discoteca. La giovane è stata dichiarata morta questa mattina per una “lesione cerebrale irreversibile”. La 19enne, residente a Clusone (Bergamo), si trovava in terapia intensiva nel reparto di neurochirurgia da domenica pomeriggio, dopo essersi sentita male la notte precedente in un locale.
I genitori di Kristel hanno acconsentito all’espianto degli organi, per cui si attende il nullaosta del magistrato che si occupa dell’inchiesta. Nel suo sangue sono state trovate tracce di sostanze stupefacenti riconducibili all’amfetamina. I carabinieri della compagnia di Clusone stanno ora cercando di ricostruire ogni istante della serata che la giovane ha trascorso alla discoteca “Fluid” di Orio al Serio.
La ragazza si è sentita male intorno alle 3 del mattino, quando ancora si trovava nel locale e si è fatta accompagnare a casa da alcuni amici. Nel frattempo ha ricevuto la telefonata della madre, preoccupata perché non la vedeva rientrare: “Mi ha risposto che sarebbe arrivata”, ha dichiarato la donna, “ma la voce non mi piaceva, si capiva che aveva qualcosa”. Domenica mattina le condizioni della 19enne sono precipitate.