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Walter Veltroni qualche anno fa tracciò la strada, Gianni Alemanno oggi la difende. Parliamo delle strade, anzi delle vie, della Città Eterna.
Quella in cui l’attuale segretario del Pd, solo fino a pochi mesi or sono spopolava con iniziative di toponomastica buonista: ovvero intitolando vie, giardini e/o busti a villa Borghese a caduti del terrorismo di destra e di sinistra. A morti rossi e neri della terribile stagione degli anni di piombo. E all’inizio della settimana scorsa il neo sindaco di Roma si era detto favorevole alla proposta di una “via Almirante a Roma”, spiegando che se ne sarebbe discusso in Consiglio comunale.
Dunque era stato l’ex sindaco di Roma Veltroni ad inaugurare la stagione dell’intitolazione delle vie bipartisan, un po’ per non dimenticare i cruenti anni Settanta, un po’ perché “il pericolo è sempre annidato nella società. E allora rivendico” aveva detto Veltroni proprio qualche sera fa durante la presentazione del libro sul rogo di Primavalle a cui partecipava con Gianfranco Fini “quel percorso di ricostruzione del circuito della memoria avviato quando ero sindaco di Roma con l’intitolazione delle vie ai morti di destra e di sinistra”.
E in queste settimane in cui il clima di dialogo tra centrodestra e centrosinistra la fa da padrone, arrivano le dichiarazioni di oggi del primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno, che nel corso del suo discorso per l’apertura della consiliatura, oltre ad aver invitato il papa Benedetto XVI in Campidoglio, è tornato sull’intitolazione di una via all’ex segretario dell’Msi, Giorgio Almirante: “Ha suscitato scalpore la mia volontà di intitolare una strada ad Almirante. È fuorviante seguire schemi da prima repubblica. Ricordo che alla Magliana nuova c’è una via Lenin, così come una via Palmiro Togliatti”. Anzi il sindaco della Capitale rilancia: “Occorre superare questi schemi, per questo credo sia giusto intitolare una strada anche a Enrico Berlinguer, Amintore Fanfani e Bettino Craxi, persone che hanno evitato di far esplodere la guerra civile in fasi difficili della nostra vita politica”.
Parole che fanno il paio proprio con quelle del presidente della Camera che” sempre durante la presentazione del libro di Giampaolo Mattei, La notte brucia ancora “aveva parlato del leader storico della destra italiana così: “se fosse mancato un punto di riferimento come Giorgio Almirante, che ci insegnava a non odiare, oggi saremmo qui non a parlare di guerra civile strisciante, ma di una vera e propria guerra civile”.
Durante la seduta del Consiglio comunale in cui stamattina Alemanno ha ribadito la sua idea toponomastica, la proposta è stata applaudita, ma il Consiglio si è chiuso malamente con i rappresentanti di opposizione che urlavano “Buffoni, Buffoni” all’indirizzo della presidenza. Motivo: l’aver chiuso la seduta senza aver dato la parola all’opposizione.
Veltroni ancora non si è pronunciato, ma difficilmente si opporrà ad una pratica inventata sostanzialmente da lui.
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Duro botta e risposta tra il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi e Bruno Vespa. Argomento del contendere, le rivelazioni contenute nell’ultimo libro del conduttore di Porta a Porta: L’amore e il potere, sulle love story extraconiugali dello storico leader socialista Bettino Craxi, padre di Bobo.
Il giornalista fa parlare quattro le donne segrete dell’ex segretario del Psi ed è riuscito a far discutere appena sbarcato in libreria.
Ad aprire il fuoco è Bobo Craxi: “Mentre mi trovavo in viaggio di lavoro per conto del mio Paese - dice il sottosegretario agli Esteri - sono stato avvertito che il più famoso giornalista politico della nostra televisione di Stato sta per pubblicare un libro, presso la casa editrice del capo dell’opposizione, di cui mia madre fu anche testimone di nozze, riferendo vicende sentimentali vere, note o presunte di mio padre Bettino, deceduto otto anni or sono. Non posso che esprimere la mia indignazione e il mio disappunto per il carattere particolarmente odioso che queste pagine di pseudoverità vorrebbero rappresentare. Non avendo il coraggio sufficiente per aprire capitoli importanti sui potenti degli ultimi dieci anni” rincara Vittorio Craxi “Bruno Vespa si accanisce con un gossip retrodatato senza rispetto alcuno per le persone e per la dignità delle famiglie. Esprimo la mia più viva disapprovazione pubblica per questo genere di giornalismo, anche se mi rendo conto che ciò mi costerà la censura definitiva dal programma politico di maggiore ascolto nel Paese. Tuttavia, la dignità della mia famiglia e di mia madre innanzitutto vale assai più del rispetto di questo giornalista e del suo editore”.
Nella replica, Bruno vespa si dice “francamente sorpreso” dalla reazione di Bobo Craxi, che “trovandosi in viaggio per conto del nostro Paese probabilmente non ha ancora letto L’amore e il potere. Non c’è infatti nel mio libro nessun gossip su Bettino Craxi. La sorella di Bobo, Stefania, è stata da me intervistata a lungo e sapeva che nel libro sarebbe stata presente anche la testimonianza di Ania Pieroni, con la quale peraltro la figlia di Craxi si è da tempo riconciliata. Mi auguro che la stessa cosa avvenga per Patrizia Caselli che con una straordinaria e commovente umanità ha raccontato per la prima volta gli anni di Hammamet. Sia la Pieroni che la Caselli hanno avuto parole di assoluto rispetto per la signora Anna Craxi alla quale peraltro, nel suo piccolo, il mio libro, come i precedenti, rende giustizia”.
Qui, in .pdf, un’anticipazione di alcuni brani del libro di Bruno Vespa L’amore e il potere, (Mondadori, 18,50 euro)
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Uno spettro si aggira per la sinistra italiana: lo spettro del Partito democratico (qui una definizione tratta da Wikipedia). Il problema è che, a differenza del comunismo, che secondo Kark Marx terrorizzava le borghesie dell’Ottocento, questo fantasma non fa paura proprio a nessuno. Quasi suscita tenerezza.
I sondaggi lo martellano senza pietà: l’ultimo, dell’Ipsos di Renato Mannheimer gli assegna, se si votasse oggi, il 23% meno della somma di Ds e Margherita. Ma ciò che più preoccupa è il bacino potenziale del Pd, cioè gli elettori che “potrebbero essere interessati” a votarlo: il 37%. Un partito, nella migliore delle ipotesi, destinato a restare minoranza.
Eppure la macchina è in moto, difficilmente tornerà indietro. Romano Prodi ha rivolto un ultimo appello: “Il Pd si farà e si chiamerà Ulivo” ha detto il premier due giorni fa. I due partiti fondatori sono alla vigilia dei congressi che dovrebbero decretare i rispettivi scioglimenti e nel 2008 portare all’Assemblea costituente del Pd. I Ds celebreranno il loro dal 19 al 21 aprile a Firenze, al Mandela Forum.
La Margherita, più in linea con il proprio look (e forse con i gusti ed il ruolo di Francesco Rutelli) ha invece scelto Cinecittà, a Roma, dal 20 al 22 aprile.
Il dubbio che il nascituro sia abortito prima di nascere serpeggia tra molti. Nella sinistra rifondarola, certo, ma anche quella diessina. E nel centro dell’Unione, dipietristi, mastelliani, ex Dc. Quello che più ci crede, oltre a Prodi, è Piero Fassino. Ogni giorno ha una nuova idea. Le ultime: ammettere Bettino Craxi nel pantheon del Pd (idea subito respinta dalla figlia Stefania: “Continuando così ci infileranno pure Totò e Macario”), e recarsi in visita ai gulag dell’ex Urss.
L’abnegazione fassiniana è vissuta con aperto distacco da Massimo D’Alema e da Walter Veltroni. Mentre nella Margherita è da tempo partita la gara, con i Ds, a contare le tessere, onde stabilire chi comanderà nel Pd. Da lì a tirarsi addosso l’accusa della base di voler fare un partito tutto nomenklatura e zero passione, il passo è stato brevissimo.
In effetti di ciò che sarà il Pd, e soprattutto di quel che vorrà fare, si sa pochissimo. Un new labour alla Tony Blair? Un partito democratico all’americana? Qualcosa di simile alla sinistra francese, che inglobi i movimenti? Un fronte laico alla Zapatero, avanzato sui diritti civili ma liberista in economia? Né è ancora stato deciso dove andrà a collocarsi nel parlamento europeo, se tra i socialisti o tra i liberaldemocratici. Mistero. Di certo finora, soprattutto a sinistra, le fusioni tra partiti non hanno mai avuto successo; invece funzionano, e bene, le scissioni…
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