
Diecimila uomini delle forze dell’ordine schierati, 300 cassonetti dell’immondizia spariti dalle strade, 42 auto blindate per il corteo di George W. Bush. La vigilia per l’arrivo a Roma del presidente statunitense ricorda quella del G8 di Rostock (Germania) dei giorni scorsi. Là, però, scoppiarono gravi incidenti, mentre qua, scommettono gli investigatori, i rischi sono inferiori. Innanzitutto perché, secondo i nostri 007, molti anarchici duri, i cosiddetti black bloc, hanno deciso di restare a casa. E le forze dell’ordine hanno tirato un piccolo sospiro di sollievo visto che sono soprattutto loro a preoccupare con gli attacchi “mordi e fuggi”. Resta l’allarme per i “cani sciolti”, magari stranieri, gli stessi visti all’opera in Germania.
Più organizzati e controllabili gli autonomi della galassia dei centri sociali più radicali che sfileranno per le vie della capitale. Si prevede che saranno circa un migliaio. Molti di loro, il 3 giugno, hanno manifestato all’Aquila in solidarietà con i “rivoluzionari prigionieri” e in particolare con Nadia Desdemona Lioce e gli arrestati del 12 febbraio. In prima linea le associazioni Olga (base a Milano) e Soccorso rosso internazionale (quartier generale a Zurigo) che si stanno preparando alla Giornata internazionale del rivoluzionario/a prigioniero/a” del 19 giugno. In Italia guidano quest’area centri sociali come il milanese Panetteria occupata e il padovano Gramigna, oltre ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo (Carc). Gruppi che hanno deciso da tempo di sfidare apertamente lo Stato, almeno a parole. Così la piazza diventa luogo decisivo non tanto per gli scontri, quanto per il network che può incrementare. Significativa la lettera datata giugno dal carcere di Monza di Antonio Davanzo, ideologo del Partito comunista politico militare, le cosiddette nuove Br movimentiste: “Tutto ciò (le manifestazioni di solidarietà, ndr) può, quanto meno, favorire il lavoro in rete, lo sviluppo delle connessioni e di un terreno comune di lotta che, pur non affrontando il piano strategico – ciò, che non sempre è possibile e per cui non si possono forzare più di tanto condizioni non mature – costituisce prezioso alimento per il futuro”. Non basta: “La tendenza è allo scontro aperto, perciò la costruzione non può che essere in termini politico-militari. Bisogna imparare a combattere”.
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Mercoledì 6 giugno a Rostock (Germania) inizierà il G8. Ma nel week-end, in mondovisione, dalla città tedesca sono arrivate immagini di scontri e feriti (un migliaio, alcuni gravissimi) che hanno ricordato Genova 2001. Per la polizia tedesca i colpevoli di tanta violenza sono da ricercare soprattutto tra black bloc greci e italiani. Un deja-vù? In realtà molte cose sono cambiate rispetto a sei anni fa. Ma il risultato, purtroppo, no. In vista del summit, il governo tedesco ha dato il via a una delle maggiori operazioni di sicurezza degli ultimi anni, con più di 16 mila agenti impegnati nell’area compresa tra Rostock e Heiligendamm. A Genova erano un po’ di più, 22 mila (ma i manifestanti erano quasi mezzo milione contro gli 80-100 mila di oggi).
La differenza più importante non è lo spiegamento di mezzi, quanto l’azione preventiva avviata dalle forze dell’ordine tedesche.
Qualche esempio: perquisizioni nei maggiori centri sociali dell’area già alcune settimane prima delle manifestazioni, fermi e diffide nei confronti degli attivisti, distribuzione di «kit di autodifesa» e pannelli di legno a tutti i negozianti dell’area che sarebbe stata interessata dalle proteste, scambio di informazioni senza precedenti con le polizie europee. In più sono scattati la schedatura preventiva dei manifestanti che arrivavano in treno (per accedere ai convogli a prezzo speciale occorreva lasciare
documento e fedina penale) e i blocchi selettivi lungo le principali vie d’accesso: autostrade, ma anche semplici vie di scorrimento, dove venivano controllati documenti e mezzi di trasporto. Chiunque avesse precedenti «a tema» veniva trattenuto per ore. I controlli sono stati talmente accurati che la polizia tedesca è riuscita persino a rintracciare una decina di biciclette rubate, sequestrandole.
Infine, tolleranza zero contro le manifestazioni spontanee. Per tutto il week-end presidi, campeggi abusivi, deviazioni dai cortei principali sono stati vietati.

Risultato: prima degli scontri del 2 e del 3 giugno, 164 fermi di polizia e 17 arresti.
Le differenze tra Genova e Rostock non finiscono qui. Nella città tedesca non c’è nessuna zona rossa, né esistono grate o accessi fissi, ma soltanto barriere mobili. Anche la polizia è più «leggera»: scudi in plastica e tute in semplice tela ignifuga hanno preso il posto delle pesantissime uniformi antisommossa di Genova. Pure le maschere antigas sono una rarità, visto che l’uso dei lacrimogeni è stato limitato al minimo indispensabile.
Ma il nuovo corso della polizia non ha tenuto conto di un rischio: quello di portare lo scontro sul terreno maggiormente congeniale ai black bloc, cioè il «mordi e fuggi».
I «duri» del movimento, come sempre, si confondono in mezzo agli altri manifestanti e colpiscono con azioni rapide, sporadiche e compiute da pochissimi elementi organizzati in maniera quasi militare. Come dimostra un video i violenti se ne infischiano delle vetrine delle banche (presidiate dagli agenti) e vanno invece ad attaccare, con metodica precisione, una macchina della polizia parcheggiata poco distante. Per poi tornare a mimetizzarsi all’interno del corteo, dietro un bello striscione «Smash» (similissimo a quello del G8 genovese). Una strategia che neppure la polizia tedesca, come già quella italiana, sembra preparata a fronteggiare.
Guarda il servizio video sulle misure di sicurezza per l’arrivo di George W. Bush a Roma: