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Camorra: blitz anticasalesi a Modena, 25 catture in 3 regioni - Foto

Il procuratore della Repubblica di Bologna Roberto Alfonso (d) e il comandante provinciale della Guardia di finanza generale Piero Burla

(ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

(ANSA) - Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, condotta dal Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria ha portato all’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti presunti affiliati o fiancheggiatori del clan camorristico dei Casalesi, dediti abitualmente, secondo le accuse, al compimento di estorsioni nella provincia di Modena. FOTO

Blitz anti camorra: preso Michele Bidognetti, portaordini dei Casalesi

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La Dia di Napoli ha arrestato a Casal di Principe (Caserta) Michele Bidognetti, attuale reggente dell’omonimo clan, fratello di Francesco Bidognetti, soprannominato “Cicciotto ‘e mezzanotte”, storico capo del gruppo camorristico. L’uomo che era subentrato a Giuseppe Setola, dopo l’arresto di quest’ultimo, è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. La Dia ha anche sequestrato beni appartenenti a prestanome della famiglia Biognetti-Setola.

Nell’ambito dell’ operazione, denominata ‘Principe’, eseguita dal Centro Operativo della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi ed in particolare contro la famiglia Bidognetti-Setola, sono stati sequestrati beni per un valore superiore ai 5 milioni di euro, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra i beni sequestrati, molti dei quali intestati a persone ritenute vicine al clan in qualità di prestanome, vi sono aziende agricole, molti appezzamenti di terreni, numerosi appartamenti e ville, acquisite attraverso il controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali.

Michele Bidognetti è ritenuto essere amministratore delle notevoli disponibilità economiche del clan, nonché portaordini per conto del fratello Francesco, capo del clan. L’uomo è stato intercettato mentre trasferiva gli ordini ricevuti dal fratello Francesco, detenuto con il regime del 41 bis, durante i colloqui in carcere agli affiliati ancora presenti sul territorio. La famiglia Bidognetti è venuta alla ribalta nei mesi scorsi a causa degli omicidi di marca stragista commessi nella zona aversana da Giuseppe Setola.

Tra i beni sequestrati nel corso dell’operazione che ha portato all’arresto di Michele Bidognetti, c’è anche la villa di Assunta D’Agostino, convivente del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti. Della villa, acquistata da quest’ultimo con i proventi di estorsioni, Giuseppe Setola voleva rientrare in possesso in quanto non sopportava che un bene del clan potesse essere nella disponibilità di un collaboratore di giustizia. Per tale motivo Setola sottopose ad estorsione la D’Agostino, imponendole di vendere la villa, del valore di oltre 350 mila euro, al prezzo di 30 mila.

Blitz anti-spaccio: decine di arresti, anche tra i Casalesi

Un'auto dei carabinieri

È scattata alle prime ore dell’alba una vasta operazione antidroga dei carabinieri nelle province di Caserta, Napoli e in altre località in Italia per arrestare 40 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’importazione, detenzione e spaccio di ingenti quantità di sostenze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. Una decina di soggetti appartengono al clan del Casalesi.
L’operazione, che conclude una complessa attività d’indagine coordinata dalla Dda di Napoli, ha connsetito di individuare un gruppo che trafficava ingenti quantità di cocaina e hashish sul litorale domitio e in particolare nei comuni di Castel Volturnio, Mondragone e Giugliano in Campania. Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati complessivamente 45 kg di sostanze stupefacenti, circa 10mila euro in contanti e titoli, oltre a fucili e pistole mitragliatrici, e tratte in arresto in flagranza di reato 26 persone.
L’operazione, denominata “Matriarca”, coordinata dalla Dda di Napoli, ha consentito di individuare un gruppo che trafficava cocaina e hashish sul litorale domitio e in particolare nei comuni di Castelvolturno, Mondragone e Giugliano in Campania.
Nel corso dell’indagine erano già stati sequestrati complessivamente 45 chili di sostanze stupefacenti e circa 10mila euro in contanti e titoli, nonché fucili e pistole mitragliatrici, ed erano state arrestate in flagranza di reato 26 persone.

Blitz anti fannulloni in Comune: 36 in manette a Portici

Si timbra il cartellino di lavoro

La Squadra mobile e la Digos della Questura di Napoli, assieme agli agenti del Commissariato locale, stanno dando esecuzione a 36 ordinanze di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari emessi dal Gip del Tribunale partenopeo nei confronti di dipendenti del comune di Portici per truffa aggravata e continuata. I dipendenti comunali sarebbero accusati di assenteismo. Notificati anche 58 avvisi di chiusura indagini.
Le indagini sono scattate a ottobre del 2007.

Numerosi gli uffici coinvolti in questa vicenda: elettorale, relazioni con il pubblico, anagrafe, matrimoni, stato civile, immigrazione, emigrazione, carte d’identità, richiesta documenti, tributi e commercio e professioni. Gli indagati dopo aver marcato il badge (da qui “Free badge”, il nome dato all’operazione) si allontavano dal comune per andare a fare la spesa o per andare a passeggio.
Negli uffici comunali distaccati del comune di Portici lavorano circa 430 dipendenti. Secondo quanto si è appreso i dipendenti indagati sarebbero più o meno al 50% tra uomini e donne. Si tratta prevalentemente di impiegati di mezza età. Alcuni dipendenti dopo aver timbrato tornavano a casa e qualcun altro invece arrivava con diverse ore di ritardo al lavoro, perché c’era il collega compiacente che marcava al suo posto.
Per oltre un mese e mezzo una telecamera a distanza ha vigilato sui dipendenti assenteisti. Poi sono stati avviati i riscontri e i controlli della polizia per incastrare i dipendenti assenteisti. Nessun blitz quindi, per evitare che gli assenteisti fossero avvertiti telefonicamente da colleghi che si trovavano all’interno dell’ufficio.

Il VIDEO servizio:

Cibi etnici, truffe agli italiani: 1 reato alimentare su 4 in Italia è straniero

kebab

Kebab avariato, pollo con salmonella, ravioli cinesi contaminati e panini con feci di ratto. Mangi cucina etnica e rischi di essere truffato, se non avvelenato: un reato su quattro in Italia per frode alimentare e sofisticazione alimentare è stato commesso infatti da titolari di esercizi, bar e ristoranti stranieri. Tutti condannati, ma le multe che dovranno pagare non saranno certo salatissime, da 500 a 3000 euro. In testa alle segnalazioni all’autorità giudiziaria ci sono i ristoratori cinesi, soprattutto per la presenza di prodotti alimentari irregolari e contaminati. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti, che ha analizzato l’elenco delle 81 sentenze penali passate in giudicato durante il 2008 per il reato di frode alimentare e sofisticazione alimentare, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio. E dal 2000 allo scorso anno sono state 360 le sentenze penali passate in giudicato relative a frodi e sofisticazioni alimentari commesse in Italia. “Tra i tipi di reato segnalati si possono evidenziare la vendita di kebab in cattivo stato di conservazione, di spiedini di pollo nocivi per la presenza di salmonella, di ravioli cinesi farciti con imballaggi inidonei per gli alimenti, di panini insudiciati perché contenenti feci di ratto, di mitili e cozze con una presenza di coliformi fecali superiore ai limiti consentiti”, segnala la Coldiretti.

Nel 2008 sono stati condannati per frode e sofisticazione alimentare 61 imprenditori italiani, 13 cinesi, due pakistani, un egiziano, un peruviano, uno dello Sri Lanka, uno di Singapore e un marocchino. E i gestori stranieri di ristoranti e bar, oltre a violare le leggi per la tutela della salute, spesso non rispettano anche le norme di tutela del lavoro, assumendo in nero lavoratori privi del permesso di soggiorno. “In Italia assistiamo a una crescita e a un incontrollato utilizzo di ingredienti da importazione che non garantiscono gli stessi standard di quelli nazionali”, spiega la Coldiretti. Caso esemplare è quello della Cina. “È il paese che ha ricevuto dall’Unione europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari, perché contaminati da tossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge” conclude la Coldiretti che chiede controlli più stringenti e l’estensione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti. Per quanto riguarda le varie tipologie di frodi alimentari l’associazione Adoc ha stilato un piccolo glossario utile a tutti i consumatori.

Nel “Setaccio” dei Nas mille tonnellate di cibo avariato

Confezioni di prodotti

Funghi coi vermi, farine avariate, ortaggi scaduti. Pronti a essere messi in vendita, sugli scaffali. C’è tutto questo e molto altro nella montagna di materiale sequestrato nel corso della scorsa settimana dai Nas. In quattro giorni, dal 19 al 22 gennaio, i blitz in tutta Italia dei carabineri del nucleo anti sofisticazioni hanno portato al sequestro di mille tonnellate di cibi avariati o mal conservati, dai funghi cinesi alla carne in scatola, dalle materie prime per fare il pane, fino all’acqua minerale, per un valore di quasi dieci milioni di euro.

L’operazione “Setaccio” ha portato i carabinieri ad effettuare 717 ispezioni in depositi di alimenti: più di 500 le infrazioni rilevate, 315 le persone denunciate. L’operazione, hanno spiegato gli investigatori in conferenza stampa al ministero della Salute, è stata condotta da 800 uomini dei Nas in tutta Italia che hanno chiuso 36 depositi, per un valore di dieci milioni di euro, e sequestrato un milione e 200mila confezioni di alimenti. ”Abbiamo scelto di fare i controlli subito dopo il periodo natalizio” ha spiegato il comandante dei Nas Cosimo Piccino “perché nei depositi all’ingrosso sapevamo di trovare derrate accumulate che era difficile mettere in commercio entro la data di scadenza”.
Dalle materie prime per fare il pane scadute, sequestrate a Bologna, ai funghi provenienti dalla Cina tolti dal mercato a Padova perché pieni di larve, i controlli hanno riguardato tutti i prodotti alimentari, perfino l’acqua minerale scaduta trovata in provincia di Latina. La Regione più virtuosa si è dimostrata la Sardegna, con una sola contestazione a fronte di 52 controlli, mentre al primo posto per le sanzioni si è piazzata la Sicilia, dove su 59 ispezioni sono state riscontrate 32 irregolarità, e la Campania (26 su 39). Se le regioni del Sud mostrano una maggiore concentrazione di illeciti, nemmeno Piemonte ed Emilia Romagna se la cavano bene, con la metà degli esercizi controllati trovati fuori regola. In termini di quantità, invece, i sequestri più consistenti si sono registrati in Calabria, Campania e in Veneto. ”Non ci sarà nessuna tolleranza” ha detto il sottosegretario alla Salute Francesca Martini “soprattutto in questo contesto economico così difficile, per coloro che attraverso azioni fraudolente e illegali mettono a rischio la salute dei cittadini-consumatori italiani e la credibilità del settore agroalimentare”. La Commissione europea comunque, ha ricordato il sottosegretario, ”ha promosso a pieni voti la sicurezza dell’agroalimentare italiano, designando l’Italia come il Paese più scrupoloso nel fare i controlli”.
La Cia (Confederazione italiana agricoltori) ha commentato i blitz invocando la “tolleranza zero”: “Occorrono misure drastiche per contrastare sia le importazioni di alimenti pericolosi che per debellare l’adulterazione e la truffa nell’alimentazione”.

Blitz anti-mafia, decimato il clan dei Madonia. Che “Piddu” guidava dal carcere

Carabinieri in azione

Gestiva il clan nonostante il 41 bis.
Il boss Giuseppe “Piddu” Madonia, nonostante il regime di carcerazione dura al quale era sottoposto, continuava a impartire le proprie disposizioni al clan. Il retroscena emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, con la quale stamani sono state eseguite dai carabinieri 24 ordinanze di custodia cautelare. Una persona è sfuggita all’arresto.

Dall’inchiesta emergerebbe anche come Madonia, attraverso i colloqui in carcere con i propri familiari, riuscisse a trasmettere all’esterno gli ordini agli affiliati alla cosca, violando così il duro regime carcerario al quale è sottoposto. Un ruolo di particolare rilievo nella catena di trasmissione delle direttive all’organizzazione mafiosa era affidato alla sorella del capomafia, Maria Stella Madonia, 72 anni, già condannata per mafia, arrestata stamani e posta ai domiciliari. Con lei è stato arrestato anche il marito, Giuseppe Lombardo, 75 anni, accusato di tenere i rapporti con il “reggente operativo” della famiglia, Carmelo Barbieri, arrestato anche lui. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Sergio Lari e dai pm della Dda, Nicolò Marino e Antonino Patti.
Gli affari illegali gestiti dalla famiglia mafiosa dei Madonia di Caltanissetta e le estorsioni imposte alle imprese di una vasta zona della Sicilia sono al centro dell’indagine che ha portato i carabinieri a eseguire 24 ordini di custodia cautelare. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia. Il giudice ha inoltre disposto il sequestro preventivo di due società che gestiscono sale scommesse a Gela e Niscemi, e inoltre un’azienda per la produzione di calcestruzzo, tutti i beni hanno un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti a Gela e Niscemi, in provincia di Caltanissetta, Ravenna, Catania, San Giovanni Galermo, Sant’Agata Li Battiati, Paternò, tutte nel catanese, e Casteldaccia, in provincia di Palermo.
L’inchiesta coordinata dalla Dda di Caltanissetta punta alle dinamiche criminali di Cosa nostra nella provincia nissena e rappresenta un proseguimento di operazioni condotte alcuni anni fa, con le quali si erano già colpiti gli esponenti di vertice della famiglia Madonia e delle altre cosche dell’area denominata del Vallone. Il clan dei Madonia, retto da Carmelo Barbieri, era interessato alla gestione del patrimonio illecito accumulato dalla famiglia, reinvestito in due società nissene che operano nel settore delle scommesse sportive. Entrambe, intestate a prestanome, sono state sequestrate stamani su ordine del gip Andrea Fiore. Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che le autorizzazioni all’esercizio dell’attività sono state ottenute tramite l’intervento, nell’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, da Antonio Padovani, 57 anni, di Sant’Agata Li Battiati (Catania), imprenditore noto nel settore. L’uomo è stato arrestato stamani dai militari dell’arma.

Palermo, il boss si impicca in carcere dopo l’arresto

Il boss Lo Presti

Si è suicidato il boss Gaetano Lo Presti, fermato martedì dai carabinieri nell’ambito dell’operazione “Perseo” che ha portato in cella più di 90 persone. L’uomo, già condannato in passato per mafia, è stato trovato impiccato nel carcere di Pagliarelli a Palermo. La notizia è stata confermata da ambienti del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria i quali precisano che il suicida ha usato una cintura.
Gaetano Lo Presti, 52 anni, si era opposto alla ricostituzione della nuova Cupola mafiosa. Capomandamento di ‘Porta nuova’, era uno dei più importanti boss dell’inchiesta.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Lo Presti, che si è impiccato con la sua cintura, probabilmente, dopo avere letto l’ordinanza che lo ha portato dietro le sbarre “ha assunto consapevolezza” di avere irritato il boss Totò Riina opponendosi alla ricostituzione di Cosa nostra, che tanto stava a cuore al capomafia arrestato nel gennaio del ‘93. La procura ha isposto l’autopsia.
Era proprio Lo Presti che aveva riunito il suoi “fedelissimi”, tra cui Massimo Mulé e Salvatore Milano, in una chiesa per opporsi a quanto deciso dagli avversari. Lo Presti era stato intercettato a lungo e le sue dichiarazioni sono contenute nel provvedimento di fermo che gli era stato notificato. L’uomo racconta, come si legge nelle intercettazioni, molti retroscena che riguardano la creazione della nuova commissione di Cosa Nostra e inconsapevolmente rivela agli investigatori i nomi degli altri boss coinvolti e le strategie che stavano portando avanti.

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