Leggi tutte le notizie su:


bollate

Sicurezza e riabilitazione: insieme al branco per guardare “Il branco”

Scena del film Il branco

di Paola Ciccioli

“Perché mi viene istintivo difendermi quando vengo accostato ai violentatori di cui si parla in questi giorni? Perché non riesco a dire: sono anch’io come lui, come loro. Dottore, mi aiuti a capire”. Sauro uscirà dal carcere a maggio. Ha quasi finito di scontare una condanna a 2 anni e 8 mesi per violenza sessuale. “I giudici sono stati clementi con me” dice. Erano in tre, lo racconta lui stesso, quando hanno umiliato una ragazzina di 14 anni dietro un cespuglio del giardino pubblico di un paesino della provincia lombarda.
La storia di Sauro e il suo reato si intrecciano con la cronaca che dalla tv della cella nel carcere di Bollate, alle porte di Milano, riferisce dell’ultima aggressione sessuale di un “branco” di minorenni ai danni di un’adolescente, in un sabato sera con troppo alcol a Sabbio Chiese, in provincia di Brescia. E la richiesta di Sauro, “dottore, mi aiuti a capire”, segue la proiezione di un film, che si intitola proprio Il branco, nel sesto reparto del carcere di Bollate. È qui, in una palazzina separata dall’edificio in cui sono rinchiusi 750 detenuti, che 20 uomini di diversa età seguono un programma che li pone ogni giorno, e per 14 mesi, di fronte al medesimo reato che tutti e 20 hanno commesso e per il quale scontano una condanna definitiva: quello sessuale.

C’è appunto Sauro (il suo nome come quello degli altri è stato alterato) che oggi ha 28 anni, ma ne aveva compiuti da poco 18 quando costrinse quella ragazzina (”Aveva fama di essere una facile”) a una prestazione sessuale.
Poi c’è un istruttore che ha abusato di alcuni bambini che gli venivano affidati perché imparassero la tecnica di uno sport. C’è il marito che ha violato l’innocenza delle figlie che la sua donna aveva avuto da un precedente matrimonio. C’è lo straniero che si è macchiato di due stupri, il pedofilo ormai anziano che si è dichiarato “innamorato” della propria vittima, clienti che sono andati ben oltre la prestazione pattuita con ragazze che si prostituivano per potersi comprare una dose di droga.
Per ciascuno di loro la legge non scritta che vige in ogni carcere sarebbe spietata. E perfino un omicida o un mafioso si sentirebbe in diritto di sottoporli a soprusi di ogni genere, se la consuetudine non confinasse in un territorio separato i “sex offender”, questo il termine anglosassone con cui vengono definiti coloro che si sono macchiati di reati sessuali. Ma qui, a Bollate, per i reclusi che si sottopongono al programma dell’équipe del criminologo Paolo Giulini vige un’eccezione e chi ha dimostrato di aver compreso la gravità del proprio comportamento alla fine della terapia viene inserito tra i cosiddetti comuni (è già successo in 25 casi).

Per i 20 che attualmente sono nel sesto reparto per partecipare ai colloqui con 18 tra educatori e psicoterapeuti il cammino è ancora lungo. E di questo percorso fa parte l’essere messi di fronte a immagini come quelle del film di Marco Risi, Il branco, dove la violenza del gruppo e del singolo viene mostrata in ogni sua sfumatura. Panorama ha assistito con i detenuti a questa proiezione, ha partecipato al confronto con gli operatori che ne è seguito. E ha avuto l’opportunità di interloquire con gli stupratori nel corso di un ulteriore incontro. “Senza questo percorso” dice Mario “si può stare in galera anche vent’anni, e poi quando esci lo fai di nuovo”. “La galera ti fa capire, è un buon punto di partenza” gli fa eco Tommaso. “Ma ti incattivisce, anche” replica uno straniero con il cappello di lana calato in testa.

Tutto si è svolto nel corridoio al primo piano della palazzina staccata del carcere, situata oltre le serre coltivate dai comuni. Un telo scuro per coprire la luce che penetra tra le sbarre, le scene in cui due autostoppiste tedesche diventano oggetti di fronte all’escalation di orrore da parte del gruppo di amici vengono seguite in silenzio. In due tornano subito in cella.
Il detenuto addetto ai pasti indossa il camice bianco e va avanti e indietro, chiamato dalle guardie. “Come si dice empatia in arabo?” aveva chiesto qualcuno all’unico egiziano che segue il programma. E l’empatia, in questo caso il mettersi nei panni della propria vittima e capirne la sofferenza, è uno dei primi passi che gli stupratori devono compiere. Insieme a quello, che è la precondizione per essere ammessi al trattamento, di riconoscere il reato compiuto.
Perché, invece, di solito la regola è quella di negare. “Per la mia esperienza posso dire che il 90-95 per cento dei sex offender sono dei negatori, si definiscono vittime di complotti orditi ai loro danni” spiega Giulini. Dal settembre 2004, quando l’esperimento di Bollate è iniziato, sono entrati in terapia 80 uomini. “Ma alcuni di questi sono stati rimandati indietro. Per risorse cognitive non adeguate, psicopatologie gravi, tossicodipendenze e alcolismo, rischio di suicidio”.

Intervento della polizia

“La nostra scommessa è abbattere la recidiva, farli convivere con gli altri ed evitare che escano di prigione peggiori rispetto a quando sono entrati” spiega la direttrice del carcere, Lucia Castellano. Aggiunge Giulini: “Per il momento abbiamo avuto tre recidive: sono stati di nuovo arrestati due violentatori e un esibizionista. Quest’ultimo ci ha scritto per essere riammesso al programma”.

Sing sing, musica e cabaret entrano in carcere

estrelas e limons by Flickr
Quasi trenta artisti si alterneranno su un palcoscenico molto particolare. Quello ricavato all’interno delle carceri milanesi di San Vittore e Bollate. Succede grazie alla terza edizione di Sing sing, festival di musica e cabaret patrocinato dalla Provincia di Milano per portare lo spettacolo dietro le sbarre. Il 18 giugno si esibiranno 13 artisti per i circa 1000 detenuti di San Vittore, mentre il 20 sarà la volta di Bollate: per la prima volta il festival andrà in tour, fuori dal carcere cittadino. “Riunire i detenuti al campo sportivo per assistere al live è allo stesso tempo una prova di fiducia e l’occasione per passare un pomeriggio insieme, all’aperto” commenta Lucia Castellano, direttore della casa circondariale di Bollate. Uniti dalla musica, “elemento di aggregazione naturale e spontaneo” aggiunge Gloria Manzelli, direttore di San Vittore. I nomi sono di sicura presa: dai cabarettisti Ale e Franz e Geppi Cucciari agli Almamegretta e Mondo Marcio, fino al trionfatore di Sanremo Simone Cristicchi e all’autore del tormentone dell’estate, Daniele Silvestri. Chissà come sarà accolta all’interno delle mura la sua ironica storia di fughe e latitanze? I Vip saranno affiancati da gruppi molto particolari, come gli Aria Dura e i Suoni Sonori & The Reggae Band, creati dai detenuti di Bollate, i Vlp Sound, band di San Vittore, e i Francobranco, gruppo musicale di agenti penitenziari.
Data la particolare location, i concerti non sono aperti al pubblico ma possono essere seguiti su Radio Popolare che trasmetterà uno speciale il 23 giugno dalle 11:30 e sul canale tv All Music che metterà in onda la registrazione la prima settimana di luglio.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!