
(LaPresse)
Dal Sud al Nord passando per la Capitale. Il boss delle slot machines e delle scommesse, Antonio Padovani, aveva creato una vera e propria rete di scommesse clandestine che legavano le agenzie che aveva nella Capitale a quelle di Messina, Catania, Napoli, Modena e Massa Carrara. Una ramificazione di società e agenzie che quotidianamente fruttavano all’imprenditore, specializzato del settore dei giochi ma anche nell’affidamento di lotterie e persino nella raccolta di scommesse a distanza, milioni e milioni di euro. Continua


di Annalia Venezia
«Preferirei che mi tagliassero una gamba ma stare là fuori con voi. Tutti ti diranno che la salute è la cosa più importante, ma non ascoltarli. Prima vengono gli affetti e la libertà . Io ho la salute ma sto marcendo qui dentro». Questa è l’ultima frase di suo padre che Eros Turatello ricorda. La disse durante l’ultimo colloquio in carcere e lui se l’è ripetuta dentro come un mantra per più di vent’anni. Francesco Turatello detto «Francis», boss della malavita milanese degli anni Settanta, intimo di mafiosi e politici, da quel carcere non è mai uscito. È morto ammazzato per mano di un sicario il 17 agosto 1981, pochi giorni prima della libertà . Continua


«Quello che abbiamo noi qui, se non era per me, non ci sarebbe stato…». È l’1 settembre 2009, mezzogiorno in punto: nel santuario di Polsi, sull’Apromonte, si festeggia la Madonna. Un gruppo di uomini in un angolo del giardino ha però intenti meno nobili: riuniti in circolo, ascoltano il discorso d’insediamento di Domenico Oppedisano, 80 anni, nominato qualche settimana prima «capo Crimine», cioè boss dei boss della ‘ndrangheta. «Non ci sarebbe stato» ripete Oppedisano. Continua
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Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito
Si sorridono, si capiscono al volo, si studiano, sembrano quasi fare gioco di sponda, ma uno resta il magistrato e l’altro il testimone, uno fa il cacciatore e l’altro il cane da caccia che deve aprire la strada per trovare la preda. O le prede. Antonio Ingroia, 51 anni, e Massimo Ciancimino, 47, si conoscono da ormai quasi 20 anni, da quando uno era un giovane magistrato antimafia e l’altro il figlio di un politico-mafioso dc solo apparentemente caduto in disgrazia. Continua
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La cella di un carcere | (Credits: estrelas e limóns by Flickr)
Le carceri italiane? Come banche svizzere: movimentano milioni di euro al mese, trasferiscono soldi all’estero, aprono e chiudono centiniaia di conti correnti al giorno. Insomma, costudiscono ed amministrano un vero e proprio tesoro. Quello dei detenuti. Continua

Scampia, il quartiere napoletano con circa 80.000 abitanti
Nei rioni degradati alla periferia nord di Napoli la chiamano “giornata del ricevimento”. È l’appuntamento settimanale che i capi della malavita concedono a vedove di camorra e parenti di affiliati detenuti, alla ricerca di un lavoro come “vedetta” o spacciatore per figli e nipoti. Continua
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Lo scrittore antimafia Roberto Saviano
Perfino la bomba. Una stupida bomba anarchica, fortunatamente non esplosa, all’Università Bocconi. E un clima che volge al peggio. Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora una volta si divide: i “cattivi ” al potere e i “buoni” nella malinconia narcisistaPanorama incontra un Roberto Saviano sinceramente scosso di averle tutte le ragioni per raddrizzare le gambe ai cani, ma di non poterlo fare. per tutto quello che accade in questo finale d’anno intinto nell’odio. Leggi l’intervista
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L'arresto del boss mafioso Domenico Raccuglia
“Se il ministro Renato Brunetta volesse dare un’occhiata alla produttività della Squadra catturandi di Palermo, non avrebbe nulla da ridire, anzi. Tutti i latitanti che ci hanno assegnato li abbiamo presi. Siamo forse l’ufficio pubblico con la più alta produttività del Paese”.
Al sovrintendente di polizia I.M.D. piace molto scherzare. Soprattutto da quando, il 15 novembre, insieme con i 55 colleghi della sua squadra ha messo le mani su Domenico Raccuglia, detto “il Veterinario”, latitante da quasi 15 anni. Leggi l’intervista esclusiva