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Il cinque boccia? A Bologna sorge e tramonta il 10 “politico”

Pagella con 10 politico

La riforma prevede il ritorno ai voti in decimali e, in particolare, del 5 in condotta con il quale i vari “Pierino” e “Gianburrasca” rischierebbero una sicura bocciatura a fine anno. Una scelta nata dall’esigenza di porre un freno al fenomeno del bullismo, in costante aumento nelle scuole italiane e più volte denunciato dalla stampa negli scorsi anni. Ma alcune maestre di una scuola elementare di Bologna, alcuni giorni fa, hanno deciso di protestare contro le nuove norme introdotte dal ministro Gelmini. In che modo? Attribuendo a tutti gli allievi un bel 10 in condotta, sia ai “buoni” sia ai “cattivi”.
Un 10 politico, insomma. Come ai “bei” vecchi tempi di 40 anni fa. Questa la singolare iniziativa dei consigli di classe di una scuola elementare di Bologna, al termine degli scrutini di metà anno. La protesta segue la decisione del preside dell’istituto di considerare illegittima una delibera del collegio dei docenti che stabiliva per gli studenti di quella scuola una valutazione secondo i vecchi giudizi e non in decimali. Dura la reazione del ministro.
“Chi svolge la funzione dirigente o docente è chiamato a un ruolo istituzionale, non a fare politica all’interno delle scuole”, ha commentato Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione. “Un fatto grave che voglio denunciare, che crea disordine e danneggia le famiglie. Mi auguro che i dirigenti di questa scuola prendano provvedimenti e sanzioni contro i responsabili. Autonomia non significa anarchia”. Un ommento duro quello della Gelmini: “È l’ennesimo caso di chi fa politica a scuola, un vizio che abbiamo ereditato dal ‘68. In classe non si fa politica” ha sentenziato, augurando “provvedimenti e sanzioni contro i responsabili”.
Ieri, il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Bologna ha annullato la delibera del collegio dei docenti relativa alla decisione del 10 politico in pagella. In ogni caso un risultato c’è stato: la plateale protesta, su cui si esprimerà presto un ispettore dell’ufficio scolastico regionale, ha animato il dibattito politico.
Il sindaco Sergio Cofferati, pur “personalmente contrario al provvedimento del ministro Gelmini come e più delle maestre delle Longhena”, l’iniziativa è stata “profondamente sbagliata, addirittura controproducente”. A difesa delle maestre si è schierato, invece, Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, che ha definito “vergognose e minacciose” le parole della Gelmini contro le autrici di “una protesta civile e democratica alla sua controriforma”

La scuola digitale della Gelmini: voti via e-mail e assenze via sms

Mariastella Gelmini

Lo aveva già annunciato lo scorso maggio e ora il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha ribadito l’intenzione: entro un anno la stragrande maggioranza delle famiglie italiane potrà vedere on line la pagella scolastica dei propri ragazzi. Non solo. Ai genitori che lo desiderino, la scuola potrà mandare un sms per segnalare l’assenza del figlio.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, naturalmente, è d’accordo con il collega di Governo. Mettono qualche “paletto” studenti e genitori. “Le scuole” ha dichiarato il ministro Gelmini “hanno il dovere di comunicare alle famiglie l’andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola-famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie. In molte scuole italiane, fa notare, le pagelle, le assenze, il profitto scolastico, la valutazione del comportamento degli alunni vengono comunicate ai genitori via sms o via e-mail. Si tratta di esperienze fruttuose che avvicinano la scuola alla famiglia e che, proprio per i risultati eccellenti ottenuti, insieme al ministro Brunetta”, conclude “abbiamo intenzione di estendere a tutte le scuole italiane”.
L’idea del messaggino sulle assenze non entusiasma gli studenti che implicitamente invitano il Governo a fare altro per aiutare la scuola. “Mi pare” osserva Luca De Zolt, leader della Rete degli studenti “un’altra uscita demagogica. Non mi sembra la principale preoccupazione delle scuole, che non hanno neppure i soldi per pagare le supplenze brevi, quella di comunicare via sms con le famiglie. E dove li trovano i soldi per mandare i messaggini?”. Secondo la Rete, inoltre, “sbaglia chi pensa che così si possa in qualche modo affrontare la questione della dispersione scolastica, purtroppo in aumento. Se c’è tanta dispersione forse è perchè le stesse famiglie non sono davvero interessate a mandare i figli a scuola e dunque il problema non si risolve certo con un sms. Altri sono gli strumenti che dovrebbero essere messi in campo per arginare questo preoccupante fenomeno”.
Il coordinamento genitori democratici rivendica l’autonomia… dell’ “autonomia”. “Non siamo ostili alle nuove tecnologie, tuttavia” dichiara il presidente del Coordinamento, Angela Nava “ci chiediamo di chi sarà la responsabilità di inviare gli sms? Chi sopporterà i costi? Finora le comunicazioni sono state per lo più in forma scritta. Si può anche cambiare, ma la scuola deve deciderlo assieme ai genitori”. “Le modalità di comunicazione scuola-famiglia” fa notare il Cgd “le decidono le istituzioni scolastiche dell’autonomia in base ai loro regolamenti, istituto per istituto. Non può essere nè il ministro dell’Istruzione Gelmini, nè il ministro Brunetta, che di istruzione non dovrebbe occuparsi, a stabilire le modalità dei rapporti tra insegnanti e genitori”. Non solo. “Una scuola responsabile oltre che accogliente deve anche tener conto” prosegue il Coordinamento “di come mettersi in contatto con quei genitori che non possono essere raggiunti da un sms o da una mail”.

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Pagelle da incubo. Debutto con thriller per il voto in condotta

Chat a scuola

Fine gennaio, tempo di scrutini e valutazioni scolastiche. Tempo buio e pieno di preoccupazioni per quegli studenti con in pagella i famigerati cinque in condotta. Che, novità assoluta del testo Gelmini, si portano dietro un coro di polemiche destinato a durare fino alla fine dell’anno scolastico.
Non in tutte le scuole d’Italia i criteri di valutazione del comportamento degli studenti sono stati in linea con quanto prevede il decreto (emanato solo il 16 gennaio, quando molte scuole avevano già avviato gli scrutini): insufficienza in condotta solo per provvedimenti disciplinari gravi, reati, e sospensioni di almeno 15 giorni.

Per esempio, all’istituto professionale Magistri Cumacini di Como negli scrutini di fine quadrimestre sono stati assegnati una decina di 5 in condotta. Un voto che, se confermato al termine del secondo quadrimestre, significherebbe bocciatura automatica.
Ma la scuola superiore di Lazzago non è l’unica ad aver dato il via libera al 5 in condotta già nelle pagelle del primo quadrimestre. Il preside della “Ripamonti”, Pasquale Clemente, spiega al La Provincia: “Se necessario, non esiteremo a dare insufficienze. Finora ci si limitava al 6 o al 7, ma il ministero equipara il voto di condotta a tutti gli altri e ci comporteremo di conseguenza. Chi si ritroverà 5 dopo gli scrutini, dovrà recuperare nella seconda parte dell’anno, proprio come accade per le varie materie”.
Ma il provvedimento del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini prevede l’insufficienza soltanto in casi gravi e le valutazioni attribuite ai ragazzi: “Lo abbiamo spiegato alle famiglie interessate con una lettera. Ora siamo rimasti spiazzati, ma riteniamo comunque che un cinque in condotta possa essere un’arma efficace per combattere il bullismo”.
A Padova, i casi più numerosi ed eclatanti: per far capire agli studenti del liceo scientifico Einstein di Piove di Sacco che la ricreazione è finita, a un centinaio di loro (il 10%) è stato affibbiato un poco incoraggiante 6, primo passo verso la bocciatura.
Ma: sono gli studenti a essere indisciplinati matricolati, o sono gli insegnanti a essere troppo rigidi? Inutile dire che la risposta è diversa, a seconda della campana che si sente suonare.
Ad abbassare la valutazione, che avrà ripercussioni sulla media complessiva del rendimento scolastico, sono stati elementi quali - riporta il Corriere del Veneto - il comportamento scorretto, i ritardi in aula, e le insufficienze nelle altre materie. Ecco perché è arrivata la decisione di usare la mano pesante: un centinaio di 6 in condotta (su 1.200 studenti in tutto), più un 5 affibbiato a uno studente sospeso per essere stato sorpreso a marinare la scuola.

Sulla questione prendono posizione un po’ tutti. “Con le sue continue esternazioni demagogiche, sta creando un clima d’incertezza e di confusione che finisce in molti casi per determinare un uso improprio della normativa”, dichiara il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. Mentre alcuni rappresentanti della Rete degli studenti del Veneto, chiedono l’annullamento del sei: un “vero e proprio abuso”. Per Luca Trescato, rappresentante della Rete, “la legge è stata calpestata”. “Ci chiediamo” aggiunge “perchè l’alta competenza e formazione di docenti e preside non abbia bloccato un provvedimento illegale come questo. Eppure sanno che la legge sul voto in condotta non poteva essere applicata fino all’emanazione della circolare attuativa, che è avvenuta solo venerdì scorso”. Inoltre, “il rendimento scolastico e il comportamento sono due campi diversi e come tali vanno trattati”.

Vanno ancora più in là quelli della Rete degli Studenti medi. Alla fermezza mostrata dal ministro Gelmini, rispondono ricordano che esiste lo statuto degli Studenti, tuttora valido, dove è scritto che “la valutazione del comportamento non può mai essere utilizzata come strumento per condizionare o reprimere la libera espressione di opinioni”. E annunciano assistenza a tutti quelli che vorranno per inoltrare vertenze agli Uffici scolastici regionali.
“L’Uds mente” rispondono gli studenti di Alternativa studentesca “sul significato delle norme: Occupare una scuola non è “libertà di espressione, che va corretamente manifestata e non deve essere lesiva dell’altrui responsabilità”.

Insomma a scrutini chiusi, il dibattito è aperto. E andrà avanti fino a giugno.

Un bambino su quattro nelle scuole italiane è vittima dei bulli

Atti di bullismo

Che non ottenga più titoloni sui media, non significa che il bullismo sia finito. Anzi, è un fenomeno dalla “massiccia consistenza”, che crea sempre più allarme nella scuola e non solo. Per arginare il fenomeno, in netta espansione, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, non ha escluso la possibilità di utilizzare le telecamere nelle aule come deterrente. Da sola “è una misura che non basta” ha precisato il ministro. Ma certamente può essere utile per “difendere” quel 25% di bambini che si dichiara vittima di atti di bullismo.
A tracciare i contorni del fenomeno, difficilmente quantificabile, l’ultimo Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza.

Dal Rapporto emerge che per il 59,9% dei bambini il bullismo è una prepotenza contro un compagno più debole che si ripete spesso. Oltre un quarto dei piccoli è stato ripetutamente vittima di brutti scherzi(27,8%), seguono le provocazioni e le prese in giro (26,6%) e le offese immotivate (25,6%). Il 17,6% è stato invece continuamente escluso ed isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini riferiscono di aver subìto furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%).
Sono soprattutto i maschi ad aver subito ripetutamente minacce. Fra i bambini che sono stati vittima di atti di bullismo la percentuale più elevata riferisce di essere stata presa di mira da un bambino della sua età (17,8%).
Di fronte al bullo sono in molti a non reagire (16,3%). D’altra parte, il 13,2% dei bambini ha avvertito un insegnante o il Dirigente scolastico, l’11,7% ha detto al bullo di smetterla, il 9,8% è addirittura venuto alle mani, l’8,4% ha avvertito i suoi genitori, il 7,5% ha chiesto l’aiuto di altri compagni, il 5,9% è fuggito, il 3,6% si è messo a piangere. Circa un bambino vittima di bullismo su quattro dichiara, quindi, di aver adottato un atteggiamento passivo di fronte agli atti di prepotenza; un bambino su cinque ha, invece, reagito attivamente da solo, a parole, o con uno scontro fisico.
La maggior parte (29,1%) ha però preferito chiedere un aiuto esterno ai propri coetanei o, più spesso, ad un adulto, in ambito scolastico o famigliare.
Ma qual è il comportamento degli insegnanti di fronte a comportamenti di bullismo?
La decisione prevalente riguarda i provvedimenti disciplinari, come note o sospensioni (29,8%). Il 18,8% dei docenti rimprovera il responsabile, mentre il 13,9% non si accorge di nulla ed un altro 8,9% non interviene. In altri casi gli insegnanti parlano con i genitori dei bulli (9,5%) o si rivolgono al Dirigente della scuola (8,7%).

La strada più efficace per fermare il bullismo è punire i bulli (29,5%); al secondo posto si colloca una soluzione che fa leva sul sostegno offerto dal gruppo alla vittima (22,2%); al terzo la richiesta di aiuto agli adulti (17,6%). Il 13,9% dei ragazzi suggerisce di parlare con il bullo e convincerlo a non farlo più; per il 5,6% occorre invece dire alla vittima che deve reagire.

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Gela, massacrato di botte per aver pestato un piede in discoteca

Discoteca

Picchiato a sangue per aver pestato involontariamente un piede. È accaduto, a Gela, a un giovane di 25 anni, Saverio D., che ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Il primo diverbio era avvenuto all’interno del locale, il “Tanguera”, ma la lite era stata sedata dal personale di vigilanza. Fuori, il presunto offeso, anche lui poco più che ventenne, ha subito chiamato rinforzi, radunando gli amici che si trovavano sul posto. E quando il “branco” è stato al completo, è iniziato il pestaggio.
Saverio è stato lasciato a terra esanime ed ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Al pronto soccorso dell’ospedale di Gela gli hanno riscontrato trauma cranico, contusioni, escoriazioni e diverse fratture. La prognosi è riservata. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri.

Il lato D della protesta. Quelli di Blocco studentesco

Blocco Studentesco

di Pietrangelo Buttafuoco

Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.

Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.

Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.

Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:

Studenti contro: a Piazza Navona “Scontri iniziati dai giovani di sinistra”

Scontri a Roma tra studenti di destra e sinistra

Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.

Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.

Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:

Aggressione razzista a Genova: in 13 picchiano uno studente angolano

Razzismo

Sembra essere il razzismo l’assurdo movente che ha portato all’aggressione, nella notte tra il 15 e il 16 agosto a Genova, del figlio di un dipendente del ministero dell’Innovazione dell’Angola, Assuna Bonvindo Muteba, di 24 anni. La vittima ha riportato lesioni alla testa e agli arti giudicate guaribili in otto giorni dai medici del pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova che lo hanno visitato e poi dimesso.Il ragazzo, che è in Italia da quattro anni e frequenta la facoltà di Economia all’Università di Genova, ha raccontato l’accaduto al quotidiano Il Corriere mercantile. L’aggressione, secondo quanto ha riferito Muteba, che ha intenzione di formalizzare la sua denuncia, è avvenuta poco dopo le 3 di notte sulla passeggiata a mare di Genova Nervi. Muteba era con una ragazza italiana vicino a un locale quando un gruppo di ragazzi l’ha insultato pronunciando frasi razziste poi l’ha aggredito con calci e pugni. Alcuni testimoni hanno dichiarato che gli aggressori erano in 13 e che erano estremisti di destra.

Le frasi riferite dalle persone che hanno assistito al pestaggio sarebbero gravissime: “Stasera ho voglia di picchiare qualcuno. Guarda sta passando uno sporco negro, quasi quasi mi sfogo con lui. Puzzi, lo sai negro? Te ne devi tornare al tuo paese, in Africa. Ti ammazzo”. Muteba ha cercato inutilmente di difendersi, poi è scappato. Sul posto sono subito intervenute le volanti della questura che hanno raccolto la testimonianza dei presenti. Le indagini sono affidate alla Digos che oggi, in sede di formalizzazione della denuncia, ascolterà Muteba.

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